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EMANUELE POZZOLO, LO SPARO DI CAPODANNO A SUA INSAPUTA E IL PROIETTILE IN CANNA

Gennaio 3rd, 2024 Riccardo Fucile

LA VERSIONE DEL DEPUTATO DI FDI FA ACQUA DA TUTTE LE PARTI… UN NUOVO TESTIMONE DELLE FORZE DELL’ORDINE: “HA SPARATO LUI”

Si chiama Luca Campana, ha 31 anni e fa l’elettricista l’uomo ferito dal colpo di pistola sparato dal deputato di Fratelli d’Italia Emanuele Pozzolo a Capodanno. Il colpo partito dalla pistola North American Arms LR22 lo ha colpito alla gamba nell’ex asilo di di Rosazza in provincia di Biella oggi sede della Pro Loco affittata dalla sindaca Francesca Delmastro, sorella del sottosegretario Andrea Delmastro. All’ospedale di Ponderano gli è stato estratto dalla parte posteriore della coscia il proiettile. Poi le dimissioni con una prognosi di 10 giorni. Campana non ha ancora presentato querela per lesioni personali, e il reato non è procedibile d’ufficio senza 20 giorni di prognosi. Ma il suo avvocato Marco Romanello fa sapere che «abbiamo sessanta giorni di tempo, decideremo insieme quando si sarà ripreso».
Luca Campana
Campana dice oggi a La Stampa che al momento non se la sente di parlare: «Sono ancora a letto e sento molto dolore. Per qualche giorno voglio dimenticare quello che è successo».
Un testimone ha detto all’agenzia di stampa Ansa che l’onorevole «era allegro» e «mostrava l’arma tenendola nel palmo».
Un uomo delle forze dell’ordine presente alla festa spiega oggi a la Repubblica invece che quando è partito il colpo l’arma la impugnava proprio Pozzolo. Anche lui conferma «l’allegria» del deputato.
L’altro testimone
Aggiunge altri dettagli e particolari: la pistola era nel taschino e lui l’ha tirata fuori per mostrarla ai presenti. E la impugnava quando è partito il colpo: «In un attimo si è sentito il botto dello sparo, e ha rimbombato. C’erano anche bambini presenti».
Il testimone parla di gesto «superficiale e sconsiderato: come se io tirassi fuori l’arma di ordinanza per fare lo stesso, una follia». E quando gli ricordano la versione di Pozzolo sul colpo partito mentre la pistola era in mano a Campana è categorico: «È successo sotto i miei occhi. Come me l’hanno visto altri presenti. Abbiamo tutti rilasciato le nostre testimonianze ai carabinieri».
Pozzolo si è sottoposto alle 7,25 del primo gennaio al test dello Stub, che serve a rilevare la presenza di polvere da sparo sulle mani. Avrebbe invece rifiutato di consegnare i suoi abiti, secondo quanto confermato dalla procuratrice di Biella Teresa Angela Camelio.
Il proiettile in canna
Opponendo l’immunità parlamentare. Pozzolo aveva un regolare porto d’armi che ora gli è stato tolto mentre la pistola è stata sequestrata. È iscritto nel registro degli indagati per lesioni aggravate, in attesa della decisione di Campana sulla querela. Poi c’è il reato di omessa custodia di armi prevede l’arresto fino a un anno o l’ammenda fino a mille euro. Rimane da spiegare il giallo del proiettile in canna: quel tipo di arma, dicono gli esperti, rende poco probabile uno sparo involontario.
Ma le ipotesi alternative, spiega oggi il Corriere della Sera, presuppongono che qualcuno abbia allora caricato l’arma. Ma chi? Nella sua versione dei fatti ai carabinieri Campana avrebbe detto che era l’onorevole ad impugnare la pistola quando è partito il colpo. Intanto sono anche in corso accertamenti sul porto d’armi rilasciato al deputato.
Il metal detector e Giorgia Meloni
Pozzolo è indagato anche per il reato di accensioni ed esplosioni pericolose. Le indagini sono condotte dalla pm Paola Francesca Ranieri. Pozzolo ha nominato come avvocato Andrea Corsaro, che è anche sindaco di Vercelli. il Fatto Quotidiano spiega che il ritardo nel test dello Stub sarebbe dipeso da fattori tecnici: il test dà i migliori risultati nell’immediatezza dei fatti. Le analisi le faranno i carabinieri del Ris. Intanto ieri un dubbio ha angosciato i parlamentari: Pozzolo portava la pistola anche alla Camera? Il divieto di portare armi in parlamento c’è, mentre a Montecitorio c’è un metal detector che escluderebbe la possibilità di questa evenienza. Intanto la premier Giorgia Meloni più che arrabbiata è furiosa. Al suo inner circle ha parlato di «follia» da parte del suo deputato. La sospensione dal partito per Pozzolo potrebbe arrivare già oggi.
La sospensione
Per essere poi annunciata durante la conferenza stampa che la attende. «In tanti lavorano come muli, danno tutto quello che hanno. Ma c’è una parte di deputati e senatori che pensa di stare in vacanza. Non hanno minimamente capito il ruolo che hanno. E fanno danni, ci fanno sembrare inaffidabili», avrebbe detto Meloni secondo il Corriere. E ancora: «Qui c’è gente che non ha capito il ruolo che ha. Pensa che basti venire in Parlamento, schiacciare un bottone e il compitino è finito e lo stipendio meritato. Beh, non è così».
Per questo si preannuncia una stretta sugli eletti. Meloni darà indicazioni molto chiare ai capigruppo: controllate deputati e senatori, usate la frusta se necessario. Poi sarà lei a dare la linea su chi punire. Perché le elezioni europee sono alle porte ed errori del genere non possono più essere tollerati.
(da Open)

