Marzo 8th, 2022 Riccardo Fucile
IL TELEGRAPH:“SONO IN SERIE DIFFICOLTA, TROPPE PERDITE AEREE’“
Secondo gli analisti occidentali, la Russia non può sostenere altre perdite aeree per più di 15 giorni. Almeno 9 aerei militari sono stati abbattuti in Ucraina in sole 24 ore. Questo quanto riporta il Telegraph che si rifà ad analisti esteri: Mosca non è stata in grado di stabilire una superiorità aerea sui cieli dell’Ucraina.
Non è riuscita a mettere abbastanza in difficoltà l’aviazione ucraina.
Il tutto ha sorpreso anche gli analisti occidentali che non hanno saputo spiegare cosa possa essere accaduto, viste le risorse militari numericamente superiori a quelle ucraine.
Se Kiev dovesse continuare a resistere all’attacco, Putin potrebbe essere messo in seria difficoltà allo scadere della terza settimana del conflitto. Nonostante i fitti bombardamenti, infatti, l’esercito ucraino non arretra e il destino dell’Ucraina è ancora tutto da scrivere.
Lawrence Freedman, professore emerito di studi sulla guerra al King’s College di Londra sostiene che i russi non avessero pianificato una guerra lunga e che quindi non hanno pensato a come mantenerla nel tempo.
Le perdite delle truppe di Putin possono essere verificate dagli analisti solo basandosi su immagini verificate di jet precipitati o di carri armati bruciati pubblicate poi sui social media dai giornalisti.
Le stime, dunque, non sono definitive: le perdite potrebbero essere anche maggiori di quelle riportate. Per ora è chiaro che la Russia ha perso almeno 11 aerei, 11 elicotteri e due droni in 12 giorni. Nove di questi mezzi militari sono stati distrutti alla fine della settimana. Il costo è di quasi un quarto di miliardo di sterline per i soli aerei da guerra.
Secondo le accuse dell’Ucraina e i rilievi dei media occidentali, Putin starebbe inoltre cercando di nascondere le perdite di soldati.
L’operazione in Ucraina, infatti, non è mai stata presentata come una guerra ma come una missione militare speciale che non avrebbe dovuto richiedere sforzi importanti alle truppe.
Con il passare dei giorni, però, anche la popolazione russa si sta rendendo conto che la guerra è più importante di quello che sembra.
La censura dei media ha convinto molti che l’offensiva non sia dura come dipinta dall’Occidente e che le sanzioni siano ingiustificate, mirate a compromettere l’economia del Paese. Col passare delle ore però il malcontento cresce e secondo quanto affermato anche dall’oppositore politico ora in carcere Aleksej Navalny, le proteste sono destinate ad aumentare ulteriormente
(da Fanpage)
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Marzo 8th, 2022 Riccardo Fucile
CHE ABBIANO PRESO ESEMPIO DAI SOVRANISTI ITALIANI?
«Nei territori liberati della regione di Zaporizhzhia (una città dell’Ucraina sud-orientale di
731.922 abitanti, ndr), verranno cancellati ai residenti i debiti per i prestiti bancari e i prezzi dei servizi di pubblica utilità saranno adeguati a quelli russi». Questo il messaggio che la propaganda russa ha fatto veicolare, tramite radio, in queste ore nelle regioni dell’Ucraina già occupate dall’esercito di Mosca.
A pubblicare il video è stato il canale di Nexta Tv.
Il messaggio arriva dopo giorni di proteste in varie zone dell’Ucraina occupate dalle forze russe.
(da agenzie)
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Marzo 8th, 2022 Riccardo Fucile
ANCHE NEL RESTO DEL MONDO I RUSSI SI SONO RITROVATI CON LE CARTE DI CREDITO BLOCCATE E DA SABATO SCORSO PAYPAL E REVOULT IMPEDISCONO LA CREAZIONE DI NUOVI ACCOUNT ALLA CLIENTELA RUSSA
Il caso più eclatante riguarda il Gruppo LVMH (Louis Vuitton Moët Hennessy) che l’altro giorno ha chiuso 124 negozi in Russia per protestare contro l’invasione dell’Ucraina. Il colosso del lusso francese che da solo controlla 70 marchi del calibro di Dior, Louis Vuitton, Celine e Givenchy, ha dichiarato che i 3500 dipendenti continueranno a ricevere lo stipendio, ma le vendite sono sospese fino a data da destinarsi.
