Destra di Popolo.net

LE MARCHE STANNO DIVENTANDO LA REGIONE PIU’ RICCA D’ITALIA: PER ASSICURARE LA RIELEZIONE A GOVERNATORE DI ACQUAROLI, POCHI GIORNI PRIMA DEL VOTO IL GOVERNO DARÀ IL VIA LIBERA A 43 MILIONI DI EURO PER IL COMPLETAMENTO DEL PROGETTO “NUOVO COMPLESSO SEDE DELL’IRCSS INRCA E DELL’OSPEDALE DI RETE SUD ANCONA”, ED ALTRI 17 MILIONI AL COLLEGAMENTO STRADALE MACERATA-VILLA POTENZA

Settembre 17th, 2025 Riccardo Fucile

UN ASSIST ELETTORALE DA 60 MILIONI… E PER ANNI QUESTI STARNAZZAVANO CONTRO LE MARCHETTE ELETTORALI E IL CLIENTELISMO

Sessanta milioni di euro a pochi giorni dal voto. Ecco il “regalo” elettorale del governo alle Marche guidate da Francesco Acquaroli (FdI), governatore in carica e candidato-presidente per il centrodestra alla corsa per le regionali in calendario il 28 e 29 settembre. Se anche gli ultimi passaggi tecnici fileranno liscio tra qualche giorno potrà contare su un’assegnazione importante.
Tutto merito della delibera del Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile (Cipess) che dovrebbe riunirsi il 24, proprio a ridosso della chiamate alle urne dei marchigiani.
Un assist importante che si materializza a poche ore dall’arrivo di Giorgia Meloni nelle Marche. Oggi la premier sale sul palco di piazza Roma, ad Ancona, insieme ai suoi vice Matteo Salvini e Antonio Tajani. All’appuntamento, in programma alle 18, presenti anche il leader di Noi Moderati, Maurizio Lupi, e il
senatore Antonio De Poli, insieme ai rappresentanti locali dei partiti del centrodestra che sostengono la volata di Acquaroli.
Non è la prima volta che l’esecutivo assegna risorse ai territori a pochi giorni dal voto. A dieci giorni dal voto in Abruzzo (il 10 ottobre 2024), dove a correre per la riconferma era un altro governatore meloniano, l’uscente Marco Marsilio (FdI), la premier guidò la riunione del Cipess che sbloccò 720 milioni per la Roma-Pescara. La ferrovia che promette di collegare i due capoluoghi in un’ora e venti minuti era finita fuori dal Pnrr. Fu ripescata proprio ridosso delle elezioni regionali.
Ora il “soccorso” arriva nelle Marche. ll lavoro istruttorio è già pronto. È finito martedì sul tavolo del pre-Cipess, la riunione preparatoria che mette in fila le carte per le decisioni che spetterà ai tecnici approvare in via definitiva. Ecco allora la nuova assegnazione.
Spunta in un documento del Dipe, il Dipartimento per la programmazione economica e il coordinamento economico di
Palazzo Chigi. Alla lettera b del punto 1 si fa riferimento al Fondo sviluppo e coesione 2021-2027.
È il salvadanaio per i territori che l’esecutivo ha blindato con gli Accordi di coesione sottoscritti, uno per uno, con le Regioni. Le Marche possono contare in tutto su 333,6 milioni di euro: le risorse saranno impiegate per finanziare sedici investimenti, con un’attenzione particolare alle infrastrutture e alla rete di trasporto.
Nella nota del Dipe, che Repubblica ha potuto consultare, l’oggetto è l’assegnazione di risorse per tre progetti: i primi due sono accorpati, il terzo viaggia in autonomia. Ecco il dettaglio: 43 milioni vanno al completamento del progetto “Nuovo complesso sede dell’Ircss Inrca e dell’ospedale di rete sud Ancona”, mentre altri 17 milioni al collegamento stradale Macerata-Villa Potenza
È stato proprio Acquaroli, il 3 settembre, a dare il via all’iter della proposta attraverso una segnalazione. La pratica è stata
istruita dal Dipartimento per le politiche di coesione e il Sud di Palazzo Chigi. I finanziamenti che il Cipess ha messo in conto di sbloccare la settimana prossima servono a garantire alle opere i finanziamenti che ancora mancano.
Soldi extra perché i 145,4 milioni dell’Fsc serviranno a coprire i costi aggiuntivi che sono maturati durante la progettazione e la realizzazione del nuovo complesso che ospiterà l’Istituto nazionale ricovero e cura degli anziani (Inrca), e di un ospedale del capoluogo. Il costo complessivo ora è pari a 188,4 milioni, di cui 145,4 già dotati di copertura finanziaria.
Mancano 43 milioni, che sono quelli in arrivo. Le risorse – si legge nel documento – servono a completare il polo sanitario “attesa la relativa rilevanza strategica”.
ll totale del finanziamento fa 60 milioni. Soldi e prescrizioni. Così come avvenuto con le altre delibere del Cipess che hanno assegnato le risorse dell’Fsc, anche questa per le Marche prevederà “un termine di riferimento” per ogni opera “ai fini
dell’applicazione della revoca automatica delle risorse”
Non appena lo schema di delibera otterrà il via libera della Corte dei conti, l’amministrazione regionale potrà avviare le attività che servono ad attuare gli interventi sul territorio. Prima, però, serve il disco verde del ministero dell’Economia.
(da agenzie)

