Luglio 29th, 2022 Riccardo Fucile
FUORTES POTREBBE ESSERE SOSTITUITO DA GIAMPAOLO ROSSI, UN FEDELISSIMO DELLA MELONI, COME ANCHE ANGELO MELLONE… IN QUOTA FDI IL DIRETTORE DI RAINEWS24 PAOLO PETRECCA E GENNARO SANGIULIANO PER CUI POTREBBE ESSERCI UN SEGGIO BLINDATO
Il 25 settembre l’Italia andrà al voto. Il centrodestra (più destra che centro) sembra avere
la vittoria in tasca: e in Rai che succederà? Ufficialmente nulla. Ai piani alti si ostenta tranquillità, si lavora giorno per giorno senza pensare alle scadenze.
Fuortes ha ottimi rapporti con Gianni Letta, voluto da Mario Draghi, apprezzato dal centrosinistra. “Resterà al suo posto”, la frase più di circostanza che di sostanza. La verità è che di fronte a una vittoria schiacciante del centrodestra a settembre ci sarebbe già una road map: un nuovo amministratore delegato da nominare tra novembre e dicembre.
E qui si apre un mondo, con la necessità di risposte a domande fondamentali: chi siederà a Palazzo Chigi e chi gestirà la partita Rai? Una vittoria a valanga e una presenza di Giorgia Meloni a Palazzo Chigi annullerebbero ogni speranza di permanenza di Fuortes a Viale Mazzini. I rapporti non sarebbero ostili, i quotidiani accennarono addirittura a una telefonata della leader di Fratelli d’Italia per esprimere tutta la sua stima per l’amico Pierluigi Diaco.
Nell’ultimo giro di nomine l’ad ha concesso qualcosa in più all’opposizione ma non si tratta di un suo uomo di fiducia. Con Meloni a Chigi le porte si spalancherebbero per Giampaolo Rossi. Lui come nuovo amministratore delegato. L’ex consigliere Rai ha piglio decisionista e conosce l’azienda. Aveva fatto sentire tutto il suo peso durante la direzione di Fabrizio Salini, incidendo su nomine e programmi, suscitando parecchia agitazione sul fronte Lega e Forza Italia.
La sua pagina Facebook in questi giorni è molto osservata, non sfuggono la pioggia di post a dir poco critici sulla gestione della pandemia. “Ideologo no vax di Giorgia Meloni che imbarazza Fratelli d’Italia”, il titolo di un articolo dell’Espresso di qualche mese fa. Non dimenticando gli attacchi a Sergio Mattarella paragonato a Dracula e assimilato a un golpista.
Già nel 2018 vicino alla poltrona di presidente della Rai, poi finita a Foa. Il suo telefono in questi giorni è rovente, tutti chiedono incontri (anche a sinistra). Un riscatto dopo lo stop dello scorso anno, fatto fuori in extremis dallo stesso centrodestra dal cda Rai, senza concedere uno spazio nel consiglio d’amministrazione all’unica opposizione.
Una manovra di Letta zio che ottenne quella poltrona, con la complicità della Lega, per Simona Agnes. Rossi è già in campo come l’uomo forte di Fratelli d’Italia, una figura considerata necessaria per gestire il peso del partito a Viale Mazzini. Dove Meloni non ha molti esponenti capaci di guidare il carrozzone Rai, senza farsi travolgere dal “sistema” interno e dalle polemiche.
Rossi stravede per Angelo Mellone, vicedirettore dell’Intrattenimento DayTime, dirigente interno di lungo corso considerato vicino a Fdi, meno per Alessandro Giuli e per Paolo Corsini, vicedirettore agli Approfondimenti.
In quota Fratelli d’Italia il direttore di RaiNews24 Paolo Petrecca, in grande ascesa Gennaro Sangiuliano. Prima leghista, ora supermeloniano. “E’ il suo Emilio Fede”, il commento velenoso dalle parti di Saxa Rubra.
Prima era apparso alla convention del partito a Milano, negli ultimi giorni travolto dalle polemiche dopo le parole pronunciate da La Russa da Lucia Annunziata.
Per “Genny”, come lo chiamano in molti, due strade sicure. Un passaggio in politica, c’è chi parla di un seggio blindato e chi accenna al suo nome per la Presidenza della Regione Lazio, o una superpoltrona di peso a Viale Mazzini. Puntando altissimo: nuovo Amministratore Delegato della Rai o nuovo direttore del Tg1, posto però occupato dalla trasversale e di non facile rimozione Monica Maggioni. Lei, assicurano, resterà in piedi anche questa volta.
Una vittoria più risicata e un premier differente porterebbero di certo a una guida meno “estremista”, magari con una partita gestita con più peso dal più abile Gianni Letta. Quello che aveva fatto fuori Rossi. E qui cambierebbero gli equilibri, meno schiacciati a destra, anche nei nomi. Da Paolo Del Brocco (che riciccia fuori a ogni cambio di governo) a Marcello Ciannamea, aumenterebbero le speranze di permanenza di Fuortes, magari con uno slittamento nei tempi. Uno scenario, al momento, poco quotato.
Chi guida la macchina, sceglie la strada. Qui con una sottolineatura non irrilevante: a Fratelli d’Italia e all’intero centrodestra non piacerebbero le direzioni di genere. Da poco operative, ma c’è chi sogna già un ritorno al passato alle reti, con una spartizione più semplice.
