Luglio 26th, 2022 Riccardo Fucile
POI LA MELONI SI LAMENTA DELLE CRITICHE SU SUOI RAPPORTI CON AMBIENTI NEONAZISTI? LO HA CANDIDATO IN FDI NEL 2018
Sfilano insieme in corteo nei quartieri ad alta densità di immigrati dove lui dice
“siamo bianchi e cristiani e questa è la nostra identità” e lei rilancia “sono scesi cinque rom a dire ai cittadini guardate che controlliamo cosa fate”.
Brindano e scherzano all’esterno di un locale e si tengono a braccetto. “Grazie Roberto”, dice Giorgia.
Eccoli, Giorgia Meloni e il “barone nero” Roberto Jonghi Lavarini, il neonazista candidato nel 2018 da FdI, già condannato a due anni di reclusione per apologia di fascismo aggravata dall’odio razziale e ritenuto il capo della “lobby nera” sulla quale, dall’ottobre scorso, indaga la Procura di Milano.
Nelle immagini – siamo nel 2017-2018 – la leader di FdI e Jonghi Lavarini. Insieme a loro, si riconoscono Carlo Fidanza – anche lui indagato come Jonghi nell’inchiesta “lobby nera” – e Ignazio La Russa.
(da La Repubblica)
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Luglio 26th, 2022 Riccardo Fucile
ITALIA VIVA E’ RIMASTA CON IL CERINO IN MANO, RIPUDIATA DA CALENDA E DAL PD, E “PER IL MOMENTO” DOVRA’ AFFRONTARE LE ELEZIONI IN AUTONOMIA… SOLO UN MESE FA AVEVA CHIESTO A LETTA 4-5 POSTI PROTETTI IN LISTA NEL PROPORZIONALE, DESTINATI AI PRETORIANI (BOSCHI, BONIFAZI, BELLANOVA). MA LA SPERANZA È DURATA POCO
Italia viva correrà da solo alle elezioni? “Al momento assolutamente sì”, è stata la risposta del leader di Iv Matteo Renzi, intervistato dal Tg5. Perché cambi la decisione, ha spiegato, serve “che qualcuno accetti le nostre idee: se non le accettano, noi abbiamo coraggio, libertà e fantasia per andare da soli. Quando abbiamo mandato a casa Conte e portato Draghi, tutti dicevano che era impossibile. Lo abbiamo fatto. Lo rifaremo”.
L’incontro con il leader di Azione Carlo Calenda è andato “bene, come sempre. Un incontro tra amici, ma l’amicizia non è sufficiente, bisogna vedere se condividiamo le idee”.
È sempre più isolato, Matteo Renzi. Da una parte ha Letta, non intenzionato ad accoglierlo nella grande coalizione che ha in mente per affrontare il voto del 25 settembre, e dall’altra c’è il 3% imposto dal Rosatellum per conquistare seggi in Parlamento. Una percentuale ad ora molto lontana, secondo quello che dicono i sondaggisti. Da qui il timore di restare a spasso.
Da tempo il leader di Italia Viva tenta un riavvicinamento al Pd. Solo un mese fa aveva chiesto a Letta 4-5 posti protetti in lista nel proporzionale, destinati ai pretoriani (Boschi, Bonifazi, Bellanova). Ma la speranza è durata poco, il Pd non ha voluto imbarcarsi l’amico-nemico e l’ex sindaco di Firenze ha dovuto ricalibrare piani e strategie tanto che ora si ragiona su una lista autonoma Iv, coalizzata con il Pd, che difficilmente arriverebbe al 3%; in questo caso il partito si schianterebbe ma Renzi punta a chiudere un accordo su un collegio uninominale per sé, accuratamente scelto in Toscana, e in gioco ce ne sarebbe anche un altro per la fedelissima Bonetti.
(da Il Fatto Quotidiano)
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Luglio 26th, 2022 Riccardo Fucile
TAVERNA, FICO, BONAFEDE E POCHI ALTRI I MIRACOLATI, MA GLI ALTRI STARANNO ZITTI E BUONI? … NESSUNO HA CAPITO SE CI SARANNO LE PARLAMENTARIE OPPURE CONTE SCEGLIERÀ I SUOI FEDELISSIMI SENZA CONSULTAZIONI
Beppe Grillo come Willy Wonka. In ballo, però, non c’è la fabbrica di cioccolato, ma
un posto in Parlamento. Il fondatore del Movimento 5 stelle potrebbe regalare a pochissimi eletti la possibilità di restare alla Camera o al Senato nonostante i due mandati già fatti.
