Settembre 10th, 2025 Riccardo Fucile
DOPO UNA BATTAGLIA LEGALE DURATA ANNI, UN GIUDICE DATO RAGIONE ALL’UOMO. IL MOTIVO? LA DONNA, DOPO ANNI DI PRECARIETÀ E LAVORO IN NERO, NON È RIUSCITA A DIMOSTRARE IL VINCOLO DI SUBORDINAZIONE CONTINUATIVA
La maternità o il lavoro. È stato questo il ricatto occupazionale difronte al quale si è
ritrovata Anna (nome di fantasia), 49 anni, originaria di Torchiarolo. Novembre 2015: alla ventunesima settimana di gravidanza e reduce da una minaccia di aborto, viene licenziata dal suo storico datore di lavoro a Manduria (Taranto). Da lì, una battaglia legale andata avanti per sette lunghi anni, iniziata con il ricorso del 2016 e terminata nel 2023 con una sentenza d’appello che ha però respinto le sue richieste
La sua vicenda inizia molto prima: nel 1998, quando, appena 22enne, inizia a lavorare nello studio di un commercialista, come ragioniera. Per sette anni lavora completamente in nero, ricevendo appena 300 euro al mese di compenso. Solo nel 2005 ottiene un contratto regolare, durato fino al 2013, quando un’ispezione Inps multa lo studio per 20mila euro per la presenza di tre lavoratrici irregolari.
Da lì, la situazione degenera. Anna viene formalmente licenziata per “motivi economici”, ma continua a lavorare, questa volta percependo solo l’indennità di disoccupazione […] Nel 2015, il suo datore crea una cooperativa, che sulla carta fornisce servizi esterni, ma che nella realtà riproduceva fedelmente la struttura precedente Anna e le altre ex dipendenti diventano formalmente “socie”, ma era il loro datore a mantenere ogni potere decisionale.
Il punto di rottura arriva con la gravidanza. “Appena comunicata la notizia, è iniziata la pressione psicologica”, racconta Anna. A novembre 2015, a soli sei giorni da una minaccia d’aborto, viene licenziata.
Dopo il benservito decide di reagire: si rivolge a due avvocati lavoristi, che avviano una causa al Tribunale di Taranto nel 2016. La documentazione era abbondante: 26 allegati tra mail, certificati medici, testimonianze. L’obiettivo: dimostrare che, nonostante le apparenze, vi fosse un rapporto di lavoro subordinato continuativo.
Ma la giustizia non le dà ragione. Il Tribunale di primo grado non riconosce il vincolo di subordinazione continuativa e ritiene valida la struttura della cooperativa. Nessun risarcimento, nessun riconoscimento economico dei 17 anni di lavoro, facendo rientrare nel computo anche quello svolto in nero.
L’appello, presentato nel 2018, conferma la sentenza di primo grado nel 2023. La corte stabilisce che non vi siano elementi sufficienti per affermare che Anna fosse, di fatto, ancora
dipendente dello studio, e non una libera socia di una cooperativa.
“È stato devastante – ammette Angela – Non vedersi neppure riconosciuto il Tfr di circa 15mila euro, con i quali avrei potuto provare a costruirmi un’alternativa, è l’esatto contrario del concetto di dignità”.
Circa un mese dopo l’appello, il suo legale le manda questo messaggio: “Cara Angela, spero che il tempo decorso dopo la lettura della sentenza ti consenta di stare più serena, essendo evidente che l’esito si è basato sulla (falsa) testimonianza delle tue ex colleghe che evidentemente non hanno avuto scrupoli nei tuoi confronti. Al contempo – prosegue – la decisione della corte, certamente superficiale, non ha tenuto conto del contenuto dell’appello che più che approfonditamente era indirizzato proprio a confutare la credibilità delle testimonianze rese in primo grado”.
E poi: “Ovviamente non posso che essere dispiaciuto ma ritengo che non ci siano gli estremi per un ricorso in cassazione”. Fine. “Ci ho soltanto rimesso – dice Anna – migliaia di euro di spese legali. Senza intascare un euro, senza ricevere uno straccio di riconoscimento per quasi 20 anni di lavoro”.
(da agenzie)
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Settembre 10th, 2025 Riccardo Fucile
L’ATTACCO A TRUMP: “LA LIBERTÀ DELL’UCRAINA È LA LIBERTÀ DELL’EUROPA. LE IMMAGINI DALL’ALASKA NON SONO STATE FACILI DA DIGERIRE” … LA RANDELLATA A NETANYAHU (“LA CARESTIA A GAZA DEVE FINIRE. SOSPENDEREMO IL NOSTRO SOSTEGNO BILATERALE A ISRAELE. BLOCCHEREMO TUTTI I PAGAMENTI IN QUESTI SETTORI”) E A ORBAN: “NESSUN FONDO EUROPEO PER CHI VIOLA STATO DI DIRITTO”
“L’Europa difenderà ogni centimetro del suo territorio”. Lo afferma la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, nel suo Discorso sullo Stato dell’Unione al Parlamento europeo. “In ogni Paese che ho visitato, ho sentito lo stesso messaggio: non c’è tempo da perdere. Al prossimo Consiglio europeo presenteremo quindi una tabella di marcia chiara. Per avviare nuovi progetti di difesa comuni. Per stabilire obiettivi chiari per il 2030. E per creare un semestre europeo della difesa. Il 2030 è domani. Quindi l’Europa deve prepararsi oggi”, aggiunge.
“L’Europa è in lotta. Una lotta per un continente unito e in pace. Per un’Europa libera e indipendente. Una lotta per i nostri valori e le nostre democrazie. Una lotta per la nostra libertà e la nostra capacità di determinare il nostro destino. Non illudiamoci: questa è una lotta per il nostro futuro”.