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IL PANIFICIO DI MILANO CHE FA PAGARE 20 CENTESIMI PER TAGLIARE IL PANE

Settembre 17th, 2025 Riccardo Fucile

“NOI TAGLIAMO IL PANE CON LA MACCHINA” LA GIUSTIFICAZIONE… MA IL CLIENTE LI SMENTISCE: “MI HANNO TAGLIATO IN DUE UNA FOCACCIA CON IL COLTELLO. MAI PIU’”

Un costo extra di 20 centesimi sullo scontrino per farsi tagliare pane, pizza, focaccia. È il sovrapprezzo applicato all’interno del Panificio Sgroi in via Giovanni Pier Luigi da Palestrina a Milano, zona NoLo, annunciato a chiare lettere con un cartello proprio vicino alla cassa.
E il caso, segnalato dalla pagina Instagram Nolomilano, fa subito il giro dei social e scoppiare la polemica online. “Ma noi continueremo ad applicare la maggiorazione”, spiegano dalla panetteria, raggiunti da Fanpage.it. “Quel cartello c’è perché qui tagliamo il pane con la macchina, è un servizio in più che forniamo al cliente e che non tutti garantiscono. Inoltre, i
macchinari costano”.
In realtà, va detto, la versione del cliente che per primo ha scatenato la discussione era un po’ diversa. “Ben 20 centesimi in panetteria per tagliare un pezzo di focaccia in due con il coltello? Siamo alla follia”, era stato infatti il commento diffuso dagli amministratori della pagina Instagram dedicata ai residenti del quartiere Nolo, nei dintorni di piazzale Loreto, che avevano pubblicato la foto dello scontrino con il prezzo finale di 3,63 euro (3,43 per il singolo prodotto di panificazione più il sovrapprezzo di 20 centesimi per ricevere la focaccia già tagliata). “Posso capire un pane tagliato a fette con la macchina, ma una focaccia… 20 centesimi a voi, ma da oggi anche un cliente in meno”.
Del resto, non è certo il primo episodio di scontrini discutibili e maggiorazioni “anomale” che finiscono online e scatenano una valanga di commenti negativi. Negli ultimi anni, in Italia si sono infatti moltiplicati i casi di clienti che hanno denunciato costi
extra per richieste considerate nella norma, e non certo dei capricci.
Il più recente? Quello segnalato sempre sui social dalla nuotatrice Elena Di Liddo, che in Puglia si è ritrovata 1,50 euro extra sullo scontrino della trattoria solo per aver chiesto di togliere i pomodorini dalla pizza. Ma al centro delle polemiche, negli anni, si sono trovati anche il bar di Como che ha fatto pagare ai clienti 2 euro in più per dividere il toast a metà, così come la gelateria di Trento che ha applicato un supplemento per un cucchiaino di gelato in più e l’osteria di Finale Ligure che ha segnato 2 euro in più sul conto per portare un piattino da condivisione a tavola. Si tratta del corretto riconoscimento per chi lavora nella ristorazione o, come tantissimi credono, il segnale di una tendenza a scaricare sempre più i costi sui consumatori?
(da Fanpage)

