Settembre 9th, 2025 Riccardo Fucile
PER IL COWBOY COATTO DELLA CASA BIANCA, L’EX PRESIDENTE BRASILIANO È VITTIMA DI UNA “CACCIA ALLE STREGHE” – AL MAGISTRATO È GIÀ STATO REVOCATO IL VISTO PER GLI STATI UNITI
Il governo del presidente Donald Trump ha nuovamente attaccato il giudice della Corte
suprema di Brasilia, Alexandre de Moraes, a poche ore dalla sentenza decisiva contro l’ex presidente brasiliano, Jair Bolsonaro, per presunto tentativo di colpo di Stato. Secondo gli Usa, l’ex leader di destra è vittima di una “caccia alle streghe”.
In un post sui social, il sottosegretario per la Diplomazia pubblica del Dipartimento di Stato americano, Darren Beattie, ha ricordato la celebrazione dell’indipendenza del Brasile di domenica 7 settembre e ha criticato Moraes per i suoi “abusi di autorità”.
“Continueremo a prendere misure appropriate”, ha aggiunto il funzionario, che ha poi ribadito l’impegno di Washington “a sostenere il popolo brasiliano che cerca di preservare i valori di libertà e giustizia”.
Moraes è diventato bersaglio di critiche da parte della Casa Bianca per essere relatore nel caso in cui Bolsonaro rischia fino a 40 anni di carcere. Al togato è già stato revocato il visto per gli Stati Uniti ed è stato sanzionato ai sensi del Magnitsky Act
(da agenzie)
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Settembre 9th, 2025 Riccardo Fucile
MA CHI VORREBBE FARE UN LAVORO MALPAGATO, IN CUI SI È COSTRETTI A TURNI MASSACRANTI E SPESSO SI È VITTIME DI VIOLENZA IN CORSIA?
Gli infermieri sono l’emergenza numero uno del Servizio sanitario nazionale: ne mancano almeno 70mila, molto più dei medici, e senza di loro scricchiolano i nostri ospedali e rischia di non partire mai davvero la Sanità territoriale con le nuove Case di comunità che dovranno essere riempite anche di infermieri.
Ma la fuga dei giovani potrebbe aggravare ancora di più questa emorragia: ieri infatti per la prima volta si sono presentati al test di ammissione nazionale alla laurea triennale meno candidati rispetto ai posti.
Rispetto ai 20699 disponibili -. tra 41 atenei pubblici e quelli privati – per il nuovo anno accademico 2025/26 le domande in tutto sono state 19298, con i candidati effettivi che poi si immatricoleranno che potrebbero essere, come spesso accade, anche di meno.
Solo nei 41 atenei pubblici le domande sono passate da 19.421 a 17.215 domande su 18.918 posti, un calo dell’11% in un anno (per le private è ancora una stima). Con veri e propri crolli come a Roma dove il calo di domande è stato di oltre il 30% in un anno, ma è al Nord (in particolare Veneto, Lombardia ed Emilia) che si contano in proporzione meno candidati (con rapporti che oscillano tra 0,6-07 domande per posto)
Questo sorpasso dei candidati sui posti non era mai accaduto prima ed è forse la fotografia più nitida della poca attrattività tra i giovani di una professione che è invece cruciale per la Sanità con un calo che continua da anni ma diventato ora più allarmante: solo 15 anni fa a fronte di 16.099 posti c’erano 45.806 domande (il triplo), ora non si arriva nemmeno al “pareggio”.
A mettere in fila i numeri di questa fuga dalla laurea in infermieristica è Angelo Mastrillo docente all’università di Bologna e grande esperto della materia con la sua fotografia annuale dell’accesso a tutte le professioni sanitarie – non solo infermieri ma anche fisioterapisti, tecnici, ostetriche, ecc – che ha visto quasi 58.000 studenti presentare domanda su 33.695 posti a bando, con la laurea in infermieristica tra quella che soffrono di più.