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POZZOLO NON E’ IL SOLO PISTOLERO IN FDI: BREVE LISTA DEI MELONIANI PRO-GUN

Gennaio 3rd, 2024 Riccardo Fucile

UN PARTITO AL SERVIZIO DELLA LOBBY DELLE ARMI

“Non ho mai visto una pistola sparare da sola”, scriveva, nel lontano 2015 Emanuele Pozzolo, deputato di FdI proprietario dell’arma dalla quale è stato sparato un colpo che ha ferito il genero dell’agente di scorta del sottosegretario Andrea Delmastro Delle Vedove, durante una festa di Capodanno in un paesino del Biellese. Amministrato, neanche a dirlo, da Francesca Delmastro, “sorella di”. Ma se lo sventurato sottosegretario di FdI alla giustizia è uno che sostiene di non amare le armi – “mi fanno paura”, ha detto oggi a Repubblica – non si può dire lo stesso del deputato Pozzolo. Al quale, peraltro, sarà revocato il porto d’armi. Quel tweet gli è ripiombato addosso come un boomerang: Pozzolo, infatti, sostiene che la pistola di Capodanno è sua, ma non ha sparato lui.
Versione più che legittima, bisognerebbe però capire come è partito il colpo, visto che – Pozzolo dixit – le pistole non sparano da sole.
Origine vercellese, con un passato da amministratore locale per la Lega, sempre sui social si fregiava del titolo di #progun, favorevole alle pistole. Più che l’hashtag di dubbio gusto, al giovane deputato potrebbe costare cara – almeno in termini politici – l’idea di portarsi una piccola pistola alla festa di Capodanno, verosimilmente con il colpo in canna, e di mostrarla a chiunque gli capitasse davanti.
Per amore di verità, però, bisogna ammettere che Pozzolo non è il solo progun nelle schiere dei meloniani. Tra chi sponsorizza la caccia indiscriminata e chi mette più armi in mano alle forze dell’ordine, tra chi si fa fotografare con i bossoli e chi non vorrebbe mettere un freno alle armi da collezione, l’elenco è lungo.
Ricorderanno tutti il caso che si era creato intorno al sottosegretario Giovanbattista Fazzolari. Secondo un articolo de La Stampa, stava valutando l’idea di proporre dei corsi di tiro a segno in alcune scuole. La ricostruzione, poi, era stata smentita con forza dal diretto interessato e la notizia bollata come falsa. Il caso, dunque, si era sgonfiato, sebbene lui non abbia mai fatto misterio di essre un appassionato di armi e frequentatore di poligoni. Il sottosegretario definito da Giorgia Meloni “l’uomo più intelligente che abbia mai conosciuto” qualche anno fa aveva condotto, però, un’altra battaglia sulle armi. Nel 2021 si era scagliato contro il questore di Padova che aveva posto un limite alle armi da collezione. Potevano esserne detenute al massimo cento. Mica bruscolini, se si considera che alcune armi da collezione possono ben essere funzionanti, ma per Fazzolari era troppo poco. Così, l’allora parlamentare d’opposizione aveva presentato un’interrogazione, molto celebrata dai siti che si occupano di armi.
In Parlamento europeo poi, sempre negli scranni di FdI, siede poi Pietro Fiocchi, al secolo “padre di famiglia, cacciatore, imprenditore”, L’impresa di famiglia, celebrata sul profilo Facebook di Fiocchi, produce munizioni. L’eurodeputato ha suscitato non poche polemiche a Lecco e nel Bresciano per un sobrissimo cartellone con il quale faceva gli auguri di Natale con alle spalle un albero di Natale decorato con dei bossoli al posto delle palline. “Il messaggio è rivolto al mondo venatorio”, si era difeso l’eurodeputato. Messaggio un tantinello