“Questo deve essere il momento dell’indipendenza dell’Europa. Credo che questa sia la missione della nostra Unione”. Lo ha detto Ursula Von der Leyen nel discorso sullo Stato dell’Unione. “E sappiamo di poterlo fare. Perché insieme abbiamo dimostrato cosa è possibile realizzare quando abbiamo la stessa ambizione, la stessa unità e la stessa urgenza. Ho perso il conto delle volte in
cui mi è stato detto che l’Europa non poteva fare questo o quello. Durante la pandemia. Sul piano di ripresa. Sulla difesa.
Sul sostegno all’Ucraina. Sulla sicurezza energetica. L’elenco potrebbe continuare. Ogni volta, l’Europa è rimasta unita e ce l’ha fatta. E ora dobbiamo fare lo stesso. Quindi, onorevoli deputati, la questione centrale per noi oggi è semplice. L’Europa ha il coraggio di affrontare questa battaglia? Abbiamo l’unità e il senso di urgenza necessari? La volontà politica e l’abilità politica per raggiungere un compromesso? O vogliamo solo litigare tra di noi? Essere paralizzati dalle nostre divisioni? È una domanda a cui tutti noi dobbiamo rispondere: ogni Stato membro, ogni membro di questa Assemblea, ogni commissario. Tutti noi. Ai miei occhi la scelta è chiara. Quindi il mio appello oggi è un appello all’unità. Unità tra gli Stati membri. Unità tra le istituzioni dell’Ue. Unità tra le forze democratiche europeiste in questa Assemblea”.
“La guerra deve finire con una pace giusta e duratura per l’Ucraina. Perché la libertà dell’Ucraina è la libertà dell’Europa. Le immagini dall’Alaska non sono state facili da digerire. Ma solo pochi giorni dopo, i leader europei sono venuti a Washington per sostenere il presidente Zelensky e ottenere impegni concreti. Da allora sono stati compiuti progressi concreti”. Lo ha detto Ursula Von der Leyen a Strasburgo alludendo al vertice tra Donald Trump e Vladimir Putin, con il tappeto rosso steso ai piedi dello ‘zar force one’. Von der Leyen ha ricordato gli impegnio della Coalizione dei volenterosi.
“Questa è una guerra della Russia. Ed è la Russia che deve pagare. Per questo motivo dobbiamo lavorare con urgenza a una nuova soluzione per finanziare lo sforzo bellico dell’Ucraina
sulla base dei beni russi immobilizzati. Con i saldi di cassa associati a questi beni russi, possiamo fornire all’Ucraina un prestito di riparazione. I beni stessi non saranno toccati.
E il rischio dovrà essere sostenuto collettivamente. L’Ucraina rimborserà il prestito solo dopo che la Russia avrà pagato i risarcimenti. Il denaro aiuterà l’Ucraina già oggi”. Lo ha detto Ursula Von der Leyen a Strasburgo. “Ma gli asset in sé non saranno toccati”.
“Posso anche annunciare che l’Europa anticiperà 6 miliardi di euro dal prestito G7 e stipulerà un’alleanza sui droni con l’Ucraina. L’Ucraina ha l’ingegnosità. Ciò di cui ha bisogno ora è la scala industriale. E insieme possiamo fornirgliela: affinché l’Ucraina mantenga il proprio vantaggio competitivo con la Russia e l’Europa rafforzi il proprio”.
“L’Europa è al fianco della Polonia”. Lo ha detto la presidente della Commissione Ue Ursula Von der Leyen in un passaggio dello Stato dell’Unione alla Plenaria dell’Eurocamera. Alle sue parole è seguito un lungo applauso dell’Aula di Strasburgo, per la maggior parte in piedi in segno di vicinanza a Varsavia dopo la penetrazione di questa notte di droni russi.
“Ciò che sta accadendo a Gaza è inaccettabile. Ma la situazione è bloccata senza una maggioranza. Dobbiamo superare questa situazione. Non possiamo permetterci di rimanere paralizzati. Per questo proporremo di sospende il nostro sostegno bilaterale a Israele, di interrompere tutti i pagamenti in questi settori, senza compromettere il nostro lavoro con la società civile israeliana o con Yad Vashem.Proporremo sanzioni contro i ministri estremisti e contro i coloni violenti. Proporremo anche una sospensione parziale dell’Accordo di Associazione sulle
questioni commerciali”. Così Ursula Von der Leyen nel suo Stato dell’Unione.
“Dobbiamo fare tutto il possibile per sostenere i bambini ucraini. Per questo motivo sono lieta di annunciare che, insieme all’Ucraina e ad altri partner, ospiterò un vertice della Coalizione internazionale per il ritorno dei bambini ucraini: ogni bambino rapito deve essere restituito alla sua famiglia”.
“Naturalmente, l’Europa per Gaza deve fare di più. Molti Stati membri hanno già proceduto da soli. Sono consapevole che sarà difficile trovare la maggioranza. E so che qualsiasi azione sarà eccessiva per alcuni. Troppo poco per altri. Ma dobbiamo tutti assumerci le nostre responsabilità: Parlamento, Consiglio e Commissione”. Lo ha detto la presidente della Commissione europea, Ursula Von der Leyen, nel suo discorso sullo stato dell’unione.
