Destra di Popolo.net

È PARTITA LA MISSIONE DEI SOVRANISTI PER SALVARE IL SOLDATO BARTOLOZZI; LA GIUNTA DELLE AUTORIZZAZIONI DELLA CAMERA HA APPROVATO LA RICHIESTA DI CHIARIMENTO AL TRIBUNALE DEI MINISTRI E ALLA PROCURA SULLA POSIZIONE DEL CAPO DI GABINETTO DI NORDIO, INDAGATA PER FALSA TESTIMONIANZA SUL CASO ALMASRI

Settembre 18th, 2025 Riccardo Fucile

L’OBIETTIVO DELLA MAGGIORANZA È SOLLEVARE DAVANTI ALLA CORTE COSTITUZIONALE UN CONFLITTO DI ATTRIBUZIONE E SPOSTARE NEL TEMPO L’AVVIO DI UN PROCESSO A GIUSI BARTOLOZZI… IL PD ATTACCA: “IL GOVERNO È SOTTO RICATTO”. ITALIA VIVA: “LA DESTRA TEME CHE IL CASO ESPLODA…”

Chiedere gli atti alla procura di Roma e al tribunale dei ministri per sollevare davanti alla Corte costituzionale un conflitto di attribuzione. E spostare nel tempo l’avvio di un processo per la capo di gabinetto del ministero della Giustizia, Giusi Bartolozzi.
La maggioranza di centrodestra ha compiuto il primo atto nel tentativo di salvare il braccio di destro del ministro Carlo Nordio dall’indagine della procura di Roma per falsa testimonianza: la giunta delle autorizzazioni della Camera ha approvato la richiesta di chiedere un chiarimento al tribunale dei ministri e alla Procura sulla posizione di Bartolozzi: la magistrata fuori ruolo è indagata per aver mentito davanti al tribunale dei ministri nel ricostruire l’iter che ha portato alla scarcerazione e al rimpatrio del criminale libico.
Al voto non hanno partecipato le opposizioni. “La maggioranza mostra un’ostinazione incomprensibile e pericolosa nel voler insabbiare e bloccare tutto, impedendo alla giustizia di fare il proprio corso. Un atteggiamento che non ha altre giustificazioni, se non quello di coprire responsabilità politiche sempre più evidenti. Il governo è sotto ricatto” dice Antonella Forattini, capogruppo Pd in Giunta.
“Non solo il governo ha gestito il caso in maniera irresponsabile e opaca, violando leggi e trattati internazionali e arrivando a liberare un criminale responsabile di omicidi e torture ma ora tenta persino di proteggere soggetti evidentemente in grado di esercitare pressioni sull’esecutivo – aggiunge Forattini – Con il voto di oggi il governo dimostra tutta la sua debolezza e ricattabilità: da un lato nei confronti della milizia libica, a cui ha dovuto cedere, dall’altro sul fronte interno verso i propri funzionari, che potrebbero avere in mano documenti capaci di smontare l’intera ricostruzione altalenante e omissiva fornita finora”.
Per il senatore Enrico Borghi, vicepresidente di Italia Viva, ospite a Sky, “la destra coprirà Bartolozzi con lo scudo perché teme che la vicenda esploda. Se viene giù Bartolozzi viene giù Nordio, se viene giù Nordio viene giù il governo, e questo Meloni non può permetterselo”.
La prossima riunione della giunta per le autorizzazioni sul caso Almasri si terrà il 23 o il 24 settembre, a seconda del calendario dell’aula della Camera
(da La Repubblica)

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LA MORTE DI CHARLIE KIRK È DIVENTATA UN PRETESTO PER FARE FUORI I NEMICI DI TRUMP IL “LATE SHOW” DI JIMMY KIMMEL È STATO SOSPESO DOPO ALCUNI COMMENTI DEL PRESENTATORE SULL’ATTIVISTA MAGA UCCISO

