Ottobre 24th, 2025 Riccardo Fucile
FONDAZIONE GIMBE: “LA COPERTA E’ CORTA, DESTINATE BRICIOLE A INFERMIERI E MEDICI”… I POVERI POSSONO MORIRE COSI’ FINISCONO DI LAMENTARSI
C’è un segnale nel 2026 per la Sanità, ma poi le risorse tornano nuovamente ad arrivare con il
contagocce. La Fondazione Gimbe nella sua analisi della manovra di bilancio vede più ombre che luci. Con la legge di bilancio 2026 alla sanità arriveranno risorse economiche aggiuntive ed il Fondo sanitario nazionale (Fsn), soprattutto il prossimo anno, crescerà, fino a toccare i 145 miliardi totali nel 2028 rispetto ai 136,5 del 2025.
Ma la spesa per la sanità pubblica è in realtà “in diminuzione”, dal momento che nel 2028 sarà pari al 5,6% del Pil contro l’attuale 6,3 per cento.
In pratica per Gimbe “non c’è alcun rilancio del Servizio sanitario nazionale, mentre ai professionisti vanno solo briciole”.
La coperta sempre più corta
Alla sanità, afferma Gimbe, sono aggiunti in totale 7,7 miliardi di euro: 2,4 nel 2026 e 2,65 nel 2027 e nel 2028. Nel 2028 il Fondo sanitario nazionale arriverà dunque a 145 miliardi di euro, ma scende al 5,9% del Pil rispetto al 6,3% nel 2024.
Nel 2026 si registra inoltre un gap di 6,8 miliardi di euro rispetto alle stime di spesa sanitaria: “La coperta delle regioni è sempre più corta e dal governo solo misure frammentate”.
La Fondazione parla dunque di una “ennesima illusione contabile, che abbaglia con numeri altisonanti abilmente combinati”. Intanto, secondo il report, ai professionisti sanitari “vanno solo briciole, mentre le assunzioni di infermieri sono possibili solo dall’estero”.
“In termini assoluti – spiega il presidente Nino Cartabellotta – l’aumento di risorse per il triennio 2026-2028 risulta sostanzialmente uniforme, senza alcun segnale di rilancio progressivo del Fsn. La manovra 2026 prevede 2,4 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, ma queste risorse rischiano di disperdersi in mille rivoli, come in un tentativo di accontentare tutti senza un chiaro disegno strategico”.
E questo a fronte, ricorda, di 5,8 milioni di italiani che nel 2024 hanno dovuto rinunciare alle cure. In altri termini, chiarisce Cartabellotta, “le cifre assolute per il 2026 appaiono consistenti perché includono risorse già stanziate dalle precedenti manovre, ma la quota di ricchezza del Paese investita in sanità, dopo il lieve rialzo del 2026, torna a diminuire”.
Per il personale sanitario solo briciole
La manovra prevede anche un piano straordinario di assunzioni a partire dal 2026, autorizzando 450 milioni di euro per assumere
circa 1.000 medici dirigenti e oltre 6.000 professionisti sanitari, in particolare infermieri.
“Pur riconoscendo la volontà di rafforzare gli organici – afferma Cartabellotta – il concetto di piano assunzioni appare contraddittorio finché resta in vigore il tetto di spesa per il personale sanitario. A ciò si aggiunge la scarsa attrattività di alcune specialità mediche e, soprattutto, della professione infermieristica”.
