Marzo 25th, 2022 Riccardo Fucile
TUTTO BELLO QUANDO SI VINCE, MA SE SI PERDE PARLA DI “SOLDI“ E “POCO IMPEGNO“
Quando si vince è tutto un “po popopo popo po”.
Poi, davanti alla sconfitta, si ammaina la bandiera e si scende dal carro scendendo nel classico populismo di chi cita i soldi e gli stipendi dei calciatori.
Matteo Salvini non si è mai tirato fuori da questa dinamica (lo ha fatto con la sua squadra del cuore, il Milan, e lo fa anche oggi) e dopo la partita persa dalla Nazionale italiana a Palermo contro la Macedonia del Nord, ecco che quei “profeti” che ci hanno fatto gioire solo qualche mese fa con la vittoria dell’Europeo vengono messi alla berlina sulla bacheca social del leader della Lega.
Il segretario del Carroccio, che quando l’Italia vinse gli Europei era ovviamente felicissimo e non citava gli stipendi dei calciatori (che sono rimasti alti lo stesso e non sono variati nel tempo), racconta così la sconfitta della nostra Nazionale:
“Italia im-ba-raz-zan-te – ha scritto Matteo Salvini sul suo profilo Instagram, postando il video del triplice fischio e dei giusti festeggiamenti dei calciatori macedoni e dei tifosi sugli spalti -. Onore alla Macedonia del Nord: neanche 2 milioni di abitanti, capitale Skopje, moneta dinaro macedone, in campo impegno, fatica, grinta, umiltà. Gli azzurri? Troppi soldi, poco impegno”.
Insomma, la colpa della sconfitta e dell’esclusione – per la seconda volta di fila – dalla fase finale dei Mondiali (quelli che si disputeranno in Qatar a novembre) è il poco impegno e dei troppi soldi.
E quel post è infarcito di una serie di luoghi comuni che nulla hanno a che vedere con lo sport: dal numero degli abitanti della Macedonia (valesse questo discorso, gli Stati Uniti, la Russia, il Messico, l’India o la Cina dovrebbero far mambassa di successi calcistici, vista l’elevata popolazione), alla valuta corrente nel Paese. Insomma, una serie di sproloqui di chi sale sul carro quando si vince e scende quando si perde. E, non a caso, il suo partito è chiamato anche Carroccio.
(da agenzie)
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Marzo 25th, 2022 Riccardo Fucile
“CI HANNO AFFIBBIATO QUESTA IMMAGINE PERCHE’ DENUNCIAMO DA TEMPO LA POLITICA CRIMINALE DELLA RUSSIA“… “A KIEV I RUSSI NON RIUSCIRANNO MAI A ENTRARE, A MARIUPOL RESISTEREMO FINO ALL’ULTIMO UOMO“
“Se stai cercando nazisti sei venuto nel posto sbagliato, giornalista”. Entrare in una delle
basi del Reggimento Azov è questione delicata, per tanti motivi. Se poi l’ingresso è scandito dai mortai russi che piovono nelle vicinanze di questa fabbrica abbandonata riadattata a dormitorio e campo di addestramento, lo è un po’ di più.
“In effetti non è il luogo più sicuro dove stare a Kiev, al momento…”, dice con un mezzo sorriso Dmytro Kuharchuck, 31 anni, comandante del secondo battaglione presente nella capitale.
Veterano del Donbass, ex politico, è uno dei tre più alti in grado: si occupa delle operazioni al fronte nord-ovest (Irpin, Bucha, Hostomel), gestisce il reclutamento e conferisce direttamente col capo, Andrij Biletsky, che nel 2014 formò il Reggimento mettendo insieme gruppi di ultranazionalisti ucraini e attivisti di Maidan. Dmytro non è il tipo di combattente che ti aspetti di trovare nell’Azov. Misura le risposte, legge Kant e argomenta non solo col bazooka
Il governo ucraino ha riconosciuto ufficialmente l’Azov?
“Il reggimento che sta difendendo Mariupol è inserito nella Guardia nazionale. A Kiev siamo ancora inquadrati nella Difesa territoriale, anche se combattiamo sul fronte nord. Il ministero della Difesa ha promesso di darci lo status di battaglione delle Forze armate. Avremo armi più potenti per uccidere i russi”.
Quanti siete?
“A Kiev abbiamo due battaglioni, non posso dire dove. A Mariupol c’è un reggimento di più di 1.500 uomini. Purtroppo per alcuni di loro sarà l’ultima battaglia, i russi stanno compiendo un genocidio a Mariupol. L’Azov rimarrà lì fino alla fine”.
I russi lanceranno un’offensiva massiccia su Kiev con l’aviazione?
“Se lo faranno perderanno. Ci hanno già provato e li abbiamo respinti. Lanciano missili sulla città per piegare il governo al tavolo dei negoziati, ma non sono in grado di circondare Kiev”.