Settembre 18th, 2025 Riccardo Fucile

IL COMICO HA “OSATO” DIRE CHE: “LA CRICCA MAGA CERCA DISPERATAMENTE DI DIPINGERE L’ASSASSINO DI KIRK COME QUALCUNO DI DIVERSO DA LORO E FA IL POSSIBILE PER TRARNE UN VANTAGGIO POLITICO” POI HA SPERNACCHIATO “THE DONALD” CHE, A UNA DOMANDA SU KIRK, HA RISPOSTO PARLANDO DELLA SALA DA BALLO IN COSTRUZIONE ALLA CASA BIANCA… TANTO BASTA PER INDISPETTIRE IL TYCOON, CHE HA ESULTATO PER LA DECISIONE DELLA RETE “ABC” (DI PROPRIETÀ DELLA DISNEY) DI INTERROMPERE IL TALK SHOW E POI HA CHIESTO IL SILURAMENTO ANCHE DEI COMICI JIMMY FALLON E SETH MEYERS

Il late show di Jimmy Kimmel è stato sospeso dopo alcuni commenti del comico nei confronti di Charlie Kirk. L’annuncio è arrivato dalla rete Abc, che trasmetteva lo spettacolo. Il programma Jimmy Kimmel Live sarà sospeso «a tempo indeterminato» secondo quanto ha dichiarato un portavoce del broadcast ad Afp. E Donald Trump esulta: «Una grande notizia per l’America», ha scritto il presidente Usa sul suo social Tru
Nello show di lunedì, parlando dell’omicidio di Charlie Kirk, il conduttore ha detto: «Abbiamo raggiunto nuovi traguardi questo
fine settimana, con la cricca MAGA che cerca disperatamente di dipingere questo giovane che ha assassinato Charlie Kirk come qualcuno di diverso da uno di loro e fa tutto il possibile per trarne un vantaggio politico». Tyler Robinson è cresciuto in una famiglia repubblicana, ma si era allontanato dalle convinzioni dopo aver conosciuto una ragazza transgender, Lance Twiggs, alla quale ha confessato l’omicidio.
«Congratulazioni ad ABC per aver finalmente avuto il coraggio di fare ciò che andava fatto. Kimmel NON ha NESSUN talento», ha scritto Trump. Che poi ha chiesto alla Nbc di rimuovere anche i comici Jimmy Fallon e Seth Meyers dal suo palinsesto. In mattinata Brendan Carr, capo dell’autorità di regolamentazione delle telecomunicazioni statunitense (FCC), aveva denunciato il «comportamento scandaloso» di Kimmel su X. Mentre Nextstar, gruppo di canali affiliati ad ABC, aveva detto di non avere intenzione di trasmettere lo show.
Nella puntata da oggi 18 settembre Kimmel aveva anche montato un filmato in cui Trump parlava con i giornalisti della sua reazione alla morte di Kirk, per poi deviare sul tema della sala da ballo in costruzione alla Casa Bianca. Trump «è nella quarta fase del lutto», aveva detto Kimmel.
E ancora: «Costruzione, demolizione, costruzione: questo non è il modo in cui un adulto elabora il lutto per l’omicidio di qualcuno che chiama amico, è il modo in cui un bambino di quattro anni piange un pesciolino rosso». Kimmel non ha ancora risposto all’annuncio della cancellazione. Ma Hollywood sì: «Non è giusto», ha commentato l’attore Ben Stiller su X.
(fa agenzie)

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ITALIA FONDATA SULL’EVASIONE FISCALE: LA COMMISSIONE TECNICA SULLA RISCOSSIONE VUOLE SFORBICIARE 408,47 MILIARDI DI TASSE NON INCASSATE

Settembre 18th, 2025 Riccardo Fucile

IL COLPO DI SPUGNA CANCELLEREBBE LE POSIZIONI DI 9,2 MILIONI DI CONTRIBUENTI, CHE SI VEDREBBERO ANNULLARE 27,6 MILIONI DI CARTELLE (UN REGALINO DA 44MILA EURO A TESTA)

