Gennaio 30th, 2024 Riccardo Fucile
“LE IMMAGINI PARLANO CHIARO, DEVE TORNARE IN ITALIA”
La 39enne maestra elementare di Milano Ilaria Salis si trova in carcere a Budapest da febbraio 2023. Militante antifascista, è accusata di aver aggredito alcuni manifestanti di estrema destra insieme ad un gruppo di estrema sinistra (senza mai aver fornito prova di questa accusa)
Secondo le informazioni che arrivano dalla sua difesa, il tribunale le ha proposto un patteggiamento a 11 anni di carcere. Attualmente si trova in custodia cautelare a causa di un presunto periodo di fuga. E ieri ha sfilato in aula in manette e catene. Oggi il padre Roberto Salis parla con il Corriere della Sera delle condizioni della figlia. E nella quale dice che «le immagini parlano chiaro: Ilaria deve tornare in Italia». Accusando le istituzioni: «Da loro finora solo chiacchiere».
Emotivamente difficile
«Sapevo che sarebbe stato emotivamente molto difficile, per me e mia moglie, vedere Ilaria trascinata in catene in tribunale. Ma di fronte a questo, certo non mi fermo, anzi, mi sento sempre più motivato a tirarla fuori di lì», esordisce Roberto Salis. Che dice di essere riuscito a incontrarla da poco per la prima volta da un anno a questa parte e senza vetri divisori: «È entrata a testa alta, con il sorriso».
Ricorda che la figlia si è dichiarata innocente e che porterà le prove per dimostrarlo, «ma il punto è un altro: mia figlia deve uscire di lì, bisogna tirarla fuori. Denunciamo da tempo le condizioni in cui è detenuta, la privazione dei diritti fondamentali di una cittadina italiana, in un Paese europeo. Non è civile celebrare un processo equo in queste condizioni. Su questo mi sarei aspettato una indignazione trasversale».
L’indignazione che non c’è
Invece, dice Salis a Federico Berni, «mi tocca leggere ancora certi titoli che la definiscono come “l’anarchica” e cose simili. mia figlia ha preso le distanze da certe posizioni già da tempo. Lei è un’antifascista, punto». Sul ministro Antonio Tajani che ha annunciato di essersi mosso per le vie diplomatiche Salis commenta: «Solo chiacchiere». Mentre oggi vedrà l’ambasciatore italiano in Ungheria: «Ma è la prima volta da un anno. Il personale dell’Ambasciata, in questi mesi, è riuscito a prendere contatti, ma il risultato è stato pari a zero. Ilaria è ancora in carcere, e ieri ha fatto ingresso in aula in catene. L’hanno vista tutti no? Cosa serve ancora a capire la gravità della situazione?». Infine, dice che per una legge del 2009 Ilaria può restare ai domiciliari in Italia: «Ma ci siamo sentiti dire che siccome non è stata mai applicata, allora non si può attuare».
(da Open)
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Gennaio 30th, 2024 Riccardo Fucile
93 ANNI, IL SUO DIALOGO CON UN CARABINIERE AL CORTEO PRO-PALESTINA E’ DIVENTATO UN CASO
Il botta e riposta tra la 93enne Franca Caffa, ex consigliera comunale
di Rifondazione Comunista e manifestante pro Palestina, e il carabiniere presente al corteo non autorizzato di sabato scorso a Milano è diventato un caso. “Ho solo richiamato alla memoria le parole di Mattarella. Finalmente parole giuste: ha ricordato la persecuzione degli ebrei e ha detto che proprio da questa esperienza dovrebbe nascere la comprensione e la volontà politica di riconoscere i diritti dei palestinesi al loro Stato”, è il commento oggi di Franca Caffa ai microfoni di Fanpage.it. “La replica che ho ricevuto l’avete sentita tutti”.
