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A TAJANI I VOTI DI SALVINI: IL CREPUSCOLO DEL CAPITANO

Marzo 13th, 2024 Riccardo Fucile

I CONSENSI SI SPOSTANO ALL’INTERNO DELLE COALIZIONI, POCHI PASSAGGI TRA I POLI

All’indomani dei risultati del secondo appuntamento elettorale regionale che ha coinvolto i residenti in Abruzzo è utile una riflessione sui flussi del voto. L’analisi dei flussi del voto politico è un’attività complessa che coinvolge lo studio dei movimenti e delle tendenze nel comportamento elettorale dei cittadini. Può essere condotta a livello microscopico, focalizzandosi su singoli distretti elettorali o gruppi demografici specifici, oppure a livello macroscopico, considerando i trend nazionali o regionali. Così cercando le origini della forza e della compattezza del voto nell’alleanza di centro destra è necessario comprendere come si sono mossi gli elettori all’interno della stessa nelle diverse elezioni che si sono succedute negli ultimi 10 anni.
Alle elezioni politiche 2008 e alle europee del 2009 il Popolo della Libertà registrava un 37,4% con 13.629.464 elettori e un 35,3% con 10.767.965, mentre la Lega negli stessi eventi raccoglieva un 8,3% con 3.024.543 sostenitori e un 10,2% con 3.123.859.
Nel 2008 con quasi 38 milioni di votanti la somma dei voti raccolti dal Popolo della Libertà con la Lega totalizzava quasi 17 milioni di voti, mente nel 2009 si traduceva in quasi 14 milioni.
Nel turno elettorale nazionale del 2013 Forza Italia raccoglieva un 21,6%, la Lega un 4,1%, mentre il neonato partito di Giorgia Meloni arrivava al 2,0% portando la somma dei tre partiti dell’alleanza a circa 9,4 milioni di voti.
Con le elezioni politiche del 2018 si conferma il sorpasso del partito di Matteo Salvini su quello di Silvio Berlusconi che i sondaggi lo avevano già registrato da tempo.
Questo trasferimento di elettorato è stato un fenomeno significativo della politica italiana degli ultimi anni perché proprio in quel periodo il leader della Lega aveva adottato una nuova strategia politica più assertiva e populista con un forte focus sull’immigrazione e sulla sovranità nazionale, riuscendo a catalizzare molti elettori che cercavano una linea più dura su questi temi, spesso a discapito di Forza Italia, che comunque pur con toni più forti manteneva una politica moderata. Inoltre, nelle regioni del nord Italia la Lega ha sempre avuto radici storiche profonde e una base elettorale consolidata e questo le ha permesso di essere in quel momento maggiormente attrattivo per molti voti “azzurri”.
Del resto anche se il leader Silvio Berlusconi alzava i toni, gli elettori cercavano comunque la parte più originale del voto e non la sua mutazione.
Con il nuovo panorama politico italiano e l’avvento del governo “giallo–verde” che vedeva Salvini, Di Maio e Conte ai vertici del nostro Paese, qualcosa ha iniziato nuovamente a modificarsi. L’affluenza nel 2018 sfiorava i 34 milioni perdendo per strada – dal 2008 – 4 milioni di votanti. La somma dei risultati dei tre principali partiti dell’alleanza del centro destra portava comunque a sfiorare ancora i 12 milioni distribuiti in maniera diversa. I cittadini andando al seggio avevano cambiato cavallo, ma non scuderia.
Il partito di Salvini raggiunge il suo apice con il 34,3% nelle elezioni europee del 2019 –totalmente- a scapito di Forza Italia a cui sottrae poco più di 2 milioni di voti e raccogliendo consensi anche tra le file dei 5 Stelle. A quel punto Forza Italia consolida i suoi 2,5 milioni di sostenitori confermandoli anche alle politiche del 2022, ma qualcosa di significativo accade offrendo a Giorgia Meloni un importante successo con il 26,0% dei consensi che si traduce in 7.301.303 voti.
Queste preferenze sembrano corrispondere esattamente alla somma dei voti acquisiti da Fratelli d’Italia nelle europee del 2019 -1.723.23 – sommate alla cifra della perdita del partito di Matteo Salvini che si è tradotta in quasi 6,6 milioni di voti.
In tutto questo il totale dei voti della coalizione di centro destra resta stabile ancora intorno ai 12 milioni. Esiste quindi un blocco di voti tra gli 11 e i 13 milioni che rimane orientato nel centro destra tuttavia, all’interno dell’alleanza si disegna un’ulteriore area mobile di circa 3-4 milioni di elettori che, seguendo nuovi input e nuove esigenze – nel tempo – si sono spostati da Forza Italia alla Lega e da questa a Fratelli d’Italia nell’arco di 10 anni.
Osservando il grafico che riporta tutti questi movimenti, è facile visualizzare le 3 “onde” che, nella sequenza della storia degli ultimi 15 anni, hanno disegnato di volta in volta il successo di uno dei leader del centro destra.
Dalle analisi del monitoraggio sulle intenzioni di voto settimanali unitamente ai risultati delle urne si evince che per tutte e tre le principali forze del centro destra esiste una base solida del voto che è quantificabile tra i 2 e i 3 milioni di elettori e una parte mobile di 3-4 milioni che fino ad oggi hanno migrato nel perimetro di questa area politica.
Questo porta ad identificare due aree ben separate, distinte e opposte – centrodestra e centrosinistra- che identificano due schieramenti ben definiti e distinti di elettorato tra cui non esistono importanti scambi di voti.
Gli spostamenti avvengono all’interno di ogni blocco dove il movente più importante per cambiare prospettiva è sicuramente riconducibile alla delusione della scelta effettuata nella precedente tornata elettorale. Un sentimento di “amarezza” di coloro che si sono sentiti illusi nelle aspettative incontrando una realtà che non corrisponde alle loro speranze.
Nel grafico dell’evoluzione dei voti per il partito Democratico e per il Movimento 5 Stelle nelle diverse tornate elettorali nazionali si ricava in maniera ancora più evidente questo scambio di voti con un’alternanza secca degli scambi.
Dal 2013 una somma di circa 17 milioni di voto si sono suddivisi tra i due partiti. Dal 2019 a causa dell’astensione e della nascita di nuove formazioni nell’area, come Italia Viva e Azione, questa somma – tra i due partiti – scende a circa 10 milioni dal 2019 favorendo il dominio nell’area del Partito Democratico.
Alessandra Ghisleri
(da La Stampa)

