Gennaio 12th, 2024 Riccardo Fucile
BALDASSARRE: “SE FOSSI SENATORE NON LO VOTEREI. L’ELEZIONE DEL PARLAMENTO E DELLA SUA MAGGIORANZA TRAINATA DA QUELLA DEL PREMIER VIOLA ‘IL PRINCIPIO SUPREMO’ DELLA SEPARAZIONE DEI POTERI” … VIOLANTE: “LE ATTUALI TENSIONI TRA GOVERNO E PARLAMENTO DOMANI VERREBBERO SCARICATE TRA IL PREMIER E IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA”
C’è una ragione se, al termine dell’ultimo giro di audizioni in commissione Affari costituzionali del Senato, la ministra Maria Elisabetta Casellati ha sentito l’esigenza di ribadire – come mai prima – che l’elezione diretta del premier è “irrinunciabile”
Tanto più che, alla luce dello scontro con le opposizioni (tutte contrarie tranne Italia viva), finirebbe per diventare una riforma di parte imponendo quindi il ricorso al referendum, che in passato è sempre fallito. Un passaggio vivamente sconsigliato dalla totalità degli esperti auditi a palazzo Madama.
Le osservazioni sono tutte sul tavolo. Stamattina al Senato è stata convocata una riunione di maggioranza per fare il punto sulle riforme istituzionali. All’ordine del giorno dell’incontro un primo confronto sugli emendamenti, che possono essere depositati fino al 29 gennaio. A prendere parte all’incontro, cui partecipa il governo con Casellati e con Luca Ciriani, il presidente della Commissione affari costituzionali, Alberto Balboni, i capigruppo a palazzo Madama di FdI, Lucio Malan, della Lega, Massimiliano Romeo, e di FI, Maurizio Gasparri.
Gli ultimi sei giuristi ascoltati martedì – vale a dire Sabino Cassese, l’ex presidente della Corte costituzionale Antonio Baldassarre e Paolo Becchi per il centrodestra; Luciano Violante, Mauro Volpi e Jens Woelk per il centrosinistra – hanno tutti convenuto sulla necessità di migliorare la stabilità del governo e di rafforzare i poteri del presidente del Consiglio, ma con altrettanta chiarezza hanno dichiarato che l’elezione diretta non è la strada giusta.
Secondo Baldassarre, Violante e Volpi il fatto che “l’elezione del Parlamento e della sua maggioranza sia trainata da quella del premier” viola “il principio supremo” (Volpi) della separazione dei poteri. Evidenziando pressoché all’unanimità come tale soluzione creerebbe conflitti tra il presidente del Consiglio, che ha una legittimazione popolare, e il presidente della Repubblica, che ne ha una indiretta: viene “eroso il ruolo” del Capo dello Stato, ha detto Cassese.
Suggerendo anche una via d’uscita, rilanciata pure da Baldassarre e da Violante: riprendere il sistema della legge elettorale del 2005 in cui la coalizione sigla “un patto davanti agli elettori”, offrendogli “una indicazione comune del programma e del capo del governo, che vengono scelti con un atto unico”. Così facendo si “costringono i votanti a indicare la propria scelta pubblicamente e si vincola la coalizione al rispetto dell’accordo”. E alla fine “non si indebolisce neppure il ruolo del Quirinale”, il quale dovrebbe semplicemente “accertare il risultato elettorale”, ma spetterebbe a lui il potere di nomina del presidente del Consiglio. Come d’altra parte avvenuto anche con il Mattarellum tra il 1994 e il 2006. Più tranchant Baldassarre, che pure è favorevole al sistema presidenziale: “Se fossi senatore non voterei questo testo”.
