Settembre 14th, 2025 Riccardo Fucile
IL MOTIVO? PER DIRE ADDIO AL GAS RUSSO, CI SIAMO SCIROPPATI IL METANO LIQUEFATTO (GNL) AMERICANO – CON L’ACCORDO SUI DAZI TRA USA E UE, BRUXELLES AUMENTERA’ L’IMPORT ENERGETICO AMERICANO
Le bollette avranno meno volatilità ma difficilmente potranno scendere nel breve periodo e questo perché i prezzi del gas, a cui è legato prevalentemente anche il prezzo dell’energia elettrica, non dovrebbe calare. Il motivo è presto detto: per dire addio al gas russo abbiamo dovuto trovare altri approvvigionamenti e uno di questi è una quota maggiore di metano liquefatto (Gnl). In base a dati Snam, nei primi sei mesi di quest’anno il Gnl ha dato il 30% delle forniture dopo il gas via tubo dall’Algeria (34% dei volumi).
Con l’accordo politico sui dazi tra Usa e Ue, Bruxelles si
impegnata ad aumentare l’import energetico americano, soprattutto Gnl. Il prezzo del Gnl Usa è formato dalle quotazioni del mercato locale (l’Henry Hub) che costa molto meno del gas in Europa, a cui bisogna aggiungere i costi industriali di liquefazione, trasporto e rigassificazione che di fatto portano il prezzo ai livelli attuali di quello europeo, il Ttf di Amsterdam, che è intorno ai 33 euro, quasi il doppio dei livelli medi pre-crisi.
Se si considera che il prezzo dell’energia elettrica che si forma sul mercato italiano è quello marginale più alto e che nel 2024 è stato per quasi il 65% del tempo quello delle centrali a gas, si capisce perché anche l’energia elettrica difficilmente potrà tornare a costare stabilmente di meno.
Non arriveranno buone notizie nemmeno per l’ Energy Release , la misura del Mase per abbassare a 65 euro al megawattora i costi dell’energia alle aziende energivore. La prima versione prevedeva la restituzione della quantità di energia scontata ricevuta in tre anni nell’arco di 20 anni. Ora, dopo i rilievi di Bruxelles che prefiguravano aiuti di Stato, l’ipotesi è che si aggiunga anche la restituzione successiva del vantaggio economico ricevuto.
(da agenzie)
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Settembre 14th, 2025 Riccardo Fucile
“NEWSWEEK” LEGA L’ATTENTATORE AL SUPREMATISTA BIANCO NICK FUENTES, FEROCE CRITICO DI KIRK
L’unica certezza su Tyler Robinson, l’enigmatico killer dell’attivista di destra Charles
Kirk, l’afferma il governatore dello Utah Spencer Cox, repubblicano moderato e fra i pochi sostenitori della depolarizzazione del Paese all’interno del suo
Partito: «Pregavo che l’assassino venisse da un altro stato, mi dicevo noi non siamo così. Invece è uno di noi».
Lo studente modello inizialmente indicato come esponente antifà per via delle frasi da lui scritte sui proiettili usati – tanto da spingere l’intera destra americana (e non solo) a stigmatizzare la «violenza della sinistra radicale» – in realtà è cresciuto in ambiente trumpiano.
Lo ha detto chiaro sua nonna Debbie in un’intervista al Daily Mail: «Mio figlio, suo padre, è repubblicano. In famiglia siamo tutti Maga. Non conosciamo democratici». Descrivendo poi il nipote come un «ragazzo tranquillo, disinteressato alla politica», ma che aveva ricevuto il suo primo fucile da bambino, dono di mamma e papà. Certo, un compagno di liceo ha detto al britannico Guardian di averlo sentito «criticare Trump». Ma ha poi ritirato la dichiarazione «riportata in maniera inaccurata» come scrive lo stesso quotidiano sul sito, precisando: «Non lo vedo da anni, non conosco il suo pensiero attuale».
Le indagini sono in corso e nelle prossime settimane capiremo di più. Ma intanto già si susseguono opposte e scivolose ipotesi sulle sue simpatie politiche.
