Gennaio 27th, 2026 Riccardo Fucile
IL DISTACCO È RIDOTTO A SOLI 0,2 PUNTI. I CONTRARI ALLA RIFORMA SONO SOPRATTUTTO TRA I GIOVANI E CHI NON SI COLLOCA POLITICAMENTE – LA CAMPAGNA È ANCORA TUTTA DA GIOCARE. LA QUOTA DI ASTENUTI E INDECISI È STIMATA AL 39%

Un distacco di soli 0,2 punti, 49,9% contro 50,1%. Si è ridotta a un “pareggio tecnico“, secondo l’istituto Ixé, la distanza tra il Sì e il No in vista del referendum sulla riforma Nordio. Da un sondaggio pubblicato nell’ambito della rilevazione settimanale Osservatorio politico, realizzato tra il 20 e il 27 gennaio su un campione di mille elettori, risulta che il 50,1% degli intervistati voterebbe per confermare la legge costituzionale del governo, il 49,9% per non confermarla.
Si tratta del margine inferiore mai registrato dalle rilevazioni effettuate finora, che ultimamente davano il No in crescita ma comunque staccato di almeno sei punti: Ixé, ad esempio, cita un proprio precedente sondaggio di novembre in cui il Sì era dato al 53%, il No al 47%
I contrari alla riforma sono ampia maggioranza tra i più giovani: nella fascia 18-34 anni arrivano al 66%, nella fascia 35-44 sono il 56%, il 54% in quella 45-54.
I più favorevoli al piano del governo, invece, sono gli elettori over 55: nella fascia 55-64 anni i Sì toccano il 62%, oltre i 65 anni il 57%.
Rispetto all’orientamento politico, il Sì arriva al 96% tra gli elettori di destra e all’87% tra quelli di centrodestra; sull’altro fronte il No è un po’ più basso, all’81% tra chi vota il centrosinistra e all’89% tra chi vota a sinistra. Gli elettori di centro dimostrano una leggera preferenza per il Sì (54%), mentre il No è parecchio avanti tra chi non si colloca politicamente (59%).
Questi risultati non considerano l’enorme quota di astenuti e indecisi, stimata al 39%. Un 37% di elettori, inoltre, non sa che si tratta di un referendum valido anche
senza il quorum di partecipazione del 50% + 1 di elettori (previsto invece per le consultazioni abrogative).
(da agenzie)
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Gennaio 27th, 2026 Riccardo Fucile
VANNACCI PUNTA A FARSI CACCIARE DAL CARROCCIO PER METTERSI IN PROPRIO E MARCIARE A DESTRA DELL’EX TRUCE DEL PAPEETE – LA FORMAZIONE DI VANNACCI È ACCREDITATA INTORNO AL 2%, UNA DATO CHE PESEREBBE MOLTO SULLA LEGA, ANCORATA ORMAI INTORNO ALL’8%, E CHE POTREBBE ESSERE DECISIVO ANCHE IN VISTA DELLE ELEZIONI 2027
Si muove il generale Roberto Vannacci. Il tam-tam di queste ultime settimane, con le
indiscrezioni su un possibile addio alla Lega dell’ex capo della Folgore, pronto a dar vita a una nuova forza di estrema destra, sta diventando sempre più insistente, con rumors provenienti dalla Toscana, dove lo stesso Vannacci risiede.
Le voci di un nuovo partito, non smentite dallo stesso interessato (“mai dire mai”, ha detto nelle scorse ore) trovano oggi una conferma importante. A quanto risulta all’AdnKronos, infatti il generale Vannacci nella giornata del 24 gennaio, tre giorni fa, ha depositato il marchio di quello che dovrebbe essere il suo nuovo partito ‘Futuro Nazionale’.
La mossa di Vannacci è stata preceduta negli scorsi messi da quella del fedelissimo del generale, Giulio Battaglini, già in Fdi, poi sotto le insegne dell’eurodeputato della Lega di cui oggi è braccio destro, assieme al fedelissimo Massimiliano Simoni, ex militare ed ex Fdi, oggi unico eletto in Toscana con la Lega a gestione Vannacci.
