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IL NUOVO SCOOP DE “LA STAMPA”: “L’EMISSARIO DI SALVINI, ANTONIO CAPUANO, NON SI SAREBBE LIMITATO AI CONTATTI CON I RUSSI, AVREBBE CERCATO DI FARE DA SPONDA CON I CINESI”

Luglio 29th, 2022 Riccardo Fucile

NELL’APRILE 2022, CAPUANO SI SAREBBE CONFRONTATO CON IL CAPO DELLA SEZIONE POLITICA DELL’AMBASCIATA CINESE IN ITALIA, ZHANG YANYU… I CINESI INSOMMA VENGONO A SAPERE DELLA POSSIBILE MISSIONE RUSSA DI SALVINI PRIMA DI DRAGHI – CAPUANO CHIESE DI ORGANIZZARE UN INCONTRO A PECHINO CON IL MINISTRO DEGLI ESTERI CINESE, WANG YI

Le rivelazioni, pubblicate da La Stampa ieri, sulla sequenza e alcuni dei contenuti riservati dei contatti avvenuti a maggio scorso tra un emissario di Matteo Salvini e i russi dell’ambasciata a Roma, hanno innescato una polemica politica assai aspra, specialmente su uno degli elementi di fatto che abbiamo raccontato, e non sono stati smentiti nel merito da nessuno dei diretti interessati: la domanda, rivolta dai russi al consulente di Salvini, se i ministri leghisti fossero orientati a dimettersi.
Siamo a fine maggio, la caduta di Draghi non è minimamente all’ordine del giorno di nessuna agenda e nessun osservatore, eppure i russi s’ informano e domandano sul punto. Oggi La Stampa è in grado di rivelare diversi altri dettagli interessanti.
Antonio Capuano, colui che viene indicato come «consulente per i rapporti internazionali del leader della Lega», nei contatti avuti la sera del 27 maggio con l’ambasciata russa non viene solo informato del piano d’incontri fissato dai russi per Salvini a Mosca (un pranzo con Serghey Lavrov e un incontro con Dmitry Medvedev), entrambi per il 31 maggio, ma chiede qualcosa di più.
Stando a quanto risulta a La Stampa, il consulente tenta il colpo grosso, e ci va vicino, o almeno gli viene fatto balenare: «In aggiunta, Capuano auspicherebbe anche un possibile incontro di Salvini con il presidente Putin, sempre nella giornata del 31 maggio».
Il leader della Lega ha minimizzato l’entità del suo rapporto con l’ex deputato campano di Forza Italia, oggi cittadino comune sprovvisto delle tutele parlamentari, sostenendo che non si tratta neanche di un leghista. Ma che non agisse di testa sua è testimoniato da diverse circostanze convergenti, compresa la sua presenza all’incontro in Vaticano con Pietro Parolin, il 27 maggio. E fu anche abbastanza candidamente dichiarato da Capuano stesso quando – emersa la vicenda dei biglietti aerei (nello scorso giugno) – spiegò alcune cose in alcune interviste.
Uno, disse che «i russi hanno capito che Salvini voleva spendersi davvero. E lo hanno invitato a fare altri passi». Due, che l’interlocutore era «l’ambasciatore. Il segretario ha spiegato il suo progetto in quattro punti. Dall’altra parte è arrivata un’apertura di credito» (il piano comprendeva quattro tappe: trovare un luogo per intavolare le trattative di pace; dare compiti di garanzia a tre Paesi, Italia, Francia e Germania; il cessate il fuoco; il viaggio di una altissima personalità nelle zone interessate).
