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“L’OMICIDIO DI CHARLIE KIRK? SIAMO GIÀ IN UNA SORTA DI GUERRA CIVILE FREDDA, UNA CORROSIONE DELLA FIDUCIA E DELL’EMPATIA”

Settembre 13th, 2025 Riccardo Fucile

LO SCRITTORE SAFRAN FOER: “L’AMERICA HA TOLLERATO L’AUMENTO DELLE DISUGUAGLIANZE, TRUMP HA COLTIVATO LA VIOLENZA PER ANNI: CON LA SUA RETORICA, CON IL SUO RIFIUTO DI ACCETTARE ELEZIONI LEGITTIME, CON LA SUA GRAZIA ALLE PERSONE CHE HANNO ATTACCATO LA POLIZIA E MINACCIATO I LEGISLATORI. CONVINCE I SUOI SOSTENITORI CHE LA VIOLENZA È PATRIOTTISMO”

Jonathan Safran Foer lancia un allarme che davvero gela il sangue nelle vene: «Siamo già in una sorta di guerra civile fredda, una corrosione di fiducia, empatia, capacità di immaginare l’umanità di coloro che non sono d’accordo con noi». Secondo l’autore le cause sono profonde e le responsabilità condivise, ma «Trump ha coltivato la violenza per anni».
Come giudica l’omicidio di Charlie Kirk e quali sono, a suo avviso, le cause profonde della violenza politica negli Stati Uniti, che sta accadendo da entrambi i lati dello spettro politico e prende di mira entrambe le parti?
«L’America ha coltivato questa possibilità per anni tollerando l’aumento delle disuguaglianze, permettendo alle teorie del complotto di metastatizzare e trattando la politica come
intrattenimento, piuttosto che come un serio lavoro di governo. La violenza nasce quando alle persone viene detto, da figure potenti, che la loro rabbia è giusta e gli avversari sono nemici, piuttosto che concittadini».
Nel suo discorso di mercoledì sera, il presidente Trump ha detto che la sinistra radicale è responsabile della violenza politica. È vero, considerando che lui ha giustificato l’assalto al Congresso e ha graziato le persone coinvolte, anche se erano state condannate per atti criminali come l’aggressione agli agenti di polizia?
«Trump ha coltivato la violenza per anni: con la sua retorica, con il suo rifiuto di accettare elezioni legittime, con la sua grazia alle persone che hanno attaccato la polizia e minacciato i legislatori. Dichiarare poi la sinistra l’unica responsabile è assurdo. È “gaslighting”, cioè manipolazione e mistificazione della realtà. Ed è pericoloso, perché convince i suoi sostenitori che la violenza è patriottismo. La democrazia non può sopravvivere se la verità stessa è sempre in discussione».
In un suo discorso, Charlie Kirk aveva detto: “Penso che valga la pena avere un costo, purtroppo, di alcune morti per arma da fuoco ogni anno, in modo da poter avere il Secondo emendamento della Costituzione allo scopo di proteggere gli altri diritti che Dio ci ha dato”. Vale davvero la pena di subire queste vittime, oppure c’è un modo diverso per tutelare gli altri diritti?
«Ciò che mi sconvolge non è solo il cinismo dell’osservazione, ma la disinvoltura con cui accetta i bambini morti come danni collaterali. Questa è bancarotta morale. I diritti hanno lo scopo di proteggere la vita, non di sacrificarla. Dire “alcune morti
valgono la pena” significa ammettere di aver perso il filo di ciò che significa libertà.
La libertà è il diritto di vivere senza paura, a scuola, in chiesa, al supermercato. L’America è stata catturata e presa in ostaggio da un’industria delle armi che trae profitto dalla paura, e dai politici che trasformano quella paura in voti. Il Secondo emendamento è diventato uno scudo per l’avidità».
Vede il rischio di una guerra civile politica?
«Siamo già in una sorta di guerra civile fredda, una corrosione della fiducia, dell’empatia, della capacità di immaginare l’umanità di coloro che non sono d’accordo con noi. Questo è già abbastanza pericoloso. La violenza non richiede eserciti; ha solo bisogno di vicini che smettano di credere l’uno nell’altro. Il pericolo non è solo nelle fantasie di vendetta ai margini, ma nell’esaurimento del centro, nelle persone che rinunciano al dialogo perché sembra inutile. Questo esaurimento crea un vuoto, e i vuoti tendono ad essere riempiti dagli estremisti».
Quali rimedi suggerirebbe a questa crisi, tanto in termini politici, quanto riguardo la profonda spaccatura culturale che affligge ormai l’America da decenni?
«Politicamente, abbiamo bisogno di riforme che facciano sentire alle persone che la loro voce conta: riforma del finanziamento delle campagne elettorali, protezioni per il voto, limiti al “gerrymandering”, ossia la manipolazione dei distretti elettorali, un’economia più giusta. Culturalmente, abbiamo bisogno di recuperare un senso di storia condivisa. […] di nuove narrazioni che ci facciano sentire parte di un “noi” più grande. Infine, ad un livello più specificamente umano, dobbiamo praticare l’ascolto
come dovere civico. Non ascoltare per essere d’accordo, ma per capire. Sembra poco, ma la cultura è l’accumulo di piccoli gesti. La violenza è contagiosa, ma lo è anche l’empatia».
(da “la Repubblica”)

