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LA PITONESSA TRADITA. COSA FARA’ DANIELA SANTANCHE’

Marzo 26th, 2026 Riccardo Fucile

“CHIUSA UNA PORTA, SI APRE UN PORTONE”… LA TENTAZIONE VANNACCI

«La Daniela ha fatto bene a dimettersi, perché glielo chiedeva la Giorgia che è una persona strepitosa. Era giusto così, ha fatto un passo indietro col cuore in mano». Dimitri Kunz d’Asburgo Lorena spiega così al Corriere della Sera le dimissioni della sua compagna, l’ormai ex ministra del Turismo Santanchè. Il giorno dopo l’addio con lettera è il più grigio per la Pitonessa. Che ieri con gli amici si congedava con una frase da meme su Facebook: «Tranquilli, chiusa una porta, si apre un portone». Ma intanto da Fratelli d’Italia non è arrivata nessuna rassicurazione su un’eventuale ricandidatura in Parlamento nel 2027.
Le dimissioni rassegnate
Sono i retroscena dei giornali a raccontare come l’ha presa Santanchè. «Ma siamo diventati un partito giustizialista in 24 ore?», si è chiesta a dimissioni già firmate mentre programmava qualche giorno di vacanza proprio con Dimitri. «Tornerò all’inizio della prossima settimana», ha fatto sapere secondo Repubblica al suo staff, che intanto già comincia a spedire curricula. Ma ci tiene a far sapere a chi si riferiva quando parlava del «conto di altri» che lei ha pagato. Per esempio Carlo Fidanza, che dopo le Europee 2024 e il patteggiamento è rimasto capodelegazione di FdI in Europa. O ad Augusta Montaruli, condannata in via definitiva per peculato, che ha detto addio al posto di sottosegretario all’Istruzione ma è vice-presidente dei deputati di FdI. Ma, come si vede, si tratta di cariche di partito e non istituzionali.
La versione di Kunz
Secondo Kunz è arrivato «un fulmine a ciel sereno. Ha resistito solo per dare un messaggio forte. Per ribadire che non stava lasciando per la vittoria del No, come gli altri due». Ovvero «Beh, Delmastro è uomo stimabilissimo, però le sue vicende hanno avuto un timing tremendo sul Sì, sono state un deterrente pazzesco. La Daniela invece ha un rapporto ottimo con la magistratura, le sue dimissioni non hanno le stesse motivazioni». E ancora: «Giorgia è stata brava e coraggiosa a darle fiducia, l’ha resa la donna più felice al mondo, il passo indietro Daniela glielo doveva, anche se lo ha deciso a malincuore, ci teneva a restare». Poi ha ceduto. «Giorgia ha chiesto, Daniele ha obbedito, lo ha fatto soltanto per lei».
La telefonata
Kunz rivela che le due «si sono anche parlate per telefono». E non si è sentita abbandonata: «No. Dentro Fratelli d’Italia ci sono tante sfaccettature, non solo Giorgia. Sembrerebbe che a spingere per le dimissioni siano stati altri». Anche se adesso «non è certo di buonumore. Più triste. Si è arrabbiata solo per come è andato il referendum, Sta tornando qui da me a Marina di Pietrasanta, le ho comprato le rose rosse e la porto fuori a cena con suo figlio Lorenzo. Vogliamo farle sentire tutto il nostro amore». E lui le dirà «che il suo valore non dipende dal suo incarico. Che è stata bravissima. Che siamo felici e fortunati perché abbiamo la salute. E che comunque rimane una senatrice e ci aspettano tanti progetti da realizzare insieme, il 28 maggio per esempio apriamo il lido Tala Beach».
Addio al partito?
«Non sono mica Pozzolo», quando le prospettano la possibilità di mollare Meloni. Magari per Roberto Vannacci. No, adesso farà la «senatrice semplice». Nella lettera c’è la presa di distanza da Andrea Delmastro, tanto da scrivere addirittura il cognome con una grafia sbagliata. Anche perché lui ha già una condanna (in primo grado) sul groppone. La fedina penale della Pitonessa invece è immacolata, come ha ricordato lei nella lettera. Per questo le sue dimissioni «non erano dovute». E sicuramente non volute, non da lei. Che è «amareggiata». Ma pronta ad aprire quel portone.
(da agenzie)