ambiguo, verrebbe da dire. Era rivolta al mondo venatorio anche la proposta di legge arrivata in Parlamento pochi giorni fa, sempre a firma FdI. L’obiettivo era quello di dare una specie di foglio rosa ai sedicenni, così da consentire loro di imbracciare il fucile da caccia, con il via libera dei genitori. Il testo puntava poi a estendere la stagione della caccia, con la possibilità di esercitare l’attività anche di notte. La proposta, firmata dal senatore Bartolomeo Amidei, è stata ritirata su sollecitazione del ministro Francesco Lollobrigida, perché “non era stata condivisa con il governo”.
Puntava al favore del mondo della caccia – uno dei bacini elettorali del melonismo – anche un provvedimento della manovra dell’anno scorso che dava il via libera alla caccia ai cinghiali anche nelle città. Un modo estremo – e per molti anche pericoloso – per provare a debellare un problema serio e annoso. Anche in quel caso si era levato il coro di protesta delle opposizioni.
Tra i personaggi progun, come dimenticare Joe Formaggio, consigliere regionale del Veneto, che si è fatto fotografare con una mitraglietta in mano a un evento pubblico nel quale rappresentava la Regione. Sollecitato sul punto, Formaggio si era detto “a favore della legittima difesa e delle aziende che producendo armi e munizioni contribuiscono con più di mezzo punto di Pil all’economia del Paese”. Peccato che a suscitare indignazione fosse stato l’entusiasmo con cui imbracciava l’arma, non la sua inclinazione verso quel mondo.
Arrivando a tempi recenti, possiamo ricordare che riguarda le armi uno dei punti fondamentali dell’ultimo pacchetto sicurezza del governo, quello che manda in carcere le donne autrici di reato incinte, per intenderci. In quel testo viene previsto il via libera all’acquisto di altre armi oltre a quella d’ordinanza, per gli appartenenti alle forze dell’ordine. Parliamo di un potenziale di centinaia di migliaia armi in più, che potranno essere portate in giro liberamente, anche quando l’agente è in borghese o fuori servizio. Una norma, questa, che ha avuto una lunga gestazione. Nell’attuale legislatura l’aveva proposta la parlamentare romagnola Domenica Spinelli, soprannominata “sceriffo” dall’opposizione del Comune che amministra. Nella scorsa legislatura una norma che andava in questo senso era stata proposta da Edmondo Cirielli, oggi viceministro degli Esteri, prima parlamentare di minoranza. Da sempre – sin da quando era nel Pdl – attento alla possibilità di estendere l’uso delle armi.
Il parterre dei Fratelli d’Italia amanti delle armi, insomma, è variegato e nella gara a chi sponsorizza di più le armi insidia pericolosamente la vetta. Il primo gradino del podio, però, per il momento resta in mano alla Lega, primo sponsor di un allargamento sconfinato della legittima difesa, della diffusione delle armi e della caccia. La sortita di Pozzolo, bisogna ammetterlo, acuisce la sfida tra il partito di Matteo Salvini e quello di Giorgia Meloni. Ma a pagarne il prezzo potrebbe essere lo stesso deputato meloniano.
(da Huffingtonpost)

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IL CAPODANNO MEDIASET A GENOVA E’ COSTATO 1,2 MILIONI DI EURO, MA E’ STATO UN FLOP NEGLI ASCOLTI

Gennaio 3rd, 2024 Riccardo Fucile

LA RAI HA VINTO CON IL DOPPIO DI SHARE… PAGATO DA REGIONE E COMUNE SOVRANISTI, E’ STATO AGGIUDICATO SENZA UNA GARA… MEDIASET HA PURE PERSO 300.000 TELESPETTATORI RISPETTO ALL’ANNO SCORSO