Il lucchese Battaglini, oggi uno degli assistenti parlamentari del generale a Bruxelles e dipendente della ‘Versiliana’, a quanto risulta all’AdnKronos, lo scorso fine ottobre, aveva infatti già registrato il dominio internet www.futuronazionale.it. Piattaforma web che potrebbe divenire il sito ufficiale della nuova formazione vannacciana.
Il simbolo del possibile nuovo partito di Roberto Vannacci – visionato dall’Adnkronos – si presenta come un emblema circolare dal fondo blu profondo. In alto, in caratteri bianchi, netti e moderni, campeggia la dicitura “Futuro Nazionale”. Elemento centrale e fortemente identitario è la fiamma tricolore stilizzata, reinterpretata in chiave dinamica: non una fiamma verticale e statica, ma una fiamma che avanza controvento, piegata in avanti. Il verde, il bianco e il rosso scorrono in una linea fluida e tesa, evocando movimento.
Le tensioni sulla possibile fuoriuscita di Vannacci dalla Lega vedono – per ora – il leader Matteo Salvini gettare acqua sul fuoco. Nelle scorse ore, Via Bellerio ha smentito ricostruzioni di stampa dove si raccontano pressioni da parte di Luca Zaia sul segretario per intervenire contro il suo vice, ormai da molti dei ‘vecchi’ leghisti considerato un corpo estraneo.
“Nessuna telefonata”, assicurano dalla Lega. Ma di certo in tanti si interrogano sul futuro politico di Vannacci, guardando con attesa alle mosse del segretario federale, impegnato in una mediazione che pare sempre più complicata.
(da Adnkronos)
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Gennaio 27th, 2026 Riccardo Fucile
GLI OBIETTIVI DI MIGLIORARE LA CRESCITA SONO FALLITI: GLI INVESTIMENTI HANNO SOSTENUTO IL PIL IN QUESTI ANNI, MA NEL 2026 IL FLUSSO DI DENARI EUROPEI SI INTERROMPE E SARANNO CAZZI … IL CASO DELLA “3-1 SPA”, LA SOCIETÀ CHE DOVEVA FAVORIRE LA DIGITALIZZAZIONE DI INPS, INAIL E ISTAT E SI È RIVELATA UN’ESOSA SCATOLA VUOTA
Campi di padel, tornei di briscola, app per le diocesi, /fondi a pioggia agli hotel per le ristrutturazioni. E ancora: società pubbliche “fantasma”, soldi a fondazioni, associazioni, musei di ogni risma.
Ma, nel mare magnum del Pnrr, non passa inosservato il finanziamento approvato all’Unione astrofili italiani con lo scopo di «promuovere la cultura scientifica e valorizzare la conoscenza del cielo notturno stellato, attraverso la creazione di una rete nazionale». Finanziamento previsto? 50mila euro abbondanti.
Al banchetto del Piano nazionale di ripresa e resilienza si sono seduti un po’ tutti. Certo, le risorse sono state stanziate dopo apposite domande validate anni addietro, volate sopra le teste dell’attuale ministro, Tommaso Foti. Dunque, a monte c’è una decisione consapevole.
Gli effetti sul Pil italiano non sono stati decisivi. E Confindustria ha lanciato l’allarme sull’economia «quasi ferma» e oggi gli investimenti del Pnrr «sono l’unica spinta». La luce sta per spegnersi e le riforme latitano. «Non sono stati centrati gli obiettivi di migliorare tasso di crescita economica, rimuovendo lacci di natura regolamentare e amministrativa», dice l’ex economista del Fmi, Fabio Scacciavillani.
I progetti hanno spesso una ridotta platea di beneficiari.
Uno dei casi è quello dei campi di padel per la palestra di Vigo di Cadore, 1.500 abitanti in provincia di Belluno. Next Generation Eu, il nome europeo del piano, ha messo a disposizione un importo di 300mila euro. Stessa somma destinata al comune di Castelpagano (1.300 abitanti), nel Sannio, per il percorso fitness nella pineta comunale.
È stato confermato, con un decreto del 2025, poi il progetto “un giro di briscola”, elaborato nel modenese, per la socializzazione delle persone anziane: la spesa è di 222mila euro.
