Settembre 10th, 2025 Riccardo Fucile
SE LA BARTOLOZZI VENISSE RINVIATA A GIUDIZIO DOVREBBE SFILARE IN AULA MEZZO GOVERNO
«Li stavamo aspettando». A Palazzo Chigi e a via Arenula lo ripetono con un mezzo sorriso, per ostentare calma. Ma il caso Giusi Bartolozzi, capo di Gabinetto di Carlo Nordio, agita i corridoi governativi più di quanto trapeli.
Le accuse di «dichiarazioni mendaci» davanti al Tribunale dei ministri per l’inchiesta Almasri – ora oggetto di un’indagine della Procura di Roma – rischiano infatti di trasformarsi in un detonatore capace di investire il cuore dell’esecutivo.
La sequenza delle ultime ore racconta bene lo stato d’animo del governo. Lunedì, quando con ogni probabilità Bartolozzi era già a conoscenza dell’inchiesta, l’ex deputata FI ha bussato al portone di piazza Colonna. Lì avrebbe incontrato i due sottosegretari della premier – Giovanbattista Fazzolari e Alfredo Mantovano – o forse la stessa Giorgia Meloni.
Raccontano che l’incontro sia stato teso ma non drammatico.
Alla fine, l’ex deputata di Forza Italia avrebbe incassato rassicurazioni legate più al garantismo ostentato da questo governo che all’amore che lega i vertici e Bartolozzi. Forse è meno di quanto si aspettasse la Capo di Gabinetto, ma senza dubbio è abbastanza per restare al proprio posto.
Almeno per chi si è guadagnata il soprannome di “zarina” di via Arenula per il potere accumulato negli ultimi anni. O anche di “scatola nera” del ministro Nordio, per il ruolo di ombra recitato fin qui. Eppure la solidarietà dei vertici del governo resta solo privata. Il sostegno politico solo sussurrato. La strategia di difesa, infine, tutta da verificare.
Non è un caso che il filo rosso tra Chigi e il Guardasigilli continui a srotolarsi per tutta la giornata di ieri. A via Arenula c’è anche chi teme il peggio, che Meloni possa «recidere il cordone». Nordio lascia quindi trapelare di aver incontrato la Bartolozzi in mattinata confermandole la propria fiducia. La blinda.
Il sostegno della premier e del suo cerchio magico c’è, ma viene definito «a tempo», legato cioè a un «punto critico» che nessuno vuole nominare ma che tutti intuiscono: l’eventuale rinvio a giudizio. Perché se Bartolozzi finisse davvero a processo, con il rischio di vedere Nordio, Mantovano e Matteo Piantedosi sfilare come testimoni, l’abbraccio politico rischierebbe di trasformarsi in zavorra.
È questo lo scenario che Meloni vuole evitare. I tempi della giustizia sarebbero probabilmente lunghi, oltre la legislatura, ma la premier teme accelerazioni della magistratura.
Non a caso, nelle ultime ore i tecnici della maggioranza hanno setacciato cavilli e precedenti utili a tutelare la posizione della
capo di Gabinetto. Con un obiettivo preciso: agganciare il destino di Bartolozzi al procedimento davanti al Tribunale dei ministri che riguarda Nordio, Mantovano e Piantedosi.
Se è vero che non sarà lo scudo ministeriale a “salvare” Bartolozzi, lo è pure che può limitare i danni. Un’operazione giuridica complicata – perché lo scudo copre solo i reati concorrenti e non quelli connessi – ma politicamente preziosa.
A sera la tempesta si placa, ma la partita non è chiusa. Sottotraccia prosegue la giostra di incontri e contatti che oltre a Palazzo Chigi, Bartolozzi, Nordio e gli altri protagonisti della vicenda, coinvolgono Giulia Bongiorno e la prima linea di FdI, chiamata a gestire la patata bollente a Montecitorio.
Il primo banco di prova è già fissato. Oggi la Giunta per le autorizzazioni della Camera inizierà l’esame della richiesta a procedere, con l’intenzione di portare in Aula il parere entro la fine del mese.
