Aprile 12th, 2022 Riccardo Fucile
“VOGLIO CHE PUTIN RISPONDA; PERCHE’?“
Anna (il nome è di fantasia), 50 anni, vive in un quartiere rurale a 70 chilometri da Kiev. Il 7 marzo era in casa con suo marito quando un soldato ha fatto irruzione. «Minacciandomi con le armi mi ha portato in una casa vicina, mi ha detto ‘Togliti i vestiti o ti sparo’ e ha iniziato a violentarmi», racconta alla Bbc.
Si trattava di un giovane magro, probabilmente ceceno: «Mentre mi violentava sono entrati altri quattro soldati. Lo hanno portato via». Anna pensa che a entrare nella casa siano stati quattro soldati russi. Quando è tornata a casa ha trovato suo marito ferito. Gli avevano sparato all’addome. «Aveva cercato di rincorrermi per salvarmi, ma è stato colpito». L’uomo è morto due giorni dopo. Lei lo ha seppellito in giardino.
La donna con la gola tagliata
I soldati che l’hanno salvata sono rimasti in casa sua per giorni. Le hanno puntato una pistola contro per farle consegnare gli effetti personali di suo marito: «Quando se ne sono andati ho trovato in casa droghe e Viagra. Si sballavano ed erano spesso ubriachi».
L’uomo che ha violentato Anna è indiziato anche di un altro stupro. Che sarebbe avvenuto prima di quello che ha subito lei. L’altra donna, una 40enne, è stata portata fuori di casa e violentata in un’altra stanza. Dove ora ci sono grandi macchie di sangue sul materasso e sul piumone. Su uno specchio c’è la scritta: «Torturata da ignoti, sepolta dai russi».
Una vicina ha detto che i soldati russi hanno trovato il corpo della donna e l’hanno seppellita. L’hanno ritrovata con un taglio alla gola. Anche lei è stata sepolta nel giardino di casa. Ma la polizia ha riesumato il corpo per svolgere indagini.
Andrii Nebytov, il capo della polizia della regione di Kiev, ha raccontato alla Bbc di un altro caso su cui stanno indagando in un villaggio a 50 km a ovest di Kiev. Una famiglia di tre persone, formata da una coppia sulla trentina e da un bambino piccolo, si è ritrovata assaltata dai soldati russi, che hanno sparato all’uomo in cortile. «Dopodiché due soldati hanno violentato la moglie per tre volte e lei ha resistito per proteggere il figlio», sostiene Nebytov. Quando i soldati se ne sono andati, hanno dato alle fiamme la casa e hanno sparato anche ai cani.
«Perché sta succedendo?»
Il difensore civico ucraino per i diritti umani Lyudmyla Denisova ha raccontato il caso delle 25 ragazze violentate in un seminterrato a Bucha. «Nove di loro adesso sono incinte», ha raccontato. Ma ci sono anche altre storie: «Una donna di 25 anni ha chiamato per dirci che sua sorella di 16 anni è stata violentata nella strada di fronte a lei. Ha detto che urlavano ‘Accadrà a tutte le prostitute naziste’ mentre la stupravano». Anna, la donna del racconto iniziale, ha lasciato la sua testimonianza a Yogita Limaye: «Voglio chiedere a Putin: perché sta succedendo tutto questo? Non viviamo nell’età della pietra, perché non si può trattare? Perché occupa e uccide?».
(da agenzie)
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Aprile 12th, 2022 Riccardo Fucile
I VIGLIACCHETTI HANNO PAURA AD ENTRARE NELL’ACCIAIERIA DI AZOVSTAL
Eduard Basurin, classe 1966, ha ricoperto diversi incarichi nella Repubblica
Popolare del Donetsk, la regione nell’Est dell’Ucraina che sarà il prossimo terreno di battaglia per le truppe di Mosca. Basurin viene accreditato ora come un portavoce delle milizie filorusse che prima dell’invasione iniziata lo scorso 24 febbraio contendevano i territori del Donbass all’esercito regolare di Kiev.
In una dichiarazione pubblicata dall’agenzia stampa russa Ria, Basurin ha spiegato che il prossimo passo per la presa definitiva di Mariupol sarà quello di utilizzare delle truppe abilitate all’uso di armi chimiche.