Ai cinque fortunati che avessero trovato un biglietto d’oro nella tavoletta di cioccolato, il signor Wonka avrebbe dato la possibilità di visitare la propria fabbrica, ricevendo una scorta di dolci da bastare per tutta la vita. La micro-deroga di Grillo consisterebbe in quattro o cinque «strappi» al monolite del secondo mandato, che non più tardi di 72 ore fa fungeva da guida come la «luce nelle tenebre».
Troppo difficile compilare le liste, organizzare le parlamentarie e fare una campagna elettorale lampo con degli sconosciuti. Forse una manciata di fortunati derogati potrebbe tornare utile.
L’idea viene dagli uomini più vicini a Grillo: il garante, racconta l’Adnkronos, sarebbe propenso ma non ancora del tutto convinto. I nomi che girano sono quelli di Paola Taverna, vicepresidente del Senato; di Roberto Fico, presidente della Camera; dell’ex Guardasigilli Alfonso Bonafede, che vanta nel curriculum la legge «spazza corrotti», uno dei risultati che il Movimento rivendica con maggior orgoglio.
Nel frattempo Grillo ha deciso di mandare in soffitta il cosiddetto «principio di rotazione», che in sostanza prevede lo stop alla candidatura in Parlamento se si sono già ultimati due mandati alla Camera e al Senato, ma via libera alla corsa per un seggio al Parlamento europeo o in Regione. A Grillo questo escamotage non piace più: due mandati e basta, ovunque li si abbia portati a termine.
Di nomi e candidature si parla in tutti i partiti, M5S compreso. Ieri Rocco Casalino, che potrebbe correre per il Senato, ha voluto precisare in merito alla sua candidatura che «nulla è stato ancora deciso, motivo per cui ogni ricostruzione che circola in queste ore è da intendersi come priva di fondamento e quindi totalmente inventata». Di contro, c’è chi ha capito che nel Movimento tira aria di tempesta e guarda altrove.
Max Bugani, assessore all’Innovazione al Comune di Bologna e storico volto del Movimento, è dato in uscita, direzione Pier Luigi Bersani: «Se lascio il M5S per aderire ad Articolo 1? Comunicheremo tutto nei prossimi giorni».
In questo caos, i parlamentari uscenti attendono una parola da Giuseppe Conte, che ieri non si è visto negli uffici di Campo Marzio. «Ci saranno le Parlamentarie?», si domandano in molti. Il nuovo statuto contiano all’articolo 7, lettera A, le prevede, ma i tempi sono stretti
Le regole dicono che per prendere parte alla selezione dal basso gli aspiranti deputati e senatori debbano presentare certificato penale, certificato dei carichi pendenti e il 335 cpp, ma solo se a conoscenza di indagini o procedimenti penali a carico. Difficile assolvere a tutta la burocrazia e mettere in piedi le parlamentarie in poche settimane, in pieno agosto.
(da la Stampa)
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Luglio 26th, 2022 Riccardo Fucile
“ASPETTO UN CHIARIMENTO SULLA MIA CANDIDATURA A PRESIDENTE, ALTRIMENTI MI RITERRO’ LIBERA”
Al di là delle rassicurazioni di facciata, lo scontro all’interno del centrodestra è aperto. E non si consuma solo a livello nazionale, ma vede un secondo atto anche in Lombardia, attorno alla leadership della Regione.
Il ruolo è diverso, ma la sostanza non cambia: bisogna mettersi d’accordo su un candidato comune, ma di quale partito? Gli sfidanti, almeno, sono chiari: l’uscente presidente Attilio Fontana, fedelissimo di Matteo Salvini e la sua vice e assessora al Welfare, Letizia Moratti, storica presenza di Forza Italia e giunta alla Regione per rimettere a posto i cocci lasciati dalla precedente gestione Gallera.