L’aumento stimato della retribuzione lorda annua, poi, è di 3.000 euro per i medici, 1.630 per gli infermieri e 490 per i dirigenti sanitari non medici: “Se l’obiettivo è restituire attrattività alla carriera nel Ssn per arginare le fughe e attirare i giovani verso la professione infermieristica – osserva il presidente Gimbe – si tratta solo di briciole. Importi di tale entità non saranno sufficienti ad arrestare l’emorragia di medici dal pubblico
(da agenzie)
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Ottobre 24th, 2025 Riccardo Fucile
LA SFERZATA DI PAPA LEONE AI SOVRANISTI: “MIGRANTI TRATTATI COME SPAZZATURA, ORA BASTA”… “POVERI E SENZATETTO DA PROTEGGERE, LO DICE IL VANGELO”
«Quando si formano cooperative e gruppi di lavoro per sfamare gli affamati, dare riparo ai senzatetto, soccorrere i naufraghi, prendersi cura dei bambini, creare posti di lavoro, accedere alla terra e costruire case, dobbiamo ricordarci che non si sta facendo ideologia, ma stiamo davvero vivendo il Vangelo». Lo ha detto Papa Leone XIV, parlando all’udienza dei movimenti popolari. Sono delegazioni di tutto il mondo formatesi nel 2014 su impulso di Bergoglio per «creare spazi di fraternità tra organizzazioni e movimenti di tutto il mondo». Impossibile non pensare a un riferimento alle ong che si occupano del soccorso in mare nel Mediterraneo, dopo che un giorno fa si è registrato un
nuovo naufragio di persone migranti, al largo della Tunisia, con 40 morti tra cui neonati. «Gli stati hanno il diritto e il dovere di proteggere i propri confini, ma con l’abuso dei migranti vulnerabili, assistiamo a gravi crimini commessi o tollerati dallo Stato».
Papa Leone: «Misure disumane, migranti trattati come spazzatura»
«Si stanno adottando misure sempre più disumane, persino politicamente celebrate, per trattare questi “indesiderabili” come se fossero spazzatura e non esseri umani». Così il Papa ha continuato il suo discorso parlando delle politiche di immigrazione sempre più crude messe in atto dai governi, con casi eclatanti come i raid della polizia di frontiera Ice negli Stati Uniti di Donald Trump. «Il cristianesimo, invece, si riferisce al Dio amore, che ci rende fratelli tutti e ci chiede di vivere da fratelli e sorelle», ha detto il pontefice. Nell’incontro con i movimenti popolari il Pontefice, si apprende, ha ricevuto molti doni simbolici, tra i quali anche una kefiah palestinese.
«Poveri in fondo alle priorità, ma al centro del Vangelo»
«Dal centro c’è poca consapevolezza dei problemi che colpiscono gli esclusi, e quando se ne parla nelle discussioni politiche ed economiche, si ha l’impressione che si tratti di una questione aggiunta quasi per dovere o in modo tangenziale, se non trattata semplicemente come un danno collaterale». Così Leone si è rivolto alla platea di movimenti popolari da tutto il mondo, rimarcando l’impegno della Chiesa per i poveri: «Spesso rimangono in fondo alla lista delle priorità. Al contrario, i poveri sono al centro del Vangelo». Parole che ripercorrono il
pontificato di Francesco, ricordando quella «chiesa povera e per i poveri» teorizzata da Bergoglio agli esordi del mandato, nel 2013, quando scelse Lampedusa come meta del primo viaggio.
(da Open)
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Ottobre 24th, 2025 Riccardo Fucile
UNA COLONNA DI FUMO ALTISSIMA IN UN IMPIANTO CHE PRODUCE ESPLOSIVI E PROIETTOLI A 1700 CHILOMETRI DAL CONFINE UCRAINO… POTREBBE ANCHE ESSERE STATA UNA OPERAZIONE DEGLI 007 DEL GENERALE BUDANOV… SI MOLTIPLICANO GLI ATTACCHI ALLE RAFFINERIE RUSSE
I media russi hanno parlato inizialmente di un attacco di droni. Sui canali social ci sono testimoni
che descrivono il ronzio degli aeroplani e le raffiche della contraerea. Se fosse confermato, si tratterebbe di uno sviluppo significativo del conflitto: finora le bombe volanti di Kiev non sono mai arrivate così lontano e si ha certezza solo di raid a circa 1300 chilometri di distanza. Se gli ingegneri ucraini sono riusciti a prolungare il raggio d’azione dei bombardieri teleguidati potrebbero presto esserci altre incursioni devastanti.