In particolare per entrare nei sotterranei dell’acciaieria AzovStal: «Nello stabilimento da conquistare ci sono edifici che hanno molti piani sotterranei. C’è il rischio di perdere un gran numero di soldati. Per farlo bisognerà rivolgersi alle truppe chimiche che troveranno un modo per stanare quei topi».
Nelle ultime ore sono state diffuse alcune segnalazionii sull’uso di armi chimiche a Mariupol. Nello specifico si parla di una sostanza che provocherebbe problemi respiratori.
(da agenzie)
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Aprile 12th, 2022 Riccardo Fucile
“PUTIN VUOL RIFARE L’UNIONE SOVIETICA”
Volodymir Grotzov, 48 anni, è un cittadino russo che combatte in Ucraina dalla parte di Kiev.
La sua storia la racconta oggi Repubblica in un articolo a firma di Fabio Tonacci. Il documento da rifugiato ucraino attesta che è nato a Kandalaksa, sulla penisola di Kola, vicino al confine con la Finlandia.
«Sono ingegnere, ero impiegato in una centrale elettrica, ma ero anche interessato alla politica. Il 4 dicembre 2012 andai a Mosca per le proteste di Piazza Bolotanaya contro Putin. La polizia mi controllava, ho rischiato di essere arrestato. Per le mie posizioni politiche ho perso il lavoro. Nel 2014 postavo le foto di EuroMaidan su Vk, il social network russo, cosa che poi mi ha costretto a scappare ad Anapa, sul Mar Nero».
Poi si è trasferito a Kiev nel 2014: «È come quando hai una famiglia e scopri che tuo padre picchia i tuoi fratelli e stupra tua sorella, tua madre è una poco di buono e i tuoi parenti sono dei pervertiti criminali. Ma hai anche dei fratelli buoni. Allora che fanno i fratelli buoni? Escono dalla famiglia, cercano di far curare i recuperabili ed eliminano gli altri».
Grotzov non ha più contatti con la sua famiglia ma ha le idee chiare: «Per me, ripeto, la Russia non deve esistere perché c’è la sua mano in tutti i conflitti aperti nel mondo. In un’intervista Putin ha detto che la dissoluzione dell’Urss è stata la più grande tragedia. Vuole restaurare l’Unione Sovietica e andare oltre il Patto di Varsavia, come si capisce dall’influenza che sta esercitando sulla Siria e in Venezuela».
Ora è nel battaglione Oun, che è ultranazionalista. Ma lui politicamente si definisce un «liberale di destra. Credo al libero mercato, alla libertà di impresa, all’autodeterminazione dei popoli, all’autodifesa
(da agenzie)
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Aprile 12th, 2022 Riccardo Fucile
IL MASSACRO DI BUCHA, LE PAROLE DEL SINDACO
” Un cittadino su dieci durante l’occupazione è stato fucilato, giustiziato in modo
cinico dai russi”.
A parlare in esclusiva a ” Zona Bianca” è Anatoly Fedoruk, il sindaco di Bucha la città del massacro in Ucraina, dove migliaia di civili sono stati uccisi durante l’occupazione dell’esercito russo.
“Io ero nascosto in una casa privata all’incrocio di via Lekacacisca e Shevchenko e ho visto l’esecuzione di un’auto piena di persone che cercava di evacuare. Erano civili – racconta il sindaco – che stavano cercando di muoversi verso Kiev: erano sulla via di fuga. I russi hanno sparato contro l’auto e l’uomo dentro supplicava di non uccidere la moglie incinta, ma hanno sparato a sangue freddo e l’hanno uccisa”.
Il sindaco a Rete 4 prova a descrivere la situazione di Bucha durante l’occupazione russa: “Per i civili era molto pericoloso uscire per le strade, soprattutto nelle vie principali della città dove erano posizionate le colonne delle truppe. I russi sparavano contro le auto, contro le persone a piedi, contro quelle che si muovevano in bicicletta”, racconta Fedoruk che poi commenta la foto di Vlad, il bambino di 6 anni che ha portato un succo di frutta sulla tomba della madre.