E se lo stadio di Firenze è stato eliminato dalle opere finanziabili dal Pnrr, su richiesta dell’allora ministro, Raffaele Fitto, è andata meglio allo stadio “Mimmo Garofalo” di Tursi, in provincia di Matera: il Pnrr ha previsto un importo di 700mila euro per la realizzazione del campo in erba sintetica e per la copertura della gradinata. Dunque, il Franchi no, ma sì al Ciullo di Salve (4.500 abitanti), in provincia di Lecce: il completamento della struttura è costato un milione di euro.
Sul fronte culturale, sono stati assegnati circa 40mila euro alla fondazione Magna Carta presieduta dall’ex ministro berlusconiano, Gaetano Quagliariello. Mentre alla pro loco di Castel Viscardo (Terni), è stato approvato un importo di oltre 25mila euro per la «creazione del primo borgo umbro nel metaverso».
In mezzo alla miriade di micro-progetti ne spuntano tanti altri, che non hanno portato di certo impennate per il Pil. Stando ai database pubblici, l’associazione museo della Bora di Trieste è stata ammessa al finanziamento per 75mila euro (che risultano ancora da erogare) per la «digitalizzazione del patrimonio analogico del magazzino dei venti attraverso installazioni digitali».
Mentre la diocesi di Massa Carrara-Pontremoli ha ricevuto il via libera al finanziamento (per un massimo) di 75mila euro. La finalità? Un’app […] per promuovere il patrimonio religioso della zona.
Il Pnrr è anche la fotografia delle cattedrali nel deserto, non per forza fisiche. Il paradigma è la 3-i spa, società pubblica pensata per favorire la digitalizzazione di tre colossi, Inps, Inail e Istat, che sono infatti diventate socie per gestire la spa che avrebbe dovuto assorbire una serie di servizi. Era una delle “milestone” del Pnrr. A tre anni dalla fondazione, la 3-i resta un oggetto misterioso
Un dato è singolare: una società che si occupa di digitalizzazione non aggiorna nemmeno il proprio sito. A inizio settembre, nel cda è entrato Paolo Guidelli al posto di Ester Rotoli, mentre il presidente del collegio sindacale è diventato Stefano Moracci in sostituzione di Cosimo Giuseppe Tolone. Informazioni non riportate dal sito dopo vari mesi.Il problema è pure il piano industriale, tuttora in costruzione, mentre i conti traballano. Significativo è il bilancio del 2024. La differenza tra entrate e uscite è stata di oltre 600mila euro: per ammortizzare, il management ha compiuto degli investimenti per 500mila euro.
Operazioni finanziarie “salva-conti”, che non sono il core business della società. Nei mesi scorsi c’è stato qualche passettino in avanti. «Nel 2025 sono stati sottoscritti gli accordi di servizio con gli enti coinvolti, segnando l’avvio a regime della società», spiegano a Domani fonti di governo.
A chiudere il cerchio gli stanziamenti del ministero del Turismo, già quando c’era Massimo Garavaglia con il governo Draghi: affittacamere, agriturismi, hotel, bed&breakfast e ristoranti hanno beneficiato di 600 milioni di euro di incentivi, 150 milioni a fondo perduto. Il Pnrr è un’occasione per molti, insomma. Specie per i musei più fantasiosi.
A Ficarra (Messina), oltre 90mila euro sono stati previsti per il museo del giocattolo medievale, e i 600mila euro per il museo del prosciutto a Langhirano (Parma). A Sala Consilina (Salerno), infine, c’è il progetto Casa Surace, con un importo di circa 39mila euro, per «un portale digitale per tramandare le leggende italiane». Per un Pnrr da lasciare ai posteri.
(da agenzie)
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Gennaio 27th, 2026 Riccardo Fucile
“DOPO ALMASRI RESTANO DUBBI SU DISPONIBILITÀ DELL’ITALIA A COOPERARE. ROMA HA SUBORDINATO LA COOPERAZIONE A INTERESSI DI SICUREZZA NAZIONALE, POSIZIONE GEOPOLITICA, LEGISLAZIONE COSTITUZIONALE E INTERNA. ARGOMENTAZIONI GIÀ RESPINTE: IL DIRITTO INTERNO NON PUÒ ESSERE INVOCATO PER GIUSTIFICARE UNA MANCATA COOPERAZIONE”
I giudici della Camera preliminare I della Corte penale internazionale, a maggioranza,
prendono atto dell’impegno dichiarato dal governo italiano a rivedere le norme di cooperazione con la Cpi, ma rilevano che tali aperture sono “subordinate” a limiti e riserve che mettono in dubbio la disponibilità dell’Italia a “cooperare pienamente”.
