Gennaio 23rd, 2024 Riccardo Fucile
L’AULA DI UN CONSIGLIO COMUNALE DIVENTATA COME LE PARETI DI UN CESSO PUBBLICO
Se non esistesse la cappa del politicamente corretto, forse un
sindaco che si esprime in consiglio comunale come tra le pareti di un gabinetto pubblico verrebbe messo alla porta dai suoi stessi elettori. Invece rischia ancora di passare per libertario, o comunque per liberatorio, basta leggere certi commenti social per averne conferma.
Cos’ha combinato il sindaco di Terni e probabile futuro premier Stefano Bandecchi, al cui confronto Vannacci è un radical chic? Per sostenere la tesi minimalista secondo cui il maschio che reagisce al rifiuto con la violenza è un caso limite, ha detto: «Un uomo normale guarda il bel sedere di una donna e ci prova. Se ci riesce, ci fa l’amore, altrimenti se ne torna a casa».
Ovviamente non ha usato «sedere» e «fare l’amore», ma espressioni assai più schiette e vigorose che mi astengo dal riportare per rispetto dei miei venticinque lettori non al passo coi tempi.
Perché a questo ormai sono ridotte la grazia, la misura e l’allusione ironica: a fastidiosi orpelli che impediscono di farsi capire da una platea assuefatta a scambiare la volgarità per sincerità e le buone maniere per ipocrisia.
Non entro neanche nel merito del ragionamento di Bandecchi: chi parla così non può pensarla che così. Ma è chi parla nel modo esattamente opposto, affastellando parole talmente «corrette» da risultare al tempo stesso irritanti e insipide, ad avere sdoganato per reazione questi rutti alla deriva.
Il sonno del buonsenso genera cattivo gusto.
(da Il Corriere della Sera)
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Gennaio 23rd, 2024 Riccardo Fucile
IL SINDACO ESPERTO DI CULI E’ UNA GARANZIA PER CHI L’HA VOTATO
Non credo sia giusto né utile giudicare la sortita del sindaco di Terni, Bandecchi, a proposito del corretto utilizzo del culo delle donne (mi scuso per la sintesi, che è lacunosa e molto ingentilita), scomodando la categoria del sessismo, che è pur sempre una categoria culturale.
Bandecchi riuscirebbe a essere sgradevole e violento anche parlando di batterie d’auto, di sufismo, di coltivazione dei ceci o di algebra. E riuscirebbe a essere sgradevole e violento perfino se volesse annunciare la sua conversione al femminismo, o addirittura alla gentilezza.
Perché, molto a monte di ogni considerazione politica, Bandecchi è un bullo conclamato, anzi un bullo cristallizzato, e lo è da anni, reiteratamente, orgogliosamente, minacciosamente: ha scelto quel canone e proprio in virtù di quel canone è stato molto presente sui giornali e nei media in genere, che altrimenti lo avrebbero ignorato.
Ed è sempre in virtù di quel canone che lo hanno votato in tanti, entusiasti dell’omone che sbraita e insulta: sono loro, i suoi elettori, i soli veri mandanti del discorso, orrendo per banalità oltre che per maleducazione, che il sindaco di Terni ha pronunciato nel pieno esercizio delle sue funzioni.
La situazione, nel suo caso, è aggravata dalla stazza fisica, dunque dall’inevitabile sensazione di sopraffazione che accompagna molte delle sue sortite e addirittura la sua stessa presenza.
Fate conto: un Crosetto al contrario, grosso e amichevole il primo, grosso e sopraffattore il secondo. La sola reazione davvero corretta, dai banchi dell’opposizione a Terni, sarebbe suggerirgli un terapeuta. Non capirebbe. Ma almeno gli si farebbe la sola osservazione pertinente.
(da La Repubblica)
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Gennaio 23rd, 2024 Riccardo Fucile
L’IPOTESI DELLA SOSTITUZIONE DOPO AVER CONTRADDETTO POZZOLO
Rispetto alla versione dei fatti raccontata dal deputato FdI,
l’ispettore capo Pablito Morello aveva riportato ai pm una ricostruzione diversa, apparentemente in contrapposizione
Pochi giorni dopo lo sparo alla festa di Capodanno a Rosazza, il caposcorta del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro è stato sostituito temporaneamente, dopo aver preso un periodo di congedo dal lavoro. Un nuovo agente è subentrato a Pablito Morello, suocero di Luca Campana, il 31enne rimasto ferito dopo il colpo partito dalla pistola del deputato FdI Emanuele Pozzolo.