L’ex sindaca di Milano ha smentito di avere alcuna aspirazione nazionale, ipotesi rilanciata qualche giorno fa anche dal Corriere della Sera, ma ha dichiarato di ambire ufficialmente alla poltrona più importante della Regione.
È lei stessa a ribadirlo, ospite a L’aria che tira di questa mattina 26 luglio: «Io sono concentrata sulla mia Regione. Ho dato la mia disponibilità in maniera convinta al centrodestra e la riconfermo. Ovviamente mi aspetto un chiarimento col centrodestra. Credo sia doveroso e urgente», ha detto Moratti su La7, rispondendo anche al presidente Attilio Fontana che l’aveva invitata a specificare quale fosse il campo in cui voleva candidarsi. «Bisogna cercare di capire un po’ di cose, in primis dove eventualmente intende candidarsi: ho letto nel centrodestra, nel centrosinistra, è intervenuto anche Letta per smentire una candidatura nel centro», aveva detto in mattinata Fontana al margine del Consiglio regionale.
«Aspetto un chiarimento dopodiché mi riterrò libera e indipendente di fare le mie scelte, come sono sempre stata», ha puntualizzato Moratti, strizzando l’occhio ad altre possibilità. «Non vedo steccati ideologici: io credo nei programmi, nell’ascolto e nel confronto, questa è sempre stata la mia bussola, la stella polare e sarà sempre così. Non si tratta di schieramenti ma di dare risposte. Credo che a un amministratore locale la gente chiede di essere bene amministrata e che si risolvano i problemi», ha spiegato. «Cerco di valutare prima i programmi e rispetto a quelli scelgo e determino le mie scelte e azioni. Il centrodestra è sempre stato europeista e atlantista e in questo mi ritrovo», ma «in questo momento si sono rotti gli schemi. Si stanno sfaldando e ricostituendo, si tratterà di vedere come. Alcune parti politiche stanno delineando già un proprio programma e questo mi sembra molto serio», ha concluso.
(da agenzie)
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Luglio 26th, 2022 Riccardo Fucile
L’ESERCITO UCRAINO HA SPOSTATO QUATTRO BATTAGLIONI PER L’ASSALTO
La controffensiva di Kherson continua, «entro settembre la regione verrà
definitivamente liberata – assicura Sergiy Khlan, governatore dell’oblast ora in mano russa -. Tutti i piani degli occupanti falliranno».
L’obiettivo è ambizioso, ma per la prima volta dal 24 febbraio sul fronte Sud si stanno ammassando truppe ucraine. Sono i battaglioni smobilitati dal Lugansk e i volontari della difesa territoriale addestrati a Kiev. Al loro fianco l’artiglieria. Quella sovietica, datata ma ancora efficiente, e quella americana, i cannoni da 155 millimetri che hanno reso difficile l’avanzata russa in Donbas.
Il segnale d’inizio dell’offensiva è arrivato dal cielo quando quel che resta dell’aviazione ucraina ha colpito oltre le linee nemiche. «Due aerei da guerra hanno condotto un attacco su un deposito di munizioni russo e una caserma nell’area vicino a Snihurivka (oblast di Mykolaiv). In totale, «le forze armate ucraine hanno ucciso 65 soldati russi, distrutto un sistema di comunicazione mobile Redut-2US, 11 veicoli corazzati ed altri mezzi logistici», annunciava tre giorni fa il comando operativo ucraino.
«Nonostante le dichiarazioni degli occupanti russi, l’Ucraina sta liberando i suoi territori nel Sud – ha detto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky -. Gli occupanti hanno cercato di prendere piede nella regione di Kherson, hanno rilasciato varie dichiarazioni audaci, ma le nostre forze armate stanno avanzando passo dopo passo in tutta la regione».
Almeno 4 battaglioni hanno lasciato il Donbass per spostarsi verso le coste del Mar Nero. Ora sono di stanza a Mykolaiv e presto potrebbero ricevere il nulla osta per un’avanzata di terra. Per muoversi verso i villaggi alle porte di Kherson da cui partirà l’assalto finale.
L’obbiettivo resta ambizioso ma raggiungibile. Mariupol è caduta, il Luhansk perso ed in Donbass i russi hanno una potenza di fuoco decisamente superiore.