Circolano però altre ipotesi. Gli 007 del generale Budanov infatti sono già stati in grado di lanciare droni all’interno del territorio di Mosca, come nell’operazione Spiderweb contro gli aeroporti dei quadrimotori strategici, o di infiltrare agenti sabotatori nelle città.
A Kopeysk il bilancio è molto pesante: le fonti ufficiali elencano dodici lavoratori uccisi, dieci feriti e alcuni dispersi, ma circolano indiscrezioni su un numero di morti più alto. Dal 2024 le linee di montaggio della Plastmass sono state incrementate: oltre agli esplosivi e ai razzi, si è cominciato a confezionare munizioni per mortaio, per i cannoni dei tank e per gli obici pesanti.
Non ci sono dubbi invece sulle cause dell’incendio della raffineria Rosneft di Ryazan, centrata sempre la scorsa notte dai droni ucraini. L’infrastruttura trasforma 17 milioni di tonnellate di greggio in carburante ed è stata bersagliata più volte dall’inizio di agosto.
Gli impianti energetici russi vengono assaliti senza sosta: lunedì è toccato alla centrale di liquefazione del gas di Orenburg che riceve idrocarburi anche dai giacimenti del Kazakistan.
Oltre un quinto della produzione di combustile è stata bloccata, con una crescente carenza di diesel nelle stazioni di servizio oltre a difficoltà nell’esportazione di gas. I piccoli aerei senza pilota di Kiev vengono sempre più spesso affiancati da ordigni più potenti, con motori a reazione. Ma si tratta sempre di armi con cariche di esplosivo limitate, in genere di 50-100 chili, e i russi
possono riparare i macchinari colpiti. Per questo il presidente Zelensky ha tentato invano di ottenere dalla Casa Bianca missili come i Tomahawk statunitensi, con un’ogiva da mezza tonnellata che può smantellare le fabbriche e le raffinerie.
I generali di Mosca non riescono a intercettare i droni perché non hanno velivoli radar, che dall’alto scoprono più facilmente gli incursori in volo a bassa quota. Adesso vogliono moltiplicare le squadre della contraerea intorno ai poli industriali, imitando le tattiche ucraine: stanno riparando i vecchi semoventi quadrinati prelevati dai depositi sovietici e dotando di mitragliere centinaia di fuoristrada. Per formare questo scudo mobile si sta discutendo di richiamare i riservisti: la mobilitazione è resa possibile da un recente decreto e alzerebbe ulteriormente il numero di militari, portandoli a un milione e mezzo.
(da La repubblica)
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Ottobre 24th, 2025 Riccardo Fucile
PREVISTI 30 MILIONI DI EURO PER L’AMERICA’S CUP 2027 A NAPOLI (CHE MELONI POTRA’ RIVENDICARE PRIMA DEL VOTO IN CAMPANIA) E 55 MILIONI PER UNA NUOVA CASERMA DEI CARABINIERI A PISA…C’È ANCHE MEZZO MILIONE PER IL THINK TANK GUIDATO DA GIORGIO VITTADINI, FONDATORE DELLA COMPAGNIA DELLE OPERE. LA STESSA CIFRA È DESTINATA AL COMITATO PER IL CENTENARIO DELLA NASCITA DI SAN FRANCESCO
Ci sono i 30 milioni di euro all’America’s Cup di Napoli 2027, spalmati in due tranche di pari importo (15 milioni) per il prossimo biennio. Un finanziamento che arriva, per un fortuito intreccio di calendario, a poche settimane delle elezioni regionali in Campania. Resta che la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, vuole sventolare a mo’ di propaganda (anche futura) la Coppa America in salsa partenopea.