Un colpo di forbice su 408,47 miliardi di tasse non riscosse, e una botta di acceleratore a pignoramenti e azioni esecutive, tagliando le procedure e allargando le possibilità di accesso dell’agente della riscossione ai database della fattura elettronica e all’anagrafe dei conti.
È qui il succo delle proposte elaborate dalla Commissione tecnica sulla riscossione, nella relazione scritta dopo un confronto tecnico con la Ragioneria generale e il dipartimento
Finanze e inviata alla Conferenza Unificata per ricevere il parere di regioni ed enti locali, atteso la prossima settimana.
Sul piano delle cifre, la proposta è di attuare un maxidiscarico che alla luce del lavoro analitico sugli arretrati «dovrebbe riguardare complessivamente circa 408 miliardi di euro, pari al 32% del magazzino residuo».
Nel falò dovrebbero finire prima di tutto 338,03 miliardi di crediti 2000-2024 «discaricabili perché giuridicamente non più esigibili» in quanto riferiti a persone fisiche decedute (35,69 miliardi), società cancellate dal registro imprese e prive di coobligati (166,73 miliardi), soggetti con procedura concorsuale chiusa (65,22 miliardi) e altri crediti prescritti (70,39 miliardi).
A questi si dovrebbero aggiungere 70,44 miliardi di crediti, concentrati fra 2000 e 2010, che sono vivi sul piano giuridico ma «risultano senza prospettive di riscossione».
Il grosso della “rinuncia” (347,34 miliardi) sarebbe a carico dell’Erario, ma anche l’Inps dovrebbe dire addio a 38,07 miliardi, i Comuni a 5,1 miliardi e gli altri enti a 3,2 miliardi. La spugna cancellerebbe le posizioni di 9,2 milioni di contribuenti, che si vedrebbero annullare 27,6 milioni di cartelle in cui sono iscritti 42,9 milioni di crediti.
Nel gorgo sarebbero quindi destinati a finire anche singole somme tutt’altro che banali: perché ogni contribuente interessato si vedrebbe abbuonare in media qualcosa come 43.921 euro.
(da agenzie)

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IL PARACULISMO MELONIANO SU ISRAELE: ALLA RIUNIONE DELLA COMMISSIONE EUROPEA, IL VICEPRESIDENTE RAFFAELE FITTO SE NE È ANDATO NEL MOMENTO IN CUI VON DER LEYEN HA POSTO IL TEMA DELLE SANZIONI EUROPEE ALLO STATO EBRAICO, COME RISPOSTA AL MASSACRO IN CORSO A GAZA

Settembre 18th, 2025 Riccardo Fucile

UN GESTO PER MANIFESTARE LA CONTRARIETÀ VERSO LA DECISIONE DI URSULA DI COLPIRE IL GOVERNO DI NETANYAHU… LA CAMALEONTE MELONI NON VUOLE SOSPENDERE I RAPPORTI COMMERCIALI CON ISRAELE, CONSIDERATI STRATEGICHE PER DIVERSI SETTORI E PENSA A TUTELARE SOLO I POTERI FORTI… LA PROSSIMA SETTIMANA IL CONSIGLIO DELL’ONU È CHIAMATO A VOTARE IL RICONOSCIMENTO DELLO STATO PALESTINESE: CHE COSA FARA’ LA “GIORGIA DEI DUE MONDI”? GIA’ LO SAPPIAMO

