Luglio 26th, 2022 Riccardo Fucile
I SOLDI SONO ARRIVATI DA DUE “FONDI” ESTERI, BASATI A DUBAI E DELLA STESSA PROPRIETÀ… IL RUOLO DI “NEGMA”, MOLTO ATTRATTO DALLE SOCIETÀ DELLA SANTANCHÉ, E I CONTI IN ROSSO DELLA SOCIETÀ DELLA SENATRICE DI “FRATELLI D’ITALIA”
Otto milioni e mezzo di euro in aumenti di capitale entrati nella società dei quali non si ha una traccia precisa.
Spunta questo dato nella causa promossa da alcuni piccoli azionisti di Visibilia Editore che hanno citato al tribunale delle imprese di Milano gli amministratori della società di Daniela Santanchè sospettando “gravi irregolarità nella gestione” a loro danno.
Un contenzioso che è diventato una battaglia di trasparenza per la gestione nel quale è finito anche l’ex collegio sindacale presieduto dal noto commercialista milanese Massimo Gabelli.
Proprio mentre la senatrice di Fratelli d’Italia si prepara ad affrontare le elezioni del 25 settembre che potrebbero consacrare il suo partito come prima forza politica del Paese anche nel nord Italia, i giudici milanesi iniziano a prendere le misure di un contenzioso che potrebbe rivelare molte sorprese.
Il collegio presieduto da Amina Simonetti, in attesa che si entri nel vivo di questa causa, ha nominato una ventina di giorni fa come curatore speciale per la società Massimo Fabiani.
Ex magistrato e stimato professore universitario, Fabiani dovrà rappresentare in questo giudizio Visibilia al posto degli amministratori e per farlo dovrà cercare di capire cosa è successo negli ultimi anni nella gestione della società di così grave da costringere i soci al ricorso in tribunale dopo aver inutilmente cercato spiegazioni dagli amministratori e dal collegio sindacale.
Bilanci in rosso
Peraltro gli azionisti hanno dovuto ingoiare nel 2021 l’ennesimo fallimentare bilancio, chiuso con 3,5 milioni di euro di perdite su 4 milioni di ricavi. Un rosso, dovuto molto a inattese svalutazioni degli asset, che ha divorato quasi tutto il patrimonio netto e che ha portato anche la società di revisione Bdo Italia a non certificare il bilancio. Documento nel quale si legge che l’azienda ha accumulato un debito tributario già scaduto per 1,7 milioni di euro, che va a sommarsi a debiti previdenziali per 450 mila euro. I debiti totali, invece, si avvicinano a 7 milioni di euro.
In questa situazione, che non si fatica a definire pesante, si innesta il nodo dei soldi derivanti dai continui aumenti di capitale realizzati negli ultimi anni, anche attraverso la conversione in azioni di obbligazioni che hanno questa facoltà. I soci di minoranza li hanno ricostruiti in una relazione depositata agli atti: a partire dal 2016 sono entrati quasi 8,5 milioni di euro nella società grazie anche a questi bond sottoscritti, con inizio nel 2017, da due misteriosi “fondi” esteri, basati e Dubai e riferibili alla stessa proprietà.
Lo shopping italiano di Negma
Il primo è Bracknor Investment, con cui Visibilia che aveva chiuso un contratto di investimento da 3 milioni di euro poi passato a Negma Group, che ha accresciuto l’impegno fino a 5 milioni. Negma negli ultimi anni è diventato un importante investitore nella borsa italiana, attratto molto dalle società dove la Santanchè aveva un ruolo apicale come Bioera e Ki Group, ad esempio, oltre a Visibilia.
Tutte società che navigano in cattive acque dove il fondo sta operando con lo stesso schema e che si sommano ad altri nomi di piccole aziende, sempre quotate a Milano, quali Prismi, Askoll Eva, Fidia, ed ePrice, di cui un’importante controllata è appena stata dichiarata fallita dai giudici di Milano. Curiosa questa volontà di puntare spesso su aziende che non attraversano un buon momento.