“L’economia di guerra di Putin non si fermerà, anche se la guerra dovesse finire. Ciò significa che l’Europa deve essere pronta ad assumersi la responsabilità della propria sicurezza. Naturalmente, la Nato sarà sempre essenziale. Ma solo una posizione di difesa europea forte e credibile sarà in grado di garantire la nostra sicurezza”. Lo ha detto Ursula Von der Leyen a Strasburgo. “E non c’è dubbio: il fianco orientale dell’Europa garantisce la sicurezza di tutta l’Europa. Dal Mar Baltico al Mar Nero. Ecco perché dobbiamo investire nel sostenerlo attraverso un sistema di sorveglianza del fianco orientale. Ciò significa dotare l’Europa di capacità strategiche indipendenti. Dobbiamo investire nella sorveglianza spaziale in tempo reale, affinché nessun movimento di forze passi inosservato. Dobbiamo ascoltare l’appello dei nostri amici baltici e costruire un muro di
droni. Non si tratta di un’ambizione astratta. È il fondamento di una difesa credibile”.
“Ciò che sta accadendo a Gaza ha scosso la coscienza del mondo. Persone uccise mentre mendicavano cibo. Madri che tengono in braccio bambini senza vita. Queste immagini sono semplicemente devastanti. Quindi voglio iniziare con un messaggio molto chiaro: La carestia provocata dall’uomo non potrà mai essere un’arma di guerra. Per il bene dei bambini, per il bene dell’umanità, questa atrocità deve finire”. Lo ha detto la presidente della Commissione europea, Ursula Von der Leyen durante il suo discorso sullo Stato dell’Unione.
A suo giudizio i cambiamenti degli ultimi mesi sono “inaccettabili”. “Abbiamo assistito al soffocamento finanziario dell’Autorità Nazionale Palestinese. I piani per un progetto di insediamento nella cosiddetta area E1, che di fatto separerebbe la Cisgiordania occupata da Gerusalemme Est. Le azioni e le dichiarazioni dei ministri più estremisti del governo israeliano che incitano alla violenza. Tutto ciò – ha sottolineato – indica un chiaro tentativo di indebolire la soluzione dei due stati. Di indebolire la visione di uno stato palestinese sostenibile. Non dobbiamo permettere che ciò accada”.
“Un’intelligenza artificiale europea è essenziale per la nostra indipendenza futura. Contribuirà a potenziare le nostre industrie e le nostre società. Dalla sanità alla difesa. Quindi, ci concentreremo sui primi elementi fondamentali, ovvero dal Cloud and AI Development Act al Quantum Sandbox. Stiamo investendo massicciamente nelle Gigafactory europee di intelligenza artificiale. Queste aiutano le nostre start-up innovative a sviluppare, addestrare e implementare i loro modelli
di IA di nuova generazione.”
“Più tardi oggi incontrerò gli amministratori delegati di alcune delle più grandi aziende tecnologiche europee. Essi consegneranno la loro Dichiarazione europea sull’IA e la tecnologia. Questo è il loro impegno a investire nella sovranità tecnologica dell’Europa”, ha aggiunto.
“Il Fmi stima che le barriere interne al mercato unico equivalgano a un dazio del 45% sulle merci. E a un dazio del 110% sui servizi. Pensate solo a ciò che ci stiamo perdendo. E, come sottolineato dalla relazione Letta, il mercato unico rimane incompleto, soprattutto in tre settori: finanza, energia e telecomunicazioni. Abbiamo bisogno di scadenze politiche chiare.
Per questo presenteremo una Roadmap per il mercato unico fino al 2028. Su capitali, servizi, energia, telecomunicazioni, il 28° regime e la quinta libertà per la conoscenza e l’innovazione. Solo ciò che viene misurato viene realizzato.” Lo ha detto la presidente della Commissione Ue Ursula Von der Leyen nello Stato dell’Unione alla Plenaria dell’Eurocamera.
“Con il Clean Industrial Deal abbiamo individuato i principali ostacoli che rallentano questi settori. Ora dobbiamo accelerare l’attuazione. Perché gli investitori vogliono sapere che, se investono, ci sarà domanda di prodotti europei puliti . Ecco perché i mercati pilota devono essere al centro della nostra azione. Per innescare un circolo virtuoso in cui sia l’offerta che la domanda aumentano e i prezzi diminuiscono.”
“Dal lato della domanda, dobbiamo stimolare con urgenza la domanda di leadership industriale europea nel settore delle tecnologie pulite. Per questo introdurremo un criterio “made in
Europe” negli appalti pubblici. E quando investiamo nel Global Gateway, ad esempio, offriamo forti incentivi ai partner affinché acquistino prodotti europei”, ha sottolineato.
“Sono un amico di lunga data del popolo israeliano. So quanto gli atroci attacchi del 7 ottobre da parte dei terroristi di Hamas abbiano scosso la nazione nel profondo. Gli ostaggi sono tenuti prigionieri dai terroristi di Hamas da oltre 700 giorni, dal 7 ottobre. Sono 700 giorni di dolore e sofferenza. Non ci sarà mai posto per Hamas, né ora né in futuro. Perché sono terroristi che vogliono distruggere Israele. E stanno anche infliggendo terrore al loro stesso popolo.
Tenendo in ostaggio il loro futuro”. Lo ha detto la presidente della Commissione europea, Ursula Von der Leyen in un passaggio del suo discorso dello stato dell’Unione senza mai citare la parola genocidio. “Nel lungo termine, l’unico piano di pace realistico è basato su due stati. Che vivono fianco a fianco in pace e sicurezza. Con un Israele sicuro, un’autorità palestinese vitale e la piaga di Hamas rimossa. Questo è ciò che l’Europa ha sempre sostenuto. Ed è tempo di unirsi e contribuire a realizzare questo obiettivo”.
