Settembre 18th, 2025 Riccardo Fucile
IL GIORNALE AMERICANO: “PARLARE DELL’ASSASSINIO DI KIRK SI INSERISCE PERFETTAMENTE NELLE LORO PREESISTENTI, E SPESSO ELABORATE, NARRAZIONI DI PERSECUZIONE ED ESCLUSIONE”
Con l’arrivo di Trump, la destra europea rivendica Charlie Kirk come uno di loro. Dopo
decenni di rivendicazioni di persecuzione, i partiti un tempo emarginati si aggrappano all’assassinio dell’attivista americano come prova della loro vittimizzazione. Scrive il NYT.
Nonostante le numerose lingue parlate durante la convention internazionale dei partiti di estrema destra tenutasi questo fine settimana a Madrid, il nome di Charlie Kirk era l’unico sulle
labbra di tutti.
“Si tratta di una mobilitazione”, ha affermato André Ventura, leader del partito di estrema destra portoghese Chega, in forte espansione, dopo aver scatenato l’indignazione della folla per l’uccisione deI Kirk. “Di solito, la sinistra guarda a una tragedia e dice: ‘Ok, quest’uomo è un eroe, rendiamolo un eroe’. Ma ora la destra e i conservatori stanno facendo lo stesso”, ha detto Ventura. I leader di destra “dovrebbero pregare per Charlie Kirk, per la sua famiglia, ma non dovremmo nemmeno dimenticare il suo nome e usarlo”.
Il presidente Trump arriva in Europa in un contesto di fervore conservatore, mentre i partiti di estrema destra del continente sfruttano la morte di Kirk come punto di riferimento. Dopo decenni di vittimizzazione nei propri paesi, la destra europea è in ripresa. Sta vincendo le elezioni, guadagnando consensi tra i giovani elettori e godendo del sostegno di Trump, atterrato in Gran Bretagna martedì per una visita di Stato.
E parlare dell’assassinio di Kirk si inserisce perfettamente nelle loro preesistenti, e spesso elaborate, narrazioni di persecuzione ed esclusione.
Domenica, Santiago Abascal, leader di Vox, il partito di estrema destra sempre più popolare in Spagna che ha ospitato l’evento, ha dichiarato che “l’assassinio di Charlie non è stato un caso isolato”, aggiungendo: “Sappiamo che non ci uccidono perché siamo fascisti, ci chiamano fascisti per poterci uccidere”.
Giorgia Meloni, primo ministro italiano ed eroina della destra europea, ha iniziato il suo discorso video alla convention rendendo “omaggio a Charlie Kirk”, ricordando, ha detto, “da
quale parte ci sono violenza e intolleranza”.
Tom Van Grieken, capo di un partito secessionista fiammingo del Belgio, ha detto alla folla che la destra avrebbe conquistato l’Europa con le idee, non come ha fatto la sinistra “con i proiettili come hanno fatto con Charlie Kirk”.
Il messaggio di Kirk, trentunenne fondatore di Turning Point USA, ha trovato eco nella camera di risonanza dell’estrema destra europea. I membri di destra del Parlamento europeo hanno battuto i pugni sui banchi quando gli è stato negato un minuto di silenzio per lui a Strasburgo, in Francia, concesso, a loro dire, a George Floyd, l’uomo di colore ucciso dalla polizia in Minnesota. “Perché le vite dei neri contano, come è noto”, ha detto a Madrid Afroditi Latinopoulou, leader del partito greco Voce della Ragione, “ma non le vite dei bianchi. Ora basta”.
Sabato a Londra, più di 100.000 dimostranti hanno marciato in un raduno organizzato dall’attivista di estrema destra Tommy Robinson. Elon Musk, collegato tramite collegamento video, ha definito la sinistra “il partito dell’omicidio” e ha esortato i manifestanti a “reagire o a morire”.
Per decenni, l’Europa ha evitato i suoi partiti di estrema destra e ha creato cordoni sanitari per tenerli lontani dal potere. Quell’epoca è finita. Le posizioni intransigenti contro l’immigrazione sono diventate sempre più diffuse. Così come i leader dell’estrema destra. La signora Meloni, la prima politica imbevuta di neofascismo a guidare una grande nazione europea, è considerata una pioniera.
I partiti conservatori più tradizionali, desiderosi di rimanere rilevanti, hanno cercato alleanze con tali gruppi, alimentando dibattiti sulla loro legittimazione o normalizzazione degli estremisti. In Francia e Germania, il sostegno a partiti un tempo tabù continua a crescere, con l’incoraggiamento degli Stati Uniti sotto la presidenza Trump.
