Destra di Popolo.net

EVOCARE GLI ANNI DI PIOMBO, LA STRATEGIA DI PALAZZO CHIGI CONTRO PARTITI E SINDACATI

Settembre 14th, 2025 Riccardo Fucile

IN UN DOSSIER DI FAZZOLARI PER I PARLAMENTARI DI FDI SI ADDITANO ESPONENTI DI CGIL, PD, AVS E M5S COME RESPONSABILI DEL CLIMA

Altro che dimissioni di Luca Ciriani, come chiede una fetta larga di opposizione dopo la sortita del ministro meloniano, che l’altro ieri ha tirato in ballo il centrosinistra, evocando addirittura le Br, circa il clima d’odio che si respirerebbe in Italia come negli Usa, dopo l’omicidio del trumpiano Charlie Kirk.
Era tutta una strategia, ben collaudata sull’asse Palazzo Chigi-via della Scrofa. Lo dimostra un documento di cui Repubblica è in possesso. Un dossier riservato confezionato già l’11 settembre (il giorno prima delle parole del titolare dei Rapporti con il Parlamento) dall’ufficio studi di Fratelli d’Italia, propaggine della comunicazione che fa capo al potente sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giovanbattista Fazzolari.
Il dossier «a uso interno, non adatto alla diffusione», 9 pagine, titolo “Chi soffia sull’odio politico”, porta la data dell’11 settembre, lo stesso giorno del primo post di Meloni sull’argomento, quello che bersagliava i «sedicenti antifascisti». Il documento, destinato ai parlamentari della fiamma, mette in fila alcuni episodi che fomenterebbero il «clima insostenibile» di cui ha parlato di nuovo ieri Meloni alla festa dell’Udc. Una carrellata che amalgama vicende variegatissime e diversissime (anche per gravità): una frase del deputato del Pd Arturo Scotto su Meloni «capo ultras», gli insulti sessisti di alcuni militanti della Cgil all’indirizzo della premier (da cui Maurizio Landini si era prontamente dissociato), l’aspirante governatore 5 Stelle Pasquale Tridico che candida per Avs in Calabria Donatella Di Cesare, la docente che aveva omaggiato Barbara Balzerani, più episodi capitati a dire il vero a un po’ tutti i partiti, anche di sinistra, come spintoni, gazebo danneggiati, scritte fuori dalle sezioni, fino alle minacce degli anarchici per il caso Cospito.
Come se ci fosse un filo che lega Cgil, Pd, Avs, M5S, ex parlamentari come Alessandro Di Battista, per far passare il messaggio: in giro ci sono «cattivi maestri che per il proprio tornaconto personale incitano irresponsabilmente allo scontro». E oggi la priorità è «fermare l’odio politico sul nascere, altrimenti può assumere dimensioni incalcolabili, può traviare le menti più deboli e armare la mano di pazzi, fanatici e squilibrati».
A corredo di queste affermazioni, qualche commento indecoroso su Kirk pubblicato da utenti privati sui social di canali di notizie. Viene menzionata così la testata online Fanpage, citata anche nel paragrafo sugli «episodi di violenza politica contro la destra in Italia», perché quando pubblicò la sua inchiesta sul movimento giovanile di FdI (costato la sospensione a diversi esponenti) «la colonna sonora scelta per la presentazione con Roberto Saviano – si legge – era la canzone della band di sinistra 99 Posse: “Ho un rigurgito antifascista, se vedo un punto nero gli sparo a vista”».
Nell’ultimo capitolo, quello che illustra la «posizione di Fratelli d’Italia» c’è un passaggio molto simile alle esternazioni di Ciriani sulle Brigate rosse. Il riferimento esplicito è agli «anni di piombo». Il clima, si legge nel dossier, sarebbe «più preoccupante di quanto si pensi» soprattutto «in un Paese, il nostro, che ha conosciuto la stagione dell’odio e del sangue: quegli “anni di piombo” in cui tanti giovani hanno perso la vita soltanto perché volevano portare avanti le loro idee». I partiti di opposizione vengono ancora una volta chiamati in causa: «Ognuno deve assumersi le proprie responsabilità».
(da Repubblica)

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ODIFREDDI: “NON HO MAI INCITATO ALLA VIOLENZA, MA CHI SEMINA VENTO RACCOGLIE TEMPESTA”

Settembre 14th, 2025 Riccardo Fucile

IL MATEMATICO ATTACCATO DALLA MELONI: “COMPRENDERE NON VUOL DIRE GIUSTIFICARE”