“L’indipendenza dell’Europa consiste nel proteggere le nostre libertà. La libertà di decidere. Di esprimersi. Di spostarsi in tutto il continente. La libertà di votare. Di amare. Di pregare. Di vivere in un’Unione basata sull’uguaglianza. La nostra democrazia e lo Stato di diritto sono i garanti di tali libertà. Abbiamo bisogno di un ciclo annuale integrato sullo Stato di diritto: un ritmo comune, tappe chiare e contributi da parte di tutte le istituzioni.
Il nostro obiettivo deve essere quello di colmare le lacune esistenti.” Lo ha detto la presidente della Commissione Ue Ursula Von der Leyen nello Stato dell’Unione alla Plenaria dell’Eurocamera. “Abbiamo rafforzato il legame tra i fondi e il rispetto dello Stato di diritto. E con il prossimo bilancio a lungo termine andremo ancora oltre. Il rispetto dello Stato di diritto è un requisito imprescindibile per i fondi dell’Ue. Ora e in futuro”, ha aggiunto.
(da agenzie)
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Settembre 10th, 2025 Riccardo Fucile
L’ENNESIMA PROVOCAZIONE DI PUTIN, I DRONI PROVENIVANO DALLA BIELORUSSIA… IN VOLO AEREI NATO… FORSE ORA ANCHE QUEI COGLIONI COMPLICI DI PUTIN CAPIRANNO COSA CI ASPETTA
Nella notte, i cieli della Polonia sono stati teatro di un episodio senza precedenti: almeno
dieci droni russi hanno sorvolato i cieli polacchi, spingendo l’esercito a intervenire con caccia per abbatterli. L’operazione ha portato alla temporanea chiusura di quattro aeroporti, tra cui lo Chopin di Varsavia, mentre le autorità hanno invitato la popolazione delle province orientali di Masovia, Podlachia e Lublino a restare in casa.
Il premier polacco Donald Tusk ha parlato di un’operazione mirata contro obiettivi identificati come droni e ha definito l’accaduto un “atto di aggressione” che ha minacciato la sicurezza dei cittadini. “Invocheremo l’art.4 della Nato”. L’Alleanza Atlantica riunita si riunisce e discute la reazione ai droni russi.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha confermato la presenza di almeno otto droni diretti verso la Polonia, parlando di “precedente estremamente pericoloso per l’Europa” e sottolineando che “la Russia deve capire che la guerra non può essere ampliata e dovrà essere fermata”. Il capo della diplomazia ucraina, Andriï Sybiga, ha aggiunto che Putin continua a testare l’Occidente e che solo una risposta forte potrà fermarne le ambizioni.
Il premier polacco Donald Tusk afferma che la Polonia invocherà l’articolo 4 della Nato, richiedendo una consultazione formale all’interno dell’alleanza, una mossa concordata tra lui e il presidente Karol Nawrocki.
L’articolo stabilisce un meccanismo di consultazione tra le parti del Trattato in caso di minaccia all’integrità territoriale, all’indipendenza politica o alla sicurezza di una delle parti. “Le consultazioni con gli alleati hanno assunto la forma di una richiesta formale di attivazione dell’articolo 4 della Nato”, ha spiegato il primo ministro polacco Donald Tusk parlando alla Sejm, la Camera bassa del parlamento polacco.
“La prima violazione dello spazio aereo è stata registrata intorno alle 23:30 di martedì, l’ultima intorno alle 6:30 di mercoledì. Ci sono state 19 violazioni, ma questi non sono i dati definitivi”. Lo ha dichiarato il primo ministro polacco Donald Tusk parlando alla Sejm, la Camera bassa del parlamento polacco.
(da agenzie)
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Settembre 9th, 2025 Riccardo Fucile
SALVINI HA SGUINZAGLIATO IL MILITARE PER SCIPPARE A FDI LO “ZOCCOLO FASCIO” E GLI HA DATO CARTA BIANCA PER LE LISTE DELLE REGIONALI IN TOSCANA, MA NON LO CONTROLLA PIÙ E RISCHIA DI FAR DEFLAGRARE IL PARTITO … GIORGETTI SBOTTA: “SEMBRA UN CIRCO”
Per dirla alla Attilio Fontana: col cazzo che è un leghista. Vannacci risponde a Vannacci. Farà nascere i No vannax. Recluta lo scarto, dello scarto, di FdI, e lo traveste da Lega; rilascia interviste “esclusive” a Maria Rosaria Boccia (forse si vannaccizza pure lei) la sua nuova Camilla Cederna, e non deve chiedere permesso.
Sapete che dice Giancarlo Giorgetti, nella sua Varese, tenendosene a distanza? “Ormai sembra tutto un circo”. Anche Massimiliano Fedriga ripete in queste ore, e lo ha già detto al Festival delle Regioni: “Bisogna leghizzare Vannacci e non vannaccizzare la Lega”.
Anziché chiamare il generale, a rapporto, Salvini ha telefonato a Fontana, il nuovo Cambronne, e lo ha ammonito, “Hai sbagliato”, per poi ordinare ai leghisti: “Nessuno replica al generale”. Vannacci avvelena i pozzi e Salvini fa bere l’acqua.
Sta facendo entrare più “irregolari” Vannacci, che uno scafista; distribuisce più candidature lui che passaporti la Questura. Quale segretario di partito si sognerebbe di dire, come ha lasciato fare Salvini a Vannacci: “Metti fuori dal listino bloccato la più competente dei nostri”?
Si chiama Elena Meini e cinque anni fa era candidata della Lega, capogruppo in Consiglio, e cinque anni dopo si trova a correre senza paracadute, estromessa dal listino bloccato.
Ma chi è il capo, in Toscana? Salvini o Vannacci? Due giorni fa ha rinunciato alla candidatura, un altro consigliere leghista, Massimiliano Baldini, e anche Baldini, come Attilio Fontana, nel
suo strepitoso “col cazzo che vannaccizziamo la Lega”, ha contestato la “vannaccizzazione” del partito.