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L’UE SI FA IL SUO “SCUDO SPAZIALE” : “L’OCCHIO DI ODINO” È IL PIANO DELL’UNIONE EUROPEA PER PROTEGGERE I CIELI DALLA MINACCIA RUSSA DI MISSILI E DRONI

Settembre 13th, 2025 Riccardo Fucile

IL PROGRAMMA, CHE COSTA CIRCA 100 MILIONI DI EURO SOLTANTO PER LA PROGETTAZIONE, È UN SISTEMA SATELLITARE CHE DOVRÀ DARE L’ALLERTA PRECOCE DALLO SPAZIO QUALORA OGGETTI VOLANTI STIANO PER VARCARE I CONFINI DELLA UE

Dalla minaccia russa di droni e missili, ci salverà l’Occhio di Odino. Nel senso letterale del termine. La Commissione europea nel 2022 ha infatti approvato e finanziato un programma futuristico che dovrà dare l’allerta precoce dallo spazio qualora oggetti volanti stiano per varcare i confini della Ue (e quindi dei Paesi della Nato). Il programma costa circa 100 milioni di euro soltanto per la progettazione ed è a guida tedesca, ma con la
compartecipazione di quasi tutti i Ventisette. Per l’Italia, vi partecipa la società Leonardo.
Ebbene, con il sistema satellitare Occhio di Odino, il cui costo finale sarà proibitivo, gli europei vogliono conoscere che cosa li aspetta in caso di conflitto con la Russia.
C’è un documento ufficiale dell’Ue che descrive così il progetto: «Un sistema basato nello spazio contro la minaccia di missili balistici, ipersonici e armamenti anti-satellite». Il sistema satellitare, secondo i piani, dovrebbe migliorare le capacità dei paesi europei nei settori dell’allerta tempestiva, dell’intelligence tecnologica e della difesa missilistica.
Per una volta – vista la dimensione della minaccia e le necessità finanziarie per farvi fronte – sembra che le gelosie nazionali siano state messe da parte.
Al consorzio Occhio di Odino partecipano infatti i colossi europei del settore aerospaziale tra cui Airbus, il gruppo Ariane, l’italiana Leonardo e Thales. Secondo la capofila Ohb, l’Occhio di Odino sarà il pilastro del progetto europeo Twister guidato dalla Francia, che unirà «una combinazione di capacità avanzate di allerta precoce spaziale e intercettori endoatmosferici».
A questo proposito è nato un consorzio tra quattro nazioni europee per arrivare al missile intercettore anti-ipersonici. Lo guida la società italo-franco-tedesca Mbda (la stessa che produce le batterie anti-aeree Samp/t) che ha firmato lettere di intenti con Francia, Germania, Italia e Paesi Bassi per lanciare un Hypersonic Defense Interceptor Study.
(da agenzie)

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“TANTE VITTIME DALLE PROFONDITÀ DEL MARE NOSTRUM GRIDANO NON SOLO AL CIELO, MA AI NOSTRI CUORI”: PAPA LEONE XIV ANNUNCIA A SORPRESA UNA VISITA A LAMPEDUSA

Settembre 13th, 2025 Riccardo Fucile

PREVOST HA REGISTRATO UN VIDEO PER LA CANDIDATURA DEL PROGETTO “GESTI DELL’ACCOGLIENZA” ALLA LISTA DEL PATRIMONIO CULTURALE IMMATERIALE DELL’UNESCO, RICORDANDO LA VISITA DI PAPA FRANCESCO ALL’ISOLA DI 12 ANNI FA, IN CUI DENUNCIÒ “LA GLOBALIZZAZIONE DELL’INDIFFERENZA”