Dopo la resa delle acciaierie Azov l’Ucraina ha cambiato strategia: basta difesa ad oltranza. Basta offrire prigionieri al nemico, benzina per la propaganda. Severodonetsk e Lysychansk sono state abbandonante quando i russi erano alle porte: quando gli uomini del Cremlino erano ad un passo da chiuderle a tenaglia.
Kherson ormai è un simbolo per entrambi i governi. Mosca ha più volte annunciato un referendum che non è mai stato indetto. L’autoproclamaznione non è mai avvenuta; in compenso il rublo circola da settimane, i cellulari si appoggiano a ripetitori russi e le banche sono tutte sotto il controllo di Mosca.
Stessa cosa per gli apparati statali. Una morsa militare e politica che non è riuscita a soffocare la resistenza interna. Nell’ultimo mese chi è ancora fedele a Kiev ha organizzato almeno 4 attacchi mirati. In uno, a fine maggio, ha preso la vita un amministratore filorusso.
Il Cremlino non resta a guardare. Nelle ultime 48 ore Mykolaiv è stata pesantemente bombardata. Attacchi via mare con i Kalibr alternati a bombardamenti aerei a suon di S-300. Tra gli obbiettivi colpiti una caserma in pieno centro città dove avrebbero perso la vita decine di soldati. Anche ieri mattina la città si è svegliata con il frastuono delle bombe. Il cielo corvino colore del fumo per ora, ma non ci sarebbero state vittime civili.
Mykolaiv, scalo portuale sul Mar Nero ad Est di Odessa, da mesi è una città di fronte, non passa giorno senza che venga bombardata. Lì si ammassano truppe e mezzi; da lì inizierà l’assalto per la liberazione di Kherson. Sull’operazione militare regna il riserbo. L’unico a rompere il selezione è Vitaly Kim, governatore della Regione che ha annunciato un possibile coprifuoco di 48 ore. Ha anche lanciato un appello ai suoi concittadini offrendo «ricompense in denaro a chi denuncerà spie o collaboratori filo russi».
La Russia, invece, ha scelto di giocare a carte scoperte. È lo stesso Serghei Lavrov, ministro degli Esteri e fedelissimo di Putin, ad annunciare che Donetsk e Lugansk non bastano più. «Ora la geografia è diversa – ha dichiarato all’agenzia di stampa Ria Novosti – ne fanno parte anche le regioni di Kherson, Zaporizhzhia e una serie di altri territori». La chiosa è una minaccia all’Ucraina ed a tutto l’Occidente: «Questo processo sta proseguendo in modo logico e persistente e la Russia potrebbe aver bisogno di spingersi ancora più a fondo».
(da la Stampa)
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Luglio 26th, 2022 Riccardo Fucile
I SOLDI SONO ARRIVATI DA DUE “FONDI” ESTERI, BASATI A DUBAI E DELLA STESSA PROPRIETÀ… IL RUOLO DI “NEGMA”, MOLTO ATTRATTO DALLE SOCIETÀ DELLA SANTANCHÉ, E I CONTI IN ROSSO DELLA SOCIETÀ DELLA SENATRICE DI “FRATELLI D’ITALIA”
Otto milioni e mezzo di euro in aumenti di capitale entrati nella società dei quali non si ha una traccia precisa.
Spunta questo dato nella causa promossa da alcuni piccoli azionisti di Visibilia Editore che hanno citato al tribunale delle imprese di Milano gli amministratori della società di Daniela Santanchè sospettando “gravi irregolarità nella gestione” a loro danno.
Un contenzioso che è diventato una battaglia di trasparenza per la gestione nel quale è finito anche l’ex collegio sindacale presieduto dal noto commercialista milanese Massimo Gabelli.
Proprio mentre la senatrice di Fratelli d’Italia si prepara ad affrontare le elezioni del 25 settembre che potrebbero consacrare il suo partito come prima forza politica del Paese anche nel nord Italia, i giudici milanesi iniziano a prendere le misure di un contenzioso che potrebbe rivelare molte sorprese.