Per il tabloid conservatore New York Post, Tyler era infatti l’ennesimo trans in crisi, «Viveva con una partner trans nel pieno della frase di transizione da uomo a donna» scrivono senza aggiungere altro.
Mentre Newsweek lo lega invece ai “Groyper” del suprematista bianco Nick Fuentes, leader di quella frangia alt right nativista, razzista e omofoba, in prima fila durante l’assalto a Capitol Hill del 6 gennaio 2021. Fuentes è stato un feroce critico di Turning
Point Usa, l’organizzazione di Kirk: attaccata con atto azioni di disturbo durante i suoi eventi perché ritenuta troppo moderata.
Ad aprire a uno scenario politico diverso dai sospetti iniziali, sarebbero proprio le frasi scritte dal giovane sui proiettili che inizialmente lo avevano fatto passare per estremista di sinistra. Lo sostengono una serie di smanettoni parlandone alla rivista Wired Usa. Quelle frasi, spiegano, sono codici noti a chi passa le giornate online. La lingua di una subcultura fatta di meme volatili, cari a mondi così estremi da finire per sfiorarsi e confondersi.
E dove una cosa oggi ha un significato e domani diventa il suo contrario. Scopriamo così che la frase Hey Fascist! Catch!, “prenditi questo”, è un refrain di Helldivers 2, videogioco ambientato in un immaginario impero para fascista intergalattico.
Nel calderone della rete pure la per noi evocativa “Bella Ciao” ha perso ogni legame con resistenza e sinistra italiana: diventando generico brano di ribellione assurto a nuova fama grazie alla colonna sonora de La Casa di Carta (serie tv popolare in certi forum di destra). Cantata pure dalle forze ribelli di Far Cry 6 – altro gioco ambientato in una dittatura – e inserita pure nelle playlist online dei gruppi alt right.
Chiaro che in questa chiave pure l’altra frase, «Se leggi questo sei gay» diventa omofoba.
Insomma, l’identità di Robinson si sta complicando: al punto di spingere diversi esponenti della destra americana a moderare repentinamente i termini. Basti pensare al pentimento della deputa della Carolina del Sud Nancy Mace: dopo aver chiesto
«la pena di morte» per Robinson ora dice che «Kirk avrebbe pregato per quell’individuo diabolico e perduto. Facciamolo anche noi».
(da agenzie)
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Settembre 14th, 2025 Riccardo Fucile
GIORGETTI FRENA SUL TAGLIO DELL’IRPEF E SULLA ROTTAMAZIONE FISCALE CHE CHIEDE SALVINI
Che la situazione si stesse complicando lo aveva già fatto capire l’altro giorno il viceministro Leo, ieri è stato il titolare del Mef ha gelare le aspettative delle forze di maggioranza, compreso il suo partito, ovvero la Lega, circa i margini di manovra in vista della stesura della nuova legge di Bilancio.
Secondo alcune stime la somma delle proposte e delle richieste avanzate da Fdi, Forza Italia e dal partito di Salvini ammonterebbero infatti a oltre 30 miliardi di euro. Soldi che al momento non si vede come si possano reperire.
Tutti sono d’accordo sul favorire il ceto medio, aiutare le famiglie, sostenere i redditi più bassi, aumentare i salari sgravando straordinari e festivi e tagliare di nuovo l’Irpef dal 35 al 33% per i redditi sino a 60 mila euro, ma poi in concreto tutto non si potrà fare.
Il problema è che ogni giorno la lista si allunga: ieri ad esempio il ministro delle Imprese Urso ha sostenuto che vanno reintegrati i fondi tolti alle tv locali; il vicepremier Antonio Tajani (Fi) ha invece rilanciato l’idea di alleggerire i contributi sugli stipendi più bassi. E sempre ieri, poi, qualcuno si è ricordato che nel 2026
andrà rifinanziata la social card «Dedicato a te» che quest’anno ha assorbito ben 500 milioni di euro. Inevitabile dunque che dal Mef arrivasse un altolà.