Non è stato chiarito se al posto di Morello sia subentrato un agente che faceva già parte della scorta di Delmastro.
Secondo il Corriere della Sera, non è altrettanto chiaro se l’ispettore capo Morello, prossimo alla pensione, tornerà al suo posto o se verrà trasferito per altri incarichi in attesa che maturi i requisiti per lasciare il lavoro. Secondo Repubblica, quello di Morello è stato semplicemente un «congedo ordinario», che sarebbe iniziato il 2 gennaio, dopo il quale sarebbe iniziata la riorganizzazione della scorta del sottosegretario. Morello formalmente non potrebbe essere «demansionato» o mandato via durante il periodo di ferie, come qualunque altro lavoratore.
Le due versioni
Sul caso dello sparo di Capodanno, l’ispettore Morello è considerato un supertestimone, visto che sarebbe stato quello più vicino a Pozzolo al momento dell’esplosione del colpo. Sarebbe stato lui a indicare agli inquirenti che a sparare era stato il deputato di Fratelli d’Italia. Sentito come testimone e non indagato, Morello ai pm aveva detto di aver preso la pistola «con entrambe le mani», con l’obiettivo di metterla in sicurezza, dopo che Pozzolo l’aveva mostrata ai presenti. Il deputato però, ricorda il Corriere, aveva dichiarato che la pistola gli era scivolata dalla tasca del giubbotto: «Qualcuno l’ha raccolta e ha armato il cane». E poi sarebbe partito il colpo.
Due versioni al momento in contrapposizione, su cui l’esame dello stub potrebbe portare qualche chiarimento.
(da agenzie)
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Gennaio 23rd, 2024 Riccardo Fucile
I RESIDUI SONO “SIGNIFICATIVI”, MANCA ANCORA LA PERIZIA BALISTICA
L’esito del test dello Stub sul deputato sospeso di Fratelli d’Italia Emanuele Pozzolo è positivo. E questo significa che la versione fornita a spizzichi e bocconi ai giornali (ma non ai pm, ai quali ha preferito non risponde) traballa pericolosamente.
A 22 giorni di distanza dalla festa di Capodanno nell’ex asilo di Rosazza in provincia di Biella le prove tecniche dicono che i residui di polvere da sparo sulla mano del deputato sono «significativi». Il colpo di pistola partito dalla North American Arms LR22 ha colpito a una coscia Luca Campana mentre vicino a lui era presente anche il caposcorta di Andrea Delmastro, Pablito Morello. Ma su di loro il test non è stato effettuato. Intanto però sulle mani e sugli abiti del deputato di FdI sono rimaste tracce di polvere da sparo da innesco.
I residui
Non solo. Repubblica spiega oggi che altri residui sono stati rintracciati negli abiti che il deputato portava quella sera. I risultati, particolarmente approfonditi, sono arrivati ieri alla procura di Biella che indaga sullo sparo di Capodanno a Rosazza. Mentre tutti i testimoni che erano lì in quel momento hanno detto che l’arma era in mano a Pozzolo. Anche se ci sono 20 secondi di buco nelle ricostruzioni di ognuno: nessuno ha visto materialmente il deputato armare il cane e premere il grilletto.
C’è poi anche un altro problema di fondo che potrebbe inficiare gli elementi di prova dell’accusa. Perché lo Stub su Pozzolo è stato effettuato solo quattro ore dopo lo sparo. Ma i carabinieri non lo hanno fatto sugli altri presenti in quel momento nella sala della Pro Loco. E quindi nemmeno su Morello. Che dalle dichiarazioni a mezza bocca rilasciate da Pozzolo avrebbe invece raccolto l’arma quando a lui è caduta dalla tasca (e questo è già indice di negligenza).