Il voto è scontato, ma il centrodestra userà ogni passaggio per rafforzare la difesa della funzionaria. Perché in questo gioco di specchi, ogni mossa su Bartolozzi rischia di riflettersi sulla stessa premier. Si ragiona sulla richiesta di un accesso agli atti alla Procura, ma anche di un’istruttoria.
A sera una ricetta vincente non pare ancora essere stata individuata. La certezza è una sola. Il governo non vuole lasciare il pallino dell’iniziativa nelle mani dei magistrati. A meno di sorprese, alla ripresa dei lavori sulla separazione delle carriere di oggi in Commissione, il centrodestra dirà no a eventuali richieste di nuove audizioni.
(da Corriere della Sera)
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Settembre 10th, 2025 Riccardo Fucile
LE IMMAGINI RAFFORZANO LA TEORIA DELL’ORDIGNO LANCIATO DA UN DRONE
A distanza di circa 24 ore, un’altra imbarcazione della Global Sumud Flotilla, l’Alma, è
stata colpita in acque tunisine. Anche questa volta il video mostra un oggetto infuocato cadere dall’alto, che non risulta compatibile con un razzo segnalatore. Questa volta, l’equipaggio è riuscito a domare l’incendio, rinvenendo un oggetto sul punto dell’impatto compatibile con un ordigno incendiario lanciato da un drone.
Per chi ha fretta
Il video mostra un oggetto infuocato cadere dall’alto, con caratteristiche non compatibili con un razzo segnalatore
L’equipaggio è riuscito a domare l’incendio e ha recuperato un corpo cilindrico compatibile con una granata incendiaria avvolta in materiale plastico.
Nelle immagini dell’oggetto si nota anche una sostanza giallognola, compatibile con un gel infiammabile.
Granate di questo tipo e colore sono utilizzate in vari Paesi.
Analisi
Una delle telecamere a bordo ha ripreso la scena, mostrando un oggetto infuocato scende dall’alto. Le immagini sono sovrapponibili a quelle dell’attacco precedente.
A differenza del primo episodio, non sono stati colpiti materiali facilmente infiammabili, permettendo all’equipaggio di limitare i danni.
Perché non risulta compatibile con un razzo segnalatore
Il video ripreso dalla telecamera a bordo mostra un oggetto in caduta che non risulta compatibile con un razzo di segnalazione, il quale si accende ad alta quota per poi bruciare a lungo, scendendo lentamente, mentre nelle immagini, simili a quelli dell’altro episodio, l’accensione avviene a breve distanza dalla nave scendo a una velocità maggiore in assenza di un paracadute.
L’oggetto recuperato compatibile con una granata incendiaria
L’oggetto estraneo rinvenuto sul posto risulta avere un corpo cilindrico simile a una bomboletta spray, avvolto in materiale plastico ormai bruciato dalle fiamme.
L’oggetto cilindrico risulta compatibile con una granata incendiaria (sotto un esempio con una granata simile, ma non esattamente lo stesso identico modello).
Parliamo di un ordigno che, una volta tolta la sicura e dopo averla lanciata, sprigiona una fiamma dalla parte superiore.
I tempi di accensione e il materiale viscoso
Nel video è possibile comprende quanto tempo passa dal momento della rimozione della sicura a quello del rilascio delle prime scintille. Ecco perché, se lanciato da un drone, l’ordigno si accende solo a una certa distanza, senza danneggiare il velivolo.
Nelle foto e nei video diffusi dall’equipaggio si nota non solo una cinghia di plastica attorno alla granata, ma anche un materiale viscoso di colore giallognolo. Non si esclude che possa trattarsi di una sostanza infiammabile simile a quella mostrata nel video d’esempio citato in precedenza.
Le accuse di una granata israeliana
Come nel caso precedente, sui social sono circolate accuse secondo cui la granata sarebbe di fabbricazione israeliana
Granate incendiarie di questo tipo sono in uso in diversi Paesi e teatri di conflitto, rendendo impossibile attribuire con certezza la provenienza sulla base delle sole immagini, soprattutto se l’oggetto risulta danneggiato dall’incendio (come in questo caso).
Al momento, però, non ci sono prove che colleghino direttamente l’episodio all’esercito israeliano.
