Settembre 19th, 2025 Riccardo Fucile
IL POST VIOLA UNA SERIE DI LEGGI E ORA POTREBBE PROCURARGLI CAUSE LEGALI
Sindaco in carica del comune di Colli del Tronto (Ascoli Piceno); membro dell’Arma e Segretario Nazionale USIC (Unione Sindacale Italiana Carabinieri); infine candidato di Fratelli D’Italia alle prossime elezioni regionali delle Marche a sostegno di Francesco Acquaroli.
È il “curriculum” di Andrea Cardilli, romano di nascita, marchigiano d’adozione, “folgorato sulla via di Damasco” da Giorgia Meloni dopo un breve passato anche nelle fila del centrosinistra (IDV). Ebbene, Cardilli è stato protagonista ieri di un’iniziativa destinata a far discutere. E, forse, anche a causargli qualche guaio con la giustizia.
In piena campagna elettorale per un posto da consigliere regionale ad Ancona, il primo cittadino piceno e carabiniere ha indossato anche i panni di “sceriffo” e ha pubblicato sui social la foto a volto scoperto di un uomo sospettato – e forse neanche formalmente indagato – di aver commesso dei furti d’appartamento nel suo territorio. “Questo è il soggetto che continua a fare i furti nelle abitazioni più isolate e verso la campagna… va sempre a piedi oppure con scooter insieme ad altra persona”. Infine l’appello in (quasi) perfetto stile far west: “Se vi capita di vederlo in giro contattatemi oppure chiamate il 112″.
Poche ore dopo essere stato pubblicato in un gruppo Facebook con quasi 2.500 iscritti, il post con la foto del presunto ladro è stato rimosso. E non è escluso che a chiederne la rimozione possa essere stato lo stesso Cardilli, temendo conseguenze. Come è noto, un rappresentante delle istituzioni – carabiniere e per di più sindaco – non può pubblicare sui social la foto con volto scoperto di una persona sospettata di aver commesso un reato.
Come Cardilli dovrebbe sapere, infatti, la presunzione di innocenza, sancita dalla Costituzione, impedisce di presentare come colpevole chi non è stato ancora neanche giudicato. Inoltre, la normativa sulla protezione dei dati personali vieta la diffusione di immagini di sospettati al di fuori delle procedure ufficiali, che spettano soltanto agli uffici competenti e non certo a un candidato in campagna elettorale. L’Arma dei Carabinieri, infine, prevede regolamenti molto chiari sull’uso dei social: un militare non può rendere pubbliche informazioni o fotografie relative a indagini o persone coinvolte in procedimenti penali. Ma non si tratta solo di un problema “interno” all’Arma. Indossando anche la fascia tricolore, Cardilli rappresenta l’autorità politica e amministrativa di riferimento per la comunità di Colli del Tronto. Il sindaco e candidato FDI rischia ora conseguenze disciplinari e penali: dalla violazione della privacy alla diffamazione, senza dimenticare l’abuso d’ufficio.
In attesa di possibili sviluppi il caso diventa politico. Fonti dell’ opposizione consiliare ricordano che “pubblicare sui social la foto a volto scoperto di una persona definendola ‘ladro’ non è un atto di responsabilità istituzionale ma una scelta avventata e strumentale” perché “un primo cittadino ha il dovere di collaborare con le forze dell’ordine, non di sostituirsi a esse. La sicurezza non può essere trattata come materiale da campagna elettorale. Non a caso, poche ore dopo, il post è stato rimosso: segno evidente di quanto fosse scorretto e rischioso quell’atto”.
Secondo l’opposizione “si è trattato di una mossa chiaramente finalizzata a guadagnare visibilità. Invece di proteggere la comunità, si è voluto usare la paura dei cittadini per conquistare qualche titolo di giornale. Ancora più grave è che il sindaco in questione è anche un appartenente alle forze dell’ordine. Chi indossa una divisa conosce bene le regole: l’identificazione e la diffusione delle immagini dei sospetti spettano esclusivamente alla magistratura e agli organi di polizia, mai a singoli
amministratori. La sua professione richiede equilibrio e rispetto delle procedure, non esternazioni che rischiano di ledere la dignità delle persone e di compromettere indagini in corso”.