Parlando a Monaco di Baviera a febbraio, il vicepresidente JD Vance ha implicitamente difeso l’estrema destra tedesca di Alternativa per la Germania. “Non c’è spazio per barriere”, ha affermato. Musk è stato più esplicito, scrivendo: “Solo l’AfD può salvare la Germania”. La trasformazione di Kirk in una sorta di Che Guevara per la destra ha segnato una nuova fase.
Per decenni, l’estrema destra europea si è sostenuta nella freddezza politica con una cultura del martirio. I conservatori spagnoli hanno fatto riferimento ai prigionieri politici e ai cattolici assassinati dai comunisti durante la guerra civile spagnola. Più di recente, Abascal ha usato la morte di Kirk per evocare decenni di terrorismo da parte di un movimento separatista che prendeva di mira, tra gli altri, i nazionalisti. In Italia, Meloni è stata educata a venerare i fascisti uccisi dai partigiani e gettati nelle voragini del nord Italia, e anche i militanti di estrema destra uccisi dagli estremisti di sinistra durante le battaglie di strada e il terrorismo interno degli anni ’70.
Per quanto queste e altre storie di persecuzione fossero motivanti per i gruppi nazionalisti emarginati, raramente hanno avuto risonanza oltre i confini nazionali. E gli sforzi per trasformare l’ondata anti-establishment dell’ultimo decennio in un movimento internazionale hanno vacillato. Dopo essere stato cacciato dalla Casa Bianca nel 2017, il populista americano
Steve Bannon ha viaggiato in lungo e in largo per l’Europa cercando di arruolare leader di destra in un’iniziativa sfortunata chiamata “The Movement”.
La mobilitazione attorno a Kirk è stata diversa, ha aggiunto, perché l’influencer ha trovato riscontro in una popolazione di giovani conservatori in forte espansione, più presente online. Tertsch ha affermato che Kirk era un personaggio ricercato dai leader alle convention conservatrici negli Stati Uniti.
Ventura, di Chega, ha aggiunto che l’assassinio, ripreso dalle telecamere e immediatamente condiviso in una “cultura dell’immagine” globale, ha contribuito a spiegare perché Kirk fosse diventato un simbolo così potente. Inoltre, ha aggiunto, “forse perché è avvenuto negli Stati Uniti”.
(da “New York Times”)
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Settembre 18th, 2025 Riccardo Fucile
IL SINDACO DI RAVENNA, ALESSANDRO BARATTONI: “C’È SEMPRE UNA PARTE DALLA QUALE STARE” E CHIEDE AI VERTICI DI “SAPIR”, LA SOCIETÀ CHE GESTISCE IN DARSENA SAN VITALE, DI IMPEDIRE IL TRANSITO DI ARMI VERSO ISRAELE
Due container di esplosivi diretti ad Haifa sono stati bloccati nel porto di Ravenna dopo una segnalazione di alcuni lavoratori portuali. Ne dà notizia il sindaco della città romagnola,
Alessandro Barattoni che insieme alla presidente della Provincia di Ravenna, Valentina Palli e al presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, ha inviato una lettera ai vertici di Sapir, la società che gestisce in Darsena San Vitale il principale terminal operator del porto di Ravenna, chiedendo di impedire il transito di armi destinate a paesi in conflitto.
“Ieri sera, grazie al coraggio di alcuni lavoratori portuali, siamo stati informati del previsto arrivo di due container classificati come esplosivi”, spiega Barattoni. Verificata la notizia, i tre amministratori pubblici, in qualità di azionisti di Sapir, hanno chiesto alla società “di valutare tutte le possibili azioni giuridiche onde evitare che armi destinate a paesi in conflitto o scenario di violazioni di diritti internazionali possano transitare dai terminal in concessione”. Nella lettera è stato chiesto anche di inserire nel codice etico di Sapir un articolo sul rispetto dei diritti umani e della pace.
“C’è sempre una parte dalla quale stare”, dichiarano nella missiva Barattoni, Palli e de Pascale: “l’Emilia-Romagna e Ravenna hanno ben chiaro quale sia: quella delle vittime innocenti e degli ostaggi, non quella dei Governi criminali e delle organizzazioni terroristiche. Ogni azione, compresa l’inazione, è un’azione politica” A seguito della lettera, viene spiegato, il presidente di Sapir ha comunicato la non disponibilità del terminal a far transitare i container.