Conclusioni
In questo secondo episodio riscontriamo elementi più concreti rispetto al primo. I video confermano la caduta di un oggetto infuocato dall’alto, come nell’altro caso, mentre il ritrovamento a bordo indica la presenza di un oggetto compatibile con una granata incendiaria legata a un altro oggetto contenente del materiale infiammabile. L’ipotesi di un ordigno sganciato da un drone resta quella più coerente con le evidenze raccolte.
(da Open)
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Settembre 10th, 2025 Riccardo Fucile
SUL PONTILE UN RESTO CARBONIZZATO DELL’ARMA
Alle 17 di oggi (ora italiana) ripartirà da Tunisi, in direzione Striscia di Gaza, la Global Sumud Flotilla dopo aver subito il secondo attacco con un drone in due giorni.
Secondo gli organizzatori della spedizione umaitaria, una delle imbarcazioni è stata approcciata da un drone in un porto tunisino. La Alma, che batte bandiera britannica, sarebbe stata colpita nelle acque al largo di Sidi Bou Said, nella periferia nord di Tunisi. «Ha subito danni causati da un incendio sul ponte superiore. L’incendio è stato successivamente spento e tutti i passeggeri e l’equipaggio sono al sicuro», si legge nel comunicato. Su Instagram c’è un video del secondo attacco: secondo la GSF sul pontile sarebbero rimasto un dispositivo elettronico carbonizzato del drone.
Il secondo attacco in due giorni
I giornalisti dell’Afp presenti sul posto hanno visto un’imbarcazione circondata da quelle delle forze dell’ordine tunisine. Si sentivano sirene e decine di attivisti hanno manifestato sulla spiaggia per protestare contro il presunto attacco. «Seconda notte, secondo attacco con drone», ha
dichiarato all’Afp Melanie Schweizer, una delle coordinatrici della flottiglia. «Questi ripetuti attacchi si verificano nel contesto dell’intensificarsi dell’aggressione israeliana contro i palestinesi a Gaza e costituiscono un tentativo orchestrato di distrarre e far deragliare la nostra missione», ha denunciato la GSF nel suo comunicato.
L’accusa a Israele
Nessuno dei passeggeri e dell’equipaggio è stato ferito nell’attacco. Uno degli organizzatori della flottiglia ha accusato Israele di aver compiuto l’attacco. «Israele continua a violare il diritto internazionale e a terrorizzarci. Navigheremo per rompere il blocco su Gaza, qualunque cosa facciano», ha dichiarato a Reuters Saif Abukeshek, membro del comitato direttivo della GSF. «La Global Sumud Flotilla rimane risoluta e imperterrita. Ci stiamo preparando a partire da Tunisi, in attesa degli ultimi controlli meccanici, delle valutazioni meteorologiche e della preparazione dei partecipanti», ha fatto sapere in un comunicato ufficiale. «Partiamo per questa missione. Nessun atto di aggressione ci fermerà. Nei prossimi giorni la flottiglia sarà unita in mare nella nostra missione per rompere l’assedio, porre fine al genocidio e stare al fianco del popolo palestinese nella sua giusta lotta per la libertà».
Il precedente
L’Alma ha subito danni da incendio al ponte superiore ed è in corso un’indagine. Ieri, martedì 9 settembre, la GSF ha denunciato un attacco da parte di un drone all’imbarcazione principale della flotta. La Guardia Nazionale tunisina ha affermato che si è trattato di un semplice incendio a bordo. Un filmato di GSF mostra l’attacco: i video mostrano un oggetto che
cade dall’alto, si accende a breve distanza e provoca un incendio a bordo. L’audio registrato riporta un rumore compatibile con un drone, che pian piano scompare durante dalla caduta dell’oggetto al momento dell’impatto. Non ci sono prove dirette che colleghino l’attacco a Israele.
La Global Sumud Flotilla
La Global Sumud Flotilla è supportata da delegazioni provenienti da 44 paesi, tra cui l’attivista svedese Greta Thunberg e la politica portoghese Mariana Mortagua. Israele ha mantenuto il blocco sull’enclave costiera da quando Hamas ha preso il controllo di Gaza nel 2007, sostenendo che è necessario per prevenire il contrabbando di armi. Il blocco è rimasto in vigore durante l’attuale guerra, iniziata quando Hamas ha attaccato il sud di Israele nell’ottobre 2023, uccidendo 1.200 persone e prendendo circa 250 ostaggi, secondo i conteggi israeliani. Il successivo attacco militare di Israele contro Hamas ha ucciso oltre 64 mila palestinesi, secondo il ministero della salute di Gaza controllato da Hamas. L’Onu ha affermato che parte dell’enclave sta soffrendo la carestia.