E i direttori di genere? Se c’è chi fissa l’arrivo di un nuovo ad tra novembre e dicembre, c’è anche chi accenna a marzo (post Sanremo) come data per le nuove nomine dei direttori.
Antonio Di Bella, che in questi giorni si è fatto trovare pronto sul fronte palinsesti, è sicuramente amato dal centrosinistra ma ben visto anche a destra, oltre agli ottimi rapporti con il Quirinale. Apprezzato in maniera trasversale, forse non abbastanza per ottenere una riconferma alla guida degli Approfondimenti (dove il centrodestra vorrebbe un suo uomo di fiducia) ma certamente in corsa per il ruolo di Presidente dell’azienda. Una figura di garanzia, ipotesi già circolata più volte in passato e mai realizzatasi.
Simona Sala al daytime è considerata in quota Pd e stimata da Di Maio, soprattutto invisa a Matteo Salvini. Proprio al DayTime potrebbe arrivare l’attuale vicedirettore Mellone. Maria Pia Ammirati ha dalla sua una trasversalità di rapporti e i buoni risultati ottenuti ma Rai Fiction è un boccone troppo importante su cui già molti hanno messi gli occhi.
Il renziano Mario Orfeo, abile manovratore dalle mille vite, reduce dallo scontro con Fuortes, cerca di tessere tele per arrivare a Giorgia Meloni per restare alla guida del Tg3, in quota opposizione.
E Stefano Coletta? Interno, amato a sinistra, ben visto al centro. Nel suo percorso titoli che non hanno funzionato ma anche i successi delle sue scelte nel daytime (il ritorno della Clerici, l’arrivo di Serena Bortone, Matano in solitaria) e di alcuni prime time (Arena Suzuki, The Voice Senior, Summer Hits) oltre a Sanremo ed Eurovision. Proverà a giocarsi le sue carte ma anche la sua poltrona è finita nel mirino da tempo.
Dirigenti considerati di centrodestra sono pronti a riaffacciarsi alle poltrone di peso, anche in questo caso con uno sguardo alla data della pensione: Angelo Teodoli, Teresa De Santis e Roberto Nepote, oltre al già citato Ciannamea. I se, i ma, i però regnano. Chi entra, chi esce. Chi sale e chi scende. Prima bisognerà capire chi comanda. Ne vedremo delle belle, si fa per dire.
(da Dagoreport)
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Luglio 29th, 2022 Riccardo Fucile
MONITORATI ANCHE I CONTATTI TRA PROCACCINI E I TITOLARI DI UN CAMPING SEQUESTRATO
«Di quelle mazzette mi parlò un mio cliente abituale. Mi disse che voleva dire tutto a Gianfranco Sciscione ». Un imprenditore ittico di Terracina ha confermato alle guardie costiere di aver raccolto confidenze su delle bustarelle dirette all’eurodeputato Nicola Procaccini, di FdI, uno degli uomini più vicini a Giorgia Meloni, e all’ex vicesindaco di Terracina, Pierpaolo Marcuzzi, anche lui di Fratelli d’Italia.
Alla domanda su chi fosse quel cliente abituale che voleva vuotare il sacco l’imprenditore ha però affermato di non ricordarne il nome, rendendo così pressoché impossibile accertare se siano state versate tangenti per la campagna elettorale. Un muro di omertà quello contro cui si sono scontrati gli inquirenti.
Il caso è spuntato nell’inchiesta “Feronia”, culminata sei mesi fa con l’arresto di Marcuzzi, che si preparava a una candidatura alle regionali. Il 22 luglio 2020 Gianfranco Sciscione, ex presidente del consiglio comunale di Terracina, venne interrogato dalle guardie costiere e riferì delle indiscrezioni raccolte su una presunta bustarella destinata all’attuale eurodeputato di FdI, ora indagato nella maxi inchiesta “Free Beach” con le accuse di turbativa d’asta e induzione indebita a dare o promettere utilità, e su una diretta all’ex vicesindaco, arrestato nuovamente la settimana scorsa ma già rimesso in libertà dal gip.
Dopo che il rappresentante di un comitato civico consegnò agli investigatori la registrazione di una telefonata tra lui e Sciscione, in cui l’allora presidente del consiglio comunale gli riferiva di indiscrezioni raccolte sulle mazzette, le guardie costiere interrogarono lo stesso Sciscione, che confermò. Sostenne di essere stato avvicinato dal titolare di una pescheria, il quale gli avrebbe detto che una persona voleva parlargli di quelle bustarelle, di cui però non aveva prove avendo consegnato denaro contante, non tracciabile.
Disse che, a detta dell’imprenditore ittico, si trattava di «una busta contenente 50mila euro al signor Marcuzzi e un’altra busta contenente 40mila euro che invece aveva consegnato ad una persona ben vestita che avrebbe dovuto farla recapitare al signor Nicola Procaccini». Gli investigatori hanno quindi interrogato anche l’imprenditore ittico, che ha confermato tutto, assicurando che le confidenze gli erano state fatte da un cliente abituale, di cui però non ricordava il nome.