“È una buona notizia”, osserva Barattoni, “ma rende evidente che non possono essere singoli gesti a fermare quanto sta accadendo quotidianamente nei nostri porti.. Sono sempre più necessarie e urgenti prese di posizione chiare e nette da parte del Governo
Italiano. Non si può continuare a far finta di non vedere e non sapere che contribuire al massacro di Gaza è disumano
(da agenzie)
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Settembre 18th, 2025 Riccardo Fucile
KOMMERSANT: “I VOLUMI DI VENDITA DELLA BENZINA ALLA BORSA DI SAN PIETROBURGO SONO SCESI AI MINIMI DEGLI ULTIMI DUE ANNI”
“I volumi di vendita della benzina alla Borsa di San Pietroburgo sono scesi ai minimi
degli ultimi due anni, in particolare le vendite di AI-92 vendite di AI-92 (uno dei due tipi di benzina più venduti in Russia, ndr) sono diminuite di quasi un quarto. Fonti del settore avvertono che la carenza di carburante è già evidente nelle regioni, mentre le interruzioni impreviste delle raffinerie e l’elevata domanda da parte degli agricoltori aggravano ulteriormente la situazione. Nel frattempo, i prezzi all’ingrosso dell’AI-92 e del gasolio stanno raggiungendo livelli record, aggravando la carenza dell’offerta”.
Lo scrive il quotidiano economico russo Kommersant, probabilmente l’ultima testata russa che pur non operando in clandestinità riesce a mantenere un margine di indipendenza dal Cremlino.
Prosegue l’articolo: “Il calo delle vendite di benzina in borsa è direttamente collegato alle interruzioni non programmate di alcuni grandi raffinerie, afferma Maxim Dyachenko, managing partner del trader Proleum. Lo squilibrio nella produzione di carburante, osserva, è già evidente: le forniture all’ingrosso su piccola scala stanno diminuendo e le reti indipendenti di stazioni di servizio, che dipendono dalla borsa, si trovano ad affrontare il fatto che la priorità nelle spedizioni è data alle strutture di vendita al dettaglio delle grandi compagnie petrolifere. Una fonte del settore riferisce che il 16 settembre due reti indipendenti (circa 20 stazioni di servizio ciascuna) hanno sospeso le vendite al dettaglio e distribuiscono benzina solo sulla base di contratti a lungo termine. Secondo l’interlocutore, alcune raffinerie dichiarano cause di forza maggiore e non spediscono benzina, con il risultato che le scorte locali si stanno rapidamente
esaurendo. Il managing partner (della società di consulenza russa, ndr) NEFT Researchm Sergey Frolov, afferma inoltre che la carenza di benzina sta già iniziando a manifestarsi nelle regioni, soprattutto nelle stazioni di servizio indipendenti. Secondo lui, le fermate programmate e di emergenza delle raffinerie hanno coinciso con un aumento della domanda, che ha portato a una riduzione dell’offerta”
(da agenzie)
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Settembre 18th, 2025 Riccardo Fucile
I GIUDICI SOTTOLINEANO ANCHE UNA LUNGA SERIE DI REFUSI E STRAFALCIONI LINGUISTICI NEL TESTO DEL MINISTERO
Il Consiglio di Stato ha sospeso l’espressione del parere sullo schema di regolamento delle nuove Indicazioni Nazionali per la scuola dell’infanzia e il primo ciclo d’istruzione, evidenziando alcune carenze, soprattutto nell’analisi di impatto della regolamentazione presentata dal Ministero dell’Istruzione e del Merito definita “per molti aspetti inadeguata allo scopo” e rilevando altre criticità. Per questo sospende il parere “in attesa degli adempimenti richiesti”.
In particolare, sull’insegnamento del Latino, introdotto come disciplina facoltativa nelle scuole medie, i giudici di Palazzo Spada criticano sia l’aspetto dell’equità educativa, con il rischio, evidenziano, di aumentare il divario tra studenti, sia questioni organizzative concrete: i docenti di lettere potrebbero non possedere i requisiti necessari per l’insegnamento del latino, mentre un docente della classe di concorso specifica potrebbe teoricamente insegnare in diciotto classi diverse.
I giudici amministrativi osservano inoltre che alcune delle indicazioni formulate sollevano il dubbio sull’effettiva
disponibilità di mezzi e risorse per conseguire egli obiettivi prefissi.
La documentazione predisposta dal ministero, secondo quanto si legge nel dispositivo, presenta poi lacune strutturali. L’analisi di impatto della regolamentazione risulta inadeguata sotto molteplici profili: mancano evidenze misurabili delle carenze delle attuali Indicazioni, non emergono le ragioni specifiche delle modifiche introdotte e risultano assenti indicatori quantitativi per misurare l’efficacia degli interventi proposti.