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SIAMO UN PAESE RIDICOLO: A MILANO UNA FERRARI SFRECCIA IN CENTRO A 80 KM/H DOVE IL LIMITE MASSIMO E’ DI 30KM/H. I POLIZIOTTI FERMANO L’AUTO NON PER COMMINARGLI UNA MULTA MA PER COMPLIMENTARSI PER L’AUTO

Settembre 17th, 2025 Riccardo Fucile

SUI SOCIAL IL VIDEO SUSCITA INDIGNAZIONE

Bufera di indignazione sui social per un video che circola da qualche giorno su Instagram: il conducente di una Ferrari che sfreccia superando i limiti di velocità tra le vie di Milano viene fermato dalla polizia urbana per ricevere i complimenti.
Il video, pubblicato quattro giorni fa dal profilo @6to6motor, è girato in zona Susa / Indipendenza a Milano, dove la Ferrari
sfreccia per via Giustiniano, via Gaio e via Castel Morrone a una velocità di circa 80 km/h anche se a Milano, a partire dal 2024, è stato introdotto un limite di velocità di 30 km/h su quasi tutte le strade urbane. Questo significa che anche zona Susa e Indipendenza sono “Zone 30”, dove quindi vige questo limite, essendo all’interno della città (salvo diversa e specifica segnalazione si potrebbe comunque arrivare solo a 50 km/h).
L’auto è stata poi fermata da una coppia di poliziotti. Dopo aver chiesto se parlasse italiano, uno dei due agenti si è congratulato con il pilota per la sua auto: “One of the best car in the world”, ha detto stringendogli la mano. I due hanno continuato a scherzare con l’autista sulla bellezza della supercar, senza accennare alla violazione.
Il video ha fatto il giro d’Italia e ha toccato l’opinione pubblica, in particolare i milanesi, indignati dal comportamento dei poliziotti. “La polizia che si congratula con uno che va a gran velocità sulle strade cittadine. Questa è Milano!” e “Lui fa
80km/h in centro e si prende i complimenti dal vigile. Patetici” sono solo alcuni dei commenti degli utenti sdegnati.
La rabbia delle persone, in particolare, è legata all’emergenza morti in strada a Milano. La situazione è grave per il numero di incidenti d’auto legati alla provincia lombarda: nel 2024, stando a quanto diffuso dal Ministero dei Trasporti, a Milano ci sono stati quasi 7500 incidenti su strade urbane, che hanno portato a 35 decessi. Un numero ancora troppo alto, per un tema sempre attuale: la scorsa settimana Matteo Barone, di soli 25 anni è stato travolto e ucciso in via Porpora mentre attraversava la strada, investito da un’auto guidata da un poliziotto 26enne libero dal servizio, risultato poi positivo all’alcol-test.
(da Fanpage)

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“QUESTE RIFORME DELLA GIUSTIZIA SERVONO SOLO A RALLENTARE IL LAVORO DEI MAGISTRATI”: IL PROCURATORE CAPO DI NAPOLI, NICOLA GRATTERI, OSPITE A “OTTO E MEZZO”, BOCCIA SENZA APPELLO LE RIFORME DI NORDIO