La Lega in Toscana si presenta con un listino bloccato e verranno eletti i primi due, se va bene, tre. Ma non verrà eletto un leghista. Nel listino bloccato, elezione certa, è stato candidato, Cristiano Romani, una specie di aiutante di campo di Vannacci, il vicepresidente della sua associazione, uno che conosce cinquanta sfumature di destra.
Viene da An e ha cercato in tutti i modi di entrare in FdI, senza successo, fino a quando Vannacci l’ha fatto cadere da cavallo: seguimi! L’altro capolista della Lega, a Firenze, che sarà inserito nel listino bloccato, è Tommaso Villa, che quantomeno si è scelto un generale più generale di Vannacci. E’ da sempre un allievo di Denis Verdini.
Un altro protégé di Vannacci è Massimiliano Simoni. E’ stato il candidato sindaco a Pietrasanta, consigliere comunale di FdI, e ora lavora a Bruxelles con Vannacci. Candidato blindato. A eccezione di Villa, che come pedigree ha Verdini, il resto del manipolo non ha voti, riempie le bacheche social di foto insieme al generale, scaracchia contro i migranti
E’ da mesi che scriviamo, fino alla noia, di tutti questi squinternati, dei nomi mezzi fasci che scelgono per battezzare i loro team, ma ogni giorno se ne aggiunge uno nuovo. A Pavia, l’ultimo arrivato, l’ultimo sottotenente di Vannacci, è Luca Sforzini, ex candidato con la lista Sgarbi, un dandy, un esteta (ci sono pure loro) un altro che voleva candidarsi sindaco di Pavia con FdI.
A Varese, che è la città di Giorgetti e Fontana, i team Vannacci sono addirittura due (hanno già fatto la scissione della scissione)
e la generalessa è Cristiana Bardelli (prima Lega poi Italia Viva ora Vannacci). Dopo le parole di Fontana ha postato un video per rivendicare che “il termine vannaccizzare è nato qui a Varese”. Nel video si presenta in tuta mimetica e conclude: “La vannaccizzazione è inarrestabile”.
In questo circo manca solo Maria Rosaria Boccia, la donna che ha fatto dimettere Sangiuliano, e infatti c’è. Da due giorni fa sapere, tramite clip video, della sua intervista esclusiva a Vannacci con tanto di domanda: “Generale, ci candidiamo?” e si capisce che è un gioco (o forse no). Quello che la Lega pensa di Vannacci è noto: “Arrivati alle politiche chiederà a Salvini di candidare un suo reparto e poi: o si prende la Lega o si fa il partito”.
Vannacci non risponde a Salvini e lo sa anche Salvini. Già a luglio, Salvini gli aveva chiesto: “Generale, meno” e si era irritato per le sue interviste. Ogni volta Vannacci, come ora, rispondeva: “Niente polemiche. Andremo avanti tutti insieme”. Ma insieme, chi?”.
Salvini chieda a Fontana quanti leghisti gli hanno scritto, privatamente, quanto di loro (solo Centinaio, Romeo e Fedriga hanno alzato pubblicamente la testa) gli hanno detto: “Bravo!”. Non deve temere loro ma quelli che non hanno scritto a Fontana, quelli che iniziano a pensare: “La colpa non è di Vannacci. Dice le stesse cose di Salvini. Vannacci? E’ solo un Salvini più fresco”.
(da agenzie)
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Settembre 9th, 2025 Riccardo Fucile
I CAPI SONO SOPRAVVISSUTI PERCHE’ I TERRORISTI DI ISRAELE HANNO SBAGLIATO CASA… IL QATAR SOSPENDE IL SUO RUOLO DI MEDIAZIONE … LA CONDANNA DELLA TURCHIA (“DA ISRAELE TERRORISMO DI STATO”) E DELL’ARABIA SAUDITA (“BRUTALE AGGRESSIONE”)
La notifica di Israele agli Stati Uniti per l’attacco a Doha è avvenuta dopo il lancio dei
missili, senza lasciare all’Amministrazione Usa il tempo per una valutazione. Lo riferisce il giornalista di Axios Barak Ravid, citando fonti dell’Amministrazione americana.
L’Arabia Saudita “condanna e denuncia con la massima fermezza la brutale aggressione israeliana e la flagrante violazione della sovranità dello Stato fratello del Qatar”, ha affermato il ministero degli Esteri in una nota.
L’Arabia Saudita “afferma la sua piena solidarietà e il suo sostegno allo Stato fratello del Qatar e sta impiegando tutte le sue capacità per sostenerlo in tutte le misure che adotterà, e sta mettendo in guardia dalle terribili conseguenze derivanti dalla persistenza dell’occupazione israeliana nelle sue violazioni criminali e nella sua palese violazione dei principi del diritto internazionale e di tutte le norme internazionali”, si legge nella dichiarazione.
Il Qatar ha deciso di sospendere il suo ruolo di mediazione nei colloqui tra Israele e Hamas per una tregua nella Striscia di Gaza, dopo l’attacco israeliano di oggi contro i leader del gruppo islamista palestinese a Doha. Lo riferisce l’emittente saudita “Al Arabiya”.
I media palestinesi scrivono che due persone sono state uccise nell’attacco israeliano a Doha, ma non i principali leader di Hamas. Secondo i resoconti, le vittime sarebbero Himam al-Hayya, figlio del leader di Hamas a Gaza Khalil al-Hayya, e Jihad Labad, direttore dell’ufficio di Khalil al-Hayya.