«Non ho fatto neanche il militare, si figuri se incito alla violenza». Il matematico impenitente Piergiorgio Odifreddi, 75 anni, non è nuovo alle posizioni spericolate, ma non ci sta a passare per un facinoroso dopo il suo intervento a L’aria che tira su La 7 criticato dalla premier Meloni
Lei sostiene che non sia uguale sparare a Martin Luther King e a Charlie Kirk, è così?
«Mi pare logico. Nella trasmissione non mi hanno fatto finire il ragionamento, ma non intendevo giustificare la violenza. Semplicemente credo che se uno predica la pace è più assurdo che venga ucciso, mentre chi dissemina odio e incita al riarmo si esponga maggiormente a ritorsioni. Questo non significa che io ne sia contento, come ha detto Meloni, o che lo trovi giusto. Le persone però non sono tutte uguali e non c’è nulla di male nel dirlo».
La premier le ha posto quattro domande, cominciamo dalla prima: intende che ci siano persone a cui è legittimo sparare in base alle loro idee?
«No, non è mai legittimo sparare a nessuno. Neppure a chi sostiene tesi estremiste».
Seconda domanda, ci sono persone a cui è meno grave sparare perché non se ne condividono le idee?
«Neppure, come ho detto penso solo che se si predica la non violenza ci si possono aspettare reazioni miti. Se invece si scaldano gli animi ci si possono attendere risultati peggiori. Chi semina vento raccoglie tempesta o chi di spada ferisce di spada perisce. Ma non c’è nessuna giustificazione nel mio ragionamento».
Terza domanda, ci sono persone a cui è comunque comprensibile che venga voglia di sparare in base alle loro idee?
«Questo è diverso. Capisco che qualcuno possa reagire male in date situazioni. Non certo io, e non lo approvo, ma la vita di un giovane disadattato può essere influenzata da stimoli negativi».
Quarta domanda, bisogna pensare a pene inferiori per chi spara a
un esponente di destra, magari prevedendo come attenuante il fatto che le sue idee siano impresentabili?
«No, ma nemmeno di superiori come sembra proporre Salvini parlando di pena di morte, non prevista nel nostro ordinamento, solo per seguire Trump che l’ha subito invocata nel caso Kirk. Meloni in questo senso è più moderata, o se vogliamo più ignava perché aspetta sempre le posizioni degli altri».
A cosa si riferisce?
«La premier si è rivelata efficace in molte situazioni, ma in politica estera è troppo dipendente da Trump e nell’Ue cerca di barcamenarsi. In politica interna poi non vedo grandi riforme, per esempio sulla scuola che resta in ritardo. Capisco che apprezzi l’impostazione di Gentile, ma sarebbe ora di aggiornarla coinvolgendo i docenti e smettendo di cambiare solo l’esame di maturità».
Come l’ha presa tutta questa attenzione da parte della premier?
«Non mi fa né piacere né dispiacere. Mi sembra una tempesta in un bicchier d’acqua, quasi imbarazzante da spiegare. Il suo discorso sarà stato scritto da un consigliere privo di idee migliori. Il ministro Giuli, che conosco, sicuramente non mi ritiene un facinoroso. Lui è l’esempio di un conservatore moderato e raffinato, che certamente non predica odio».
C’è un clima d’odio oggi secondo lei?
«È palpabile. Basta sentire i discorsi del segretario della Nato Rutte. L’Occidente è troppo ricco rispetto al resto del mondo. Una guerra mondiale sarà inevitabile se non ce ne rendiamo conto».
E in Italia c’è un clima d’odio?
«È un riflesso di quello internazionale. Siamo al noi contro loro. L’Occidente contro i Brics. Il rischio è che prima che crescano troppo qualcuno metta in scena una guerra per fermarli».
Putin è un pericolo per l’Ue?
«Sono tre anni che c’è la guerra in Ucraina e si è capito che la sua potenza militare non è in grado di andare oltre. Al di là delle sue volontà, non è riuscito a prendere neanche Kiev».
Più in generale non teme che i suoi distinguo ricordino le uscite dei cattivi maestri degli anni ’70?
«Se si riferisce a Moravia o a Sciascia, che dicevano né con lo Stato né con le Br, posso capire. Quello Stato e l’opposizione poco rivoluzionaria del Pci in Parlamento erano criticabili».
Insomma, lei si sente un rivoluzionario?
«No, ma non mi piace il sistema capitalista basato solo sul profitto. E sono contrario a guerre e riarmi per coprire i nostri squilibri. Mi sento come Bertrand Russell, che era un lord socialista».
(da La Stampa)