Settembre 17th, 2025 Riccardo Fucile

“SONO DANNOSE E FAVORISCONO I DELINQUENTI”… E SVELA CHE FORZA ITALIA HA PRESENTATO UNA INTERROGAZIONE CONTRO DI LUI PER LA PARTECIPAZIONE AL NUOVO PROGRAMMA DI LA7 “LEZIONI DI MAFIE”: “HO FATTO LA GUERRA IN ASPROMONTE, SONO STATO NELLA FORESTA AMAZZONICA CON LE FARC, FIGURIAMOCI SE MI PREOCCUPO PER UN’INTERROGAZIONE PARLAMENTARE”

“Le riforme della giustizia che si stanno facendo, servono solo a rallentare il lavoro dei magistrati. Tranne quella sulla cybersicurezza, non servono, sono dannose e favoriscono i delinquenti”. Lo ha detto il procuratore capo di Napoli Nicola Gratteri a Otto e mezzo su La7,
Gratteri ha poi raccontato che Fi ha presentato una interregazione contro di lui. “Il viceministro Sisto – ha spiegato – si trovava a Torino con l’ex procuratore di Milano Bruti Liberati. Si rivolge a lui dicendo che è un gran magistrato che fa convegni di cultura, non come altri che vanno in televisione, riferendosi a me, facendo il mio nome solo il giorno dopo.
Dice di non aver visto la mia partecipazione a Lezioni di Mafie come una cosa seria; lo hanno fatto altri tre magistrati prima di me e nessuno si è mai lamentato. Ma se Sisto ritiene che la mia partecipazione al programma danneggi la mia categoria, mandi un ispettore del ministero della Giustizia e che aprano un provvedimento disciplinare.
Dopo che ho dato questa risposta, è stata presentata un’interrogazione parlamentare da Forza Italia che, appreso del programma Lezioni di Mafie, chiede al ministro di fare un accertamento e un’ispezione su di me per capire se potessi fare o meno il programma perché lesivo del prestigio della magistratura”.
“Parlo di mafia nelle scuole e nelle università dal 1989 – ha aggiunto Gratteri – ma nell’ultimo periodo è aumentato il nervosismo. Ho fatto la guerra in Aspromonte, sono stato nella foresta Amazzonica con le farc, figuriamoci se mi preoccupo per un’interrogazione parlamentare o per l’apertura di un procedimento disciplinare”.
(da agenzie)

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“IL PIANO DEGLI ISRAELIANI È LA PULIZIA ETNICA: RADONO AL SUOLO PALAZZI E VITE PER NON VEDERCI MAI PIÙ TORNARE”

Settembre 17th, 2025 Riccardo Fucile

LA MARCIA DELLA DISPERAZIONE DI CHI FUGGE DA GAZA IN FIAMME: “È LA QUARTA VOLTA CHE LASCIO LA MIA CASA. MILLE DOLLARI PER SCAPPARE E 8 ORE PER FARE 15 CHILOMETRI, SIAMO COME FANTASMI”… NEGLI OSPEDALI MANCANO GLI ANTIBIOTICI E IL SANGUE: “NON ESISTONO DONATORI A GAZA PERCHÉ NON SI PUÒ DONARE SE SI È MALNUTRITI. ABBIAMO DOVUTO AMPUTARE GAMBE E BRACCIA, ANCHE PIÙ DI UN ARTO A PERSONA”