Un saluto «oggi a distanza, ma spero presto in presenza, di persona». Sono passati dodici anni da quando Francesco, pochi mesi dopo l’elezione, scelse di compiere il suo primo viaggio a Lampedusa per denunciare la «globalizzazione dell’indifferenza» ed ora Leone XIV sembra promettere, in forma di auspicio, un viaggio futuro nell’isola, o almeno un’udienza ai suoi interlocutori.
Papa Prevost ha registrato un video per la candidatura del progetto «Gesti dell’accoglienza» alla lista del Patrimonio culturale immateriale dell’Unesco: «Il mio “grazie”, che è il “grazie” di tutta la Chiesa per la vostra testimonianza, prolunga e rinnova quello di Papa Francesco. “Grazie” alle associazioni, ai volontari, ai sindaci e alle amministrazioni che nel tempo si sono succeduti; “grazie” ai sacerdoti, ai medici, alle forze di sicurezza e a tutti coloro che, spesso invisibilmente, hanno mostrato e mostrano il sorriso e l’attenzione di un volto umano a persone sopravvissute nel loro viaggio disperato di speranza», dice Leone XIV.
L’essenziale del messaggio, comunque, è il fatto che Leone XIV accolga e rilanci le ragioni che avevano portato il predecessore nel cuore del Mediterraneo: «Voi siete un baluardo di quell’umanità che le ragioni gridate, le paure ataviche e i provvedimenti ingiusti tendono a incrinare. Non c’è giustizia senza compassione, non c’è legittimità senza ascolto del dolore altrui.
Tante vittime – e fra loro quante madri, e quanti bambini! – dalle profondità del Mare nostrum gridano non solo al cielo, ma ai nostri cuori. Parecchi fratelli e sorelle migranti sono stati sepolti a Lampedusa, e riposano nella terra come semi da cui vuole germogliare un mondo nuovo».
La «globalizzazione dell’indifferenza» denunciata da Papa Francesco «sembra oggi essersi mutata in una globalizzazione dell’impotenza», aggiunge il Papa: «Davanti all’ingiustizia e al dolore innocente siamo più consapevoli, ma rischiamo di stare fermi, silenziosi e tristi, vinti dalla sensazione che non ci sia niente da fare. Cosa posso fare io, davanti a mali così grandi?
La globalizzazione dell’impotenza è figlia di una menzogna: che la storia sia sempre andata così, che la storia sia scritta dai vincitori. Allora sembra che noi non possiamo nulla. Invece no: la storia è devastata dai prepotenti, ma è salvata dagli umili, dai giusti, dai martiri, nei quali il bene risplende e l’autentica umanità resiste e si rinnova».
Così, «come alla globalizzazione dell’indifferenza Papa Francesco oppose la cultura dell’incontro, così vorrei che oggi, insieme, iniziassimo a opporre alla globalizzazione dell’impotenza una cultura della riconciliazione».
A Lampedusa, del resto, Bergoglio ricordò al mondo la la domanda di Dio a Caino: «Dov’è tuo fratello?» Lo stesso brano della Genesi che Leone XIV, nel salutare i partecipanti al terzo World Meeting on Human Fraternity, ha richiamato venerdì mattina come «principio di riconciliazione» per il mondo diviso da guerre e ingiustizia: «Quel primo omicidio non deve indurre a concludere: “è sempre andata così”. Per quanto antica, per
quanto diffusa, la violenza di Caino non si può tollerare come “normale”.
Al contrario, la norma risuona nella domanda divina rivolta al colpevole: «Dov’è tuo fratello?». Una domanda che «va fatta nostra», ha scandito, parlando in inglese: «Interiorizzata, risuonerà così: “Fratello, sorella, dove sei?”. Dove sei nel business delle guerre che spezzano le vite dei giovani costretti alle armi, colpiscono i civili, bambini, donne e anziani indifesi, devastano città, campagne e interi ecosistemi, lasciando dietro di sé solo macerie e dolore?
Fratello, sorella, dove sei tra i migranti disprezzati, imprigionati e respinti, tra quelli che cercano salvezza e speranza e trovano muri e indifferenza? Dove sei, fratello, quando i poveri vengono incolpati della loro povertà, dimenticati e scartati, in un mondo che stima più il profitto delle persone? Fratello, sorella, dove sei in una vita iperconnessa ma in cui la solitudine corrode i legami sociali e ci rende estranei anche a noi stessi?».
La risposta «non può essere il silenzio» ma «la scelta di un’altra direzione di vita, di crescita, di sviluppo», ha spiegato: «Riconoscere che l’altro è un fratello, una sorella, significa liberarci dalla finzione di crederci figli unici e anche dalla logica dei soci, che stanno insieme solo per interesse. Non è soltanto l’interesse a farci vivere insieme».
A questo punto, Leone XIV ha aggiunto una considerazione esegetica che sembra rivolta in particolare al conflitto Israelo-palestinese, alla pretesa dei fanatici di possedere la terra per volontà divina: «Le grandi tradizioni spirituali e anche la maturazione del pensiero critico ci fanno andare oltre i legami di
sangue o etnici, oltre quelle fratellanze che riconoscono solo chi è simile e negano chi è diverso.
È interessante che nella Bibbia, come ci ha fatto scoprire l’esegesi scientifica, sono i testi più recenti e più maturi a narrare una fraternità che supera i confini etnici del popolo di Dio e che si fonda nella comune umanità. Lo testimoniano i racconti di creazione e le genealogie: una sola è l’origine dei diversi popoli-
(da agenzie)