Per quanto riguarda invece i due imprenditori romani alla guida del camping ” Romantico”, sequestrato perché ritenuto completamente abusivo e per i quali molto si era speso Procaccini, come emerso da diverse intercettazioni, gli investigatori hanno ipotizzato che quegli imprenditori finanziassero in parte la campagna elettorale dell’esponente di Fratelli d’Italia. L’ex presidente del consiglio comunale Gianni Percoco, messo ai domiciliari, è stato intercettato mentre diceva: «Siamo andati a pranzo insieme, amm chiamat Nicola e stavano là per il finanziamento a Nicola per le europee, ci abbiamo mangiato insieme» .
Emerge ora che gli investigatori hanno monitorato anche i contatti tra Procaccini e uno degli imprenditori del camping: 11 telefonate in sei mesi.
(da La Repubblica)
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Luglio 29th, 2022 Riccardo Fucile
SONO INTERCETTAZIONI PREVENTIVE SUL TELEFONO DI CAPUANO DA PARTE DEI NOSTRI SERVIZI (AISI), EFFETTUATE DOPO LA SECONDA VISITA DEL CONSULENTE DI SALVINI ALL’AMBASCIATA RUSSA… GLI 007 VOLEVANO CAPIRE SE DIETRO IL SUO ATTIVISMO CI FOSSERO RISCHI PER LA SICUREZZA NAZIONALE
I rapporti tra Matteo Salvini e uomini dell’ambasciata russa in Italia continuano ad
agitare la politica. A giugno la notizia degli incontri segreti del leghista e del suo consigliere diplomatico Antonio Capuano con l’ambasciatore Sergey Razov (raccontate da Domani) e quella sull’acquisto dei biglietti aerei per l’asserito “viaggio di pace” a Mosca del Capitano (un esclusiva della Verità) avevano creato imbarazzo al partito e polemiche.
Ieri un nuovo retroscena della Stampa ha aggiunto dettagli interessanti alla liaison tra il Carroccio e gli emissari di Vladimir Putin. Che riguardano alcuni colloqui avvenuti lo scorso fine maggio tra Capuano e Oleg Kostyukov, il capo dell’ufficio politico dell’ambasciata già finito sulle cronache per aver anticipato i soldi dei voli, poi restituiti dalla Lega.
Secondo il quotidiano torinese – che cita e virgoletta le parole di un presunto documento informale dell’intelligence – durante uno di questi colloqui il funzionario russo domanderebbe a Capuano se i ministri della Lega sarebbero «intenzionati a rassegnare le dimissioni dal governo Draghi». Un quesito che farebbe «trasparire il possibile interesse russo a destabilizzare gli equilibri del governo italiano con questa operazione».
Draghi, atlantista e convinto assertore dall’aiuto militare all’Ucraina sempre contrastato dalla Lega (e dai Cinque Stelle), è caduto poco più di un mese dopo il colloquio riportato dal giornale.
Per tutta la giornata il centrosinistra ha chiesto a Salvini di spiegare se la scelta di non dare la fiducia a Draghi sia stata o meno condizionata dalle pressioni dei russi. Salvini e i suoi uomini hanno reagito parlando di una «panzana».
Salvini ha pure anticipato una smentita istituzionale all’articolo, arrivata in effetti da Franco Gabrielli pochi minuti dopo. Il sottosegretario con delega ai servizi segreti ha detto che «l’attribuzione all’intelligence nazionale di asserite interlocuzioni tra Capuano e rappresentanti dell’ambasciata russa per far cadere il governo Draghi sono prive di ogni fondamento».
La Stampa ha confermato lo scoop e l’esistenza di documenti, seppur definendoli «una sintesi informale dell’intelligence sulla vicenda, comunicata ai competenti livelli istituzionali». Ossia, allo stesso Gabrielli, che però dice che le informazioni non sono attribuibili al comparto che sovrintende.
Dunque, chi mente? Esistono o meno carte delle nostre agenzie di sicurezza che riportano frasi in cui Kostyukov (figlio del comandante del Gru, i servizi militari russi) in cui si fanno domande o pressioni sul consigliere di Salvini per fare cadere un esecutivo non gradito?
Domani ha sentito fonti interne al comparto, funzionari russi e autorevoli esponenti governativi vicino al dossier, e può aggiungere qualche tassello. Testimonianze che evidenziano soprattutto come all’origine dell’episodio ci sia stata un’operazione di spionaggio dei nostri servizi, che hanno effettuato – scopre adesso Domani – intercettazioni preventive sul telefono di Capuano.
Il contenuto di alcune conversazione captate tra il russo e l’avvocato di Frattaminore sono poi finite – forse a causa di qualche fonte interna ai servizi o alla catena di funzionari al Dis e a palazzo Chigi che conoscevano i fatti – prima alla Verità (che aveva già dato l’identica notizia di ieri il 10 giugno) e poi alla Stampa (che ieri l’ha rilanciata con eco assai maggiore).
Una fuga di notizie che in queste ore sta preoccupando le nostre agenzie di sicurezza, in primis l’Aisi di Mario Parente e poi il Dis di Elisabetta Belloni: quasi mai intercettazioni preventive effettuate dai servizi a cittadini italiani o stranieri sono arrivate in tempo reale – seppur secondo Gabrielli in maniera imprecisa e non mediata dall’intelligence – sui media.