“Questo testo, per come formulato, potrebbe non raggiungere i risultati ricercati”. È assai negativo il giudizio dell’ex presidente della Camera Luciano Violante.” La prima obiezione – ha spiegato – è che dal testo esce un sistema bicefalo. Le attuali tensioni tra governo e Parlamento domani verrebbero scaricate tra il premier e il presidente della Repubblica”, perché il secondo ha una “legittimazione” inferiore. E siccome nelle “società molto polarizzate” tipiche di molte democrazie occidentali servirebbe un arbitro in grado di dirimere eventuali conflitti, nel ddl Meloni-Casellati “non si capisce” chi sia: “Il presidente del Consiglio è uomo di parte, il presidente della Repubblica non ha la legittimazione, ma il problema dell’arbitro è oggi rilevante”, insiste Violante. Non è l’unica obiezione.
Il costituzionalista Mauro Volpi va giù durissimo: “Prevedere che il voto alla maggioranza parlamentare con il 55% dei seggi sia trascinato dal voto dato alla persona del premier credo sia abnorme e viola il principio supremo della separazione dei poteri, con il Parlamento ancora più debole di oggi”, spiega.
Tutti, infine, hanno lanciato un appello alle forze politiche affinché trovino un accordo. “Se non si vogliono ripetere le esperienze del 2006 e del 2016 – che potrebbero ricorrere con un referendum – la soluzione ottimale sarebbe una riforma con la maggioranza dei due terzi come risultato di un lavoro comune del Parlamento”, ha esortato Cassese rispondendo alle domande dei senatori.
E “credo sia molto utile cercare un punto di incontro intorno alle due preoccupazioni di fondo: erosione della sovranità del popolo ed erosione dei poteri del presidente della Repubblica”. Possibile da raggiungere proprio con la proposta di cambiare la legge elettorale, che per il giurista però richiederebbe anche una modifica costituzionale, ovvero “consentire con un atto unico di scegliere maggioranza e premier”.
(da La Repubblica)
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Gennaio 12th, 2024 Riccardo Fucile
PER PARTECIPARE ALL’EVENTO, GLI OSPITI HANNO DOVUTO SGANCIARE 5 MILA EURO: GUEST STAR DELLA SERATA, LA STELLINA DELL’ESTREMA DESTRA AUSTRICA, MARTIN SELLER
Non c’è nulla di casuale se si convoca una conferenza, segreta,
dell’estrema destra sul Wannsee, alla periferia di Potsdam, dove il regime hitleriano progettò la soluzione finale per gli ebrei.
Ed è lì, in una struttura costruita da Lorenz Adlon che un gruppetto si è dato appuntamento per illustrare il grande piano, la soluzione, al problema dell’immigrazione. [
Tutto molto ambiguo, tutto pieno di riferimenti storici, stando però ben attenti a non varcare ufficialmente la linea rossa e a non utilizzare direttamente la terminologia nazista. «Rimigrazione», è la nuova parola d’ordine, di quelli che il cancelliere Scholz ha chiamato «fanatici».
L’appuntamento era il 23 novembre, e a parlarne è stato il sito d’inchiesta tedesco Correctiv , notizia poi ripresa il giorno dopo da molta stampa nazionale.
Il biglietto d’ingresso era di 5mila euro, per finanziare le attività future, gli ospiti due buone dozzine. L’oratore principe è Martin Sellner, piccola star della nuova destra estremista e al limite dell’eversione europea. Non un ferro vecchio, ma un 35enne austriaco che è il faro anche della Neue Rechte in Germania.
Ha scritto numerosi libri, da quello che l’ha fatto conoscere «Identitär! Geschichte eines Aufbruchs» (che si può tradurre come «Identitari! Storia di un risveglio») fino all’ultimo uscito pochi mesi fa, che è un programma: «Regime Change von rechts. Eine strategische Skizze» («Cambio di regime da destra: un disegno strategico»). Sellner è stato uno dei primi a parlare di «sostituzione etnica».
Ad ascoltarlo, invece, sull’albergo del Wannsee una parte rappresentativa della Afd, partito che ormai supera il 20 per cento dei consensi a livello nazionale. Roland Hartwig, il portavoce della leader nazionale Alice Weidel. Il capo dell’Afd nella Sassonia-Anhalt, la fazione più estremista del partito, altri due membri in vista di Alternative e anche due politici Cdu . E poi, medici, imprenditori dello sport e del cibo, giuristi, avvocati.
