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MONTI: “ABBIAMO GIA’ PERSO LA PARTITA SUI DAZI, MI ASPETTAVO PIU’ CORAGGIO DALL’UE”

Agosto 1st, 2025 Riccardo Fucile

“ABBIAMO IL DOVERE DI CRITICARE SIA LA COMMISSIONE EUROPEA CHE I GOVERNI NAZIONALI”

«Secondo me la partita sui dazi è persa, anche se è ancora aperta». Mario Monti è lapidario. L’ex primo ministro ed ex commissario europeo lo afferma alla rassegna PiazzAsiago, intervistato da Alessandro De Angelis e David Parenzo. E poi a La Stampa oggi dichiara: «Il nostro interlocutore storico, gli
Stati Uniti, a differenza di tutte le altre negoziazioni, ha affrontato questa prova con baldanza e con il desiderio di essere temuto. Per questo modo dilettantesco di fare politica lo abbiamo un po’ deriso per sei mesi… e poi abbiamo chinato il capo. Questo avrà conseguenze molto negative per l’Europa, e non sono sicuro che nel medio-lungo termine ne abbia di positive per gli Stati Uniti». «Abbiamo il dovere di criticare sia la Commissione europea – e la sua presidente, che io tantissime volte ho sostenuto – sia i governi nazionali, alcuni in particolare».
Monti e il diritto di veto in alcune materie
«Sarebbe bello che l’Europa potesse eliminare il diritto di veto in alcune materie, come la politica estera o quella fiscale. Allora sì che si farebbe valere. Ma se c’è un campo in cui gli Stati membri, tradizionalmente e giuridicamente, non dico siano assenti, ma lo sono molto meno che in altri, è quello del commercio internazionale. Sono due e mezzo i campi in cui, nel tempo, l’Unione ha fatto il balzo nella concessione di potere. Uno non è gestito dalla Commissione, ma dalla Banca centrale europea. L’altro e mezzo è invece gestito dalla Commissione: la politica della concorrenza e, ribadisco, il commercio internazionale, soprattutto la materia dei dazi. Da parte mia c’è una certa tristezza: abbiamo perso la possibilità di usare come si deve uno strumento di policy quasi federale», dichiara. E ricorda: «Quando io e Romano Prodi abbiamo multato Microsoft lo abbiamo fatto malgrado le obiezioni di molti Stati europei».
«C’è o non c’è un accordo?
«La mia tesi – sottolinea Monti – è che, anche se gli Stati Uniti decidessero di continuare da soli, noi non possiamo più permetterci di affidare la nostra sicurezza a un Paese la cui politica internazionale è stravagante e volatile, e di cui non possiamo a priori fidarci. Non farei marcia indietro su quello che l’Europa ha promesso al vertice della Nato, quello no. Però su tutto il resto mi metterei con puntiglio. In quella stessa occasione si è svolto il G7 e faticosamente e con anni di lavoro, l’Occidente – che qualcuno pensa sia una cosa eterna – aveva fatto un accordo sulla minimum global tax, con cui tutte le imprese multinazionali dovrebbero pagare almeno il 15%. I sei non americani del G7 hanno largheggiato, con buona predisposizione psicologica verso Trump. Io mi sono informato all’Ocse: “C’è o non c’è una dichiarazione formalizzata?”-. Mi hanno spiegato che c’è un accordo politico, un po’ come quello che sul piovoso green della Scozia, in una nuova localizzazione di Canossa, una signora europea è andata a portare a un signore americano che era proprietario di quel terreno. Dunque l’Europa, il Giappone e il Canada non firmino quella cosa che non c’è ancora. Le democrazie liberali che si trovano a disagio ad accettare le sopraffazioni dovrebbero creare un’alleanza».
(da La Stampa)

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LA CORTE UE DA’ TORTO AL GOVERNO MELONI SUI CPR IN ALBANIA; “I GIUDICI DEVONO POTER VALUTARE I PAESI SICURI”

Agosto 1st, 2025 Riccardo Fucile

LA SENTENZA BLOCCA L’USO DEI CENTRI DI RIMPATRIO IN ALBANIA E APRE AL STRADA AL CONTROLLO GIURISDIZIONALE NAZIONALE… E’ IL GOVERNO DELL’ILLEGALITA’ E DELLA ARROGANZA