Infine una critica a Fratelli D’Italia, partito a cui appartiene (da poco) anche Cardilli, che “invoca da sempre uno ‘Stato di polizia’. Ecco il risultato: un sindaco che si arroga il diritto di indicare pubblicamente il ‘colpevole’, senza processo, senza garanzie, trasformando la paura in consenso politico. Ma lo Stato di diritto funziona diversamente: con le regole, con la magistratura, con le forze dell’ordine, non con i post sui social a caccia di applausi”.
(da Fanpage)
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Settembre 19th, 2025 Riccardo Fucile
L’ANNUNCIO DELL’ACCORDO È STATO DATO MENTRE TRUMP È IN VISITA NEL REGNO UNITO: “PALANTIR AIUTERÀ LE FORZE ARMATE BRITANNICHE A SVILUPPARE STRUMENTI DIGITALI INNOVATIVI E A SFRUTTARE L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE”… L’“EMINENZA NERA” THIEL È SEMPRE PIÙ CENTRALE NEL SISTEMA DI POTERE TRUMPIANO: COLLABORA CON PENTAGONO E SERVIZI SEGRETI USA, HA CREATO UN DATABASE PER GESTIRE LE DEPORTAZIONI DI IMMIGRATI
Il ministero della Difesa britannico ha annunciato oggi tramite un comunicato stampa
una “partnership strategica” da 1,5 miliardi di sterline con la società tecnologica americana Palantir.”
La nuova partnership, firmata oggi dal segretario alla Difesa John Healey, aiuterà le forze armate britanniche a sviluppare gli strumenti digitali più innovativi e a sfruttare la tecnologia dell’intelligenza artificiale per accelerare il processo decisionale, migliorare il targeting e proteggere il popolo britannico dalle minacce in continua evoluzione” si legge dalla nota diffusa da Londra.
“Palantir ha inoltre annunciato l’intenzione di rendere Londra la sede delle attività di difesa europee di Palantir, affermando la Gran Bretagna come polo di innovazione tecnologica per la difesa in tutta Europa”, prosegue il comunicato.
Il segretario Healey ha aggiunto, si legge nel comunicato, che “questa partnership rappresenta un’importante attestazione di
fiducia nella leadership del Regno Unito nei settori della difesa, dei dati e della tecnologia dell’intelligenza artificiale, nonché nella sua posizione ideale per attrarre investimenti e favorire l’espansione delle aziende”.
(da agenzie)
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Settembre 19th, 2025 Riccardo Fucile
UN TERZO DEL PREMIO ANNUALE LEGATO AL RISULTATO ECONOMICO COMPLESSIVO DELL’AZIENDA, DUE TERZI A QUELLO DI OGNI SINGOLO STABILIMENTO… UNA PARTE PUO’ ESSERE CONVERTITA IN WELFARE
La Ferrero ha siglato l’accordo con i sindacati per il bonus annuale legato ai risultati del 2024/2025. Una parte può essere
convertita in servizi welfare con contributo aziendale aggiuntivo. I lavoratori della casa dolciaria di Alba potranno ricevere fino a 2.580 euro lordi come premio legato agli obiettivi. L’importo si articola in due componenti ben definite: il 30% deriva dal risultato economico complessivo dell’azienda, uguale per tutti i dipendenti, mentre il restante 70% è legato al risultato gestionale specifico di ogni singolo stabilimento. L’accordo è stato raggiunto tra la direzione aziendale e le organizzazioni sindacali nazionali e territoriali di Fai-Cisl, Flai-Cgil, Uila-Uil, insieme al coordinamento delle Rsu e delle rappresentanze sindacali della Rete commerciale, come riporta l’Ansa.