La missione di giugno
Israele ha isolato Gaza via terra all’inizio di marzo, non consentendo l’ingresso di rifornimenti per tre mesi, causando una diffusa carenza di cibo. Israele ha affermato che Hamas stava dirottando gli aiuti. Diversi esperti e studiosi dei diritti umani affermano che l’attacco militare di Israele a Gaza equivale a un genocidio. A giugno, le forze navali israeliane sono salite a bordo e hanno sequestrato uno yacht battente bandiera britannica che trasportava, tra gli altri, Thunberg. Israele ha liquidato la nave di aiuti come una trovata propagandistica a sostegno di
Hamas.
(da agenzie)
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Settembre 10th, 2025 Riccardo Fucile
COMPETITIVITA’ PER IL PPE, CONFERMA DEL GREEN DEAL PER I SOCIALISTI, LOTTA ALLA POVERTA’ PER LA SINISTRA, CONTROSTO ALLA MIGRAZIONE PER I CONSERVATORI… UNICI IMPEGNI REALI: SOSPENSIONE DEGLI ACCORDI CON ISRAELE E SOSTEGNO ALLA STAMPA LIBERA
Un contentino per tutti. In un quadro di guerra in cui le richieste avanzate non devono,
quindi, essere esose e le risposte non possono che essere limitate. E con una grande assenza: l’anima. Il discorso sullo Stato dell’Unione della presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, era atteso come il momento di rilancio dell’Unione dopo le difficoltà dell’ultimo anno. A cominciare dall’intesa con gli Usa sui dazi. La leader dell’esecutivo europeo, preoccupata dalle contestazioni che stanno emergendo tra i banchi del Parlamento comunitario e in particolare nella sua maggioranza tradizionale, ha scelto la strada di offrire a tutti i gruppi un osso da addentare. Un po’ di competitività per il Ppe, la conferma del Green Deal per i socialisti, la lotta alla povertà (“da eradicare entro il 2050”) per la sinistra, il contrasto alla migrazione per i Conservatori. Il tutto con una serie di annunci di fondi, mobilitazioni, istituti o centri e qualche testimonial da esporre in aula. Ma senza un’anima, senza una visione o una direttrice che in qualche misura possa motivare classe dirigente e cittadini europei. Senza cogliere le radici della crisi in corso in Europa e soprattutto senza scegliere.
Nell’incertezza politica non hai mai parlato della coalizione che l’ha sostenuta e si è rivolta vagamente alle “forze democratiche ed europeiste”. Anche quando è stata attaccata dall’estrema destra in riferimento alla disinformazione, si è limitata a dire “voi”.
La sintesi è l’“appello all’unità”, giustificato dalla fase di difficoltà economica e militare dell’Unione, si basa anche su presupposti corretti. Ha descritto un’Europa in guerra, o meglio “in lotta”, per fronteggiare il nemico russo. Ha ricordato che il destino dell’Ucraina è anche quello dell’Ue e per questo ci sarà bisogno di un’altra stagione di allargamenti (a Kiev, alla Moldova). Ha giustamente osservato che a Pechino la scorsa settimana si è formata una coalizione anti-occidentale con cui l’Europa dovrà fare i conti. Non ha dunque fatto passi indietro sulla necessità di rendere “indipendente” l’Ue anche sul piano militare entro il 2030 lanciando l’idea di un “semestre europeo della Difesa”.
Da notare che – non a caso – il presidente americano non compare mai nel suo intervento: il nome Donald Trump non è mai stato evocato in aula. E ha ribadito che ci saranno presto nuove sanzioni economiche contro Mosca. Ma il tutto in un quadro di tante promesse, tanti verbi al futuro e poca efficacia immediata.