L’idea di Sellner che è stata discussa è incentrata attorno alla tesi della «rimigrazione». Prevede di deportare fino a 2 milioni di immigrati via dalla Germania e in Africa. Ossia, tre categorie: migranti, rifugiati e anche cittadini con passaporto tedesco che hanno fallito l’integrazione. Nelle sue idee, che sembrano semplice follia a chi ci si affaccia per la prima volta e che invece prefigurano nella sua testa un futuro distopicamente houellebecquiano, c’è un piano ma anche già una chiamata all’azione.
Il giorno dopo la diffusione dell’inchiesta giornalistica di Correctiv, le reazioni non sono mancate. È intervenuto il cancelliere Scholz, affermando che «noi proteggiamo tutti, indipendentemente dall’origine, dal colore della pelle o da quanto una persona sia disturbante per fanatici che hanno fantasie d’assimilazione».
Si sono fatti sentire anche i partecipanti. Il portavoce di Weidel, Hartwig, ha detto che era andato al raduno «a titolo personale», senza avvertire la sua capa. Tesi adottata da pressoché tutti gli altri colleghi .
Così come l’Afd, con una comunicato ufficiale, ribadisce che i migranti sono il problema principale della Germania: «Dobbiamo poter togliere il passaporto ai criminali e c’è bisogno di rimigrazione (dunque, la parola fa ufficialmente l’ingresso nella loro politica). Non è accettabile che persone che odiano la Germania e i suoi valori ne diventino cittadini. Che violentino le donne, attacchino persone innocenti con i coltelli e che non vengano espulsi per il loro passaporto tedesco. E poi figurino nelle statistiche come criminali tedeschi».
L’Afd è da tempo il secondo partito tedesco (dopo la Cdu), ha più consenso dei socialdemocratici, verdi o dei liberali al governo.
Dire che sono minoritari, e detestati o guardati con estremo sospetto dagli altri tre quarti dei tedeschi, è vero. Ma quando si apprestano a finire primi in tre elezioni regionali, in programma a Est il prossimo settembre, questo sentimento non basta più a esorcizzare il loro peso nella società, e ormai nella politica.
Anche guardare da un’altra parte, per i riferimenti quasi espliciti all’epoca nazista, quando vengono simbolicamente e perfidamente rievocati (senza essere citati) alcuni termini, può essere rassicurante. Ma è una consolazione da ciechi, o meglio da chi si ostina a non voler vedere.
(da agenzie)
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Gennaio 12th, 2024 Riccardo Fucile
LO SCIPPO PER IL PONTE SI AGGIUNGE AGLI INVESTIMENTI RIMODULATI SULLE INFRASTRUTTURE
Senza fare molto clamore, con un tratto di penna, il governo Meloni nella manovra di bilancio ha avallato il taglio del fondo simbolo per contro bilanciare l’autonomia differenziata.
Il cosiddetto Fondo di perequazione, che era pari a 4,4 miliardi di euro, è stato prosciugato. Significa che non ci sarà un euro per Regioni e Comuni delle Regioni che devono recuperare gap su servizi e infrastrutture rispetto ad altre aree del Paese.
Se a questo taglio si sommano quelli dei progetti del Pnrr e della manovra di Matteo Salvini per dirottare Fondi sviluppo e coesione di Sicilia e Calabria al Ponte sullo Stretto, il risultato è che per opere già in pista e progetti pronti a partire il governo nazionale ha tolto al Mezzogiorno 15 miliardi di euro in una manciata di mesi.
A fronte di questi tagli, molti hanno notato il silenzio assoluto nella conferenza stampa della presidente del Consiglio Giorgia Meloni sul Sud. Per il meridione il quadro è davvero a tinte fosche.