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COSI’ MIRIAM CAROCCIA RISCHIA DI INGUAIARE DELMASTRO

Marzo 26th, 2026 Riccardo Fucile

IL LEGALE DELLA 19ENNE SMENTISCE IL PAGAMENTO IN CONTANTI E ANCHE DI AVER SAPUTO DELLA VENDITA… DELMASTRO AVEVA VENDUTO SEI GIORNI PRIMA E AVEVA DETTO DI AVERCI RIMESSO SOLDI

Nell’intervista che ha rilasciato ieri al Corriere della Sera il non più sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro ha detto che nell’affare della Bisteccheria d’Italia «ho ceduto le mie quote e ne sono uscito immediatamente. Non ho guadagnato un euro. Ci ho solo rimesso soldi».
Nell’atto del notaio che lo certifica c’è scritto che l’affare è stato regolato prima delle firme e in contanti. Siccome le quote sono finite a Miriam Caroccia, figlia di Mauro, i soldi avrebbe dovuto darli lei. Ma lei, dopo la nota dell’avvocato di ieri, oggi smentisce tutto. E inguaia il deputato di Fratelli d’Italia.
Miriam Caroccia mette nei guai Delmastro e FdI
Caroccia sostiene di aver saputo di essere diventata azionista unica della srl Le 5 Forchette dai giornali. «Abbiamo fatto fare una visura e abbiamo saputo della cessione: per questo motivo ci siamo messi a disposizione della Procura. Vogliamo conoscere tutte le incombenze della srl perché altrimenti si rischiano conseguenze penali», sostiene il legale della 19enne Fabrizio Gallo.
Nei suoi confronti la procura di Roma ha avviato un’indagine insieme al padre per intestazione fittizia e riciclaggio con l’aggravante mafiosa. Ovvero gli stessi reati per cui il genitore sta scontando una pena di 4 anni di carcere. Il 27 febbraio 2026 Delmastro cede le sue azioni a Donatella Pelle. Che le vende a Miriam insieme agli altri politici FdI piemontesi: il segretario provinciale di FdI Cristiano Franceschini, il consigliere regionale piemontese Davide Zappalà e l’ormai ex vicepresidente della Regione Elena Chiorino.
Il pagamento in contanti
Pelle sei giorni dopo vende tutto a Caroccia insieme agli altri. Il Fatto Quotidiano cita oggi il “contratto di cessione quote” disponibile nell’archivio della Camera di Commercio: Luca Zambanini, commercialista con studio in via Losana a Biella, prende atto che Pelle, Chiorino, Franceschini e Zappalà «intendono cedere» le loro quote a Caroccia, che «ha manifestato la sua intenzione di rendersi acquirente».
Paga 5 mila euro. E nell’atto c’è scritto che «il prezzo per la compravendita delle singole partecipazioni è già stato corrisposto dalla Sig.ra Caroccia a mezzo di pagamento contanti». Che ha un vantaggio: non è tracciabile.
«Mai pagato nessuno»
Dal 5 marzo la 19enne è titolare al 100% de Le 5 Forchette. «La mia cliente non ha 5 mila euro, neanche in contanti. E di questo passaggio di quote era completamente all’oscuro. Come lei anche la madre e il fratello», dice l’avvocato Gallo.
Il quotidiano ipotizza che Caroccia abbia dato delega al commercialista Zambanini ad acquistare. Questa è solo una delle tante cose ancora da chiarire nella vicenda. Delmastro ha detto ieri che la cessione arriva dopo l’arresto del padre. Ma le date non coincidono. Sulle quote, continua Gallo con il Corriere della Sera, «sappiamo che prima erano state trasferite alla G&G, riconducibile a Delmastro, e che la mia assistita si è ritrovata poi amministratore unico. A sua insaputa»
Chi è il commercialista?
E ancora: «Chi è il commercialista? Cosa è accaduto? Cosa dobbiamo fare? Dove sono le visure contabili? Noi non sappiamo niente», insiste il legale. Mentre il primo ristorante di Mauro Caroccia aveva preso fuoco due volte prima di finire sequestrato. Ci sarebbero anche cause civili e richieste di sfratto per affitti non pagati. Repubblica fa anche notare che l’atto di vendita a Pelle non è datato. Ma quel commercialista «non so nemmeno chi sia. In quello studio non sono mai andata», sostiene ancora Caroccia. L’avvocato fa anche sapere che la ragazza non ha ricevuto ancora avvisi di garanzia. Intanto La Stampa ricorda che anche la procura di Torino, per competenza territoriale, sta valutando se aprire un fascicolo. «Andrea? Certo che è stato a cena qui», diceva qualche sera fa Miriam Caroccia al ristorante. «Ognuno è libero di investire dove vuole, no?».
(da Open)