L’altro dato allarmante riguarda anche gli effettivi laureati visto che in media solo il 70% arriva in fondo ai tre anni: se i laureati
sono cresciuti a fronte proprio dell’aumento dei posti disponibili nei corsi – erano 8.866 a indossare la divisa di infermiere dopo la triennale a distanza di vent’anni, nel 2024, sono saliti a quota 11.404 – è pur vero che restano troppo pochi e anche se nel 2027 secondo le previsioni potrebbero superare i 14mila sono sempre numeri comunque insufficienti a colmare il turnover con gli infermieri che man mano vanno in pensione, dato stimato dall’Ordine degli infermieri (la Fnopi) attorno alle 25mila unità all’anno.
Le cause strutturali di questo calo di appeal – come ricorda la Fnopi – sono note ormai da anni: dalla mancanza di prospettive concrete di carriera alle retribuzioni inadeguate a fronte di responsabilità crescenti, dai carichi di lavoro eccessivi alle difficoltà di conciliare vita lavorativa e familiare fino allo scarso riconoscimento sociale, con limitazioni ancora forti dell’esercizio libero professionale tipico di gran parte delle professioni mediche e sanitarie.
Secondo i calcoli diffusi nei giorni scorsi dal Centro studi Nursind, emerge come rispetto al valore assoluto attualizzato alle stime di rivalutazione Istat 2024 in 35 anni (dal 1990) un infermiere neo assunto abbia perso fino a 10mila euro in busta paga e un professionista con 40 anni di servizio quasi 16mila euro. Insomma una beffa, su cui si spera il Governo intervenga già nella prossima manovra di bilancio e nella recente riforma delle professioni sanitarie appena varata.
(da agenzie)
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Settembre 9th, 2025 Riccardo Fucile
INSIEME A LUI, SONO STATE ARRESTATE ALTRE 16 PERSONE ACCUSATE DI CORRUZIONE E RICICLAGGIO… IN CARCERE NICOLA FERRARO, EX CONSIGLIERE REGIONALE DELL’UDEUR E IMPRENDITORE DEI RIFIUTI DI CASAL DI PRINCIPE (GIA’ CONDANNATO PER CONCORSO ESTERNO IN CAMORRA) – TRA GLI INDAGATI ANCHE L’EX DIRETTORE GENERALE DELL’ASL DI CASERTA
Giuseppe Guida, sindaco di Arienzo, in provincia di Caserta, coordinatore provinciale
di Forza Italia è tra i destinatari delle 17 misure cautelari notificate dai carabinieri di Caserta al termine di indagini coordinate dalla Dda nell’ambito di un’inchiesta su corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio, istigazione alla corruzione, turbata liberta degli incanti, riciclaggio e autoriciclaggio. Guida è finito ai domiciliari.
Coinvolto nell’inchiesta (per lui disposto il carcere) l’ex consigliere regionale dell’Udeur nonché imprenditore dei rifiuti di Casal di Principe, Nicola Ferraro, che già ha scontato 7 anni di carcere per concorso esterno in camorra.
Tra gli indagati anche l’ex direttore generale dell’Asl di Caserta Amedeo Blasotti, per il quale la Procura guidata da Nicola Gratteri aveva chiesto il divieto di dimora che però il Gip non ha concesso durante gli interrogatori del maggio scorso, e l’ex consigliere regionale Luigi Bosco, attuale coordinatore regionale di Azione; anche per quest’ultimo la richiesta di misura è stata rigettata.
Guida è accusato di aver concesso nel 2019 l’appalto per il servizio di raccolta rifiuti del Comune di Arienzo, ottenendo
appoggio elettorale. Complessivamente sono state emesse dal gip tre ordinanze di arresti in carcere, sette ai domiciliari e sette tra divieti di dimora e misure interdittive.
Ferraro, in particolare, avrebbe continuato a “operare” nel settore ambientale, infiltrando, come fatto già in passato per conto del clan dei Casalesi (fazione Schiavone-Bidognetti), le amministrazioni pubbliche, tra Comuni e Asl.
A parere degli inquirenti, l’ex consigliere regionale avrebbe perpetuato il sistema di accaparramento di appalti pubblici a imprese da lui indicate, ovviamente dietro favori e appoggi elettorali.