Il collegio presieduto da Amina Simonetti, in attesa che si entri nel vivo di questa causa, ha nominato una ventina di giorni fa come curatore speciale per la società Massimo Fabiani.
Ex magistrato e stimato professore universitario, Fabiani dovrà rappresentare in questo giudizio Visibilia al posto degli amministratori e per farlo dovrà cercare di capire cosa è successo negli ultimi anni nella gestione della società di così grave da costringere i soci al ricorso in tribunale dopo aver inutilmente cercato spiegazioni dagli amministratori e dal collegio sindacale.
Bilanci in rosso
Peraltro gli azionisti hanno dovuto ingoiare nel 2021 l’ennesimo fallimentare bilancio, chiuso con 3,5 milioni di euro di perdite su 4 milioni di ricavi. Un rosso, dovuto molto a inattese svalutazioni degli asset, che ha divorato quasi tutto il patrimonio netto e che ha portato anche la società di revisione Bdo Italia a non certificare il bilancio. Documento nel quale si legge che l’azienda ha accumulato un debito tributario già scaduto per 1,7 milioni di euro, che va a sommarsi a debiti previdenziali per 450 mila euro. I debiti totali, invece, si avvicinano a 7 milioni di euro.
In questa situazione, che non si fatica a definire pesante, si innesta il nodo dei soldi derivanti dai continui aumenti di capitale realizzati negli ultimi anni, anche attraverso la conversione in azioni di obbligazioni che hanno questa facoltà. I soci di minoranza li hanno ricostruiti in una relazione depositata agli atti: a partire dal 2016 sono entrati quasi 8,5 milioni di euro nella società grazie anche a questi bond sottoscritti, con inizio nel 2017, da due misteriosi “fondi” esteri, basati e Dubai e riferibili alla stessa proprietà.
Lo shopping italiano di Negma
Il primo è Bracknor Investment, con cui Visibilia che aveva chiuso un contratto di investimento da 3 milioni di euro poi passato a Negma Group, che ha accresciuto l’impegno fino a 5 milioni. Negma negli ultimi anni è diventato un importante investitore nella borsa italiana, attratto molto dalle società dove la Santanchè aveva un ruolo apicale come Bioera e Ki Group, ad esempio, oltre a Visibilia.
Tutte società che navigano in cattive acque dove il fondo sta operando con lo stesso schema e che si sommano ad altri nomi di piccole aziende, sempre quotate a Milano, quali Prismi, Askoll Eva, Fidia, ed ePrice, di cui un’importante controllata è appena stata dichiarata fallita dai giudici di Milano. Curiosa questa volontà di puntare spesso su aziende che non attraversano un buon momento.
Tornando a Visibilia editore, i soci si chiedono che fine abbiano fatto questi soldi se poi i debiti hanno continuato a salire e anche le tasse non sono state pagate. In un corposo memoriale inviato alla Consob di cui Dossier ha dato notizia in esclusiva qualche giorno fa, questo gruppo di azionisti molto arrabbiati per la gestione sollevano una serie di dubbi. Uno di questi merita particolare attenzione. Si tratta dei prestiti tra le varie società dalla galassia editoriale della senatrice, che comprende anche Visibilia Editore Holding e Visibilia Concessionaria.
La segnalazione alla Consob
“Tutte aziende riconducibili” a Santanchè scrivono i soci alla Consob, che sono a monte della catena di controllo della società quotata. “Dai bilanci depositati” si legge nel memoriale, “non solo risulta che la Visibilia Editore ha finanziato le sue controllanti, ma addirittura che valuta i crediti verso le stesse a rischio di difficile recupero”.
La Santanchè in una lettera a sua firma datata dicembre 2020, che Dossier ha potuto visionare, aveva invece negato che fossero stati erogati finanziamenti a queste due società, che avrebbero poi utilizzato questi soldi per acquistare azioni di nuova emissione, in palese contrasto con il codice civile. Saranno i giudici a dover capire meglio cosa è successo.
“La circostanza che sia la Visibilia Editore che le sue controllanti sono tutte riconducibile alla senatrice Santanchè, persona politicamente esposta, avrebbero dovuto comportare una vigilanza più accorta e stringente dell’ordinario” dicono gli azionisti alla Consob con un chiaro accento polemico.