“Noi aiuteremo in ogni modo possibile questo bambino, ma non potremo ridargli suo padre e la sua mamma. Sua madre è morta perché non poteva avere le cure mediche di cui necessitava. Non è riuscita a lasciare i sotterranei, la cantina. Se uscivi venivi ucciso perché è questo quello che faceva l’esercito russo”.
Quando ha capito che le truppe russe avevano lasciato Bucha il sindaco racconta di aver lasciato subito il luogo dove si nascondeva: “Ero a 700 metri dall’amministrazione comunale, ho attraversato il parco, la strada, sono arrivato fino al comune e dopo ho registrato un video. Dopo un mese di occupazione quella era un’ottima notizia, quando è stata trasmessa, però, – considera il sindaco – nessuno poteva immaginare questo orrore, questo massacro”.
Solo in un secondo momento Anatoly Fedoruk ha capito cosa fosse successo durante l’occupazione russa. “Dovete capire che nella via Yablonska questi corpi sono stati lì non per uno, due o tre giorni, ma per moltissimo tempo”, spiega il sindaco che infine conclude: ” A Bucha c’erano 5.300 cittadini, ora siamo poco più di 3mila. Ricostruiremo tutto, ma le vite umane non possiamo farle tornare”.
(da agenzie)
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Aprile 12th, 2022 Riccardo Fucile
DAL CERCHIO MAGICO ALLA SIBERIA, I METODI STALINISTI NON CAMBIANO MAI
Fuoco amico nel cerchio magico di Putin. Mentre la guerra in Ucraina prosegue, con i suoi costi economici e umani, anche al Cremlino, tra i fedelissimi dello Zar, c’è chi non dorme sonni tranquilli.
Questa notte è stato arrestato in Russia Vladislav Surkov, ex consigliere del presidente Vladimir Putin e tra gli strateghi della politica russa nei confronti dell’Ucraina.
A dare la notizia – che non è ancora stata confermata da media internazionali – è stato il politico russo di opposizione lya Ponomarev, con un post su Facebook citando fonti di intelligence.
La notizia è stata ripresa dai media ucraini, ma nessuna agenzia stampa russa ne parla. Ma chi era Vladislav Surkov e cosa significa il suo (possibile) arresto?
Secondo quanto riferito da Ponomariov, l’uomo sarebbe stato posto agli arresti domiciliari con l’accusa di aver rubato soldi che servivano dopo il 2014 a consolidare il controllo russo sul Donbass.
La stessa accusa avrebbe colpito anche altri due alti agenti dei servizi segreti anche loro coinvolti nella direzione delle operazioni in Ucraina.
Per l’oppositore politico, ad accusare Surkov sarebbero stati i suoi nemici all’interno del minsitero della difesa. Se questa ipotesi venisse confermata, l’episodio potrebbe gettare nuova luce sulle diamiche del “cerchio magico” di collaboratori e consiglieri che affianca Putin svelando una competizione accesa per guadagnarsi i favori del leader e allo stesso tempo per “affondare” i concorrenti o coloro che hanno una linea più moderata.
Surkov è considerato uno degli strateghi della politica russa nei confronti dell’Ucraina. Nel 2011-2013 è stato vice primo ministro nel governo russo, successivamente è diventato consigliere del presidente per la cooperazione con l’Abkhazia e l’Ossezia meridionale, regioni separatiste della Georgia sostenute dalla Russia.
È stato anche responsabile della cooperazione con gli stati della Comunità degli Stati indipendenti post-sovietica (compresa l’Ucraina). Dopo lo scoppio del conflitto armato nel Donbas nel 2014, Surkov ha preso parte alle trattative con l’Ucraina come l’uomo di Mosca.
I falchi di Putin: chi sono i collaboratori del “cerchio magico”
Tra i nomi di spicco in grado di influenzare la politica del Cremlino ci sono Medvedev, ex presidente nel 2008, Ramzan Kadyrov, il padrone della Cecenia e Viacheslav Volodin, speaker della Duma.
Sulla situazione ucraina, tutti sono accomunati da una linea intransigente filo-russa che appoggia l’invasione e nega la dignità di stato all’Ucraina. Medvedev – che da presidente aveva tenuto diversi discorsi denunciando i crimini di Stalin – si è scagliato contro l’Ucraina e contro le sanzioni occidentali, definendole “un atto di aggressione internazionale”.