La relazione illustrativa si limita a evocare genericamente i “cambiamenti epocali” dell’ultimo decennio senza fornire una puntuale descrizione delle inadeguatezze normative riscontrate. Il Consiglio di Stato chiede anche di tenere in maggiore conto il parere del Cspi, il Consiglio superiore della pubblica istruzione ed evidenzia l’assenza di dati per la scuola dell’infanzia.
(da agenzie)
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Settembre 18th, 2025 Riccardo Fucile
IL FISCO HA ESEGUITO, PROPONENDO AL COLOSSO AMERICANO UN PATTEGGIAMENTO DA 600 MILIONI… IL VICEMINISTRO MELONIANO, MAURIZIO LEO, INCONTRA IL PM A CAPO DELLA PROCURA DI MILANO MARCELLO VIOLA PER CHIEDERE DI ESSERE PIÙ “INDULGENTE” CON LE BIG TECH USA – IN UN SOL MAZZO ABBIAMO BUTTATO ALL’ORTICHE LA SEPARAZIONE DEI POTERI (ESECUTIVO E GIUDIZIARIO) E LA SOVRANITA’ NAZIONALE (TRUMP CHIEDE, PALAZZO CHIGI ESEGUE)
A farsi portavoce dell’insofferenza delle big tech americane è l’amministrazione Trump.
Il messaggio recapitato da Washington a Palazzo Chigi recita così: le multinazionali che investono in Italia sono penalizzate. Nel mirino ci sono la web tax, la minimum global tax al 15% e altre imposte europee. Non solo. L’irrequietezza riguarda anche gli accertamenti fiscali: troppi e troppo spesso con un’appendice penale. In ballo ci sono centinaia di milioni di investimenti.
Il tema al centro delle interlocuzioni in corso tra il governo statunitense e l’esecutivo italiano è la prospettiva di questi investimenti. I timori delle big tech sono legati al rischio che il Fisco italiano possa risultare eccessivamente invasivo, rendendo di fatto sconveniente l’impegno in Italia.
È proprio in questa questione di geopolitica economica che si inserisce l’inchiesta milanese su Amazon. La procura di Milano, con il pm Elio Ramondini a coordinare la Gdf di Monza, ha acceso un faro da tempo sulla multinazionale dell’e-commerce per una presunta evasione fiscale da 1,2 miliardi di euro.
Cifra che, calcolate anche sanzioni e interessi, arriverebbe fino a 3 miliardi per il periodo 2019-2021. Nel mirino degli inquirenti milanesi, in particolare, c’è l’algoritmo predittivo della multinazionale dell’e-commerce che non terrebbe in considerazione gli obblighi tributari in capo a chi mette in vendita sul proprio market-place in Italia merce di venditori
extraeuropei, in questo caso prevalentemente cinesi, senza però dichiararne l’identità e i relativi dati all’Agenzia delle Entrate per il pagamento del 21% di Iva da parte dei venditori extraeuropei.
Un tema dunque caldo per i rapporti con Cina e Stati Uniti. Dopo mesi di accertamenti, ora l’inchiesta penale per il reato di dichiarazione fraudolenta sta andando avanti, ma l’Agenzia delle Entrate prova a chiudere la partita fiscale riducendo assai le pretese. Dopo un incontro in cui erano presenti, tra gli altri, il procuratore capo Marcello Viola e il viceministro dell’Economia Maurizio Leo, l’Agenzia ha notificato al colosso del big tech due giorni fa una «proposta» con una cifra molto ridotta per sanare la posizione: 600 milioni di euro, anziché 3 miliardi.
La vicenda Amazon non è un caso isolato. Il timore che la querelle con il Fisco possa coinvolgere altri colossi ha indotto l’esecutivo italiano ad alzare il livello di guardia. Di fatto un lavoro di monitoraggio. È all’interno di questo scenario che si colloca l’incontro tra Leo e i vertici della procura di Milano.
Secondo quanto si apprende da fonti di governo, il viceministro avrebbe ricondotto la vicenda di Amazon al ragionamento più ampio sulle multinazionali Usa che investono in Italia e, quindi, a questioni che intercettano i rapporti istituzionali tra l’autorità di governo italiana e quella statunitense.