Nella manovra economica, ora bollinata dalla ragioneria dello stato e trasmessa al Senato (dove inizierà la prima lettura),
vengono pure reperiti altri 55 milioni di euro per la caserma dei carabinieri di Pisa, molto cara al ministero della Difesa, Guido Crosetto. Calcolando i precedenti stanziamenti il plafond complessivo della struttura ammonta a 100 milioni di euro.
La legge di Bilancio ha tanti problemi in termini di risorse, come ripetuto in più occasioni dal ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. Eppure, ben prima di iniziare l’iter parlamentare – solitamente foriero di piccole o grandi mance – individua delle priorità da finanziare.
Tra i rivoli di spesa vengono messi a disposizione 500mila euro (dal 2028) della Fondazione per la sussidiarietà, think tank presieduto da Giorgio Vittadini, fondatore della Compagnia delle opere e una delle anime del Meeting di Comunione e liberazione, ma spuntano pure i 18 milioni di euro – 6 all’anno – per la gestione degli oratori.
Nella tabella dei rifinanziamenti trovano posto 5,8 milioni di euro (spendibili nel 2027) per sostenere l’ospedale Gemelli e mezzo milione di euro per il comitato nazionale istituito per il centenario della nascita di San Francesco.
Per non tacere del – non meglio specificato – fondo di 350 milioni di euro per il riconoscimento di contributi, a soggetti privati, per interventi «volti alla riduzione dell’esposizione ai rischi calamitosi». «Nessun criterio, nessuna indicazione nella norma. Non si sa neppure di che rischi si parli», denuncia la deputata del Pd, Maria Cecilia Guerra. Senza criterio potrebbe diventare una mancia. Guerra parla apertamente di un «bel
marchettone».
Sulle banche le norme sono state sfumate. È sparita la riduzione del 4 per cento sulla deducibilità degli interessi passivi per un intervento transitorio, che si azzera negli anni.
Giorgetti ha assicurato, alla Camera, che nel 2026 dalle misure arriveranno nelle casse statali 4 miliardi di euro dagli istituti di credito e assicurazioni. La stima del gettito «è fatta da auspici e ipotesi», ribattono dai Cinque stelle contestando la “certezza” del gettito, che si basa per lo più su comportamenti volontari.
C’è poi il capitolo dei tagli. Il Mezzogiorno e la cultura sono alcuni bancomat usati dal governo per coprire parte la spesa della manovra. Per il governo Meloni il cinema viene prima di tutti, ma solo se si parla di tagli. Il passaggio dalla bozza della manovra al testo inviato al Senato, dove inizierà la prima lettura, non ha spostato le carte in tavola: l’audiovisivo italiano pagherà un conto salato alla prossima legge di Bilancio con una riduzione complessiva delle risorse di 550 milioni nel prossimo triennio.
I primi 150 milioni subito, nel 2026, il resto equamente diviso tra il 2027 e il 2028. «Il governo mette in pericolo un settore strategico con danni enormi in termini produttivi e occupazionali», ha commentato il deputato del Pd, Matteo Orfini.
Il ministero della Cultura, guidato da Alessandro Giuli, provvederà poi all’emissione della Carta valore, l’ex bonus per i 18enni già rivisto al ribasso dal governo Meloni (nell’èra Sangiuliano). Si tratta di un lifting e un cambio di
denominazione. La dotazione subisce una mini-limatura, sarà di 180 milioni di euro all’anno perdendo altri 500mila euro annui.
Per quanto riguarda il Sud, invece, i fondi di Coesione subiranno una riduzione di 100 milioni all’anno fino al 2028. A mettere mano al portafogli per pagare il conto alla manovra sono poi i ministeri. Soprattutto quello delle Infrastrutture affidato a Matteo Salvini: 500 milioni di euro in meno dal 2026, con la scure che si abbatte sulla «pianificazione strategica di settore e sistemi stradali e autostradali».
(da “Domani”)
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