Stessa decisione da parte del Gruppo Kering che ha in portafoglio marchi come Gucci, Saint Laurent, Alexander McQueen, Balenciaga, Boucheron, Brioni e Pomellato, ma continua a retribuire i team locali pur avendo temporaneamente sospeso ogni attività commerchiale dei suoi brand in Russia.
Chiusura totale anche da parte di Richemont che oltre agli orologi più lussuosi del modo (Panerai, Piaget, Vacheron&Constantin e Baume&Mercier) controlla l’alta gioielleria (Cartier, Buccellati e Van Cleef&Arpels) e la moda con marchi di nicchia come Chloe e Azzedine Alaïa.
Paradossale la situazione di Hermés che a Mosca ha «solo» tre negozi ma in ogni punto vendita del mondo girano le leggendarie liste d’attesa piene di nomi di oligarchi che aspettano da mesi l’ennesima Kelly per non parlare delle Birkin in lucertola azzurra che da sole costano quanto un appartamento neanche troppo piccolo.
È difficile che le ordinazioni possano essere onorate. L’effetto domino delle serrande abbassate riguarda anche Chanel che ha 17 negozi nell’ex Unione sovietica, ma fa impressione pensare che il Gruppo Inditex (Zara, Bershka, Massimo Dutti, Oysho, Pull&Bear) in meno di 24 ore ha fatto tirar giù la cler a 502 punti vendita oltre al proprio ricchissimo e commerce. Intanto Asos e Nike hanno sospeso l’export verso la Russia come del resto hanno fatto Volkswagen e Toyota mentre gli account di Netflix e Disney non sono più raggiungibili.
Anche nel resto del mondo i russi non possono comprare la merce griffata di cui sono bulimici perché hanno le carte di credito bloccate e da sabato scorso Paypal e Revoult impediscono la creazione di nuovi account alla clientela russa. Intanto però Prada ha bloccato l’e-commerce per tutti i marchi del Gruppo (oltre a Prada Miu Miu, Car Shoes e Church’ s) e l’Italia della moda sta reagendo con la stessa fermezza e generosità che dimostrano i cugini d’Oltralpe.
«Nel 2021 il nostro export verso la Russia ammontava a 1,4 miliardi di euro l’anno di cui circa la metà nel comparto abbigliamento a cui bisogna aggiungere 250/300 milioni di acquisti nei nostri negozi» spiega Carlo Capasa, presidente di Camera Nazionale della moda che ha lanciato un appello perché i marchi italiani affianchino con le loro donazioni l’UNHCR. Capasa dichiara che hanno aderito tutti: «Stiamo raccogliendo milioni».
I francesi non sono da meno: il Gruppo LVMH ha già donato un milione di euro. Kering solo con Gucci ha dato 500 mila dollari attraverso la campagna Chime for Change. «Le donne in guerra sono colpite in modo sproporzionato» sostiene Marco Bizzarri, presidente e Ceo del marchio delle due G. Erano proprio le donne degli oligarchi le migliori clienti del lusso sulle rive della Moldava. Almeno togliergli le borsette mentre i loro uomini tolgono la vita ai bambini in Ucraina.
(da il Giornale)
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Marzo 8th, 2022 Riccardo Fucile
L’ATTORE IN SOCCORSO DELL’ESERCITO UCRAINO, IN MEMORIA DELLA NONNA, ORIGINARIA DI ODESSA
Leonardo DiCaprio in soccorso dell’esercito ucraino: dopo – tra gli altri – Mila Kunis, Ryan
Raynolds e Ashton Kutcher, l’attore di Los Angeles si unisce al gruppo di vip che donano in favore dell’Ucraina in seguito all’invasione da parte della Russia.
Con 10 milioni di dollari l’attore intende sostenere gli sforzi bellici e umanitari nel paese, come riporta l’agenzia di stampa locale Ukrinform: si tratterebbe della donazione più grande dal 24 febbraio, giorno del primo attacco di Putin.
La nonna del divo di Hollywood, Elena Smirnova, nata ai tempi dell’Urss, era originaria di Odessa, città che affaccia sul Mar Nero minacciata dalla possibilità di un’imminente sbarco di ulteriori truppe russe.
