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IL “NEW YORK TIMES” SPUTTANA L’INQUIETANTE SORVEGLIANZA DIGITALE MESSA IN PRATICA DALLA POLIZIA DI NEW YORK, CHE HA SPESO 4 MILIONI DI DOLLARI PER OTTENERE INFORMAZIONI SUI CITTADINI

Settembre 18th, 2025 Riccardo Fucile

UN SISTEMA DI PROFILAZIONE METTE A DISPOSIZIONE DEGLI AGENTI 18 MODI DIVERSI PER ACQUISIRE DETTAGLI SUI SINGOLI SENZA ALCUNA AUTORIZZAZIONE DELLA MAGISTRATURA. COSÌ LA POLIZIA SA DOVE SEI, CON CHI E COSA HAI FATTO

Inquietante è leggere quel che accade ai cittadini di New York. Che sono spiati fisicamente da migliaia di telecamere di sicurezza e droni, e controllati nei loro social network.
La polizia ha di fatto schedato tutti i cittadini e sa esattamente dove sei andato, e perché e con chi.
Lo racconta nel dettaglio un articolo del New York Times. Che la sorveglianza digitale fosse un problema per la nostra privacy era noto. Ma il livello a cui siamo arrivati forse non è del tutto chiaro.
Le forze di polizia di New York hanno speso 4 miliardi di dollari per ottenere informazioni sui cittadini. Che acquisiscono senza nessuna autorizzazione speciale dei magistrati.
Scrive Elizabeth Daniel Vasquez: «Se ti sposti in auto, gli algoritmi della polizia possono prevedere a che ora probabilmente tornerai a casa un mercoledì qualsiasi e quali
strade prenderai per arrivarci. I computer della città elaborano costantemente e passivamente queste informazioni nel caso in cui possano essere utili in seguito, una versione del film “Minority Report” resa reale».
La profilazione è mirata, il che rende il tutto ancora più inquietante.
Se sei un adolescente che vive nelle case popolari di Brooklyn, puoi finire dritto nel database delle gang (13 mila persone, al 99 per cento neri). E una volta che ci finisci, entri in un incubo.
Se scrivi sui social, potresti essere contattato via messaggio da «amici» sconosciuti, che cominceranno a farti domande strane e che sono poi agenti sotto copertura.
Essendo una persona sospetta, sarai fermato spesso e anche portato in centrale per interrogatori. In quel caso ti sequestreranno il cellulare: solo nel 2024 è successo 24 mila volte. Qui troveranno di sicuro altre informazioni compromettenti. Potrebbero anche farti un tampone, per ottenere il tuo Dna. Se sei sospetto, gli altri ragazzini cominceranno a girare alla larga. I genitori ti isoleranno. E così, scrive Vasquez, «la paranoia si sta diffondendo come un contagio».
Henry Jelani fu arrestato a New York con l’accusa di doppio omicidio. Le prove? Era «un maschio nero e alto», descrizione che combaciava perfettamente con il sospetto. Non solo: ad aggravare la sua posizione, aveva messo alcuni mi piace su Facebook a una crew locale, che gli investigatori ritenevano essere una gang.
Dopo 19 mesi di carcere, e 9 di isolamento, Henry fu rilasciato e il suo caso fu archiviato. Nella sua scheda, naturalmente, resterà traccia di tutto questo.
Altro esempio. Se sei dello Utah, uno Stato di cui si parla molto in questi giorni, e vuoi abortire, non puoi. Potresti andare a New York, però, dove l’aborto è legale. Lo Stato in cui risiedi, in quel caso, potrebbe richiedere alla polizia di New York, e ottenere senza problemi, l’accesso ai dati per sapere se sei andato nella clinica (e con chi).
La tua scheda si arricchirebbe di nuovi particolari. Se eri quel ragazzino a rischio, diventerai un adulto ricattabile. Chiunque potrebbe entrare in possesso della tua scheda, dove ci sarà scritto che da ragazzo facevi parte di una gang, che hai abortito, che hai scritto sui social qualcosa di negativo sul capo dello Stato, che hai partecipato a una manifestazione di protesta.
Si è scritto che negli ultimi tempi sempre più persone partecipano ai cortei lasciando i cellulari a casa, per paura di essere identificati. Ma le fonti di controllo sono ormai infinite. E non ci sono leggi o regole che ne stabiliscano i limiti. Inutile dire che l’amministrazione Trump ha incentivato questa forma di controllo. Il Dipartimento per l’efficienza governativa quest’anno ha spinto per l’abolizione delle barriere tra i vari archivi già esistenti, nell’obiettivo di arrivare a una schedatura più completa. E il governo federale ha di molto ampliati i contratti con Palantir, l’azienda fondata da Peter Thiel (l’uomo ossessionato dall’Anticristo), che rappresenta il nuovo, potentissimo, deep state tecnologico.