Il ministero degli Interni del Qatar ha confermato che le esplosioni udite a Doha avevano come obiettivo una delle sedi residenziali di Hamas nella città. Il ministero aggiunge che la situazione “è ora sicura” e che le attività necessarie sono svolte da squadre specializzate.
La Turchia ha condannato l’attacco di Israele contro una delegazione di Hamas a Doha in Qatar, accusando lo Stato ebraico di “terrorismo” e di politiche espansioniste nella regione. “Questa è una chiara prova delle politiche espansionistiche di Israele nella regione e della sua adozione del terrorismo come politica di Stato”, si legge in un comunicato del ministero degli Esteri turco che condanna l’azione israeliana.
“L’attacco alla delegazione negoziale di Hamas mentre sono in corso i negoziati per il cessate il fuoco dimostra che Israele non mira a raggiungere la pace ma a perpetuare la guerra”, ha affermato il ministero di Ankara, rilanciando un appello alla comunità internazionale per fare “pressione su Israele affinché ponga fine alla sua continua aggressione in Palestina e nella regione”.
L’attacco israeliano, che ha preso di mira i leader di Hamas a Doha, ha ”colpito la residenza del capo negoziatore Khalil Al-Hayya, mentre l’incontro dei vertici si teneva in una casa vicina”, utilizzata in precedenza dal defunto leader del movimento Ismail Haniyeh. Lo ha dichiarato una fonte di Hamas al sito del quotidiano Al-Sharq Al-Awsat spiegando che la casa utilizzata da Haniyeh ”è stata colpita, ma con minore intensità”.
La fonte ha spiegato al quotidiano panarabo che il luogo in cui si
trovavano i leader di Hamas veniva ”occasionalmente utilizzato per ospitare riunioni riservate e ha ipotizzato che la scelta di questa sede potrebbe aver contribuito alla sopravvivenza della maggior parte dei membri della delegazione”. La fonte ha inoltre sottolineato che almeno due leader di Hamas ”sono rimasti feriti nell’attacco, mentre il figlio di Al-Hayya e il suo segretario sono stati uccisi”.
(da agenzie)
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Settembre 9th, 2025 Riccardo Fucile
“MAD VLAD” NON PUÒ FARE A MENO DEI SOLDI DEL DRAGONE: BASTEREBBE UN TAGLIO DI UN QUINTO DEI VOLUMI DI ESPORTAZIONE PER FRENARE LA SUA MACCHINA DA GUERRA
Pochi giorni prima del viaggio di Vladimir Putin a Pechino la settimana scorsa, la Cina ha lanciato una sfida all’Europa e agli Stati Uniti. La nave gasiera Arctic Mulan LNG è attraccata al terminale per il gas liquefatto di Beihai nel Guangxi, in arrivo dall’Artico russo. Era la prima spedizione verso la Cina del colosso del gas di Mosca Novatek, sotto sanzioni da parte di tutti i governi occidentali.
È possibile che anche di questo abbia parlato oggi a Washington il gruppo di lavoro della Commissione europea con i suoi referenti dell’amministrazione di Donald Trump. Domenica Scott Bessent, il segretario al Tesoro, aveva detto che il suo governo sarebbe «pronto a far salire la pressione economica sulla Russia ma — aveva aggiunto — abbiamo bisogno che i nostri
partner in Europa facciano lo stesso».
L’accusa, ripetuta spesso da Trump in questi giorni, è che le economie dell’Unione europea continuano a finanziare Mosca comprando gas, petrolio e carburanti russi. In sé non è infondata. Solo in luglio gli importatori europei hanno versato 1,1 miliardi di euro ai produttori russi di gas, gas liquefatto, greggio e carburanti, secondo il centro studi Crea di Helsinki.
Circa metà di quella cifra si spiega con l’Ungheria di Viktor Orbán (anche attraverso l’oleodotto “Druzhba” di epoca sovietica, attraverso l’Ucraina); circa duecento milioni alla Slovacchia di Robert Fico attraverso gli stessi canali; ma altri 239 milioni di euro di fatturato russo in Europa in luglio si devono al rigassificatore di Dunkerque nella Francia del Nord, dove si serve parte dell’industria tedesca. Questi restano volumi molto ridotti dal 2022 (l’Unione europea nel 2025 assorbe non oltre il 6% dell’export di petrolio russo) e difficili da tagliare sostanzialmente di più in tempi brevi.
Molto più pesante è il ruolo di Pechino nell’assorbire il petrolio e il gas che finanziano il 40% circa del bilancio di Mosca: una cifra più o meno pari alla quota della spesa pubblica assorbita dall’apparato repressivo e di guerra di Vladimir Putin. Dall’inizio del conflitto in Ucraina — secondo il Crea di Helsinki — la Cina ha comprato il 47% del greggio, il 44% del carbone e il 30% del metano via gasdotto esportato dalla Russia.
Sarebbe bastato un taglio di un quinto di questi volumi per frenare la macchina da guerra del Cremlino. Invece il ruolo della Repubblica popolare è così decisivo che i suoi importatori riescono a dettare condizioni draconiane a Mosca. Il presunto accordo “vincolante” per le forniture dal secondo gasdotto dalla
Siberia («Power of Siberia 2») è stato annunciato dalla russa Gazprom durante l’ultima visita di Putin, ma mai confermato dai cinesi: i loro negoziatori aspettano di estorcere prezzi ancora più di favore e in ogni caso non arriveranno mai a comprare neanche la metà dei 200 milioni di metri cubi all’anno che Gazprom vendeva all’Europa fino al 2021.
Quanto al petrolio, anche qui i cinesi approfittano della loro posizione di forza per obbligare i russi a praticare sconti; lo si intuisce anche dal crollo di quasi l’8% in valore dell’export russo verso la Cina quest’anno.