Su due punti è stata invece fattiva. Su Gaza annunciando che la Commissione farà da subito tutto ciò che è in suo potere a partire dalla sospensione dei pagamenti nei confronti di Israele e riproponendo la sospensione dell’accordo commerciale con lo Stato ebraico.
E sulla disinformazione. Prendendo finalmente atto pubblicamente che una stampa libera è una garanzia per la
democrazia e per svelare le bugie degli autocrati (le scontro verbale con l’estrema destra con qualche urlo in aula si è consumato su questo punto). E che per sostenerla la Commissione attiverà una azione per la “resilienza dei media”.
Ma forse, per uscire dalle paludi dell’immobilismo, al Vecchio Continente serve qualcosa di più. E l’accenno finale alle riforme per rendere le istituzioni europee più efficiente (superando la regola dell’unanimità) appariva, appunto, solo come un accenno.
(da Repubblica)
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Settembre 10th, 2025 Riccardo Fucile
L’EX PORTIERE DELLA NAZIONALE E DELLA FIORENTINA: “VOLEVO ESSERE CAPOLISTA MA VANNACCI PIAZZA I SUOI AMICI”… E’ QUELLO CHE CAPITA A FREQUENTARE CATTIVE COMPAGNIE, FANNE TESORO
L’ex campione del mondo Giovanni Galli è l’agnello sacrificale del repulisti di Roberto Vannacci nella Lega Toscana: Giovanni Galli – consigliere regionale uscente del Carroccio – rinuncia a correre alle elezioni del 12 e 13 ottobre. L’ex portiere della Fiorentina ed ex candidato sindaco per il centrodestra a Firenze «non sarà in lista».
Lo ha annunciato lui stesso oggi (9 settembre 2024) con uno scarno comunicato in cui spiega in maniera piuttosto lineare quanto è successo: «Pochi giorni fa – racconta – avevo detto che mi sarei volentieri ricandidato come capolista della Lega nel collegio di Firenze 1, ma prendendo atto che tale opzione non è possibile, ho deciso a malincuore».
«Tale opzione» non interessa all’eurodeputato ex militare, che evidentemente ha risposto picche alla disponibilità di Galli, al quale è stato invece proposto un terzo posto in lista, con possibilità minime di elezione.
La mano dell’ex generale sulle liste e lo scontro nel Carroccio
Non passa giorno che l’ex generale subisca lo stop pubblico di qualche storico esponente leghista rispetto alla scalata al partito che sta compiendo da quando è stato indicato da Matteo Salvini come vice segretario.
Dal Veneto alla Lombardia, la «vannaccizzazione» del più antico partito dell’arco costituzionale è ormai all’ordine del giorno. Ma in questo caso è Vannacci in persona a dare le carte, dato che in Toscana – e lui risiede a Viareggio – è divenuto responsabile della campagna elettorale della Lega. E quindi la sua mano
agisce direttamente dove duole, sulla formazione delle liste elettorali, che secondo le proiezioni produrranno tra i 2 e i 3 eletti per i leghisti.
Poca roba: quindi avanti i suoi, i fedelissimi del militare in pensione, che a Firenze vuol puntate sull’ex Consigliere Tommaso Villa. E niente posto da capolista per i Consiglieri uscenti, considerati vicini alla precedente gestione del Carroccio, dunque emanazione dell’europarlamentare Susanna Ceccardi.
Lo scontro tra i due eletti a Bruxelles si è fatto ormai pubblico, con le proteste della zarina sui metodi bellici inaugurati da Vannacci. L’epilogo di questo scontro si concretizzerà con una nuova gara per la segreteria toscana della Lega, una resa dei conti che avverrà probabilmente dopo il voto.
(da agenzie)
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Settembre 10th, 2025 Riccardo Fucile
IL PROCESSO NASCE DA UN’INDAGINE CHE HA COLPITO ESPONENTI DI SPICCO DELLA COSCA PIROMALLI, SVELANDO UN TRAFFICO DI RIFIUTI CHE SAREBBE STATO GESTITO DALL’IMPRENDITORE ROCCO DELFINO, IN CONTATTO CON PITTELLI
La Dda di Reggio Calabria ha chiesto 16 anni di carcere per l’avvocato Giancarlo Pittelli,
ex senatore di Forza Italia imputato per concorso esterno con la ‘ndrangheta nel processo “Mala Pigna” in corso davanti al Tribunale di Palmi.