Il sistema illecito svelato dalla Dda riproduceva quello che già Ferraro aveva messo in piedi prima della condanna a sette anni, solo che in questo caso l’ex consigliere regionale, hanno accertato i carabinieri del Reparto Operativo di Caserta coordinati dai pm anticamorra Vincenzo Ranieri e Maurizio
Giordano, non agiva con aziende proprie, ma muoveva i fili di un cartello di aziende di proprietà di imprenditori che a lui facevano riferimento, e che quando ottenevano, grazie al suo potere e alle sue conoscenze, appalti per il servizio rifiuti o per la sanificazione di ospedali, gli pagavano una percentuale.
L’indagine aveva già avuto uno step importante a fine 2023, quando i carabinieri trovarono e sequestrarono a casa di un imprenditore vicino a Ferraro due milioni di euro in contanti, ritenuti proprio parte del giro di denaro relativo agli appalti aggiudicati alle aziende di riferimento di Ferraro.
(da agenzie)
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Settembre 9th, 2025 Riccardo Fucile
PER LA VERGOGNOSA VICENDA DEL TORTURATORE LIBICO RISPEDITO A TRIPOLI SU UN VOLO DI STATO, SONO INDAGATI ANCHE I MINISTRI NORDIO E PIANTEDOSI E IL SOTTOSEGRETARIO MANTOVANO. MA, A DIFFERENZA LORO, LA BARTOLOZZI NON GODE DELL’IMMUNITA’ PARLAMENTARE
Giusi Bartolozzi capo gabinetto del ministro Nordio, secondo quanto risulta all’agenzia Italpress, è stata iscritta dalla Procura di Roma quale indagata per il reato di cui all’art. 371 bis CP.
La Bartolozzi risulta iscritta in relazione alle informazioni rilasciate innanzi al Tribunale dei Ministri, qualificate come mendaci, nell’ambito di una parte della inchiesta sul caso Almasri che vede il Ministro Nordio indagato per omissione di atti di ufficio e favoreggiamento.
La capa di gabinetto del ministero della Giustizia, Giusi Bartolozzi, è iscritta nel registro degli indagati della procura di Roma per “false dichiarazioni” ai giudici del tribunale dei ministri nell’ambito dell’inchiesta sulla scarcerazione del criminale libico Almasri.
Bartolozzi – la più fidata collaboratrice del ministro della giustizia, Carlo Nordio, magistrata ed ex parlamentare – davanti ai suoi colleghi avrebbe offerto una “versione dei fatti”, nel ricostruire le fasi che portarono alla liberazione e al rimpatrio del torturatore, “sotto diversi profili inattendibile e, anzi, mendace”. Così avevano scritto le giudici del tribunale dei ministri negli atti inviati al Parlamento.
In particolare rifiutavano la sua spiegazione circa il motivo per cui non abbia sottoposto il provvedimento preparato dagli uffici al ministro Nordio, che avrebbe potuto impedire la liberazione di Almasri.
Proprio in queste ore la giunta per le autorizzazioni sta chiudendo l’iter della prima fase di discussione per arrivare al voto sulla richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti dei tre membri del governo: Nordio, appunto, Mantovano e il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi.
Domani la giunta avrà l’occasione per votare proprio se allargare o meno l’immunità alla Bartolozzi: qualche parlamentare di centrodestra, ancor prima di sapere se la capa di gabinetto fosse o meno indagata, aveva già proposto di farlo
(da agenzie)
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Settembre 9th, 2025 Riccardo Fucile
IL VOTO NELLA PROVINCIA PIÙ POPOLOSA DEL PAESE È UN “SONDAGGIO REALE” SUL CONSENSO NAZIONALE IN VISTA DEL 26 OTTOBRE, QUANDO SI RINNOVERANNO IN PARTE CAMERA E SENATO … IL MERCATO HA REAGITO CON FORTI CADUTE, LA VALUTA NAZIONALE SI È DEPREZZATA DEL 5%
La prima sconfitta elettorale di Javier Milei, avvenuta domenica nella provincia di
Buenos Aires, apre nuove possibilità. Il voto nella provincia più popolosa del paese è una sorta di “sondaggio reale” sul consenso nazionale in vista del 26 ottobre, quando si rinnoveranno parti di Camera e Senato.
Fuerza Patria, il fronte peronista, ha ottenuto circa il 47%, infliggendo un distacco di oltre 13 punti, ben più ampio del previsto, alla Libertad Avanza di Milei. Un risultato a cui i mercati finanziari hanno reagito con forti cadute, la valuta nazionale si è deprezzata di circa il 5-6% e i rendimenti sui titoli pubblici sono schizzati.