È morta nel 2008 a 93 anni, DiCaprio le era molto legato, “nonna Oma” era il nome con il quale si riferiva a lei. Trasferitasi in Germania, ha ottenuto la cittadinanza, cambiando anche nome in Helene Indenbirken. Si è spenta ormai 14 anni fa in un ospedale in Vestfalia.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy ha fatto appello al mondo per il sostegno sia militare sia finanziario ed ha aperto un conto sulla Banca Nazionale ucraina: lì DiCaprio avrebbe versato il suo contributo da 10 milioni.
La modella Mila Kunis ha invece donato 3 milioni di dollari: “Sono nata a Chernivtsi, Ucraina, nel 1983. Sono venuta in America nel 1991. Mi sono sempre considerata americana, un’americana orgogliosa. Amo tutto ciò che questo Paese ha fatto per me e per la mia famiglia. Ma oggi non sono mai stata più orgogliosa di essere ucraina”. Insieme al marito Ashton Kutcher ha aperto una raccolta fondi su GoFundMe con l’obiettivo di raggiungere 30 milioni di dollari.
(da agenzie)
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Marzo 8th, 2022 Riccardo Fucile
L’ESERCITO NON GRADISCE IL VASSALLAGGIO DI LUKASHENKO NEI CONFRONTI DI “MAD VLAD”: “QUESTA NON È LA NOSTRA GUERRA. SIAMO FRATELLI E QUESTO È UN FRATRICIDIO”
L’obiettivo dell’invasione russa ai danni dell’Ucraina rimane incomprensibile a chi è chiamato a portarlo avanti. Se non lo capiscono i soldati russi, per i soldati bielorussi è ancora più inafferrabile.
Quindi si rifiutano di combattere una guerra che è vista come qualcosa di personale: per Putin per imporre la sua potenza, per Lukashenka la propria sopravvivenza.
Anatoli – nome di fantasia– è un attivista bielorusso che è andato via dal suo paese prima del 2020, prima delle elezioni, prima delle proteste soffocate dal dittatore di Minsk. In questi due anni ha aiutato politici, attivisti, studenti a lasciare la Bielorussia e adesso dice di essere molto preoccupato per i soldati di Minsk.
I soldati si rifiutano di combattere, alcuni hanno attraversato il confine, ma non sono mai arrivati ai posti di combattimento: “Non vogliono scontri”. I motivi sono due. Iniziamo da quello meno idealista: sanno che l’esercito ucraino è più forte, si è allenato in questi ultimi otto anni di guerra nel Donbas, è preparato e anche ben armato. Poi c’è l’altro, quello per cui i bielorussi protestano: “Non c’è nessun motivo per combattere contro gli ucraini”.
Piccole unità dell’esercito di Minsk che erano arrivate in Ucraina sono state rimpatriate, ma tra i soldati c’è chi ha deciso di fuggire e anche gli ufficiali sono divisi. Alcuni sono fedeli al dittatore, altri invece credono che un intervento bielorusso potrebbe essere troppo rischioso.
Sui social nei giorni scorsi girava il video di un tenente colonnello che diceva che i soldati di Minsk non sarebbero mai tornati a casa vivi: “Questa non è la nostra guerra … a volte dire ‘no’ richiede più coraggio”.
Dice Anatoli che uno dei controsensi che trova in questa guerra è che viene venduta come un’operazione per aiutare i fratelli ucraini: “E’ vero siamo fratelli e infatti questo è un fratricidio”.
Se i bielorussi non vogliono combattere la guerra di Lukashenka e Putin, c’è chi invece vuole unirsi agli ucraini, per stare dall’altra parte del fronte: con Kyiv. Il ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba, ha detto che hanno fatto richiesta per entrare nella legione internazionale dell’Ucraina già più di ventimila persone da cinquantadue paesi.
I bielorussi ci sono e sono già più di cento.
(da “il Foglio”)
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Marzo 8th, 2022 Riccardo Fucile
“PUTIN PENSAVA CHE ZELENSKY FUGGISSE E CHE GLI UCRAINI NON COMBATTESSERO, NON ERA PRONTO ALLA RESISTENZA SEMPRE PIÙ FORTE DELL’UCRAINA”… “SI VEDONO CARRI ARMATI DEGLI ANNI ‘70”
Edward Luttwak, politologo romeno naturalizzato statunitense, durante Quarta
Repubblica su Rete 4 si è espresso riguardo il conflitto in Ucraina. Senza mezzi termini ha affermato: “Questa è una guerra iniziata contro il consiglio dell’intelligence russa”. Ciò significa che Vladimir Putin avrebbe agito e preso decisioni senza essere appoggiato dai servizi segreti del Paese.