Il carabiniere, subito trasferito dall’Arma e ora persino indagato dalla Procura, in tutta risposta ha preso infatti le distanze dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. “Io sono rimasta un po sconcertata perché la questione di merito era il mio apprezzamento per le parole di ieri del presidente Mattarella. E la risposta, tra l’altro, non è stata coerente con la questione che io ho sollevato”, spiega la 93enne che sabato ha sfidato il cordone di militari in tenuta antisommossa. “Questo carabiniere ha sentito il bisogno di prendere le distanze dal presidente senza dire nemmeno perché”.
“Con tutto il rispetto, signora, Mattarella non è il mio presidente”, erano state le parole del militare. “Io non l’ho votato, non lo riconosco, non l’ho scelto io”. “Il fatto che un uomo dell’Arma abbia detto che non riconosca Mattarella come presidente della Repubblica è grave. Si può anche avere un’opinione diversa anche in certi ambiti rispetto al presidente, certo. Io stessa non sempre mi sono trovata concorde con lui”, continua Franca Caffa. “Però un conto è non essere d’accordo, un conto è non riconoscere”. Per concludere: “Una volta che il presidente è eletto diventa il presidente di tutti, indipendentemente dal fatto che lo si sia votato no. È puro senso delle istituzioni”.
(da Fanpage)
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Gennaio 30th, 2024 Riccardo Fucile
SENTITE QUANTE FREGNACCE HANNO MESSO INSIEME GLI IDEATORI DELLA SERIE: ” MAMELI È STATA LA PRIMA ROCKSTAR DELLA STORIA – LUI NON NASCE IMPARATO, SCRIVE IL TESTO PER UNA MANIFESTAZIONE, MA QUESTA COSA GLI SFUGGE DI MANO. L’INNO NASCE PER ESSERE UN FLASH MOB…”
“Sapevo veramente poco di Mameli, poi ho studiato ed ho scoperto l’essenza di questa persona. Ha scritto questo canto per far capire alle persone che non erano da sole. Goffredo è ricco di sfumature bellissime, ama, crede nell’amicizia, nell’uguaglianza e nella libertà e sfrutta la sua fama per fare l’Italia e gli italiani”.
A parlare è il giovane attore Riccardo De Rinaldis Santorelli, che presta il il suo volto e l’entusiasmo a Goffredo Mameli, il giovane uomo, il poeta, il patriota, il giovanissimo genovese che, con il suo ‘Canto degli italiani’ (che scrisse il 10 settembre 1847 e venne musicato da Michele Novaro il 24 novembre dello stesso anno) e la partecipazione ai moti rivoluzionari d’Italia, è tra i testimoni del risorgimento. Mameli – Il ragazzo che sognò l’Italia è la miniserie in due puntate targata Pepito Produzioni di Agostino Saccà e Rai Fiction, in arrivo subito dopo Sanremo, su Rai1 lunedì 12 e martedì 13 febbraio in prima serata.
Presentata nella sede Rai di Viale Mazzini a Roma, da Maria Pia Ammirati, direttrice di Rai Fiction e dallo stesso Saccà, insieme ai due registi Luca Lucini ed Ago Panini e al cast, a partire del protagonista, insieme con Amedeo Gullà (Nino Bixio), Barbara Venturato (Geronima (Ferretti) e Chiara Celotto (Adele Baroffio). Nel cast anche Neri Marcorè, Isabella Briganti, Lucia Mascino, Luca Ward, Gianluca Zaccaria, Giovanni Crozza Signoris, Ricky Memphis, Sebastiano Somma e Maurizio Lastrico. Mameli racconta la vita di Goffredo Mameli, come sottolineano gli ideatori della serie, poeta ed eroe del Risorgimento, ispirato autore di quel canto che è diventato l’inno nazionale della Repubblica italiana.
La prima rockstar della storia, sottolineano gli ideatori della serie, che con le sue parole ha raccontato un’intera generazione influenzandone le scelte. Dice il regista Panini: “Volevamo far scendere dalle piazze i nomi di coloro nelle cui vie ci diamo appuntamento. A Mameli, poeta, affidano il compito di scrivere l’inno. Lui non nasce imparato, scrive il testo per una manifestazione, ma questa cosa gli sfugge di mano. L’inno nasce per essere un flash mob”.