E’ uno dei passaggi della decisione con cui la Cpi ha deferito l’Italia all’Assemblea degli Stati parte sul caso Almasri. Roma ha subordinato la cooperazione a “interessi di sicurezza nazionale, posizione geopolitica e legislazione costituzionale e interna”, “argomentazioni già respinte”: “il diritto interno”, evidenziano i giudici, “non può essere invocato per giustificare una mancata cooperazione”.
“Alla luce delle difficoltà e delle ambiguità riscontrate” nel caso Almasri, si legge ancora nel testo della decisione, “la maggioranza” dei giudici “ritiene che non sia chiaro se oggi l’Italia sarebbe in grado e disposta a cooperare pienamente con la Corte nell’arresto e nella consegna di persone ricercate, indipendentemente dalla loro nazionalità”.
Pur prendendo atto delle dichiarazioni del governo sull’intenzione di rispettare gli obblighi internazionali, la Camera rileva che Roma non ha chiarito “l’impatto dei procedimenti interni” – archiviati dal Parlamento nei confronti dei due ministri Carlo Nordio e Matteo Piantedosi e del sottosegretario Alfredo Mantovano – “sulla mancata cooperazione, né se siano in corso conflitti di attribuzione davanti alla Corte costituzionale”.
Resta inoltre irrisolto, si evidenzia, il nodo del mancato ricorso alla procedura prevista dall’articolo 97 dello Statuto di Roma per segnalare difficoltà nell’esecuzione delle richieste della Corte. La maggioranza rileva infine carenze di trasparenza nella trasmissione delle informazioni, alcune delle quali risultano “contraddette dagli atti”.
La decisione della Corte penale internazionale di deferire l’Italia all’Assemblea degli Stati Parte per la mancata consegna del generale libico Almasri è viziata da errori giuridici e metodologici. Lo sostiene la giudice della Cpi Iulia Motoc, nella sua opinione in dissenso dalle altre due colleghe della Camera preliminare I, Reine
Alapini-Gansou e Maria del Socorro Flores Liera, contestando “con rammarico” alla maggioranza di non aver esaminato nel merito diverse argomentazioni sollevate dall’Italia, pur concordando sull'”inadempimento” di Roma rispetto alla richiesta di cooperazione.
Al centro della critica della togata romena c’è il confronto con il precedente sudafricano del caso Omar al-Bashir: nel 2015 il Sudafrica non arrestò l’allora presidente sudanese, ma la Corte lasciò spazio a procedimenti interni e a un dibattito costituzionale. Nel caso italiano, invece, secondo Motoc il deferimento ha ignorato procedimenti penali e costituzionali ancora pendenti. Ne è derivata, afferma, un’applicazione “arbitraria” del meccanismo di deferimento, rendendo il raffronto con Pretoria “intrinsecamente viziato, sia sul piano dei principi sia nella prassi: è come misurare il peso in litri”.
Nel mirino anche la mancata considerazione del ruolo della Corte costituzionale: “E’ stato ignorato un rimedio interno effettivo, attivato dalla Corte d’appello di Roma, che incide direttamente sulla cooperazione”. Motoc denuncia inoltre uno spostamento di focus dalla finalità primaria della Corte, ossia garantire l’arresto dei responsabili di crimini che violano norme di diritto cogente. Il deferimento del caso libico all’Assemblea degli Stati Parte viene infine definito dalla giudice “manifestamente contra legem”, poiché la competenza sulla Libia fa capo al Consiglio di Sicurezza dell’Onu.
(da agenzie)
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Gennaio 27th, 2026 Riccardo Fucile
È UNA PRASSI COMUNE, MA UNO STATO ESTERO DEVE CHIEDERE IL PERMESSO AL GOVERNO ITALIANO PER INVIARE I PROPRI AGENTI ARMATI, CON I LORO NOMI, I MEZZI CHE VERRANNO IMPIEGATI E LE ESIGENZE OPERATIVE
1 Quale procedura deve essere seguita?
Attraverso i canali diplomatici le autorità del Paese da cui proviene la personalità o la delegazione presentano una richiesta al ministero degli Esteri chiedendo l’autorizzazione all’arrivo in Italia del personale che si occupa della scorta. Oltre a documentare le esigenze operative, nell’istanza devono essere indicati il numero di agenti che si vuole impiegare e i mezzi necessari alla missione.