(da agenzie)

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LA COMMISSIONE EUROPEA HA AVVIATO UNA VERIFICA SUL RISPETTO DELLE DIRETTIVE EUROPEE SULLA CONCORRENZA RIGUARDO AL CONTRATTO PER IL PONTE SULLO STRETTO DI MESSINA, IN RISPOSTA A UNA LETTERA-ESPOSTO DEL DEPUTATO DI AVS, ANGELO BONELLI

Settembre 18th, 2025 Riccardo Fucile

NEL MIRINO L’ITER CHE HA RIMESSO IN PIEDI LE VECCHIE GARE DEL 2010, ATTUALIZZANDOLE AI PREZZI CORRENTI SENZA FARE UN NUOVO APPALTO… IL VICEPRESIDENTE STEPHANE SEJOURNE (FEDELISSIMO DI MACRON): “ABBIAMO CONTATTATO LE AUTORITÀ ITALIANE PER OTTENERE ULTERIORI INFORMAZIONI”

La commissione Europea guidata da Ursula von der Leyen ha avviato una verifica sul rispetto delle direttive europee sulla concorrenza riguardo al contratto per il ponte sullo Stretto. A confermalo è Stéphane Séjourné, vicepresidente commissione Ue con delega all’industria, in risposta a una lettera-esposto del deputato di Alleanza verdi e sinistra Angelo Bonelli.
Bonelli ha chiesto alla Commissione se l’iter che ha rimesso in piedi le vecchie gare del 2010 attualizzandole ai prezzi correnti senza fare un nuovo appalto rispetta o meno le norme Ue sulla concorrenza e gli appalti.
Le direttive europee sulla concorrenza prevedono che se gli importi superano del 50 per cento la cifra fissata dalle vecchie gare occorre fare nuove procedure concorsuali.
Séjourné, commissario indicato dall’Eliseo e considerato un fedelissimo del presidente francese Emmanuel Macron, ha risposto dicendo che i suoi “servizi stanno analizzando attentamente la questione”: “Ho anche contattato le autorità italiane per ottenere ulteriori informazioni”.
Insomma, da Bruxelles hanno acceso un faro sull’iter messo in piedi dal governo Meloni con il decreto del 2023 che ha riavviato i contratti caducati dal governo Monti. Oggi lo Stato prevede una spesa per il Ponte di circa 13,5 miliardi e almeno 10,5 miliardi andranno al contraente generale Eurolink.
Di certo c’è che la commissione Ue vuole valutare il rispetto delle norme europee su un’opera che costerà complessivamente complessivamente almeno 13,5 miliardi. E forse anche di più, come ha messo nero su bianco il governo nella delibera Cipess appena inviata alla Corte dei conti per il parere e la bollinatura: senza questo passaggio non può essere pubblicata in Gazzetta.
Nell’atto si legge che “l’investimento complessivo è inteso a valori nominali, ma non quantifica eventuali impatti derivanti dalle clausole di revisione prezzi che, sulla base dei futuri tassi effettivi di inflazione, potrebbero comportare possibili adeguamenti del piano economico e finanziario secondo quanto stabilito in Convenzione”. Insomma, i costi potrebbero aumentare.
(da La Repubblica)