(da La Repubblica)
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Settembre 18th, 2025 Riccardo Fucile
UNA RETROMARCIA, DOPO L’INIZIALE DISPONIBILITÀ, CHE HA LASCIATO SBALORDITI I VERTICI MILITARI, SIA ITALIANI CHE AL COMANDO GENERALE NATO A BRUXELLES… SULLA DECISIONE DI SFILARSI PESANO LE PRESSIONI DEI “PACIFINTI” FILORUSSI SALVINI E VANNACCI, MENTRE CROSETTO ERA FAVOREVOLE ALLA PARTCIPAZIONE ITALIANA ALL’OPERAZIONE
Alla vigilia di un vertice cruciale della Nato, nessuno si bilancia più su quale sarà la risposta italiana all’appello dell’Alleanza atlantica per dare vita a una nuova missione sul Fronte Est. L’hanno chiamata “Sentinella dell’Est” e deve fare base in Polonia.
Hanno risposto favorevolmente molti Paesi alleati e il governo italiano fino a un paio di giorni fa era più che disposto a
partecipare con l’invio in Polonia di due caccia intercettori Eurofighter. Poi, però, c’è stato un brusco ripensamento, che ha lasciato sbalorditi i vertici militari, sia italiani che al comando generale Nato a Bruxelles.
Ragioni di tenuta politica della maggioranza, vista la postura di Matteo Salvini e del suo vicesegretario Roberto Vannacci via via virulenta, più attenta a una ricucitura con la Russia che alle ragioni degli ucraini, hanno consigliato Palazzo Chigi di lasciar cadere la “chiamata” dell’Alleanza atlantica.
Gli italiani non parteciperanno al nuovo dispositivo, garantendo però alla Nato tempi maggiori di presenza nella missione “Balting Eagle”, che ha sede in Estonia e dove siamo presenti dall’inizio dell’agosto di quest’anno. Politicamente parlando, allungare i tempi di una missione già votata dal Parlamento non richiede un nuovo passaggio in Aula. Il che permetterà di non far emergere eventuali crepe del centrodestra.
Da quello che è stato possibile ricostruire incrociando tutte le fonti interessate, il ministro della Difesa Guido Crosetto era inizialmente favorevole all’invio dei due Eurofighter e il Capo di Stato Maggiore, il generale Luciano Portolano, che difficilmente si muove senza mandato del suo ministro di riferimento, ha dato disponibilità al primo giro di richieste della Nato.
L’alt sarebbe arrivato da Palazzo Chigi, spiazzando la rappresentanza diplomatica italiana a Bruxelles. Giorgia Meloni e Antonio Tajani hanno preferito evitare scontri con l’alleato leghista e, più in generale, di dover spiegare in campagna elettorale il perché di una fornitura così rilevante, che potrebbe avere un impatto emotivo su chi teme una guerra imminente in
Polonia o dentro il confine dell’Unione europea.
Fino a lunedì sera anche al ministero della Difesa si considerava come molto probabile la consegna dei due caccia. E invece. Crosetto ha ratificato la retromarcia del governo. «Siamo già tra i maggiori contributori della Nato – dichiara martedì -. Daremo la disponibilità di lasciare più tempo il Samp/T (una batteria missilistica anti-aerea, ndr) che abbiamo già dislocato sul fronte Est e di lasciare più tempo gli aerei Caew che già fanno controllo radar nella zona».
È il compromesso politico che il governo ritiene sostenibile. Le forze armate italiane negli ultimi tempi non hanno lesinato sul contributo di rafforzamento della Nato verso Est. In questo momento, ci sono dislocati 740 soldati dell’esercito in Bulgaria e 250 in Ungheria (Operazione “Enhanced Vigilance Activity”), altri 250 sono in Lettonia (Missione Baltic Guardian).
Complessivamente la Nato ha ridislocato 40 mila soldati nei diversi Paesi dell’Europa orientale. Il fiore all’occhiello del rafforzamento, però, viene dalla missione dell’Aeronautica militare in Estonia, nella base di Amari, a pochi chilometri dalla capitale Tallinn.
Ci sono quattro velivoli F-35, più aerei-radar del tipo Caew e Spyd-R, ovvero il meglio della tecnologia italiana per monitorare lo stato dei cieli, e infine una batteria missilistica Samp/T. Era previsto che ad ottobre gli aerei F-35 e gli equipaggi sarebbero stati avvicendati con altrettanti Eurofighter italiani. È così importante, questa missione, che a visitare gli hangar dove sono gli italiani il 1 settembre è andata la presidente della Commissione Ue, Ursula von Der Leyen.
Come si è visto in occasione dell’intrusione di droni russi sulla Polonia, questa missione in Estonia è totalmente integrata con un’altra missione gemella della Nato che è basata in Lituania, e con le forze aeree della Polonia. E anzi gli aerei-radar italiani ne sono forse l’assetto più pregiato.