La perizia balistica
Soltanto dopo sarebbe partito il colpo. Ora sarà la procuratrice Teresa Angela Camelio a dover dipanare la matassa. Tenendo conto che c’è però ancora da attendere il risultato di un altro test, ovvero la perizia balistica. La sala delle feste era piena di tracce di polvere da sparo da carica di lancio. La perita della procura Raffaella Sorropago le sta analizzando. Nei prossimi giorni l’esame toccherà anche alla pistola. Ieri intanto Morello è andato in ferie, non sarà il caposcorta di Delmastro per qualche tempo. Mentre Striscia la notizia ha regalato un Tapiro d’Oro a Pozzolo, che nell’occasione ha continuato ad essere sibillino: «Magari ve lo restituirò, chi lo sa?»
La revoca e la tutela
Nel frattempo la revoca del porto d’armi è stata compensata dall’assegnazione di un servizio di tutela. Mentre lui ha detto che in Fratelli d’Italia si cercava di uccidere lui per salvare altri. Lui ha dato le dimissioni anche dall’incarico di consigliere di Rosazza. Su consiglio dell’avvocato Andrea Corsaro.
(da agenzie)
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Gennaio 23rd, 2024 Riccardo Fucile
“IL MURO SIAMO NOI” GRIDANO I MANIFESTANTI CONTRO L’ASCESA DI AFD… IL RUOLO DELLE SCUOLE IN GERMANIA
Un milione e mezzo di persone sono scese in tutte le piazze
tedesche nel weekend al grido di: “Il muro siamo noi”. Una manifestazione a Monaco di Baviera, nata con l’intento di frenare l’avanzata dell’estrema destra tedesca di AfD (Alternative für Deutschland), è stata addirittura interrotta per motivi di sicurezza in quanto troppo affollata. Secondo gli organizzatori, che prevedevano un massimo di 25mila presenze, alla protesta hanno aderito in 250mila,come riportato dal quotidiano Süddeutsche Zeitung. Allo stesso tempo, altre proteste anche in altre città della Germania che si sono ripetute nella giornata di sabato e domenica. Un fiume, una sentita e forte partecipazione, si può dire.
E un’affermazione decisa di principi: “Non possiamo dimenticare quello che ci è stato insegnato a scuola”. Ed è così. In questa fase della storia europea segnata da una crescita dei razzismi e dell’intolleranza, si ricorda l’importanza e il ruolo delle scuole.
Da custodire e proteggere, in quanto fondamentale luogo di dialogo e conoscenza. Dovrebbero esserlo adesso, come dovevano nel passato. Molti manifestanti a Monaco hanno esposto cartelli contro le idee dell’estremismo di destra circa la “remigrazione”, ossia l’espulsione di massa di stranieri di etnia non-europea: “Impariamo dalla storia invece di ripeterla”, “Nessuna tolleranza per l’intolleranza”, “AfD – un incubo per la Germania”, si sente.
La marcia di protesta avrebbe dovuto portare il corteo, secondo il programma, a passare anche davanti alla villa in Potsdamer Strasse dove ha sede la Confraternita “Danubia”, un’organizzazione studentesca classificata di estrema destra dall’Ufficio federale per la protezione della Costituzione. La partenza era fissata nel primo pomeriggio al “Siegestor”, l’Arco del Trionfo ottocentesco ispirato all’Arco di Costantino a Roma dedicato a Ludwig I di Baviera, ma la grande affluenza ha reso impossibile proseguire. Da cui si evince anche l’importanza dei monumenti. Che devono “monere” e “manere”, ammonire e perdurare, appunto. Tutte cose che si imparano a scuola. A Colonia, Brema e Dresda. Complimenti al lavoro degli insegnanti. Ai programmi ministeriali, alle targhe sui muri delle scuole, ai protocolli antirazzismo, alle pietre di inciampo, alle discussioni e ai documentari, ai capi di Stato che si inginocchiano chiedendo scusa all’umanità.