È quando Ursula Von der Leyen dichiara di voler passare a discutere del punto più importante della giornata – le sanzioni a Israele – che Raffaele Fitto decide di lasciare il collegio dei commissari europei, riunito ieri a Bruxelles. Non partecipa, si assenta, proprio in quel momento.
Un gesto per manifestare la contrarietà verso la decisione della presidente tedesca della Commissione europea di procedere contro il governo di Benjamin Netanyahu.
In realtà un voto non era previsto e non c’è stato. Al tavolo dei commissari chiunque però avrebbe potuto dichiarare di non essere favorevole, su una parte o su tutto il pacchetto ideato per costringere Tel Aviv a fermare il massacro a Gaza. Fitto ha scelto la strada, a suo modo più eclatante (anche per il suo ruolo di vicepresidente) di allontanarsi quando si è arrivati ad analizzare la proposta di Von der Leyen.
In teoria il commissario non risponde al mandato del governo del Paese che lo ha indicato. Ma è indubbio che la scelta di Fitto sia in linea con la posizione espressa più volte da Giorgia Meloni sulle sanzioni europee e che ieri ha avuto una prima formalizzazione durante il Coreper, il Comitato dei rappresentanti permanenti, a cui partecipano gli ambasciatori degli Stati membri e che prepara il Consiglio dell’Unione europea.
L’Italia è stata tra i Paesi che hanno preso la parola. L’ambasciatore Vincenzo Celeste ha preso nota delle proposte contenute nel pacchetto, ha ricordato il sostegno italiano alla
risoluzione Onu sulla Palestina per la soluzione dei due Stati, ha ribadito di essere d’accordo con l’adozione di sanzioni contro i coloni violenti e ha riferito che il governo di Roma è anche «disponibile a parlare di sanzioni contro i Ministri estremisti israeliani».
Restano i tanti dubbi sulla sospensione di alcune disposizioni commerciali dell’Accordo di Associazione tra Ue e Israele.
In sostanza, come previsto, Meloni vorrebbe provare ad affossare la parte delle intese economiche, considerate troppo importanti e strategiche per diversi settori, consapevole che sulle altre sanzioni – contro i ministri ultraortodossi e i coloni che hanno occupato i territori palestinesi – servirà l’unanimità in Consiglio, che al momento non c’è per il veto del primo ministro ungherese Viktor Orban.
Sul commercio è necessaria, invece, una maggioranza qualificata. L’Italia rimane in asse con la Germania, dentro la minoranza di blocco assieme a Ungheria e Repubblica Ceca, in grado di impedire l’entrata in vigore del regime sanzionatorio.
Di fatto l’intenzione di Meloni è di sfruttare le prossime settimane di trattative per rallentare il via libera, nella speranza che l’operazione a Gaza si fermi. Nel frattempo a Palazzo Chigi si ragiona delle modifiche che il governo proporrà, alla ricerca di un compromesso da discutere prima del Consiglio degli Affari esteri e del Consiglio europeo di fine ottobre.
L’interscambio con Israele è valutato come troppo importante, per le ricadute che la sospensione degli accordi avrebbero su diversi comparti, come agroalimentare, macchinari, tech e movimento dei capitali.
Meloni prima vuole capire fino a che punto intende davvero spingersi la Commissione, quanto peserà la volontà di Von der Leyen di dare un segnale a Netanyahu (e indirettamente al presidente americano Donald Trump, che sostiene la campagna militare israeliana), per poi procedere con la richiesta di una rimodulazione delle sanzioni, puntando a ridurre al massimo le merci da colpire.
(da La Stampa)

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IL RETTORE DELL’UNIVERSITA’ DI PISA SI DISSOCIA DAL DOCENTE PRO-ISRAELE: “NON DENUNCEREMO GLI STUDENTI”

Settembre 18th, 2025 Riccardo Fucile

“L’ATENEO HA INTERROTTO DUE ACCORDI QUADRO CON ISRAELE”… IL PROFESSORE ERA NOTO PER LA SUA PROPAGANDA SIONISTA, INFATTI CONTINUA A FARLA