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CASO ZAMBELLI, I SOVRANISTI AL LAVORO PER NEGARE L’ESTRADIZIONE A UNA CRIMINALE AMICA DI BOLSONARO E CONDANNATA A 10 ANNI DI CARCERE IN BRASILE

Settembre 18th, 2025 Riccardo Fucile

ORMAI L’ITALIA E’ DIVENTATO IL PAESE DELL’ILLEGALITA’… VENTI DEPUTATI DI BOLSONARO IN ARRIVO IN ITALIA

Domani, una delegazione ristretta di 4-5 parlamentari brasiliani farà visita all’ex deputata detenuta a Rebibbia, tra cui Eduardo Bolsonaro, figlio dell’ex presidente
Il legame tra la destra italiana e quella brasiliana di Jair Bolsonaro si fa sempre più stretto. E a infittire ancora di più queste relazioni contribuisce la vicenda dell’ex deputata italo-brasiliana Carla Zambelli, detenuta dal 30 luglio nel carcere romano di Rebibbia su mandato di cattura dell’Interpol.
A quanto apprende Open, domani, venti parlamentari del Psl, partito dell’ex presidente di estrema destra Jair Bolsonaro, arriveranno dal Brasile in Italia per incontrare diversi deputati e senatori del centrodestra. Al centro dei colloqui – che si terranno probabilmente tra giovedì e venerdì – ci sarà una questione delicata: l’estradizione di Zambelli. Solo nella giornata di domani, invece, una delegazione più ristretta di 4-5 parlamentari visiterà Zambelli nel carcere di Rebibbia tramite visita consolare. Tra loro ci sarà anche Eduardo Bolsonaro, figlio dell’ex presidente. I venti parlamentari avevano tentato di organizzare un incontro con il ministro della Giustizia Carlo Nordio, attraverso una richiesta informale lanciata a fine agosto ma che non si è mai concretizzata: il ministero ha fatto sapere di non poter ricevere delegazioni parlamentari non autorizzate dal parlamento di provenienza. Si sarebbe trattato di un colloquio particolarmente significativo, considerando che proprio Nordio sarà l’ultimo a decidere sull’estradizione della donna.
Perchè i venti parlamentari vengono in Italia?
La loro richiesta – secondo quanto trapela – sarà quella di sollecitare i vari parlamentari (e indirettamente il guardasigilli) a non procedere con l’estradizione di Carla Zambelli, che rischierebbe di scontare la propria pena in un Brasile oggi governato dal presidente Luiz Inácio Lula da Silva, espressione delle forze di centrosinistra.
Come si diceva, i venti parlamentari in arrivo a Roma fanno tutti capo al partito dell’ex presidente Jair Bolsonaro, condannato lo scorso 12 settembre a 27 anni e 3 mesi di reclusione per aver orchestrato un tentativo di colpo di Stato dopo la sconfitta elettorale del 2022. A proporre l’entità della pena è stato il giudice relatore del caso: Alexandre de Moraes. Lo stesso nome ritorna anche nella vicenda Zambelli. È stato infatti sempre lui a firmare il mandato d’arresto dell’ex deputata italo-brasiliana, oggi detenuta a Rebibbia, condannata a 10 anni di carcere per
intrusione fraudolenta nel sistema informatico del Consiglio Nazionale della Giustizia (CNJ). Un’azione compiuta in concorso con un hacker, che aveva inserito un falso mandato di cattura di un giudice. E la vittima designata? Ancora una volta, proprio il giudice de Moraes. Lo stesso, che ora richiede l’estradizione di Zambelli.
La lettera filo-bolsonarista con la firma di FdI
C’è un altro episodio che intreccia i destini dei filo-bolsonaristi con quelli del centrodestra italiano. Il 20 luglio di quest’anno, Dominik Tarczyński, membro del gruppo europeo dei Conservatori e Riformisti (Ecr), di cui fa parte anche Fratelli d’Italia, ha inviato una lettera all’Alto rappresentante per la politica estera dell’UE, Kaja Kallas, chiedendo di sanzionare de Moraes, accusato di violazioni dei diritti umani e di attentati alla democrazia in Brasile.
Tra i firmatari della missiva compare anche il nome di Carlo Fidanza, europarlamentare di Fratelli d’Italia. Un’iniziativa che, per il suo significato politico e le sue possibili ricadute diplomatiche, non è certo secondaria.
I rapporti con la Lega
Non è chiaro ancora quali parlamentari incontreranno i deputati brasiliani, ma è certo che i contatti all’interno del centrodestra si siano intensificati negli ultimi anni. Ad esempio, Matteo Salvini non ha mai nascosto la sua ammirazione per Jair Bolsonaro. Già nel 2019, durante una festa a Cervia, il Carroccio dichiarava senza mezzi termini: «Putin è un grande uomo di Stato, Trump una salvezza per gli americani, e Bolsonaro un grande presidente brasiliano». E pochi giorni fa, quando Bolsonaro è stato condannato, Salvini non ha esitato a esprimere solidarietà all’ex presidente
(da Open)