Il voto assume un significato potente come indicatore di dissenso nei confronti dell’agenda del governo e mostra un trend di calo del voto popolare: ha votato circa il 60% degli aventi diritto, il 20% in meno rispetto all’ultima volta.
Le politiche di Milei sono brutali: scuole senza risorse, ospedali al collasso, stipendi erosi dall’inflazione, vite sempre più precarie. Scavano il vuoto, ma non avvicinano alle opposizioni.
La sconfitta in provincia di Buenos Aires va oltre la dinamica partitica: è il segnale che l’offensiva neoliberale incontra resistenze radicate. Negli ultimi anni, sindacati, collettivi femministi e reti territoriali hanno costruito legami sociali capaci di trasformare la rabbia in organizzazione.
La prima battuta d’arresto di Milei è una crepa nel progetto turbo-capitalista. Dopo aver egemonizzato le destre minimizzando il consenso del Partito radicale e quello dell’ex presidente Macri, Milei a ottobre vedrà comunque i suoi numeri in parlamento gonfiarsi. Prima di domenica puntava alla maggioranza, almeno alla Camera.
(da agenzie)
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Settembre 9th, 2025 Riccardo Fucile
LO SCIOPERO: STOP A INFRATRUTTURE STRATEGICHE, AEROPORTI, AUTOSTRADE E BANCHE
Paralisi nazionale. Non un semplice sciopero, ma il giorno della rabbia diffusa, de la colère. Da Nantes ai quartieri popolari di Parigi, dalla Bretagna alla Provenza. I francesi sono pronti a invadere le strade, come avvenne all’epoca dei Gilet gialli. S’inizia domani, 10 settembre, al canto di Bloquons tout (“Blocchiamo tutto”).
“Farebbero bene ad ascoltarci dall’inizio se non vogliono che le cose degenerino”. Raphael, 42 anni, fa l’impiegato e ha una laurea in Ingegneria. Vive a Laon, nel dipartimento dell’Aisne, a due ore da Parigi. Guadagna 3 mila e cinquecento euro al mese, ma “vivo arrancando ogni giorno”. Ha due figlie adolescenti e teme di non riuscire a farle studiare. “Lo Stato sociale francese sta crollando e io sono infuriato con i politici”.
Le cause della crisi economica sono da ricercare nella chiusura delle fabbriche tessili della zona. Laon è una cittadina isolata, lontana dalla luccicante Parigi. Qui le infrastrutture sono poco sviluppate, la disoccupazione è al 10 per cento e la povertà è tangibile.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è arrivata quest’estate quando il governo Macron – proprio mentre si discuteva di riarmo europeo – ha comunicato ai francesi che avrebbero dovuto stringere la cinghia: due giorni in meno di ferie, pensioni congelate, più ore di lavoro. Nei fatti, un ridimensionamento della qualità della vita e un addio bello e buono alla settimana di 30 ore che per decenni ha caratterizzato il mercato del lavoro d’Oltralpe suscitando le invidie di tutti gli altri lavoratori europei, soprattutto italiani.
Nata quest’estate dopo una riunione carbonara a la Villette alla presenza di 300 persone e poi propagata sui social, la protesta è pronta per riversarsi nelle piazze delle città e dei paesi, davanti ai supermercati, nelle stazioni ferroviarie. Ovunque. E non è servito a sopire gli animi nemmeno il tentativo del primo ministro Bayrou, ormai caduto, di mettere una pezza con la richiesta di fiducia sulla legge di Bilancio. Noi “andiamo avanti perché tanto pensano sempre e solo ai propri interessi”. Col sostegno di alcuni sindacati e di quasi tutta l’opposizione, il movimento Bloquons touy – composto principalmente da giovani e cittadini – dice basta a un governo accusato di aver sacrificato i poveri in nome della tutela dei ricchi.