Kadyrov è invece il dittatore della Cecenia, che guida l’offensiva sulle regioni del Lugansk e Donetsk e, in un recente video pubblicato da Nexta.tv si è detto pronto a puntare su Mariupol e Kiev.
Infine tra gli uomini nell’ombra che si muovono intorno al presidente russo spiccca il miliardario Evgenij Prigozhin, noto come «il cuoco di Putin» e considerato il proprietario del gruppo Wagner, un corpo di militari mercenari addrestati che costituiscono il braccio armato indipendente del presidente. Utilizzati tanto in Siria quanto in Africa e ora anche in Ucraina.
(da agenzie)
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Aprile 12th, 2022 Riccardo Fucile
NONOSTANTE FORZE E MEZZI RUSSI SIANO DIECI VOLTE SUPERIORI, CONTINUA L’EROICA RESISTENZA DELLA MARINA UCRAINA E DEL BATTAGLIONE AZOV
“Oggi sarà probabilmente l’ultima battaglia, poiché le munizioni stanno finendo.
Sarà la morte per alcuni di noi e la prigionia per gli altri”.
Recitava così un post social pubblicato nei giorni scorsi 36^ brigata marina ucraina che sta difendendo, fin dall’inizio della guerra, la città di Mariupol dall’invasione e dai continui bombardamenti russi.
In quel post-comunicato si faceva riferimento alla “battaglia finale” che avrebbe portato alla sconfitta dei soldati ucraini e la resa militare in quella città che si affaccia sul Mar d’Azov e che si trova a sud della regione del Donbass.
Ma, a quanto pare, la verità sembra essere un’altra e non si è ancora arrivati allo scontro militare finale tra i due eserciti.
Nel post pubblicato su Facebook nella giornata di domenica da parte della 36^ brigata marina ucraina si parla esplicitamente di fine degli armamenti e delle munizioni che avrebbe comportato ultime tragiche ore di “combattimento uomo a uomo”.
Parole che sanno di sconfitta finale davanti a un nemico, la Russia, che non sembra avere problemi per quel che riguarda i rifornimenti di armi.
Un messaggio che ha il sapore del “commiato” davanti al popolo ucraino.
Ma le cose stanno veramente così? Contattato dalla BBC, il vice-sindaco di Mariupol – Serhiy Orlov – ha respinto questa narrazione etichettandola come falsa e sottolineando come la difesa militare della città sia ancora in corso, senza quei problemi indicati nel post social:
“Le informazioni sui marines sono false. Non commento i falsi. I russi hanno occupato temporaneamente parte della città. I soldati ucraini continuano a difendere le parti centrali e meridionali della città, così come le aree industriali e così via”.
Non sembra essere arrivato, dunque, il momento della battaglia finale per Mariupol. Ma le tensioni e la guerriglia militare nella zona proseguono.
Le truppe russe, infatti, negli ultimi giorni hanno accelerato la loro offensiva sul Donbass, puntando i loro carri armati e i propri soldati in direzione delle auto-dichiarate repubbliche indipendenti (e filo-russe) di Donetsk e Lugansk. E Mariupol è, per posizione geografica, una tappa fondamentale sulla scacchiera dell’invasione russa.
(da NetQuotidiano)
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Aprile 12th, 2022 Riccardo Fucile
COME SEGNO DI RINGRAZIAMENTO NEI CONFRONTI DEI NAPOLETANI CHE LI HANNO ACCOLTI
Piccoli grandi gesti per ringraziare i cittadini e le famiglie di Napoli per l’accoglienza. I profughi ucraini che sono arrivati nel capoluogo campano hanno deciso di partecipare alle operazioni di pulizia straordinaria dei giardini pubblici – partendo da quello della centralissima piazza Cavour – del Comune.
Un segno tangibile che mostra un grande cuore che risponde allo stesso grande cuore dimostrato da molti cittadini partenopei che hanno aperto le loro case e i loro spazi a chi sta fuggendo dalla guerra
E si è partiti da quel giardino di piazza Cavour che da anni è simbolo di degrado: tra rifiuti che tolgono ossigeno al verde e uno stato di pulizia che mette in cattiva luce le bellezze della città partenopea.