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“MARSILIO PENSI ALLA SUA REGIONE, SOPRATTUTTO ALLA SANITÀ PUBBLICA, COSÌ MALRIDOTTA”; BERSANI REPLICA ALL’ATTACCO DEL GOVERNATORE DELL’ABRUZZO CHE LO AVEVA CHIAMATO “ZIO” RELEGANDOLO TRA “LE VECCHIE GLORIE RIESUMATE” DALLA SINISTRA

Marzo 13th, 2024 Riccardo Fucile

“QUESTE BATTUTE SONO SLOGAN DA AGIT-PROP. IO SONO UN RISERVISTA DELL’ALTERNATIVA. VADO LIBERAMENTE IN GIRO E CI VADO A SPESE MIE, NON COME LA CALATA DEI MINISTRI CHE SONO ANDATI A FAR CAMPAGNA ELETTORALE A SPESE NOSTRE”

Che gran voglia, irrefrenabile, di tirare una sventola. Ti viene soprattutto quando hai avuto un po’ paura, e ti è passata grazie alla vittoria, e allora hai un bisogno fisico e incontrollato di liberarti, e ti parte la mano. Eccolo, Marco Marsilio, confermato governatore dell’Abruzzo con un robusto vantaggio, se non a furore di popolo: «Se ne sono andati a zonzo per la regione per due mesi, hanno messo in campo le vecchie glorie, compreso zio Bersani, non so chi altri potessero riesumare…».
Che poi andiamoci piano con gli zii. C’è lo zio Vanja, con Anton Cechov che ci fa riflettere sull’incapacità di essere felici. Lo zio Sam, che ti punta il dito e ti grida «I want you for U.S. Army», che ne ha fatte più di Carlo in Francia, ma ci ha pur liberati dal nazismo. Gli zii di Sicilia di Leonardo Sciascia, con la speranza del riscatto. Zio Paperone che si dispera: «Non posso continuare a perdere un miliardo al minuto! Così fra seicento anni sarò rovinato!». E poi zio Silvio, lo zio Fester Addams, e anche Grazie zia di Salvatore Samperi. E c’è perfino la giornata mondiale degli zii, che pare sia il 26 luglio.
Ma intanto la rasoiata è partita, con Pierluigi confinato da Marsilio sotto la voce «combattenti e reduci». Che ha da dire zio Bersani? «Intanto gli faccio gli auguri di buon lavoro — replica — pensi alla sua regione, soprattutto alla sanità pubblica, così malridotta. Io vado dove si vince e dove si perde, a dare una mano. Sono stato in Sardegna, in Abruzzo, a Foggia, in Alto Adige… E posso farlo liberamente, perché ci vado a spese mie, non come la calata dei ministri che sono andati a far campagna elettorale a spese nostre».
Su e giù per l’Abruzzo Pierluigi Bersani c’è stato, e gli hanno detto che lo portavano in giro come la Madonna pellegrina, e pure come Mosè. A Sulmona ha voluto precisare: «Io sono solo un riservista dell’alternativa, non sto qui a guidare il carro, ma lo spingo. Vengo a dire che i partiti sono gli affluenti, ma il fiume è l’alternativa a questa destra».
Che poi, ancora: «Questa destra ha la coda lunga, piena di revanscismo. Vista la Sardegna? L’appetito vien mangiando. Non sono strabordanti, c’è un risveglio. Io mi sento come il prosciutto nel panino… Che posso aggiungere? La mela è spaccata in due, il punto è essere concepiti come l’alternativa». E dal palco: «Potrei dire che è marzo, è tempo di migrare, cioè di andare alle urne, mica da restare qui a pettinare le bambole».
Sì, va bene, Bersani. Ma intanto in Abruzzo, come si usa dire, avete preso la sveglia. Il campo più che largo stavolta si è infranto contro la corazzata del centrodestra. «La partita è lunga, non sarà un ciclone, ma un bel venticello c’è», non si scoraggia Pierluigi. Ma si sente o no un vecchio zio portato a zonzo? «Che vogliamo farci? Queste battute rispecchiano il loro stile, sono vittimisti e aggressivi, sono slogan da Agit-prop».
(da corriere.it)