Non è chiaro se l’altissima personalità nella quale speravano potesse essere addirittura il Papa, come sembra dal contenuto dei colloqui nell’incontro con Parolin.
Di fronte a chi lo ha sospettato di possibili millanterie, Capuano rispose «la verità è che io sono apprezzato dalle ambasciate di mezzo mondo e questo a qualcuno dà fastidio». Un’affermazione che, per quanto spettacolare, sembra trovare qualche indizio fattuale. Perché usava il plurale? A La Stampa risulta per esempio che l’emissario di Salvini non si sarebbe limitato ai contatti con i russi, avrebbe cercato di fare da sponda in qualche modo, almeno in una occasione, anche con i cinesi.
Un mese prima degli eventi di maggio raccontati ieri, cioè nell’aprile 2022, Capuano si sarebbe confrontato con il capo della sezione politica dell’ambasciata cinese in Italia, Zhang Yanyu, proprio «per riferirgli di una missione programmata dal leader della Lega a Mosca dal 3 al 7 maggio, finalizzata a incontrare Istituzioni, Ministro degli esteri e Presidente russi».
I cinesi insomma vengono a sapere della possibile missione russa (inizialmente prevista a inizio, non a fine maggio) di un membro decisivo della maggioranza Draghi, quando ancora lo stesso premier italiano non ne è informato.
Russia e Cina, separatamente, sanno, Italia no. Capuano si muove «chiedendo al diplomatico cinese la possibilità di organizzare, prima di rientrare dalla Russia, un incontro a Pechino con il Ministro degli esteri cinese, Wang Yi».
Il consulente spiega ai cinesi che l’intento di Salvini è promuovere la pace, e si mostra anche a conoscenza di presunte dinamiche interne del governo italiano, quando dice che «anche il governo italiano avrebbe poi sostenuto» questa «posizione».
Una serie singolare di movimenti, insomma, spendono anche il nome del governo italiano con Stati che non appartengono al nostro sistema tradizionale di alleanze europee e atlantiche. E che probabilmente sono lieti di aprire porte e orecchie a questi abboccamenti.
Capuano è così interessato anche a una sorta di coinvolgimento dei cinesi, da proporre di superare eventuali restrizioni dovute alla pandemia organizzando l’incontro da remoto, nella sede dell’ambasciata cinese.ù
Non siamo a conoscenza se la cosa abbia avuto un seguito, non è citata alcuna reazione cinese, ma un movimentismo del consulente a tutto campo è attestato. Quando il viaggio a Mosca infine tramonta, il leader leghista avrebbe riferito a Capuano stesso delle critiche ricevute da molti dei leghisti, e degli «attacchi ricevuti da parte dei leader politici bipartisan, compresa Giorgia Meloni». Negli angoli della vicenda ricompare una spaccatura Salvini-Meloni, e coincide con una campagna elettorale in cui non sarà facile far combaciare tutti i tasselli del puzzle.
(da La Stampa)