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TORNA L’ABUSO D’UFFICIO, ENNESIMA FIGURA DI PATTA DI NORDIO

Marzo 26th, 2026 Riccardo Fucile

SI’ DEL PARLAMENTO EUROPEO A DIRETTIVA ANTICORRUZIONE, ‘GRAVE ABUSO D’UFFICIO È REATO’

l Parlamento europeo ha dato il via libera con 581 voti a favore 21 contrari e 42 astenuti alla direttiva anti corruzione. La direttiva stabilisce a livello Ue le fattispecie dei casi di corruzione che devono essere qualificate come reati dai paesi Ue.
Presente nella lista dei reati un articolo dedicato all’abuso d’ufficio definito “esercizio illecito di funzioni pubbliche” e su cui la direttiva chiede che gli Stati membri adottino le misure necessarie per fare in modo che “costituiscano reato determinate violazioni gravi della legge derivanti dall’esecuzione o dall’omissione di un atto da parte di un funzionario pubblico”.
“Con la nuova direttiva anticorruzione approvata in plenaria a Bruxelles, l’abuso d’ufficio rientra di fatto dalla porta principale, smentendo l’intera linea del governo Meloni che nel 2024 aveva scelto di abolire quel reato”. Lo dichiara Sandro Ruotolo, eurodeputato e membro della segreteria del Partito Democratico (S&D).
“Tra lo stop della Corte costituzionale sull’autonomia differenziata, la bocciatura del referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo e le dimissioni della ministra Daniela Santanche’, insieme a quelle del sottosegretario Delmastro e della capa di gabinetto di via Arenula Giusi Bartolozzi, si profila oggi una vera e propria Caporetto politica per il duo Meloni-Nordio. – prosegue – La direttiva parla chiaro: all’articolo 11, sotto la definizione di ‘esercizio illecito di funzioni pubbliche’, l’Europa ripristina quegli elementi sostanziali che Nordio aveva voluto cancellare.
Gli Stati membri sono ora obbligati a punire i funzionari che violano intenzionalmente la legge nell’esercizio delle loro funzioni. E’ il crollo di una narrazione: cio’ che il governo Meloni ha smantellato nella lotta alla corruzione, l’Unione europea lo impone come standard minimo di legalita’”.
L’eurodeputato dem evidenzia anche il quadro economico: “Non gliene va bene una alla presidente Meloni. Mentre la crescita rallenta e la precarieta’ aumenta, il governo continua a collezionare sconfitte politiche e istituzionali. Riforme bocciate, prezzi in aumento e un’economia che rischia la recessione. La realta’ sta travolgendo la loro propaganda”.
(da agenzie)

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FRATELLI D’ITALIA, UN PARTITO PIENO DI LIVORE

Marzo 26th, 2026 Riccardo Fucile

LE DIMISSIONI DI DANIELA SANTANCHÉ LE HA PRETESE IL SOTTOSEGRETARIO DELMASTRO: E’ STATA LA CONDIZIONE CHE HA IMPOSTO PER FARE IL PASSO INDIETRO