E già nel 2020, del resto, si erano tenute manifestazioni di massa. Il ministro dell’Integrazione Annette Widmann-Mauz aveva allora invitato espressamente a sviluppare una maggiore consapevolezza della discriminazione razziale. “Il razzismo esiste anche in Germania: a scuola, per strada, al lavoro, in autobus e in treno, nella cerchia di amici”, disse il politico della CDU (partito politico tedesco dei democratici cristiani). Questo deve essere riconosciuto, nominato e combattuto in tutte le aree. Il razzismo è il terreno fertile ideologico per l’estrema violenza di Destra”. Nominato e combattuto, giustamente
Come per l’episodio di intolleranza che si è verificato allo stadio Friuli durante la gara Udinese-Milan, quando ululati contro il portiere del Milan Maignan hanno indotto l’arbitro a sospendere la gara per cinque minuti. Il presidente della Fifa, Gianni Infantino chiede interventi decisi: “Gli eventi di sabato a Udine sono assolutamente ripugnanti e del tutto inaccettabili.
Non c’è posto per il razzismo né per altre forme di discriminazione, nel calcio così come nella società. È necessario che tutte le parti interessate agiscano, a partire dall’istruzione nelle scuole, affinché le future generazioni comprendano che questo non è parte del calcio né della società”.
Che tutte le parti agiscano, veramente, a partire da dove il problema nasce. Sostenendo e affiancando le scuole. Il 19 gennaio il Bundestag ha approvato la riforma della legge sulla cittadinanza che consentirà di ottenere la nazionalità tedesca più rapidamente, estendendo anche il diritto ad avere il doppio passaporto, finora riservato ai soli cittadini Ue e svizzeri. C’è chi evidentemente non è molto favorevole, proponendo di “remigrare” due milioni di persone in un non meglio definito Stato del nord Africa. Ma più di un milione e mezzo di persone sono di diverso avviso. Non sarà un’impresa facile.
(da agenzie)
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Gennaio 23rd, 2024 Riccardo Fucile
ALTRO CHE EGEMONIA CULTURALE. TUTTO QUESTO CAN-CAN PER FARE UNA MOSTRA SU TOLKIEN E DARE UN PROGRAMMA A PINO INSEGNO?
Da sinistra, gran polemiche per la destra che piazza amici, simpatizzanti e famigli su ogni poltrona culturale disponibile. Ultimo caso, il colpo di mano da arditi della lottizzazione sul Teatro di Roma, contro il quale il sindaco Gualtieri annuncia la resistenza (bisognerebbe tuttavia ricordare al primo cittadino che nemmeno nel Vangelo l’ingenuità è una virtù).
Sulla sincerità degli indignati speciali ci sarebbe da discutere, perché non è che la sinistra si comportasse in maniera molto diversa: un po’ più educata, magari. Il problema è però un altro. Si litiga sui nomi, spesso discutibili, e sul metodo, sempre arrogante. Ma nessuno mai discute di progetti: forse perché non ci sono.
Buona regola della politica culturale, anzi della politica tout court, è decidere cosa si vuol fare e poi scegliere gli uomini giusti per farlo. Invece questo spoil system alla vaccinara pare finalizzato soltanto a sistemare un po’ di intellettuali organici e a passare dall’amichettismo di sinistra a quello di destra.
“Pronti”, strillavano i manifesti elettorali di Giorgia Meloni. […] Dopo decenni passati a tuonare contro l’egemonia culturale della sinistra, pensavamo noi coeurs simples, la destra avrà in serbo mille idee, progetti, novità clamorose. Invece, sostanzialmente, è il nulla.
L’altro giorno Gennaro Sangiuliano ha mandato una lettera al Foglio in cui faceva un lunghissimo elenco di realizzazioni in corso d’opera: tutti erano stati impostati dalle amministrazioni precedenti.
È stato nominato un nuovo presidente della Biennale, e Pietrangelo Buttafuoco è sicuramente un uomo colto: ma che idee abbia per una delle più importanti istituzioni culturali europee, che peraltro andava benissimo, non si sa, o almeno non l’hanno detto né lui né chi l’ha scelto. si deve decidere il nuovo sovrintendente del teatro alla Scala: al di là delle persone e del loro passaporto, qualcuno sta riflettendo su quale Scala si voglia?
Il guaio non è solo l’occupazione di tutti i posti disponibili, ma che la destra non sa che farsene. Finora non s’è vista nemmeno un’idea forte, originale, magari sbagliata ma almeno nuova. Anche perché l’immaginario sembra fermo al Novecento: Tolkien, la tivù generalista, Gramsci, Prezzolini che Sangiuliano cita ogni volta che apre bocca tanto che ormai è stato ribattezzato Prezzemolini e così via.