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea, sull’Albania, dà torto al governo Meloni. I magistrati dell’Ue hanno attribuito ai giudici nazionali il potere di valutare singolarmente la designazione dei cosiddetti «Paesi sicuri» di provenienza dei migranti irregolari.
Dietro questa presa di posizione c’è una vicenda che vede l’Italia contrapposta alla Corte Ue sulla possibilità di utilizzare i Centri di Permanenza per i Rimpatri (Cpr) in Albania, strutture
pensate per ospitare migranti destinati a essere rimpatriati nei Paesi ritenuti sicuri.
La sentenza della Corte, accogliendo il ricorso di diversi tribunali italiani, ribadisce che la designazione di un Paese come «sicuro» deve essere soggetta a un controllo giudiziario effettivo e vincola tutte le giurisdizioni nazionali a rispettare tale principio.
In particolare, un Paese non può essere considerato sicuro se non garantisce protezione a tutta la sua popolazione, anche a specifiche categorie vulnerabili.
La Corte di Giustizia Ue si è pronunciata sul ricorso sollevato da vari tribunali italiani — tra cui la Cassazione — dopo che più volte i giudici nazionali avevano annullato le misure di trattenimento dei migranti nei centri di rimpatrio in Albania. Questi tribunali avevano chiesto alla Corte chiarimenti sul concetto stesso di «Paese sicuro» e sul rispetto dei diritti fondamentali delle persone provenienti da quegli stati. La Corte ha confermato che la designazione di un Paese come «sicuro» deve poter essere oggetto di revisione giudiziaria efficace e che uno Stato membro non può includere in questa lista un Paese che non garantisca la protezione a tutta la popolazione, anche a categorie vulnerabili. La decisione ha effetti immediati: fino all’entrata in vigore del nuovo regolamento previsto per giugno 2026, gli Stati membri non possono designare come sicuri quei Paesi che non rispettano tali requisiti.
Le conseguenze della sentenza per l’Italia
Il pronunciamento limita quindi l’uso dei Centri di Permanenza per i Rimpatri in Albania, che erano stati pensati dal governo Meloni per ospitare fino a 400 migranti, favorendo un rimpatrio accelerato.
Oggi, con la sentenza, i giudici italiani sono autorizzati a bloccare i trattenimenti e i rimpatri se ritengono che le condizioni di sicurezza e protezione nei Paesi indicati come sicuri non siano rispettate. Questo rallenta e complica la gestione della migrazione illegale e lascia vuoti i centri in Albania, destinati a ospitare poche decine di persone invece che centinaia. Nel frattempo, resta aperto il confronto politico e giuridico su uno dei temi più delicati della politica migratoria europea.

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VE LI RICORDATE QUANDO ERANO SOVRANISTI?

Agosto 1st, 2025 Riccardo Fucile

PRIMA CHE ARRIVASSERO AL GOVERNO LA PROPRIETA’ ESTERA ERA “UN FURTO DI SOVRANITA’”, OGGI E’ DIVENTATA UNA “OPPORTUNITA’ DI CRESCITA”

Ve li ricordate, quando gridavano? Quando Giorgia Meloni tuonava contro «la sistematica e scientifica svendita del nostro sistema produttivo», quando Matteo Salvini parlava di «shopping sottocosto» e Antonio Tajani denunciava «una vorace campagna acquisti ai danni dell’Italia»?
Li ricordate sempre davanti a un microfono, sempre pronti a brandire l’orgoglio nazionale come uno scudo? Bene. Ora dimenticateli.
Perché la vendita di Iveco ai colossi indiani di Tata Motors, ufficializzata ieri, è passata con l’avallo tacito – anzi, complice – degli stessi che ieri invocavano il golden power e oggi preferiscono il silenzio. Salvini, che nel 2021 definì «una sciagura» la possibile cessione ai cinesi di FAW, oggi si nasconde dietro dichiarazioni ministeriali anodine. Tajani, che temeva lo “spezzatino” industriale, oggi ne è parte attiva. Meloni, che nel 2023 bloccava l’ingresso cinese in Pirelli, oggi approva un’operazione quasi identica, solo perché firmata con Nuova Delhi.
La giustificazione è che “l’India è un partner strategico”, e che l’unità militare di Iveco è salva grazie all’acquisto da parte di Leonardo. Ma il patriottismo industriale, se è serio, non può essere così flessibile.
Se ieri la proprietà estera era «un furto di sovranità», oggi non può diventare «opportunità di crescita» solo perché fa comodo all’agenda diplomatica o serve a costruire rapporti economici graditi a Palazzo Chigi.
Tata ha promesso di non chiudere stabilimenti per due anni. E poi? Il golden power, che si sventolava come totem contro ogni minaccia estera, non viene nemmeno citato. La divisione militare è stata “salvata” perché altrimenti il governo avrebbe dovuto fare i conti con le sue stesse contraddizioni.La verità è che lo Stato ha abdicato a ogni ruolo attivo. Il governo non ha gestito l’operazione: l’ha subita, l’ha giustificata, l’ha incartata in comunicati vaghi, nella speranza che nessuno si ricordasse degli strepiti del passato. Ma il passato, come sempre, torna. E pesa.
Chi ieri gridava “Iveco non si tocca” oggi applaude, o peggio: scompare. Non è cambiato il mondo. È cambiato chi lo raccontava.+