«Quella che Salvini chiama la rottamazione delle cartelle e la riduzione delle aliquote fiscali al ceto medio costituiscono un quadro su cui c’era una sicurezza e che, lo dico con grande franchezza, si è complicato un po’ con tutte le vicende che a livello internazionale sono divampate e che non dipendono dal governo» ha ammesso ieri Giorgetti intervenendo ad Aosta a un incontro della Lega in vista delle regionali di fine mese.
A pesare è soprattutto la guerra in Ucraina, che crea conseguenze «dirette e indirette». «Indirettamente tutta l’ondata di inflazione che noi abbiamo avuto in questi anni in realtà è inflazione da prezzi di energia e quindi in diretta correlazione per quello che è accaduto in Ucraina: recuperare gas o altre fonti energetiche avrà un prezzo molto più alto. O direttamente, perché a questo punto per l’Ucraina nella coalizione internazionale c’è addirittura chi vuole mandare soldati sul campo. Non è il nostro caso, però l’aiuto finanziario è un aiuto finanziario che ciascun paese in qualche modo dovrà sostenere. Quindi inevitabilmente anche questo graverà».
Il riferimento è all’impegno preso anche dal nostro Paese in ambito Nato di aumentare progressivamente entro il 2035 la nostra spesa militare dall’attuale 2% scarso al 5%, in pratica dovremmo passare da 45 a 145 miliardi di spesa, 100 miliardi in più da reperire nell’arco di 10 anni, uno sforzo enorme visto che solo questo comporta un investimento di 9-10 miliardi all’anno
È chiaro che in questa fase Giorgetti non si voglia sbilanciare
sull’entità della prossima manovra. Interrogato sul declassamento del rating francese (da AA- ad A+) deciso dall’agenzia Fitch il ministro ha risposto secco: «A me che gli altri vadano male non fa piacere. Io voglio che vada bene l’Italia e sono fiducioso che il lavoro che abbiamo impostato possa produrre esattamente questi risultati. Non c’è da godere per le disgrazie altrui. Dobbiamo essere contenti del fatto che il nostro rating è già stato consolidato e migliorato nel recente passato, vogliamo migliorarlo ancora».
(da agenzie)
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Settembre 14th, 2025 Riccardo Fucile
GLI OPPOSITORI NON HANNO PIÙ ALCUNA POSSIBILITÀ DI SUCCESSO E I VINCITORI VENGONO APPROVATI AL CREMLINO PRIMA DELLA DATA DEL VOTO … TRA I CANDIDATI CI SONO CRIMINALI DI GUERRA E RESPONSABILI DELLE STRAGI DI CIVILI A BUCHA
È la “giornata elettorale unica”, e i russi vanno alle urne: in 20 regioni si vota per il
governatore, in 11 regioni si eleggono i parlamenti locali e in 25 si rinnovano i consigli cittadini. In realtà, sono tre giorni, una maratona che si concluderà stanotte, attraversando l’intera Federazione Russa. […] Le televisioni e le agenzie di regime mostrano foto di cittadini che si avviano alle urne in mezzo a cori e balletti folcloristici, personaggi in maschera e distribuzioni di cibi e bevande.
Al ventiseiesimo anno del regno di Vladimir Putin, il meccanismo elettorale russo funziona ormai come un orologio: la segretaria della Commissione elettorale centrale Ella Pamfilova ha riferito di appena 228 violazioni della procedura elettorale, prevalentemente telefonate anonime con falsi allarmi di bombe ai seggi. Dal monitoraggio indipendente arrivano altre informazioni: nella regione di Voronezh un osservatore è stato brutalmente picchiato, a Perm tre giovani sono stati arrestati per aver affisso uno striscione contro il governatore in carica.
A Tomsk, città universitaria della Siberia famosa tra l’altro per essere stata uno dei focolai dell’opposizione di Alexey Navalny (avvelenato qui proprio durante la campagna elettorale precedente, nel 2020), il candidato comunista Igor Nuzhny è stato fermato dalla polizia per tre ore: gli è stato contestato l’adesivo della sua campagna, incollato sulla sua auto. Gli oppositori che si esprimono contro Putin e la guerra in Ucraina non hanno più alcuna possibilità di accedere alla campagna, e i vincitori vengono approvati al Cremlino ben prima della data del voto
Putin però giudica i suoi uomini in base ai numeri del consenso che riescono a conquistare, e quindi dalle regioni russe arrivano le solite segnalazioni di molteplici brogli, dalle schede in più inserite nelle urne alle “anime morte” aggiunte alle liste elettorali, per non parlare delle “lotterie” e delle pressioni ai dipendenti pubblici e agli studenti per costringerli a votare il candidato giusto, cioè quello di Russia Unita.