Tornando a Visibilia editore, i soci si chiedono che fine abbiano fatto questi soldi se poi i debiti hanno continuato a salire e anche le tasse non sono state pagate. In un corposo memoriale inviato alla Consob di cui Dossier ha dato notizia in esclusiva qualche giorno fa, questo gruppo di azionisti molto arrabbiati per la gestione sollevano una serie di dubbi. Uno di questi merita particolare attenzione. Si tratta dei prestiti tra le varie società dalla galassia editoriale della senatrice, che comprende anche Visibilia Editore Holding e Visibilia Concessionaria.
La segnalazione alla Consob
“Tutte aziende riconducibili” a Santanchè scrivono i soci alla Consob, che sono a monte della catena di controllo della società quotata. “Dai bilanci depositati” si legge nel memoriale, “non solo risulta che la Visibilia Editore ha finanziato le sue controllanti, ma addirittura che valuta i crediti verso le stesse a rischio di difficile recupero”.
La Santanchè in una lettera a sua firma datata dicembre 2020, che Dossier ha potuto visionare, aveva invece negato che fossero stati erogati finanziamenti a queste due società, che avrebbero poi utilizzato questi soldi per acquistare azioni di nuova emissione, in palese contrasto con il codice civile. Saranno i giudici a dover capire meglio cosa è successo.
“La circostanza che sia la Visibilia Editore che le sue controllanti sono tutte riconducibile alla senatrice Santanchè, persona politicamente esposta, avrebbero dovuto comportare una vigilanza più accorta e stringente dell’ordinario” dicono gli azionisti alla Consob con un chiaro accento polemico.
C’è da dire che nel mercato dov’è quotata la società – Euronext Growth Milan (ex Aim) – per espressa volontà del Parlamento Consob non vigili sui bilanci, come negli altri mercati di Borsa, ma solo sulla regolarità degli scambi. E quindi sarà il giudice civile, e magari la procura, a dover verificare se il comportamento degli amministratori nella gestione del denaro entrato grazie agli aumenti di capitale sia stato gestito in modo oculato.
A proposito della regolarità degli scambi, il secondo grande problema sollevato dai soci, assistiti dall’avvocato Antonio Piantadosi, è quello dell’effetto sul valore dei titoli di Visibilia Editore nella conversione in azioni delle obbligazioni acquistate negli ultimi anni da Negma. Senza entrare in inutili tecnicismi che distoglierebbero dall’attenzione, il risultato di queste conversioni è stato quello di far crollare letteralmente il valore titolo che già soffriva dei risultati negativi dell’attività editoriale.
Di chi sono i soldi?
Un bagno di sangue per chi ha investito negli scorsi anni, dovuto probabilmente al fatto che questi titoli non erano mantenuti nella proprietà di Negma una volta acquisiti, ma erano immessi sul mercato in grandi quantità, anche a prezzi che hanno lasciato dubbiosi i soci. I quali hanno pensato bene di chiedere lumi in passato su questo fondo ottenendo ben poche risposte. Negma, come riportato nelle scorse settimane da Dossier, ha una sede fisica a Dubai. Ma l’ex collegio sindacale aveva indicato come sede le British Virgin Islands (Bvi), paradiso fiscale offshore caraibico molto opaco. Un rilievo che sempre Dossier ha potuto riscontrare in autonomia e carte alla mano.
Anche Dossier ha fatto qualche approfondimento a proposito. Tempo fa, come già scritto, avevamo rivelato che la sede italiana di Negma in realtà non esiste. Quantomeno nell’indirizzo indicato nel sito internet, cui corrisponde una sede di un coworking dove da più di un anno la società non sarebbe presente. Negma, che presenta essa stessa come un “fondo” che investe a livello internazionale e così è spesso rilanciata dalla stampa, in realtà non sarebbe nemmeno un fondo d’investimento in senso proprio del termine.
E non è un dettaglio da poco. Negli elenchi della Financial service commission delle Isole Vergini Britanniche, l’ente che controlla e autorizza i fondi, non c’è traccia di Negma e nemmeno di Bracknor, l’altro “fondo” che l’ha preceduto e che risulta riferibile sempre alla stessa persona.