Partiamo dalla sera primo marzo 2022. L’invasione di Mosca dell’Ucraina è iniziata da pochi giorni, e Salvini e Capuano varcano il portone dell’ambasciata russa a Roma. Forse non sanno che villa Abamelek sul Gianicolo è uno dei palazzi più sorvegliati d’Italia. Non solo dalla polizia per normali questioni di sicurezza, ma anche dal nostro controspionaggio dell’Aisi e dai servizi segreti americani.
Capuano è pure segnalato dall’antiriciclaggio, ed è noto da tempo per avere eccellenti rapporti con l’ambasciatori mediorientali. Dopo la sua seconda visita in ambasciata, seguendo la prassi (che prevederebbe una richiesta alla procura generale in caso di captazione) la nostra intelligence decide di intercettare il telefono del legale campano. I nostri 007 vogliono capire chi sono i suoi interlocutori, e se dietro l’attivismo del neo consigliere diplomatico di Salvini ci siano rischi per la sicurezza nazionale.
A fine maggio il telefono di Capuano diventa caldissimo. Lui e Salvini hanno infatti deciso, d’accordo con Razov, di partire per la Russia e incontrare pezzi grossi del Cremlino, compreso il ministro degli esteri Lavrov. I nostri agenti ascoltano tutto, compreso il pasticcio dell’acquisto dei biglietti: la Lega non riesce a comprarli per via delle sanzioni, così il capo dell’ufficio politico Kostyukov si offre di comprali di tasca sua, anticipando la somma in rubli. Il viaggio, poi, salta quando l’ipotesi di una visita a Mosca di Salvini finisce sui giornali.
A giugno il caso riesplode prima su Domani, che svela cene e incontri tra Razov e Salvini, e poi sulla Verità che pubblica la vicenda dei biglietti aerei, conosciuta a pochissimi uomini della cerchia del leader leghista. Salvini si domanda chi possa averla spifferata al giornale amico, e comincia a sospettare di qualche talpa all’interno dei nostri apparati di sicurezza. «È in quel momento che abbiamo capito che Capuano probabilmente era stato intercettato», spiegano alcuni fedelissimi del leghista.
Il 10 giugno la Verità pubblica un articolo sugli affari di Capuano. Anche stavolta, le informazioni sembrano provenire da fonti che hanno ascoltato direttamente i colloqui. Nelle righe finali, viene riporta esattamente la notizia pubblicata ieri dalla Stampa. Senza citare fonti né documenti di intelligence, La Verità scrive: «Nella serata del 28 maggio…i russi (parlando con Capuano, ndr) da parte loro si sarebbero mostrati interessati a sapere se i ministri della Lega fossero intenzionati a rassegnare le dimissioni del governo». Un testo identico a quello del documento ufficioso citato dal foglio torinese.
Fonti diplomatiche russe negano a Domani che ci sia mai stata da parte di Mosca alcuna operazione di sabotaggio dell’odiato Draghi, e che in quei giorni «sui giornali italiani era un susseguirsi di dichiarazioni della Lega contro il governo sulla questione del ddl Concorrenza e dei balneari». Insomma, pure se Kostyukov avesse fatto la domanda a Capuano sui ministri, non si trattava per i russi di una pressione sulla Lega per far cadere il governo, ma di una semplice curiosità politica, suppur certamente interessata. Abbiamo provato a chiamare il funzionario per sapere se avesse fatto quella domanda e a qual fine, ma senza successo.
CHI È CAUSA DEL SUO MAL
La vecchia notizia dalla Verità torna in prima pagina sulla Stampa, e assume un sapore assai più rilevante: non solo perché intanto il governo è davvero caduto anche per mano della Lega, ma perché viene citato un documento dell’intelligence che conterrebbe virgolettati precisi di quei colloqui.
Nel pezzo non parla mai di intercettazioni da parte del controspionaggio, ma diversi testimoni spiegano a Domani che il contenuto delle telefonate tra Capuano e Kostyukov verrebbe proprio dalle “preventive” ordinate mesi prima dall’Aisi.
Ma perché Gabrielli scrive dunque una nota così netta? Perché vuole proteggere l’intelligence tenendola fuori dalla tenzone elettorale.
E perché, conoscendo bene il contenuto delle telefonate (come ovvio che sia, essendo autorità delegata), in assenza di trascrizioni e documenti ufficiali delle stesse vuole buttare acqua sul fuoco delle polemiche politiche. Perché nelle interlocuzioni registrate della coppia non ci sarebbero indicazioni di operazioni, come scrive Gabrielli, «per far cadere il governo Draghi».
Le interlocuzioni tra russi, Salvini e Capuano ci sono state eccome, e la nuova vicenda pone senza dubbio ulteriori interrogativi sulla natura dei reali rapporti tra Salvini e la Russia, e sul perché il leghista si sia affidato a uno come Capuano.
Quante intercettazioni inedite di Capuano hanno ancora in mano i nostri servizi e/o altri soggetti di apparati stranieri? E chi e perché – anche se a spizzichi e bocconi – ha fatto uscire materiale segreto così dirompente?
È quello che si chiede oggi Salvini, che sa bene che lui stesso potrebbe essere stato registrato nel caso avesse chiamato il telefono del consulente.
Il problema politico è triplice. Perché il segretario di un partito che si appresta a governare, invece di fare mea culpa per le sue frequentazioni pericolose, denuncia complotti.