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SI RICOMPONGA, PRESIDENTE

Settembre 14th, 2025 Riccardo Fucile

UNA SEDICENTE “PATRIOTA” EVITI DI FOMENTARE LA RISSA

Al di là di pochissimi farabutti sui social, nessuno, proprio nessuno ha “festeggiato l’assassinio di Kirk”, come dice con indegna faziosità la presidente Meloni. È una bugia grave e irresponsabile, perché a dirla non è uno dei tanti ultras del suo entourage. È la capa del governo italiano, figura dalla quale si deve pretendere, se non equilibrio, responsabilità. E profilo istituzionale.
Attizzare l’emotività delle fazioni non solo non è da statista, non è nemmeno da leader del partito di maggioranza relativa. È da militante non in grado di controllare l’emotività. Di quelli che in genere vengono richiamati all’ordine dai superiori: Meloni purtroppo non ha superiori.
La presidente del Consiglio lasci ai suoi deputatini infiammabili (ce n’è a bizzeffe: per non dire della Lega) e ai plotoni di opinionisti d’assalto che la spalleggiano il compito di organizzare la rissa.
Non si inventi una sinistra che “incita all’odio”, e si rallegri piuttosto del livello tutto sommato fisiologico, quasi accettabile dell’odio politico nel nostro Paese, nemmeno lontanamente paragonabile agli anni spaventosi delle stragi fasciste e del
terrorismo rosso.
L’omicidio politico in America è prassi antica, da noi per fortuna è durato solo per una triste stagione. Questo dovrebbe dire una italiana responsabile, una sedicente “patriota” che si ritrova al vertice delle istituzioni: rispettiamoci, sopportiamoci, non prendiamo esempio da un Paese nel quale c’è un’arma da fuoco per ogni demente e per ogni fanatico.
Un Paese il cui presidente (questo lo aggiungiamo noi, non possiamo pretenderlo da Meloni) è il più autorevole fomentatore di odio e di disprezzo per la democrazia del Terzo Millennio. Si ricomponga, presidente Meloni. Lei ha un ruolo che significa qualcosa anche per chi non l’ha votata.
(da Repubblica)

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L’OMICIDIO DI CHARLIE KIRK INFIAMMA GLI STATI UNITI E IL PARTITO REPUBBLICANO ESPLODE: I MODERATI INVITANO AL DIALOGO, TRUMP ACCUSA LA “SINISTRA RADICALE” E SUOI LACCHE’ GETTANO BENZINA SUL FUOCO: “E’ UNA GUERRA APERTA DALLA SINISTRA”

Settembre 14th, 2025 Riccardo Fucile

STEVE BANNON SI SCAGLIA CONTRO IL GOVERNATORE REPUBBLICANO DELLO UTAH, SPENCER COX, CHE AVEVA FATTO UN APPELLO ALL’UNITA’ DEL PAESE… LA DESTRA “MAGA” IMBRACCIA I FUCILI: L’INFLUENCER LAURA LOOMER, VICINISSIMA A TRUMP, CHIEDE DI “SPAZZARE VIA I DEMOCRATIVI RICORRENDO AL POTERE DEL GOVERNO”…PECCATO CHE IL KILLER DI KIRK, TYLER ROBINSON, SIA CRESCIUTO IN UNA FAMIGLIA REPUBBLICANA FAN DI TRUMP