(da agenzie)
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Gennaio 30th, 2024 Riccardo Fucile
NEI 172 MINUTI DELLA CONFERENZA STAMPA DI FINE ANNO : NE HA PRONUNCIATI 194… NELL’ULTIMA INTERVISTA DA PORRO NE HA “SPARATO” UNO AL MINUTO (43)
«Ma perché Giorgia Meloni quando parla continua a dire “diciamo”?
(parte un video dove si vede Giorgia Meloni che ripete «. ..diciamo il contagio…”, …diciamo i positivi al covid…” ..diciamo dai vaccini piuttosto che…” ..diciamo dare una possibilità in più.. .diciamo il problema.. ..diciamo le valutazioni come crediti imposta.. .e loro sono portatori diciamo di un interesse… ‘”).
Ve ne ho fatti sentire otto, potevo andare avanti fino a 194 “diciamo” in 172 minuti nella conferenza stampa di fine anno, e non è andata meglio ieri sera da Nicola Porro dove sono stati pronunciati 43 “diciamo” in 43 minuti.
In linguistica si chiamano “filler verbali” , cioè riempitivi verbali: sono quelle brevi parole o suoni che inseriamo all’interno dei nostri discorsi per occupare degli spazi. E perché questo avviene? Principalmente per due motivi.
Il primo: mitigazione del contenuto: per mezzo di una formula come “diciamo ammorbidiamo, o possiamo ammorbidire, la durezza di determinate frasi.
La seconda ragione: prendere tempo per pensare, cosa che succede a molti oratori. Tuttavia c’è un problema: a un certo punto l’attenzione dell’ascoltatore si sposta da cosa stiamo dicendo al fatto che abbiamo inserito e utilizzato troppi filler verbali.
È quello che può accadere quando la frequenza di questi con il messaggio principale e che quindi attiva la nostra soglia di attenzione. Questo è il motivo per cui al di sopra di una certa soglia il filler verbale diventa controproducente per chi sta parlando»
(da agenzie)
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Gennaio 30th, 2024 Riccardo Fucile
POTREBBE ESSERE LIQUIDATA COME UNA RIUNIONE DI FANATICI SE NON FOSSE CHE ERANO PRESENTI I MINISTRI BEN GVIR E SMOTRICH. NETANYAHU NON PRENDE LE DISTANZE
Sulla mappa gigantesca che accoglie i partecipanti è segnato in verdino e sta al centro della Striscia di Gaza, al centro di quella che adesso è una guerra. A sud-est nascerà Sha’arei: dalle parti della città palestinese di Khan Younis dove l’esercito sta combattendo le battaglie più intense delle ultime settimane, da dove gli abitanti sono stati sfollati ancora una volta, pigiati verso il Mediterraneo lungo i corridoi indicati dai militari israeliani.
A migliaia, quasi tutti con la kippah all’uncinetto dei sionisti religiosi, passano sotto al ponte disegnato da Santiago Calatrava che da 104 giorni è illuminato con il biancazzurro della bandiera israeliana.
Entrano nel centro congressi a Gerusalemme per ascoltare gli interventi di politici e rabbini, per inquadrare con i telefonini il codice QR e mettersi in lista per una villetta in una delle colonie a venire. Potrebbe essere liquidato come la riunione di un gruppo (ormai numeroso) di fanatici, se sul palco non fossero saliti ministri come Itamar Ben Gvir e Bezalel Smotrich, se oltre ai due soliti sospetti del messianismo radicale non fosse stato sponsorizzato da deputati del Likud vicini al premier Benjamin Netanyahu.
Il primo a parlare è il rabbino Uzi Sharbaf, tra i leader spirituali negli anni Ottanta di un’organizzazione clandestina considerata terrorista dallo Stato israeliano, seguito da Ben Gvir che si rivolge al primo ministro: «È il momento di prendere decisioni coraggiose. Se non vogliamo un altro 7 ottobre, dobbiamo tornare a casa». Casa sarebbero i 363 chilometri quadrati che la comunità internazionale considera parte di un futuro Stato palestinese e di cui Hamas ha tolto con le armi il controllo all’Autorità di Abu Mazen nel 2007, dopo che gli israeliani si erano ritirati due anni prima evacuando le 25 colonie sparse nella Striscia.