Il pm Lucia Spirito ha concluso la requisitoria nella serata di ieri – come riporta Gazzetta del Sud – chiedendo la condanna di Pittelli, difeso dagli avvocati Guido Contestabile e Salvatore
Staiano.
Il processo nasce da un’indagine che ha colpito esponenti di spicco della cosca Piromalli svelando, pure, un traffico di rifiuti che sarebbe stato gestito dall’imprenditore Rocco Delfino. Nei confronti di quest’ultimo, considerato il braccio economico del clan di Gioia Tauro, la Dda ha chiesto 29 anni di reclusione.
Delfino era in contatto con Giancarlo Pittelli che, secondo la Dda era “uomo politico, professionista, faccendiere di riferimento avendo instaurato con la ‘ndrangheta uno stabile rapporto ‘sinallagmatico’”.
In sostanza, stando al capo di imputazione, l’ex senatore avrebbe garantito “la sua generale disponibilità nei confronti del sodalizio a risolvere i più svariati problemi degli associati, sfruttando le enormi potenzialità derivanti dai rapporti del medesimo con importanti esponenti delle istituzioni e della pubblica amministrazione”.
Secondo gli inquirenti, l’ex senatore parlamentare aveva “illimitate possibilità di accesso a notizie riservate e a trattamenti di favore”. Per questo “veicolava informazioni all’interno e all’esterno del carcere tra i capi della cosca Piromalli detenuti in regime carcerario ai sensi dell’articolo 41 bis”.
Dopo la requisitoria del pm Spirito inizieranno le arringhe della difesa che dovrebbero concludersi nel giro di qualche udienza. Solo dopo il Tribunale si ritirerà in camera di consiglio per emettere la sentenza. Pittelli è imputato anche a Catanzaro nel processo “Rinascita-Scott” dove è stato condannato, in primo grado, a 11 anni di carcere per i suoi rapporti con il boss Luigi Mancuso.
(da agenzie)
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Settembre 10th, 2025 Riccardo Fucile
L’ASCENSORE SOCIALE NON ESISTE: CHI VIENE DA UN CONTESTO SVANTAGGIATO, NON MIGLIORA (SOLO IL 15% DEI RAGAZZI CON GENITORI SENZA UN DIPLOMA COMPLETA IL CICLO DI STUDI SECONDARIO)… SEMPRE MENO DONNE SI LAUREANO MENTRE GLI INVESTIMENTI NELL’ISTRUZIONE SONO PARI AL 3,9 % DEL PIL CONTRO IL 4,7% DELLA MEDIA OCSE
L’Italia ha un alto numero di adulti con un basso livello di alfabetizzazione: il 37 % di tutti gli adulti tra i 25 e i 64 anni ha competenze alfabetiche di livello 1 o inferiore, un dato superiore alla media dell’Ocse pari al 27%. E’ quanto emerge dal report Education at a glance 2025. Per basso livello di alfabetizzazione si intende chi è in grado di comprendere solo testi molto brevi con informazioni minime che non distraggono l’attenzione.
In Italia, il 63 % dei giovani adulti di età compresa tra i 25 e i 34 anni, con almeno un genitore in possesso di un titolo di studio terziario, ha conseguito a sua volta la maturità; questa
percentuale scende al solo 15% per coloro i cui genitori non hanno completato un ciclo di studi secondario di secondo grado. Questo divario di 48 punti percentuali nel conseguimento di un titolo di studio dell’istruzione terziaria è superiore al divario medio dell’Ocse pari a 44 punti percentuali.
E’ quanto emerge dal rapporto Education at a glance 2025 pubblicato oggi. La buona notizia è che la percentuale di giovani adulti (di età compresa tra i 25 e i 34 anni) senza un livello di istruzione secondaria di secondo grado continua a diminuire in tutta la zona Ocse, raggiungendo una media del 13 %. E si osserva una tendenza analoga anche in Italia, dove la quota è scesa dal 24 % al 19 % tra il 2019 e il 2024.In molti Paesi è frequente che i nuovi iscritti ai corsi di laurea triennale decidano di prendere almeno un anno sabbatico tra la fine dell’istruzione secondaria di secondo grado e l’inizio dell’università. In Italia, il 20% delle matricole universitarie si concede un anno sabbatico, a fronte della media dell’Ocse pari al 44 %. E’ quanto emerge dal report ‘Education at a Glance 2025′, pubblicato oggi.