Welfare aziendale: bonus del 20% per chi sceglie i servizi
Una novità riguarda la possibilità di convertire parte del premio in flexible benefit attraverso la piattaforma Ferrero Care. Chi opta per questa soluzione ottiene un contributo aggiuntivo del 20% dall’azienda sull’importo scelto, che si aggiunge al normale Credito Welfare. La piattaforma, in continua evoluzione, offre servizi che spaziano dalla famiglia all’assistenza sanitaria, dalla previdenza complementare ai servizi per il tempo libero.
(da agenzie)
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Settembre 19th, 2025 Riccardo Fucile
“IL BOOM È LEGATO AL PERIODO DEL COVID. NEGLI ANNI 80 ERAVAMO UNA NICCHIA, ORA GIOCANO TUTTI. GIOCARE È MAINSTREAM E QUASI ALLA MODA”
In piena epoca digitale e con l’intelligenza artificiale pronta a invadere la vita di ognuno
di noi, i giochi da tavolo non solo resistono ma guadagnano terreno. Si gioca nelle case, nei club, nelle sedi delle associazioni e persino nei pub che ospitano gare e torne.
Si affrontano grandi e piccini con una netta prevalenza dei primi – la maggioranza degli acquirenti hanno un’età compresa fra 25 e 39 anni -, per cui si è pure inventata una nuova definizione, Kidult (crasi di kid, ragazzo, e adulto). Le donne sono sempre più numerose – oltre il 40% -, in netta controtendenza con quanto accadeva trent’anni fa, quando a giocare erano soprattutto i maschi.
E togliamoci dalla testa che sia solo una questione da nerd, perché il pubblico dei board games è sempre più trasversale e generalista.
Il gioco da tavolo è un fenomeno in crescita a doppia cifra da anni, almeno da quando la pandemia ha costretto gli italiani a rinchiudersi nelle loro case, come spiega Andrea Ligabue. Ludologo e direttore di Play, il più grosso festival del settore, è anche docente all’Università di Modena e Reggio Emilia nei corsi di formazione degli insegnanti: «Il boom è legato al periodo del Covid e solo in Italia si attesta su una crescita di mercato fra il 10 e il 15% all’anno, aumentano anche le case editrici». Un giro d’affari stimato, nel 2024, in circa 1,7 miliardi di euro, circa il 16% del mercato complessivo.
Tendenza confermata anche dal più 7% del primo semestre del
2025. Se poi si pensa che al mondo escono 800 nuovi titoli all’anno e che esistono anche piccole realtà locali formate da gruppi di amici che autoproducono i loro giochi, come Torino Factory, ci si rende conto della vastità e dell’articolazione di questo mondo.
Come e perché i game di carta, con le loro scatole e i loro oggettini di complemento, siano sopravvissuti alla marea digitale, ce lo racconta Ligabue: «Il concetto del gioco è molto più diffuso rispetto a quando veniva praticato prevalentemente dai bambini. Intanto va detto che la maggior parte di chi gioca analogico lo fa anche col digitale, ma soprattutto le ludoteche e le associazioni offrono esperienze sociali significative, così come certi locali: mi siedo al ludo-pub e gioco con altre persone. Non è neanche più una passione tipicamente maschile: oggi la presenza delle donne è fra il 40 e il 50%».
E mentre gli over 25 si baloccano con strategie e indagini sofisticate, «i ragazzi più giovani optano per la playstation o il computer, e le ragazze preferiscono giochi su dispositivi mobili», osserva l’esperto. Sempre a proposito di giovanissimi, in qualità di docente universitario al corso di Scienza della formazione primaria di Unimore, Ligabue illustra i vantaggi dell’uso dei giochi nell’insegnamento: «Si trasmettono valori educativi come il valore delle regole, la capacità di risolvere problemi, di collaborare e di competere, oltre che di gestire stress ed emozioni».