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DIETRO LA CADUTA DEL GOVERNO DRAGHI C’È LA MANONA DI PUTIN

Luglio 29th, 2022 Riccardo Fucile

NON C’È SOLO IL CASO SALVINI: MERCOLEDÌ SCORSO SILVIO BERLUSCONI HA PARLATO AL TELEFONO CON L’AMBASCIATORE RUSSO IN ITALIA, SERGEI RAZOV. POI SI È FATTO SFUGGIRE CON I SUOI IL CONTENUTO DEL COLLOQUIO: “MI HA SPIEGATO CHE L’INVASIONE ERA NECESSARIA, L’UCRAINA VOLEVA INVADERE LA RUSSIA” (TESI A CUI SOLO UN COGLIONE POTREBBE CREDERE)

“Ho parlato con l’ambasciatore Razov, mi ha spiegato che la Russia…”. Mercoledì scorso. Sono le ore folli che precedono la crisi di governo. Silvio Berlusconi alza il telefono, prima di eclissarsi a metà giornata e non rispondere al cellulare per almeno un’ora. Chiama un paio dei suoi ministri. Contatta alcuni parlamentari azzurri. Si confida con diversi big accorsi a Villa Grande, dove si sta consumando la cacciata di Mario Draghi.
A tutti, il Cavaliere consegna alcune critiche sui presunti errori in politica estera del premier che sta per silurare. E a un certo punto si lascia sfuggire una vera e propria rivelazione: “Ho parlato con l’ambasciatore russo in Italia Razov. Mi ha spiegato le loro ragioni, cosa ha fatto Zelensky”. Di più: “Mi ha raccontato che è stata l’Ucraina a provocare ventimila vittime nelle zone contese. E che l’invasione era necessaria perché il rischio era che l’Ucraina attaccasse la Russia”.
Al di là dell’enormità della tesi, che stravolge tutti i recenti eventi della crisi ucraina, il Cavaliere rende noto qualcosa che noto non era: il leader di uno dei partiti di maggioranza che non voterà la fiducia al presidente del Consiglio – lui, sì, attestato su una linea atlantica – è entrato in contatto con il terminale diplomatico di Mosca in Italia. Con chi cioè, ai massimi livelli, brinderà all’affossamento dell’ex banchiere.
E d’altra parte, non è un mistero che Silvio Berlusconi sia sensibile alle ragioni di Mosca. Il suo rapporto con Putin è antico, consolidato, cementato in passato dalla sintonia su numerosi dossier. Nulla o quasi è cambiato dopo l’attacco di Mosca all’Ucraina. Al 24 febbraio sono seguiti giorni di silenzio.
Poi è arrivata una prima, moderata presa di posizione contro l’aggressione. Infine il Cavaliere è tornato a sposare le tesi dello Zar. Secondo diverse fonti, la virata è nata dopo un primo contatto con i russi. E si è concretizzata il 20 maggio scorso.
A Napoli per un evento di Forza Italia, l’ex premier critica la Nato e rilancia: “L’Europa deve fare una proposta di pace cercando di far accogliere agli ucraini le domande di Putin. Inviare armi significa essere cobelligeranti”. In quelle settimane pressioni della diplomazia americana giungono fino a Gianni Letta, per comprendere la linea del Cavaliere. Ma dura poco. Berlusconi non si spende per Kiev. Fino alla telefonata con Razov, rivelata dallo stesso leader.
L’ambasciata russa in Italia è anche il canale con cui Salvini tiene i contatti con Mosca. Il teatro di incontri con Razov subito dopo l’avvio della guerra. Secondo alcune indiscrezioni, il leghista avrebbe ripreso a frequentare la sede diplomatica nelle ultime settimane. Tre o quattro volte tra fine giugno e fine luglio, ospite di Razov o del suo vice.
Lo staff di Salvini, pur rivendicando i colloqui del passato, sostiene però che “gli ultimi contatti del segretario con l’ambasciata risalgono a maggio”. Repubblica ha chiesto un commento anche all’ambasciata russa, senza ottenere risposta. Fonti di intelligence escludono, invece, che ci possa essere stato un controllo del lavoro di parlamentari o leader politici, oggi come nei mesi scorsi.
Diverso è il discorso dal punto di vista russo: come dimostra il caso Biot, l’ambasciata lavora da tempo come centrale del controspionaggio. Per influire, in qualche modo, sulle vicende politiche interne.
Di certo, il dialogo tra Berlusconi, Salvini e la diplomazia russa imbarazza Giorgia Meloni. Già nel mirino della stampa internazionale, deve provare a distinguersi dagli alleati. E rassicurare l’attuale amministrazione Usa, che ha memoria dei suoi passati rapporti con Donald Trump. “Saremo garanti senza ambiguità della collocazione italiana – promette – e dell’assoluto sostegno all’eroica battaglia del popolo ucraino”.
Sono tutte novità che si aggiungono a quanto pubblicato ieri dalla Stampa sui contatti avuti il 27 e 28 maggio dal consigliere di Salvini per i rapporti internazionali, Antonio Capuano, con Oleg Kostyukov, un funzionario dell’ambasciata russa, nel periodo in cui Carroccio e 5S si opponevano all’invio di armi a Kiev.
Il funzionario avrebbe chiesto se i ministri leghisti fossero intenzionati a dimettersi. Il leader del Carroccio ha replicato parlando di “fake news”. Il sottosegretario con delega ai Servizi Franco Gabrielli ha negato un ruolo dell’intelligence italiana nella vicenda. Enrico Letta e Luigi Di Maio denunciano però queste “rivelazioni inquietanti”. E anche Fratelli d’Italia attacca: “Le questioni di carattere internazionale vanno chiarite e approfondite”.
(da agenzie)

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NESSUNA DEROGA AL TETTO DEI DUE MANDATI: NEL M5S PREVALE LA LEGGE DI GRILLO