Riccardo Zucchi, rettore dell’Università di Pisa, dice che non denuncerà gli studenti del blitz contro il professore Rino Casella. E aggiunge che Israele sta mettendo in atto una pulizia etnica a Gaza. L’ateneo ha interrotto due accordi quadro per il paese «per dare un segnale politico». In un’intervista a La Stampa il docente di Biochimica premette: «Io parlo a mio nome, non pretendo di farlo per gli altri rettori italiani. Tocca ai vertici della Crui rilasciare dichiarazioni in rappresentanza delle università. La mia è una posizione personale, condivisa dal Senato accademico e dagli organi dell’ateneo di Pisa»
L’università di Pisa e il professor Casella
Sul blitz contro il professore di diritto comparato Casella il rettore dice: «L’Università di Pisa ha preso una posizione molto netta sulla tragedia di Gaza e a favore della pace in generale. Siamo l’unico ateneo italiano ad aver messo nello statuto il divieto di intraprendere ricerche volte allo sviluppo e al perfezionamento di armi. Più specificatamente abbiamo approvato una mozione netta di sostegno al popolo palestinese, il Senato accademico ha definito chiaramente che a Gaza si sta mettendo in atto una pulizia etnica. Non abbiamo aderito a un boicottaggio indiscriminato contro Israele, ma abbiamo interrotto due accordi quadro per dare un segnale politico».
I due accordi interrotti
Zucchi spiega che «il 24 luglio abbiamo rotto i rapporti con la Reichman University di Herzliya e la Hebrew University di Gerusalemme perché hanno collegamenti diretti con l’apparato militare israeliano e avevano espresso sostegno esplicito all’invasione di Gaza. La Hebrew ha aperto un campus nei Territori, in violazione della risoluzione dell’Onu. Ci sono le delibere del Senato accademico che testimoniano queste interruzioni. Ci sono accordi specifici, sulla chemioterapia contro i tumori e sugli effetti dell’inquinamento luminoso e acustico nei sistemi marini, che abbiamo deciso di mantenere».
L’università di Pisa non ha denunciato gli autori del blitz: «Solo il professor Casella ha denunciato. Nei dibattiti sulla tragedia di Gaza che abbiamo tenuto in ateneo, non ho condiviso quasi per niente le sue posizioni. Le ritengo troppo vicine alla narrazione del governo d’Israele». Nei dibattiti organizzati «il professore ha
espresso le sue posizioni da simpatizzante di Israele. Ma tutto questo non giustifica ciò che è accaduto, la lezione interrotta, i pugni, le aggressioni». Gli studenti del blitz sono stati identificati? «Deve chiederlo all’autorità giudiziaria. Vorrei ricordare che gli studenti di Pisa sono 50mila, i protagonisti del blitz sono solo 20».
(da agenzie)

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ROMA, FECCIA OMOFOBA IN LIBERTA’. QUATTRO AGGRESSIONI IN UNA SETTIMANA. DOV’E’ LA SICUREZZA CON I SOVRANISTI AL POTERE?

Settembre 18th, 2025 Riccardo Fucile

L’APPELLO DELLA FAMIGLIA ANSALDO: “CHI HA FILMATO CI AIUTI AD AVERE GIUSTIZIA”