Mohammed Aiamarin non parte. Non lascia Gaza City perché «non ci sono zone sicure, e l’occupazione mente. L’esercito israeliano bombarda ovunque, quindi cosa cambia?». Se voce e certezze non vacillano, esita Aiamarin parlando dei suoi figli: «Ma forse, se trovo il modo, organizzo l’evacuazione della mia famiglia verso il campo profughi di Al-Mawasi, a sud. Ho quattro bambini piccoli», e manda le foto di Amal, Janie, Maria
e Lynn. «Non li ho mai visti impauriti come l’altra notte, erano inconsolabili. C’è stato un momento in cui ho pensato che avessero sganciato la bomba nucleare, non mi sorprenderebbe, tanto ci vogliono eliminare».
Najeeb Kaddoumi diceva che non sarebbe mai partito, che nemmeno davanti all’offensiva di terra dell’esercito israeliano si sarebbe messo in marcia. «Muoio qui» affermava, fiero. Ma ieri è arrivato a Deir al-Baiah, nel centro della Striscia perché «non immaginavo esistesse quel livello di paura», ci scrive. Durante la notte passata coprendo le orecchie a suo figlio, si è fatto coraggio, ha raccolto un materasso, i vestiti e i pochi libri che gli sono rimasti e con la moglie e il bambino è salito sul furgone scassato affittato da un amico, per dividere la spesa del viaggio.
«Ci abbiamo messo otto ore per fare 15 chilometri. Si andava a passo d’uomo, ma non avevamo scelta», racconta. «Guardavo la mia gente sui carretti, a piedi: siamo fantasmi senza meta, non provo nemmeno più rabbia. È la quarta volta che sono costretto spostarmi». «Il loro piano» è, secondo Kaddoumi, la pulizia etnica: radono al suolo palazzi e vite «per non vederci mai più tornare».
Fino a qualche settimana fa, Gaza City era «casa» per un milione di persone. Ieri, l’esercito israeliano ha fatto sapere che ne sono rimaste ancora seicentomila tra le macerie e i detriti. I militari intimano agli abitanti di lasciare la città — difficile chiamarla ancora così visto il livello di distruzione — ma non tutti se lo possono permettere
Chi lascia Gaza City è diretto a sud, al campo profughi di Al Mawasi. Sami Abu Omar ci vive da sei mesi. «Stanno arrivando migliaia di persone. Non ci staranno mai perché non c’è più terra per nessuno qui. Ma cosa possono fare?», dice. […] «Il governo israeliano aveva promesso delle tende che non abbiamo mai visto». Una arriva a costare fino a mille euro, il viaggio della disperazione altri mille. Lasciare il nuovo fronte e salvarsi la pelle è diventato un lusso che non tutti i palestinesi possono permettersi.
Sul pavimento, corpi accanto a corpi accanto ad altri corpi. Volti di bambini coperti di polvere e sangue. Occhi sbarrati. Veli di donne insanguinati. Barelle che sfrecciano, sirene assordanti, pianti, caos. Sullo sfondo rumore di artiglieria. E quei teli bianchi a coprire le atrocità delle bombe sugli uomini.
«Sono settimane che registriamo molti più ingressi — continua Salmiya — ma ieri siamo stati inondati di pazienti. Gli spaventosi bombardamenti hanno causato trentacinque morti e 130 feriti: 23 delle vittime sono state portate qui, 12 al Baptist Hospital, e altre tre all’ospedale di Al-Aqsa».
Il dottore racconta che solo il trenta per cento della struttura è in funzione: «Le sale operatorie rimaste sono tre: questo vuole dire
che vediamo un numero vergognoso di persone che ci muoiono in fila, in attesa di essere operate. E non possiamo fare niente se non sentirci impotenti». I posti letto disponibili sono 250 ma i pazienti oltre 500. E manca tutto: mancano i farmaci, gli anestetici, gli antibiotici. «Quando non ci sono gli antibiotici significa che l’infezione che in tempi di pace è curabile diventa inarrestabile e siamo costretti ad amputare».
Non c’è neanche il sangue. «Quello manca più di ogni altra cosa. Non esistono donatori a Gaza perché non si può donare se si è malnutriti. Ma senza sangue diventa difficile salvare vite». Salmiya spiega che tra le vittime di lunedì sera molte sono donne e bambini. «Un numero impressionante di feriti ha il 90% del corpo bruciato. Abbiamo dovuto amputare gambe e braccia, anche più di un arto a persona».
L’Al Shifa si trova a due chilometri dal centro della città, le prime — le poche — ambulanze disponibili corrono verso quell’ospedale, «ma siamo al collasso. Non abbiamo nemmeno l’acqua da distribuire. Il personale sanitario è decimato: medici e infermieri sono morti nei bombardamenti, sono scappati, sono stati arrestati dalle forze di difesa israeliane. Non so se riusciremo a superare le prossime notti», continua Salmiya.
«Dal punto di vista umanitario, è il momento peggiore di questi due anni. Ci muoiono i neonati prematuri tra le mani», continua. A Gaza c’è stato un aumento vertiginoso di parti precoci perché senza cibo il corpo delle donne non regge la gravidanza e si partorisce prima della data prevista
«Non abbandonerò i miei pazienti, ma non mi sono mai sentito così senza speranza, non so più se avremo un futuro»
(da corriere.it )