Quanto è costato il Capodanno di Genova? Esattamente un milione e 280mila euro
È quanto emerge dai documenti pubblicati dal Comune subito dopo l’evento di San Silvestro in piazza De Ferrari prodotto da Mediaset e trasmesso in diretta su Canale 5.
Una cifra grossomodo in linea con quella annunciata dal governatore Giovanni Toti nella prima conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa e superiore rispetto allo stanziamento dell’anno scorso che superava di poco i 700mila euro.
Poco lusinghieri sono tuttavia i dati ufficiali Auditel degli ascolti nella notte del 31 dicembre. Il Capodanno in Musica condotto da Federica Panicucci abbia totalizzato oltre 2,6 milioni di spettatori con uno share del 18,14% nella fascia della prima serata (fino all’una),
L’anno che verrà su Rai1 ha vinto a mani basse registrando 6,2 milioni di telespettatori e uno share del 40,06%. L’evento della tv pubblica è stato trasmesso da Crotone con la guida di Amadeus.
L’anno scorso l’affidamento era finito sotto la lente della magistratura, anche se l’inchiesta dopo il clamore mediatico si era arenata. Anche quest’anno l’aggiudicazione a Mediaset è avvenuta senza una vera e propria gara. Il Comune di Genova, tramite un accordo quadro stipulato con l’agenzia regionale InLiguria, ha indetto una procedura negoziata senza bando sulla piattaforma Maggioli ai sensi dell’articolo 76 del nuovo codice degli appalti, che prevede questa possibilità nei casi in cui “lo scopo dell’appalto consiste nella creazione o nell’acquisizione di un’opera d’arte o rappresentazione artistica unica”.
L’intero pacchetto è stato quindi assegnato a Radiomediaset per un milione e 50mila euro più Iva, per la cifra complessiva finale di 1,281 milioni equamente suddivisi tra Comune di Genova e agenzia InLiguria.
(da Genova24)

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NON È UN PAESE PER MAMME: IN ITALIA AVERE FIGLI È ANCORA UN OSTACOLO ALL’INDIPENDENZA PROFESSIONALE ED ECONOMICA

Gennaio 3rd, 2024 Riccardo Fucile

QUANDO UNA DONNA DIVENTA MADRE IN UN CASO SU CINQUE SMETTE DI LAVORARE. E VA AD AGGIUNGERSI A QUEL TERZO DI DONNE CHE NON LAVORAVA NEANCHE PRIMA…IL 18% DELLE MAMME CHE LASCIA IL LAVORO LO FA PER LA SCARSITÀ DEGLI ASILI NIDO E PER IL COSTO ECCESSIVO DI UNA BABY SITTER

Dopo la fuga dei cervelli, la fuga delle mamme. Quando la donna diventa madre, in un caso su cinque smette di lavorare. E si unisce a quel terzo di donne che non lavoravano neanche prima.
L’Italia è tra i pochi Paesi Ue, se non l’unico, in cui chi non è maschio deve scegliere: o lavora o mette su famiglia.
Come se il figlio fosse un ostacolo alla piena indipendenza professionale ed economica della donna. Lo è alle nostre latitudini. Non il solo, ben inteso. Ce lo ricorda il recente dossier del Servizio studi della Camera dedicato all’occupazione femminile.
L’Italia annovera il tasso di occupazione femminile più basso d’Europa.
Nonostante impegni Onu e Pnrr, strategie europee e nazionali. Alla fine del 2022 l’Italia contava il 55% di occupate contro il 69% della media Ue. Quattordici punti di divario. Il 18% poi delle (poche) lavoratrici lascia il posto quando arriva un figlio.
Oltre la metà lo fa perché non riesce a conciliare la vita a casa con quella al lavoro. Il 19% per considerazioni economiche, visto il costo della babysitter e la scarsità degli asili nido. Ce ne sono 13.518 in Italia per 350 mila posti, il 28% sul totale dei bimbi sotto i tre anni. L’obiettivo europeo fissato per il 2010 era il 33%. Quello per il 2030 al 45%. Lontani anni luce.
Dice il rapporto, citando i dati Istat, che dopo la pandemia l’offerta nei nidi è cresciuta di 1.780 posti. Ma «le richieste di iscrizione sono in gran parte insoddisfatte, soprattutto al Sud: 66,4% nel pubblico, 48,7% nel privato».
Il divario tra uomini e donne, quanto ad occupazione, pare un fossato: 17,5 punti che in presenza di figli lievita al 34%. Quello tra donne è però il più eloquente: le occupate tra 25 e 49 anni con un figlio sotto i 6 anni sono il 55,5%, quelle senza figli e nella stessa fascia di età arrivano al 76,6%.
(da agenzie)

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SOCIAL PIENI, URNE VUOTE: UN RAGAZZO SU DUE, TRA I 18 E I 25 ANNI, NON HA VOTATO ALLE ELEZIONI DEL 2022 (NEL 1992 L’ASTENSIONE ERA AL 9%)