La spartizione di cariche con gli altri partiti ammessi dal regime, come il Pc e i nazionalisti “liberaldemocratici”, è praticamente finita, e infatti i comunisti sono gli unici a contestare il monopolio della nomeclatura putiniana: a Krasnodar il candidato Aleksandr Safonov ha denunciato brogli a suo danno, dopo che sperava di prendere addirittura il 13% e far scendere il governatore di Russia Unita Veniamin Kondratyev, al terzo mandato consecutivo, sotto l’abituale 80%.
L’affluenza non ha mai superato il 50%, e perfino a Irkutsk, una delle poche regioni dove ci si aspettava un minimo di scontro, la rielezione del fedelissimo putiniano Igor Kobzev è apparsa talmente scontata da non riuscire ad attirare nemmeno un quinto degli aventi diritto. Del resto, al Cremlino ormai da tempo hanno deciso di non incoraggiare troppo la partecipazione, anche per non portare alle urne gli scontenti.
Non a caso, i leader dei partiti non hanno dedicato la propria comunicazione al voto: l’eterno capo comunista Gennady Zyuganov e la guida formale di Russia Unita Dmitry Medvedev non le hanno proprio menzionate.
E sono proprio i “veterani della Svo”, l’acronimo della “operazione militare speciale” contro l’Ucraina, i veri dominatori di queste elezioni: sono ben 1.616 i reduci candidati ai vari
livelli. L’anno scorso erano appena 495, di cui 395 usciti dallo scrutinio con un mandato. Putin li definisce spesso “la nuova élite” russa, e il Cremlino ha istituito un programma di addestramento speciale, “Il tempo degli eroi”, alla ricollocazione dei militari in politica.
Un migliaio di “veterani” sono già stati piazzati ai vari livelli del regime, e in alcune regioni come la Buriazia e la Tyva – tra le maggiori fornitrici di reclute – la quota dei reduci dall’Ucraina nelle liste ha raggiunto rispettivamente il 10 e il 7 per cento.
Novaya Gazeta Europa ha letto con attenzione le liste elettorali, per scoprire che tra i candidati ci sono almeno tre militari che avevano partecipato alle stragi di civili a Bucha nella primavera del 2022, e che ora si preparano a beneficiare della loro esperienza gli elettori del Bashkortostan, di Krasnoyarsk e della Calmucchia.
Altri futuri onorevoli sono stati identificati come responsabili delle esecuzioni di prigionieri a Berdyansk, dei bombardamenti di Sumy e dei raid contro i quartieri residenziali di Dnipro. Il primo governatore reduce dal fronte, a Tambov, ha un curriculum meno sanguinario: già ex deputato della Duma, Evgeny Pervyshov si era arruolato nel 2022, soltanto per venire recuperato nel “Tempo degli eroi” e ricevere quasi subito la nomina di presidente regionale ad interim.
(da La Stampa)
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Settembre 14th, 2025 Riccardo Fucile
“SE LO RIVENDICANO LORO A MAGGIOR RAGIONE NOI, CHE SIAMO GLI USCENTI, POSSIAMO FARLO” … ROMEO A PONTIDA LANCERÀ LA COSIDDETTA “AGENDA NORD” NEI GAZEBO PER UN RITORNO ALLE QUESTIONI “PADANE”, ANDANDO CONTRO L’ALA SOVRANISTA DI SALVINI E VANNACCI
Neanche si è chiusa ufficialmente la partita del Veneto, ed ecco che si infiamma la discussione sulla Lombardia, dove in teoria si dovrebbe tornare al voto nel 2028. Nel centrodestra è una specie di guerra di nervi tra Fratelli d’Italia e Lega: il Carroccio non vuole mollare nulla, né per il dopo-Zaia né per il futuro dopo-Fontana, la fiamma però mette sul piatto la forza dei numeri. Che in politica valgono molto, ma non tutto.