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“MIO MARITO E’ STATO AVVELENATO”: L’ACCUSA E LE PROVE DELLA VEDOVA DI NAVALNY, ANALIZZATI I RESTI BIOLOGICI DA DUE LABORATORI OCCIDENTALI

Settembre 17th, 2025 Riccardo Fucile

E IN ITALIA CI SONO ANCORA UOMINI DI MERDA CHE FANNO DA QUINTA COLONNA A UN REGIME CRIMINALE

Alexei Navalny, l’oppositore di Putin morto in una colonia penale siberiana il 16 febbraio 2024, sarebbe stato avvelenato. Lo ha denunciato sui social la vedova, Julia Navalnaya, che ha preso il posto del marito come leader del partito Russia del Futuro.
Nel febbraio 2024, racconta la donna: «Siamo riusciti a ottenere campioni biologici di Alexei, a trasferirli all’estero e a consegnarli a dei laboratori in due Paesi occidentali».
Qui sono stati analizzati e i due laboratori, «in modo indipendente l’uno dall’altro, hanno concluso che Alexei è stato avvelenato».
«Questi risultati – continua Navalnaya – sono di rilevanza pubblica e devono essere pubblicati. Tutti meritiamo di conoscere la verità».
La morte di Navalny
Alexei Navalny era morto durante la detenzione in una colonia penale a Charp, in Siberia occidentale, dove era stato trasferito il 25 dicembre 2023. Secondo il collega Leonid Volkov, il suo spostamento in una regione così isolata, a nord del circolo polare artico, era una strategia per allontanarlo dalla sua campagna elettorale contro Putin, avviata il 7 dicembre 2023 in vista delle elezioni in programma l’anno successivo.
In circostanze mai chiarite, Navalny era poi morto poche settimane dopo. Secondo il Servizio Penitenziario Federale, il detenuto si sarebbe sentito male dopo una passeggiata, mentre una ricostruzione del Comitato investigativo russo aveva poi parlato di una «malattia combinata».
Il primo avvelenamento di Navalny
Se fosse confermata la morte di Navalny per avvelenamento, questo sarebbe il secondo tentativo di eliminare il dissidente avvenuto in questo modo. Già nell’agosto 2020, il dissidente si era sentito male durante in viaggio in aereo. Atterrato all’aeroporto di Omsk per ricevere le cure più urgenti, Navalny era poi stato trasferito a Berlino per rimettersi completamente al di fuori del territorio russo. Il 2 settembre successivo un portavoce del governo tedesco aveva confermato l’ipotesi dell’avvelenamento, affermando che le analisi su Naval’nyj avevano riscontrato la presenza del Novičok, un agente nervino già impiegato per avvelenare personaggi sgraditi al regime di Mosca.
(da agenzie)

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IL MINISTRO ISRAELIANO SMOTRICH GETTA LA MASCHERA: “GAZA E’ UNA MINIERA D’ORO IMMOBILIARE, GIA’ AVVIATI I NEGOZIATI CON GLI USA PER LA SPARTIZIONE”