Tornando agli adulti, l’epoca dei nerd confinati in ambienti da carbonari sembra tramontata: «Negli Anni 80 eravamo una nicchia, ora giocano tutti – dice Ligabue -. Giocare è mainstream e quasi alla moda, viene praticato anche nelle università». Concetto ribadito dal padre italiano di Risiko, il game designer Spartaco Albertarelli: «Il pubblico è molto più eterogeneo di un tempo, va mediamente dai vent’anni in su: ora i giochi sono studiati per loro. Sono i Kidult, persone adulte che non hanno problemi a trovarsi la sera a giocare con altri adulti, ma con uno spirito da kid».
(da agenzie)
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Settembre 18th, 2025 Riccardo Fucile
QUESTO RIFIUTO UMANO E’ IL RESPONSABILE DELLE FINANZE, “ORGOGLIOSAMENTE OMOFOBO”, CONTRARIO ALLA LEGITTIMAZIONE DEI CRISTIANI… HA DETTO CHE RADEREBBE AL SUOLO I CAMPI PROFUGHI E FAREBBE MORIRE DI FAME E SETE CHI NON EVACUA DALLE ZONE DI GUERRA
È così colono, lui che abita al di fuori d’una colonia, da essere fuorilegge perfino per i coloni. È così religioso, lui che è avvocato, da far prevalere la Bibbia sui codici. Odia così tanto gli arabi, da voler segregare le donne che li partoriscono e fucilarne i bambini. Detesta talmente l’Autorità palestinese di Abu Mazen, da preferirle Hamas. E questo mattatoio di Gaza, lo ispira al punto da non vedere l’ora di spianare tutto e trasformare la Striscia in «una miniera d’oro», com’è andato a dire mercoledì a una conferenza d’agenti di case: «La demolizione, la prima fase del rinnovamento di Gaza City, l’abbiamo già fatta! Ora dobbiamo solamente costruire!».
Altro che la Gaza Riviera immaginata dal real estate Netanyahu&Trump: laggiù c’è una tale «abbondanza» d’aree distrutte da fare in modo che il dopoguerra «si paghi da solo». Una «manna immobiliare». Un business plan già sul tavolo del presidente americano. Perché The Donald in persona vuole «verificarne la fattibilità». E perché, in definitiva, «abbiamo investito molti soldi in questa guerra: adesso dobbiamo solo vedere come distribuire i terreni».
Lotto duro senza paura. Più betoniere sopra i cimiteri. Per happy end, un bel rendering. E chi se ne frega delle decine di migliaia di donne, di vecchi o di bimbi ammazzati. Per Bezalel Smotrich, l’unico arabo buono è l’arabo morto e «chi brucia le case ai palestinesi commetterà anche un reato – disse una volta -, ma di sicuro non è un terrorista: il terrorismo ebraico è una contraddizione in termini».
Più che quel che fa, di questo ministro a destra della destra di Bibi Netanyahu – «il colono barbuto dagli occhi azzurri che è diventato il volto dell’intolleranza e dell’estremismo politico e religioso impenitente del Paese» (pennellata di Haaretz) -, conta quel che dice: il 28esimo responsabile delle Finanze nella storia d’Israele, finanze peraltro in dissesto, è il leader con la kippah del minuscolo Partito Sionista Religioso che oggi ha solo sette seggi alla Knesset, ma è essenziale per la tenuta della fragile coalizione di governo ed è esiziale ogni volta che apre bocca. Rovinoso come un raid, letale come un Merkava.
Le sue parole sono pietre, sì, ma tombali: su ogni possibilità di dialogo e di pacifica soluzione. Contrario a qualsiasi negoziato su Gaza. Favorevole all’annessione totale («perché fermarsi all’80 per cento?») dei Territori palestinesi, che nomina usando sempre e solo i termini messianici di Giudea e Samaria. Critico di Netanyahu, che considera troppo trattativista.
Da dieci anni, da quando entrò in Parlamento come ultimo degli eletti, la politica israeliana ha fatto l’abitudine (ma non troppo) alle sparate di questo quarantacinquenne e del suo facsimile Itamar Ben-Gvir, ministro della Sicurezza e leader dell’altro partitino ultranazionalista che tiene in ostaggio le politiche del premier. Non si contano più, i virgolettati abrasivi della coppia dei «due irresponsabili e pericolosi» – come li definisce il leader dell’opposizione Yair Lapid -, anche se Bezalel (letteralmente, il Protetto da Dio) supera spesso in creatività l’amico Itamar.