(da lanotiziagiornale.it)

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CHI MANDA AVANTI IL MONDO

Agosto 1st, 2025 Riccardo Fucile

QUANDO ARRIVI AL PRONTO SOCCORSO E TI ACCORGI CHE C’E’ ANCORA TANTA UMANITA’

Come capita a molti, mi sono fatto male (caduta in scooter) e sono finito in ambulanza al pronto soccorso. Milano, ospedale Fatebenefratelli. E come capita a molti, anche se non a tutti, sono stato prima soccorso, poi visitato, medicato, radiografato, suturato, disinfettato, incerottato come una mummia, infine dimesso perché non avevo niente di rotto.
I pronto soccorso non sono luoghi facili. C’è il dolore e lo spavento, c’è quello che urla, quella che piange, quello che non vuole aspettare, ci sono il sangue, il pallore, lo sgomento, l’attesa e la paura. Ci si sente più indifesi, più guardinghi, più irascibili. In questo mare procelloso, mi è sembrato che soccorritori e barellieri, infermieri e medici, fossero forti e tranquilli, e non so se sarei capace di altrettanto.
Ho avuto la fortuna (il caso a volte parla molto chiaro) di essere accolto e assistito da una specie di pool di sole donne, con l’eccezione dell’infermiere siciliano — di Licata — che mi ha portato in radiologia. Attorno alla mia barella insanguinata c’erano tre giovani dottoresse e una giovanissima infermiera che, se il mondo funzionasse per il verso giusto, dovrebbe essere nominata primario entro una settimana.
Ho pensato che il mondo funziona, incredibilmente, e a dispetto delle sue spaventose tare, per merito delle persone. Che sono le persone, una per una, a impedire che prevalga il caos. Il mondo sembra disfarsi fino a che qualcuno, in fin dei conti non per obbligo ma per senso del dovere, provvede a rammendarlo. Voglio ringraziare le innominate donne in camice che mi hanno soccorso, sopportato e curato. Le ho sentite mie simili, e mi è sembrato che anche loro mi trattassero come un loro simile.
Per il servizio sanitario nazionale: hip hip hurrà! E guai a chi non lo premia, non lo aiuta, non lo porta in palmo di mano.
(da La Repubblica)

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SONDAGGIO, COSA PENSANO I GIOVANI DELLE ISTITUZIONI UE E QUANTO NON SI FIDANO PIU’. IL 19% SI COLLOCA A DESTRA, IL 33% AL CENTRO, IL 32% A SINISTRA

Agosto 1st, 2025 Riccardo Fucile

IL 39% PENSA NON SIA ABBASTANZA DEMOCRATICA… SOLO LA META’ DEI GIOVANI FRANCESI E SPAGNOLI CONSIDERA LA DEMOCRAZIA LA MIGLIOR FORMA DI GOVERNO, IL 24% DI ITALIANI FAVOREVOLE A GOVERNI AUTORITARI