Gennaio 3rd, 2024 Riccardo Fucile

SECONDO GIOVANNI DIAMANTI DI “YOUTREND”: “A LORO LA POLITICA SEMBRA QUALCOSA DI LONTANO, FATTA DA PERSONE CHE PARLANO UN LINGUAGGIO DIVERSO DAL LORO E DI ARGOMENTI CHE NON GLI INTERESSANO”

Senza partecipazione, la democrazia diventa più debole. Senza giovani, non c’è speranza di futuro. È un grido di dolore quello che il presidente Sergio Mattarella ha rivolto dallo studio alla Vetrata alla GenZ che ormai vota sempre meno, ma anche alla politica tutta che resta indifferente, se non addirittura sorda, alle istanze e al linguaggio delle giovani generazioni ormai propense a disertare le urne e le istituzioni repubblicane.
Già i “ragazzi” sono pochi: appena 4,7 milioni (dati Istat) ha tra i 18 e i 25 anni, pari a meno del 10% dell’elettorato complessivo. Se poi non vanno neppure a votare, ecco che i partiti se ne disinteressano per concentrarsi, nei programmi e nell’attività di governo, sui temi più cari — pensioni e tasse — ai cinquantenni e oltre, i cosiddetti boomers, che invece le cabine elettorali ancora le frequentano.
Mentre, se si presentassero in massa, potrebbero fungere «da sprone». È quanto sostiene il costituzionalista Stefano Ceccanti, la cui percezione è confermata dai numeri, sempre più allarmanti. Nel 1992 si era astenuto appena il 9% dei 18-34enni, nel 2018 il 38%, nel 2022 il 42,7%. Un autentico record. Il dato più alto rispetto alle altre classi d’età.
«Mattarella ha ragione, i dati parlano chiaro, c’è un calo dell’affluenza generalizzato e preoccupante e a spingerla verso il basso sono proprio i giovani», ragiona Giovanni Diamanti, presidente di YouTrend.
Inquietante perché «la partecipazione politica non è solo affluenza, ma associazionismo, volontariato, attivismo, ossia il motore e il traino della società civile: un paese che partecipa ha una democrazia più forte e sana, all’inverso ne produce una più fiacca e manovrabile».
È la ragione per cui «il Capo dello Stato ha fatto benissimo a richiamare l’attenzione su questo tema, specie in vista delle prossime Europee », aggiunge Antonio Noto. «Nel 2019 si espresse il 54,5%, di questo passo il 9 giugno rischiamo di scendere sotto al 50. Ed è un problema perché un’affluenza così bassa, simile a quella registrata alle ultime regionali, rende poco rappresentativo chi è eletto».
«Da molti anni, ormai, gli esecutivi sono espressione di una minoranza. Incluso quest’ultimo: a dispetto di numeri schiaccianti in Parlamento, i partiti di centrodestra non arrivano, tutti insieme, al 26-27% della popolazione reale», fa di conto il professor Paolo Natale, docente di Sociologia generale alla Statale di Milano. Più si vota, dunque, più si ha la possibilità di mutare un destino che appare al momento ineluttabile. [..
«La gente vede che i governi si alternano senza produrre cambiamenti reali e disertano le urne». Specie i giovani, per i quali «la politica sembra qualcosa di lontano, fatta da persone lontane, che parlano un linguaggio diverso dal loro e di argomenti che non gli interessano», incalza Diamanti di YouTrend. Occorre dunque suonare un altro spartito. Anche se qualche timido segnale di inversione si intravede.
(da agenzie)

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FINIRA’ COME SEMPRE IN FARSA: O POZZOLO OGGI SI AUTOSOSPENDE O VERRA’ SOSPESO DALLA MELONI AD USO GONZI