Il caso di Alessandro Ansaldo è solo l’ultimo di una spirale di violenza ai danni delle persone omosessuali nella Capitale. Ora la famiglia combatte l’omertà e chiede di consegnare i filmati dell’aggressione alle autorità
Quattro casi in pochi giorni è il drammatico bollettino delle aggressioni omofobe nel territorio di Roma. L’ultima, quella ad Alessandro Ansaldo lo scorso 14 settembre, è avvenuta mentre il 25enne stava tornando a casa da una festa. Mentre percorreva corso Vittorio Emanuele II, il giovane si è imbattuto in un gruppo di dieci ragazzi, due dei quali l’hanno picchiato, gli hanno sputato addosso e lo hanno offeso con insulti omofobi. In una nota l’associazione “Gay Center” chiede con forza «che sia riconosciuta a livello nazionale una tutela civile e giuridica contro i crimini in cui è accertata la matrice omotransfobica», ricordando che chi è vittima o testimone di violenza omotransfobica può rivolgersi al numero verde di Gay Help Line, 800713713, oppure scrivere alla chat Speakly.org.
L’allarme di Marrazzo: «Realtà concreta e diffusa nel nostro Paese»
Le aggressioni più recenti non potevano che scatenare l’allarme da parte della comunità LGBT+. «Questa violenza dimostra ancora una volta quanto l’omofobia sia purtroppo una realtà concreta e diffusa nel nostro Paese, che continua a colpire giovani e persone LGBT+ nella vita quotidiana». ha dichiarato Fabrizio Marrazzo, portavoce del Partito Gay LGBT+, Solidale, Ambientalista e Liberale. «Rivolgo un appello ai testimoni:
chiunque abbia assistito o ripreso l’aggressione con il cellulare è invitato a contattarmi direttamente o a rivolgersi alle forze dell’ordine. Le immagini e le testimonianze possono essere decisive per assicurare alla giustizia i responsabili di questo vile attacco. Chiediamo inoltre che vengano acquisite e verificate le registrazioni delle telecamere pubbliche e private presenti nella zona di Corso Vittorio Emanuele II e Largo Argentina, così da non perdere alcuna prova utile all’identificazione degli aggressori», conclude Marrazzo.
L’appello della famiglia: «Non abbiate paura»
La solidarietà espressa da Marrazzo e dall’associazione Gay Center si unisce al sostegno già richiesto dalla famiglia di Alessandro Ansaldo. «Sarebbe importante che quelle persone che hanno assistito alla scena, si mettessero in contatto con il 112», aveva detto nei giorni scorsi la giornalista Yasmin Taskin, madre della vittima. «Crediamo che abbiano anche filmato tutto e quel gruppo li ha minacciati per quei video. Li prego come madre di aiutare mio figlio ad avere giustizia». «Avranno paura, li capisco, ma spero possano aiutare i carabinieri a identificare gli aggressori», spiega.
Le aggressioni dell’ultima settimana
La nota di Gay Center riepiloga le aggressioni che nell’ultima settimana sono state segnalate al centro. C’è una coppia di ragazzi che è stata aggredita in via del Corso da un gruppo di giovanissimi in monopattino. Insulti omofobi, provocazioni e botte hanno causato a entrambi lesioni con prognosi di cinque giorni. Un altro ragazzo ha invece subito un’aggressione sull’androne di casa da un coinquilino: «A far scattare la
denigrazione, gli insulti e la violenza, l’identificazione del ragazzo come gay». Infine una coppia di ragazzi è stata aggredita da due uomini all’interno di un ristorante in zona Roma nord. «Secondo gli aggressori meritavano una punizione perché si sono abbracciati e poi scambiati un bacio», aggiunge l’associazione
(da agenzie)

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L’ESODO DEGLI ALTRI

Settembre 18th, 2025 Riccardo Fucile

QUANDO I PERSEGUITATI DIVENTANO CARNEFICI

Come si usa dire, l’esodo dei gazawi da Gaza (equivale a dire: dei romani da Roma, dei parigini da Parigi, degli scozzesi dalla Scozia, eccetera) è biblico.
Le immagini sono terrificanti e immense, sembrano quelle di un kolossal, la sabbia, le rovine, il mare, e in mezzo la fiumana scura di un popolo povero e impoverito dalla solitudine, e piagato dai lutti, che va non si sa dove con le sue poche cose residue, le sue memorie e i suoi stracci.
Esodo. Vi dice qualcosa, la parola esodo? Agli ebrei dice
moltissimo, è l’Antico Testamento, è la fuga dall’Egitto, è il fulcro emotivo, culturale e identitario di quella parte di persone ebree che si riconoscono in una tradizione, in una religione, in una cultura, infine in una Nazione: Israele. Ma oggi il Faraone è Netanyahu, e l’esodo, la disgrazia, la persecuzione sono a carico di un popolo che appartiene a un’altra delle tre religioni di Abramo, ammesso che basti, questa decrepita e forse ormai insopportabile catalogazione degli esseri umani, a definirli una per una, uno per uno, persona per persona, nella disperata fila in cerca di scampo.
Tentiamo una sintesi — per quanto rischiosa. Perché ci sono momenti così complicati che una sintesi è necessaria e forse persino doverosa. Il vero scandalo, agli occhi del mondo, ciò che sconvolge e perfino terrorizza, è che il più perseguitato dei popoli, il più braccato e fuggiasco, è diventato — nella sua parte divenuta nazione — il persecutore.
Molti ebrei, nel mondo e anche in Israele, capiscono questo scandalo, e lo patiscono. A quelli che non lo colgono, agli ebrei e ai non ebrei ai quali sfugge di quali dimensioni, morali, politiche, storiche sia la catastrofe di Gaza, non si sa più cosa dire. Se non che l’Esodo non è solo il loro. È quello di tutti.