Un modus operandi a dir poco rischioso ma che non ha fermato il leader del Cremlino. Secondo un rapporto trapelato dal servizio di sicurezza russo e arrivato nelle mani di un attivista per i diritti umani, Vladimir Osechkin, e successivamente pubblicato dal Times, questa guerra è stata definita un “fallimento totale”.
I soldati uccisi dovrebbero superare le 10mila unità, nonostante ne siano stati dichiarati solamente 498. E soprattutto, i vertici militari avrebbero “perso i contatti con le principali divisioni”.
Questo per aver agito “intuitivamente” e “in base all’emozione”. Luttwak in merito alla crisi e alle difficoltà che sta vivendo l’esercito russo per portare a termine i suoi obiettivi bellici ha detto: “Non riescono a uscirne, per uscirne avrebbero bisogno di 700mila soldati”.
E aggiunge: “I russi adesso hanno un problema di accesso e in più quando entrano nelle città le tecnologie sono annullate dal terreno”. Un altro fattore da non sottovalutare per Luttwak è che migliaia di persone sono rimaste senza corrente elettrica a causa dei bombardamenti. “Se perdi elettricità, tu perdi la città”, ha spiegato Luttwak.
Tra gli ospiti della puntata era presente anche il presidente del Comitato militare Ue, il generale Claudio Graziano, il quale ha detto di non essere minimamente ottimista in merito alle prossime mosse di Putin. “Penso che quella che è stata lanciata del nucleare è una propaganda di minaccia e di terrore, siamo di fronte a una potenziale escalation”, spiega il generale. Tutto questo perché, secondo lui, Putin ha come obiettivo il ricreare un’influenza russa nel mondo. Per questo ha concluso spiegando di essere preoccupato per quanto potrebbe accadere nei Balcani.
Vladimir Putin “pensava che Zelensky fuggisse e che gli ucraini non combattessero, non era pronto a questo scenario e alla resistenza sempre più forte dell’Ucraina.” Così Edward Luttwak, ospite della puntata di lunedì 7 marzo di Quarta Repubblica, il talk politico condotto da Nicola Porro in prima serata su Rete4.
Lo storico e politologo americano spiega le dinamiche in corso sul fronte russo-ucraino e illustra i possibili scenari alla luce delle recenti mosse di Putin. Secondo Luttwak, è impossibile si riproponga uno scenario di guerra simile a quello della Seconda guerra mondiale, questo perché l’esercito russo, così come molti altri, non è attrezzato a condurre una guerra di quel genere.
Piuttosto, le grandi potenze si sono concentrare sulle armi nucleari, che sono il reale rischio nel caso di un’escalation di violenze. “Le forze russe entrate in Ucraina, siccome non anticipavano una vera guerra, sono le forze dei distretti militari. Non sono le ultime unità, le migliori, con gli ultimissimi carri armati e così via. Quello che si vede in maggioranza è roba degli anni ‘80 o persino anni ‘70” sottolinea il politologo. E, in ogni caso, anche scegliessero di mettere in campo le “unità d’èlite”, non potrebbero fare molto poiché si tratta di un piccolo esercito.
“L’opzione di bombardare a tappeto sarebbe assurda in ogni caso, per il fatto che non hanno la capacità per farlo e, secondo, più bombardi una città più è difficile per un esercito entrarci e combattere. Le macerie aiutano i difensori, non gli offensori”.
E, infine, anche politicamente questa mossa sarebbe impossibile per il presidente russo. Secondo Luttwak, l’opinione russa, compresa la parte che appoggia Putin, non accetterebbe il bombardamento a tappeto di Kiev essendo questa “la città che contiene i monumenti dall’inizio della vita cristiana del popolo russo”.
La strategia russa è un’altra: “È un meccanismo di logoramento generale, che per il momento non va avanti per i russi perché gli ucraini continuano a ricevere sostegno, materiali, armi che possono usare e anche armi che possono andare ai miliziani senza addestramento militare”.