C’è da dire che nel mercato dov’è quotata la società – Euronext Growth Milan (ex Aim) – per espressa volontà del Parlamento Consob non vigili sui bilanci, come negli altri mercati di Borsa, ma solo sulla regolarità degli scambi. E quindi sarà il giudice civile, e magari la procura, a dover verificare se il comportamento degli amministratori nella gestione del denaro entrato grazie agli aumenti di capitale sia stato gestito in modo oculato.
A proposito della regolarità degli scambi, il secondo grande problema sollevato dai soci, assistiti dall’avvocato Antonio Piantadosi, è quello dell’effetto sul valore dei titoli di Visibilia Editore nella conversione in azioni delle obbligazioni acquistate negli ultimi anni da Negma. Senza entrare in inutili tecnicismi che distoglierebbero dall’attenzione, il risultato di queste conversioni è stato quello di far crollare letteralmente il valore titolo che già soffriva dei risultati negativi dell’attività editoriale.
Di chi sono i soldi?
Un bagno di sangue per chi ha investito negli scorsi anni, dovuto probabilmente al fatto che questi titoli non erano mantenuti nella proprietà di Negma una volta acquisiti, ma erano immessi sul mercato in grandi quantità, anche a prezzi che hanno lasciato dubbiosi i soci. I quali hanno pensato bene di chiedere lumi in passato su questo fondo ottenendo ben poche risposte. Negma, come riportato nelle scorse settimane da Dossier, ha una sede fisica a Dubai. Ma l’ex collegio sindacale aveva indicato come sede le British Virgin Islands (Bvi), paradiso fiscale offshore caraibico molto opaco. Un rilievo che sempre Dossier ha potuto riscontrare in autonomia e carte alla mano.
Anche Dossier ha fatto qualche approfondimento a proposito. Tempo fa, come già scritto, avevamo rivelato che la sede italiana di Negma in realtà non esiste. Quantomeno nell’indirizzo indicato nel sito internet, cui corrisponde una sede di un coworking dove da più di un anno la società non sarebbe presente. Negma, che presenta essa stessa come un “fondo” che investe a livello internazionale e così è spesso rilanciata dalla stampa, in realtà non sarebbe nemmeno un fondo d’investimento in senso proprio del termine.
E non è un dettaglio da poco. Negli elenchi della Financial service commission delle Isole Vergini Britanniche, l’ente che controlla e autorizza i fondi, non c’è traccia di Negma e nemmeno di Bracknor, l’altro “fondo” che l’ha preceduto e che risulta riferibile sempre alla stessa persona.
Anche in Italia Negma non ha ottenuto nessuna autorizzazione da Banca d’Italia, nemmeno come intermediario finanziario. Eppure, sostengono i soci, quando ha sottoscritto le obbligazioni Visibilia Editore ha preteso il pagamento di una commissione del 5%, come se fosse un intermediario. A che titolo sarebbero dovuti questi soldi se non può agire da intermediario?
Negma è davvero un fondo?
Se quindi non è un fondo (e la questione è ancora aperta perchè potrebbe essere registrato altrove nel mondo, ma al momento non è possibile verificarlo) allora è una semplice società. La differenza non è da poco: anche nelle Isole Vergini Britanniche i fondi sono soggetti a una vigilanza sull’origine del denaro che vi confluisce in gestione. Si può sapere a chi appartiene. Questo è molto difficile da capire per le società, le “limited company” come sarebbe in realtà Negma, che proprio in questi paradisi trovano ampia protezione da occhi indiscreti come hanno dimostrato i tanti scandali del passato come i Panama Papers e i Pandora Papers.
Dossier ha individuato una banca italiana, piuttosto importante e quotata in Borsa, dove è acceso un conto corrente di Visibilia Editore che riceve il denaro da Negma quando quest’ultima acquista le obbligazioni. Denaro in arrivo dall’estero che deve essere sottoposto ad “adeguata verifica” come impongono gli standard normativi internazionali “anti riciclaggio” cui l’Italia si è adeguata con leggi ad hoc. Nel caso vi siano dubbi le banche italiane devono inviare una specifica segnalazione all’Unità di informazione finanziaria (Uif) della Banca d’Italia.