Da giovane attivista si dichiarava «orgogliosamente omofobo» e a Gerusalemme, per contestare un Gay Pride, organizzò una sua Beast Parade che prevedeva pure una sfilata di capre e d’asini,
parodia degli «atti devianti». Una volta, mentre assisteva alla nascita del settimo figlio, sbottò: «È naturale che mia moglie, in ospedale, non voglia partorire accanto a chi dà alla luce un bambino che, fra vent’anni, potrebbe uccidere il suo. Servono reparti separati per ebree e arabe. Mia moglie dopo il parto ha il diritto di riposare, senza avere intorno tutte quelle feste arabe…».
Un altro giorno, gli chiesero che cos’avrebbe fatto a un bambino palestinese che lancia pietre: «O gli sparo, o lo espello, o lo metto in prigione». E che cosa pensa dei cristiani? «Non posso legittimarli. Il Signore è uno, non trenta. Ha creato il mondo e a noi ebrei ha dato la Torah. Non si può distorcere la verità dello Stato ebraico».
Su Gaza, ha sempre avuto idee chiarissime: «Il 70 per cento degli israeliani vuole l’emigrazione dei gazawi, perché non si può tollerare d’avere a quattro minuti da casa, ogni mattina, due milioni di persone che si svegliano desiderando di distruggere Israele». Due milioni, oddio: l’ideale sarebbe che i coloni si reinsediassero anche lì «e se poi a Gaza restassero solo 100-200mila palestinesi, beh, tutto sarebbe diverso».
Un suggerimento ai militari: «Chi non evacua, non lasciate che se ne vada: senz’acqua e senza elettricità, può morire di fame o arrendersi». Quando citò la Bibbia e invocò (aprile 2024) un diluvio di fuoco sui campi profughi – «non ci sono mezze misure… Rafah, Deir al-Balah, Nuseirat, annientamento totale. Perché è stato scritto “cancellerai il ricordo di Amalek da sotto il cielo e non c’è posto per loro sotto il cielo”…» –, allora fu di nuovo il quotidiano israeliano Haaretz a descrivere questi
commenti come un invito al genocidio: molti Paesi, dalla Spagna alla Slovenia, dall’Olanda alla Gran Bretagna, dal Canada all’Australia, lo considerano persona non gradita. E assieme a Ben-Gvir, l’Unione Europea sta decidendo se sanzionarlo.
Asserragliato nella sua colonia di Kedumim, ogni sera che torna a casa Smotrich dice di sentirsi «in pace con la coscienza e coi vicini». Che tanto vicini non sono: la casa del ministro è al di fuori del perimetro dell’insediamento, già di per sé illegale, e occupa un terreno (se possibile) ancora più vietato dagli accordi internazionali. La sua famiglia viene da un villaggetto dell’Ucraina che si chiama come lui, Smotrych, i nonni patirono la Shoah e altre tragedie, il babbo era un rabbino ultraortodosso e Bezalel, cresciuto sulle alture del Golan (occupate), s’identifica totalmente col desiderio di riprendersi la Terra dei Padri.
La sua sfidante alleanza con Netanyahu si gioca soprattutto sulla Palestina e su una parola: sovranità. «L’elezione di Trump s’è trasformata in un’importante occasione» non solo per trasformare la Striscia in un resort da incubo, ma anche per resuscitare il sogno d’annettere la Cisgiordania: «Eravamo a un passo dall’applicare questa sovranità alle colonie in Giudea e Samaria – disse l’anno scorso -, adesso è il momento giusto per farlo: il 2025 sarà l’anno della sovranità». Parole chiare: «I nuovi nazisti», ovvero i palestinesi, «devono pagare il prezzo del 7 ottobre attraverso la terra che verrà loro confiscata».