Le dimissioni di Daniela Santanchè arrivano 22 ore dopo la richiesta della premier Meloni. Nessuno, in realtà, aveva capito fino in fondo perché mai la presidente del Consiglio avesse espresso il suo «auspicio» martedì sera alla ministra del Turismo. Il fatto è che si trattava di una precisa richiesta — una condizione quasi — posta dal sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, che sempre martedì aveva rassegnato le proprie dimissioni.
«Danielina» era andata su tutte le furie. Con Ignazio La Russa, il presidente del Senato e antico amico che le prospettava la situazione, lei aveva definito «indecente» anche il semplice parallelo tra le due vicende.
«Le inchieste che mi riguardano — ha sbottato — sono tutte precedenti alla mia attività di governo. Una cosa assolutamente diversa da quella di Delmastro, che in primo grado è stato condannato proprio per fatti connessi alla sua attività mentre era al governo». Dalle parti di Delmastro, l’obiezione è simmetrica: «Lui non è mai stato accusato di reati ai danni dello Stato o comunque della collettività». Resta il fatto che la vicenda mette in luce le divisioni all’interno di Fratelli d’Italia che di solito restano in ombra.
Nemmeno i tanti decenni di trattativa politica, e di amicizia con «Danielina», forse, avevano preparato Ignazio La Russa al confronto su queste dimissioni. Per giunta, per Santanchè l’essere messa in un giro di dimissioni all’indomani della vittoria dei No al referendum è uno sgarbo assoluto. Lei aveva fatto campagna elettorale nella sua Cuneo: «E a Cuneo i Sì hanno vinto senza problemi».
Il tema del referendum non ha mai appassionato La Russa. Il presidente del Senato da tempo aveva confidato ai più vicini che «il gioco del referendum non vale la candela». Perché per il Sì si sarebbe battuta soltanto l’area di governo, mentre nei «No finisce dentro tutto, per tutti i motivi». Ma alla fine Giorgia Meloni ci aveva creduto. Dopo una prima fase di distacco formale dalla partita, aveva fatto premio un’altra considerazione: «Tanto, se ai referendum vincessero i No, sarebbe stato
comunque messo in capo a me». E dunque, la stessa premier aveva messo l’acceleratore alla campagna elettorale. Ci aveva «messo la faccia».
Fatto sta che Daniela Santanchè all’inizio non vuole sentire ragioni. Certo, la situazione è seria. Certo, nel pomeriggio viene calendarizzata la mozione di sfiducia nei suoi confronti delle opposizioni: senza dimissioni, la discussione sarebbe iniziata lunedì prossimo. «Daniela, non ti puoi impuntare, non puoi resistere a una cosa del genere». La Russa insiste, prova a metterle di fronte la questione in tutte le sue implicazioni. Ma lei resta nettissima: «Non è giusto, così si dà ragione a tutti quelli che mi hanno attaccato. Ma il punto è che io sono innocente e lo dimostrerò». Per la ministra si apre ora una corsa contro il tempo opposta a quella fin qui giocata. Le sue possibilità di ricandidatura l’anno prossimo dipendono evidentemente dall’assoluzione.
Alla fine, Ignazio La Russa trova la chiave: «Distingui nel tuo comunicato di dimissioni la tua vicenda da quella degli altri». E così concordano insieme la nota, che viene poi inviata a Palazzo Chigi per ricevere il placet di Giorgia Meloni. Alla Camera, intanto, i deputati di maggioranza sono sempre più allarmati per una vicenda che nessuno sa come possa finire: «Chissà che cosa potrebbe saltar fuori dal voto sulla sfiducia…» .
Ma alla fine, verso le 18, arriva il via libera di Giorgia Meloni. E la nota viene diffusa: «Volevo che le mie dimissioni fossero separate dalla vicenda contingente ed assai diversa che ha riguardato l’onorevole Delmastro che pure paga un prezzo alto». Un’osservazione signorile, a cui segue l’amarezza: «Nella mia vita sono abituata a pagare i miei conti e spesso anche quelli degli altri». Tutti tirano un liberatorio, e genuino, sospiro di sollievo.
(da corriere.it)

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GRATTERI E VINCI

Marzo 26th, 2026 Riccardo Fucile

GIORGIA MELONI FAREBBE BENE A CHIEDERE A GRATTERI COME RIFORMARE LA GIUSTIZIA

Ho fatto un sogno, o forse un incubo. C’era Giorgia Meloni che, terminate le pulizie di Pasqua nei ministeri, saliva sul Frecciarossa e, a Salvini piacendo, raggiungeva Napoli quasi in orario. Si faceva portare in procura — la stessa in cui i magistrati hanno festeggiato la vittoria cantando Bella Ciao — e chiedeva del capo Nicola Gratteri, il frontman del No che si era ben guardato dall’unirsi al coro.
La premier entrava nel suo ufficio e… Qui il sogno/incubo si ingarbugliava. In certi momenti sembrava che i due litigassero e si aveva la sensazione che lei stesse per andarsene, o lui per sbatterla fuori. Ma poi li ho visti seduti uno di fronte all’altra con Meloni che diceva: «Almeno su una cosa siamo d’accordo, procuratore: la giustizia in Italia va riformata».
«Con il dialogo, però, non con l’imposizione» ribatteva Gratteri. E la premier: «Riconosco che il suo non era un No per partito preso». «Io non ho mai preso partito, presidente». «In questi mesi, lei ci ha combattuti da tecnico e non da politico. Perciò le chiedo di venire a Roma da tecnico a darci una mano».
A quel punto il sogno, vergognandosi del suo stesso ardire, si è interrotto da solo. Quindi non so quale ruolo Meloni possa avergli proposto: capo di una supercommissione o addirittura ministro, dove peraltro lo avrebbe voluto già Renzi dodici anni fa? Non conosco nemmeno la risposta di Gratteri, ma se volete stasera mangio di nuovo pesante e domani vi dico.
(da Corriere della Sera)