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NON CI RESTA CHE PIANGERE: IN GIAPPONE SPOPOLA IL “RAI-KATSU”, LA “TERAPIA DEL PIANTO”, CHE INVITA LE PERSONE A SCOPPIARE IN LACRIME PER ENTRARE IN CONTATTO DIRETTO CON LE PROPRIE EMOZIONI E SFOGARE LE PROPRIE FRUSTRAZIONI

Settembre 13th, 2025 Riccardo Fucile

NEL PAESE, SONO NATE FIGURE CHE AIUTANO A STIMOLARE IL PIANTO, MA ANCHE “CRYING CAFES” E “CRYING ROOMS”, BAR E STANZE D’ALBERGO DOVE I CLIENTI POSSONO SINGHIOZZARE LIBERAMENTE…LA PRIATICA STA PRENDENDO PIEDE ANCHE IN EUROPA

“Rai-katsu”, letteralmente “ricerca di lacrime”. Non sorprende che questa autentica terapia del pianto sia nata in Giappone, un Paese dove lasciarsi andare è visto ancora come un qualcosa di disdicevole o addirittura sconveniente. Eppure, nel mondo performativo in cui viviamo, anche a queste latitudini in fondo entrare in contatto diretto con le proprie emozioni non appare più così facile.
Forse servirebbe anche in Italia un professionista come Hidefumi Yoshida, un uomo che afferma di aver fatto piangere oltre 50.000 persone, nella piena convinzione che un pianto sincero abbia enormi benefici per la salute e lo stile di vita.
Intervistato dalla Bbc, Yoshida ha approfondito la sua visione: “Piangere rivela chi siamo veramente. E io voglio che le persone
riescano a vedere il proprio vero sé”. Un obiettivo raggiungibile tuttavia solo se si è in grado di riconoscere i diversi tipi di lacrime. Non esistono solo quelle di dolore, ammonisce il maestro giapponese, ma anche quelle provocate da forti esperienze emotive: guardare un film commovente, leggere una poesia o ricordare un momento importante può portare a un pianto rigenerante e catartico, che va incentivato e cercato senza paura del giudizio altrui.
Il rui-katsu funziona meglio quando si ha a fianco una figura in grado di stimolare le nostre lacrime. Dietro questa iniziativa c’è Hiroki Terai, un imprenditore giapponese che, prima di Ikemeso Danshi, aveva già fatto notizia introducendo i divorzi pubblici, cerimonie in cui le coppie potevano separarsi con un rituale liberatorio.
Per chi comunque non fosse pronto a lasciarsi andare alle emozioni forti in ufficio c’è sempre l’alternativa perfetta fuori dall’orario di lavoro: persino in Italia negli ultimi tempi hanno fatto molto discutere i cosiddetti “crying café”, nati anch’essi in terra nipponica. Come riporta La Repubblica, uno dei locali più conosciuti in questo senso è il Bar Mori Ouchi di Tokyo, aperto ormai dal 2020.
Uno spazio dove si chiarisce subito il mood della clientela, presentando all’entrata il cartello “for negative people only”. L’avventore tra i tavoli del Bar Mori Ouchi potrà quindi riempire interi bicchieri di lacrime, senza venire giudicato, a patto di ordinarne almeno un altro. L’unico obbligo che impone infatti questo particolare bar è quello di consumare almeno un drink tra un singhiozzo e l’altro, lasciando ai clienti la scelta se mangiare meno sul posto qualcosa portato da casa.
In Giappone tuttavia non si limitano ai bar, brevettando persino autentiche crying rooms. Queste ultime a volte si trovano in hotel di lusso, come il Mitsui Garden Yotsuya di Tokyo, e offrono un’esperienza completa. Al modico prezzo di circa 60 euro a notte si può infatti avere la libertà di disperarsi, magari con il piacevole aiuto di una selezione di pellicole strappalacrime perfette per raggiungere l’obiettivo finale
Non credete tuttavia che esperimenti simili siano appannaggio solo del mondo asiatico. Il rui-katsu è sempre più popolare, anche in Europa. Già da un po’ non a caso nascono addirittura locali dove praticare la terapia del pianto liberatorio, come la Llorería, un luogo dove si prova ad abbattere lo stigma legato alla salute mentale a poche ore di volo dall’Italia, a Madrid.
(da tgcom24.mediaset.it)