Ma la verità che da Gianluca Savoini, protagonista dello scandalo Metropol, all’avvocato Capuano è lui e la sua corte la causa primaria delle sue sventure.
(da Domani)
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Luglio 29th, 2022 Riccardo Fucile
NELL’INTERVISTA AL CORRIERE SPIEGA LE RAGIONI: “E’ IL SOLO PARTITO CHE VEDE IN DRAGHI IL PRESIDENTE IDEALE”… “HA UNA PROPOSTA EUROPEISTA, LIBERALE E FEDELE AL PATTO EUROPEO”
Dopo aver abbandonato Forza Italia insieme ai colleghi ministri Renato Brunetta e Mariastella Gelmini, Mara Carfagna ha deciso quale sarà il nuovo partito con il quale candidarsi: la titolare del dicastero per il Sud e la Coesione territoriale si unirà ad Azione, il partito di Carlo Calenda.
Lo ha annunciato lei stessa in un’intervista al Corriere della Sera, motivando la sua decisione: “Mi candido con Azione perché ha una proposta europeista, liberale, garantista, fedele al patto europeo e occidentale, capace di dire la verità agli elettori, di prendere impegni seri e poi di rispettarli fino in fondo, e quindi in sintonia con tutto ciò in cui credo da sempre”.
Il tutto nel solco della fedeltà mostrata a Mario Draghi: “Azione è il solo partito a dire apertamente che Draghi sarebbe ancora il premier ideale. Se questo non dovesse accadere, il nostro compito è continuare ad applicare il metodo di lavoro sperimentato fino al 20 luglio: pragmatismo, serietà, capacità di decidere”. Su Instagram Calenda ha fatto gli onori di casa: “Benvenuta Mara, ottimo Ministro per il mezzogiorno e persona seria e coraggiosa. Entrerà nella segreteria di Azione e ci aiuterà a costruire un grande partito liberale, riformista e popolare per dar voce all’Italia seria”.
Su eventuali acredini col suo ormai ex partito glissa: “Non voglio entrare nel merito delle vicende del partito, anche per una questione di stile”, mentre si augura che altri – come ha già fatto Mariastella Gelmini – facciano il suo stesso passaggio: “Potremmo fare una bellissima battaglia di coerenza e responsabilità insieme ai tanti amministratori sul territorio che hanno fatto questa scelta”.
In Forza Italia gli addii illustri sono stati accolti con freddezza. Ieri sera Silvio Berlusconi parlando a Zona Bianca ha detto degli esuli: “Hanno fatto un grave errore per il loro futuro e la loro carriera che non ci sarà. Hanno tradito i loro elettori”.
(da agenzie)
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Luglio 29th, 2022 Riccardo Fucile
IN CIRENAICA LA RUSSIA CONTROLLA I FLUSSI DI MIGRANTI CON I MERCENARI DELLA WAGNER… UNA PRECISA STRATEGIA COORDINATA PER INFLUENZARE LE ELEZIONI
Barconi carichi di migranti che partono dalla Libia e vengono spediti in Italia con
tempismo sospetto, mentre si consuma la crisi di governo e nel nostro Paese inizia a tirare aria di cambiamento verso destra.
La Cirenaica diventa un “cannone puntato sulla campagna elettorale”, riferisce a Repubblica una fonte dei nostri apparati di sicurezza, e aggiunge: “L’immigrazione è forse l’arma più potente per chi ha interesse a destabilizzare e, dunque, a interferire sul voto di settembre”. Chi ci sarebbe dietro? Secondo i dati del dipartimento della Pubblica Sicurezza gli sbarchi sono aumentati vertiginosamente, e le imbarcazioni provengono principalmente dalle zone di Derna e Tobruk, la fascia costiera sotto il controllo delle milizie del generale Haftar supportate dai mercenari russi del Gruppo Wagner.
La sensazione è quella di un vero e proprio rubinetto aperto, vista l’influenza del Cremlino in quelle aree, per favorire la campagna elettorale di quei partiti che fanno leva sulla paura degli stranieri per raccattare consensi.
Non a caso tra i primissimi temi messi in campo da Matteo Salvini sulle sue pagine social immediatamente dopo lo scioglimento delle Camere e l’annuncio di nuove elezioni c’era proprio l’immigrazione e la retorica dei porti chiusi.
“A fare rotta verso le coste siciliane – scrivono Giuliano Foschini e Fabio Tonacci su Repubblica – non è soltanto la disperazione di chi fugge da conflitti, fame e persecuzioni, ma anche la volontà politica di chi, attraverso quei barconi, intende mettere sotto pressione l’Italia e l’Europa”.
Una ricostruzione che entra nel solco dello scoop fatto ieri da Jacopo Iacoboni su La Stampa, secondo il quale ci sarebbero stati contatti tra uno dei principali funzionari dell’ambasciata russa a Roma – Oleg Kostyukov – e Antonio Capuano, organizzatore del viaggio (mai fatto) di Salvini a Mosca.
“Il diplomatico – si legge – facendo trasparire il possibile interesse russo a destabilizzare gli equilibri del Governo italiano con questa operazione, avrebbe chiesto se i ministri della Lega fossero intenzionati a rassegnare le dimissioni dal Governo”.