In tutti i Paesi, le donne che si iscrivono a corsi di laurea triennale hanno maggiori probabilità, rispetto ai loro colleghi uomini, di completare con successo gli studi universitari entro i tre anni successivi alla conclusione prevista del corso di studi. In Italia, il divario di genere è di 10 punti percentuali (61 % per le donne rispetto al 51 % per gli uomini), inferiore di 12 punti percentuali rispetto alla media dell’Ocse. E’ quanto emerge dal report Education at a glance, pubblicato oggi.
Gli studenti che non completano il corso di laurea abbandonano gli studi in diversi momenti. Gli elevati tassi di abbandono al
primo anno possono mettere in luce un divario tra le aspettative degli studenti e il contenuto o le esigenze dei corsi prescelti, rispecchiando probabilmente una mancanza di orientamento professionale per le future matricole o un sostegno inadeguato ai nuovi iscritti. In Italia, la percentuale di immatricolati a corsi di laurea triennale che abbandonano gli studi dopo il primo anno è identica alla media dell’Ocse, pari al 13 %.
I dati sul tasso di completamento per il 2023 si riferiscono agli studenti il cui corso di laurea avrebbe dovuto concludersi nel 2020, durante la pandemia da Covid-19. Sebbene alcuni Paesi abbiano registrato un aumento significativo dei tassi di completamento durante la pandemia, probabilmente grazie a politiche volte a facilitare il conseguimento del titolo, altri hanno registrato un calo moderato. In Italia, i tassi di completamento dei nuovi iscritti ai corsi di laurea triennale durante la pandemia sono aumentati in modo sostanziale, di circa 17 punti percentuali rispetto a tre anni prima (dal 21 % al 37 %).
La mobilità internazionale degli studenti universitari continua ad aumentare in tutta la zona Ocse, con alcuni Paesi che hanno registrato una crescita sostanziale della percentuale di studenti internazionali tra il 2018 e il 2023. Nella zona Ocse, in media, gli studenti internazionali o stranieri rappresentavano il 7,4 % degli universitari, rispetto al 6 % registrato nel 2018. L’Italia è stata uno dei pochi Paesi che non ha registrato un aumento, con una percentuale in calo dal 5,6 % al 4,8 % .
In Italia, gli investimenti nell’istruzione, dal livello primario a quello terziario, sono pari al 3,9 % del Pil, un valore inferiore alla media dell’Ocse di questo indicatore pari al 4,7 %.
Alcuni Paesi applicano tasse universitarie notevolmente più elevate agli studenti stranieri che frequentano corsi di laurea magistrale presso istituti pubblici, ma l’Italia non è tra questi. In Italia, le tasse di iscrizione annuali medie per gli studenti stranieri a livello di laurea magistrale hanno un valore identico alle tasse applicate agli studenti nazionali.
(da agenzie)
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Settembre 10th, 2025 Riccardo Fucile
“PER VINCERE ANCORA BISOGNA AGIRE COME CHI HA PERSO: FERMARSI, CAPIRE PERCHÉ SI È PERSO E CERCARE DI MIGLIORARE. NOI ABBIAMO CERCATO DI FARE QUESTO, ANCHE SE AVEVAMO VINTO L’OLIMPIADE”… “NON MI PIACE LA RETORICA SECONDO CUI SE SI FANNO LE COSE PER BENE, SI VINCE. SI PUÒ ANCHE PERDERE FACENDO TUTTO BENE. AVERE CULTURA SPORTIVA SIGNIFICA ACCETTARE ANCHE QUESTO”
«Quando una persona comincia a confondersi con il suo personaggio, è lì che comincia il
declino». Appena atterrato a Malpensa dopo una notte in volo da Bangkok con scalo a Dubai e una coppa del mondo in valigia, Julio Velasco sorride soddisfatto con gli occhi stanchi. Nella storia c’era già di diritto per tutte le prime volte regalate alla pallavolo — dal primo Mondiale nel 1990 con gli uomini alla prima Olimpiade l’anno scorso con le donne — e per le due generazioni di fenomeni portate al trionfo, ma questo oro mondiale è speciale. […]
Quando ha capito che era fatta?