Adesso gli insediamenti ebraici abbandonati sono indicati sulla mappa come puntini rossi, mentre quelli palestinesi come Beit Hanoun, tra i più devastati dal conflitto, vengono ricordati nelle schede esplicative come se già non esistessero più. Una visione opposta a quella di Joe Biden che sta lavorando con le nazioni arabe per restituire la Striscia all’Autorità di Ramallah e da lì procedere verso la creazione di una nazione palestinese composta da Gaza e dalla Cisgiordania.
Una visione che mette Israele in collisione con il sostegno incondizionato, fino ad ora, del presidente americano in risposta ai massacri di quattro mesi fa perpetrati dai terroristi di Hamas durante l’invasione nel sud del Paese.
Netanyahu non prende le distanze e si limita a commentare: «Sono liberi di avere le loro opinioni». Per Yair Lapid, il capo dell’opposizione, «il governo questa sera ha toccato il fondo. Sta causando un grande danno internazionale, mette in pericolo le trattative e le vite dei soldati».
(da agenzie)
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Gennaio 29th, 2024 Riccardo Fucile
STRACCIATA LA LISTA DI TAJANI, SISTEMATO IL FASCIO-ROCKER MARIO VATTANI (BY FAZZOLARI), ECCO ARRIVARE L’INSEPARABILE COPPIA PUGLIESE-LEPRE (BY SCURTI), AVANTI GIUSEPPE MANZO (BY PICHETTO FRATIN), IN PRIMA FILA MICHELE ESPOSITO (CAVO DRAGONE)… LE MANCATE NOMINE CHE GRIDANO VENDETTA: PERONACI, E SABBATUCCI, MA SOPRATTUTTO QUELLA DI VINCENZO CELESTE, CHE RICOPRE IL RUOLO PIÙ CRITICO E NEVRALGICO DELLA DIPLOMAZIA ITALIANA IN EUROPA
A forza di scagliare tutte le freccette avvelenate sull’ormai leggendario
Fazzolari, fino al 2008 un dirigente di seconda fascia della Regione Lazio, oggi Kissinger della Melona come produttore di veline e diktat, abbiamo perso di vista la silhouette da generone romano di Patrizia Scurti, colei che la Melona definisce la sua “Padrona” (“Non c’è nulla della mia vita che non passi da lei”).
Potente? Tanto. Temuta? Tanto. Al punto che la capo della segreteria della premier si è distinta, in duplex col Fazzo, come protagonista nel recente consiglio dei ministri che ha promosso di grado dieci ambasciatori; atto che da giorni sta facendo letteralmente incazzare la Farnesina tutta. (vedi la “Lettera aperta” in fondo al pezzo).
Infatti, la lista delle dieci promozioni da ministro plenipotenziario ad ambasciatore di grado, massimo traguardo nella carriera diplomatica (ne sono 25 in tutto), il top di carriera della Farnesina, predisposta dal ministro degli Esteri (per mancanza di prove), Antonio Tajani, era del tutto diversa da quella che è stata poi licenziata dal Cdm.
Ma dopo esser stato acquietato e soddisfatto dalla Ducetta lasciando candidato governatore della Basilicata il forzista Bardi, posto che reclamava quel poverocristo di Salvini per ricompensare lo schiaffone Solinas ricevuto in Sardegna dai Fratellini d’Italia, Tajani ha lasciato campo libero al duplex Fazzo-Scurti, impegnatissimi a “riequilibrare” l’amichettismo de sinistra col cameratismo de destra.
(da Dagoreport)
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Gennaio 29th, 2024 Riccardo Fucile
FORZA ITALIA E LEGA ASSENTI
Fratelli d’Italia vota contro. Forza Italia e Lega non erano presenti al momento del voto. Per i consiglieri del VII Municipio, la croce celtica, divenuta simbolo di movimenti di estrema destra in tutta Europa e disegnata sul pavimento del piazzale di fronte l’ex sede dell’Msi di Acca Larentia, può restare dove si trova.