Ecco, secondo quanto anticipato dai ministri, batteria missilistica e aerei-radar resteranno più a lungo in Estonia e saranno gli occhi e le orecchie anche per la nascente Missione “Sentinella dell’Est”. Ma con i piedi fuori dalla Polonia, ché ciò sarebbe divenuta una nuova operazione all’estero e Salvini non ne vuole più.
(da La Stampa)
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Settembre 18th, 2025 Riccardo Fucile
SECONDO “THE ECONOMIST” E YOUGOV, IL GIUDIZIO È PEGGIORATO SOPRATTUTTO SUI TEMI ECONOMICI (INFLAZIONE E AUMENTO DEI PREZZI) E SULL’IMMIGRAZIONE… INSODDISFAZIONE DIFFUSA ANCHE IN DIVERSI STATI CHE HANNO VOTATO A LARGA MAGGIORANZA PER “THE DONALD”
Prima delle elezioni presidenziali dello scorso anno, l’economia americana era l’ invidia
del mondo . Eppure gli americani non la pensavano così, e questa ansia economica ha spinto gli elettori a votare per Donald Trump.
Dal suo ritorno in carica, l’approvazione per la sua gestione dell’economia è diminuita, a causa della sua politica commerciale incostante e dei prezzi ostinatamente alti alla cassa.
Sebbene Trump non possa ricandidarsi nel 2028, non è immune all’opinione pubblica. Il suo secondo mandato sarà plasmato e condizionato dalle opinioni e dalle priorità degli americani comuni. In questa pagina, The Economist ne monitora le opinioni settimana per settimana, durante tutta la sua presidenza.
Dal suo insediamento, YouGov ha chiesto agli intervistati se approvassero o disapprovassero il lavoro svolto da Trump come presidente. Il grafico sopra mostra gli alti e bassi del presidente nell’opinione pubblica, rispetto ai suoi predecessori (incluso lui stesso).
Dall’inizio dei sondaggi, la maggior parte dei presidenti ha iniziato il proprio mandato con un consenso netto positivo. Entrambi i mandati di Trump sono iniziati con recensioni contrastanti, e ha trascorso quasi tutto il suo primo mandato con un punteggio negativo.
Il suo secondo potrebbe seguire una traiettoria simile. Ci sono voluti meno di due mesi perché il suo indice di gradimento scendesse sotto lo zero, dove è rimasto da allora.
Trump è stato rieletto su un’ondata di pessimismo economico, annunciando agli elettori che “i redditi saliranno alle stelle, l’inflazione scomparirà completamente, i posti di lavoro torneranno a crescere e la classe media prospererà come mai prima d’ora” durante il suo secondo mandato.
Finora sono rimasti delusi. Le valutazioni sulla sua gestione
dell’economia e dell’inflazione erano nettamente positive subito dopo il suo insediamento. Da allora sono scese a fortemente negative in seguito alle sue dichiarazioni di guerra commerciale e alla conseguente risposta degli investitori. I dati di YouGov suggeriscono inoltre che gli americani ora disapprovano la sua gestione dell’immigrazione, un’altra questione centrale per la sua rielezione.
Utilizzando i dati di YouGov, The Economist ha stimato il tasso di approvazione di Trump stato per stato. Come prevedibile, il tasso di approvazione di Trump è più basso negli stati che tendono a votare per i Democratici e più alto in quelli che tendono a votare per i Repubblicani.
Gli elettori di Trump continuano a approvare in modo schiacciante la sua performance come presidente. Ma la proiezione mostra anche come l’insoddisfazione nei confronti di Trump sia diffusa anche negli stati che lo hanno votato solo pochi mesi fa. I numeri saranno fonte di preoccupazione per i Repubblicani che si troveranno ad affrontare una competizione elettorale nelle elezioni di medio termine del prossimo anno.
Come altri politici repubblicani prima di lui, gli elettori bianchi e maschi sono tra i più propensi ad approvare l’operato di Trump, mentre gli elettori più giovani e i membri delle minoranze etniche sono tra i più fortemente contrari.
Le persone con un livello di istruzione più elevato – laureati e laureati – sono meno propense a sostenere Trump. Anche gli elettori in età pensionabile, solitamente un solido blocco repubblicano, sono sorprendentemente tiepidi nei confronti del presidente.
Alcune questioni politiche preoccupano in modo sproporzionato i diversi schieramenti politici. L’immigrazione è una questione chiave per la base repubblicana di Trump, così come le tasse e la spesa pubblica.
I democratici sono più preoccupati per l’assistenza sanitaria e il cambiamento climatico. Il grafico sopra mostra le questioni più importanti tra gli adulti americani e i membri di ciascun partito.