Gennaio 2nd, 2024 Riccardo Fucile

POI TRA QUALCHE MESE RIENTRA E TUTTO SARA’ COME PRIMA

La decisione verrà presa entro la giornata di mercoledì ma è sempre più probabile che Giorgia Meloni chieda ai suoi la sospensione dal gruppo parlamentare di Fratelli di Italia del deputato vercellese Emanuele Pozzolo.
L’attesa serve da un lato ad avere tutti i dettagli su quanto è accaduto nella notte di Capodanno quando è stato ferito un parente di un agente della scorta del sottosegretario Andrea Delmastro Delle Vedove da un colpo partito dalla pistola di Pozzolo.
Ma si attende – e si è sollecitato- anche un passo indietro del diretto interessato, con l’autosospensione dal gruppo che caverebbe le castagne dal fuoco alla Meloni, che certamente dovrà dire qualcosa durante la conferenza stampa di inizio anno del 4 gennaio.
Le responsabilità del deputato di Fratelli di Italia
Non sembrano esserci dubbi sulle gravi responsabilità nella vicenda del deputato di Fratelli di Italia. Portare quella pistola per andare a fare gli auguri è un atto poco comprensibile anche agli occhi dei suoi colleghi di partito. Averla mostrata in pubblico come fosse un giocattolino è stata ulteriore leggerezza.
La cosa più grave – attendendo la magistratura sullo svolgimento dei fatti – è stata quella certa di non avere tenuto in sicurezza la piccola arma. Pozzolo l’ha infatti mostrata e forse passata (c’è anche l’ipotesi che nel gesto sia caduta in terra) senza che la sua micro pistola fosse messa in sicurezza, con il tamburo bloccato.
Le avvertenze dei produttori del revolver
I manuali che accompagnano la North american arms LR22 sono chiarissimi sul punto, con un’avvertenza evidenziata anche dalle foto: «L’arma può sparare se cade o se viene urtata con il cane appoggiato sul fondello di una cartuccia, o se il pollice scivola durante l’armamento o il disarmo del cane con il grilletto premuto. Non portate l’arma con il cane appoggiato su una cartuccia o in monta di sicurezza. In nessuna circostanza il cane deve essere posizionato in modo da appoggiare su una cartuccia carica».
Nelle istruzioni si spiega come bloccare la pistola, ruotando il tamburo. In quel caso anche cadendo non può partire il colpo accidentale. Ma evidentemente questo non è stato fatto da Pozzolo. Per quanto piccola quella pistola è un’arma di precisione, come si vede in numerosi filmati mentre spara al poligono. Ed è pericolosa come armi assai più grandi e apparentemente potenti.
Sul web si moltiplicano sfottò e sarcasmo
Nell’attesa delle decisioni della magistratura e di quelle politiche che arriveranno nelle prossime ore, su web e social si moltiplicano i meme su Pozzolo e sul sottosegretario Delmastro che suo malgrado è stato coinvolto – vittima- del grave episodio. Sono stati assaltati con commenti talvolta indignati, ma il più delle volte sarcastici, anche i social del deputato vercellese armato. Battute scontate come «Il pistola della destra», e altri giochi di parole, come «miravi davvero in alto».
(da Open)

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GIORGIA MELONI VUOLE SOSPENDERE DA FRATELLI D’ITALIA EMANUELE POZZOLO. UNA MOSSA PER PROVARE A PLACARE LE POLEMICHE

Gennaio 2nd, 2024 Riccardo Fucile

I FEDELISSIMI PARLANO DI UNA DUCETTA INCAZZATA NERA… A CASA DEL DEPUTATO, INDAGATO PER LESIONI AGGRAVATE, SONO STATE TROVATE ALTRE ARMI (PISTOLE E FUCILI)

Nel mirino adesso c’è lui. Per il quale è pronta una sospensione dal partito e quindi anche dal gruppo parlamentare. Giorgia Meloni sembra aver deciso a proposito di Emanuele Pozzolo, il deputato di Fratelli d’Italia, la cui pistola ha ferito la notte di Capodanno un parente di un agente di scorta del sottosegretario Andrea Delmastro
“Se c’è stata anche solo una leggerezza sarà punita”, dice al Foglio chi ha parlato in queste ore con la premier e leader di Fdi, a dir poco adirata da tutta questa storia.
La procura di Biella intanto ha ritirato il porto d’armi per difesa personale al deputato (concesso il 12 dicembre per motivi ancora non chiarissimi: si parla di presunte minacce dopo un convegno a favore della resistenza iraniana, per le quali gli era stata affidata anche una tutela delle forze dell’ordine nei pressi della sua abitazione).
Il deputato oltre al mini-revolver North American Arms Provo Ut, calibro 22, a casa aveva anche armi e fucili regolarmente registrati in prefettura.
La procura lo ha indagato come atto dovuto per lesioni aggravate. Le opposizioni chiedono un intervento chiaro di Meloni. Che potrebbe dare l’annuncio giovedì in conferenza stampa.
La leader ha anche un’altra possibilità: dire che è stato il deputato ad autosospendersi. Ma insomma poco cambierebbe. Il partito ribolle c’è anche chi ne vorrebbe le dimissioni da parlamentare.
“Era molto allegro e stava mostrando la pistola tenendola nel palmo della mano”, racconta un testimone presente alla festa di Capodanno che è già stato sentito dai carabinieri. “La pistola era molto piccola e stava tutta nel palmo della mano. Sembrava quasi un accendino” spiega il testimone.
Il quale dice che lo sparo “si è sentito all’improvviso e non abbiamo avuto nemmeno il tempo di chiedere di riporre l’arma, visto peraltro che c’erano anche dei bambini”. Una versione che cozza con le prime parole del deputato che appena scoppiato il caso ha detto: “Non ho sparato io”.
(da Dagoreport)