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FRATELLI D’ITALIA E’ PRONTA A PAPPARSI LA LOMBARDIA. GIORGIA MELONI LASCERA’ IL VENETO ALLA LEGA MA RECLAMERA’ IL PIRELLONE NEL 2028

Settembre 13th, 2025 Riccardo Fucile

IL CANDIDATO E’ CARLO FIDANZA, DEPUTATO EUROPEO, MELONIANO DI STRETTA OSSERVANZA – IERI MAXI CENA (OLTRE 1.500 INVITATI) ALL’ABBAZIA DI MIRASOLE, CON LA PARTECIPAZIONE DI ARIANNA MELONI, PER L’INVESTITURA DEL 49ENNE

Nel centrodestra la partita a scacchi per designare i candidati alla
guida di Veneto, Puglia e Campania è ancora ferma alle prime mosse, tra tentennamenti e fughe in avanti. Intanto, paradossalmente, c’è chi allunga già lo sguardo a un appuntamento elettorale più lontano (le regionali in Lombardia, previste nel 2028).
Per Fratelli d’Italia, sempre più probabilmente costretti a lasciare alla Lega il successore di Luca Zaia, conquistare la poltrona oggi occupata da Attilio Fontana sta diventando un obiettivo imprescindibile Il papabile sarebbe già stato individuato: Carlo Fidanza, deputato europeo, meloniano di stretta osservanza. E c’è chi vede nella maxi cena (oltre 1.500 invitati) organizzata per ieri sera all’Abbazia di Mirasole, nobilitata dalla partecipazione di Arianna Meloni, una sorta di investitura del parlamentare quarantanovenne milanese che milita nella destra fin da ragazzo.
Non che Fidanza non fosse già nelle grazie della premier, ma la serata ha assunto un altro valore nel momento in cui vi hanno partecipato tutte le componenti del partito (da quella di Ignazio La Russa e Daniela Santanchè a quella di Mario Mantovani) siglando un patto unitario che avrà presto ricadute anche nella composizione dell’attuale giunta lombarda, dove si appresta a entrare Debora Massari, figlia del famoso pasticciere bresciano Iginio e molto amica di Giorgia Meloni, al posto di Barbara Mazzali.
In FdI non si mette in discussione che la guida della Lombardia, alla luce dei rapporti di forza, non potrà che toccare a un proprio esponente (ma c’è anche l’ipotesi, che la Lega respinge, di dimissioni anticipate al ’27 di Fontana).
Sulle prossime Regionali, invece, gli stati maggiori dei partiti
della coalizione di governo invitano alla pazienza. Per Fratelli d’Italia, Arianna Meloni ostenta serenità («ci stiamo mettendo più tempo perché vogliamo trovare i candidati migliori»), mentre Forza Italia e Lega mostrano qualche nervosismo in più.
Ai leghisti campani che chiedono una soluzione in tempi brevi, Antonio Tajani manda a dire: «Per Forza Italia non ci sono problemi, è la Lega che li deve risolvere e appena vorrà siamo pronti a discutere e a trovare i candidati unitari. Io credo che in Puglia e in Campania servano candidati civici, poi si vedrà in Veneto cosa fare». Roberto Marti, coordinatore regionale della Lega in Puglia, replica duro: «In Puglia la situazione politica del centrodestra è al limite dello psicodramma». Il clima, soprattutto dietro l’ufficialità, non è dei più sereni.