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DENUDATI, PICCHIATI E FATTI INGINOCCHIARE PER ORE

Marzo 13th, 2024 Riccardo Fucile

IL VIDEO DELLA BBC MOSTRA GLI ABUSI DELL’ESERCITO ISRAELIANO SUI MEDICI DI GAZA

Medici denudati, portati fuori dall’ospedale con le mani dietro la testa, picchiati e umiliati dai militari israeliani. Il video esclusivo diffuso dalla Bbc su quelli che sembrano essere solo gli ultimi abusi commessi dalle truppe di Tel Aviv nei confronti dei civili della Striscia di Gaza è stato definito “scioccante” anche dal ministro degli Esteri britannico, David Cameron, che intervenendo alla Camera dei Lord ha chiesto conto dell’accaduto alle autorità dello Stato ebraico: “Queste immagini e resoconti provenienti da questo ospedale sono molto inquietanti – ha dichiarato – e dobbiamo andare a fondo di ciò che è accaduto esattamente e abbiamo bisogno di risposte da parte degli israeliani a riguardo”. Anche il viceministro degli Esteri, Andrew Mitchell, riferendo ai Comuni, aveva invocato un’indagine approfondita su quanto successo.
Su questo episodio, avvenuto il 15 febbraio scorso, la rete britannica ha prodotto un vero e proprio report, intervistando operatori sanitari dell’ospedale Nasser, nella città di Khan Younis, dove i militari dello ‘Stato ebraico’ hanno condotto uno dei raid all’interno delle strutture ospedaliere della Striscia motivando le proprie azioni con la presenza di miliziani di Hamas. Le persone sentite dalla Bbc hanno detto di essere stati umiliati, picchiati, bagnati con acqua fredda e costretti a rimanere inginocchiati per ore, come si vede dal video. Nelle immagini si notano anche militari impegnati a portare fuori dalla struttura pazienti allettati, sospendendo quindi le cure da parte dei responsabili dell’ospedale.
Tra i racconti raccolti c’è ad esempio quello di Ahmed Abu Sabha, medico dell’ospedale Nasser che ha detto di essere stato trattenuto per una settimana durante la quale gli sono stati aizzati contro dei cani con la museruola e la sua mano è stata rotta da un soldato israeliano. Altri due medici, che hanno preferito rimanere anonimi, hanno riproposto racconti simili. Le Forze di Difesa Israeliane, interpellate dall’emittente, si sono limitate a dire che “qualsiasi abuso sui detenuti è contrario agli ordini dell’Idf ed è quindi severamente proibito“.
Nel video, girato il 16 febbraio, si vede una fila di uomini in mutande davanti al pronto soccorso dell’ospedale, inginocchiati con le mani dietro la testa. Sono identificabili come medici perché al loro fianco si vedono i camici che indossavano poco prima: “Chiunque abbia provato a ruotare la testa o a fare qualsiasi movimento è stato colpito”, ha raccontato il direttore generale dell’ospedale, il dottor Atef Al-Hout. “Li hanno lasciati per circa due ore in questa posizione vergognosa”. L’Idf ha replicato spiegando che “di norma, durante il processo di arresto, è spesso necessario che i sospetti terroristi consegnino i loro vestiti in modo che possano essere perquisiti e per assicurarsi che non nascondano giubbotti esplosivi o altre armi“.