«Vi dico qualcosa che mi creerà qualche problema, ma non mi interessa. I radicali di destra spesso sono estremisti perché non vogliono vedere il crimine, sono preoccupati per i confini e non
vogliono vedere la gente arrivare qui, non vogliono vedere i nostri centri commerciali in fiamme e sparatorie nelle strade. Ma sono i radicali di sinistra il problema. Sono cattivi, orribili e politicamente esperti, anche se vogliono sport maschili e femminili, vogliono che tutti siano transgender e vogliono frontiere aperte».
Alla domanda dei conduttori di Fox&Friends venerdì mattina se il clima politico in America è troppo teso, così ha risposto Donald Trump confermando di ritenere, come aveva detto mercoledì sera in un video dallo Studio Ovale sulla morte di Charles Kirk, la «sinistra radicale» responsabile del clima politico avvelenato.
La morte dell’attivista-influencer di Turning Point USA ha allargato la frattura nella galassia conservatore. Steve Bannon, ex consigliere di Trump e punto di riferimento del mondo Maga, si è scagliato contro il governatore repubblicano dello Utah, Spencer Cox. Questi aveva fatto un appello al confronto e all’unità e parlato di uno spartiacque per il Paese rappresentato dalla morte di Kirk.
Bannon ha replicato: «Cox è un imbarazzo nazionale, in un momento in cui abbiamo bisogno di agire ci dice di cantare Kumbaya e di stringere la mano agli Antifa». Parlando con il Daily Mail, Bannon ha quindi rincarato gli attacchi: «Mentre il bravo e onesto Charlie Kirk giace in un obitorio in attesa di sepoltura, ci dice di invitare i democratici per una grigliata: la sinistra radicale che brucia Portland ogni giorno e spara ai ragazzi delle scuole ogni settimana. Questo non è il momento di pontificare sdolcinatamente: è il momento di dichiarare gli
Antifa un’organizzazione terroristica nazionale e di mandare l’Fbi a sfondare qualche porta», ha concluso Bannon.
Le parole di Cox non sono le uniche distensive a provenire dal mondo repubblicano, ma sono sovrastate dal rumore Maga, rilanciato su alcuni canali Tv come Newsmax, sui podcast e sui social dove la richiesta a Trump di prendere provvedimenti a agire contro i democratici si moltiplicano.
L’influencer Laura Loomer, per esempio, vicinissima al presidente (troppo secondo chi frequenta la West Wing) ha chiesto di «spazzare via i democratici ricorrendo a tutto il potere del governo»: «Nessuna pietà, ogni esponente di sinistra che è una minaccia di violenza politica sia imprigionato».
Ma la linea dura contro «la sinistra radicale» tiene ora insieme il composito fronte Maga dove Christopher Rufo, intellettuale e studioso, ha invocato anche una campagna in stile J. Edgar Hoover contro l’estrema sinistra. Il riferimento è a quanto l’ex direttore dell’Fbi fece per spezzare il movimento dei diritti civili e colpire gruppi politici. «L’ultima volta che la Sinistra ha orchestrato un’ondata di violenza, E. Edgar Hoover l’ha chiusa in pochi anni».
(da agenzie)

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MENTRE IL PAESE D’OLTRALPE È IN GINOCCHIO PER LE PROTESTE CONTRO LA CRISI POLITICA, MARINE LE PEN INVOCA LE ELEZIONI ANTICIPATE

Settembre 14th, 2025 Riccardo Fucile

LA LEADER DEL “RASSEMBLEMENT NATIONAL” NON PUÒ CANDIDARSI ALLE PROSSIME ELEZIONI LEGISLATIVE NE’ ALLE PRESIDENZIALI NEL 2027 PERCHÉ CONDANNATA A CINQUE ANNI DI INELEGGIBILITÀ PER AVERE FRODATO L’EUROPARLAMENTO, MA UN RITORNO ALLE URNE POTREBBE PERMETTERLE DI FAR VOTARE UN’AMNISTIA A SUO FAVORE

Nelle forze di opposizione più dura al nascente governo del premier Sébastien Lecornu, se Jean-Luc Mélenchon della sinistra radicale sostiene il movimento «blocchiamo tutto», e lo sciopero del 18 settembre, Marine Le Pen insiste invece sulle elezioni anticipate, a suo dire unica vera possibilità di risolvere l’instabilità politica e sociale francese.
La leader del Rassemblement national invoca le elezioni «per ridare la parola ai francesi» e ristabilire una democrazia a suo dire confiscata da Emmanuel Macron, ma molti sospettano che ci sia anche un altro motivo, più personale, ovvero la questione della sua ineleggibilità.
Il 31 marzo scorso il tribunale penale di Parigi ha condannato Marine Le Pen a quattro anni di reclusione, a 100 mila euro di multa e, soprattutto, a cinque anni di ineleggibilità con esecuzione immediata, al termine del processo di primo grado per le malversazioni nella gestione degli assistenti parlamentari
europei. L’appello si terrà a Parigi dal 13 gennaio al 12 febbraio 2026, e le prove a suo carico sono così pesanti che secondo la maggior parte degli osservatori un’assoluzione è molto improbabile.
Questo in teoria, e finora anche in pratica, impedisce alla leader del Rassemblement national di candidarsi alle prossime elezioni legislative e anche alle presidenziali, alla loro scadenza naturale nel 2027 o prima.
E allora perché Le Pen insiste così tanto nell’andare alle urne? Le elezioni anticipate per l’Assemblea nazionale potrebbero offrirle la possibilità di candidarsi comunque, e chiedere l’intervento del Consiglio costituzionale, che potrebbe anche darle ragione e rinviare l’esecuzione della pena accessoria dell’ineleggibilità. A quel punto, Marine Le Pen potrebbe puntare per la quarta volta all’Eliseo, come desidera.
Le elezioni anticipate potrebbero dare altri deputati al Rassemblement national, che adesso è già il primo partito dell’Assemblée con 123 seggi su 577. Se i sondaggi fossero confermati, e se il Rn registrasse un’ulteriore avanzata, il definitivo crollo dei «cordoni sanitari anti estrema destra» e l’alleanza con i gollisti potrebbe consentirgli di formare una coalizione di maggioranza, e a quel punto magari fare passare una legge di amnistia.
Contro di lei gioca il fatto non secondario che la situazione giudiziaria è oggettivamente difficile. A favore, invece, il clima politico: dopo mesi in cui si parla di democrazia bloccata, di volontà popolare disprezzata dalle élite, di un Macron asserragliato nel suo palazzo, è impegnativo negare la possibilità
di candidarsi alla leader del primo partito, e in ulteriore ascesa. C’è sempre il piano B, la sostituzione con Jordan Bardella, ma non sarebbe la stessa cosa.
(da Corriere della Sera)