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COSA NE PENSA LA FILOATLANTISTA MELONI DEI “BACI E DEGLI ABBRACCI” TRA L’AMBASCIATORE RUSSO PARAMONOV E MATTEO SALVINI AL RICEVIMENTO ORGANIZZATO DALLA CINA AL PARCO DEI PRINCIPI DI ROMA?

Settembre 17th, 2025 Riccardo Fucile

FRATELLI D’ITALIA DUE SETTIMANE FA DEFINIVA “DI UNA GRAVITÀ INAUDITA” LA PRESENZA DI MASSIMO D’ALEMA A PECHINO, ALLA PARATA DI XI E ORA TACE?… L’AMBASCIATORE PARAMONOV AVEVA ATTACCATO L’ITALIA E I VERTICI DELL’ESECUTIVO MELONI E QUELLA RISPOSTA MINACCIOSA A CROSETTO ALLA VIGILIA DEL VERTICE NATO DI DOMANI

Chissà che ne pensa Fratelli d’Italia, che nemmeno due settimane fa definiva «di una gravità inaudita» la presenza di Massimo D’Alema a Pechino, alla parata di Xi. Ieri sera proprio D’Alema era con Matteo Salvini al Parco dei Principi di Roma, ricevimento extra lusso organizzato dal Dragone per celebrare «il 76esimo anniversario della Repubblica popolare cinese e il 55esimo anniversario delle relazioni Cina-Italia».
Qui il vicepremier leghista, dopo avere tenuto un discorso
«sull’amicizia» tra Roma e Pechino, ha incontrato l’ambasciatore della Federazione russa in Italia, Alexei Paramonov. «Baci e abbracci tra i due», riportano alcuni presenti, contattati da Repubblica.
Solo poche ore prima Paramonov aveva attaccato duramente l’Italia e i massimi vertici dell’esecutivo di Giorgia Meloni: «La reazione della leadership politica italiana all’incidente della presunta incursione di droni nello spazio aereo polacco suscita sconcerto», la stoccata dell’uomo del Cremlino nello Stivale. E ancora: «La campagna antirussa non contribuisce a una soluzione del conflitto in Ucraina». I toni di Mosca sono minacciosi:
«La partecipazione dell’Italia a operazioni belliche all’interno di diverse coalizioni antirusse si è sempre conclusa in maniera disastrosa». Paramonov, alludendo alle parole del ministro della Difesa, Guido Crosetto, sulla necessità di rafforzare lo scudo italiano contro eventuali attacchi nei prossimi 6 anni, sembra sfidare l’esecutivo, dichiarando che un sostegno «diretto o indiretto» dell’Italia a missioni Nato o alla coalizione dei volenterosi potrebbe portare a «una replica della triste esperienza storica».
Le parole dell’ambasciatore russo arrivano alla vigilia del vertice Nato di domani, in cui si deciderà come rafforzare il fianco Est dell’alleanza.
Tema affrontato ieri anche nell’audizione di Giovanni Caravelli, il direttore dell’Aise, i servizi segreti per l’estero, al Copasir
Mentre a Palazzo Chigi il sottosegretario Alfredo Mantovano ha ricevuto l’ambasciatore Usa, Tilman J. Fertitta. L’Italia non manderà due caccia in più, ipotesi elaborata dalla Difesa in via ufficiosa nei giorni scorsi ma che, secondo fonti dell’esecutivo, non ha avuto l’avallo finale di Meloni. La Lega di Salvini su questo era stata chiara: la priorità è il fronte Sud, cioè la Libia, più che il confine europeo con la Russia.
(da agenzie)