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L’ACCORDO NEL CENTRODESTRA SULLE CANDIDATURE IN VENETO SAREBBE GIA’ CHIUSO: SI ANDRÀ SUL LEGHISTA STEFANI, LUCA ZAIA NON FARÀ LA LISTA AUTONOMA E IN CONSIGLIO REGIONALE I MELONIANI FARANNO IL PIENO DI ELETTI

Settembre 13th, 2025 Riccardo Fucile

VERDERAMI: “IL RITARDO NELL’UFFICIALIZZAZIONE DEL PATTO SAREBBE DETTATO ANCHE DA QUESTO ASPETTO: NUMERI ALLA MANO, LA LEGA DOVREBBE RIDURRE DI DUE TERZI I SUOI SEGGI. E PER EVITARE SCONTRI INTERNI È PREFERIBILE CHIUDERE ALL’ULTIMO MINUTO”

Fratelli d’Italia non vuole fare la fine del carciofo: non vuole cioè che per le Regionali gli alleati gli sfilino una foglia alla volta tutte le candidature. Che poi la «tattica del carciofo» — citata da La Russa in un colloquio con un dirigente del suo partito — è una vecchia tecnica, spesso adottata durante le trattative: «Invece di discutere il quadro complessivamente, viene chiesto di affrontare le questioni caso per caso. E loro stanno facendo così con noi».
«Loro» sono ovviamente gli alleati, che il presidente del Senato mima nell’andamento dei colloqui: «La Lega oggi dice “il Veneto deve essere nostro”. Domani dirà “il Friuli-Venezia Giulia è nostro”. Dopodomani ci farà sapere che “la Lombardia è nostra”. Magari Forza Italia si metterà a dire “la Sicilia è nostra”. E Fratelli d’Italia?»
Per il partito di maggioranza relativa, il tema non può essere
inquadrato come una banale questione di potere. È piuttosto una questione di principio: se FdI accedesse alle richieste degli alleati — questo è il ragionamento — farebbe passare il messaggio che non ha una classe dirigente. Perciò il voto nelle Marche è considerato importante, per questo Meloni invita il suo gruppo dirigente a lavorare pancia a terra: «Lasciamo perdere i sondaggi».
QQuel test avrà una duplice lettura. Servirà a saggiare lo stato di salute del governo […] E in più servirà a inviare un messaggio agli alleati sulla capacità di FdI di indicare nomi vincenti, dopo la débâcle sarda.
Ecco uno dei motivi che hanno indotto Palazzo Chigi a ritardare la scelta dei governatori per la successiva tornata di fine novembre. Su Puglia e Campania il centrodestra non ripone speranze, se è vero che il centrosinistra — indisturbato — ha già lanciato i suoi candidati. E questo sta producendo tensioni sul territorio, tanto che il forzista Martusciello minaccia di annunciare «un nome» per la Campania la prossima settimana. Ma la sfida interna alla maggioranza si gioca in Veneto. A dar retta alla vulgata «nulla è stato ancora deciso».
In realtà ci sarebbe già un accordo. A sussurrare si farà peccato ma si dice il vero, e così nel centrodestra c’è chi riservatamente spiega che «Giorgia ha interesse a tenere in piedi Salvini, circondato per un verso dal gruppo dirigente storico del Carroccio e per l’altro da Vannacci. Perciò si andrà sul giovane leghista Stefani, Zaia non farà la lista autonoma e in consiglio regionale i meloniani faranno il pieno». Il ritardo nell’ufficializzazione del patto sarebbe dettato anche da questo
aspetto: numeri alla mano, la Lega dovrebbe ridurre di due terzi i suoi seggi. E per evitare scontri interni è preferibile chiudere all’ultimo minuto. Sarà.
Ma l’intesa sul Veneto non risolverebbe il problema del «carciofo». A meno che l’accordo non preveda già un cambio di consegne in Lombardia, dove peraltro si potrebbe votare in concomitanza con le Politiche. Una staffetta calcolata su un lasso di tempo di almeno due anni è cosa ardita nel Palazzo, dove si cambia idea ogni due minuti. [E l’intesa incrocia la mediazione sulla legge elettorale. L’accordo in Veneto tornerebbe utile a Meloni per superare la contrarietà degli alleati sull’indicazione del premier nella scheda, che metterebbe in difficoltà il centrosinistra.
Francesco Verderami
per il “Corriere della Sera”