Il dottor Abu Sabha, 26enne medico al Nasser, ha parlato della sua detenzione come di una tortura, con i detenuti in piedi per ore senza una pausa. Ha detto che altre punizioni includevano il fatto di giacere a pancia in giù per periodi prolungati e di ritardare i pasti. Da quanto risulta alla Bbc, sono 49 i membri del personale medico che sono stati detenuti. Di questi, 26 sono stati nominati da più fonti, tra cui medici sul campo, dal ministero della Sanità gestito da Hamas, da organizzazioni internazionali e famiglie delle persone scomparse.
La Bbc ha anche raccolto altre testimonianze di detenuti rilasciati e altri medici: dicono che l’edificio della maternità, chiamato Mubarak, era diventato il luogo in cui l’Idf interrogava e picchiava il personale. “Mi hanno messo su una sedia ed era come una forca – ha continuato Abu Sabha – Ho sentito il rumore delle corde, quindi ho pensato che sarei stato giustiziato. Dopo di che hanno rotto una bottiglia e il vetro mi ha tagliato la gamba e l’hanno lasciata sanguinare. Poi hanno iniziato a portare dentro un medico dopo l’altro e hanno iniziato a metterli uno accanto all’altro. Sentivo i loro nomi e le loro voci”. L’Idf ha detto che “non effettua e non ha effettuato finte esecuzioni di detenuti e respinge tali affermazioni”. Tutti e tre i detenuti con cui ha parlato la Bbc, però, hanno affermato di essere stati stipati su veicoli militari e picchiati mentre venivano trasportati via in gruppo. I soldati li hanno picchiati con bastoni, manichette, calci di fucile e pugni. “Ci hanno portato su un pezzo di terreno coperto di ghiaia, ci hanno costretto a inginocchiarci e a farci bendare gli occhi. C’era una fossa nel terreno e pensavamo che ci avrebbero giustiziati e seppelliti qui. Abbiamo iniziato tutti a pregare”.
(da agenzie)

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“L’INIZIATIVA DEGLI UITI…UTIS”: L’INCREDIBILE SERIE DI STRAFALCIONI DEL LEGHISTA CARRA’ ALLA CAMERA

Marzo 13th, 2024 Riccardo Fucile

E’ COMICO L’INTERVENTO DELL’EX CARABINIERE NOTO PER AVEVA PASSATO A SALVINI IL VIDEO SULLA GIUDICE APOSTOLICO

Hamas che diventa “Ammas“. Il capitano di vascello Andrea Quondamatteo si trasforma in “Andrea Quota Matteò“, mentre i miliziani dello Yemen Houthi sono prima “Uiti” poi “Utis“.
È una sequenza di strafalcioni l’intervento del leghista Anastasio Carrà alla Camera durante la discussione sulla partecipazione dell’Italia alle missioni internazionali in Ucraina e nel Mar Rosso.
Il discorso è diventato virale sui social.
Ex carabiniere originario di Catania ed ex sindaco di Motta Sant’Anastasia, il leghista Anastasio Carrà è diventato noto nell’ottobre scorso durante il caso Apostolico.
Carrà fu l’indiziato numero uno nella ricerca della “manina” che aveva procurato e passato a Matteo Salvini il filmato della giudice Apostolico a una manifestazione antirazzista del 2018
(da Il Fatto Quotidiano)