Di più: «L’Anp è un peso e Hamas è una risorsa: la prima ci danneggia nei forum internazionali, invece il terrorismo della seconda fa sì che nessuno vorrà mai saperne di riconoscere uno Stato palestinese». L’annessione è la sua vera scommessa
politica ed è stato lui a spingere per l’ultima spallata: i 3.400 nuovi insediamenti nella colonia E1, che «cancelleranno l’illusione dei due Stati e consolideranno la presa del popolo ebraico sul cuore della Terra d’Israele».
I media lo criticano? «Sono tutti in mano alle femministe radicali e alla comunità Lgbt». I palestinesi combatteranno ancora di più? «Metteremo la pena di morte e, anzi, m’offro volontario al concorso per diventare boia». In questo, va detto, Bezalel arriva tardi sul suo concorrente Ben-Gvir. E la cosa un po’ gli brucia. Quand’era ragazzino, una sera Itamar andò in tv a mostrare lo stemmino appena strappato dalla Cadillac di Yitzakh Rabin, il premier che aveva firmato la Pace di Oslo. Lo sollevò e disse forte: «Siamo arrivati alla sua macchina, arriveremo anche a lui». Che bella trovata: due settimane dopo, Rabin fu assassinato da un estremista ebreo.
(da Coorriere della Sera)
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Settembre 18th, 2025 Riccardo Fucile
LA GIORNALISTA GLI RICORDA UNA INTERVISTA AL “CORRIERE” IN CUI AVEVA CRITICATO NETANYAHU E DIVENTA PAONAZZO POI SI ARRAMPICA SUGLI SPECCHI: “BEH… SONO COSE COMPLICATE”
Nel Libro della Genesi, Dio avrebbe risparmiato la città corrotta di Sodoma se vi si fosse
trovato almeno qualche uomo giusto. A citare la tradizione biblica è il titolo di un’intervista “speciale” della tv israeliana i24 News: “Un giusto a Sodoma: quando gli Stati ci voltano le spalle – il vicepremier italiano è al nostro fianco”. Alle domande della giornalista Miri Michaeli risponde infatti Matteo Salvini, uomo giusto nella Sodoma dei Paesi che voltano le spalle a Israele. Del resto, ha spiegato Salvini, “difendere Israele è complicato ma gli amici si vedono nel momento più difficile”.
La giornalista gli fa notare che mentre parlano è in corso una protesta Pro Pal. “Molta di questa gente che sta protestando e sta bloccando le strade, interrompendo le lezioni nell’università, non penso che sappia per cosa lo sta facendo perché il terrorismo islamico è il principale problema al mondo”, risponde il leader leghista e vice primo ministro italiano, che ha detto di parlare “come Matteo Salvini e come capo del mio partito e parte del governo, ma non posso parlare a nome di tutti. Dal mio punto di vista difendere il diritto alla vita di Israele significa difendere la libertà e la democrazia”.
Quanto all’”isolamento politico di Israele”, “pensa che possiamo fidarci dell’Italia perché sostenga Israele e rimanga ancora un’amica di Israele?”, chiede l’intervistatrice. “L’italia è uno dei pochi paesi che non si è mai allineata al politicamente corretto anti ebraico e anti israeliano“. Poi la questione dell’Onu che accusa Israele di commettere un genocidio a Gaza. “Bugie su bugie su bugie”, secondo la giornalista. Che domanda se l’Onu sia da considerare rilevante ai giorni nostri. Salvini non si tira indietro: “Mah, vale come alcune istituzioni europee che sono contro Israele per principio e sono complici di un antisemitismo
dilagante. Quindi per me l’Onu come alcune istituzioni europee non sono rappresentative di quello che è il sentimento comune”. Infine il riconoscimento dello Stato palestinese: “Non sarebbe un favore all’antisemitismo e al terrorismo?”.