Il piano d’azione è definito nel dettaglio: blocco delle infrastrutture strategiche, delle autostrade, dei depositi petroliferi, degli aeroporti. E ancora: ritiro del contante dalle banche e boicottaggio dell’uso delle carte di credito. La Francia occidentale è una delle zone calde. Da queste parti il turismo della costa atlantica è ancora in fermento ma nell’aria c’è
esasperazione. “Già al 7 del mese molti di noi non possono permettersi di comprare la carne”, spiega Celine. Il Maine-et-Loire è considerato il “giardino” della Francia per la sua varietà agricola e per le piante ornamentali. Angers è il polo più importante. Qui si trovano fragole, mele, pere, cipolle, asparagi e carote. Come ogni mattina Celine, 66 anni, si è svegliata all’alba. La stalla con le vacche da latte è avvolta nella nebbia. “Guarda le mie mani, le vedi? Ho i calli dopo anni di lavoro. La pelle del mio viso è bruciata dal sole e dal vento e guarda come mi ripaga il governo!”. Quella di Celine è un’azienda a conduzione familiare ma “ci sono pochi giovani e non ho nessuno a cui lasciare la mia attività”. Essere contadina per lei significa tramandare un’identità. Celine è schiacciata dal mercato e dalla burocrazia. “Da anni mi sento incompresa e abbandonata dalla politica. Ora ci chiedono di stringere la cinta mentre finanziano l’industria bellica. Ho un figlio che non lavora, fatico a pagare le bollette e ho speso tutti i miei soldi in sanità privata perché sono malata. Vieni con me, ti faccio vedere una cosa”. Celine apre il frigorifero. È vuoto. “Dopo anni di lavoro sono condannata alla fame. La Francia era un grande paese, ora è distrutto dalle disuguaglianze. E allora se devo affondare io, meglio che affondino tutti”
(da agenzie)
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Settembre 9th, 2025 Riccardo Fucile
MELONI NON RIESCE A CHIUDERE SUGLI SFIDANTI DI DECARO E FICO, UN FILM GIA’ VISTO ALLE COMUNALI DI ROMA, MILANO E NAPOLI
C’è chi evoca Enrico Michetti, il candidato sindaco di Roma che si rifaceva ad Augusto.
E chi invece tira fuori il pistola di Milano: il pediatra Luca Bernardo, sfidante di Beppe Sala, con la rivoltella in ospedale. Ora che anche Elly Schlein è riuscita a chiudere le candidature nelle regioni superando i veti della coalizione, nel centrodestra avanza il fantasma Carneade. E cioè il candidato governatore improponibile mandato al massacro elettorale dove nessuno con un po’ di sale in zucca vuole correre. Proprio in Campania e Puglia, fortini che, a occhio, Schlein e Conte riusciranno a fare propri senza fatica. Fratelli d’Italia si è così avvitata su sé stessa: si gioca il tutto per tutto nelle Marche per la riconferma di Francesco Acquaroli, sembra costretta a rinnovare il Veneto alla Lega, va verso un ko già scritto in Toscana e per Puglia e Campania appunto non ci sta a mostrare il petto per andare verso la bella morte.
Per la Campania, per esempio, è convinzione comune nel centrodestra che la candidatura di Fico sia davvero complicata da superare. Anche la scelta di Edmondo Cirielli, viceministro degli Esteri di Fratelli d’Italia, è data come perdente. Al limite della candidatura di servizio, o quasi. Ecco perché prende quota l’ipotesi dell’ex prefetto di Napoli, ora a capo del dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione al Ministero dell’Interno, Michele di Bari. Un servitore dello stato, prossimo alla pensione, che non dispiace a Forza Italia. Una figura al di sopra del bene e del male pronta al sacrificio? C’è chi dice di sì. E ricorda a tal
proposito un film già visto per il comune di Napoli. Quello interpretato dal pm Catello Maresca che da indipendente del centrodestra raccolse contro Gaetano Manfredi, nel 2021, solo il 21 per cento, guardando il ballottaggio con il binocolo. Al prefetto toccherà la stessa sorte?