Il ministro è sempre sui giornali perché non passa giorno che non regali qualche gaffe
Ma in un anno di governo non è andato oltre l’ordinaria amministrazione (e la straordinaria lottizzazione, quella sì). Altro che egemonia culturale. Tutto questo can-can per fare una mostra su Tolkien e dare un programma a Pino Insegno?
(da La Stampa)
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Gennaio 22nd, 2024 Riccardo Fucile
I RESPONSABILI DELL’ORDINE PUBBLICO NON HANNO POTUTO FARE NULLA VISTO CHE LA MANIFESTAZIONE NON MINACCIAVA LA SICUREZZA…I SINDACATI DI POLIZIA: “HA PROVATO A LIMITARE LE PROTESTE E CI HA DATO DEGLI INCOMPETENTI”
È un vero e proprio caso, quello provocato dal comportamento
del viceministro meloniano ai Trasporti Galeazzo Bignami rispetto alle manifestazioni di protesta che si sono svolte mercoledì scorso nel corso della visita di Giorgia Meloni e Ursula von der Leyen a Forlì.
Secondo l’Associazione nazionale dei funzionari di polizia, l’atteggiamento di Bignami – uomo forte di Fratelli d’Italia in Emilia Romagna – può “apparire e/o essere interpretate come un tentativo di limitare questo diritto fondamentale, soprattutto considerando la natura pacifica della manifestazione e l’importanza pubblica degli alluvionati”.
Ma ricostruiamo i fatti.
La notizia viene rivelata da Repubblica. Durante la visita di Meloni e della presidente della Commissione europea von der Leyen a Forlì, Bignami viene avvistato mentre si lamenta – di fronte a diversi presenti – con i funzionari responsabili dell’ordine pubblico della gestione della piazza. In particolare, il sottosegretario – visibilmente contrariato – protesta per il fatto che la manifestazione di piazza disturberebbe l’arrivo delle due leader.
In realtà, i manifestanti si trovavano confinati dietro alcune transenne nel centro di piazza Aurelio Saffi, a diverse decine di metri dall’evento e in piena sicurezza. Troppo poco, comunque, per Bignami. Il meloniano – riporta Repubblica – prima chiede di chiudere il portone per evitare che l’eco delle proteste – amplificato anche dai portici – possa disturbare l’ingresso di Meloni e von der Leyen, poi pretende di serrare le finestre del salone al primo piano (dalle quale i giornalisti presenti riprendevano i manifestanti), quindi telefona a un interlocutore, chiamandolo “Matteo” e “ministro”.
Si rivelerà essere il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. A lui invia anche le foto della manifestazione, ma ottiene in cambio soltanto il gelo e il richiamo al legittimo diritto di manifestare, nel rispetto della legge. Quello di Bignami, scrive oggi sul sito del sindacato il segretario nazionale dell’Associazione nazionale funzionari di Polizia, Enzo Marco Letizia, è un comportamento che “solleva questioni importanti che riguardano il diritto alla libera espressione, la partecipazione civica e la responsabilità dell’ordine pubblico”.
(da La Repubblica)
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Gennaio 22nd, 2024 Riccardo Fucile
SENZA SUSSIDIO MIGLIAIA DI 50-60 ENNI DISOCCUPATI
Qualche giorno fa, a Domodossola, l’addetta di un Caf è stata presa a schiaffi da un cinquantenne; l’hanno dimessa dal pronto soccorso con cinque giorni di prognosi.
A Casale Monferrato una donna si è barricata dentro gli uffici del patronato. E poi, Torino, Alessandria, Vercelli, Borgosesia e altri comuni del Piemonte: aggressioni, minacce, insulti, urla.
«Stiamo diventando una frontiera, come gli ospedali: uno di quei presidi nei quali chi si sente tradito scarica la propria rabbia sugli operatori», spiega Stefania Magrassi, a capo dei Caf della Cgil nelle province di Asti e Alessandria.
A Nord di Roma il Piemonte è la regione con il più alto numero di percettori del reddito di cittadinanza: nel 2023, 70 mila famiglie, 129 mila persone, assegno medio di 526 euro al mese secondo i dati Inps. Solo la Lombardia ne ha di più (180 mila) ma ha anche quasi il triplo degli abitanti.