(da agenzie)
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Settembre 18th, 2025 Riccardo Fucile
“SOLO IL CAPO DELLA POLIZIA MANGANELLI CI CHIESE SCUSA”… “ DOPO AVER SCONTATO APPENA 6 MESI DI CARCERE, GLI ASSASSINI DI MIO FIGLIO SONO TORNATI AL LAVORO. EVIDENTEMENTE LA POLIZIA NON LI RITENEVA INDEGNI DI INDOSSARE LA DIVISA”
Nel gennaio 2006, Patrizia Moretti aprì un blog a cui diede il nome di suo figlio: Federico Aldrovandi. Poche parole, in principio, perché a spiegare bastava una fotografia: l’immagine del volto tumefatto e insanguinato di Federico, steso su un lettino all’obitorio. Negli anni a venire, Patrizia avrebbe mostrato quello scatto ovunque. In piazza, in tv, alle manifestazioni. Impossibile dimenticarlo. Impossibile dimenticare questa madre.
Fra pochi giorni saranno passati 20 anni da quando «Aldro» è morto. Ucciso a 18 anni durante un controllo di polizia. Incontriamo Patrizia Moretti a Ferrara. La sua città, la città che all’alba del 25 settembre 2005 ha perso un figlio che non doveva morire.
Patrizia, quella foto. Quanto coraggio e quanta forza sono serviti per mostrarla al mondo? Lei, in piazza Castello, con la gigantografia di Federico massacrato, e dietro un capannello di poliziotti.
«È stato molto faticoso, ma non avevo altra scelta. Quell’immagine era inequivocabile. I segni sul suo viso
parlavano».
Fra i tanti: «ecchimosi marcata della regione fronto-temporale», il segno di una manganellata. Una ferita talmente eloquente da finire in una canzone delle Luci della Centrale elettrica («…e proteggimi le sopracciglia dai manganelli»). Ha mai pensato di arrendersi, Patrizia?
«Mai. Però ora è diverso».
Qual è l’ultimo ricordo che ha di Federico?
«Quella sera, prima che uscisse. Ero mezza addormentata sul divano, lui è venuto e mi ha dato un bacio. Ed è andato».
E qual è il ricordo che la commuove di più?
«Federico piccolo, poteva avere 4-5 anni. Io sto lavando i piatti, lui si avvicina, quasi si aggrappa a me e dal nulla mi fa: mamma, cosa succede quando si va in cielo? »
Lei cosa rispose?
«Non ricordo, ma ora mi chiedo se fosse un segno. A volte sogno questa scena».
Sogna spesso suo figlio?
«Continuamente. Lo sogno soprattutto fra i 12 e i 14 anni, oppure da piccolissimo, quando lo tenevo in braccio».
Cosa l’ha sostenuta in questi anni?
«La solidarietà, la vicinanza di tantissime persone. Questa bellezza che è nata attorno a Federico. Non sono mai stata lasciata sola. Dai suoi amici, da tante persone comuni, da associazioni, da quel mondo che si è mobilitato per lui».
Per questo anniversario, da oggi al 27, sono in programma concerti, incontri, mostre e una fiaccolata in via Ippodromo, dove Federico è stato ucciso e dove gli sarà intitolato un giardino
pubblico. Ferrara non lo dimentica. L’Italia non lo dimentica. La sua morte è stata uno spartiacque: dopo di lui, le vittime delle forze dell’ordine hanno smesso di essere considerate morti di serie B. Vedi Stefano Cucchi.
«Questa è un’altra cosa che mi conforta. Ho conosciuto Ilaria Cucchi tanti anni fa, nello studio dell’avvocato Fabio Anselmo. Venne con tutta la sua famiglia, volevano capire come muoversi e avevano scelto l’avvocato di Federico. Siamo rimaste in contatto, è una donna forte e spero che nel suo ruolo possa fare più di quello che posso io».
Anche lei è una donna forte. Se Federico è entrato non solo nella memoria collettiva ma anche nei cuori di tutti, è soprattutto merito suo. Aldro è diventato il figlio, il fratello di tantissime persone. Che uomo sarebbe oggi?
«Sarebbe la persona bella che era, a cui tutti volevano bene».
Cosa l’ha ferita di più nella fase delle indagini, quando vennero messi in atto depistaggi e coperture da parte della polizia?
«Cito due episodi. Primo. Il parroco che aveva celebrato i funerali chiese al vescovo di allora, monsignor Paolo Rabitti, di riceverci, per ascoltare le nostre ragioni e aiutarci: non ci ha mai chiamati, in compenso ha ricevuto molti poliziotti. Secondo. Io e il mio ex marito Lino venimmo convocati dall’allora questore di Ferrara, Elio Graziano; ci fece accomodare nel suo studio e, con aria contrita, guardandoci negli occhi, disse che Federico si era ammazzato da solo sbattendo la testa contro il muro. Non fu solo una menzogna, fu crudeltà».