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CHIANTI CLASSICO PER MEDVEDEV: VINO ITALIANO NONOSTANTE LE SANZIONI

Marzo 13th, 2024 Riccardo Fucile

LA DENUNCIA IN UN’INCHIESTA DEL SITO THE INSIDER

Il primo a segnalare un collegamento fra la cantina toscana nel Chianti Classico e Dmitry Medvedev era stato Alexei Navalny. L’anomalia, emersa nei giorni scorsi, sarebbe che, nonostante le sanzioni, il vino toscano preferito da Dmitry Medvedev, vicepresidente del Consiglio di sicurezza a Mosca, continui ad arrivare in Russia, e “ogni consegna coincide con nuove aggressive esternazioni dell’ex presidente russo”.
A scriverlo è il sito web The Insider, che sostiene – ironicamente – che “è plausibile” che le due cose siano collegate.
Secondo il media indipendente russo, le bottiglie continuano dunque ad arrivare dall’azienda vinicola toscana in questione, che è stata collegata per la prima volta a Medvedev dalla Fondazione anticorruzione (FBK) di Navalny nel 2017, quando quella cantina era registrata sotto una società offshore cipriota di proprietà di Ilya Eliseev, un amico stretto, già compagno di classe, dell’ex presidente. Una serie di scatole cinesi che, secondo il dissidente morto lo scorso 16 febbraio, disegnavano il collegamento fra la tenuta vitinicola e il politico russo, braccio destro di Putin, presunte esportazioni comprese. Più di recente è emerso che una parte delle azioni è ora detenuta direttamente da una società non sottoposta a sanzioni dell’Unione Europea che può spedire il vino in Russia senza troppi problemi.
“Le apparizioni pubbliche e i post sui social media dell’ex presidente russo Dmitry Medvedev sono scesi a un nuovo minimo di indecenza – scrive The Insider – scatenando numerose teorie del complotto. Alcuni ipotizzano che le sue umiliazioni pubbliche siano una punizione da parte del Cremlino per i suoi passati tentativi di istituire riforme liberali. Tuttavia, The Insider ha scoperto una spiegazione più banale per lo strano comportamento del vice capo del Consiglio di Sicurezza. Nonostante le sanzioni, il vino dei vigneti italiani di Medvedev continua a fluire in Russia, con date di consegna che precedono opportunamente le sue scandalose pubblicazioni”. Così il sito russo denuncia con ironia la questione delle esportazioni di vino italiano in Russia.
La cantina chiamata in causa è la Fattoria della Aiola che, secondo quanto appurato all’epoca da Navalny, a quel tempo era registrata sotto la società offshore cipriota Furcina Ltd, di proprietà proprio di Ilya Eliseev. Poi l’assetto è cambiato, ma la figura di Eliseev secondo The Insider è rimasta.
Ricostruendo una serie di spedizioni e le relative date di consegna da parte dei vari spedizionieri, il media russo nota che sono coincise con uscite di Medvedev, ad esempio, sulla prevedibile “fine dell’Unione Europea”, oppure sui “peccati” dell’Occidente, con termini dispregiativi come “folli europei”, “nonno senile” riferito al presidente degli Stati Uniti Joe Biden o agli “idioti del villaggio” come ha bollato la leadership Ue. O ancora al più recente post su come “L’Apocalisse Nucleare non solo è possibile ma anche molto probabile”.
Dunque, suggerisce The Insider, “se i vigneti di Medvedev fossero inclusi nell’elenco delle sanzioni, forse il livello di tossicità dei suoi post sui social media potrebbe essere più contenuto”.
La Fattoria di Aiola, con sede a Vagliagli, Castelnuovo Berardenga (Siena), interpellata da Repubblica, aveva negato legami con Medvedev che “qui non si è mai visto”, avevano detto, ammettendo che “la proprietà della tenuta” fosse “della società Dockell di Cipro, che fa capo al signor Ilya Eliseev”.
Si tratta di una cantina storica, una delle enclave migliori del Chianti Classico, appartenuta al senatore liberale Giovanni Malagodi (nella gamma dei vini anche Il Rosso del Senatore, 90% Merlot, 10% Sangiovese).
L’azienda era stata venduta nel 2012, pare proprio a dei russi. Una tenuta di una ventina di ettari vitati, molto attiva nell’export, con un bel bagaglio di vini nella produzione a basa di Sangiovese ma anche di vitigni internazionali.
E secondo The Insider, Medvedev avrebbe ricevuto spedizioni di vino provenienti dalla Toscana malgrado l’inizio dell’invasione russa in Ucraina. Fatti di cui ci sarebbero le prove: il media russo riporta documenti di ImportGenius, database mondiale di report doganali e spedizioni internazionali.
(da agenzie)

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