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ARMI, VIDEOGAME E IDEOLOGIA DI DESTRA: COSA SAPPIAMO SULL’UOMO CHE HA SPARATO A CHARLIE KIRK

Settembre 13th, 2025 Riccardo Fucile

UN RAGAZZINO BIANCO DI FAMIGLIA REPUBBLICANA CHE SPARAVA AL POLIGONO, APPASSIONATO DI VIDEOGAME E CHE UTILIZZAVA MEME DELL’ESTREMA DESTRA

Le autorità non avevano ancora diffuso un’immagine di Tyler Robinson, presunto attentatore di Charlie Kirk, quando Donald Trump si è rivolto alla nazione puntando il dito contro la “sinistra radicale”. D’altronde, come la storia insegna, un martire fa sempre comodo. A supportare la teoria del presidente sono le incisioni sui proiettili. Una prova, però, debole. E non appena si va più a fondo su Robinson e sul significato di quei simboli, le accuse vacillano.
Prima si è ipotizzato che l’aggressore fosse legato al movimento anarchico, o addirittura il protagonista di una complessa cospirazione che coinvolgeva l’antifa, rete decentralizzata di militanti di estrema sinistra. Nulla di questo. Robinson, dalle prime ricostruzioni, sembra essere un ragazzo cresciuto nell’humus repubblicano, con una passione per le armi e un fascino per l‘universo del gaming.
Il significato delle incisioni sui bossoli dei proiettili
Partiamo dai simboli e dalle frasi incise sui proiettili per comprendere meglio Robinson e le sue intenzioni. Secondo quanto riportato, su uno degli involucri era incisa la frase: “Hey fascist! Catch!”, seguita dai simboli di una freccia verso l’alto, una verso destra e tre verso il basso. La sequenza rimanderebbe chiaramente al comando per attivare la “bomba Eagle da 500 kg” nel videogame di Helldivers 2, un’arma che è diventata un meme all’interno della community.
Come ha spiegato Don Caldwell, caporedattore di Know Your
Meme a Wired Usa, le frecce che attivano la bomba Eagle da 500 kg sono state utilizzate in altri meme per indicare che un utente “sta per compiere un’azione violenta e importante”.
Anche il riferimento ai fascisti rientra nella dinamica del gioco, visto che la Super Earth di Helldivers 2 è presentata come una democrazia con forti elementi che la rendono controllata, militarista, con propaganda, obblighi, uniformità e una certa retorica patriottica. L’ambientazione quindi è la replica di un governo fascista.
Un’altra incisione sui bossoli recita la frase: “Notices bulges OwO what’s this?”, un evidente riferimento a un meme sui furry diventato popolare nel 2015. Infine le parole “Bella Ciao”, canzone della resistenza italiana diventata celebre in tutto il mondo. Ha visto una rinascita sui social media negli ultimi anni. In particolare, “Bella Ciao” ha un significato per le forze ribelli durante una missione in Far Cry 6, un videogioco ambientato su un’isola caraibica immaginaria governata da un dittatore. Non solo, come segnalato dal giornalista Simone Fontana, “il 4 e il 7 settembre sono state caricate online due mod per cambiare la musica di Helldivers con Bella Ciao”.
Ron Filipkowski, caporedattore di Meidas Touch, ha scritto su X: “Dopo giorni in cui i repubblicani hanno incolpato e diffamato i democratici e le persone trans per l’omicidio di Kirk, pur non avendo idea di chi fosse, scopriamo che si tratta di un uomo bianco di una famiglia repubblicana dello Utah che amava le armi”. E in effetti, scorrendo il profilo social della madre l’identikit di Robinson va in quella direzione: un ragazzino che impugna armi al poligono, cresciuto in una famiglia repubblicana.