Anche in Italia Negma non ha ottenuto nessuna autorizzazione da Banca d’Italia, nemmeno come intermediario finanziario. Eppure, sostengono i soci, quando ha sottoscritto le obbligazioni Visibilia Editore ha preteso il pagamento di una commissione del 5%, come se fosse un intermediario. A che titolo sarebbero dovuti questi soldi se non può agire da intermediario?
Negma è davvero un fondo?
Se quindi non è un fondo (e la questione è ancora aperta perchè potrebbe essere registrato altrove nel mondo, ma al momento non è possibile verificarlo) allora è una semplice società. La differenza non è da poco: anche nelle Isole Vergini Britanniche i fondi sono soggetti a una vigilanza sull’origine del denaro che vi confluisce in gestione. Si può sapere a chi appartiene. Questo è molto difficile da capire per le società, le “limited company” come sarebbe in realtà Negma, che proprio in questi paradisi trovano ampia protezione da occhi indiscreti come hanno dimostrato i tanti scandali del passato come i Panama Papers e i Pandora Papers.
Dossier ha individuato una banca italiana, piuttosto importante e quotata in Borsa, dove è acceso un conto corrente di Visibilia Editore che riceve il denaro da Negma quando quest’ultima acquista le obbligazioni. Denaro in arrivo dall’estero che deve essere sottoposto ad “adeguata verifica” come impongono gli standard normativi internazionali “anti riciclaggio” cui l’Italia si è adeguata con leggi ad hoc. Nel caso vi siano dubbi le banche italiane devono inviare una specifica segnalazione all’Unità di informazione finanziaria (Uif) della Banca d’Italia.
Abbiamo chiesto dunque alla banca stessa se la filiera dei controlli riguardo le persone politicamente esposte (quale è Daniela Santanchè) fosse stata rispettata. Ci è stato risposto che l’informazione non può essere rilasciata, vista l’esistenza di una privacy molto rigorosa.
(da Milanotoday)
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Luglio 26th, 2022 Riccardo Fucile
AVREBBE RICEVUTO SOLDI DEGLI IMPRENDITORI ROMANI PER LA CAMPAGNA ELETTORALE, IN CAMBIO AVREBBE AGEVOLATO “AFFARI PROIBITI” SUL LITORALE DI LATINA: LE INTERCETTAZIONI
Affari proibiti garantiti agli imprenditori romani in cambio di finanziamenti per la
campagna elettorale che ha portato al Parlamento europeo Nicola Procaccini.
Dalla maxi inchiesta della Procura di Latina sull’amministrazione comunale terracinese, che conta 59 indagati, spunta anche il sospetto che alcune pressioni per favorire chi voleva investire nella città pontina non siano state fatte solo per ottenere voti in quello che era un feudo di Fratelli d’Italia.
Un particolare che si aggiunge alle accuse di concessioni demaniali assegnate in maniera illecita, appalti facili e sanatorie impossibili in cambio di sostegno elettorale, qualche pranzo, una giornata al mare o un pieno di benzina.
La settimana scorsa, al culmine di lunga indagine su Terracina, le guardie costiere e i carabinieri hanno eseguito tredici misure cautelari, messo ai domiciliari la stessa sindaca Roberta Tintari e portato alle dimissioni in massa dei consiglieri che sostenevano la giunta di FdI.
A Procaccini, esponente di Fratelli d’Italia e da anni uno degli uomini più vicini a Giorgia Meloni, ritenuto dagli inquirenti il regista di un sistema di illeciti, è stato notificato un avviso di garanzia. Ora il dubbio su possibili finanziamenti opachi, concessi o solo promessi, per la campagna elettorale delle europee.
Tra gli immobili a cui sono stati messi i sigilli c’è il camping “Romantico”, secondo gli inquirenti realizzato abusivamente, occupando il demanio marittimo.
Per gli investigatori quel complesso immobiliare era particolarmente a cuore proprio all’eurodeputato Procaccini. Sul camping hanno investito degli imprenditori di Roma, che si sarebbero scontrati con Marcello Masci, imprenditore terracinese, di fatto a capo di una coop di bagnini e capogruppo in consiglio comunale di Cambiamo.