Luglio 29th, 2022 Riccardo Fucile

NON VERRA’ FORNITA ALCUNA DEROGA, QUESTA LA DECISIONE DEFINITIVA

Non ci sarà nessuna deroga al tetto di due mandati nel Movimento 5 Stelle, secondo quanto scrive Adnkronos: prevale la linea di Beppe Grillo, quindi, che qualche giorno fa intervenendo sul blog aveva addirittura chiesto provocatoriamente che la limitazione diventasse “legge dello Stato”.
Saltano, dunque, nomi storici del Movimento. Tra questi, Roberto Fico, Paola Taverna, Vito Crimi, Riccardo Fraccaro e Alfonso Bonafede, artefice dell’approdo di Conte nel M5S.
“Ho guardato il Parlamento mentre Draghi parlava – esordiva il garante nel suo discorso – e non era Draghi che mi ha sconcertato ma la visione del Parlamento, una visione vecchia di gente che sta lì da 30-40 anni. Siamo in un momento caotico, strano”. La decisione, a quanto si apprende, è stata già comunicata dal leader del movimento Giuseppe Conte ai ‘veterani’ del M5S.
Criticando i politici di professione, il fondatore M5S aveva attaccato ad esempio Luigi Di Maio: “C’è gente che entra in politica per diventare una cartelletta. ‘Giggino la cartelletta’ adesso è di là che aspetta di archiviarsi in qualche ministero della Nato e ha chiamato intorno a sé decine e decine di cartellette che, insieme a lui, aspettano, a loro volta, di essere archiviati come tante cartellette”. S
toccata alla quale si è unito questa mattina Conte parlando con Rtl 102.5: “La coerenza ha un costo alto, noi stiamo pagando anche il prezzo di questa scissione” portata avanti dal ministro degli Esteri. “Loro hanno abiurato ai principi ai valori del Movimento, ci sta”.
La decisione maturata oggi fa finire fuori dal giro anche Carlo Sibilia, Fabiana Dadone, Federico D’Incà, Nunzia Catalfo e l’ex sindaca di Roma Virginia Raggi. Cade quindi la linea del presidente pentastellato Giuseppe Conte, che sui due mandati aveva detto: “Non c’è un diktat, alcune esperienze gioverebbero molto al Movimento, scioglieremo la riserva a breve”.
(da agenzie)

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DA LATINA A TERRACINA, I GUAI DELLA MELONI NEL FEUDO PONTINO DI FRATELLI D’ITALIA

Luglio 28th, 2022 Riccardo Fucile

IL FEDELISSIMO EUROPARLAMENTARE PROCACCINI INDAGATO E LA SINDACA TINTARI AGLI ARRESTI DOMICILIARI A TERRACINA… IL CASO PASQUALE MAIETTA, EX-DEPUTATO DI FRATELLI D’ITALIA, COINVOLTO IN ALMENO TRE INCHIESTE GIUDIZIARIE … COSTANTINO DI SILVIO, DETTO “CHA CHA”, CAPO DELL’OMONIMA FAMIGLIA IMPARENTATA CON I CASAMONICA DI ROMA E LE OMBRE SU MAIETTA