2 Chi si occupa dell’istruttoria italiana?
Il ministero dell’Interno — in particolare la Direzione centrale della polizia di prevenzione e l’Ufficio scorte — deve stabilire quale sia il livello di rischio da affrontare e modulare il tipo di protezione.
3 Ci sono contatti diretti tra i Paesi?
La collaborazione tra gli Stati prevede che ci siano consultazioni sia a livello di forza dell’ordine e — se necessario e soprattutto quando si tratta di personalità di rilievo — anche tra i servizi di intelligence.
4 Oltre agli agenti che cosa è consentito in questo tipo di dispositivo?
I rappresentanti della scorta devono essere autorizzati all’uso delle armi in dotazione al reparto e anche ai mezzi blindati da utilizzare per lo spostamento della personalità e della delegazione. Per le armi viene rilasciato una sorta di «permesso provvisorio» che ne consente il possesso e, in casi di emergenza, l’utilizzo.
5 Il Paese di provenienza della personalità deve comunicare l’identità degli appartenenti al dispositivo di scorta?
Sì, le autorità italiane devono essere informate riguardo a chi entra nel nostro Paese, anche se ci sono diversi livelli di segretezza che possono essere coperti da accordi tra i due Stati, soprattutto se la personalità è di primo livello (ad esempio un capo di Stato).
6 Che cosa succede quando la personalità o la delegazione arriva in Italia?
Dopo le procedure di ingresso e la «registrazione» delle scorte, la polizia prende in consegna l’ospite. Gli uomini e mezzi stranieri si muovono sempre con le forze di polizia italiane.
7 Quali sono i livelli di scorta?
Sostanzialmente due. Livello alto che prevede diversi veicoli, agenti armati, moto staffetta e agenti della sicurezza personale. Livello medio/basso che prevede un’auto con agenti armati, spesso in abiti civili.
8 Quali sono i compiti delle scorte miste?
Proteggere la personalità o la delegazione durante tutta la permanenza effettuando controlli preventivi dei luoghi visitati. Intervento in caso di emergenza anche prevedendo lo spostamento in un sito sicuro di fronte a un pericolo imminente.
(da Corriere della Sera)
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Gennaio 27th, 2026 Riccardo Fucile
IL GENERALE PUNTA A ESSERE CACCIATO DAL CARROCCIO. MA L’EX TRUCE DEL PAPEETE PER ORA SI RIFIUTA DI FARLO E MEDIA PERCHÉ NON PUÒ PERMETTERCI UNA FRONDA VANNACCIANA A DESTRA
«Serata memorabile a Parma. Mancava solo la Pascale». La mattina dopo il pienone
alla sua convention ultrasovranista, Roberto Vannacci sbeffeggia così, sui social, la due giorni organizzata in Abruzzo dalla Lega (cioè il partito di cui è vicesegretario), a cui è stata invitata anche Francesca Pascale per parlare di diritti civili.
La presenza dell’ex compagna di Silvio Berlusconi, oggi attivista Lgbtq+, è andata di traverso a Vannacci, che oltre a non presentarsi a Rivisondoli per l’intervento del leader Matteo Salvini, nello stesso giorno ha convocato i suoi sostenitori dalla parte opposta d’Italia. Ormai la frattura politica è plastica: sotto gli occhi di tutti.
A sondare i fedelissimi di Vannacci, la risposta suona più o meno così: «Noi portiamo avanti le nostre idee, con coerenza. Se la Lega vuole negarci gli spazi per esprimerle che ci caccino». Salvini, però, fa sapere che non espellerà nessuno: men che meno Vannacci, che nominò vicesegretario appena l’aprile scorso, consegnandogli la tessera del Carroccio sul palco davanti a centinaia di sostenitori.
«La Lega è bella, perché ci sono tante anime — prova a gettare acqua sul fuoco Salvini dal Veneto, inaugurando uno delle varianti viarie per il via alle olimpiadi invernali — e quindi la Lega è Zaia che è un patrimonio fondamentale, Giorgetti che fa il ministro dell’economia e Vannacci che porta il suo valore aggiunto».