Intercettando alcune telefonate tra l’ormai ex presidente del consiglio comunale Gianni Percoco, messo ai domiciliari, e Procaccini, le guardie costiere hanno riscontrato il tentativo dell’esponente di Fratelli d’Italia di far trovare un’intesa ai soci del campeggio con Masci.
Il 25 ottobre 2019, grazie a uno spyware inoculato nel telefono di Percoco, è stata poi ascoltata una conversazione tra quest’ultimo e la sindaca. Percoco riferisce alla Tintari dello scontro in atto tra i nuovi proprietari del campeggio e Masci e parla di un pranzo a cui andò insieme a Procaccini, specificando che gli imprenditori romani avrebbero contribuito alla campagna elettorale dell’attuale eurodeputato: “Siamo andati a pranzo insieme, amm’ chiamat’ Nicola e stavano là per il finanziamento a Nicola per le europee, ci abbiamo mangiato insieme”. Ancora: “Poi Nicola ha fatto la riunione con loro e ma ditt’ Gianni fai da mediazione per incontrarli e cercare di trovare…”.
(da La Repubblica)
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Luglio 26th, 2022 Riccardo Fucile
NEL SUO PARTITO PADRONALE CONTA IL LEADER E LE USCITE DI DISSIDENTI NON HANNO EFFETTO… PENSA CHE IL CALO DI CONSENSI SUBITO DA FORZA ITALIA SIA DIPESO DAL SUO FORZATO ALLONTANAMENTO DALLA SCENA POLITICA E CHE LA GENTE NON ASPETTI CHE RIVEDERE ‘BERLUSCONI PRESIDENTE’
L’uscita di altre due deputate – l’ex-atleta paralimpica Giusy Versace e Annalisa Baroni – oltre all’assessore regionale alla Casa della giunta lombarda Alessandro Mattinzoli, dopo l’addio dei tre ministri di Forza Italia, aggrava la crisi di identità del partito, un problema che, come s’ è visto, né Berlusconi né le persone a lui vicine intendono riconoscere e affrontare.
Le due deputate e l’assessore pongono infatti la questione della svolta che ha portato il Cavaliere, nel giro di mezza giornata, a schierarsi con Salvini nel dare il benservito a Draghi, rinunciando al tradizionale ruolo di moderazione avuto da Forza Italia nel centrodestra.
Dei tre, soprattutto Versace ha reagito anche al modo in cui sono stati trattati i ministri, dal «riposino in pace» di Berlusconi all’accenno alla statura di Brunetta della sua compagna, Marta Fascina. In un partito normale e non “personale”, come ormai sono quasi tutte le forze politiche, tolto forse il Pd, i punti sollevati da Versace, Baroni e Mattinzoli sarebbero degni di discussione.
Tra l’altro i tre sono esponenti, non certo di secondo piano (un assessore regionale oggi vale anche più di due deputate) del partito lombardo pazientemente costruito da Gelmini, quando ne era coordinatrice, prima di essere sostituita da Ronzulli, nella convinzione, appunto che i consensi, specialmente al Nord, dove Forza Italia da tempo ha seri problemi, vadano cercati con un’organizzazione ramificata nel territorio, e non solo con il carisma del leader.
Peraltro, nel caso del Cavaliere, piuttosto ammaccato di salute. Ma questo genere di ragionamenti, si sa, non sono mai piaciuti a Berlusconi. Contrario da sempre alla «democrazia interna», refrattario a qualsiasi contestazione che venga dal basso e sicuro che solo un’emanazione diretta dall’alto della sua volontà possa mantenere l’indispensabile rapporto diretto tra il leader e la sua gente.
(da la Stampa)
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Luglio 26th, 2022 Riccardo Fucile
UNO DEI TRE , LEGHISTA SOSPESO DAL PARTITO, IERI IN UN POST INNEGGIAVA A PUTIN (ALTRI TRE SOGGETTI DA AVANSPETTACOLO)
Andranno a processo per violazione della legge Mancino, i consiglieri comunali di
Cogoleto che il 27 gennaio del 2021, nel giorno della Memoria, votarono alcune delibere di seduta facendo il saluto fascista. Le immagini delle bracia tese di Valeria Amadei, Francesco Biamonti e Mauro Siri, tutti e tre espressione della minoranza di centrodestra, fecero il giro del Paese.