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ALL’AZIENDA “ALBA” DI MONTEMURLO, IN PROVINCIA DI PRATO, LA TITOLARE DELLA FABBRICA HA AGGREDITO A CALCI E PUGNI I MANIFESTANTI CHE STAVANO SCIOPERANDO: BENVENUTI NELL’ITALIA SOVRANISTA DEI DIRITTI NEGATI E DELLA VIOLENZA CONTRO GLI SFRUTTATI

Settembre 17th, 2025 Riccardo Fucile

LA DONNA, SOSTENUTA DA ALTRE PERSONE, HA MALMENATO ALCUNI DEI 18 OPERAI BENGALESI, AFGHANI I PAKISTANI CHE AVEVANO INCROCIATO LE BRACCIA PER RIVENDICARE I LORO DIRITTI

È successo di nuovo. Stavolta non di notte e col volto coperto, ma alla luce del sole. Alcuni operai che partecipavano a un presidio davanti alla confezione e stireria Alba in via delle Lame, a Montemurlo, sono stati aggrediti a calci e pugni da alcune persone e uno di loro, un bengalese di 30 anni, è stato costretto a ricorrere alle cure dell’ambulanza.
È successo questa mattina, martedì 16 settembre, e il sindacato Sudd Cobas, che aveva organizzato la mobilitazione dei lavoratori, è pronto a sporgere denuncia.
Risale invece all’ottobre 2024 il pestaggio di sindacalisti e lavoratori davanti alla confezione Lin Weidong di Seano (Carmignano), da parte di uomini a volto coperto armati di spranghe, che poi fu seguita da un’imponente manifestazione di
solidarietà alla quale partecipò anche il presidente della Regione, Eugenio Giani.
Nel video si vede una donna che picchia un operaio e lo prende a calci, poi almeno un uomo con la sigaretta in bocca che prende a pugni un altro operaio. Infine la donna che distrugge il gazebo montato dal sindacato davanti alla fabbrica. La stessa donna è stata poi colta da una crisi isterica ed è finita all’ospedale. Sul posto, per ricostruire l’accaduto, sono arrivate almeno tre pattuglie dei carabinieri.
Secondo il Sudd Cobas stamattina poco dopo le 9 è arrivata in via delle Lame un’auto i cui occupanti si sono messi a picchiare i lavoratori. «A un anno dall’assalto a bastonate al presidio di Seano – si legge in una nota del Sudd Cobas – ancora scene di violenza contro chi esercita il diritto di sciopero. Gli operai presi a cazzotti non lavorano per una confezione cinese, ma cuciono e stirano capi di abbigliamento di importanti brand della moda, quelli che in negozio arrivano a costare quanto un loro stipendio.
Diritti negati, società che chiudono e riaprono sotto altri nomi e violenza contro chi protesta: succede questo nella giungla di appalti e subappalti della moda Made In Italy. I brand committenti non pensino di essere estranei. Quello che è accaduto all’Alba Srl li riguarda direttamente. Prato non può più essere la citta dei diritti negati e della violenza contro chi sciopera. Facciamo appello a tutta la cittadinanza, alla società civile e alle istituzioni a reagire. Siamo pronti alla mobilitazione».