“Riconoscere adesso uno Stato palestinese dopo i fatti di sangue di Hamas e con Hamas ancora attivo è un errore clamoroso. Sradicare Hamas è nell’interesse dei ragazzi israeliani e dei ragazzi palestinesi”, risponde Salvini.
Ma non è finita, manca la figuraccia. Siccome si tratta di attribuirgli il titolo di “giusto a Sodoma”, l’ultima domanda rinfaccia al leader della Lega una precedente intervista al Corriere in cui, cita la giornalista, avrebbe detto che “Ntanyahu, esattamente come Putin, non vuole fermare la guerra ma solo annettersi più terre possibili: è questo quello che pensa del primo ministro di Israele?”.
L’espressione imbarazzata di chi viene colto in castagna, Salvini chiude gli occhi e s’arrampica: “Sono conflitti complicati, che risalgono in tanti anni addietro, diversi tra loro, ma io cerco di portare una posizione di equilibrio per contribuire a chiuderli entrambi”. Qualunque cosa significhi, ci mette anche il carico: “La cosa sicura è che non abbiamo nessun interesse a far la guerra a Putin e alla Russia e non abbiamo nessun interesse a tacere del pericolo dei terroristi islamici”.
Insoddisfatta, la giornalista rincara: “Sì, ma intende che Ntanyahu cerchi solo l’annessione delle terre?”. Il nostro non regge lo sguardo, guarda altrove: “Osservo e lavoro perché Israele possa avere un diritto all’esistenza senza un terrore quotidiano, e l’attuale assetto territoriale non garantisce a Israele un’esistenza tranquilla. Poi la critica ai governi è sempre legittima, cioè la critica al governo Netanyahu è legittima, il problema è che adesso purtroppo da sinistra si critica un popolo, una religione, una storia, una cultura, non un governo”.
Gli viene ricordato di aver appena ricevuto dall’ambasciata di Tel Aviv il premio come miglior amico di Israele, “un titolo non facile da portare in questi giorni: lo porta ancora con fierezza?”. “Sì, non è il momento di aver paura”, risponde, incassando il complimento finale: “Lei è dalla parte giusta della storia”.
(da Il Fatto Quotidiano)
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Settembre 18th, 2025 Riccardo Fucile
TAJANI PATETICO: “NON CI HANNO INFORMATO. CONTROMISURE? SOLO DOPO AVER CHIARITO LA SITUAZIONE”… BONELLI: “QUESTA E’ LA DEMOCRAZIA DI NENTANYAHU”
L’ambasciata israeliana ha informato Nicola Fratoianni e altri parlamentari di Alleanza Verdi e Sinistra (Avs), che avevano recentemente visitato la Cisgiordania, che è stato revocato loro il permesso di ingresso in Israele.
A riferirlo è lo stesso Fratoianni, segretario di Avs, che ha parlato con i giornalisti davanti alla Camera dei deputati.
«L’ambasciata israeliana ha comunicato a me e agli altri parlamentari che sono stati in missione in Cisgiordania, che il nostro status è stato revocato. È cambiato per te – questo recita il messaggio – Nel nuovo stato è: negata la possibilità di ingresso in Israele», ha dichiarato Fratoianni. «Israele mi ha revocato il visto di ingresso nel Paese», scrive su X Angelo Bonelli.
«Non potrò andare in Cisgiordania e nei territori palestinesi! La democrazia di Netanyahu è questa: fermare chi critica la pulizia etnica in corso o uccidere i giornalisti per impedire che sia documentato l’orrore di Gaza», conclude.
Tajani: «Non siamo stati informati»
Da parte del governo italiano, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha dichiarato di non essere a conoscenza della revoca dei visti per i parlamentari di Avs. Intervistato al Senato, Tajani ha sottolineato: «Non sapevamo nulla, l’abbiamo appreso ora». Sulle possibili contromisure, il ministro ha sottolineato che prima di prendere qualsiasi decisione è necessario comprendere appieno l’accaduto: «Le contromisure si prendono solo dopo aver chiarito la situazione», ha concluso.