Settembre 17th, 2025 Riccardo Fucile

“C’E’ UNA TALE ABBONDANZA IMMOBILIARE DA FAR SI’ CHE LA RICOSTRUZIONE SI PAGHI DA SOLA”… COME UN GOVERNO CRIMINALE SPECULA SU 65.000 MORTI, DOPO AVER AMMAZZATO DONNE E BAMBINI

Mentre prosegue l’operazione militare di occupazione di Gaza City il ministro delle Finanze israeliano, Bezalel Smotrich, getta definitivamente la maschera: alla fine della guerra la Striscia di Gaza sarà “una miniera d’oro immobiliare”, dichiara entusiasta alla conferenza immobiliare Urban Renewal Summit a Tel Aviv. Mentre la Commissione europea annuncia le possibili sanzioni contro Israele (con il nome di Smotrich che compare tra quelli inclusi nel pacchetto) e la Commissione indipendente delle Nazioni Unite accusa Tel Aviv di genocidio, il ministro di estrema destra parla addirittura di “negoziati avviati con gli americani” per come spartirsi la Striscia alla fine del conflitto.
Come se stesse parlando di una qualsiasi operazione immobiliare Smotrich sottolinea che “la demolizione, la prima fase del rinnovamento della città, l’abbiamo già fatta. Ora dobbiamo solo
costruire”. Fase, dimentica di dire, che ha provocato fino a oggi oltre 65mila morti, tanti dei quali bambini. Il ministro delle Finanze tiene anche a precisare gli aspetti prettamente economici del progetto: nell’enclave palestinese c’è una tale “abbondanza immobiliare” da far sì che la ricostruzione “si paghi da sola“, insiste ancora.
Per il ministro di Netanyahu il progetto “dell’Eldorado Gaza” è stato già condiviso con gli Stati Uniti: “Abbiamo investito molti soldi in questa guerra. Dobbiamo vedere come distribuiremo il terreno in percentuale“, ha aggiunto sottolineando che “il business plan” per Gaza è sulla scrivania del presidente americano Donald Trump che “sta verificando come questa situazione diventerà una manna dal cielo immobiliare”. Tra l’altro a febbraio scorso era stato lo stesso presidente Usa a lanciare il piano della “Riviera Gaza” senza palestinesi.
Il progetto di Smotrich e del governo israeliano non si ferma alla Striscia. È stato proprio lui ad annunciare ad agosto il via libera alla costruzione di 3.400 nuovi insediamenti in Cisgiordania, la contestatissima Colonia E1 che – come lui stesso ha sottolineato – “cancella l’illusione dei due Stati e consolida la presa del popolo ebraico sul cuore della Terra d’Israele”: “Lo Stato palestinese viene cancellato dal tavolo non con slogan, ma con i fatti“, ha ribadito presentando i nuovi insediamenti come “un altro chiodo nella bara di questa pericolosa idea”. Dalla Cisgiordania alla Striscia di Gaza, pertanto, il progetto di Smotrich e del governo israeliano va verso un unico obiettivo.
(da il Fatto Quotidiano)

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ATTILIO FONTANA E’ IL VERO ANTI VANNACCI NELLA LEGA: IN DIECI GIORNI IL GOVERNATORE LOMBARDO HA PRESO LA PAROLA TRE VOLTE PER RIMBROTTARE IL GENERALE FILO-PUTINIANO, CHE E’ DIVENTATO VICESEGRETARIO DEL CARROCCIO PER VOLERE DI SALVINI

Settembre 17th, 2025 Riccardo Fucile

GRAZIE ALLA CONQUISTA DI CIRCA UN TERZO COMPLESSIVO DEL CONSENSO LEGHISTA, LO SPERICOLATO EX PARA’“CHIEDERÀ LE QUOTE” ALLE REGIONALI E POI ALLE POLITICHE, POI PUNTARE A PRENDERSI LA LEADERSHIP DELLA LEGA