E sono stati proprio i profughi ucraini a rivolgersi direttamente agli uffici pubblici per entrare a far parte, in forma volontaria, di queste operazioni condotte da una task force.
Un gesto per dire grazie, per rispondere all’amore e a quel sentimento di solidarietà che è tipico del cuore napoletano che non indietreggia mai davanti alle difficoltà. Anche quando arrivano dall’esterno.
“Si sono presentati in ufficio offrendosi di lavorare, è stato un gesto che ha commosso tutti. Ci ringraziano e ci danno una lezione di vita allo stesso tempo”.
Questo il racconto di Fabio Greco, presidente della municipalità su cui insiste piazza Cavour. Poi si sono messi all’opera. Anche i più piccoli hanno voluto partecipare a questa operazione straordinaria, prendendo in mano scope e rastrelli per ripulire quella zona dal degrado. Un gesto di ringraziamento che si palesa negli occhi lucidi di una donna fuggita da Leopoli intervistata da La Repubblica
“Lo facciamo per solidarietà verso il popolo napoletano, perché ci hanno accolto con il cuore, ci hanno aiutato tanto e ora a modo nostro diciamo grazie”.
Adesso il Municipio di piazza Cavour chiederà che la manutenzione di quella zona sia affidata proprio a quei profughi ucraini che vogliono continuare a dire grazie, lavorando, a quella Napoli che ha aperto le sue porte.
(da NetQuotidiano)
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Aprile 12th, 2022 Riccardo Fucile
DA SOLO, PER GIORNI, LASCIAVA IL RIFUGIO PER PROCURARE CIBO E ACQUA ALLA SUA FAMIGLIE E AD ALTRE PERSONE
Non si è fermato davanti all’invasione russa, a quegli spari di missili e armi che
hanno distrutto la città di Bucha per oltre un mese.
Non si è fatto neanche intimorire da quel clima gelido che, in questo periodo, è tipico in Ucraina. Non ha avuto paura di nulla il piccolo Oleksandr Hutsal che a soli 14 anni è già considerato un eroe in patria.
Grazie a lui, infatti, un gruppetto di 30 persone (compresa la sua famiglia) costrette a vivere in un seminterrato in quei giorni tremendi, sono riuscite a salvarsi.
Come riporta il quotidiano Il Messaggero, il 14enne è etichettato come un eroe per quel coraggio dimostrato durante i giorni più cruenti dell’offensiva militare russa in quel sobborgo alle porte della capitale Kyiv.
Lui non vuole essere definito un eroe, ma le sue azioni hanno permesso la sopravvivenza di tutte quelle persone che vivevano – costrette dalla guerra – con lui in quel seminterrato per scongiurare la possibilità di finire nelle mani dei soldati russi.
Il giovane Oleksandr Hutsal, infatti, non si è fermato davanti a nulla. Non ha avuto paura di sgattaiolare da quel rifugio sotterraneo per andare a cercare cibo e acqua da portare a tutte le persone che vivevano con lui.
Viveri, perché nella città di Bucha – durante le fasi dell’invasione russa – molte persone hanno sofferto di stenti provocati dall’impossibilità di avere un pasto o dell’acqua potabile da bere. E il giovanissimo eroe ucraino è riuscito a superare i check-point dell’esercito russo e non si è fatto intimorire dal rumore delle bombe e delle armi che si udiva a Bucha i quei giorni tremendi.
Ha avuto paura, come lui stesso ha spiegato, ma non si è fermato. E quei suoi ripetuti gesti di coraggio hanno consentito ai suoi tre fratellini e a sua mamma di salvarsi. E con loro anche gli altri, circa 30 persone in totale, che si erano rifugiate nei sotterranei.