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CONTINUATE A FARVI PRENDERE PER IL CULO DAI SOVRANISTI: AVEVANO PROMESSO DI ABOLIRE LA LEGGE FORNERO, L’HANNO RESA ANCORA PIU’ RESTRITTIVA

Settembre 18th, 2025 Riccardo Fucile

ORA PER USCIRE A 64 ANNI SERVONO 78.000 EURO IN PIU’

Mentre Claudio Durigon, sottosegretario leghista al Lavoro, insiste con la sua proposta di obbligare i giovani a versare il Tfr (la “liquidazione”) ai fondi pensione, la Cgil fa i conti e mostra – numeri alla mano – quanto questo governo ha reso più severa la legge Fornero sulle pensioni.
La stessa legge che in particolare la Lega di Matteo Salvini aveva promesso di abolire.
Secondo i calcoli del sindacato, per effetto delle norme approvate dal centrodestra, per molti diventerà impossibile accedere alla pensione anticipata a 64 anni.
Infatti l’attuale esecutivo ha innalzato il requisito minimo: rispetto al 2022, oggi servono oltre 78 mila euro di contributi versati in più.
Considerato che la percentuale Inps applicata ai lavoratori dipendenti in Italia è del 33%, questo significa che serve una retribuzione aggiuntiva di quasi 237 mila euro.
Bisogna infatti ricordare che oggi la norma per la pensione anticipata con il sistema contributivo, cui si può accedere come detto dall’età di 64 anni, ha un cosiddetto “importo soglia”: bisogna aver maturato un assegno mensile pari ad almeno 1.616,07 euro.
Fino al 2022, invece, per lasciare il lavoro anticipatamente era sufficiente il diritto a un trattamento pari a 1.309,71 euro mensili.
Ma non è finita qui: nel 2030, il requisito arriverà a 1.811,78 euro. Questo vuol dire che tra cinque anni l’aumento dei contributi minimi – rispetto ai requisiti del 2022 – sarà pari a oltre 128 mila euro; di conseguenza, la retribuzione aggiuntiva ottenuta dovrà essere di quasi 390 mila euro. Insomma, paletti talmente inaspriti che sarà estremamente complicato per la gran parte dei lavoratori poter accedere al pensionamento anticipato.
Cambierebbe molto poco anche se dovesse essere accolta la proposta di Durigon di usare il Trattamento di fine rapporto (Tfr) – comunque soldi dei lavoratori – per raggiungere l’importo soglia.
“La maggioranza dei lavoratori – spiega Ezio Cigna, responsabile previdenza della Cgil – non riesce a raggiungere la soglia: con 8 mila euro annui di retribuzione, dopo 40 anni la pensione stimata è di appena 505 euro al mese; con 20 mila euro si arriva a 1.263 euro; solo chi ha redditi elevati supera i requisiti, ma chi lavora tutta la vita con salari medi resta comunque sotto le soglie. La retribuzione media nel settore privato è di 23.700 euro annui e permette, dopo 40 anni, una pensione di 1.496 euro, ben inferiore al requisito dei 1.811,78 euro che scatterà nel 2030.
(da Il Fatto Quotidiano)

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L’ITALIA È UN PAESE CHE FA ACQUA DA TUTTE LE PARTI, IL “FINANCIAL TIMES” METTE IN FILA I DATI SULLO STATO DELLA RETE IDRICA ITALIANA: IN MEDIA LE CITTÀ E I PAESI PERDONO IL 42% DELL’ACQUA POTABILE IMMESSA NELLA RETE

Settembre 18th, 2025 Riccardo Fucile

L’ITALIA HA DESTINATO AL MIGLIORAMENTO DELLE INFRASTRUTTURE IDRICHE NOVE MILIARDI DEL FONDO PER LA RIPRESA POST-COVID FINANZIATO DALL’UE, MA SECONDO L’ACEA SERVIREBBERO 50 MILIARDI SOLO PER GLI INTERVENTI PIÙ URGENTI