Fontana Attilio: l’anti Vannacci. Nel giro di una decina di giorni il governatore lombardo, leghista da decenni, ha preso la parola tre volte contro il recente vicesegretario del suo partito, Roberto Vannacci.
L’ultima, soltanto domenica scorsa. A chi gli chiedeva del debutto da «tesserato» del generale sul prato di Pontida, sia sabato con i giovani sia domenica al tradizionale raduno, ha risposto un po’ secco: «Sentiremo e poi valuteremo. L’unica cosa certa è che Pontida è la festa della Lega, è la festa dei territori, è la festa dei nostri valori.Questa è l’unica cosa certa, tutto il resto non lo so».
Come dire: nessuna intenzione di aprire linee di credito nei confronti dell’europarlamentare che ha aderito alla Lega soltanto lo scorso aprile, contestualmente alla sua nomina a vice di Matteo Salvini. La voce di Attilio Fontana è quella che più nitida risuona. Ma non è l’unico nella Lega a non apprezzare il neo protagonismo dell’eurodeputato paracadutista.
A prima vista è uno scontro tra due Leghe. Quella classica, consolidata in decenni di presenza sul territorio, con la costruzione di un consenso «di vicinato» e innervata comune per comune. E quella recente, che nasce da un consenso mediatico che ai «vecchi» pare effimero e di cui si soppesano i pro ma anche i contro. Il tema, però, è anche un altro. Roberto Vannacci
«chiederà le quote», come dicono i leghisti.
Anzi, in Toscana, la sua Regione, le ha già chieste per le elezioni fissate per il 12 e il 13 ottobre. E, dunque, non è difficile immaginare il futuro: il generale le chiederà anche alle Politiche. E dato che «cuba» circa un terzo del consenso complessivo della Lega, è normale che nei territori ci si preoccupi.
(da Corriere della Sera)

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“MELONI METTA LA MUSERUOLA AI PITBULL CHE HA ATTORNO”: MATTEO RENZI RANDELLA LUCA CIRIANI, CHE DOPO L’OMICIDIO DI CHARLIE KIRK NEGLI USA HA DETTO CHE “IN ITALIA SI STA CREANDO UN CLIMA DA BRIGATE ROSSE”

Settembre 17th, 2025 Riccardo Fucile

“CIRIANI NON HA LE ROTELLE A POSTO”… “QUALCHE ANNO FA MELONI DISSE CHE TRA MATTARELLA E PUTIN PREFERIVA IL PRESIDENTE RUSSO”… “IN PASSATO STAVA CON LA PALESTINA ORA STA DOVE LE CONVIENE”

Il ministro Luca Ciriani “non ha le rotelle a posto” quando mi dice “che sono nel clima del Br perché faccio un’interrogazione parlamentare. Dico a Meloni, se vuoi bloccare il clima d’odio inizia a mettere la museruola ai pitbull che hai attorno” e “a chi dice che siamo con le Br. Poi, parliamo dei problemi veri: i salari”. Lo ha detto il leader di Iv Matteo Renzi a Tagadà su La7.
“Meloni stava con Putin”, qualche anno fa “ad una domanda di Gruber rispose ‘tra Mattarella e Renzi e Putin io scelgo Putin’. Ha cambiato idea” anche “sulla Palestina” in quanto “da giovane stava dalla parte della Palestina con toni anti-israeliani a dir poco”. Insomma, “sta dove le conviene. Le conviene parlare di tutto tranne che degli stipendi”. Lo ha detto il leader di Iv Matteo Renzi a Tagadà su La7.