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PISTOIA, IL CONSIGLIERE DI FORZA ITALIA CHE TAGLIA I PANUELOS APPESI IN PIAZZA CONTRO I FEMMINICIDI

Settembre 13th, 2025 Riccardo Fucile

LE ASSOCIAZIONI: “GESTO VIOLENTO E AGGRESSIVO”

È polemica a Pistoia dopo il gesto del consigliere comunale di Forza Italia, Jacopo Bojola, che ha tagliato con delle forbici i pañuelos rosa, i fazzoletti simbolo del movimento femminista e transfemminista Non una di meno, utilizzati per denunciare femminicidi e violenza di genere. I fazzoletti erano stati appesi alla ringhiera dell’antico pozzo del Leoncino, uno dei luoghi storici della città in piazza della Sala. Bojola ha pubblicato le immagini del gesto sul proprio profilo Facebook,
accompagnandole con la frase: «C’è chi deturpa e chi pulisce».
La condanna di associazioni e sindacati
Le reazioni non si sono fatte attendere: il gesto è stato duramente criticato da associazioni e sindacati. «Per il consigliere comunale Bojola, i pañuelos che portano i nomi delle donne e delle persone Lgbtqia+ vittime di femminicidio e di omolesbotransfobia sarebbero “spazzatura” che “deturpa” la città», si legge in una nota della segreteria Cgil Prato Pistoia – Coordinamento donna Spi Cgil. «Per questo si vanta di strapparli via. Un gesto che non è solo offensivo: è violento, perché fa eco e giustifica quella stessa violenza maschile che ogni giorno uccide e mortifica migliaia di donne e persone Lgbtqia+».
«Il pañuelo è un simbolo della lotta transfemminista. Non si rimuove, si rispetta – si legge invece in un comunicato delle Donne democratiche dell’Unione comunale del Pd di Pistoia. Nel nostro territorio e nella nostra città – prosegue -, così come in molte altre, i pañuelos, i fazzoletti rosa o fucsia appesi da Non una di meno, non sono semplici pezzi di stoffa. Sono segni visibili di sorellanza, memoria e resistenza. Rimuoverli è un atto politico – si legge ancora -. Chi strappa un pañuelo non sta ‘riordinando’ lo spazio pubblico. Sta tentando di cancellare una presenza femminista, radicale, viva», conclude la nota.
(da agenzie)

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A PROPOSITO DI CHI ISTIGA ALLA VIOLENZA: “SIAMO ALLA FRUTTA, PREPARATE I FUCILI”

Settembre 13th, 2025 Riccardo Fucile

LA DENUNCIA DEL VERDE BONELLI: “IO MINACCIATO DAL SOVRANISTA BANDECCHI”… IL POSTO MINACCIOSO DEL SINDACO DI TERNI

«C’è bisogno di darsi una calmata». Angelo Bonelli, leader di Alleanza Verdi e Sinistra, lancia un appello diretto al governo dopo le polemiche e le accuse seguite all’uccisione di Charlie Kirk: «Proprio chi ha maggiore responsabilità dovrebbe essere il primo ad abbassare i toni. Chi è al governo dovrebbe avere un atteggiamento diverso. Non si può dire che la responsabilità dell’uccisione di Kirk è di una parte politica».
Bonelli, in una intervista a La Stampa racconta di aver ricevuto personalmente minacce per la sua attività politica, l’ultima proveniente dal sindaco di Terni Stefano Bandecchi: «Mi hanno girato un post di Stefano Bandecchi, di qualche settimana fa: commentando una mia iniziativa ha scritto “siamo alla frutta, andiamo a prendere i fucili”. Sotto quel post sono comparsi insulti e minacce, e lui ha risposto: “È un traditore della patria, finirà molto male”»
Il leader di Avs annuncia di voler reagire anche sul piano legale: «Ho già dato tutto all’avvocato, al 100% partiranno azioni». Sul suo profilo X, il deputato ha pubblicato alcuni dei commenti violenti e minacciosi che sono apparsi sotto il post di Bandecchi: «Invitano ad uccidermi e Bandecchi sindaco di Terni e alleato
della dx, commenta dicendo che per me finirà male. Poi c’è chi scrive che mi viene a prendere a casa. Sono il primo a dire che bisogna abbassare i toni ma che la dx ci accusi di questo clima di odio è inaccettabile».
Nell’intervista Bonelli afferma che questo non è l’unico caso in cui è stato minacciato: «Anche l’altro giorno, a Roma, passeggiavo per strada con mia figlia di 9 anni, sono stato insultato e minacciato. Ho dovuto far finta di nulla per non far spaventare mia figlia. Questo clima a me mette paura. Io sono un uomo libero, prendo mezzi pubblici e quant’altro, ma voglio sentirmi tranquillo» racconta.
(da agenzie)