(da Il Giornale)
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Marzo 8th, 2022 Riccardo Fucile
DAL SUO BUNKER NON VEDE LA RUSSIA CHE PROTESTA CONTRO LA GUERRA NÉ S’ACCORGE DELL’ESISTENZA DI UNA NUOVA GENERAZIONE CHE NON SOFFRE DELLE MANIE IMPERIALI POSTSOVIETICHE
Non solo l’ultima apparizione televisiva di Vladimir Putin pare essere stata pesantemente manipolata per sovrapporre la sua immagine a quella di un manipolo di hostess che lo stavano ascoltando composte (e si spiega perché apparivano vicino al presidente, e non ai soliti dieci metri di distanza che riserva agli interlocutori in carne e ossa). Ma la hostess più vicina, una bionda che sorride e annuisce mentre ascolta il capo del Cremlino minacciare guerra a oltranza all’Ucraina, è un volto conosciuto. È già apparsa altre volte accanto al leader russo.
Era stata una pescatrice in un’azienda visitata dal presidente qualche anno fa, e aveva suscitato la curiosità dei giornalisti come la misteriosa venditrice di gelato che ogni agosto vendeva a Putin un cornetto alla panna al salone aerospaziale di Zhukovsky, per poi sparire nel nulla.
Di solito i dittatori hanno dei sosia, delle controfigure che devono correre rischi al posto loro. Putin ha invece un popolo di sosia, concittadini fidati e simpatici, con i quali non si corre mai il rischio di una frase sbagliata, meno che mai una protesta.
L’ex ministro degli Esteri russo Andrey Kozyrev sostiene che «Putin crede ai suoi propagandisti», e questo spiega anche l’errore di aver attaccato sottovalutando la forza sia della resistenza ucraina sia della reazione occidentale. Ma se ormai da anni il presidente russo incontra degli ologrammi e degli attori al posto del popolo, si capisce la sua ostinazione a non voler lasciare pietra su pietra delle città ucraine: se anche qualcuno gli mostra quelle immagini di morte e distruzione, le considererà dei fake come quelli nei quali abita da anni.
Da quel bunker virtuale – secondo alcune indiscrezioni, Putin non si trova né al Cremlino, né in una delle sue dacie a Sochi, ma in un rifugio segreto sull’Altaj – è difficile vedere anche quella Russia che protesta contro la guerra, e accorgersi dell’esistenza di una nuova generazione che non soffre delle manie imperiali postsovietiche.
Quasi tutti quelli che sono scesi in piazza domenica contro la guerra, e sono stati arrestati, sono giovani, e l’hashtag #pu-teens nei social segnala quei ragazzi che sono nati sotto Putin, che non hanno mai visto altro che Putin, e che vogliono vedere una Russia diversa.
Come la 19enne Anna Simonyan, che ha raccontato alla Novaya Gazeta di essere stata picchiata dai poliziotti dopo essere stata fermata alla manifestazione. Al commissariato del quartiere Brateevo l’hanno minacciata di stupro e sottoposta alla tortura del «waterboarding». La 18enne Cristina conferma, e aggiunge che gli agenti maltrattavano non solo le ragazze, ma anche i maschi, soprattutto quelli con i capelli lunghi.
E Alessandra Kaluzhskikh, 26 anni, è riuscita addirittura a registrare un pezzo di interrogatorio, dove si sentono i rumori dei pugni e degli schiaffi, le sue grida, e le urla dei poliziotti – tra cui anche due donne – che la insultano e le dicono che «Putin ci ha detto di ammazzare quelli come te, i nemici del popolo».
Il «nemico del popolo» è un concetto che in Russia ha un suono inequivocabile, è il termine con il quale venivano bollati i milioni di vittime delle repressioni staliniane. Qualcosa che alle nuove generazioni appariva come ormai relegato alle lezioni di storia. Ma ieri due poliziotti sono venuti a bussare alla porta del dodicenne Kirill, colpevole di aver contestato durante una lezione l’insegnante, e di aver detto in classe che quella che ufficialmente viene chiamata «operazione militare speciale» è una guerra, dove gli aerei russi bombardano quartieri abitati da civili.
A raccontarlo è sempre Novaya Gazeta, ormai ultimo media indipendente sopravvissuto – non si sa ancora per quanto – grazie al Nobel per la pace del suo direttore Dmitry Muratov.
Il mito della «prima generazione non frustata» che avrebbe portato la libertà sopravvive in Russia da metà Ottocento. Si è potuto realizzare però, fino a un certo punto, soltanto negli ultimi tre decenni, dopo la fine del totalitarismo sovietico. Già prima della guerra, metà degli under 24 russi volevano emigrare in Occidente. Ora, anche questa nuova generazione ha conosciuto le «fruste»della paura e della repressione.