Dopo l’ondata di indignazione e la condanna di istituzioni, partiti, associazioni di tutta Italia, il Tribunale di Genova li ha chiamati davanti al giudice con udienza programmata per l’ottobre del prossimo anno.
Tutti e tre esponenti della principale forza di opposizione in Comune a Cogoleto, in un primo tempo Amadei, Siri e Biamonti ( che nel frattempo è stato sospeso dalla Lega, il partito per cui si era candidato alle ultime Regionali, e ancora ieri è stato segnalato per la pubblicazione di un post inneggiante a Putin) avevano negato il saluto romano ( « siete fasciofobici », era stato uno dei tentativi di respingere le accuse), nonostante avesse causato l’interruzione del Consiglio, e fosse stato immediatamente condannato dall’intera assemblea e notato e denunciato anche dai cittadini collegati alla diretta Facebook della discussione (seduta serale che si era aperta, come da ricorrenza, con la
Solo in un secondo tempo avevano provato a minimizzare, definendo la provocazione a braccio teso « una semplice bravata, una goliardia».
Alla fine delle indagini preliminari, per il pubblico ministero di Genova Francesco Cardona Albini quello dei tre consiglieri comunali è stato invece un « disegno criminoso ». In quanto «da consiglieri di minoranza compivano manifestazioni usuali ai gruppi aventi tra i propri scopi – si legge nel testo del decreto di citazione a giudizio – l’incitamento alla discriminazione, o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi » .
(da agenzie)
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Luglio 26th, 2022 Riccardo Fucile
TESTA A TESTA TRA FDI E PD, MENTRE LEGA E FORZA ITALIA SONO IN CADUTA LIBERA (META’ DEI LORO ELETTORI NON VOLEVANO CHE FACESSERO CADERE IL GOVERNO DRAGHI)
La crisi ha un prezzo e il prezzo lo pagano coloro che vengono additati come gli autori della crisi. Questa è la percezione a caldo degli elettori dopo cinque giorni dalla caduta del Governo.
Oggi in politica tutto è ciò che appare, e per adesso si addossano solo le colpe non ancora le proposte. Più che una crisi politica appare più come una crisi di sistema. Questo è quanto emerge dall’ultimo report di EuromediaResearch.
Un elettore su tre (27,5%) ha già dichiarato di voler riprendere in considerazione il voto al partito rispetto alle elezioni europee del 2019, tuttavia vedendo gli esiti dei sondaggi degli ultimi anni questo lo sapevamo già.
Il 61,8% degli intervistati non si dichiara contento della fine dell’esperienza del governo Draghi, e tra di loro troviamo il 63,2% degli elettori di Forza Italia e il 51,1% di quelli della Lega.
E’ scontato dire che gli unici appagati siano in maggioranza gli elettori di Fratelli d’Italia e del Movimento Cinque Stelle.
L’immagine rimane scolpita nella memoria, e il desiderio di far ascoltare la propria voce emerge dalla gente in maniera chiara: il 64,6% dei cittadini intervistati dice – a caldo – che terrà conto, nel bene e nel male, di quanto avvenuto nella propria scelta di voto il 25 settembre e tra questi si conferma ben il 60,3% di coloro che si dichiara ancora indeciso se andare a votare e per “chi” votare. E oggi a sessanta giorni dal fatidico richiamo alle urne è necessario comprendere dove sono attribuiti i meriti e le colpe.
Conte (65%), Salvini (58,5%), Grillo (53,5%), Berlusconi (52,9%), Di Maio (46,9%) vengono indicati come i maggiori portatori di “colpe” in questa crisi. Le motivazioni e il grado di responsabilità sono diverse e ognuna con una sua ragione alla base. Enrico Letta si divide tra l’avere avuto delle colpe e non aver avuto nessun ruolo. La sua posizione al Governo è stata garantista e riconoscibile dal suo elettorato. La presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, invece, è palese che ha riscosso il suo successo nell’operazione essendo semplicemente testimone di quanto stava accadendo a suo beneficio e che andava incontro al suo desiderio di sempre: andare al voto il prima possibile.