(da NetQuotidiano)
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Aprile 11th, 2022 Riccardo Fucile
DELLE 773 AZIENDE STRANIERE OPERATIVE IN RUSSIA, SE NE SONO RITIRATE SOLO 252 – E NON MANCANO TENTATIVI DI RAGGIRARE L’EMBARGO TRIANGOLANDO VERSO PAESI TERZI
Quanto pesano davvero su Mosca le sanzioni fatte scattare dal 24 febbraio, e per tappe, da Ue, Usa, Canada, Regno Unito, Svizzera, Islanda, Giappone, Corea del Sud, Singapore, Australia e Nuova Zelanda? Lo vediamo dopo avere consultato decine di database, statistiche, documenti dell’Ofac, l’Office of foreign assets control statunitense, della Commissione europea, e con l’aiuto dell’Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi) e dell’Osservatorio conti pubblici italiani (Ocpi). I Paesi sanzionatori sono in totale 37, ma rappresentano il 59% del Pil mondiale. Fra i 193 che non applicano le sanzioni ci sono Cina, India, Emirati Arabi, Iran e Turchia.
È sospesa l’operatività con 10 banche russe su titoli, prestiti, investimenti, pagamento dei debiti e incasso dei crediti, che tutte insieme fanno all’incirca il 70% degli attivi del sistema bancario russo. Il Tesoro Usa stima che le banche russe effettuino transazioni in valuta estera per l’equivalente di circa 46 miliardi di dollari al giorno a livello globale, l’80% delle quali in dollari statunitensi, e che la stragrande maggioranza di quelle transazioni sia danneggiata dalle sanzioni.
Poi c’è il blocco dello Swift, ossia la stringa alfanumerica da 8 a 11 caratteri dov’è specificata la banca e il Paese di provenienza, usato per velocizzare i pagamenti sui mercati internazionali. Questo blocco colpisce Rossiya, più altre 6 banche già colpite dalla sospensione dell’operatività, mentre sono escluse Sberbank e Gazprombank, autorizzate ad incassare i pagamenti delle esportazioni di gas, petrolio, carbone (che consente quindi di far arrivare comunque quasi 1 miliardo di dollari al giorno).
Le sanzioni hanno scatenato corse agli sportelli, fughe di capitali e fatto crollare il rublo. In risposta la Banca Centrale russa ha alzato il costo del denaro e messo mano alle riserve ufficiali, che in un mese sono scese da 643 miliardi di dollari a 604. Poca roba, perché anche qui le sanzioni hanno congelato il 60% delle riserve, e cioè la quota denominata in euro, dollari, sterline, e yen, pari all’incirca 350 miliardi di dollari.
Dal 24 marzo gli Usa hanno imposto lo stop anche sui 133 miliardi di riserve in oro. La Russia però può disporre della quota di riserve nelle valute dei Paesi non sanzionatori, tra cui la Cina con 83 miliardi in yuan. Per stringere la corda, dal 5 aprile, il Tesoro americano ha vietato alla Russia i pagamenti del debito sovrano con i suoi dollari presenti nelle banche Usa. Vuol dire che già il 27 maggio alla scadenza di una cedola da 101 milioni potrebbe aprirsi la procedura di fallimento dello Stato.
L’embargo pesa anche sui Paesi sanzionatori che non possono più esportare in Russia tecnologia per uso civile, militare e telecomunicazioni, logistica e beni di lusso, come dispositivi elettronici di valore superiore a 750 euro, auto sopra i 50.000 euro, orologi e loro parti, oggetti d’arte. Vietato dall’Ue invece l’import di ferro, acciaio, carbone, legno, materiale per l’edilizia, gomma. Usa e Uk hanno bloccato le loro importazioni di petrolio e carbone, che in tutto valgono complessivamente poco più di 12 miliardi. Mentre il carbone Ue ne vale 4,3.
Dai calcoli dell’Ispi le sanzioni bloccano il 12% dell’import russo, che nel pre-pandemia valeva complessivamente 247 miliardi di dollari, e il 7% del suo export, equivalente a 427 miliardi di dollari. Da parte sua la Russia ha bloccato le forniture di grano, mais, fertilizzanti. L’impatto maggiore invece dovuto al mancato export ed import lo subiscono i Paesi della Ue, anche considerando che le stesse misure sono applicate alla Bielorussia, in quanto Paese fiancheggiatore, e al Donbass, poiché si ritiene che gli acquisti vadano a finanziare la guerra.