(da la Stampa)
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Marzo 8th, 2022 Riccardo Fucile
IL PRIMO CITTADINO ( CONSERVATORE DI DESTRA): “VA A VISITARE I PROFUGHI UCRAINI CON QUESTA MAGLIETTA DI PUTIN?“…“QUI NON C’E’ NESSUNO RISPETTO PER LEI, VENGA CON ME AL CONFINE A CONDANNARE PUTIN“… E CUOR DI LEONE E’ SCAPPATO VIA
“A questa persona, che definite vostro amico, e che sarebbe venuta qui a trovare gli
sfollati ucraini che arrivano nel nostro Paese, vorrei chiedere: quando è andato nei centri per i rifugiati al confine indossava questa maglietta con sopra la faccia di Putin?”: sono queste le parole pronunciate dal sindaco di Przemysl a Matteo Salvini, arrivato nella cittadina polacca per “aiutare” di persona nell’accoglienza dei profughi ucraini.
“Mi dispiace senatore, ma qui non c’è rispetto per lei”, avrebbe detto ancora Wojciech Bakun, questo il nome del primo cittadino, rifiutandosi poi di ricevere Salvini e mettendo in mostra la maglietta bianca con la faccia di Putin indossata dal leader della Lega in una visita a Mosca nel 2018.
E infine: “Io non la ricevo, venga con me al confine a condannare Putin”.
È intervenuto a commentare nel merito quanto accaduto Matteo Renzi: “Ho detto a Salvini in tutti i modi che in questa fase serve la politica, non le pagliacciate. Questo sindaco polacco glielo ha spiegato in modo ancora più chiaro. Meglio se Salvini torna a casa prima possibile, meglio per lui dico”, ha scritto su Twitter il leader di Italia Viva.
(da agenzie)
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Marzo 8th, 2022 Riccardo Fucile
SU OLTRE 400 CAMERE IL MESSAGGIO: “PUTIN STA UCCIDENDO BAMBINI“
Anonymous è entrato nelle webcam russe. Su oltre 400 camere messaggi contro la guerra: «Putin sta uccidendo bambini»
I dispositivi in cui sono entrati gli hacker trasmettono da diversi luoghi della Russia. Alcuni sono vicini al confine ucraino, altri a chilometri di distanza
L’ultima azione di Anonymous è una di quelle più scenografiche mai messe in piedi dal gruppo di hacker.
Due membri del collettivo, che si presentano come @thewarriorpoetz e @depaixporteur, sono entrati in una rete di webcam che ha più di 400 dispositivi attivi in tutta la Russia.
Come si vede nel portale behindenemylines.live si possono vedere immagini che arrivano da negozi, scuole, uffici, e luoghi pubblici. Su tutte le immagini trasmesse in live vengono pubblicate informazioni sulla guerra in Ucraina.
L’obiettivo, ancora una volta, è quello di diffondere informazioni su cosa sta succedendo, come scritto nel comunicato che accompagna l’azione: «Quasi 150 milioni di russi non conoscono la verità sulle cause della guerra in Ucraina. Vengono nutriti delle bugie della propaganda del Cremlino. Non ci sono media liberi in Russia e Internet è censurato. Ci auguriamo di poter svegliare alcuni civili ed esortarli a reagire»
Sopra le immagini vengono proiettati messaggi sulla guerra in Ucraina: «Putin sta uccidendo bambini. Almeno 352 civili ucraini sono morti». Entrambi gli account Twitter che hanno rivendicato l’azione si presentano come membri Anonymous, l’organizzazione infatti non ha una struttura gerarchica chiara: accoglie tutti quelli che si identificano con i suoi valori e le sue battaglie
Oltre 5 milioni di sms inviati a numeri russi
Tra le tante campagne lanciate da Anonymous in questi giorni c’è anche quella per inviare sms a numeri russi con cui raccontare cosa sta succedendo in Ucraina. Gli hacker avevano creato un portale in cui erano raccolte utenze russe. Il portale, come abbiamo verificato, si chiama 1920.in ma è spesso in down per i troppi accessi. Nelle ultime ore Anonymous ha rivelato che grazie a questa campagna sono stati mandati 5 milioni di messaggi di testo.
(da agenzie)
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