L’Azov è accusato dalle organizzazioni umanitarie e da molti Paesi di essere un gruppo di estremisti che non rispetta diritti umani e commette crimini. Come se lo spiega
“C’è una ragione. L’Azov ha sempre detto che l’Ucraina si doveva preparare alla grande guerra contro la Russia, perché prima o poi ci avrebbe attaccato. I nostri politici però non ci credevano, la nostra posizione per loro era sconveniente. Ecco perché ci hanno affibbiato l’immagine di estremisti nazisti”.
Il vostro simbolo rimanda a quell’ideologia. E ci sono foto del conflitto nel Donbass in cui alcuni dei vostri sventolano la svastica.
“Gente del genere si trova anche nella polizia, nella Guardia nazionale e in diversi gruppi sociali. Noi ne avevamo una piccola percentuale, ora non più”.
Come fa ad esserne certo
“Sottoponiamo le reclute a lunghe interviste. Il nazismo è lontanissimo da me. La nostra posizione ufficiale, come Azov, è un’altra: siamo nazionalisti ucraini”.
Come si entra nel Reggimento?
“Ti presenti qui, vieni sottoposto a una serie di domande e se hai certe abilità ti prendiamo”.
Che tipo di abilità?
“Cerchiamo persone con esperienze militari, che sappiano scavare trincee, tagliare legna, manovrare gli escavatori. Abbiamo campi di addestramento in posti segreti e strutture a Kharkiv, Chernihiv, Nikolaev, Sumy”.
Com’è l’addestramento?
“Prima c’erano prove fisiche da superare, dopo il 24 febbraio non abbiamo più tempo per scegliere solo i soggetti altamente qualificati. Siamo comunque in grado di selezionare i più motivati, che vengono da noi perché offriamo disciplina e fratellanza”.
Ci faccia un esempio.
“Costruiamo relazioni che non si basano solo sul curriculum militare ma anche su principi morali universali. Io leggo Kant e diffondo i suoi insegnamenti nell’Azov. Devo dire che i ragazzi apprezzano”.
Perché proprio Kant?
(Cita a memoria) “Due cose riempiono l’animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente: il cielo stellato sopra di me, e la legge morale dentro di me”.
Accettate solo ucraini?
“Abbiamo anche russi, bielorussi, georgiani, croati, americani, inglesi, francesi. A Mariupol, nel 2014, avevamo un italiano. Nessuno di noi è pagato, siamo volontari”.
Chi vi dà le armi?
“La difesa territoriale di Kiev, quindi il sindaco Klytschko”.
Quanti russi avete con voi?
“Non so dirlo con precisione. Anni fa a Mariupol erano 50. Non combattono solo per l’Ucraina, ma per il concetto più ampio di libertà: la Russia è la negazione della libertà, l’Ucraina, invece, ne è il sinonimo”.
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Marzo 25th, 2022 Riccardo Fucile
“LA DIFESA DELLA PATRIA E’ UN SACRO DOVERE DEL CITTADINO: LO DICE LA COSTITUZIONE“
“La resistenza del popolo invaso rappresenta l’esercizio di quel diritto fondamentale di difendere la propria patria che l’articolo 52 della Costituzione prescrive addirittura come sacro dovere. Dunque non è concepibile nessuna equidistanza. Se vogliamo essere fedeli ai nostri valori, dobbiamo sostenere il popolo ucraino che lotta per non soccombere all’invasione e per non perdere la propria libertà”: la senatrice a vita Liliana Segre, in un videomessaggio trasmesso durante il 17esimo Congresso dell’Anpi a Riccione, parla della guerra in Ucraina e del ruolo dell’Italia all’interno del conflitto, lasciando trasparire la sua opinione favorevole all’invio di aiuti – anche militari – a Kyiv.
“Anche rispetto a questa mostruosità della guerra – ha aggiunto – la nostra Costituzione ci offre una guida sicura, se riusciamo a declinare in chiave universale i suoi precetti. Infatti, l’aggressione immotivata e ingiustificabile contro la sovranità dell’Ucraina rappresenta proprio l’esempio evidente del tipo di guerra che, più di ogni altro, l’articolo 11 della Costituzione ci insegna a ‘ripudiare’: la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli”.
“La guerra assurda e sanguinosa che è tornata a sconvolgere il cuore della nostra Europa – ha concluso – provoca in me un orrore che non è facile descrivere. Quelle bombe sulle case, quelle famiglie in fuga. Quanti ricordi di un terribile passato che non avrei mai immaginato di rivedere così vicino”.
Lo scorso 4 marzo, in un convegno a Palazzo Marino a Milano, in occasione del convegno internazionale “Mai più genocidi, il comandamento morale dei Giusti”, Segre aveva detto della guerra: “Sentire di case distrutte, persone che piangono, muoiono – ha aggiunto la senatrice a vita Segre – mi ha fatto pensare ai cavalieri dell’apocalisse. Cosa ci manca ancora? La pandemia l‘abbiamo avuta, la guerra, l’odio, la morte, la fame”.
(da agenzie)
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