I più colpiti dal mancato import di siderurgia e gomma da Bielorussia e Donbass sono soprattutto Italia e Spagna, molto meno Francia e Germania. Non mancano tentativi di raggirare l’embargo triangolando verso Paesi terzi: i dati doganali registrano ad esempio un improvviso aumento di export verso Armenia e Kazakistan proprio dei beni vietati. Si possono invece esportare in Russia tutti gli altri beni, da alimentari alla manifattura, ma l’economia di guerra ha ridotto la domanda, con un impatto globale stimato in 30 miliardi (circa il 20%).
Dal database di Yale risulta che a oggi su 773 aziende operative in Russia, se ne sono ritirate 252, fra cui colossi internazionali come Apple H&M, Ikea McDonald’s, Microsoft e Netflix e le quattro italiane Assicurazioni Generali, Eni, Ferragamo, Yoox. Hanno sospeso le attività in 237, fra cui le compagnie internazionali di container MSC, Maersk e CMA, e le italiane Ferrari, Iveco, Leonardo, Moncler e Prada. Hanno ridotto l’attività in 62, tra cui Enel, Ferrero e Pirelli. In 91 prendono tempo, come Barilla e Maire Tecnimont. Restano in 131: Acer, Auchan-Retail, Lenovo, e le 11 italiane Buzzi Unichem, Calzedonia, Campari, Cremonini Group, De Cecco, Delonghi, Geox, Intesa Sanpaolo, Menarini Group, UniCredit, Zegna Group.
Le liste dei miliardari a cui congelare le proprietà sono disallineate. L’Ue ha stilato un elenco di 1.110 nomi, la Gran Bretagna di 989, gli Usa di 407. E quindi succede che fra i 20 oligarchi e funzionari più ricchi della Russia sanzionati da Ue e Regno Unito, ma non dagli Usa, ci sono l’industriale di fertilizzanti Andrey Igorevich Melnichenko, Roman Abramovich, il fondatore di Alfa-Bank Mikhail Fridman, il produttore di acciaio Viktor Rashnikov.
Sanzionato invece da Usa e Uk, ma non dall’Ue, c’è il produttore di materie prime Victor Vekselberg. Mentre nessuno dei tre ha sanzionato il presidente e principale azionista della società russa del gas Novatek Leonid Mikhelson, e il magnate dell’acciaio Vladimir Lisin. Nessuna sanzione neanche per il presidente del gigante petrolifero Lukoil Vagit Alekperov, considerato meno vicino a Putin del presidente di Rosneft Igor Sechin che mira a prendersi Lukoil per diventare il padrone assoluto del petrolio russo (sanzionato invece sia da Ue e Uk che dagli Usa).
Fra gli intoccati c’è infine il magnate dei metalli Vladimir Potanin, considerato dagli Stati Uniti tra i 210 individui strettamente associati al presidente russo. La scelta di sanzionare alcuni e non altri è frutto di valutazioni politiche ed economiche dei singoli Paesi, poiché, secondo quanto riportato da Forbes , il «predominio della Russia nelle esportazioni di petrolio, gas e materie prime ha collegato il destino dei produttori e delle imprese occidentali con quello delle imprese russe e dei loro proprietari, ovvero gli oligarchi». Atlantic Council stima che oligarchi e funzionari nascondano circa 1 trilione di dollari (tanti quanti ne possiede l’intera popolazione russa) nei paradisi fiscali, per cui scovare le loro proprietà non è facile. Nella Ue, ad oggi, sono stati congelati asset per 29 miliardi.
Sanzioni anche per il mondo dello sport e della cultura. Fuori atleti e squadre dalle gare olimpiche, di tennis, dal mondiale di calcio, dalla Coppa del mondo di sci e mondiali juniores di nuoto. Si terranno fuori dalla Russia la finale di Champions League e il circuito del gran premio di Formula 1. Fuori dall’Eurovision 2022, e Warner Bros, Disney e Sony hanno sospeso l’uscita dei film nelle sale russe.
Tirando le somme: le sanzioni nel loro complesso stanno isolando Mosca e provocando qualche danno alla sua economia, ma ampiamente compensato dall’export di idrocarburi di cui Italia e Germania hanno drammaticamente bisogno. La partita cruciale alla fine può giocarla l’Unione europea decidendo se ci fa più paura la barbarie e la fine dello stato di diritto, o un periodo di forte austerità. Nella risposta la soluzione.
(da il Corriere della Sera)
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