Solo la metà dei giovani francesi e spagnoli considera la democrazia la forma migliore di governo. E questa percentuale scende ancora di più tra i ragazzi polacchi. È uno dei dati emersi dal sondaggio realizzato dall’istituto di ricerca YouGov con la Fondazione Tui, che finanzia progetti dedicati ai giovani in Europa.
In generale, la maggioranza della generazione Z europea (57%) preferisce la democrazia a qualsiasi altra forma di governo. Ci sono però delle variazioni a seconda del Paese di provenienza: in Polonia la percentuale scende al 48%, in Spagna e in Francia è del 51-52%, mentre in Germania schizza al 71%.
Interessante notare che uno su cinque degli intervistati (ovvero il 21%) sarebbe favorevoli a un governo autoritario in determinate circostanze non specificate.
Anche in questo caso ci sono delle differenze tra i Ventisette. La percentuale più alta di coloro che eventualmente sarebbero d’accordo ad avere qualche forma di autoritarismo sono i giovani italiani (24%), seguiti da quelli francesi, spagnoli e polacchi (al 23%), mentre la più bassa si misura tra quelli tedeschi (15%).
Lo studio è stato realizzato tra aprile e maggio tramite interviste a oltre 6.700 ragazzi e ragazze di età compresa tra i 16 e i 26 anni provenienti da Gran Bretagna, Germania, Francia, Spagna, Italia, Grecia e Polonia.
Il gradimento nei confronti della democrazia scende sopratutto tra i giovani di centrodestra, economicamente svantaggiati (è di appena uno su tre), ma in generale quasi un intervistato su dieci dice di non essere interessato alla forma del suo governo, a prescindere che sia democratica o meno.
C’è anche chi teme per il futuro della democrazia, come ad esempio i giovani tedeschi (il 61%), spaventati dall’ascesa dell’estrema destra nel Paese. I greci invece, sono tra i più sfiduciati nei confronti delle istituzioni Ue, forse – spiegano gli esperti – a causa dell’esperienza della crisi dell’eurozona che travolse l’economia nazionale. Diversamente, la metà dei giovani britannici crede ancora nell’Ue e, nonostante la Brexit, considera Bruxelles un attore di primo piano nello scenario internazionale e addirittura il 73% desidera ritornarci.
Complessivamente la maggior parte dei giovani europei si dice convinta del potenziale dell’Ue, anche se il 39% crede che non
sia abbastanza democratica. Quanto al loro orientamento politico il 19% dice di essere di centro-destra, in diminuzione rispetto al 2021. Il 33% si definisce di centro, il 32% si colloca a sinistra, mentre il 16% non risponde.
Le donne in Germania, Francia e Italia si sono identificate come progressiste in numero maggiore rispetto a quattro anni fa, mentre i giovani uomini in Polonia e Grecia sono diventati più conservatori nello stesso periodo.
(da agenzie)

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INCHIESTA URBANISTICA MILANO, IL SINDACO SALA: “MAI AGITO PER FINALITA’ PERSONALI, CONTINUERO’ A LAVORARE PER MILANO”

Agosto 1st, 2025 Riccardo Fucile

SALA SODDISFATTO DELLA DECISIONE DEL GIP CHE HA RITENUTO INSUSSISTENTE L’ACCUSA DI INDUZIONE INDEBITA

“Prendo atto dei nuovi provvedimenti emessi oggi dalla magistratura. Il giudice delle indagini preliminari non ha ritenuto sussistente l’ipotesi di induzione indebita che parrebbe essermi stata rivolta dalla Procura di Milano. Ciò, del resto, corrisponde alla mia più ferma convinzione di non avere mai posto in essere alcuna azione che abbia avuto finalità personali”.
Tira un sospiro di sollievo il sindaco Beppe Sala, dopo che il gip di Milano Mattia Fiorentini, nel provvedimento con cui ha disposto gli arresti domiciliari per l’ex assessore Giancarlo Tancredi, per il ceo di Coima Manfredi Catella, per Giuseppe Marinoni e Alessandro Scandurra, rispettivamente presidente e componente della Commissione Paesaggio e per l’ex manager di J+S, Federico Pella, e ha ordinato il carcere per Andrea Bezziccheri, numero uno di Bluestone, non ha riconosciuto l’accusa di induzione indebita.
Un’accusa che gli era stata rivolta dai pm e contestata per uno dei progetti – chiave finiti nell’inchiesta sull’urbanistica, il cosiddetto Pirellino. Resta invece, per Sala, l’accusa di falso.
Il sindaco, pur sollevato dall’alleggerimento della sua posizione personale, resta comunque vigile sulle difficoltà politiche che la sua giunta sta vivendo: “Rimane forte la mia attenzione per la
fase delicata che sta attraversando Milano – precisa in una nota – e spero che l’ex assessore Tancredi possa chiarire al più presto la sua posizione, nel massimo rispetto delle prerogative della magistratura. Io continuerò a lavorare per Milano, con passione e dedizione”.
(da agenzie)

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INCHIESTA URBANISTICA A MILANO: L’EX ASSESSORE TANCREDI E L’IMPRENDITORE MANFREDI CATELLA AI DOMICILIARI