«Questa è una terra nella quale si respira amore. Nella quale si respira patriottismo. Nella quale si respirano i valori fondamentali e tradizionali che noi continuiamo a difendere nonostante siano considerati politicamente scorretti».
Così Giorgia Meloni, nel corso di un comizio, si rivolge al suo popolo, i fedelissimi di Latina, provincia a 70 chilometri a Sud di Roma, che la leader di Fratelli d’Italia ha scelto come collegio elettorale, blindato da una fedeltà ideologica mai spezzata da quel 18 dicembre del 1932, quando Benito Mussolini annunciò la nascita di Littoria. Novanta anni dopo Latina e la vicina Terracina sono divenute il “feudo nero” dei Fratelli d’Italia, una striscia dell’entroterra pontino che affaccia sul mare e combatte una battaglia quotidiana contro le infiltrazioni criminali.
È qui che l’aspirante premier annaffia le radici del suo consenso ed è qui che gli astri nascenti del partito hanno preso il largo, naufragando tra gaffe e inchieste giudiziarie per diventare meteore, quando non stelle cadenti.
Una storia che lega FdI alle vicende personali e politiche dei suoi uomini più in vista: Nicola Procaccini, l’europarlamentare braccio destro di Giorgia Meloni, indagato a piede libero con l’accusa di turbativa d’asta e induzione indebita a dare o promettere utilità nella maxi inchiesta “Free beach” sulle concessioni balneari di Terracina, e Pasquale Maietta, il vulcanico ex-deputato di Fratelli d’Italia, già presidente del Latina Calcio, fuoriuscito dal partito dopo essere stato coinvolto in almeno tre inchieste giudiziarie
Tirando le fila dei rapporti tra i due uomini forti di Giorgia Meloni si compie un balzo indietro al 2014, quando Maietta prende parte a un comizio organizzato a sostegno di Nicola Procaccini, allora sindaco di Terracina.
Un’assemblea presieduta da un insolito servizio d’ordine, dove l’uomo di garanzia della pubblica sicurezza è Costantino Di Silvio, detto Cha Cha, uno dei capi dell’omonima famiglia imparentata con i Casamonica di Roma e già condannato a 10 anni per associazione a delinquere.
Di Silvio è un’ombra che spesso compare sulle tracce di Maietta ed è la stessa ombra che qualcuno tira in ballo poche settimane prima del maggio 2015, quando Procaccini viene sfiduciato da 13 consiglieri comunali. Per evitare la disgregazione del sistema di potere tra Terracina e Latina una manina si mette al lavoro e nei giorni che precedono la sfiducia un consigliere comunale viene avvicinato e minacciato.
Su quella vicenda il pm Ddda di Roma, Corrado Fasanelli, apre un fascicolo a carico di Maietta, ipotizzando il reato di violenza o minaccia a un corpo politico e amministrativo. Il fumo nero che sale dal brodo dell’agro pontino non preoccupa Giorgia Meloni, che nel maggio 2014 lancia i suoi legionari migliori: «Ringrazio Pasquale Maietta perché grazie a lui ci prendiamo soddisfazioni di ogni genere».
Sommerso dalle inchieste, l’ex-tesoriere di FdI rinuncia a candidarsi nel 2018. Nonostante questo la stirpe littoria conquista spazio e credibilità all’interno di FdI e dopo un secondo mandato da sindaco Nicola Procaccini viene eletto europarlamentare nel 2019. Il 19 luglio scorso la Procura di Latina tira la rete di “Free beach” e arresta tra gli altri anche la sindaca di Terracina, Roberta Tintari. Il sistema si sfalda e volano gli stracci.
Accade così che Gianfranco Sciscione, ex-presidente del consiglio comunale di Terracina, racconti agli uomini della Guardia Costiera di aver saputo di una presunta mazzetta da 40mila euro destinata proprio a Procaccini. Dichiarazioni da verificare su quello che è stato il “modello Terracina”, come la stessa Meloni lo aveva definito in un comizio del 2020. «Prenderemo questi laboratori, questo esempio, e lo porteremo al governo della nazione». Alla vigilia delle elezioni, qualcuno si chiede se il governo della nazione meriti qualcosa di più.
(da La Repubblica)

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“SIAMO STATI TRADITI, I CONTI SI FARANNO ALLE URNE” – ENRICO CARRARO LANCIA LA CAMPAGNA PER LA PROSSIMA PRESIDENZA DI CONFINDUSTRIA

Luglio 28th, 2022 Riccardo Fucile

IL LEADER DEGLI IMPRENDITORI VENETI ROMPE LA LINEA DAL SILENZIO IMPOSTA DA CARLO BONOMI, CANDIDATO MINISTRO IN UN GOVERNO MELONI, E SI FA ALFIERE DEL MALCONTENTO DELLE IMPRESE CON IL CENTRODESTRA: “PENSAVO CHE IL SENSO DI RESPONSABILITÀ FOSSE SUPERIORE ALL’INTERESSE PER LE POLTRONE”