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QUEI 97 PARLAMENTARI TRA POLITICA E IMPRESE

Gennaio 2nd, 2024 Riccardo Fucile

COSI’ L’ASSENZA DI REGOLE FA DILAGARE LE LOBBY… MOLTI POLITICI SONO PORTATORI DI INTERESSI PRIVATI

Oggi l’oro vero è avere le informazioni prima degli altri. Quello che nel mondo delle imprese si cerca, e spesso a tutti i costi, è sapere prima quando uscirà un bando, i criteri, come verrà assegnato il punteggio. Lo dimostrano le indagini degli ultimi anni che hanno alzato il velo su cricche composte, quasi sempre, da politici (o parenti), imprenditori e funzionari pubblici. Indagini che hanno sempre un elemento in comune: le porte girevoli tra politica e imprese e le porte “leggere” nei ministeri che gestiscono gare miliardarie.
Il nostro è l’unico Paese nell’Unione Europea, insieme all’Ungheria e alla Slovenia, a non avere una legislazione chiara in materia di conflitti di interesse, corruzione e rapporti di onorevoli e burocrati (familiari compresi) con il mondo dei portatori di interesse. A parte la leggina del 2004, che riguarda i conflitti di interesse di ministri e sottosegretari (a dir poco blanda), non c’è nulla per i parlamentari. A denunciarlo non a caso è l’ultimo report del Geco, l’organo del Consiglio d’Europa che si occupa di lotta alla corruzione, che chiede all’Italia «l’adozione di norme chiare ed effettivamente applicabili in materia di conflitto di interesse dei parlamentari», familiari compresi.
Secondo l’associazione Transparency oggi sono 97 i deputati e i senatori portatori di interessi privati, cioè che hanno partecipazioni in aziende o ruoli in consigli di amministrazione. Il numero più elevato siede nelle fila di Fratelli d’Italia: dalla ministra Daniela Santanché con le sue società legate a Visibilia, ai sottosegretari Marcello Gemmato e Maurizio Leo, che hanno partecipazioni in società che si occupano di settori che rientrano nelle loro deleghe ministeriali, passando per i deputati Marco Osnato e Riccardo Zucconi, che hanno aziende nel settore turistico, solo per citarne alcuni. Segue poi, per numero di deputati con “interessi particolari”, Forza Italia: qui come non citare il presidente della Lazio Claudio Lotito o il capogruppo in Senato Maurizio Gasparri, presidente di una società di cybersicurezza. Terza la Lega di Salvini, seguita dal Partito democratico, Movimento 5 stelle e Italia Viva e Azione.
Poi ci sono i casi delle porte girevoli di politici che hanno lavorato per lobby e grandi aziende e che fanno la spola tra questi ruoli: il ministro della Difesa Guido Crosetto ha guidato prima dell’incarico l’Aiad, la federazione della aziende Italiane che si occupano di aerospazio, difesa e sicurezza; l’ex deputata di Forza Italia Annagrazia Calabria lavora oggi per le relazioni istituzionali di Webuild, il colosso del gruppo di Pietro Salini che deve realizzare il Ponte sullo Stretto, anche qui solo per fare degli esempi. E tanti ex politici di alto rango lavorano per società di consulenza o per grandi gruppi imprenditoriali: da Angelino Alfano all’ex ministro Roberto Cingolani. Tutto lecito e in chiaro.
Ma nel nostro Paese esiste anche un mondo che sta in mezzo: quello dei politici che restano agganciati ai ministeri attraverso una consulenzina. Repubblica ha contato 35 ex senatori e deputati oggi inquadrati in staff di governo con il ruolo di consulente, da Maria Spena ad Armando Siri a Marco Busetti, solo per citarne alcuni.
Ma non c’è solo la politica a non avere regole chiare con porte a dir poco girevoli. Attorno a ministeri e Regioni, dove si disegnano gare miliardarie, ruotano anche i quattro mila dipendenti di grandi aziende di consulenza, a partire dalle cosiddette grandi “sorelle” del settore (Deloitte, Pwc, Ernst and young, Kpmg) che lavorano per l’assistenza tecnica: si occupano in soldoni di predisporre bandi e linee guida per accelerare la spesa comunitaria, ma le loro aziende lavorano spesso anche per le imprese che a quei bandi dovranno poi partecipare. E anche qui le informazioni girano in maniera vorticosa.
Non sorprende insomma che nei corridoi dei ministeri ci sia un grande viavai, quasi sempre non registrato. Solo il ministero dello Sviluppo economico tiene una agenda e un registro dei lobbysti o portatori di interesse che vi accedono. Poi nessun altro ministero tiene registri e agende.
E in Parlamento? In assenza di leggi chiare esiste alla Camera un registro dei portatori di interesse: imprese, associazioni di categoria e società di lobbying devono indicare i nomi dei deputati contatti. Negli ultimi report disponibili molte grandi aziende e società importanti di lobbying scrivono di non avere avuto alcun contatto con i deputati. Tanto a che serve se possono vederli comunque fuori dal Parlamento e avere anche libero accesso nei ministeri?
(da La Repubblica)