Così, complice il calo generale del prezzo del barile, le entrate da fonti fossili per il Cremlino quest’anno sono già di un terzo sotto a quelle di un anno. Mosca dovrà attingere in parte alle risorse limitate del suo fondo sovrano per continuare a pagarsi la guerra.
(da agenzie)
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Settembre 9th, 2025 Riccardo Fucile
ALMENO 19 PERSONE SONO MORTE, E ALTRE 400 SONO RIMASTE FERITE, NELLE PROTESTE A KATHMANDU, IN NEPAL, CONTRO LA SCELTA DEL GOVERNO DI VIETARE 26 PIATTAFORME SOCIAL, TRA LE QUALI X, WHATSAPP, FACEBOOK, LINKEDIN E YOUTUBE … LA POLIZIA HA SPARATO CONTRO I MANIFESTANTI (PERLOPIÙ GIOVANISSIMI), CHE HANNO INCENDIATO IL PALAZZO DEL PARLAMENTO – IL PREMIER E IL MINISTRO DEGLI INTERNI HANNO RASSEGNATO LE DIMISSIONI A CAUSA DELLE MANIFESTAZIONI
Sono almeno 19 le persone morte e 400 i feriti in Nepal dopo che le proteste contro la
corruzione politica e la decisione del governo di vietare molti social media hanno portato a scontri tra i manifestanti e le forze di sicurezza. La gravità dei fatti di ieri – i peggiori disordini degli ultimi decenni – ha portato alle dimissioni del ministro degli Interni Ramesh Lekhak, il quale ha comunicato al primo ministro KP Sharma Oli la sua decisione durante una riunione di governo, assumendosi la «responsabilità
morale» per le violenze.
In migliaia hanno risposto all’appello dei giovani manifestanti che si definiscono la “Generazione Z” e si sono radunati – molti vestiti con le uniformi scolastiche – nei pressi del palazzo del parlamento a Katmandu, per ribellarsi contro la scelta del governo di vietare 26 piattaforme, tra le quali X, WhatsApp, Facebook, LinkedIn e YouTube.
In varie zone di Katmandu è stato imposto il coprifuoco, vietati assembramenti, raduni e sit-in. Secondo quanto riferito da un funzionario locale, alcuni manifestanti sono entrati con la forza nel complesso del Parlamento abbattendo una barricata, dando fuoco a un’ambulanza e lanciando oggetti contro i poliziotti in tenuta antisommossa che sorvegliavano l’area. Rivolte si sono verificate anche nelle città di Pokhara, Biratnagar e Janakpur.
Il ministro delle Comunicazioni Prithvi Subba Gurung ha dichiarato alla Bbc che la polizia ha utilizzato idranti, manganelli e proiettili di gomma. «Gli agenti hanno sparato indiscriminatamente», ha detto un manifestante all’agenzia di stampa Ani: «I proiettili mi hanno mancato ma hanno colpito alla mano un amico che era dietro di me». L’esecutivo si è difeso, affermando che i social devono essere regolamentati per contrastare le fake news, l’incitamento all’odio e le frodi online.
Le Nazioni Unite hanno chiesto un’inchiesta rapida e trasparente sulla repressione delle proteste. «Siamo scioccati per le uccisioni e i ferimenti e sollecitiamo un’indagine tempestiva e trasparente», ha dichiarato Ravina Shamdasani, portavoce dell’ufficio Onu per i diritti umani.
Il Primo Ministro del Nepal KP Sharma Oli si è dimesso. Lo ha confermato la sua segreteria in una nota citata dalla Bbc. In una dichiarazione a firma dello stesso Oli, il premier afferma di essersi dimesso per aprire la strada alla soluzione costituzionale dell’attuale crisi, segnata da manifestazioni di protesta contro l’interruzione dei social e la corruzione, protesta repressa dalle
forze dell’ordine e in cui si sono registrati 19 morti ieri.
Si sono intanto dimessi tre ministri in Nepal da quando sono scoppiate le proteste ieri. Il ministro per l’Approvvigionamento Idrico Pradeep Yadav è stato l’ultimo in ordine di tempo, oggi, a presentare le sue dimissioni, con un messaggio in cui ha espresso “sostegno ai giovani della Generazione Z nell’opporsi alla repressione attuata dal governo”, scrive la Bbc citando media nepalesi. Si erano già dimessi il ministro nepalese dell’Agricoltura Ram Nath Adhikari, citando l’insoddisfazione per il modo in cui le autorità hanno interagito con i manifestanti, e ieri mattina anche il ministro degli Interni Ramesh Lekhak.
I manifestanti nepalesi hanno dato fuoco al palazzo del Parlamento. Lo riferisce un portavoce parlamentare.
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Settembre 9th, 2025 Riccardo Fucile
UN GRUPPO DI TURISTI MANGIA UN GELATO VICINO AL CADAVERE E UNO SI VANTA: “HO LA FOTO DELL’OPERAIO SENZA IL TELO. L’HO FATTA PER MANDARLA A MIO FIGLIO”
“Ho la foto dell’operaio senza il telo. Era appena accaduto. L’ho fatta per mandarla a mio figlio. La vuoi vedere?”. La tragedia trasformata in spettacolo. Il dolore sepolto dal protagonismo dell’uomo della strada. Accade anche questo quando si ha la sventura di morire in uno dei luoghi più turistici del Paese: la banchina sotto Ponte Sisto, davanti a piazza Trilussa, nel cuore di Trastevere. La vittima è Daniele Cucchiaro, 47 anni e operaio della Romana Car, travolto dal muletto che avrebbe dovuto portare via dopo che erano stati rimossi gli allestimenti per l’estate romana appena conclusa.