Non solo, la galleria di immagini rivela anche un altro dettaglio. Una foto mostra Robinson con una tuta da ginnastica a righe bianca e nera. “Buon Halloween, Tyler è vestito come un ragazzo dei meme”, si legge nella didascalia. Il meme è una rana dei cartoni animati, diventata il simbolo dei Groyper.
Sono un movimento di attivisti alt-right, e in molti, sui social, hanno cominciato a collegare l’assassinio di Robinson a un atto politico, ma non di sinistra, piuttosto di estrema destra. Piccola nota a margine, la versione remixata di Bella Ciao è comparsa anche in una playlist chiamata Groyper War.
Perché il dito è puntato contro i Groyper
I Groyper sono estremisti di destra delusi da Trump e che accusavano Kirk di essere troppo tenero, e, di fatto, lo disprezzavano. Il nome del movimento deriva da “Groyper”, la rana dei cartoni animati considerata una variante del meme online Pepe the Frog. I suoi membri hanno spesso preso di mira altri esponenti e organizzazioni conservatrici, accusandoli di posizioni troppo moderate e poco nazionaliste. Il movimento è stato descritto come un’espressione di nazionalismo bianco, omofobia, nativismo, fascismo, sessismo e antisemitismo, nonché come un tentativo di rilanciare e ribrandizzare l’alt-right in declino.
Non mirano infatti a preservare le istituzioni esistenti né a promuovere riforme graduali, sostengono invece un’agenda politica incentrata sulla razza, che fa leva su xenofobia e risentimento. Rifiutano le organizzazioni conservatrici tradizionali, considerate da loro troppo moderate e non
abbastanza nazionaliste o filo-bianche.
Nick Fuentes e la destra traditrice
Non è solo la tuta a destare sospetti sull’inclinazione politica di Robinson. C’è anche Nick Fuentes. È un nazionalista bianco e cristiano ed è lui a guidare i Groyper. Fuentes è emerso come una delle voci più forti della destra che si è rivoltata contro il presidente. Ha attaccato duramente Trump, e anche Kirk. Più volte lo ha criticato e definito un traditore, accusandolo di non essere abbastanza di destra.
Fuentes è cresciuto negli ultimi mesi. Da quando il suo account X è stato ripristinato da Elon Musk 16 mesi fa, il numero dei suoi follower secondo il New York Times è cresciuto da circa 140.000 a oltre 750.000. Gli spettatori del suo programma in streaming “America First” su Rumble sono quintuplicati, arrivando a circa 500.000.
“Fuentes rappresenta l’avanguardia di un razzismo di destra che è esploso nell’ultimo decennio durante l’ascesa di Trump”, ha spiegato al Times Matt Dallek, storico politico ed esperto di movimenti di destra presso la George Washington University. “Ed è chiaro che sta diventando più importante perché questi influencer ora lo stanno combattendo”.
Al di là di tutti i collegamenti e le accuse lanciate sui social, al momento non sappiamo cosa abbia spinto Robinson a premere il grilletto. In un clima politico già ampiamente polarizzato, ogni frammento simbolico rischia di diventare un pezzo del puzzle utile a confermare ideologie e rafforzare fazioni. Per capire davvero cosa è accaduto serviranno ulteriori accertamenti e indagini.
(da Fanpage)