(da agenzie)
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Luglio 29th, 2022 Riccardo Fucile
SULLE RETI MEDIASET SILVIO RILANCIA LE PROMESSE DI ANNI FA
Continua la campagna elettorale di Silvio Berlusconi a colpi di “mille euro”. Ad aggiudicarseli, nei discorsi dell’ex Cav, questa volta sono “tutte le nostre mamme e tutte le nostre nonne”. “Vogliamo dare serenità a tutte quelle persone che non hanno potuto versare i contributi – ha detto in un’intervista televisiva a Zona Bianca su Rete4 – ma che hanno lavorato più di tutti, senza sosta in casa il pomeriggio, la sera, qualche volta la notte, di sabato, di domenica, durante le ferie. A loro garantiremo mille euro al mese per tredici mensilità, abbiamo già fatto i nostri conti su come trovare i fondi”.
Lo stesso tetto era stato fissato dal leader di Forza Italia nelle promesse di aumento delle pensioni minime, in un discorso che ancora una volta guarda al passato del Paese e non al futuro, fatto di giovani che ad oggi acquisiscono sempre più consapevolezza del fatto che a una pensione non arriveranno mai.
Ma non c’è soltanto la cuccagna degli assegni a tre zeri per tutti nelle promesse di Berlusconi: l’ultimissima novità, della quale ha parlato ieri sera, è il “dentista gratuito anche per impianti costosi”.
Un provvedimento aperto a tutti? Ma certo che no. “Per gli anziani che non hanno possibilità di averlo”, c’era bisogno di chiederlo?
Ma l’ex Cav si sente anche giovanile, e infatti ha annunciato di voler fare campagna “anche sui social network” e “con delle presenze due volte alla settimana su Internet” con “dichiarazioni sui social non superiori a 3 minuti, quindi molto concentrate”.
“Farò intervista sui quotidiani – ha aggiunto – spero ogni giorno, e sarò in radio”. Nella convinzione di poter portare il suo partito “almeno al 20%”. Nell’ultima supermedia Agi-YouTrend gli Azzurri sono a quota 7,8%. In bocca al lupo.
(da agenzie)
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Luglio 29th, 2022 Riccardo Fucile
UN FOGLIO DI BLOCK NOTES SCRITTO A PENNA E SIGLATO DAI LEDER DEL CENTRODESTRA DURANTE LA RIUNIONE FIUME PER DIVIDERSI LE POLTRONE
Al netto di qualsiasi dichiarazione fatta da qualsiasi politico, la ripartizione delle
“poltrone” è una parte integrante del mestiere: così anche nella coalizione di centrodestra, che a parole dice di mettere al centro degli incontri tra i leader i temi da discutere in campagna elettorale, si parla di collegi e bilanciamento del peso politico di ogni partito all’interno dell’alleanza.
Un “pizzino” pubblicato in anteprima dal Foglio, scritto peraltro a penna e siglato da Giorgia Meloni, dal ministro dello Sviluppo economico in quota Lega Giancarlo Giorgetti e dal coordinatore nazionale di Forza Italia Antonio Tajani mostra quanti seggi andranno e a chi. Sono 98 per FdI, 70 alla Lega, 42 a Forza Italia, compreso l’Udc, e 11 a Noi con l’Italia più Coraggio Italia.
“Io come al solito ho messo in campo la mia generosità – ha detto ieri sera Silvio Berlusconi in un’intervista a Zona Bianca – e quindi ho ridotto di qualche numero” i collegi “spettanti a noi, che vengono dati a noi sulla base dei sondaggi attuali, mentre io come le dicevo spero in questa campagna elettorale di portare Forza Italia dall’11%, intorno al quale è adesso, almeno al 20%”.
La richiesta iniziale degli Azzurri era una tripartizione perfetta dei collegi, che però non avrebbe rappresentato la disparità in termini di consenso elettorale emersa da tutti i sondaggi pubblicati fino ad oggi. Il vertice della coalizione di centrodestra di ieri ha messo la parola fine a un’altra telenovela che rischiava di trascinarsi a lungo, quella sulla leadership: è stato stabilito che chi prenderà più voti alle elezioni indicherà il candidato premier.
Questo ad oggi, domani non si sa
(da agenzie)
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Luglio 29th, 2022 Riccardo Fucile
NELL’APRILE 2022, CAPUANO SI SAREBBE CONFRONTATO CON IL CAPO DELLA SEZIONE POLITICA DELL’AMBASCIATA CINESE IN ITALIA, ZHANG YANYU… I CINESI INSOMMA VENGONO A SAPERE DELLA POSSIBILE MISSIONE RUSSA DI SALVINI PRIMA DI DRAGHI – CAPUANO CHIESE DI ORGANIZZARE UN INCONTRO A PECHINO CON IL MINISTRO DEGLI ESTERI CINESE, WANG YI
Le rivelazioni, pubblicate da La Stampa ieri, sulla sequenza e alcuni dei contenuti riservati dei contatti avvenuti a maggio scorso tra un emissario di Matteo Salvini e i russi dell’ambasciata a Roma, hanno innescato una polemica politica assai aspra, specialmente su uno degli elementi di fatto che abbiamo raccontato, e non sono stati smentiti nel merito da nessuno dei diretti interessati: la domanda, rivolta dai russi al consulente di Salvini, se i ministri leghisti fossero orientati a dimettersi.