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LE ELEZIONI NELLE MARCHE DIVENTANO PICCANTI: DURANTE LA CENA ORGANIZZATA UNA CANDIDATA DI FRATELLI D’ITALIA ALLE PROSSIME REGIONALI, FRANCESCA PANTALONI, È STATO SPRUZZATO DELLO SPRAY AL PEPERONCINO

Settembre 17th, 2025 Riccardo Fucile

LE 300 PERSONE PRESENTI ALL’EVENTO SONO SCAPPATE DAL RISTORANTE: UNA VOLTA TERMINATO IL CAOS LA CENA E’ RICOMINCIATA

Spray urticante alla cena elettorale della candidata di Fratelli d’Italia. E’ accaduto ieri sera ad Ascoli Piceno. Come fa sapere lo staff di Francesca Pantaloni, assessore comunale e candidata di Fdi alle prossime elezioni regionali nelle Marche, “ignoti hanno diffuso spray urticante all’interno della sala” del ristorante Mister Ok, dove oltre 300 persone stavano partecipando all’evento elettorale organizzato per lei dal suo collega all’Urbanistica, l’assessore Gianni Silvestri.
Lo spray ha generato “momenti di panico e un vero e proprio fuggi fuggi tra i presenti” e “alcuni partecipanti hanno accusato lievi sintomi di intossicazione, ma senza gravi conseguenze”. Sul posto sono intervenuti i carabinieri ma fondamentale è stato il pronto intervento dello staff del ristorante, che, spiegano dallo staff di Pantaloni, “ha gestito con professionalità la situazione, permettendo alla serata di proseguire”.
La cena si è dunque conclusa “tra applausi e parole di incoraggiamento, a dimostrazione che nessun atto di intimidazione può fermare la voglia di partecipazione e di rinnovamento che anima questo percorso”.
(da agenzie)

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QUANTO A LUNGO PUÒ ANDARE AVANTI IL SOLITO CAMALEONTISMO DI GIORGIA MELONI DECLINATO IN SALSA ISRAELO-PALESTINESE?

Settembre 17th, 2025 Riccardo Fucile

L’ITALIA VENERDÌ HA DATO IL SUO VOTO FAVOREVOLE ALLA DICHIARAZIONE DI NEW YORK MA, A DIFFERENZA DI ALTRI PAESI, SI È BEN GUARDATA DAL DICHIARARE SE RICONOSCERÀ LA PALESTINA ALLA CONFERENZA SULLA SOLUZIONE DEI DUE STATI DEL 22 SETTEMBRE … FRANCIA, AUSTRALIA, BELGIO, CANADA, FINLANDIA, MALTA, PORTOGALLO E REGNO UNITO ENTRERANNO A FAR PARTE DEI 147 STATI DEI 193 MEMBRI DELL’ONU CHE RICONOSCONO LA PALESTINA

Quanto a lungo può andare avanti il camaleontismo di Giorgia Meloni, ora persino declinato in salsa israelo-palestinese? L’Italia venerdì ha dato il suo voto favorevole alla Dichiarazione di New York, il documento varato a fine luglio dalla Conferenza Onu sulla soluzione dei due Stati, promossa da Francia e Arabia Saudita.
Ma è solo il primo passaggio. Il momento della verità, in cui l’Italia sarà chiamata a giocare a carte scoperte, arriverà il 22 settembre: al Palazzo di vetro dell’Onu, alla Conferenza sulla soluzione dei due Stati, diversi Paesi saranno chiamati a
riconoscere la Palestina. Oltre alla Francia, Australia, Belgio, Canada, Finlandia, Malta, Portogallo e Regno Unito riconosceranno lo stato. E l’Italia, cosa farà?
Dei 193 membri dell’Onu, 147 riconoscono già la Palestina. L’Italia si unirà a Parigi e Londra o tenterà di mantenere una posizione defilata, pur di non indispettire Trump e il suo amico Netanyahu?
E’ un bel dilemma per Giorgia Meloni, sempre così attenta a non perdere consenso e ai sondaggi. La questione palestinese è molto sentita nell’opinione pubblica italiana. Secondo un sondaggio Only Numbers riportato da Alessandra Ghisleri su “la Stampa” del 15 settembre 2025, il 40,6% degli italiani si dichiara favorevole al riconoscimento della Palestina e il 63,8% ritiene che la situazione a Gaza sia “gravissima”.
Persino il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e papa Leone XIV sono intervenuti più volte per denunciare l’emergenza umanitaria nella Striscia.

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