Cucchiaro, originario di Monterotondo, si trovava insieme a un cliente. Si è ribaltato con il mezzo mentre lo stava facendo salire sopra un camion scarrabile ed è morto praticamente sul colpo. «Ho visto questa scena e ho subito chiesto aiuto», racconta uno dei pochi testimoni oculari della morte dell’operaio. I primi passanti, subito dopo l’incidente, hanno allertato una pattuglia
della polizia locale dei vigili del gruppo centro.
Un’agente neoassunta si è fiondata sul ragazzo per sentire il suo polso ormai fermo. Cucchiaro è morto. Ma nel frattempo inizia lo spettacolo del macabro, andato avanti per più di quattro ore, nell’attesa che la salma del giovane fosse portata via.
C’è chi si è affaccia dal Lungotevere e scatta foto zoomate, alla ricerca chissà di quale dettaglio del corpo martoriato dell’operaio. Una famiglia di turisti spagnoli, vedendo il crocchio di persone, decide che è il posto giusto per mangiare un gelato: una pausa ristoratrice a pochi metri dalla tragedia.
«Io non c’ero, ma ho parlato con una persona che ha visto tutto», giura una signora di mezza età, tra le più attive nel fornire alla stampa informazioni inattendibili.
Mentre parla, non si preoccupa minimamente del dolore di chi le sta accanto e quell’operaio lo conosceva davvero: i colleghi della ditta Romana Car, arrivati sul posto subito dopo la tragedia. «Possiamo dire solo che Daniele era un lavoratore», spiega uno di loro con la faccia affranta. «Uno si alza la mattina presto, fa tanti sacrifici per costruirsi un futuro e poi finisce così».
(da agenzie)
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Settembre 9th, 2025 Riccardo Fucile
DAL 2015 AL 2024 SI È PERSO QUASI MEZZO MILIONE DI ISCRITTI A SCUOLA (IL 6,3 PER CENTO): L’AUMENTO DEGLI STUDENTI STRANIERI (+19,1%) HA LIMITATO L’ANDAMENTO NEGATIVO, DI QUESTO PASSO, MOLTI ISTITUTI IN GIRO PER IL PAESE RISCHIANO LA CHIUSURA
Con l’avvio delle lezioni ieri a Bolzano è cominciato l’anno scolastico 2025/2026. È un anno costellato di novità organizzative: divieto assoluto di portare in classe lo smartphone anche alle superiori; nuove regole più stringenti per la condotta; una serie di modifiche alla parte orale dell’esame di Stato — che torna a chiamarsi ufficialmente esame di Maturità come nel secolo scorso — approvate pochi giorni fa.
Difficile dire se tutti gli studenti troveranno i loro insegnanti in cattedra dal primo giorno: il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara assicura di aver fatto le assegnazioni con anticipo, ai sindacati risultano complicazioni, nonostante gli ultimi concorsi Pnrr che dovrebbero permettere di avere in cattedra entro la fine del prossimo anno ben 70 mila nuovi insegnanti.
Ma quello che diminuisce ancora in maniera più consistente invece è il numero di studenti, che quest’anno segna un record negativo. Secondo i primi dati del ministero per la prima volta gli allievi saranno meno di sette milioni, per l’esattezza: 6.949.339. Sono 124 mila in meno dello scorso anno. È l’effetto della denatalità
Il fenomeno delle piccole scuole, quelle dove si festeggia se in un plesso si riesce a formare tutta una sezione dalla prima alla quinta elementare (125 studenti in tutto) o dalla prima alla terza media (75 studenti) è in aumento. Sono ormai più di 12 mila, più di un quarto delle sedi scolastiche (che sono circa 40 mila).
La metà di queste si trova nei comuni delle cosiddette aree interne ma aumentano anche nelle zone periferiche delle grandi città, dove non è più un’eccezione trovare presidi di scuole con più di dieci sedi disseminate nei diversi comuni. Una piccola scuola su cinque ha già le pluriclassi, cioè classi con studenti di diverse età perché neppure le deroghe consentono di tenere aperta tutta una sezione.
Sono i dati dello studio dell’Indire «Anticipare per governare il cambiamento. Il sistema di istruzione e formazione di fronte alle sfide del cambiamento generazionale», appena pubblicato: i numeri dello spopolamento sono spaventosi. In Europa, solo Spagna e Grecia fanno peggio: dal 2013 al 2023 in Italia i bambini da 0 a 5 anni sono passati da 3,3 milioni a 2,5.
Dal 2015 al 2024 si è perso quasi mezzo milione di iscritti a scuola, il 6,3 per cento: l’aumento degli studenti stranieri (+19,1%) ha limitato l’andamento negativo ma pone nuove sfide per la didattica e l’insegnamento a bambini che non hanno come lingua madre l’italiano pur essendo nati nel nostro Paese. Gli insegnanti di italiano per stranieri sono ancora pochissimi e mal utilizzati anche se da quest’anno dovrebbero essercene mille in più.
L’obiettivo diventa sempre di più quello di rendere sostenibili e dunque di non chiudere le scuole, soprattutto dell’infanzia, elementari e medie. Dal Cuneese al Brindisino, passando per le province di Torino, Lodi, Reggio Emilia e Lecce ormai sono realtà le «scuole di prossimità» o «le scuole estese», ci sono le «scuole diffuse» in Umbria ed Emilia-Romagna. Per le superiori a rischio chiusura esiste la cosiddetta «classe articolata»,sperimentata a Trento: le discipline comuni sono insegnate a classi miste dei vari indirizzi e quelle specifiche con moduli separati in collaborazione con strutture del territorio.
(da Corriere della Sera)
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