Abbiamo chiesto dunque alla banca stessa se la filiera dei controlli riguardo le persone politicamente esposte (quale è Daniela Santanchè) fosse stata rispettata. Ci è stato risposto che l’informazione non può essere rilasciata, vista l’esistenza di una privacy molto rigorosa.
(da Milanotoday)
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Luglio 26th, 2022 Riccardo Fucile
AVREBBE RICEVUTO SOLDI DEGLI IMPRENDITORI ROMANI PER LA CAMPAGNA ELETTORALE, IN CAMBIO AVREBBE AGEVOLATO “AFFARI PROIBITI” SUL LITORALE DI LATINA: LE INTERCETTAZIONI
Affari proibiti garantiti agli imprenditori romani in cambio di finanziamenti per la
campagna elettorale che ha portato al Parlamento europeo Nicola Procaccini.
Dalla maxi inchiesta della Procura di Latina sull’amministrazione comunale terracinese, che conta 59 indagati, spunta anche il sospetto che alcune pressioni per favorire chi voleva investire nella città pontina non siano state fatte solo per ottenere voti in quello che era un feudo di Fratelli d’Italia.
Un particolare che si aggiunge alle accuse di concessioni demaniali assegnate in maniera illecita, appalti facili e sanatorie impossibili in cambio di sostegno elettorale, qualche pranzo, una giornata al mare o un pieno di benzina.
La settimana scorsa, al culmine di lunga indagine su Terracina, le guardie costiere e i carabinieri hanno eseguito tredici misure cautelari, messo ai domiciliari la stessa sindaca Roberta Tintari e portato alle dimissioni in massa dei consiglieri che sostenevano la giunta di FdI.
A Procaccini, esponente di Fratelli d’Italia e da anni uno degli uomini più vicini a Giorgia Meloni, ritenuto dagli inquirenti il regista di un sistema di illeciti, è stato notificato un avviso di garanzia. Ora il dubbio su possibili finanziamenti opachi, concessi o solo promessi, per la campagna elettorale delle europee.
Tra gli immobili a cui sono stati messi i sigilli c’è il camping “Romantico”, secondo gli inquirenti realizzato abusivamente, occupando il demanio marittimo.
Per gli investigatori quel complesso immobiliare era particolarmente a cuore proprio all’eurodeputato Procaccini. Sul camping hanno investito degli imprenditori di Roma, che si sarebbero scontrati con Marcello Masci, imprenditore terracinese, di fatto a capo di una coop di bagnini e capogruppo in consiglio comunale di Cambiamo.
Intercettando alcune telefonate tra l’ormai ex presidente del consiglio comunale Gianni Percoco, messo ai domiciliari, e Procaccini, le guardie costiere hanno riscontrato il tentativo dell’esponente di Fratelli d’Italia di far trovare un’intesa ai soci del campeggio con Masci.
Il 25 ottobre 2019, grazie a uno spyware inoculato nel telefono di Percoco, è stata poi ascoltata una conversazione tra quest’ultimo e la sindaca. Percoco riferisce alla Tintari dello scontro in atto tra i nuovi proprietari del campeggio e Masci e parla di un pranzo a cui andò insieme a Procaccini, specificando che gli imprenditori romani avrebbero contribuito alla campagna elettorale dell’attuale eurodeputato: “Siamo andati a pranzo insieme, amm’ chiamat’ Nicola e stavano là per il finanziamento a Nicola per le europee, ci abbiamo mangiato insieme”. Ancora: “Poi Nicola ha fatto la riunione con loro e ma ditt’ Gianni fai da mediazione per incontrarli e cercare di trovare…”.
(da La Repubblica)
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Luglio 26th, 2022 Riccardo Fucile
NEL SUO PARTITO PADRONALE CONTA IL LEADER E LE USCITE DI DISSIDENTI NON HANNO EFFETTO… PENSA CHE IL CALO DI CONSENSI SUBITO DA FORZA ITALIA SIA DIPESO DAL SUO FORZATO ALLONTANAMENTO DALLA SCENA POLITICA E CHE LA GENTE NON ASPETTI CHE RIVEDERE ‘BERLUSCONI PRESIDENTE’
L’uscita di altre due deputate – l’ex-atleta paralimpica Giusy Versace e Annalisa Baroni – oltre all’assessore regionale alla Casa della giunta lombarda Alessandro Mattinzoli, dopo l’addio dei tre ministri di Forza Italia, aggrava la crisi di identità del partito, un problema che, come s’ è visto, né Berlusconi né le persone a lui vicine intendono riconoscere e affrontare.