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I SOCIAL MEDIA STANNO DEVASTANDO L’AUTOSTIMA DEI RAGAZZINI: CIRCA L’80% DEGLI ADOLESCENTI SI VERGOGNA DEL PROPRIO CORPO E PROVA RABBIA PER COME E’ FATTO

Settembre 13th, 2025 Riccardo Fucile

PER GLI PSICHIATRI, È LA DIRETTA CONSEGUENZA DELLA SOVRAESPOSIZIONE SUI SOCIAL: “ IL CONFRONTO CON IMMAGINI IRRAGGIUNGIBILE PERCHÉ FILTRATE E CORRETTE DAL PHOTOSHOP, CREA NEI PIÙ FRAGILI UN TALE SENSO DI INADEGUATEZZA”

Non si piacciono. Anzi si detestano. Hanno spesso vergogna del proprio corpo. Esibito o nascosto, nudo o vestito, plasmato, modificato, a volte odiato, soprattutto mai adeguato. Otto su dieci, in quell’età di trasformazione tumultuosa che si chiama adolescenza, affermano di essere arrabbiati con ciò che vedono nello specchio.
Perché il fisico degli adolescenti oggi vive nella continua rifrazione dei social, confronto perenne dove, così racconta una approfondita indagine di ActionAid su 14.700 teenager tra i 14 e i 19 anni, il corpo dei ragazzi e in particolare delle ragazze
diventa terreno di battaglia tra giudizi, apprezzamenti, insulti o derisione, un tribunale che si scatena ogni attimo emettendo verdetti su foto, video, immagini, parole.
«Quello che tormenta oggi gli adolescenti non è tanto il desiderio di diventare belli, quanto la vergogna di sentirsi brutti, dunque di non essere all’altezza di abitare il mondo», spiega la psichiatra Laura Dalla Ragione, che all’ossessione della perfezione fisica tra i più giovani ha dedicato il libro “Social fame”.
«L’adolescenza è sempre metamorfosi, ma quello che sta accadendo non è in alcun modo paragonabile anche soltanto a vent’anni fa. La pressione dei social, la loro pervasività, il confronto continuo con immagini irraggiungibile perché filtrate e corrette dal photoshop, crea nei più fragili un tale senso di inadeguatezza che nei casi estremi porta ai disturbi alimentari, all’autoreclusione, all’autolesionismo».
Si chiama “Affettività e stereotipi di genere. Come gli adolescenti vivono relazioni, genere e identità” questa indagine da “Webboh Lab” per ActionAid che ha indagato i desideri e le difficoltà di oltre 14mila teenager, “tutti uniti da una forte domanda di ascolto da parte degli adulti”.
«Oltre 7 su 10 riconoscono come i corpi online siano irreali, eppure vorrebbero cambiare per apparire all’altezza di quegli standard». Si chiama bullismo estetico, oggi colpisce chi ha l’acne, domani chi è sovrappeso, chi non ha la pancia piatta o i muscoli a tartaruga. Aggiunge Dalla Ragione: «La particolarità è che spesso il “tribunale social” è composto da quasi bambini. Tik Tok è un contenitore pazzesco di video dove delle dodicenni
insegnano ad altre dodicenni come vestirsi, truccarsi, addirittura come “non” mangiare. Ma il fine, anche tra i più grandi, non è di tipo sessuale: è a uso e consumo della propria platea di followers».
Matteo Lancini, psichiatra e psicoterapeuta, presidente della Fondazione Minotauro, spiega invece che l’esporsi, nonostante il rischio di farsi del male, è quasi inevitabile per questa generazione.
«Noi parliamo di adolescenti il cui corpo è stato perennemente fotografato e poi esposto sui social dai genitori fin dalla nascita, anzi prima, nell’ecografia che annunciava il loro arrivo. Non c’è recita, torneo di calcetto, compleanno che non venga condiviso. Quindi esistere, per questa generazione, vuol dire essere inquadrati in una vetrina social». In un culto estetico dove chi decide di apparire così com’è, nella propria bellezza naturale, viene attaccato da schiere di haters, ancor più se fa parte di famiglie famose.
(da agenzie)

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LA RAI TROVA UNO STRAPUNTINO PERSINO PER I MELONIANI DI COMPLEMENTO: L’84ENNE LUCIANO VIOLANTE, MOLTO VICINO AL SOTTOSEGRETARIO MANTOVANO, HA DEBUTTATO, SU RAI2, NELLA TRASMISSIONE DI DIACO “BELLAMA’”: SARÀ LUI TUTTI I VENERDÌ A TENERE MEZZ’ORA DI LEZIONE DI EDUCAZIONE CIVICA

Settembre 13th, 2025 Riccardo Fucile

NELLA PRIMA PUNTATA HA PARLATO DELLA COSTITUZIONE E HA ELOGIATO NILDE IOTTI CHE GLI INSEGNÒ CHE “FARE POLITICA È SFORZARSI DI CAPIRE LE RAGIONI DEGLI ALTRI” (CHISSA’ SE A PALAZZO CHIGI AVRANNO PRESO APPUNTI)

Luciano Violante entra sulle note di Start me up dei Rolling Stones, Mick Jagger canta «Se mi accendi, non mi fermerò mai» e l’ex presidente della Camera, 84 anni tra poco, quasi coetaneo di Mick (82), dice allora un po’ imbarazzato, al pubblico e al conduttore, Pierluigi Diaco, «non esageriamo…».
Ha debuttato ieri pomeriggio, Violante, su Rai2, nello Studio 1 di Saxa Rubra, nella trasmissione di Diaco BellaMa’ : sarà lui tutti i venerdì a tenere mezz’ora di lezione di educazione civica («È la prima volta in Rai», chiosa orgoglioso Diaco) davanti a un pubblico misto, tra Generazione Z e Generazione Boomer, ventenni e sessantenni.
Violante avrebbe anche a disposizione una scrivania, ma resta in piedi vicino a una chitarra e sulla lavagna col gessetto disegna una casa senza porte. Prima lezione: la Costituzione. Poi racconta di Moro, di Craxi, dei tempi del Pci, di Nilde Iotti che gl’insegnò che «fare politica è sforzarsi di capire le ragioni degli altri». Rosa e Eli, le due vallette vestite di rosa, appaiono rapite: «È importante che la più grande impresa culturale italiana dedichi una parte del proprio tempo ai diritti, al rispetto, al futuro, per questo ho accettato l’invito», dice Violante.