Siamo a fine maggio, la caduta di Draghi non è minimamente all’ordine del giorno di nessuna agenda e nessun osservatore, eppure i russi s’ informano e domandano sul punto. Oggi La Stampa è in grado di rivelare diversi altri dettagli interessanti.
Antonio Capuano, colui che viene indicato come «consulente per i rapporti internazionali del leader della Lega», nei contatti avuti la sera del 27 maggio con l’ambasciata russa non viene solo informato del piano d’incontri fissato dai russi per Salvini a Mosca (un pranzo con Serghey Lavrov e un incontro con Dmitry Medvedev), entrambi per il 31 maggio, ma chiede qualcosa di più.
Stando a quanto risulta a La Stampa, il consulente tenta il colpo grosso, e ci va vicino, o almeno gli viene fatto balenare: «In aggiunta, Capuano auspicherebbe anche un possibile incontro di Salvini con il presidente Putin, sempre nella giornata del 31 maggio».
Il leader della Lega ha minimizzato l’entità del suo rapporto con l’ex deputato campano di Forza Italia, oggi cittadino comune sprovvisto delle tutele parlamentari, sostenendo che non si tratta neanche di un leghista. Ma che non agisse di testa sua è testimoniato da diverse circostanze convergenti, compresa la sua presenza all’incontro in Vaticano con Pietro Parolin, il 27 maggio. E fu anche abbastanza candidamente dichiarato da Capuano stesso quando – emersa la vicenda dei biglietti aerei (nello scorso giugno) – spiegò alcune cose in alcune interviste.
Uno, disse che «i russi hanno capito che Salvini voleva spendersi davvero. E lo hanno invitato a fare altri passi». Due, che l’interlocutore era «l’ambasciatore. Il segretario ha spiegato il suo progetto in quattro punti. Dall’altra parte è arrivata un’apertura di credito» (il piano comprendeva quattro tappe: trovare un luogo per intavolare le trattative di pace; dare compiti di garanzia a tre Paesi, Italia, Francia e Germania; il cessate il fuoco; il viaggio di una altissima personalità nelle zone interessate).
Non è chiaro se l’altissima personalità nella quale speravano potesse essere addirittura il Papa, come sembra dal contenuto dei colloqui nell’incontro con Parolin.
Di fronte a chi lo ha sospettato di possibili millanterie, Capuano rispose «la verità è che io sono apprezzato dalle ambasciate di mezzo mondo e questo a qualcuno dà fastidio». Un’affermazione che, per quanto spettacolare, sembra trovare qualche indizio fattuale. Perché usava il plurale? A La Stampa risulta per esempio che l’emissario di Salvini non si sarebbe limitato ai contatti con i russi, avrebbe cercato di fare da sponda in qualche modo, almeno in una occasione, anche con i cinesi.
Un mese prima degli eventi di maggio raccontati ieri, cioè nell’aprile 2022, Capuano si sarebbe confrontato con il capo della sezione politica dell’ambasciata cinese in Italia, Zhang Yanyu, proprio «per riferirgli di una missione programmata dal leader della Lega a Mosca dal 3 al 7 maggio, finalizzata a incontrare Istituzioni, Ministro degli esteri e Presidente russi».
I cinesi insomma vengono a sapere della possibile missione russa (inizialmente prevista a inizio, non a fine maggio) di un membro decisivo della maggioranza Draghi, quando ancora lo stesso premier italiano non ne è informato.
Russia e Cina, separatamente, sanno, Italia no. Capuano si muove «chiedendo al diplomatico cinese la possibilità di organizzare, prima di rientrare dalla Russia, un incontro a Pechino con il Ministro degli esteri cinese, Wang Yi».
Il consulente spiega ai cinesi che l’intento di Salvini è promuovere la pace, e si mostra anche a conoscenza di presunte dinamiche interne del governo italiano, quando dice che «anche il governo italiano avrebbe poi sostenuto» questa «posizione».
Una serie singolare di movimenti, insomma, spendono anche il nome del governo italiano con Stati che non appartengono al nostro sistema tradizionale di alleanze europee e atlantiche. E che probabilmente sono lieti di aprire porte e orecchie a questi abboccamenti.
Capuano è così interessato anche a una sorta di coinvolgimento dei cinesi, da proporre di superare eventuali restrizioni dovute alla pandemia organizzando l’incontro da remoto, nella sede dell’ambasciata cinese.ù
Non siamo a conoscenza se la cosa abbia avuto un seguito, non è citata alcuna reazione cinese, ma un movimentismo del consulente a tutto campo è attestato. Quando il viaggio a Mosca infine tramonta, il leader leghista avrebbe riferito a Capuano stesso delle critiche ricevute da molti dei leghisti, e degli «attacchi ricevuti da parte dei leader politici bipartisan, compresa Giorgia Meloni». Negli angoli della vicenda ricompare una spaccatura Salvini-Meloni, e coincide con una campagna elettorale in cui non sarà facile far combaciare tutti i tasselli del puzzle.