La scissione non è solo questione di tempo, ma anche di modi. Vannacci, in sintesi, punta a essere cacciato. Salvini, almeno per ora, si rifiuta di farlo. Mentre dal Veneto si registrano i movimenti di un peso massimo come Luca Zaia, che ha iniziato un forte pressing su Salvini: in una telefonata gli ha chiesto espressamente di espellere l’eurodeputato, ormai pronto a fondare la versione italiana dell’Afd.
L’ex governatore, forte di un enorme pacchetto di preferenze personali, proprio durante il weekend programmatico in Abruzzo aveva ribadito l’urgenza di approvare una legge sul fine vita e rilanciato la necessità di ulteriori aperture sui diritti civili. La sua è una Lega liberale e più progressista, in antitesi con la linea xenofoba di Vannacci, che come cavallo di battaglia ha la «remigrazione».
La Lega smentisce: «Nessuna telefonata su dinamiche interne alla Lega, nessuna preoccupazione su Vannacci, nessuna richiesta di espulsione». Il Corriere conferma però la ricostruzione e può aggiungere che il caso Vannacci è stato affrontato anche di persona.
Secondo Zaia, il primo passaggio dovrebbe essere la rimozione dei gradi di vicesegretario a Vannacci, ma con massima trasparenza: confronto politico alla luce del sole sulla violazione di più regole del partito.
«La destra liberticida è contro il popolo e perde sempre», è stata la scomunica lanciata da Zaia nei giorni scorsi. Del resto, mentre Vannacci vorrebbe che Salvini spingesse ancora di più verso l’ultrasovranismo della Afd, l’ex governatore veneto continua a rilanciare la necessità di costruire un’alleanza nordista, sul modello della Csu bavarese.
Salvini, intanto, ribatte ancora alle polemiche per la sua foto scattata al ministero a fianco di Tommy Robinson, influencer britannico neonazista e pluricondannato. Oltre agli attacchi dell’opposizione, il vicepremier ribatte anche alle critiche di Antonio Tajani, l’altro vice di Giorgia Meloni, che aveva commentato: «Robinson? Incompatibile con i miei valori».
(da Corriere della Sera)
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Gennaio 27th, 2026 Riccardo Fucile
NEL CDM DI IERI, DURATO APPENA 20 MINUTI, SONO STATI STANZIATI 100 MILIONI DI EURO PER I PRIMI INTERVENTI IN SICILIA, CALABRIA E SARDEGNA … L’OPPOSIZIONE TUONA: “QUEI SOLDI NON BASTERANNO NEANCHE PER LE SPESE DI PROTEZIONE CIVILE” …RENZI ATTACCA: “IN SICILIA MELONI NON HA MESSO GLI STIVALI COME IN EMILIA ROMAGNA PERCHE’ NON PUO’ ATTACCARE LA REGIONE…PERCHE’ E’ SUA!”
Stato di emergenza nazionale nelle tre regioni colpite dalla furia del ciclone Harry, i governatori nominati commissari, 100 milioni di euro per i primi interventi, da dividersi in tre parti uguali. Lo decide il consiglio dei ministri presieduto dalla premier, Giorgia Meloni, in una seduta di appena 20 minuti.
Durata e stanziamenti che lasciano i tre presidenti di Regione delusi e silenti. Salta la conferenza stampa annunciata e già pronta ad andare in streaming senza che da Palazzo Chigi arrivino spiegazioni, mentre il più contrariato sembra il governatore siciliano, Renato Schifani, che fra i tre presentava il conto più salato.
«Una prima ricognizione c’è — aveva ribadito prima di entrare in Cdm — e purtroppo si tende addirittura a superare il miliardo e mezzo di euro». Schifani, che ha già stanziato 70 milioni, aveva lanciato più volte un chiaro segnale di aspettarsene altrettanti da Roma. Il presidente della Calabria, Roberto Occhiuto, ha parlato di 300 milioni di danni, la presidente sarda, Alessandra Todde, di 200 milioni di euro. Per il momento, però, il ministro della protezione civile, Nello Musumeci, porta solo i 100 milioni «a valere sul Fondo per le emergenze nazionali».