(da agenzie)
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Settembre 18th, 2025 Riccardo Fucile
LA TUTELA E’ STATA ELEVATA AL LIVELLO “ECCEZIONALE”: TRE AUTO BLINDATE CON TRE AGENTI IN OGNI VETTURA… SEI AGENTI INTORNO ALLA MELONI E UN SETTIMO CON LA VALIGETTA NERA CON TELO ANTIPROIETTILE … L’EFFETTO DI VEDERE TROPPI FILM AMERICANI LA SERA
In seguito alla circolare emanata venerdì scorso dal Viminale che disponeva “un
riesame e eventuale rafforzamento delle misure di profili di rischio” dopo l’omicidio di Charlie Kirk, sono stati rafforzati “gli apparati di protezione” al presidente del Consiglio Giorgia Meloni e ai due vicepremier, Antonio Tajani e Matteo Salvini. Lo riferiscono fonti di governo, confermando quanto anticipato oggi dal Messaggero.
La tutela per i tre vertici del governo sarà alzata, a quanto scrive il quotidiano, al livello “eccezionale”, che prevede di mettere in campo due o tre auto blindate con tre agenti in ogni vettura.
Ieri la premier e i due vice sono apparsi in pubblico, su un palco, “circondati da un dispositivo di sicurezza visibilmente più robusto del solito. Almeno sei gli agenti della scorta intorno a Meloni. Un settimo con una valigetta nera: al suo interno un telo antiproiettile pronto all’evenienza”.
(da agenzie)
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Settembre 18th, 2025 Riccardo Fucile
PERMETTERÀ ALLE MERCI CINESI DI RAGGIUNGERE IL VECCHIO CONTINENTE IN 18 GIORNI INVECE DI 28 ATTRAVERSO IL CANALE DI SUEZ… IL CAMBIAMENTO CLIMATICO RENDE PERCORRIBILI ALLE GRANDI NAVI ROTTE MARITTIME FINORA OSTRUITE DAI GHIACCI – LA MOSSA DI XI STRAVOLGE LA GEOGRAFIA COMMERCIALE GLOBALE, CONSOLIDANDO L’ASSE GEOPOLITICO TRA PECHINO E MOSCA
Dal 20 settembre prossimo la compagnia di navigazione cinese Haijie Shipping Company inaugurerà un collegamento di navi portacontainer tra l’Estremo Oriente e l’Europa lungo una rotta che solca il mar Polare Artico anziché l’Oceano Indiano e Il Mediterraneo.
È la prima volta che accade ed è una storia che ne contiene altre: il cambiamento climatico che ha reso praticabili percorsi un tempo impossibili; i tempi più brevi (18 giorni di viaggio anziché 28); lo spostamento del baricentro geopolitico all’estremo nord.
La nuova rotta commerciale è stata denominata China-Europe Artic Express: verrà operata dalla nave Istanbul Bridge capace di trasportare 5.000 container a tragitto. Salperà dal porto di Quingdao (poco a nord di Shanghai) e avrà come destinazioni Felixstowe, in Gran Bretagna, Rotterdam, Amburgo e Danzica.
I vantaggi rappresentati da questo «passaggio a Nord Ovest» sono più d’uno: il tempo necessario a coprire il viaggio tra Asia ed Europa che come detto si riduce di dieci giorni (da 28 a 18) ma soprattutto il fattore sicurezza; la rotta evita infatti il mar Rosso e il canale di Suez, sotto la minaccia di attacchi terroristici (a partire da quelli degli Houthi) e di pirateria.
Uno dei fattori determinanti che hanno reso praticabile la rotta del mare Artico è stato come detto l’innalzamento della temperatura e lo scioglimento dei ghiacci.
Resta da capire se la rotta si rivelerà sempre praticabile, specialmente nei mesi più freddi. Se ciò accadesse si tratterebbe a giudizio degli operatori di una rivoluzione copernicana: perdita di peso per il canale di Suez e dei porti del Mediterraneo, consolidamento ddell’asse geopolitico tra Pechino e Mosca.
(da .corriere.it)
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