Addio al fondo per bilanciare l’autonomia
Di certo c’è che solo nei giorni scorsi, spulciando le tabelle allegate alla manovra di bilancio, è saltato fuori che il Fondo di perequazione, inizialmente di 4,4 miliardi di euro, è sceso ad appena 800 milioni. Già nella delega sull’autonomia differenziata con il governo Conte Due il Fondo era stato inserito come garanzia per il Mezzogiorno di un minimo di investimento dello Stato per recuperare i divari di cittadinanza. Adesso che l’autonomia cara alla Lega sta marciando spedita in Parlamento i fondi scompaiono. Un segnale politico chiaro, insomma.
Tolti dal Pnrr 8 miliardi di euro al Mezzogiorno
Questo taglio si somma ad alcune scelte politiche fatte recentemente dal governo. Il governo Meloni ha rimodulato 16 miliardi di euro dal Pnrr, la metà dei quali destinati ai Comuni del Sud per i piani urbani e l’efficientamento energetico. Saltati quindi alcuni grandi progetti di riqualificazione urbana, come Restart Scampia (156 milioni) e Taverna del Ferro a San Giovanni a Teduccio (106 milioni) in Campania, oppure gli interventi nei quartieri San Berillo e Librino a Catania e l’ex Città del Ragazzo a Messina in Sicilia, solo per fare degli esempi.
L’Fsc di Calabria e Sicilia dirottato per il Ponte
Altri 1,6 miliardi di euro sono stati presi di imperio nella manovra di bilancio dal Fondo sviluppo e coesione di Sicilia e Calabria e sono stati dirottati per realizzare il Ponte sullo Stretto, il progetto rimesso in piedi da Salvini ripescando la vecchia società Stretto di Messina con annessi contratti con il consorzio Eurolink. Il governatore Renato Schifani aveva tuonato contro la scelta di dirottare senza accordo queste risorse, Salvini è andato avanti lo stesso e sono saltati quindi finanziamenti destinati al dissesto idrogeologico e alle infrastrutture come il prolungamento dell’autostrada Siracusa-Gela nel tratto di Scicli: “In tutto sono stati toli alla Sicilia miliardi di euro”, ha calcolato la Cgil.
La rimodulazione delle Infrastrutture
Il ministero delle Infrastrutture ha rimodulato (cioè tagliato per il 2023) circa 2,5 miliardi di euro. Tra questi la linea ferroviaria Roma-Pescara nella tratta interporto d’Abruzzo-Chieti-Pescara per 568 milioni e nella tratta Sulmona-Avezzano per 277 milioni di euro. E, ancora, il raddoppio della Falconara-Orte per 326 milioni, il potenziamento della tratta Tivoli-Guidonia per 179 milioni, la chiusura dell’anello ferroviario di Roma per 175 milioni. Ma anche la velocizzazione della linea Lamezia Terme- Catanzaro e della Sibari-Porto Salvo in Calabria. Definanziata anche linea Firenze -Pisa per 299 milioni. Uniche opere definanziate al Nord sono il nodo di Novara per 77 milioni di euro e Raddoppio della linea Maerne-Castelfranco Veneto per 277 milioni. Soldi che saranno subito dirottati per altre opere: 1,1 miliardi, quasi la metà dell’intera rimodulazione, andranno per la linea ad Alta velocità Verona-Padova e per l’attraversamento di Vicenza. Altri 462 milioni per il nodo Terzo Valico di Genova. E, ancora, 563 milioni per coprire cantieri e gare in corso nel 2023.
(da La Repubblica)
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Gennaio 12th, 2024 Riccardo Fucile
MA SETTE MESI DOPO, LA NORMA È UN GUSCIO VUOTO: MANCANO I BANDI E I FONDI SONO CONGELATI…LA STRUTTURA DI PALAZZO CHIGI, GESTITA DAL SOTTOSEGRETARIO MANTOVANO, FINORA NON HA FATTO NULLA
È il 10 luglio 2023. Camera di deputati. Passa, all’unanimità, col voto
anche delle destre, la legge promossa da Liliana Segre che promuove le commemorazioni per il centenario dell’uccisione (da parte dei fascisti) di Giacomo Matteotti. Il Parlamento applaude se stesso. Ma sette mesi dopo la norma è un guscio vuoto. Mancano i bandi. Le associazioni, le fondazioni, le scuole che vorrebbero ricordare il martire socialista hanno dovuto congelare ogni iniziativa.