«Si sciacquano la bocca parlando delle imprese e poi si disinteressano di quello che diciamo. Qui in Veneto c’era una parte vicina al centrodestra e alla Lega. Siamo stati traditi, i conti si faranno alle urne». Enrico Carraro, presidente di Confindustria Veneto, è molto amareggiato.
Cosa ha pensato quando Mattarella ha deciso per lo scioglimento delle Camere?
«Sono stato particolarmente scosso, stiamo affrontando un momento durissimo. Il senso di responsabilità pensavo fosse superiore all’interesse per le poltrone e invece si è aperta una crisi al buio. Sento parlare di mille euro al mese di pensione e non so… sarà questa la prospettiva? In questi giorni molti colleghi ci stanno spingendo a prendere posizione per criticare quanto avvenuto».
Oggi ci sarà una riunione straordinaria del Consiglio di Confindustria. La vostra associazione ha taciuto in questi giorni.
«C’è stato un senso di sbigottimento, bisognava metabolizzare».
Si è aperta una crepa tra il mondo dell’impresa e il centrodestra?
«Fa comodo millantare interesse, ma poi quando l’impresa parla non viene ascoltata. Conosco bene Luca Zaia, so come la pensa, è una persona responsabile, aveva fatto anche qualche dichiarazione di presa di distanza da quel che stava avvenendo. Mi sarei aspettato che non solo la Lega veneta, ma l’insieme della politica del Veneto facesse pressione ai propri colleghi romani per andare avanti. Di sicuro mi pare evidente che non riusciamo a esprimere la nostra pressione come territorio. Gli unici partiti coerenti sono stati il Pd e Fratelli d’Italia. Mentre molti colleghi che vedevano il centrodestra come un’area che avrebbe interpretato il buon governo sono stati smentiti dai fatti. Ma questo è problema che verrà risolto alle urne».
Il centrodestra è dato in vantaggio: come pensa finirà?
«Non lo so, ma non vorrei ci rimettessero i cittadini. C’era un bisogno innegabile di tornare al voto, ma si potevano aspettare quattro mesi, così si faceva la legge di bilancio. Poi si sta parlando di razionamento dell’energia, c’è un settembre complicato, dove potrebbe essere messa a terra l’inflazione con aggravio pesante per i cittadini. E noi abbiamo un buco fino a fine ottobre».
Dall’estero si stanno sollevando molti dubbi su un centrodestra di governo a guida Meloni. Li condivide?
«Se c’è una pregiudiziale sul nuovo governo è che dovrà essere evidente il carattere europeo e atlantista. Non posso pensare che chi vada al governo domani possa avere ancora ammiccamenti sovranisti, di questo non ce n’è bisogno soprattutto per le imprese. Devo dare atto a Meloni che sull’alleanza atlantica è stata più determinata di altri partiti».
C’è la possibilità che il vostro presidente Carlo Bonomi possa avere un ruolo politico?
«Non c’è evidenza di nulla. Bonomi è stato eletto per supportare le imprese e spero che fino alle ore 24 del suo ultimo giorno da presidente lavori per le imprese».
Chi vorrebbe vedere come premier?
«Una persona che sappia interpretare i bisogni del Paese, una persona delle istituzioni, perché nei momenti di possibile crisi sociale bisogna tenere unito il Paese e le minoranze, serve una chiara visione internazionale, che riconosca i valori del nostro Paese e che abbia una forte reputazione soprattutto in Europa. È il profilo di Draghi, chiunque vinca deve interpretare questi bisogni».
(da La Stampa)

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SONDAGGIO EMG: PD PRIMO PARTITO SE IN ALLEANZA CON ART 1, ARRIVEREBBE AL 24,5% CONTRO IL 22,5% DI FDI

Luglio 28th, 2022 Riccardo Fucile

LEGA 12,5%, M5S 10%, FORZA ITALIA 7%, AZIONE+ EUROPA 6%

Sono alleanze “fantasiose” quelle testate dall’ultimo sondaggio Emg commissionato da Libero, e stravolgono l’ordine di arrivo dei partiti dopo le elezioni del 25 settembre visto fin qui.
Ipotizzando un’alleanza PD-Art1-PSI, denominata PSE, questa sarebbe la più votata dagli italiani, con il 24.5%. Davanti a Fratelli d’Italia, solitamente più quotato, che sarebbe al 22,5%.
Insieme alle quote di Lega (12,5%) e Forza Italia (7%), più il 2% di Noi con l’Italia, la coalizione di centrodestra andrebbe a raccogliere il 44% delle preferenze.
In crescita al 6% (+1,6%) il sodalizio che vede insieme Azione e +Europa, resta stabile al 4% Italia Viva di Renzi, che i sondaggi EMG danno sempre al doppio rispetto alla media.
Ipotizzata anche la presenza nel centrosinistra di Italia al Centro di Toti, con il suo 1,5%, stessa quota di Insieme per il Futuro di Luigi Di Maio. “Cosa Rossa” è invece il nome dell’alleanza ipotetica tra Movimento 5 Stelle, Sinistra Italiana e Verdi.
I grillini mantengono la loro quota stabile al 10%, mentre una lista unica SI-EV perde circa un punto rispetto alle due liste sondate separatamente. Tra i partiti minori viene citato Italexit di Gianluigi Paragone: è sotto la soglia di sbarramento, e con il suo 2,5% – dovesse correre da solo – non eleggerebbe nessuno.
(da agenzie)