Agosto 1st, 2025 Riccardo Fucile

PER IL SINDACO SALA E PER BOERI CADE L’IMPUTAZIONE DI INDUZIONE INDEBITA

Il giudice per le indagini preliminari di Milano, Mattia Fiorentini, ha disposto gli arresti domiciliari per l’ex assessore
alla Rigenerazione urbana del Comune Giancarlo Tancredi, per il Ceo di Coima Manfredi Catella, per l’ex presidente della Commissione per il Paesaggio Giuseppe Marinoni, per l’architetto e membro della stessa commissione Alessandro Scandurra e per Federico Pella, ex manager della società di ingegneria J+S. È stato disposto invece il carcere per Andrea Bezziccheri, imprenditore di Bluestone.
Tutti sono indagati nell’ambito dell’inchiesta sulla gestione dell’urbanistica e sono accusati a vario titolo di:di corruzione, falso nelle dichiarazioni degli architetti sui conflitti di interessi in Commissione Paesaggio e induzione a dare o promettere utilità nei rapporti con gli architetti in conflitto di interessi. Le indagini della Procura hanno messo in luce un sistema di speculazione edilizia selvaggia che avrebbe agito in maniera del tutto indisturbata. Il fulcro di questo sistema sarebbe stata l’ormai disciolta Commissione per il paesaggio, che per gli inquirenti sarebbe stata inquinata da una “corruzione sistemica”.
Scandurra e Marinoni avrebbero dato pareri favorevoli a diversi progetti immobiliari senza dichiarare il conflitto di interessi e avrebbero raggirato regole e norme del Pgt. Nel farlo, per gli investigatori, sarebbero stati “coperti” politicamente dall’ex assessore Tancredi. I progetti sarebbero stati assegnati a società con cui i due avrebbero avuto contratti di consulenza come architetti.
I provvedimenti sono stati eseguiti dal Nucleo di polizia economico finanziaria della guardia di finanza. Il giudice ha quindi riconosciuto gran parte dell’impianto accusatorio ipotizzato dalla Procura e precisamente dai pubblici ministeri
Paolo Filippini, Mauro Clerici e Marina Petruzzelli coordinati dalla sostituta procuratrice Tiziana Siciliano. Non ha però riconosciuto l’induzione indebita, che era stato contestato al sindaco Giuseppe Sala e all’architetto Stefano Boeri per il progetto sul Pirellino.
Giovedì scorso si erano svolti gli interrogatori preventivi, che si tengono prima dell’applicazione di una qualsiasi misura cautelare e che permettono agli indagati di potersi confrontare con le accuse e le prove raccolte. Attraverso questi atti processuali, il giudice ha la possibilità di valutare se sussistono o meno le condizioni necessarie per riconoscere le esigenze cautelari.
In quell’occasione, tutti avevano risposto alle domande tranne Marinoni che invece si è avvalso della facoltà di non rispondere. Il gip ha quindi riconosciuto che sussista il pericolo che il reato contestato possa essere reiterato e per questo motivo ha disposto le varie misure cautelari. Gli avvocati di tutti e sei gli arrestati presenteranno ricorso al Tribunale del Riesame. Chiederanno infatti di annullare o revocare la misura cautelare.
Proseguono comunque le indagini della guardia di finanza, che in questi giorni e settimane stanno acquisendo altri atti e documenti negli uffici del Comune. Inoltre stanno analizzando i device e i telefoni sequestrati e facendo ulteriori approfondimenti sui fondi arrivati dall’estero.
(da Fanpage)

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CALABRIA, IL GOVERNATORE OCCHIUTO (FORZA ITALIA), INDAGATO PER CORRUZIONE, SI DIMETTE MA SI RICANDIDA: “NON MI FARO’ FERMARE”

Agosto 1st, 2025 Riccardo Fucile

BONELLI (VERDI): “FA IL VITTIMISTA, SI DIMETTE UN ANNO PRIMA DELLA SCADENZA PERCHE’ SA CHE FDI RIVENDICHERA’ LA POLTRONA DI GOVERNATORE, UNA MOSSA SPREGIUDICATA CONTRO IL CENTRODESTRA PER CONSERVARE IL POTERE”