Nei Centri di assistenza fiscale (Caf) da qualche giorno si vive quasi come in trincea. È scattata la corsa all’Isee, il modulo che serve per richiedere allo Stato bonus e sussidi: dai contributi per le bollette di luce e gas fino all’assegno di inclusione, la misura che ha rimpiazzato il reddito di cittadinanza.
Ma le regole sono cambiate: fino allo scorso anno chi aveva più di 25 anni e viveva da solo faceva domanda sulla base di un Isee che considerava solo la propria situazione; adesso viene incluso nel nucleo famigliare. Non è una differenza da poco. Migliaia di donne e uomini di 50 e più anni, che vivono soli ma hanno perso il lavoro e sono a reddito zero, saranno associati ai genitori anziani, i quali hanno la pensione e spesso una casa di proprietà. E una pensione, un immobile e qualche risparmio portano in fretta l’Isee sopra i 9 mila euro. Addio al sussidio.
«La stretta voluta dal governo rischia di tagliare fuori migliaia di persone. E molti, in questi giorni, messi di fronte a una situazione che ignoravano capiscono che perderanno l’unica fonte di reddito e crollano – dice Daniele Caputo, a capo della rete dei Caf della Cgil a Cuneo e provincia -. Il livello di tensione si è alzato enormemente. Chi sta agli sportelli vive in uno stato d’agitazione e anche d’angoscia, perché ci troviamo davanti persone alle quali dobbiamo spiegare che non riceveranno più un euro». C’è chi scoppia in lacrime, chi protesta, chi urla, chi insulta. E chi aggredisce.
Come a Domodossola, quattro giorni fa. O come in altre città dove è stato necessario l’intervento delle forze dell’ordine o quello dei colleghi accorsi dagli altri uffici. «Ci danno dei farabutti, danno in escandescenza – rivela Mauro Casucci, coordinatore dei Caf e dei patronati della Uil in Piemonte -. Anche a Torino, nella nostra sede principale di via Bologna, ci sono stati momenti di tensione. E gli operatori cominciano ad avere paura: i nostri sono uffici aperti, non ci sono barriere né tantomeno vigilanza; dipendenti e collaboratori stanno correndo dei rischi».
In alcune sedi sono stati rivisti i turni in modo che nessun addetto resti solo o che ci sia una sorveglianza da parte dei colleghi degli altri uffici o meglio ancora degli addetti al servizio d’ordine dei sindacati. «Sta diventando un problema di sicurezza – rivela Stefania Magrassi -. Mai successo qualcosa del genere: certo, c’erano episodi sporadici, ma ora arriva una segnalazione al giorno. Siamo molto preoccupati». E avviliti. «Per tanti quei soldi sono lo spartiacque tra sopravvivere e sprofondare – racconta Lucia Decorato, responsabile dei Caf nel Vercellese -. Noi siamo un avamposto, quelli cui tocca dare una notizia terribile. Leggiamo lo sconforto nei loro volti, l’umiliazione di chi a quell’età deve dipendere dai genitori». Non è un problema di ordine pubblico, spiega il segretario piemontese della Cgil Giorgio Airaudo: «Dalla sanità alla scuola al contrasto alle povertà, assistiamo a un arretramento dello Stato che peggiora la condizione economica di migliaia di persone e indebolisce il tessuto sociale. C’è una questione sociale che il governo sta alimentando con le proprie scelte».
Ci sono territori dove certe decisioni pesano più che altrove. Come il Piemonte, regione con molti beneficiari di sussidi e moltissimi single. «E come spieghi a una donna di 60 anni che ora deve chiedere a sua mamma di pagarle l’affitto con la pensione? O a un cinquantenne rimasto senza lavoro che deve presentarsi a casa dei genitori, farsi dare l’estratto del conto corrente e tutti i dati patrimoniali per venire qui a fare l’Isee sapendo che quasi certamente non avrà diritto a nulla? – dice Lucia Decorato -. Queste persone vengono umiliate». «I nostri utenti sono fragili, vivono di quell’assegno – ragiona Cristina Barbero, responsabile regionale del patronato Cisl -. Da noi non si sono verificati episodi di violenza ma la situazione è tesa, per questo stiamo facendo l’impossibile per garantire un appuntamento ai tanti che lo chiedono».