Le carenze idriche della provincia di Agrigento sono l’esempio lampante del problema della dispersione d’acqua nelle città italiane: più della metà di quella convogliata nei vecchi acquedotti della provincia di Agrigento si perde durante il trasporto.
Secondo gli esperti, ridurre la dispersione idrica è fondamentale per assicurare un approvvigionamento appropriato in un mondo sempre più caldo e con precipitazioni ormai irregolari. L’Unione europea ha invitato i vari stati a ridurre il consumo d’acqua del 10 per cento entro il 2030, ma poiché l’Europa già affronta siccità ricorrenti e durature, eliminare la dispersione d’acqua diventa fondamentale.
Secondo l’Associazione europea dei gestori di servizi idrici (EurEau), in media le città e i paesi italiani perdono il 42 per cento dell’acqua potabile immessa nella rete, più di tutte le altre grandi economie europee e molto al di sopra della media
comunitaria, che è del 25 per cento.
I dati dell’Istat indicano che nel 2024 nel sud dell’Italia le interruzioni della fornitura idrica hanno coinvolto quasi il 30 per cento delle famiglie. Mentre se si considerano tutte le famiglie italiane la percentuale è all’8,7 per cento. Sempre secondo l’Istat nel 2022 l’Italia ha perso 3,4 miliardi di metri cubi d’acqua durante la distribuzione, una quantità che sarebbe sufficiente a soddisfare le necessità di 43,4 milioni di persone in un anno.
“Dipendiamo ancora dagli investimenti fatti dai nostri nonni, che hanno finanziato la costruzione delle condutture che usiamo oggi”, spiega Fabrizio Palermo, amministratore delegato dell’Acea, azienda che si occupa della distribuzione dell’acqua a Roma. “Dobbiamo trovare i fondi per costruire nuove condutture”
Finanziare gli ammodernamenti, però, è complicato in un paese che ha le tariffe idriche tra le più basse d’Europa. In Italia le reti idriche urbane sono gestite quasi sempre da enti pubblici inefficienti e amministrati da politici locali che non vogliono alimentare lo scontento degli elettori incrementando i prezzi e sono incapaci di trovare altri finanziamenti.
“La vicenda delle condutture e delle perdite è una questione economica”, spiega Giulio Boccaletti, direttore scientifico del Centro euro-mediterraneo per i cambiamenti cli-matici, con sede a Bologna. “Perridurre le perdite, le amministrazioni comunali dovrebbero riparare le tubature, ma la gran parte di queste si trova in comuni piccoli che non hanno abbastanza soldi”
L’Italia ha destinato al miglioramento della rete idrica nove miliardi del fondo per la ripresa post-covid finanziato dall’Unione europea, ma secondo l’Acea servirebbero 50 miliardi solo per gli interventi più urgenti.
Le principali città italiane hanno fatto dei progressi per risolvere il problema. Secondo i dati dell’Acea, a Roma le perdite sono passate dal 42 per cento del 2017 al 27 per cento nel 2022, soprattutto grazie a investimenti superiori ai due miliardi di euro. Milano perde appena il 13,4 per cento dell’acqua immessa nella rete. Le città più piccole, invece, sono riluttanti all’idea di chiedere l’intervento di aziende specializzate, a volte perché segnate da esperienze con imprese private senza scrupoli.
Ad Agrigento l’antiquata rete idrica era gestita da un’azienda privata che nel 2018 è stata posta sotto sequestro perché sospettata di collusione con la mafia. Oggi la distribuzione dell’acqua è affidata all’aica, un consorzio composto da 3p amministrazioni che, secondo gli esperti, non ha le risorse tecniche e finanziarie per ridurre le perdite, che attualmente sono del 50-60 per cento. “Esiste una forte ostilità nei confronti della gestione privata”, riconosce Alfonso Provvidenza, sindaco di Grotte, uno dei comuni del consorzio Aica.
Alle perdite causate dalle falle spesso si aggiungono i furti, con allacci illegali che deviano l’acqua verso consumatori abusivi. Questo fenomeno aumenta la pressione finanziaria sulle aziende di di-stribuzione, già in difficoltà.
Amy Kazmin
per il “Financial Times”

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