Quella croce celtica su cui, il 7 gennaio scorso, si sono radunati militanti di CasaPound, Blocco Studentesco, Forza Nuova e gli Ultras Lazio, ma anche di realtà provenienti da altre città, che con saluti romani all’urlo del “presente” hanno ricordato la strage avvenuta quarantasei anni prima. Ne sono stati identificati un centinaio ma le persone schierate, nostalgiche del fascismo, erano molte di più.
La commissione Decoro e ambiente e quella Cultura e memoria del VII municipio, territorio su cui ricade via Acca Larentia, hanno approvato su proposta della maggioranza, quindi Partito democratico, Lista civica Gualtieri, Roma futura, Sinistra civica ecologista, e con i voti di Italia Viva e M5S, una risoluzione che impegna la Giunta municipale e il presidente Francesco Laddaga a interloquire con il Campidoglio affinché si arrivi alla rimozione della croce celtica poiché rientrerebbe nel reato di apologia del fascismo.
I consiglieri azzurri e leghisti hanno disertato, il partito di Giorgia Meloni invece ha votato contro. Scelta che conferma una chiara presa di posizione, che fa il paio con il silenzio di Fratelli d’Italia e della premier nei giorni successivi e con le parole del presidente del Senato Ignazio La Russa che ci ha tenuto a dire che “il saluto romano non è reato”.
Adesso la risoluzione passa in consiglio municipale. Sarà discussa il 30 gennaio. Il peso politico della vicenda è talmente alto che in Aula saranno presenti Sandro Ruotolo, responsabile informazione della segretaria nazionale Pd, l’Anpi e varie realtà studentesche.
La risoluzione chiede a Roberto Gualtieri e alla sua Giunta di attivare “con rapidità l’interlocuzione con Inail ed i condomini interessati, ai fini della non più rinviabile rimozione della croce celtica posta nel piazzale”. Si tratta infatti di suolo condominiale e non pubblico. Ma non solo, la maggioranza municipale chiede anche “si provvedere nuovamente e velocemente alla rimozione del murales che riporta la scritta ‘Acca Larentia’ con la croce celtica di seguito, su via Tuscolana altezza Piazza Santa Maria Ausiliatrice, nonché di tutti i manifesti abusivi ivi affissi”.
E infine che “venga negata, da parte della Prefettura e della Autorità Competenti, l’autorizzazione allo svolgimento della manifestazione del 7 gennaio, fatta eccezione per la commemorazione istituzionale dei giovani caduti”.
(da agenzie)
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Gennaio 29th, 2024 Riccardo Fucile
OLTRE IL 50% DEGLI INTERVISTATI NEI PROSSIMI MESI TAGLIERÀ GLI ACQUISTI DI PRODOTTI NON ESSENZIALI, IL 94% FARÀ PIÙ ATTENZIONE AL CIBO, NON SPRECANDOLO, E OLTRE IL 38% DEGLI ITALIANI PIANIFICA DI TRASCORRERE PIÙ TEMPO A CASA IN FUTURO
Il 91% dei consumatori italiani è preoccupato per la propria
condizione economica, l’81% per l’economia del Paese, a partire dagli effetti dell’inflazione. Lo afferma l’Ey future consumer index, aggiungendo che tra le preoccupazioni maggiori vi sono l’aumento dei prezzi di elettricità, gas e acqua (75%), dei prezzi di beni alimentari e i carburanti (73%), e la sanità (62%).
Oltre il 50% degli intervistati nei prossimi mesi taglierà gli acquisti di prodotti non essenziali, il 94% farà più attenzione al cibo, non sprecandolo, e oltre il 38% degli italiani pianifica di trascorrere più tempo a casa in futuro. Tra le priorità al primo posto per i consumatori c’è il risparmio, seguito da salute fisica e mentale e sostenibilità, con il il 65% degli italiani che presterà maggiore attenzione all’impatto ambientale legato ai consumi, più attenzione anche al riciclo (56%) e al risparmio di acqua (41%).