Il clima si è fatto critico anche perché le persone che hanno bisogno di aiuto aumentano. Ridurre le misure di sostegno, o renderle meno accessibili, rischia di dilatare la faglia. «Faccio questo lavoro dal 1996, so riconoscere al primo sguardo chi prova a fare il furbo – racconta Lucia Decorato -. Ma in questi giorni io vedo solo disperati». Alberto Tomasso è stato segretario piemontese della Cgil, ora è a capo dei Caf. La sua è una riflessione cupa: «C’è chi pensa che due poveri facciano un ricco; invece fanno un povero al quadrato». Difficile dargli torto.
(da La Stampa)
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Gennaio 22nd, 2024 Riccardo Fucile
DOVREBBERO “SOLO” AIUTARE LE AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE MA, IN REALTÀ, MUOVONO LE FILA DELL’INTERA MACCHINA DECIDENDO LA POLITICA SANITARIA… LA CORTE DEI CONTI CHIEDE, GIUSTAMENTE, PERCHÉ PAGARE LE SOCIETÀ PRIVATE QUANDO, PER AIUTARE LE REGIONI, CI SONO I TECNICI STIPENDIATI DALLO STATO DELL’AGENAS?
Partiamo da un dato incontrovertibile: uno Stato per gestire le
sue risorse nell’interesse dei cittadini deve disporre di personale qualificato in grado di valutare le necessità, analizzare i mutamenti in corso, prendere decisioni conseguenti e assumersene la responsabilità. Da una quindicina d’anni questi compiti vengono sempre più spesso esternalizzati.
Prendiamo la politica sanitaria: dopo mesi di lettura di documenti, gare di appalto, accordi quadro e raccolta di informazioni da fonti qualificate, si scopre che a muovere le fila dell’intera macchina sono i big della consulenza globale.
Il ricorso al loro supporto dovrebbe essere straordinario e circoscritto ad acquisire competenze per poi procedere in autonomia. Avviene l’esatto contrario e, infatti, i loro contratti vengono reiterati costantemente. Vediamo con quali costi e risultati e come, in definitiva, i consulenti finiscono per sostituirsi non solo ai manager interni all’istituzione, ma all’istituzione stessa. Sullo sfondo una domanda: la pubblica amministrazione è piena di incapaci o non vuole assumersi responsabilità?
Nel 2005 viene stabilito per legge che le Regioni con i conti sanitari in rosso devono rientrare e hanno l’obbligo di farsi certificare i bilanci da un advisor. In campo entra la società di revisione contabile americana Kpmg, prima scelta dal Mef senza gara, poi con tre gare nel 2011, 2014 e nel 2018, e con l’ok del Mef le Regioni gli affidano anche la riorganizzazione della spesa sanitaria.
Kpmg lavora anche in cordata con altri due colossi: Ernst&Young e Price Waterhouse Coopers (PwC). Dal 2007 al 2019 Abruzzo, Calabria, Campania, Lazio, Molise e Sicilia sborsano in consulenza 85,4 milioni di euro. Il 12 gennaio 2021 la Corte dei conti scrive: perché pagate Kpmg quando per aiutare le Regioni a spendere meglio i soldi c’è l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) che ha i tecnici competenti dedicati? Per tutta risposta, con la gara del 14 novembre 2022, scatta un nuovo affidamento a Kpmg per altri 8,17 milioni euro per Lazio, Campania, Calabria, Sicilia; e a Intellera (costola di PwC) per 3,16 milioni di euro per Abruzzo e Molise.
I risultati? I conti migliorano, ma vediamo come. Per esempio, il Lazio passa da un debito di 1,2 miliardi a un attivo di 84 milioni, però nello stesso periodo riceve dallo Stato 2,49 miliardi in più. La Campania da un debito di 917 milioni va in attivo per 27 milioni, ma dallo Stato arrivano 1,6 miliardi in più. E via così. Nonostante le consulenze, al 2020 Abruzzo, Molise e Calabria non sono riuscite nemmeno ad azzerare il disavanzo e anche le altre sono ancora in Piano di rientro.