Il patto suona così e aleggia ormai da mesi: Palazzo Balbi a Venezia resta in quota Lega, ma in cambio FdI ottiene la guida
lombarda, dal 2013 monopolizzata dai leghisti, prima con Roberto Maroni e poi con Attilio Fontana. Il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo, un anno fa eletto a capo della Lega Lombarda andando ufficiosamente contro Matteo Salvini, tiene il punto: «Visto che sono i numeri che parlano e la Lega insieme alla lista Fontana in Lombardia ha ottenuto più o meno gli stessi voti di FdI, se lo rivendicano loro a maggior ragione noi, che siamo gli uscenti, possiamo farlo».
Romeo sta rivitalizzando il partito dov’è storicamente più radicato dopo anni di torpore da commissariamento, a Pontida lancerà la cosiddetta “Agenda nord” nei gazebo ed è insomma la rappresentazione di quella Lega che rivendica la propria supremazia nella fascia padana, anche a livello tematico. Rompendo le uova nel paniere dell’ala nazionalista salviniana (e vannacciana).
La risposta del partito di Giorgia Meloni? «In riferimento a quanto osservato dal collega Romeo, circa i numeri che parlano chiaro, vorremmo associarci alla sua analisi riguardanti i dati elettorali. Anche in Veneto il risultato delle ultime elezioni europee è stato piuttosto netto con Fratelli d’Italia oltre il 37 per cento. Siamo d’accordo con lui: una sana analisi dei dati è quello che serve alla coalizione di centrodestra che siamo sicuri saprà trovare i nomi giusti per le prossime elezioni regionali», replica la deputata veneta Maddalena Morgante.
Le ripercussioni di questo logoramento agitano anche l’attuale esecutivo lombardo, con FdI che strombazza in lungo e largo novità in giunta — ci sarebbe posto per Debora Massari, 50 anni, figlia del pasticcere Iginio — mentre Fontana dice candidamente
di non saperne nulla
A cui si aggiunge l’insofferenza di Antonio Tajani che propone di cambiare la legge elettorale «lasciando ai partiti la possibilità di correre indicando nel proprio leader la guida del Paese». Idea non gradita ai meloniani. E si racconta che il segretario azzurro ieri mattina abbia alzato il telefono per lamentarsi proprio con Meloni delle accuse ricevute dalla Lega di allungare i tempi delle trattative.
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Settembre 14th, 2025 Riccardo Fucile
I FONDI AGGIUNTIVI SARANNO DESTINATI ALL’U.S. MARSHALS SERVICE E INCLUDERANNO ANCHE UNA MAGGIORE PROTEZIONE PER I GIUDICI DELLA CORTE SUPREMA …TRUMP VUOLE ANCHE AUMENTARE I FINANZIAMENTI PER PROTEGGERE I PARLAMENTARI
L’amministrazione Trump sta inviando una richiesta di 58 milioni di dollari al
Congresso per aumentare la sicurezza dei poteri esecutivo e giudiziario in seguito all’omicidio dell’attivista conservatore Charlie Kirk. Lo riportano alcuni media Usa, tra cui Cbs News.
Un funzionario della Casa Bianca ha confermato che i fondi aggiuntivi saranno destinati all’U. S. Marshals Service e includeranno anche una maggiore protezione per i giudici della Corte Suprema. Inoltre, l’amministrazione Trump ha espresso sostegno per un aumento dei finanziamenti per proteggere i parlamentari del Congresso, ma potrebbe rimettersi al potere legislativo in merito. Tutto ciò avviene prima della scadenza del 30 settembre per i finanziamenti governativi.
Cbs aveva già parlato di un programma pilota per i membri della Camera, lanciato ad agosto, che prevedeva un’indennità aggiuntiva per assumere personale di sicurezza o fare lavori di ristrutturazione a casa. Anche il Senato sta valutando ulteriori misure di sicurezza. Il capo della polizia del Campidoglio degli Stati Uniti, Michael Sullivan, ha dichiarato a Cbs che il suo ufficio prevede di monitorare oltre 14.000 minacce ai membri entro la fine dell’anno, superando significativamente gli anni precedenti.