Oggi è prematuro definire i perimetri ufficiali delle alleanze politiche ancora in fase di costruzione, ad eccezione dei principali partiti del centrodestra. Tuttavia, i segnali di quanto è avvenuto si leggono chiari nelle intenzioni di voto registrate “a caldo” nel post crisi di governo. Fratelli d’Italia incassa con successo un +1,5% nel giro di una settimana, mentre i suoi alleati pagano il prezzo del momento con un -0,9% per Forza Italia e un -0,6% per la Lega.
Sull’altro fronte il Partito democratico, guidato dal segretario Enrico Letta, guadagna un punto percentuale (22,8%), Azione di Carlo Calenda lo 0,6% (5,1%), e Italia Viva di Matteo Renzi lo 0,5% (3,1%).
La memoria è la capacità di ritrovare e custodire le informazioni e le esperienze del passato e nelle scelte di voto in più occasioni gli elettori hanno dimostrato di far pre-valere altre spinte. Memoria da pesciolino rosso? Siamo a sessanta giorni dalle elezioni politiche, così vicine, con una pausa estiva nel mezzo.
I toni della campagna elettorale iniziano a farsi sentire in tutta la loro pienezza e creatività. Sono impegni generalmente basati su previsioni rosee per il futuro, ma in realtà oggi la situazione presenta delle previsioni basate su scenari molto complicati e difficili da risolvere. Quanta memoria ci sarà per richiedere di mantenere le promesse?
Alessandra Ghisleri
(da “la Stampa”)
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Luglio 26th, 2022 Riccardo Fucile
FEDRIGA E GIORGETTI, INCAPACI DI CONTRASTARE SALVINI ED EVITARE LA CADUTA DEL GOVERNO DRAGHI, ORA FRIGNANO … SONO I LAMENTOSI DEL GIORNO DOPO, “GOVERNISTI” A CHIACCHIERE: LA LEGA E’ L’ULTIMO PARTITO BOLSCEVICO E IL DISSENSO NON E’ UN LUSSO PER CHI HA PALLE DI STRACCHINO
«Su alcuni temi di interesse generale per il Paese si possono trovare anche
convergenze tra destra e sinistra». Massimiliano Fedriga sembra voler portare avanti il metodo di lavoro intrapreso dal governo Draghi. Con o senza di lui. Nel segno del pragmatismo e della ragion di Stato.
Nei giorni scorsi, il governatore del Friuli Venezia Giulia ha mantenuto la bocca cucita sulla scelta intrapresa dal Carroccio in Aula, non ha però lesinato parole di apprezzamento a Draghi: “ha condotto un ottimo percorso in mezzo a molte difficoltà con una maggioranza estremamente eterogenea”. La stessa che, secondo il governatore, andrebbe rilanciata per far fronte alle emergenze .
All’anelito del governatore, si è sommato, ieri, anche il rammarico di Giancarlo Giorgetti. Che, ancora con l’amaro in bocca, ha risposto senza esitazioni alle domande dei giovani giurati del Giffoni Film Festival: «io sono uno di quelli che ha condiviso la decisione di Draghi di dimettersi». «Non ho capito il perché di un rito in Parlamento che ha dato un’immagine del Parlamento, a mio giudizio, molto negativa».
Poi sono quelli che non hanno le palle per mandare Salvini ai giardinetti.
(da agenzie)
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Luglio 26th, 2022 Riccardo Fucile
GRAMELLINI SPERNACCHIA IL “CAPITONE” CHE SOFFRE LA CONCORRENZA DELLA MELONI E RIPROPONE I SOLITI SLOGAN, TRA INVASIONE DEGLI IMMIGRATI E DITTATURA DEL GENDER
L’Agenda Salvini è già uno spasso. Al primo comizio elettorale, tenuto nell’incolpevole Domodossola, l’animatore della Lega ha preso di petto i veri problemi del Paese, denunciando l’infame abitudine di alcune scuole italiane di chiamare gli studenti per cognome. «Non ci sono Elena, Giorgio, Riccardo, Antonella, Matteo, Maria Grazia… (La lista completa dei nomi è disponibile solo per gli abbonati al servizio «I grandi elenchi di Salvini», ndr ). Eh no!