In attesa del vertice del centrodestra, a solleticare ieri la fantasia dei cronisti piazzati dalle parti di Palazzo Chigi c’è stata la visita di Aurelio De Laurentiis. Il produttore cinematografico e soprattutto patron del Napoli calcio bis-scudettato è entrato ieri pomeriggio nel palazzo del governo. Subito è scattata la suggestione. Avrà incontrato la presidente del Consiglio Meloni, appena rientrata dal viaggio a New York con la figlia, per ascoltare una proposta di candidatura? Oppure avrà visto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari come accaduto già lo scorso luglio? Oppure ancora, come ha suggerito qualche simpaticone, De Laurentiis ha preso le misure alle stanze per chiedere di girare un nuovo film per Natale: “Il CineChigi”? Più facile la seconda ipotesi, quella di un incontro con Fazzolari. Ma fino a quando non si riunirà il tavolo del centrodestra le speculazioni si sfogliano come i petali della margherita. Stesso discorso per la Puglia, fotografia di uno stallo alla messicana. Forza Italia per occupare una casella mette il nome del deputato Mauro D’Attis, stessa cosa per onor di cronaca la fa Fratelli d’Italia con il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato, amico personale della premier nonché di lei guida alle vacanze estive. E’ chiaro che in entrambi c’è la consapevolezza che contro Decaro la sfida sarà ingenerosa. Ecco
perché anche in questo caso si cercano uomini delle istituzioni o delle imprese sui quali nessuno a Roma metterà davvero il cappello, al netto del solito comizio di chiusura di Meloni, Tajani e Salvini. Ecco il leghista, se è vero che ha ceduto la Lombardia (c’è l’idea di Ettore Prandini, numero della Coldiretti) per la riconferma del Veneto, inizia a friggere per poter annunciare il dopo Zaia in salsa Liga. Operazione anche questa che sembra essersi avviluppata su se stessa. La teoria che occorra aspettare l’esito delle elezioni nelle Marche rischia di rovinare la festa del Carroccio sul pratone di Pontida, prevista una settimana prima del match Acquaroli-Ricci. Tutti sbuffano nel centrodestra in queste ore. In Fratelli d’Italia, primo partito della coalizione, si fanno ragionamenti di questo tipo: “Se ci andrà bene confermeremo le Marche e perderemo la Toscana. Se ci andrà male nemmeno questo, e la Lega incasserà comunque il Veneto, in una tornata complicata per tutto il centrodestra che poi farà parlare Schlein di spallate al governo”. In generale, specie dalle parti di Forza Italia, evocano quanto accaduto alle comunali di Roma, Napoli e Milano con scelte dell’ultima ora che si dimostrarono impietose anche per il voto di lista dei singoli partiti. Lo sguardo dei partiti di governo è anche rivolto alle prossime elezioni: scegliere civici che spingerebbero la coalizione su percentuali modeste rischia di essere un ulteriore boomerang per le prossime elezioni. Se non dovesse cambiare la legge elettorale in Campania e Puglia i collegi uninominali sarebbero di questo passo di colore rosso. Sicché a tutti ieri non restava che rifarsi con le sciagure del governo Bayrou in Francia.
(da agenzie)
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Settembre 9th, 2025 Riccardo Fucile
ALL’ALLEANZA GUIDATA DAL PREMIER USCENTE JONAS GAHR STORE VENGONO ACCREDITATI 89 SEGGI, QUATTRO SOPRA LA MAGGIORANZA ASSOLUTA… IL RUOLO DEL POPOLARE JENS STOLTENBERG, EX SEGRETARIO DELLA NATO E LA PAURA DEI NORVEGESI DI ESSERE INVASI DA MOSCA
La Norvegia conferma un governo a guida laburista: gli elettori hanno premiato la continuità del centrosinistra, avanti nei confronti del centrodestra 89 seggi a 80.
Boom della destra radicale di Sylvi Listhaug, già battezzata da Le figaro la ‘Meloni del nord’, che raddoppia i voti, ma a spese del suo alleato, il partito conservatore, ai minimi storici.
Il centrodestra norvegese avanza, si radicalizza, ma non sfonda. Il premier uscente, il laburista Jonas Gahr Støre, trova la riconferma, mentre la segretaria del partito del progresso (Frp) si afferma come leader incontrastata dell’opposizione.
Sull’esito del voto, incerto sino all’ultimo, potrebbe aver avuto un ruolo importante l’appoggio in extremis dell’ex segretario della Nato, il popolare Jens Stoltenberg, da pochi mesi ministro delle finanze.
Il suo grande ritorno alla politica attiva nazionale – definito dalla stampa locale “stoltenback” – ha galvanizzato il partito, proprio nel mezzo di una campagna elettorale dominata dai temi dell’economia, dalla lotta all’inflazione e del caro energia.