(da agenzie)
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Settembre 14th, 2025 Riccardo Fucile
DOPO LA MORTE DEL 31ENNE, UCCISO DURANTE UN COMIZIO NELL’UNIVERSITÀ DELLO UTAH, LOOMER SI È TRASFORMATA IN UNA “PALADINA” CHE PUNISCE I DETRATTORI DI KIRK
Laura Loomer, stretta alleata di Donald Trump, è stata ridicolizzata per essere passata dagli attacchi a Charlie Kirk alla reazione contro i suoi detrattori. Dopo l’uccisione dell’attivista Maga, Loomer ha esortato l’amministrazione Trump a “chiudere, tagliare i fondi e perseguire ogni singola organizzazione di sinistra”, definendo la sinistra “una minaccia per la sicurezza nazionale”.
La sostenitrice del tycoon ha persino raccontato di essere rimasta sveglia tutta la notte e di essersi impegnata a denunciare online chiunque avesse percepito come uno che derideva Kirk o “celebrava” il suo omicidio. Ma sui social più di qualcuno le ha
rimproverato che meno di due mesi prima in un post del 13 luglio ha attaccato Kirk, direttore esecutivo di Turning Point Usa (Tpusa) definendolo un “ciarlatano” e un “opportunista politico” che si dedicava a “ginnastiche mentali” e “pugnalava Trump alle spalle”.
All’epoca, Kirk si era espresso contro gli attacchi militari all’Iran ordinati da Trump, per il quale la Tpusa aveva raccolto il sostegno dei giovani elettori. Kirk si era inoltre proclamato apertamente a favore della pubblicazione completa del file su Epstein. Loomer si era detta anche contrariata dal fatto che, a solo un anno dalla sopravvivenza di Trump all’attentato in Pennsylvania, Kirk avesse ospitato il comico Dave Smith a una conferenza, dopo che quest’ultimo aveva chiesto l’impeachment del presidente repubblicano e l'”abbandono” da parte dei suoi sostenitori.
“Non voglio mai più sentire Kirk affermare di essere pro-Trump”, si legge nel post di Loomer, secondo cui la Tpusa era prosperata solo “grazie alla generosità” del presidente. Le risposte di Loomer alla violenza contro Kirk – ampiamente condannata dai leader politici democratici – contrastano nettamente anche con la sua reazione iniziale alla notizia che un uomo con un martello aveva ferito gravemente il marito dell’ex speaker della Camera Nancy Pelosi nella casa della coppia nel 2022.
All’epoca, Loomer aveva promosso una infondata teoria del complotto secondo cui Paul Pelosi era forse stato vittima di un uomo incontrato su un’app di incontri. Successivamente si scoprì che l’aggressore era un teorico della cospirazione di destra,
David DePape, che voleva sequestrare la speaker. DePape fu successivamente condannato all’ergastolo.
(da agenzie)
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Settembre 14th, 2025 Riccardo Fucile
DIVERSI ATTIVISTI CONSERVATORI, RAPPRESENTANTI ELETTI REPUBBLICANI E ADDIRITTURA SITI WEB DI DOSSIERAGGIO SONO STATI SGUINZAGLIATI PER MINACCIARE CHI NON HA ESPRESSO CORDOGLIO PER L’ASSASSINIO DI KIRK
Decine di post e messaggi sui social media sull’omicidio di Charlie Kirk, sono stati
messi in luce da attivisti conservatori, rappresentanti eletti repubblicani e un sito web di dossieraggio, nell’ambito di una campagna online volta a stigmatizzare chi, sui social, non ha espresso cordoglio per la morte dell’attivista Maga.
Lo rileva la Cnn, puntando il dito, in particolare, su un sito chiamato ‘smaschera gli assassini di Charlie’ e sul profilo di una nota influencer di estrema destra, la senatrice Laura Loomer.