(da agenzie)

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ALLARME ROSSO NELLA LEGA: IL CARROCCIO RISCHIA IL CROLLO DI CONSENSI ALLE REGIONALI: DEI 20 ELETTI INCASSATI ALLE ULTIME REGIONALI TRA MARCHE, CALABRIA E TOSCANA, OGGI POTREBBERO SALVARSENE 8, NEL MIGLIORE DEI CASI

Settembre 13th, 2025 Riccardo Fucile

NELLE MARCHE LA LEGA È DATA TRA IL 4,9% E IL 7,9%. IN TOSCANA È DATA TRA IL 4,2% E IL 7,2%. OGGI SERVIREBBE UN MIRACOLO PER FARE MEGLIO DELLE EUROPEE, QUANDO PRESE L’8,19% NELLE MARCHE E IL 6,21% IN TOSCANA

Questo primo giro di Regionali, tra settembre e ottobre, poteva trasformarsi in un disastro per il centrodestra. Adesso, invece, sono le forze di opposizione a essere preoccupate. Rischiano di non riuscire a conquistare le Marche, sanno che perderanno in Calabria, e si ritroveranno con la Toscana come unica Regione in tasca.
Eppure, nelle file del governo, c’è chi proprio non riesce a sorridere di questo ribaltamento. «Li hai visti gli ultimi sondaggi riservati?». I big leghisti si scrivono nelle chat, ma è ovvio, li hanno già visti tutti.
Poi si mettono a far di conto. «Perderemo più della metà dei nostri consiglieri regionali». Dei 20 eletti incassati alle ultime Regionali tra Marche, Calabria e Toscana, oggi potrebbero salvarsene 8, nel migliore dei casi. E nessuno riesce a escludere un altro calo dei consensi. Nelle Marche la Lega è data tra il 4,9% e il 7,9%. In Toscana è data tra il 4,2% e il 7,2%. Impietoso il raffronto con i numeri del 2020, quando la Lega stava già perdendo consenso, ma veleggiava ancora sopra il 20%.
Oggi servirebbe un miracolo per fare meglio delle Europee, quando prese l’8,19% nelle Marche e il 6,21% in Toscana. In
Calabria, dove non ci sono ancora rilevazioni attendibili sulle liste, i leghisti si accontenterebbero comunque di prendere intorno all’8%. Comunque un punto percentuale in meno rispetto alle Europee. C’è anche uno scenario peggiore. Quello in cui il centrosinistra dovesse riuscire a conquistare le Marche con Matteo Ricci. In quel caso, addio premio di maggioranza: i consiglieri leghisti potrebbero scendere da 2 a 1.
E se in Toscana il generale Roberto Vannacci causasse più problemi che soluzioni? Da quelle parti le vecchie file del partito si ribellano al tentativo di vannaccizzazione. Salvini ha indicato il generale come coordinatore della campagna elettorale, con potere sulle liste, e le vecchie file del partito minacciano per ripicca di restare a casa.
A via Bellerio contano di incassare due consiglieri, ma se si arrivasse a prenderne solo 1? Così, di consiglieri leghisti ne rimarrebbero solo 6: quattro in Calabria, uno in Toscana e uno nelle Marche.
Sarebbe un altro tonfo.
Il consenso cala initerrotto dalla crisi del Papeete del 2019. Ma questo è un genere di cose a cui non ci si abitua mai. Specie se quei voti poi finiscono nelle braccia degli alleati. A rendere ancora più amaro lo scenario c’è Forza Italia, l’alleata-avversaria che in queste elezioni di settembre e ottobre supererà probabilmente la Lega nelle Marche, confermerà il suo primato in Calabria e tallonerà il partito di Salvini in Toscana. Il consenso di Fratelli d’Italia, poi, viaggia a due cifre.
Anche nel centrosinistra c’è una corsa da seguire. L’Alleanza Verdi e Sinistra proverà a scalzare i Cinque stelle come seconda
forza della coalizione. Il Movimento rischia seriamente di essere sorpassato in Toscana, dove la vittoria è quasi certa. Il partito di Giuseppe Conte viene dato tra il 4% e il 7%, mentre Avs viaggia tra il 5% e l’8%.
Corsa a parti invertite nelle Marche, dove invece è il Movimento a partire in vantaggio di mezzo punto, con una forchetta tra il 5,1% e l’8,1%, contro il 4,4%-7,4% di Avs. In Calabria, invece, gli uomini di Conte sembrano già arresi al sorpasso. Un po’ di voti verranno assorbiti dalla lista del candidato presidente, Pasquale Tridico
(da La Stampa)

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