Uno degli assi strategici del Pnrr è la transizione digitale. Per la Sanità vuol dire rinnovare i sistemi informatici di ospedali e Asl. Per farlo il Pnrr dà 2,1 miliardi così divisi: 1,45 miliardi di euro per la digitalizzazione dei Dipartimenti di Emergenza, Urgenza e Accettazione; 600 milioni per lo sviluppo del fascicolo sanitario; 80 milioni per la formazione di competenze digitali e 30 milioni per la reingegnerizzazione del Nuovo Sistema Informativo Sanitario a livello locale.
Per tutto il sistema sanitario pubblico vuol dire digitalizzare le informazioni sanitarie sui pazienti (cartella clinica e fascicolo sanitario) e organizzare il lavoro di conseguenza. Nel 2021 la cordata formata da Kpmg, McKinsey, Ernst & Young si aggiudica la gara per la consulenza. Spesa: 185 milioni di euro. Le Regioni (tranne Valle d’Aosta e Basilicata) chiedono a queste società di fornire esperti per istruire il personale sanitario e operatori indipendenti per monitorare l’avanzamento lavori nelle singole Asl. Ma leggendo i piani dei fabbisogni si scopre che è richiesta anche la parte strategica e di governance e, cioè, stabilire cosa serve, come gestire i progetti, e analizzare i flussi informativi per rendere l’assistenza più efficiente. Cosa vuol dire in concreto?
I Big data, con le caratteristiche degli assistiti e le prestazioni erogate, devono essere raccolti e analizzati per monitorare e programmare le cure: per farlo vengono richiesti studi di fattibilità per la creazione di database regionali e reportistica sulla situazione attuale. In sintesi: è nelle loro mani la definizione dei nuovi modelli organizzativi delle cure che fanno seguito alla digitalizzazione, compreso il fabbisogno di medici e infermieri e l’individuazione dei criteri in base ai quali definire i tetti di spesa. Detto in parole povere: i consulenti decidono la politica sanitaria.
Le attività delle «Big Con» si svolgono all’interno degli uffici e delle direzioni sanitarie o delle Asl. Sono ammessi sub-appalti: vuol dire che le stesse società di consulenza vanno a cercare sul mercato le competenze che non hanno. Del resto la loro esperienza primaria è quella di revisori contabili. Quindi le Regioni pagano un consulente che poi ingaggia altri consulenti e si tiene pure il know how, oltre ad una mole di informazioni sanitarie dal valore inestimabile per disegnare strategie di marketing.
Sempre per la digitalizzazione, nel 2022 per 28 milioni di euro si affidano a Kpmg, McKinsey e Ernst & Young anche il Dipartimento per la trasformazione digitale e il ministero della Salute. Nonostante sia un compito istituzionale del ministero definire e programmare la direzione di marcia del servizio sanitario nazionale, con linee guida e decreti, il lavoro viene fatto svolgere a soggetti privati facendoli entrare nel cuore del sistema sanitario nazionale.
L’oggetto specifico di questi servizi di supporto non è individuabile se non per i macro-ambiti; non si conosce (perché non risulta pubblicato) di che cosa specificamente questi consulenti si siano occupati in concreto, né risulta pubblicato alcun report sugli esisti delle attività svolte. E non è la prima volta. Dal 2007 il ministero della Salute paga 7,4 milioni a Pricewaterhouse per farsi dire quali prestazioni offrono e a chi le assicurazioni sanitarie, per fare previsioni sui bisogni di salute del futuro incrociando i dati che arrivano da varie piattaforme e per sviluppare, in generale, il sistema informativo sanitario. Altri 4,6 milioni vengono dati nel 2023 a Intellera, Deloitte e Arthur Andersen sempre per fare previsioni sui bisogni di salute futuri.
Lo svuotamento di competenze
Eppure il ministero ha i suoi direttori generali, i dirigenti, i funzionari, gli uffici legali, come pure le Regioni, che dal Veneto alla Campania, passando per Lombardia, Emilia-Romagna, Lazio, Puglia hanno pure le società in house con centinaia di esperti e informatici. A cosa servono, se le decisioni poi vengono delegate alle società di consulenza per sfornare il pacchetto completo? E se va male non è colpa di nessuno.
Milena Gabanelli e Simona Ravizza
per il “Corriere della Sera”
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