«Quando è caduto l’ultimo punto. Fino a quel momento era una partita apertissima. Molto diversa dalla finale olimpica contro gli Stati Uniti. La Turchia ci ha messo in difficoltà, come è normale che accada in una finale mondiale. Le ragazze sono state bravissime a farsi trovare pronte».
Avete vinto due partite sporche, cosa ha fatto la differenza?
«Solo due palloni. Se in semifinale l’attacco di Gabi fosse stato 3 centimetri più alto o più a destra o a sinistra, probabilmente avrebbe fatto punto e in finale ci sarebbe andato il Brasile. Non mi piace la retorica secondo cui se si fanno le cose per bene, si vince. Si può anche perdere facendo tutto bene, solo perché l’avversario ha fatto un po’ meglio. Avere cultura sportiva significa accettare anche questo».
Il suo time out nel tie break («Decidete cosa fare e fatelo bene») ha cambiato la storia della partita.
«Io faccio l’allenatore e cerco di mettere le ragazze nelle migliori condizioni per fare la loro parte. Ho sempre detto che le volevo autonome e autorevoli. Loro lo sono state».
Sono fenomenali?
«Odio quell’aggettivo».
Ma c’è un filo che lega i ragazzi degli anni 90 e questa squadra?
«In due anni, queste ragazze non hanno fatto un allenamento senza dare il massimo. Questo hanno in comune con quel gruppo. Le squadre che vincono molto hanno giocatori con grande talento che si allenano come se fossero giocatori normali».
E’ diventato l’invincibile Velasco.
«Io sono un bravo allenatore che allena una squadra forte. Gli invincibili esistono solo nella mitologia. Nella realtà esistiamo noi e i nostri personaggi. Personaggi che vivono di vita propria. Il mio, per esempio, dice cose che non ho mai detto, fa cose che non ho mai fatto, sembra possa riuscire in qualunque cosa. Ma chi fa bene il musicista non è detto che sia un buon direttore d’orchestra».
Per la serie: non basta un bravissimo allenatore senza una squadra fortissima?
«Se si trovano “cavalli da tiro” e li si allena bene, tireranno di più, ma alla corsa all’ippodromo perderanno. Per quel tipo di gara servono i cavalli da corsa. Poi, certo, è necessario il contributo di un allenatore e di uno staff, ma non si può vincere senza giocatrici forti».
E per vincere ancora?
«Bisogna agire come chi ha perso: fermarsi, capire perché si è perso e cercare di migliorare. Noi abbiamo cercato di fare questo, anche se avevamo vinto l’Olimpiade».
(da Corriere della Sera)
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Settembre 10th, 2025 Riccardo Fucile
UN ESPERIMENTO CHE DURERÀ FINO A NOVEMBRE, PER CAPIRE IL BENEFICIO DELL’“INTEGRAZIONE” DELLE MACCHINE CON I LAVORATORI IN CARNE E OSSA
“Robot “commessi” che riforniscono gli scaffali e puliscono in totale autonomia in un minimarket di Tokyo. È un esperimento di Seven-Eleven Japan Co., sul possibile utilizzo di avatar tuttofare nei loro punti vendita entro il mese di novembre, quando ci sarà un’analisi interna sull’eventuale beneficio dell’installazione di questi robot.
La catena di minimarket ha mostrato a media e testate come i lavoratori possono concentrarsi su determinati compiti come la vendita dei prodotti in cassa e la gestione delle vendite mentre alcuni robot riforniscono gli scaffali del punto vendita con bevande e alcolici in lattina, per un totale di 80 bottiglie all’ora. Durante questo processo altri robot puliscono le finestre e il pavimento.
È stato introdotto anche un commesso avatar per rispondere a distanza alle domande dei clienti su argomenti come l’utilizzo delle casse automatiche e i consigli. Per gestire i visitatori provenienti dall’estero, le risposte possono essere visualizzate sullo schermo del robot in nove diverse lingue straniere.
(da agenzie)
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