Il sito Charlie’s Murderers, il cui dominio è stato registrato in forma anonima e che dichiara di non essere un sito di dossieraggio, afferma di aver “ricevuto quasi 30.000 contributi”, segnalazioni di messaggi ‘non allineati’ e non necessariamente violenti. Attualmente, sul sito ne sono pubblicati alcune decine. “Questo sito web sarà presto convertito in un database consultabile di tutti i 30.000 contributi, filtrabili per posizione geografica e settore lavorativo. Si tratta di un archivio permanente e in continuo aggiornamento di attivisti radicali che inneggiano alla violenza”.
La maggior parte delle persone i cui messaggi sono stati
pubblicati sul sito non sembrano definirsi attivisti, né molti sembrano inneggiare alla violenza, osserva la Cnn. Mercoledì, poche ore dopo la sparatoria mortale, Loomer ha scritto su X: “Passerò la serata a rendere famosi tutti quelli che troverò online che celebrano la sua morte, quindi preparatevi a vedere tutte le vostre future aspirazioni professionali rovinate se siete abbastanza malati da celebrare la sua morte”. .
Alcune delle persone i cui post sono stati evidenziati affermano di essere state oggetto di una raffica di molestie e di temere di diventare vittime di violenza, senza peraltro aver espresso frasi violente o offensive.
Ad esempio, la giornalista indipendente canadese Rachel Gilmore ha scritto di essere “terrorizzata” dalle ritorsioni dei “fan di estrema destra” di Kirk dopo la sparatoria. Un suo post è il primo elencato sul sito web anonimo, e include una parte in cui Gilmore esprime la speranza che Kirk sopravviva e dice di non aver festeggiato la sua morte. Tuttavia ha affermato di aver ricevuto uno “tsunami” di minacce e ha definito le ultime 48 ore della sua vita “un inferno”.
“È assolutamente corretto definirla una campagna di molestie coordinata”, ha affermato Laura Edelson, professoressa associata alla Northeastern University e direttrice del Cybersecurity for Democracy Project. “È proprio per questo che esiste, per coordinare e indirizzare le molestie verso individui selezionati”.
La senatrice repubblicana Marsha Blackburn del Tennessee ha affermato che un dipendente della Middle Tennessee State University avrebbe dovuto essere licenziato dopo aver scritto di non provare “nessuna compassione” per la morte di Kirk.
L’università ha confermato alla Cnn che il dipendente è stato licenziato “con effetto immediato”.
(da agenzie)
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Settembre 14th, 2025 Riccardo Fucile
UNA PARACULATA CHE IGNORA LA REALTA’, DALL’ ASSALTO ALLA SEDE DELLA CGIL AL FIELE CHE SPARGEVA IN RETE LA “BESTIA” SALVINIANA.. SONO ANNI CHE I SOVRANISTI ISTIGANO ALL’ODIO E FESTEGGIANO I MIGRANTI AFFOGATI NEL MEDITERRANEO
La sinistra smetta di «giustificare l’odio politico» perché «il clima, anche qui in Italia, sta diventando insostenibile». Sul palco della piccola Udc, Giorgia Meloni torna sull’omicidio del trumpiano Charlie Kirk in Utah. Per rafforzare il concetto, sostenere che ci siano connivenze o reticenze nella sinistra italiana, tali da fomentare possibili agguati anche nel Belpaese.
Tutto il centrodestra si allinea, batte sullo stesso chiodo, Kirk, per tutto il giorno. Altro big di FdI, Tommaso Foti, ministro degli Affari Ue: «Il clima è avvelenato per deliberata volontà delle sinistre».
Dalla festa dei giovani azzurri si fa sentire il ministro degli Esteri e vicepremier, Antonio Tajani. Come? Puntando il dito contro il M5S, che qualche giorno fa in Parlamento, durante la discussione su Gaza, l’aveva paragonato a un influencer «prezzolato di Israele».
Critiche alla destra italiana arrivano però dal referente di Elon Musk in Italia, Andrea Stroppa, un tempo ricevuto alla festa di FdI e a Palazzo Chigi: «Parte della destra italiana si sottrae al confronto, ignora i giornalisti, vede le critiche anche legittime come attacchi da parte di nemici». Ogni riferimento a Meloni non pare casuale.
(da agenzie)
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