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ELEMENTI DI POTERE MELONIANO: IL “CONSIGLIORI” E’ GUIDO CROSETTO. POI C’È FRANCESCO LOLLOBRIGIDA, COGNATO DELLA MELONI, A CUI TOCCA LA COMPILAZIONE DELLE LISTE ELETTORALI

Luglio 28th, 2022 Riccardo Fucile

IDEOLOGO DEL PARTITO È IL SICULO GIOVAN BATTISTA FAZZOLARI, RIBATTEZZATO “LA BUSSOLA”… IL RUOLO DI GIAMPAOLO ROSSI IN RAI E I RAPPORTI CON IL DEEP STATE, FIAMME GIALLE IN PRIMIS, GESTITI DA MAURIZIO LEO

Elementi di potere meloniano. L’inner circle di Giorgia Meloni, il vertice della piramide di Fratelli d’Italia, è comporto da un manipolo di fidatissimi. Il “consigliori” in chief, per quanto ufficialmente fuori dal partito e dalla politica, è Guido Crosetto.
Cofondatore di Fdi, il gigantone piemontese è sì presidente dell’AIAD, Federazione Aziende Italiane per l’Aerospazio, la Difesa e la Sicurezza (quindi il suo pingue stipendio lo paga lo Stato), ma è ancora il “sussurratore” principeo dalla Ducetta.
Poi c’è Francesco Lollobrigida, cognato tricolore (ha sposato la sorella di Giorgia Meloni, Arianna), deputato della Repubblica e deputato alla compilazione delle liste per le prossime elezioni. La famigerata scelta del candidato al Campidoglio nella persona di un tribuno radiofonico del calcio laziale, tale Michetti, porta la sua firma.§Ideologo del partito è il siculo Giovan Battista Fazzolari, scherzosamente ribattezzato “la Bussola”. E’ l’uomo con radici missine, poi passato in Alleanza nazionale e successivamente nel Popolo della libertà. A lui è demandata l’elaborazione politica per definire il programma di Fratelli d’Italia.
A gestire il dossier Rai, ci pensa l’ex consigliere di Viale Mazzini, Giampaolo Rossi, su cui l’Espresso ha vergato un velenoso articolo a fine 2021. E poi c’è Maurizio Leo, ex assessore al Bilancio della giunta Alemanno, mandato al macello contro Gualtieri alle suppletive per la Camera.
E’ l’uomo di raccordo con pezzi di deep state, in modo particolare la Guardia di Finanza. Leo ha insegnato alla scuola di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza, alla scuola superiore dell’Economia e delle Finanze e poi Prorettore presso la Scuola Superiore dell’Economia e delle Finanze.
(da agenzie)

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PERCHÉ VALENTINA VEZZALI HA ADERITO A FORZA ITALIA? LA FEDERAZIONE ITALIANA NUOTO, PRESIEDUTA DAL FORZISTA PAOLO BARELLI (CHE E’ PURE CAPOGRUPPO ALLA CAMERA), HA RICEVUTO 5 MILIONI DI EURO, STANZIATI CON L’ULTIMA LEGGE DI BILANCIO

Luglio 28th, 2022 Riccardo Fucile

UN BEL REGALONE DEL GOVERNO E DELLA SOTTOSEGRETARIA ALLO SPORT VALENTINA VEZZALI – UN ATTO DI GENEROSITA’ CHE DEVE AVER MOLTO “TOCCATO” FORZA ITALIA