Il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto ha annunciato in un video sui social che intende dimettersi dalla carica di governatore dopo l’indagine per corruzione a suo carico, ma che si ricandiderà alle elezioni regionali. “Non ci faremo fermare. Questa volta il futuro della Calabria lo decidono solo i calabresi”, ha scritto su Facebook.
A giugno il governatore e vicepresidente nazionale di Forza Italia aveva ricevuto un avviso di garanzia da parte della Procura di Catanzaro che lo informava di un’inchiesta nei confronti suoi e di altri indagati, con l’accusa di corruzione.
“Ho deciso di dimettermi, ma ho deciso anche di ricandidarmi, di dire ai calabresi: siate voi a scrivere il futuro della Calabria, a dire se la Calabria si deve fermare o se questo lavoro deve proseguire. Tra qualche settimana, quindi, si andrà a votare, e saranno i calabresi a decidere, non altri”, dice nel video. “Devo considerare quello che sta succedendo nella mia amministrazione. In un Paese civile nessuno deve dimettersi per un avviso di garanzia. Però sta succedendo che nessuno si
Per Angelo Bonelli, Occhiuto “sceglie la strategia del vittimismo perché è sotto inchiesta per corruzione e accusa la politica di bloccarlo. Ma non è lui il presidente della Regione?”.
“In realtà – prosegue il deputato di Avs – Occhiuto si dimette anticipando di poco meno di un anno le elezioni regionali rispetto alla scadenza naturale, perché Fratelli d’Italia avrebbe rivendicato la guida della Regione, considerando che Forza Italia — con l’8% — ha quattro presidenti di Regione, mentre il partito della Meloni, che ha il 27%, ne ha solo due: Marche (ancora per poco) e Abruzzo”. La mossa di Occhiuto “è contro il centrodestra e rappresenta un uso spregiudicato delle istituzioni: si dimette per evitare di non essere candidato tra meno di un anno”, ha concluso.
(da agenzie)

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A GIORGIA MELONI E’ ESPLOSO IL PARTITO IN SICILIA

Agosto 1st, 2025 Riccardo Fucile

TERREMOTO IN FRATELLI D’ITALIA: IL DEPUTATO MANLIO MESSINA LASCIA IL PARTITO: “VALUTERO’ SE LASCIARE ANCHE IL PARLAMENTO”

Manlio Messina lascia Fratelli d’Italia. Lo ha comunicato lo stesso deputato, usando parole molto dure, che sembrano scaturire da uno scenario di grandi tensioni interne al partito, dove il clima è già caldissimo: proprio oggi sono stati ascoltati dai probiviri il presidente dell’Ars Gaetano Galvagno e l’assessora regionale al Turismo Elvira Amata, ai quali la procura di Palermo ha comunicato la chiusura delle indagini a loro carico: nel mirino l’utilizzo di fondi pubblici dell’Ars e dell’assessorato, oltre a quello dell’auto blu, nel caso del presidente dell’Assemblea.
“Comunico – ha detto Messina – la mia decisione di lasciare il partito Fratelli d’Italia e di rassegnare le dimissioni dal gruppo parlamentare. Non aderirò – ha aggiunto – ad altri partiti, né ora
né in futuro”. Ma non solo. Messina mette in discussione anche la sua permanenza all’interno del parlamento romano: “Nei prossimi giorni – ha detto infatti – valuterò con senso di responsabilità se proseguire il mio mandato parlamentare, continuando a sostenere il presidente Giorgia Meloni e il suo Governo, oppure se concludere anticipatamente questa esperienza, lasciando anche il ruolo di deputato. Un’esperienza intensa – ha proseguito – che ha rappresentato la mia passione e il mio impegno più autentico verso la politica, a cui ho dedicato gran parte della mia vita”.
Già qualche mese fa non erano mancate le fibrillazioni. Erano i giorni del “caso Auteri”, cioè della vicenda che ha fatto emergere dubbi – e inchieste – su alcuni affidamenti di contributi pubblici, finiti ad associazioni direttamente o indirettamente riconducibili al deputato regionale del Siracusano. Un politico notoriamente vicino a Manlio Messina, che in quei giorni decise di dimettersi dal ruolo di vice capogruppo alla Camera. Un gesto, aveva spiegato Messina, al quale avrebbero dovuto seguire decisioni analoghe di altri colleghi di partito, cosa che però non è mai avvenuta.
Adesso Messina non è più in Fratelli d’Italia. Uno dei più influenti meloniani di Sicilia va via in uno dei giorni più caldi. Quello nel quale è iniziato il “processo politico” ad altri due big di Fdi nell’isola, Galvagno e Amata appunto, indagati per corruzione (e nel caso del presidente dell’Ars anche per peculato) in un’inchiesta che, hanno spiegato i magistrati palermitani nei loro atti di indagine, prende le mosse anche dagli approfondimenti sulla partecipazione della Regione siciliana al
Festival di Cannes.

(da La Repubblica)

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