L’opposizione va all’attacco: «Quei soldi non basteranno neanche per le spese di protezione civile — nota il deputato del Pd ed ex ministro per il Sud Giuseppe Provenzano, reduce da un fine settimana di sopralluoghi — non si può tacere di fronte a un decreto che non fa i conti con la devastazione che c’è in Sicilia. Mi ha colpito l’annullamento della conferenza stampa. Capisco lo stato d’animo dei presidenti di Regione: cosa avrebbero dovuto dichiarare?».
Provenzano annuncia che oggi accompagnerà la segretaria dem Elly Schlein a Niscemi e nei territori devastati dal ciclone
La sensazione di una catastrofe dimenticata che arriva persino nello show radiofonico di Fiorello: «È una tragedia sottostimata, i media ne hanno parlato pochissimo, altri politici vadano sui luoghi colpiti come ha fatto Ignazio La Russa». Che da Taormina aveva lanciato un preoccupante messaggio: «Bisogna fare presto, senza figli e figliastri».
(da Repubblica)
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Gennaio 27th, 2026 Riccardo Fucile
I NUMERI ESIGUI DEL PARTITO DEL GENERALE E L’INCUBO SBARRAMENTO
Il «problema da 500mila preferenze», come il vicepremier definì Roberto Vannacci, sta
finendo per ricucire il rapporto tra Matteo Salvini e Luca Zaia, smussando le frizioni emerse negli ultimi mesi, a partire dallo scontro sul nodo del terzo mandato in Veneto.
Un’intesa ancora fragile, sullo sfondo di un partito attraversato da forti tensioni: nelle ultime settimane si sono intensificati i rumors sulla possibilità che l’ex generale voglia fondare un proprio partito che raccolga i seguaci del “Mondo al contrario“, segnando una rottura definitiva con il Carroccio.
Una distanza evidente da tempo e diventata plastica in occasione della kermesse leghista a Roccaraso, dove la Lega ha provato a mostrarsi in una veste nuova, “più moderata”. Una virata che a Vannacci non è piaciuta affatto.
Così, dopo lunghi silenzi, Salvini e Zaia hanno ripreso a vedersi, anche per confrontarsi sul dossier Vannacci. Due o tre incontri solo nelle ultime settimane,
compreso un confronto più approfondito in occasione del ricevimento per Milano-Cortina alla residenza dell’ambasciatore degli Stati Uniti. E nei ragionamenti interni al partito prende corpo l’ipotesi che, qualora l’uscita di scena di Vannacci dovesse concretizzarsi, la casella da vicesegretario spetterebbe proprio a Luca Zaia, perché «in grado di ricompattare il fronte del Nord», critico verso alcune recenti prese di posizione della leadership.
E se Vannacci fondasse un nuovo partito? Parla l’esperta
Ma parlando di dati e di scenari possibili, quali ricadute avrebbe davvero sulla Lega l’eventuale nascita del MAC, l’ipotetico partito di Vannacci, in termini di preferenze? Sul piano del gradimento, il tasso di fiducia verso l’ex generale si colloca tra il 15% e il 20%, un dato inferiore a quello di Salvini e «sostanzialmente in linea con quello dei leader di formazioni politiche minori».
«Naturalmente – spiega a Open è Martina Carone, analista di YouTrend – il consenso è più alto tra gli elettori della Lega, ma anche tra quelli degli altri partiti di centrodestra». Si tratterebbe però di un consenso «che difficilmente potrebbe tradursi in un bacino autonomo cui attingere per la creazione di un nuovo soggetto politico, destinato ad aggiungersi a quelli già esistenti».
Come si muoverebbe l’elettorato?
I dati aiutano anche a capire come potrebbe muoversi l’elettorato del Carroccio. «Secondo una nostra recente indagine – prosegue Carone – se Vannacci fosse il leader della Lega al posto di Salvini, gli elettori che in quel caso sarebbero meno propensi a votare il partito (25%) sarebbero nettamente più numerosi di quelli che invece si direbbero più propensi a farlo (10%)».
I dati delle elezioni 2024
Qualche indizio sulla reale diffusione del consenso lo offrono anche i voti “veri”, quelli incassati dal generale alle elezioni europee del 2024, quando ottenne circa 500 mila preferenze, a pochi mesi dalla pubblicazione del suo libro Il mondo al contrario. Un risultato importante, ma «caratterizzato da una distribuzione territoriale molto disomogenea». «A parte alcuni casi eclatanti – spiega l’esperta – come la Sardegna, dove oltre la metà dei voti alla Lega conteneva una preferenza per Vannacci, in quell’occasione le preferenze per il generale furono sì una componente importante, ma comunque minoritaria rispetto agli oltre due milioni di voti complessivi ottenuti dal partito di Salvini».