(da La Stampa)
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Luglio 29th, 2022 Riccardo Fucile
NON C’È SOLO IL CASO SALVINI: MERCOLEDÌ SCORSO SILVIO BERLUSCONI HA PARLATO AL TELEFONO CON L’AMBASCIATORE RUSSO IN ITALIA, SERGEI RAZOV. POI SI È FATTO SFUGGIRE CON I SUOI IL CONTENUTO DEL COLLOQUIO: “MI HA SPIEGATO CHE L’INVASIONE ERA NECESSARIA, L’UCRAINA VOLEVA INVADERE LA RUSSIA” (TESI A CUI SOLO UN COGLIONE POTREBBE CREDERE)
“Ho parlato con l’ambasciatore Razov, mi ha spiegato che la Russia…”. Mercoledì scorso.
Sono le ore folli che precedono la crisi di governo. Silvio Berlusconi alza il telefono, prima di eclissarsi a metà giornata e non rispondere al cellulare per almeno un’ora. Chiama un paio dei suoi ministri. Contatta alcuni parlamentari azzurri. Si confida con diversi big accorsi a Villa Grande, dove si sta consumando la cacciata di Mario Draghi.
A tutti, il Cavaliere consegna alcune critiche sui presunti errori in politica estera del premier che sta per silurare. E a un certo punto si lascia sfuggire una vera e propria rivelazione: “Ho parlato con l’ambasciatore russo in Italia Razov. Mi ha spiegato le loro ragioni, cosa ha fatto Zelensky”. Di più: “Mi ha raccontato che è stata l’Ucraina a provocare ventimila vittime nelle zone contese. E che l’invasione era necessaria perché il rischio era che l’Ucraina attaccasse la Russia”.
Al di là dell’enormità della tesi, che stravolge tutti i recenti eventi della crisi ucraina, il Cavaliere rende noto qualcosa che noto non era: il leader di uno dei partiti di maggioranza che non voterà la fiducia al presidente del Consiglio – lui, sì, attestato su una linea atlantica – è entrato in contatto con il terminale diplomatico di Mosca in Italia. Con chi cioè, ai massimi livelli, brinderà all’affossamento dell’ex banchiere.
E d’altra parte, non è un mistero che Silvio Berlusconi sia sensibile alle ragioni di Mosca. Il suo rapporto con Putin è antico, consolidato, cementato in passato dalla sintonia su numerosi dossier. Nulla o quasi è cambiato dopo l’attacco di Mosca all’Ucraina. Al 24 febbraio sono seguiti giorni di silenzio.
Poi è arrivata una prima, moderata presa di posizione contro l’aggressione. Infine il Cavaliere è tornato a sposare le tesi dello Zar. Secondo diverse fonti, la virata è nata dopo un primo contatto con i russi. E si è concretizzata il 20 maggio scorso.
A Napoli per un evento di Forza Italia, l’ex premier critica la Nato e rilancia: “L’Europa deve fare una proposta di pace cercando di far accogliere agli ucraini le domande di Putin. Inviare armi significa essere cobelligeranti”. In quelle settimane pressioni della diplomazia americana giungono fino a Gianni Letta, per comprendere la linea del Cavaliere. Ma dura poco. Berlusconi non si spende per Kiev. Fino alla telefonata con Razov, rivelata dallo stesso leader.
L’ambasciata russa in Italia è anche il canale con cui Salvini tiene i contatti con Mosca. Il teatro di incontri con Razov subito dopo l’avvio della guerra. Secondo alcune indiscrezioni, il leghista avrebbe ripreso a frequentare la sede diplomatica nelle ultime settimane. Tre o quattro volte tra fine giugno e fine luglio, ospite di Razov o del suo vice.
Lo staff di Salvini, pur rivendicando i colloqui del passato, sostiene però che “gli ultimi contatti del segretario con l’ambasciata risalgono a maggio”. Repubblica ha chiesto un commento anche all’ambasciata russa, senza ottenere risposta. Fonti di intelligence escludono, invece, che ci possa essere stato un controllo del lavoro di parlamentari o leader politici, oggi come nei mesi scorsi.
Diverso è il discorso dal punto di vista russo: come dimostra il caso Biot, l’ambasciata lavora da tempo come centrale del controspionaggio. Per influire, in qualche modo, sulle vicende politiche interne.
Di certo, il dialogo tra Berlusconi, Salvini e la diplomazia russa imbarazza Giorgia Meloni. Già nel mirino della stampa internazionale, deve provare a distinguersi dagli alleati. E rassicurare l’attuale amministrazione Usa, che ha memoria dei suoi passati rapporti con Donald Trump. “Saremo garanti senza ambiguità della collocazione italiana – promette – e dell’assoluto sostegno all’eroica battaglia del popolo ucraino”.
Sono tutte novità che si aggiungono a quanto pubblicato ieri dalla Stampa sui contatti avuti il 27 e 28 maggio dal consigliere di Salvini per i rapporti internazionali, Antonio Capuano, con Oleg Kostyukov, un funzionario dell’ambasciata russa, nel periodo in cui Carroccio e 5S si opponevano all’invio di armi a Kiev.
Il funzionario avrebbe chiesto se i ministri leghisti fossero intenzionati a dimettersi. Il leader del Carroccio ha replicato parlando di “fake news”. Il sottosegretario con delega ai Servizi Franco Gabrielli ha negato un ruolo dell’intelligence italiana nella vicenda. Enrico Letta e Luigi Di Maio denunciano però queste “rivelazioni inquietanti”. E anche Fratelli d’Italia attacca: “Le questioni di carattere internazionale vanno chiarite e approfondite”.
(da agenzie)
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