Ma i laburisti potrebbero aver vinto anche grazie alla voglia di stabilità dei 4 milioni di elettori scandinavi, preoccupati dalla minaccia della vicina Russia e dagli effetti dei dazi trumpiani. Malgrado l’avanzata del centrodestra, Stre sembra in grado di ottenere un secondo mandato, anche se non sarà facile creare una nuova maggioranza. Sarà costretto a trovare un accordo con gli altri 4 partiti del fronte progressista.
C’è stata l’affermazione di Sylvi Listhaug, da tempo paragonata alla premier italiana non solo per un passato di ministra, dell’agricoltura già nel 2013, per la linea dura contro i migranti irregolari ma anche per un semplice dato anagrafico, ambedue sono nate nel 1977.
(da agenzie)
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Settembre 9th, 2025 Riccardo Fucile
LA PREMIER SOSTIENE DI AVER VIAGGIATO SU “UN VOLO DI LINEA” E PROMETTE “AZIONI LEGALI” CONTRO CHI SOSTIENE CHE ABBIA UTILIZZATO “UN AEREO DI STATO” … ITALIA VIVA BOLLA COME “DELIRANTI” LE ACCUSE CONTRO IL SENATORE BORGHI: “MELONI HA RISPOSTO CELERMENTE, CI ASPETTIAMO LO STESSO METODO PER QUESTIONI RIMASTE SENZA RISPOSTA DA MESI, DAL CASO ALMASRI ALLE INTERCETTAZIONI ILLEGALI CON PARAGON”
“Leggiamo deliranti accuse di Giorgia Meloni contro il senatore Borghi di Italia Viva
, colpevole di aver depositato un’interrogazione parlamentare per sapere come mai la Presidente del Consiglio abbia deciso di saltare l’omaggio a Giorgio Armani, la partecipazione a Cernobbio, la missione istituzionale che lei stessa aveva fissato in Corea del Sud, Giappone e Vietnam.
La Presidente del Consiglio ha tutto il diritto di fare quello che vuole nel Suo tempo libero e siamo lieti che abbia avuto del tempo per stare con le persone a lei care. Non accetteremo tuttavia che usi il consueto vittimismo per impedire all’opposizione di fare interrogazioni parlamentari sulle sue scelte. Perchè è un dovere del capo del governo rendere conto delle proprie scelte, sempre. La Premier oggi ha risposto a Borghi celermente. Auspichiamo che usi lo stesso metodo per rispondere a viso aperto in Parlamento sulle questioni da cui scappa da mesi e su cui non si esprime mai, da Al Masri a Paragon, dall’aumento del costo della vita alle vicende dell’auto del suo ex compagno. Quando era all’opposizione, Giorgia Meloni ha massacrato le famiglie degli altri.
Oggi annuncia querele perché qualcuno si permette di chiederle come mai non partecipa a eventi istituzionali. Il suo sogno sarebbe quello di eliminare il diritto alla parola dell’opposizione: non ci fermerà. E se vuole denunciarci per aver chiesto dove fosse e con chi, lo faccia pure. Si chiamano strumenti di democrazia parlamentare e almeno noi non intendiamo rinunciarci
A depositarla è stato il senatore Enrico Borghi, membro del Copasir, che chiede al governo di chiarire «le ragioni per cui la premier non abbia partecipato ad alcuno degli eventi svoltisi tra il 6 e l’8 settembre» e «se abbia preso parte a incontri istituzionali non resi pubblici, in Italia o all’estero, come ventilato da alcune fonti giornalistiche, a New York con un volo di Stato o in Puglia».
Secondo le indiscrezioni smentite da Palazzo Chigi (anche se solo dopo non aver risposto alle domande dei cronisti in merito), Meloni avrebbe infatti utilizzato per raggiungere la Grande Mela un aereo di Stato.
Nel dettaglio quello su cui volava la ministra per il Turismo Daniela Santanché, accreditata come unica rappresentante delle istituzioni italiane a sostegno di Jannik Sinner, in quelle ore in campo contro Carlos Alcaraz per la finale degli Us Open, peraltro sotto gli occhi di Donald Trump.
(da agenzie)
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