Le due deputate e l’assessore pongono infatti la questione della svolta che ha portato il Cavaliere, nel giro di mezza giornata, a schierarsi con Salvini nel dare il benservito a Draghi, rinunciando al tradizionale ruolo di moderazione avuto da Forza Italia nel centrodestra.
Dei tre, soprattutto Versace ha reagito anche al modo in cui sono stati trattati i ministri, dal «riposino in pace» di Berlusconi all’accenno alla statura di Brunetta della sua compagna, Marta Fascina. In un partito normale e non “personale”, come ormai sono quasi tutte le forze politiche, tolto forse il Pd, i punti sollevati da Versace, Baroni e Mattinzoli sarebbero degni di discussione.
Tra l’altro i tre sono esponenti, non certo di secondo piano (un assessore regionale oggi vale anche più di due deputate) del partito lombardo pazientemente costruito da Gelmini, quando ne era coordinatrice, prima di essere sostituita da Ronzulli, nella convinzione, appunto che i consensi, specialmente al Nord, dove Forza Italia da tempo ha seri problemi, vadano cercati con un’organizzazione ramificata nel territorio, e non solo con il carisma del leader.
Peraltro, nel caso del Cavaliere, piuttosto ammaccato di salute. Ma questo genere di ragionamenti, si sa, non sono mai piaciuti a Berlusconi. Contrario da sempre alla «democrazia interna», refrattario a qualsiasi contestazione che venga dal basso e sicuro che solo un’emanazione diretta dall’alto della sua volontà possa mantenere l’indispensabile rapporto diretto tra il leader e la sua gente.
(da la Stampa)
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Luglio 26th, 2022 Riccardo Fucile
UNO DEI TRE , LEGHISTA SOSPESO DAL PARTITO, IERI IN UN POST INNEGGIAVA A PUTIN (ALTRI TRE SOGGETTI DA AVANSPETTACOLO)
Andranno a processo per violazione della legge Mancino, i consiglieri comunali di
Cogoleto che il 27 gennaio del 2021, nel giorno della Memoria, votarono alcune delibere di seduta facendo il saluto fascista. Le immagini delle bracia tese di Valeria Amadei, Francesco Biamonti e Mauro Siri, tutti e tre espressione della minoranza di centrodestra, fecero il giro del Paese.
Dopo l’ondata di indignazione e la condanna di istituzioni, partiti, associazioni di tutta Italia, il Tribunale di Genova li ha chiamati davanti al giudice con udienza programmata per l’ottobre del prossimo anno.
Tutti e tre esponenti della principale forza di opposizione in Comune a Cogoleto, in un primo tempo Amadei, Siri e Biamonti ( che nel frattempo è stato sospeso dalla Lega, il partito per cui si era candidato alle ultime Regionali, e ancora ieri è stato segnalato per la pubblicazione di un post inneggiante a Putin) avevano negato il saluto romano ( « siete fasciofobici », era stato uno dei tentativi di respingere le accuse), nonostante avesse causato l’interruzione del Consiglio, e fosse stato immediatamente condannato dall’intera assemblea e notato e denunciato anche dai cittadini collegati alla diretta Facebook della discussione (seduta serale che si era aperta, come da ricorrenza, con la
Solo in un secondo tempo avevano provato a minimizzare, definendo la provocazione a braccio teso « una semplice bravata, una goliardia».
Alla fine delle indagini preliminari, per il pubblico ministero di Genova Francesco Cardona Albini quello dei tre consiglieri comunali è stato invece un « disegno criminoso ». In quanto «da consiglieri di minoranza compivano manifestazioni usuali ai gruppi aventi tra i propri scopi – si legge nel testo del decreto di citazione a giudizio – l’incitamento alla discriminazione, o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi » .
(da agenzie)
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