“Si fa l’appello per cognome, per non discriminare, perché magari a sette anni c’è qualche bambino che si sente fluido. Questo non è futuro, è follia assoluta!». In effetti questo non è futuro, ma il passato di tutti noi, che degli anni della scuola ricordiamo almeno quello: gli appelli venivano fatti per cognome, sui quaderni il cognome andava scritto davanti al nome e alle elementari ci si chiamava per cognome anche tra compagni.
Io ero «Grame» e ricordo con affetto Annese, sempre il primo a essere interpellato dalla maestra, così come l’invidia che per il motivo opposto ci provocava un certo Voglino.
Eravamo dei fluidi inconsapevoli, e prima di noi lo era stata l’intera classe del libro «Cuore», tranne l’io narrante Enrico. Qualcuno si ricorda il nome di Franti? E quelli di Garrone e Coretti? (per l’elenco completo, vedi nota precedente).
La verità è che «Cuore» era un manifesto transgender e De Amicis un dannato radical chic, ma nessuno prima di Salvini aveva ancora avuto il coraggio di dirlo.
Massimo Gramellini
(da il “Corriere della Sera”)
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Luglio 26th, 2022 Riccardo Fucile
IL POS E’ OBBLIGATORIO, MA CONTINUANO A FARE IL CAZZO CHE VOGLIONO
C’è un filmato, condiviso dalla stessa protagonista, diventato virale nelle ultime ore.
Si tratta del video in cui la ginnasta italiana Carlotta Ferlito racconta di una discussione avuta a bordo di un taxi con l’autista. L’atleta dell’Esercito, classe 1995, ha spiegato di avere pochi soldi contanti e di aver chiesto al proprietario della vettura – che svolge un servizio pubblico a pagamento – la disponibilità di pagare con la sua carta di credito. Lui le ha detto di no e da lì è nato un alterco che, poi, è stato raccontato dalla stessa ginnasta sul suo seguitissimo profilo TikTok.
Questa è la fonte originale di quel video, ovvero TikTok. Come si può notare, il contenuto è recente ma non recentissimo. Il filmato, infatti, è stato realizzato e condiviso lo scorso 24 maggio. Due mesi fa.
E lì Carlotta Ferlito ha raccontato di quella giornata in cui si è recata in una stazione di taxi ed è salita a bordo del primo che si è liberato.
Poi la ginnasta spiega cosa è accaduto subito dopo la sua richiesta – molto prima di arrivare alla sua meta – di pagare con la carta di credito non avendo abbastanza contanti: “Ho solo dieci euro e spero che bastino. Lui dice che sarebbero bastati e io commento dicendo che nel 2022 è impensabile non poter pagare con carta”.
E da lì inizia una discussione tra i due, con la ginnasta che decide di scendere dal taxi e di memorizzare la targa (oltre a fare fotografie) per denunciare l’accaduto alle autorità competenti: “Gli dico che non sapeva fare il suo lavoro e che avrei segnalato l’auto. Scendo, faccio le foto alla targa”.
Carlotta Ferlito e il tassista proseguono nella loro lite dialettica, con l’uomo che la invita a cancellare le foto. Poi il colpo di scena: “Ha cominciato a dirmi che mi avrebbe denunciata perché non potevo fotografare la targa. Dico che avrei comunque segnalato perché avevo memorizzato l’auto. Cambia tono e mi dice di risalire. Io, sempre molto tranquilla, gli dico ‘ho scritto scema in fronte’?”.
Alla fine, dunque, la vicenda si è conclusa con la ginnasta che racconta di aver preso un altro mezzo. Non sappiamo se poi la stessa Ferlito abbia denunciato il tassista per questa vicenda, ma le date sono importanti.