Da qualche giorno sui social e via WhatsApp sta girando incessantemente un’offerta di lavoro per la ricerca “urgente” di personale per la controlleria degli Europei di Nuoto 2022, che si svolgeranno a Roma dall’11 al 21 agosto, e i successivi Master dal 24 agosto al 4 settembre.
“Europei di nuoto urgente staff da agosto al 4 settembre”, si legge nel titolo dell’offerta per la ricerca di addetti al controllo delle entrate e che snocciola le disponibilità richieste e la paga oraria.
La location di lavoro è il Foro Italico, le date da coprire vanno dall’8 di agosto fino al 4 di settembre e la paga ammonta a 5,70 euro netti all’ora. “Si richiede ampia disponibilità”, recita l’annuncio che mette in evidenza anche le possibilità di fasce orarie tra cui scegliere: “Dalle 6.00 alle 14.00, dalle 6:00 alle 16:00, dalle 14.00 alle 22.00, dalle 6.00 alle 22.00 e dalle 6.00 alle 19.00”.
“Chi è interessato mandarmi disponibilità con scritto nome e cognome, disponibilità per i giorni o totale e quale turno. Per la conferma del servizio vi contatteremo nei prossimi giorni fino al 31 luglio”, si legge nel testo dell’offerta pubblicata da un’utente a nome dell’azienda One Group.
Per lo svolgimento degli Europei di Roma, la Federazione Italiana Nuoto ha ricevuto 5 milioni di euro di fondi stanziati con l’ultima legge di bilancio. Oltre a questi fondi, si aggiungono i soldi dei grandi sponsor, come Frecciarossa ed Enel, e il ricavato dei biglietti che verranno venduti
“Pensiamo di raggiungere 100mila presenze di pubblico tra i vari impianti”, ha dichiarato Paolo Barelli, presidente di Federnuoto e capogruppo di Forza Italia alla Camera.
Un giro d’affari non esattamente residuale che apre a una domanda: davvero non è possibile retribuire i volontari che sono così importanti per la buona riuscita dell’evento, considerando le cifre in ballo?
Nulla di illegale, per carità, in tutti i grandi eventi vengono impiegati volontari, ma in un periodo storico in cui si parla così tanto di salario minimo l’interrogativo rimane aperto.
(da Dagoreport)

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FORSE SALVINI HA TROVATO IL MODO DI DISFARSI DI GIORGETTI: TRA I DUE CONTENDENTI PER LA CORSA IN LOMBARDIA, ATTILIO FONTANA E LETIZIA MORATTI, SI POTREBBE INSERIRE GIANCARLO GIORGETTI

Luglio 28th, 2022 Riccardo Fucile

PUNTARE SUL MINISTRO PER IL PIRELLONE PERMETTEREBBE AL LEADER DELLA LEGA DI ALLONTANARE UN “COLONNELLO” CHE ORMAI MALSOPPORTA

Grandi manovre attorno a Palazzo Lombardia, ma prospettive diverse nei due schieramenti. A 8 mesi dalle Regionali, la confusione in queste ore è trasversale, ma se da un lato si segnalano tensioni derivanti dal dualismo innescato dalle ambizioni della vicepresidente della Regione Letizia Moratti, nell’altro campo regna l’incertezza più totale.
Insieme ai due attuali contendenti (Attilio Fontana e Letizia Moratti) pare consolidarsi anche la clamorosa ipotesi di una discesa in campo di Giancarlo Giorgetti, eminenza grigia leghista e ministro dello Sviluppo economico.
La mossa avrebbe più di un senso. Placherebbe le mire della vicepresidente, intanto, e certo non apparirebbe come un’umiliazione per Fontana, che con Giorgetti ha un rapporto di stima ricambiata.
Avrebbe un senso per il partito, perché servirebbe a riannodare i fili dell’antica battaglia autonomista, avrebbe un senso per Matteo Salvini, che porrebbe fine così a una dialettica interna con una figura a volte ingombrante, per quanto silenziosa.
E avrebbe senso infine per lo stesso Giorgetti, che oggi potrebbe non essere entusiasta di far parte di un governo di centrodestra (magari guidato da Giorgia Meloni) dopo aver giocato convinto nella squadra «di unità nazionale» di Mario Draghi. Ciò non significa che sia cosa fatta, ma che l’ipotesi esiste, ed è considerata a più livelli.
(da Il Giornale)

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