Vi hanno mai chiesto scusa Graziano e gli altri dirigenti dell’epoca?
«Mai. Lo fece Antonio Manganelli quando diventò capo della polizia, fu l’unico».
I poliziotti che hanno ucciso Federico — Paolo Forlani, Monica Segatto, Enzo Pontani e Luca Pollastri — sono stati condannati. La magistratura ha fatto il suo. Può dire la stessa cosa delle istituzioni?
«No. E questo mi lascia l’amaro in bocca. Certo, ci sono state le dichiarazioni e le scuse. Ma nulla è cambiato. Altre persone continuano a morire per mano delle forze dell’ordine. D’altra parte, non dimentichiamo che, dopo aver scontato appena 6 mesi di carcere, gli assassini di mio figlio sono tornati al lavoro. Evidentemente la polizia non li riteneva indegni di indossare quella divisa».
(da “Corriere della Sera”)
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Settembre 18th, 2025 Riccardo Fucile
CONTINUERA’ L’EXPORT DI ARMI DALL’EUROPA A ISRAELE SENZA CONTARE CHE, FATTA ECCEZIONE PER IL CONGELAMENTO DEI FONDI, GRAN PARTE DELLA MISURE RICHIEDE IL VIA LIBERA DA PARTE DEGLI STATI MEMBRI
Dopo esser stata più volte accusata di inazione e di aver adottato un doppio standard
rispetto al conflitto in Ucraina, Ursula von der Leyen ha deciso che è arrivato il momento di battere un
colpo e di fare la sua parte per rispondere alle continue violazioni del diritto umanitario e internazionale da parte di Israele.
La Commissione europea ha messo sul tavolo un pacchetto di sanzioni contro Tel Aviv che prevede il congelamento di 14 milioni di fondi per il sostegno bilaterale, la reintroduzione dei dazi su quasi sei miliardi di prodotti israeliani e l’adozione di misure restrittive contro i ministri Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich e contro alcuni coloni violenti.
La mossa ha indubbiamente un elevato valore simbolico, ma gli effetti pratici sono ancora tutti da misurare: fatta eccezione per il congelamento dei fondi, che è immediatamente esecutivo, gran parte delle misure richiede il via libera da parte degli Stati membri.
Per questo la patata bollente è ora nelle mani dei governi e il posizionamento di quello italiano potrebbe rivelarsi decisivo per far scattare le ritorsioni in ambito commerciale.
«A causa della sofferenza a Gaza – ha riconosciuto Kaja Kallas –, l’opinione pubblica nei nostri Paesi sta davvero cambiando.
La gente vuole vedere la fine di questa sofferenza e noi dobbiamo sfruttare gli strumenti a nostra disposizione per esercitare pressione sul governo israeliano». L’Alto Rappresentante per la politica estera Ue ha però ammesso che le posizioni dei governi Ue non stanno andando di pari passo con le opinioni pubbliche, ma al contrario sono ancora piuttosto «ferme»
Già ad agosto la Commissione aveva proposto di sospendere la partecipazione di Israele al programma di ricerca
HorizonEurope, ma in Consiglio non è stato possibile raggiungere la maggioranza qualificata necessaria a causa dell’opposizione di alcuni Paesi, in primis Germania, Italia, Ungheria, Repubblica Ceca, Austria e Bulgaria.
La stessa dinamica potrebbe replicarsi ora sulla proposta di sospendere l’accordo di associazione Ue-Israele per quanto riguarda la parte commerciale: per il via libera serve il consenso di almeno 15 Stati che rappresentino il 65% della popolazione. Al contrario, quattro Paesi che rappresentino almeno il 35% della popolazione possono costituire una minoranza di blocco. Questo vuol dire che se almeno uno tra Italia e Germania dovesse cambiare posizione, gli equilibri verrebbero ribaltati.4
Per le sanzioni individuali è invece necessaria l’unanimità e l’Ungheria sta già bloccando da mesi un precedente pacchetto che prende di mira alcuni coloni violenti, per questo è difficile che si arrivi all’adozione di misure restrittive a livello Ue nei confronti dei due esponenti del governo Netanyahu.
Per il gruppo della Sinistra, invece, le misure non sono sufficienti perché non colpiscono il settore delle armi e perché la Commissione ha deciso di non inserire Netanyahu nella blacklist.
(da “La Stampa”)
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