L’articolo tre fissava entro sessanta giorni l’istituzione di «un bando di selezione dei progetti». Ovvero, entro settembre. Invece l’anno matteottiano è già iniziato e del doman non vi è certezza. L’anniversario cade il 10 giugno, il giorno della sua uccisione. Mancano dunque sei mesi e serpeggiano perciò molti malumori. Valdo Spini, presidente della Fondazione Circolo Fratelli Rosselli, ha scritto una mail al sottosegretario Alfredo Mantovano: i centenari sono incardinati infatti presso la Struttura di missione di palazzo Chigi.
«Purtroppo la legge è, per quanto mi risulta, completamente inattuata. Capisco che la presidenza del Consiglio ha avuto ed ha impegni gravosi e inderogabili ma la mancata attuazione non potrebbe non comportare proteste e polemiche che ritengo tutti vogliate evitare». Ha avuto risposta, Spini? «No».
Chiamiamo il sindaco di Fratta Polesine, il paese di Matteotti.
«Siamo in grave ritardo», conferma Giuseppe Tasso. Al momento non si sa nemmeno qual è il ministero cui spetterà il compito di gestire i finanziamenti
Il Parlamento ha stanziato 700mila euro a sostegno di convegni, idee didattiche (la Fondazione Rosselli ha promosso una biografia per le scuole L’idea dentro di me scritta dalla professoressa Francesca Tramonti, più un fumetto), mostre (il 6 aprile si aprirà quella a palazzo Roncale a Rovigo, curata da Stefano Caretti, che ha dedicato una vita di studi a Matteotti), recital, reading, a Fratta aspettano il finanziamento per ammodernare la casa museo.
In Polesine, per la prossima primavera aspettano anche il presidente Sergio Mattarella, che al culto di Matteotti ha sempre dedicato l’attenzione della Repubblica. Sciatteria? Brucia ancora lo schiaffo all’Anpi, dopo che nell’autunno scorso il ministro Valditara non ha più voluto rinnovare la convenzione con il ministero dell’Istruzione. Una delle partigiane più illustri, Iole Mancini, 104 anni tra un mese, ha scritto al Capo dello Stato per denunciare la compromissione di un diritto.
(da Repubblica)
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Gennaio 12th, 2024 Riccardo Fucile
E C’E’ QUALCHE IMBECILLE CHE ANCORA NEGA IL CAMBIAMENTO CLIMATICO
Dal 2023 continuano ad arrivare record negativi sul fronte del cambiamento climatico. Nel corso dello scorso anno, che secondo le rilevazioni è stato il più caldo di sempre, le temperature dell’oceano hanno raggiunto un nuovo picco di riscaldamento delle acque, evidenziando un aumento significativo del contenuto termico, della stratificazione e della salinità. È quanto emerge dallo studio «New Record Ocean temperatures and related climate indicators», condotto da un team internazionale che include anche ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e dell’Enea. La temperatura delle acque oceaniche è aumentata tra gli 8 (secondo il calcolo NOAA) e i 15 (secondo il calcolo di IAP-CAS) ZettaJoule rispetto all’anno precedente, ovvero il 2022, considerando lo strato compreso tra 0 e 2000 metri di profondità. Un ZettaJoule equivale al doppio della quantità di energia che alimenta ogni anno l’economia mondiale. La variazioni nelle rilevazioni, viene sottolineato nello studio, sono imputabili anche alle differenti metodologie di calcolo. Nel contesto di queste ricerche, è stato osservato anche come il Mar Mediterraneo ha raggiunto il suo valore termico più elevato dall’inizio delle rilevazioni moderne: un primato storico. Sono state poi constatate delle anomalie importanti anche nelle temperature superficiali, imputabili in parte anche alle fluttuazioni termiche a breve termine dell’Oceano Pacifico interessato dal maggio 2023 dai fenomeni El Nino ed El Nina.
(da agenzie)
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