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“IACCHETTI, LEI È UN FASCISTA”, “COSA HAI DETTO, STRONZO, VENGO GIU’ E TI PRENDO A PUGNI”: IL PRO-PAL ENZO IACCHETTI A “E’ SEMPRE CARTA-BIANCA” REPLICA AI DELIRI DEL PRESIDENTE DELLA FEDERAZIONE AMICI DI ISRAELE

Settembre 17th, 2025 Riccardo Fucile

IL COMICO ESPLODE: “NON DEVE DIRE ‘STE STRONZATE, IN QUESTA GUERRA NON CI DEVE ESSERE UN CONTRADDITTORIO PERCHÉ NON È UNA GUERRA, C’È SOLO UN ESERCITO, NESSUNO DEVE CONTRADDIRE LA VERITÀ CHE STIAMO VEDENDO DA MESI. VOLETE LA TERRA DEI PALESTINESI, L’AVETE SEMPRE VOLUTA, BUGIARDI, ASSASSINI. VE NE FOTTETE DELL’ONU E DELLA COMUNITA’ INTERNAZIONALE”

Durante la puntata di ieri sera, 16 giugno, di “È sempre Cartabianca” è andato in onda un accesissimo scontro tra Enzo Iacchetti e Eyal Mizrahi, presidente della Federazione Amici di Israele.
Il tema del dibattito era Gaza e quello che sta accadendo lì. E proprio nel giorno in cui l’Onu ha rilasciato un nuovo report, in cui accusa apertamente Israele di genocidio, Mizrahi ha continuato a contestare i numeri del massacro. Iacchetti non si è tirato indietro e ha denunciato, anche con parole forti, il massacro che Israele sta compiendo contro i palestinesi
E proprio durante il dibattito ecco che volano accuse pesanti.
“In questa guerra non ci deve essere un contraddittorio perché non è una guerra, c’è solo un esercito, non ci deve essere un contraddittorio, nessuno deve contraddire la verità che stiamo vedendo da mesi. Nessuno deve contraddire”, ha dichiarato a gran voce il conduttore. “Enzo, lei è un fascista”, ha replicato Mizrahi. “Cosa hai detto, ston*o? Vengo giù, e ti prendo a pugni, lo so che sei sotto qua eh. Io fascista?”, ha aggiunto ancora furioso Iacchetti.
Berlinguer, che non aveva sentito le parole del presidente della Federazione Amici di Israele, ha provato a calmare gli animi senza ottenere grandi risultati.
(da agenzie)

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ORA GLI ESTREMISTI DI DESTRA FANNO LE GUARDIE BIANCHE DEL SISTEMA

Settembre 17th, 2025 Riccardo Fucile

A ROMA, DUE ATTIVISTI FILO-PALESTINESI SONO STATI AGGREDITI A COLPI DI CASCHI E COLTELLATE DA UNA DECINA DI ESTREMISTI DI DESTRA

Un gruppo di ragazzi è stato aggredito ieri sera poco dopo le 22 al termine del corteo per la Palestina a Roma. Secondo le prime
informazioni, una decina di estremisti di destra con caschi e coltelli ha teso un agguato ad alcune persone che stavano tornando a casa in via Lanza, all’incrocio con via Merulana, avventandosi su di loro con caschi e coltelli.
Ad avere la peggio sono stati due giovani, uno due quali portato in ospedale con profonde ferite alla testa. Sul caso indaga la Digos, che sta cercando di risalire agli aggressori, scappati subito dopo il violento pestaggio.
A quanto si apprende, l’aggressione si sarebbe verificata come rappresaglia dopo i momenti di tensione che si sono verificati durante il corteo davanti al Carrè Monti, locale di riferimento dell’estrema destra a Roma, soprattutto dell’area afferente a CasaPound.
“Alla fine della manifestazione a Roma, nei pressi di via Giovanni Lanza, una squadraccia fascista si è messa a disposizione di chi vuole far tacere i movimenti per la Palestina – le parole dell’ex consigliere Luca Peciola, presente al corteo -. Hanno aggredito con caschi e coltelli ragazzi e ragazze che tornavano a casa. Un ragazzo è stato portato in ospedale. Con diverse ferite alla testa. Dai Meloni, parlaci ancora della violenza della Sinistra. Vergogna.”.

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