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IL COMMISSARIO UE KUBILIUS: IN POLONIA LA RUSSIA HA TESTATO LE CAPACITA’ DI NATO E UE

Settembre 13th, 2025 Riccardo Fucile

“LA RUSSIA STA PREPARANDO UN ATTACCO ALL’EUROPA NEI PROSSIMI 3-4 ANNI”

Il lituano Andrius Kubilius è il commissario europeo alla difesa. E dice che Vladimir Putin è il «nemico pubblico numero uno dell’Ue». E che la Russia sta preparando un attacco all’Europa «nei prossimi 3-4 anni». Mentre i droni russi sulla Polonia sono un «test». E non un incidente. Per questo «dobbiamo prepararci». Sapendo che chi non investe in difesa danneggiatutti
gli altri. In un’intervista rilasciata a Repubblica Kubilius dice che la Russia in Polonia ha testato le capacità della Nato e dell’Ue.
La protezione dei cieli
«Voleva capire come avremmo reagito e come siamo in grado di proteggerci. Abbiamo imparato una cosa importante: l’Alleanza ha reagito in modo positivo. Ma abbiamo capito anche un altro aspetto meno positivo». Ovvero «che il sistema di protezione anti-droni non è ben sviluppato. Gli ucraini sono in grado di distruggere l’80 o il 90% dei droni utilizzando le moderne tecnologie. Dobbiamo imparare da loro. Ecco perché due settimane fa con la presidente della Commissione abbiamo visitato i tutti i paesi della linea del fronte. Era già allora molto chiaro ciò che i paesi in prima linea stavano chiedendo: uno scudo di difesa del confine orientale. Con due componenti principali: il classico anti mobility e un muro anti-droni».
Un muro anti-droni
Kubilius auspica «un sistema che prima di tutto ci permetta di “vederli” per fermarli. Gli ucraini hanno costruito un’intera rete di sensori acustici perché con i radar tradizionali i droni non si individuano». Un muro non necessariamente targato Nato o Ue. Ma «da sviluppare tutti insieme. Dobbiamo però capire che paesi come la Finlandia, gli Stati baltici, la Polonia e anche l’Ucraina, stanno difendendo non solo se stessi, ma l’intera Unione europea. Ecco perché dovrebbe esserci un progetto europeo».
L’articolo 5 della Nato
Sul possibile attacco di Putin all’Europa Kubilius cita «ciò che i servizi di intelligence dicono. Ad esempio, quello tedesco:
dicono che Putin sarà pronto a testare l’articolo 5 della Nato entro tre o quattro anni. Recentemente ancora i servizi tedeschi ci hanno riferito di avere prove che al Cremlino stanno discutendo questo tipo di piani. Metteranno in atto questi progetti di aggressione? Questa è la domanda da porci». La risposta è che dipende anche da noi: «Se costruiremo molto rapidamente e aumenteremo le nostre capacità di difesa, ciò che abbiamo nei nostri piani Readiness 2030, allora saremo pronti a scoraggiare qualsiasi aggressione. Per lo stesso motivo abbiamo approvato il meccanismo dei prestiti per 150 miliardi di euro a cui l’Italia sta partecipando molto attivamente».
La no fly zone tra Polonia e Ucraina
E sulla preparazione di una no fly zone tra Polonia e Ucraina, Kubilius dice che «rappresenterebbe un forte sviluppo. È stata una richiesta dell’Ucraina fin dall’inizio della guerra. Ma non so se questa sia la scelta dell’Alleanza atlantica». Difendere Kiev però è comunque fondamentale «perché l’Ucraina sta proteggendo noi. In tre anni abbiano dato circa 60 miliardi di euro, la stessa somma degli americani. Ma 20 miliardi di euro l’anno rappresentano meno dello 0,1% del nostro Pil. La nostra risposta agli attacchi russi contro l’Ucraina e alle provocazioni verso la Polonia dovrebbe essere un investimento nella produzione di droni ucraini. Così Putin capirà che non otterrà nulla con la guerra. E che anzi l’Ucraina potrà attaccare obiettivi russi».
(da agenzie)

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