Tra le categorie in cui si prevede di spendere meno vi sono gli accessori moda (66% degli intervistati), abbigliamento e calzature (53%), giocattoli e gadget (49%), elettronica di consumo (48%), ma anche bellezza e cosmesi (47%), mobili per la casa (43%) e automobili (40%). “Le crescenti tensioni geopolitiche, l’inflazione e le perturbazioni economiche, stanno spingendo i consumatori a rivedere le loro priorità di consumo – commenta Stefano Vittucci, consumer products and retail sector leader di Ey in Italia – prestando maggiore attenzione ai prezzi e focalizzandosi sui beni primari.
Infatti oltre il 50% degli italiani dichiara che taglierà gli acquisti di prodotti non essenziali: questo sta indirettamente portando ad azioni più sostenibili, riducendo il cibo e lo spreco alimentare (94%), cercando di riparare le cose piuttosto che sostituirle (75%), prestando più attenzione al riciclo (56%) e al risparmio di acqua (41%). In questo contesto, le aziende si trovano a dover rispondere a una richiesta di prodotti più convenienti e focalizzati su qualità, aspetti salutistici e di sostenibilità”, conclude Vittucci.
(da agenzie)
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Gennaio 29th, 2024 Riccardo Fucile
L’ENNESIMA FIGURACCIA SI TRADUCE IN UNA NOTA DEL COMITATO DI REDAZIONE
Non solo la Rai non ha comprato i diritti della finale degli Australian Open, ma non ha inviato nemmeno un giornalista a seguire la possibile impresa di Sinner a Melbourne. L’ennesima figuraccia in Rai si traduce in una nota del congiunta del Comitato di redazione e della Fiduciaria di Milano di RaiSport (ripresa da Calcio e Finanza).
“Jannik Sinner trionfa, dopo 48 anni da Adriano Panatta a Parigi, in un torneo Slam. Scrive una pagina di storia vincendo dove mai un italiano, agli Australian Open, era arrivato in cima e noi non ci siamo“.
“La Rai e RaiSport non hanno ritenuto di inviare un collega per testimoniare un’impresa eccezionale, facendo mancare un contributo atteso dal Servizio Pubblico radiotelevisivo. Tra l’altro avrebbero potuto “farsi aiutare” da un precedente importante, quello della finale del Roland Garros del 2010, quando viale Mazzini decise seduta stante di acquistare, anche allora da Eurosport, la finale femminile vinta da Francesca Schiavone su Samantha Stosur.
Offrendo in tal modo in diretta televisiva ed in chiaro la storica impresa della tennista milanese. Si dirà altri tempi, è vero. Adesso l’azienda deve risparmiare e razionalizzare i costi, ma davanti ad evento simile non ci si può tirare indietro. Se il costo diritti per la diretta televisiva era esagerato e fuori portata, almeno un collega a Melbourne poteva e doveva essere inviato. Purtroppo, lo diciamo con enorme dispiacere, l’ennesima occasione persa”.
Il servizio pubblico, ricorda Calcio e Finanza, è tenuto a trasmettere alcuni degli eventi sportivi più importanti che coinvolgono un atleta o una squadra italiana. Ma l’elenco di eventi, stilati dall’AgCom, per i quali bisogna “assicurare ad almeno l’80% della popolazione italiana la possibilità di seguirli su un palinsesto gratuito senza costi supplementari”, è stato aggiornato l’ultima volta nel 2012.
Non sono presenti le finali dei quattro Slam del tennis, così come la finale di Conference League (competizione europea introdotta dopo il 2012). Quindi nessun obbligo per la Rai per quanto riguarda la trasmissione della finale, andata in scena dalle 9.30 di domenica mattina, ma certamente la scelta di non seguire un evento storico per lo sport italiano con nessun inviato ha creato più di qualche polemica, interna e non solo.
(da agenzie)
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