Ovviamente nulla cambia per quel che riguarda l’obbligo di pos a bordo di un taxi (la norma fu approvata dal governo Monti, ma senza sanzioni e confermata nel 2019 quando si è aperto il capitolo multe per chi non permette pagamenti elettronici, ancor prima della nuova stretta – generalizzata – entrata in vigore alla fine del giugno 2022).
(da agenzie)
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Luglio 26th, 2022 Riccardo Fucile
“LA DESTRA LIBERALE HA ABDICATO AL SOVRANISMO”
Dopo l’addio di Mariastella Gelmini e di Renato Brunetta le voci su altri abbandoni autorevoli in Forza Italia erano state cancellate da Licia Ronzulli.
La pasionaria del Cavaliere, accusata di aver detto «prenditi uno Xanax» alla ministra degli affari regionali, aveva smentito il possibile saluto di Mara Carfagna. Che invece arriva oggi, insieme a un J’Accuse a Berlusconi e al centrodestra.
Anche se ufficialmente nell’intervista rilasciata a Repubblica dice «tirerò le somme a breve», per la ministra del Sud del governo Draghi «la riflessione che sto facendo parte da due dati di fatto: gli applausi di Putin alla crisi e le centinaia di messaggi di sindaci e imprenditori che da giorni mi dicono “ma siete impazziti?”».
E ancora: «Ora mi chiedo: ha un senso proseguire una battaglia interna? O bisogna prendere atto di una scelta di irresponsabilità e instabilità, fatta isolando chi era contrario, e decidere cosa fare di conseguenza?».
Il lungo addio
Il lungo addio di Carfagna a Forza Italia passa per le «cose pratiche, concrete, che bisognava mettere in sicurezza prima del voto del marzo prossimo e rivendicare come successi un minuto dopo. Era questo l’esame di maturità che FI avrebbe dovuto chiedere a Lega e FdI: dimostriamo agli italiani, all’Europa e all’Occidente che siamo un fronte responsabile, serio, capace di rispettare i patti fino in fondo. Si è fatto il contrario. Ciò che conta ora è ripristinare l’affidabilità italiana, messa gravemente a repentaglio dalla crisi e da chi l’ha provocata».
Per la ministra «Meloni ha tutto il diritto di proporre la sua premiership: se l’è guadagnata, guida un partito che ha ampiamente sorpassato la Lega e ha il triplo di voti di FI. A Draghi si è sempre opposta, per molti versi è la più coerente. Ma la sua idea dell’Italia non è la mia. Io penso che l’Italia non debba somigliare all’Ungheria di Orbán, ma alla Germania di Merkel».
E ancora: «Penso che Steve Bannon sia un cattivo maestro. Penso che l’integrazione politica ed economica europea siano un’ancora di salvezza, non un pericolo per il nostro Paese». E secondo la ministra «la mancata fiducia a Draghi indica la rinuncia a ogni autonomia della componente liberale dalla destra sovranista.
Fino al 19 luglio FI non avrebbe avuto alcun dubbio sulla linea in caso di problemi del governo: favorire la conclusione ordinata della legislatura, mettere in sicurezza famiglie e imprese, sostenere il premier più rispettato d’Europa per poi poterne rivendicare i successi in campagna elettorale. Dal 20 luglio il Rubicone è stato varcato. È stata fatta una scelta di totale discontinuità con la nostra storia e con le nostre relazioni europee e occidentali».
L’approdo da Calenda?
Infine, nel colloquio con Francesco Bei arriva una risposta a Carlo Calenda, che si era augurato il suo approdo nel fronte repubblicano: «Credo che l’esperienza del governo di salvezza nazionale, una esperienza davvero patriottica fondata su una visione concreta dei problemi e degli impegni internazionali dell’Italia, meriti un secondo tempo. Ci serve più europeismo e più credibilità verso ogni nostro alleato. È necessario affrontare le grandi questioni dello sviluppo, delle tasse, del lavoro, per risolverle e non per fare propaganda. Il mio “fronte” è questo, questa sarà la mia battaglia del futuro».
(da Open)
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