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FONDINA, PATRIA E FAMIGLIA, LA PASSIONE DEI SOVRANISTI PER LE ARMI: IN PRINCIPIO FU IL SINDACO “SCERIFFO” GIANCARLO GENTILINI, POI ARRIVARONO BITONCI E BUONANNO, INFINE LE FOTO DI SALVINI CON IL MITRA

Gennaio 2nd, 2024 Riccardo Fucile

L’EURODEPUTATO CHE POSA DAVANTI A UN ALBERO DI NATALE CON CARTUCCE E BOSSOLI E MASSIMO ADRIATICI, CHE NEL 2021, A VOGHERA, UCCISE UN MAROCCHINO SENZATETTO

Vecchia storia quella della destra pistolera italiana. Inciampi, gaffes più o meno volute, show elettorali, smargiassate da aspiranti cow boy di provincia, crociate sulla legittima difesa e propaganda del mito della difesa fai da te. E dunque anche spottoni a beneficio della potente lobby delle armi.
Il cenone al piombo di Rosazza by Delmastro compone l’ultima pagina di un libro grigio lungo almeno trent’anni. C’era una volta lo “sceriffo” Giancarlo Gentilini. Da sindaco di Treviso posava come un Tex Willer meno tonico. Era un segnale chiaro a sbandati e ovviamente agli immigrati “invasori”. L’irresistibile tentazione del Far West: e invece è il profondo Nord-Est.
indaci, assessori, parlamentari. Tra i politici che esibiscono la pistola il primato è sempre stato dei leghisti. Elenco lunghissimo. Massimo Bitonci oggi è sottosegretario al ministero del Made in Italy. Nel 2016, da sindaco di Padova, girava armato di una Smith&Wesson calibro 9 e quanto ne andava fiero. Un anno prima c’era stata la brutta vicenda del benzinaio di Ponte di Nanto che sparò e uccise un bandito durante una rapina. Tempo zero e sul posto, a benedire Graziano Stacchio, piombò Salvini: «Giù le mani da chi si difende».
Scatenato anche Joe Formaggio, l’ex sindaco anti-rom di Albettone che pattugliava col fucile: oggi è consigliere regionale di FdI e a febbraio si è fatto immortalare con un mitra. E come non ricordare Gianluca Bonanno, scomparso, europarlamentare leghista e primo cittadino di Borgosesia. Nel 2015 mostra una pistola in diretta tv. «Andare in tivù con la pistola è sciocco e sbagliato», lo riprese Salvini. Il quale, con la solita coerenza, quattro anni dopo, alla Fiera delle armi di Vicenza, imbracciò un fucile e rilanciò: «La legittima difesa è un regalo agli italiani».
Musica per le orecchie della collega Giulia Bongiorno che nel 2018, da ministro della Pubblica amministrazione, chiosa: «Se ho una pistola e vedo qualcuno in casa mia, sparo».
Massimo Adriatici, assessore alla sicurezza di Voghera, sempre Lega, a luglio 2021 ha sparato e ucciso dopo una lite per strada Youns El Boussettaoui, 39enne marocchino, senzatetto. Lo slogan mantra della destra securitaria è un ritornello, «la difesa è sempre legittima». Farsi scappare la frizione, però, è un attimo.
Oggi la competizione interna alla destra si gioca anche sul grilletto. Cinque giorni fa FdI ha calato il suo asso: con un testo arrivato in Senato i meloniani hanno provato a cambiare la legge sulla caccia dando in mano i fucili ai sedicenni. Chissà il godimento dell’europarlamentare Pietro Fiocchi, titolare dell’omonima azienda di munizioni. A Natale ha tappezzato la sua Lecco di manifesti con lui davanti a un albero addobbato con cartucce e bossoli. Per la serie: a Natale siamo tutti buoni.
(da Il Fatto Quotidiano)

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