«Non supererebbe la soglia del 3%»Per di più, ad oggi, «mezzo milione di voti equivarrebbe a poco meno del 2% dei voti validi in un’elezione nazionale», puntualizza Carone. «Anche ipotizzando che Vannacci, fondando un proprio partito, riesca a raddoppiare il consenso raccolto alle Europee del 2024, si tratterebbe comunque di una formazione in grado di superare a stento la soglia di sbarramento del 3%», il limite che il centrodestra starebbe valutando di introdurre nella nuova legge elettorale proprio per sbarrare la strada a formazioni autonome come quella che potrebbe formare l’ex generale.
Insomma, per l’esperta, «i dati suggeriscono che Vannacci intercetta certamente un segmento specifico dell’elettorato leghista e del centrodestra – ma forse non sufficientemente ampio e distribuito da rendere realistico, allo stato attuale, il superamento autonomo della soglia di sbarramento da parte di una lista separata». Anche se «non vi è dubbio che il partito più danneggiato sul piano dei consensi da una scissione simile sarebbe proprio la Lega».
(da Open)
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Gennaio 27th, 2026 Riccardo Fucile
LA PROSSIMA VOLTA DATE DISPOSIZIONE AI CARABINIERI DI SPARARE, INVECE DI FARGLI FARE FIGURE DI MERDA
Non un colono, ma un soldato riservista israeliano. A chiarirlo è stato l’Idf, l’esercito di Israele, in una dichiarazione rilasciata alla Rai di Gerusalemme dopo che l’episodio di domenica scorsa in Cisgiordania si è trasformato in un caso diplomatico.
Secondo la ricostruzione fornita dalle forze armate israeliane, all’inizio della settimana un militare ha individuato un veicolo diretto verso la comunità di Sde Ephraim lungo una strada chiusa al traffico civile. La zona, situata nell’area C sotto controllo israeliano, era stata classificata come zona militare chiusa in base alla valutazione della situazione operativa. L’errore di fondo: il soldato non aveva identificato la targa diplomatica del mezzo.
La dinamica dell’episodio secondo l’Idf
Il soldato ha ritenuto l’auto sospetta e si è avvicinato puntando l’arma, senza però esplodere colpi. Secondo la ricostruzione israeliana, il militare «ha ordinato ai passeggeri di uscire dal veicolo e identificarsi». I carabinieri italiani, che viaggiavano in borghese, sono stati fatti scendere dall’auto secondo la versione israeliana.
Stando invece alla ricostruzione italiana, i due militari italiani impegnati in una ricognizione hanno visto l’uomo armato che si aggirava nel parcheggio dello Sharek Youth Village. Come ricorda Repubblica, si tratta di una struttura all’aperto di una ong palestinese indipendente, dove giovedì sono attesi capi missione dell’Ue. I carabinieri hanno pensato fosse un colono, hanno provato a risalire in macchina. L’uomo armato però li ha bloccati puntando l’arma contro di loro. Li ha poi costretti a inginocchiarsi e, con un inglese incerto li ha interrogati.
La versione israeliana invece sembra di fatto riconoscere al soldato di aver seguito alla lettera il regolamento. «Non appena i passeggeri si sono identificati come diplomatici, il soldato li ha immediatamente rilasciati e ha segnalato l’accaduto ai suoi comandanti», ha precisato l’IDF nella nota ufficiale. La mancata identificazione immediata della natura diplomatica del veicolo ha innescato l’intera sequenza.
L’indagine interna
L’indagine preliminare dell’esercito israeliano conclude che il soldato ha seguito correttamente le procedure previste per i veicoli sospetti, ma non quelle specifiche per i mezzi diplomatici. Il militare è stato convocato per un incontro di chiarimento e, secondo quanto dichiarato dall’Idf, le procedure verranno rafforzate per tutti i soldati operativi in Giudea e Samaria, cioè come Israele indica la Cisgiordania.
(da agenzie)
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