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ERAVAMO VECCHI AMICI

Marzo 26th, 2026 Riccardo Fucile

I RAPPORTI DI TRUMP CON L’EUROPA

Immaginate di avere dei vecchi amici ai quali, per ragioni che a voi sono note ma a loro no, all’improvviso rivolgete insulti, rimbrotti, parole di disprezzo. Li chiamate parassiti, scrocconi, viziati, li trattate con manifesta arroganza, usate la vostra posizione di potere per nuocere alla loro condizione economica, riuscite a guastare i rapporti con tutti loro ma in modo particolare con quelli, tra loro, che prendono atto della vostra sorprendente inimicizia ma decidono di non dolersene più di tanto, e si dimostrano serenamente rassegnati a fare a meno di voi.
Anche se hanno ben presente che il tratto di strada percorso insieme era fatto di prossimità culturale e comuni interessi — era, insomma, un’amicizia vera — si fanno una ragione della vostra repentina decisione di interromperla. Pazienza, faremo a meno di te. La vita continua, e l’amicizia, come l’amore, non sempre regge agli urti della vita.
A un tratto vi mettete nei guai (capita, nella vita) e vi accorgete che quegli ex amici potrebbero farvi ancora comodo. E pretendete che vi aiutino, nonostante il guaio sia solo vostro, e sorvolando sull’ostilità ringhiosa che gli avete rovesciato addosso negli ultimi tempi. Vi offendete del mancato aiuto: ma che razza di amici siete, se nel momento del bisogno non venite in mio soccorso?
Questa, per sommi capi, è la storia recente dei rapporti tra Trump e i governi europei. Sembra una favola morale, alla Fedro, alla Esopo, l’infedele che pretende fedeltà, l’incoerente che pretende coerenza. Il finale è ancora da scrivere. Ma in genere, nelle favole morali, chi tira troppo la corda non fa una bella fine.
(da repubblica.it)

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LA LITE CON LA RUSSA. LA MINACCIA DELLO SCONTRO IN AULA, POI SANTANCHE’ SI ARRENDE

Marzo 26th, 2026 Riccardo Fucile

E PER IL DOPO SPUNTA ZAIA

È stata una giornata da lunghi coltelli quella dentro il centrodestra e in particolare in Fratelli d’Italia dopo che ieri la premier Giorgia Meloni ha chiesto alla ormai ex ministro Daniela Santanchè di lasciare il dicastero del Turismo. Prima c’è stata la richiesta di Meloni, quindi il pressing di vari esponenti di FdI, poi il gioco delle mozioni di sfiducia: la maggioranza ha calendarizzato addirittura a lunedì prossimo la discussione della mozione di sfiducia da parte del centrosinistra. Quindi, l’ulteriore tensione: ambienti vicini a Fratelli d’Italia confermano a Open, nel pomeriggio, l’intenzione della maggioranza di sfiduciare la ministra in aula martedì prossimo a Montecitorio, con una mozione di centrodestra che sarebbe stata quindi argomentata da esponenti del suo stesso partito. Troppo, forse. E quindi Santanchè ha scelto il passo indietro con una lettera, resa nota alle 18 in punto in cui non nasconde tutta la sua amarezza.
Cosa è successo
La ministra ha ricevuto ieri sera l’avviso di sfratto da Palazzo Chigi, con una nota inequivocabile di Meloni che “auspicava” un’assunzione di responsabilità, come fatto dal sottosegretario Delmastro e dalla capo di gabinetto Bartolozzi del ministro Nordio, entrambi dimissionari. Santanchè, che era regolarmente al lavoro in ufficio al ministero questa mattina, non aveva però alcuna intenzione di mollare la presa. Ha persino, nel corso della giornata, minacciato di presentarsi in aula per uno showdown senza esclusione di colpi. Troppo, anche per l’amico Ignazio La Russa, piuttosto amareggiato dal suo atteggiamento a quanto si racconta.
La lite con La Russa
Nella stessa mattinata in cui il numero uno di Palazzo Madama ha accolto per un incontro privato i genitori della famiglia del bosco, Nathan e Catherine, La Russa avrebbe avuto un confronto con la “pitonessa” dai toni piuttosto accessi. Per non dire alti. Un segnale che ha fatto capire anche all’interno di Fratelli d’Italia che pochi erano ancora disposti a difendere Santanchè, che ha poi scelto di farsi da parte.
Il futuro del ministero
Per il ministero parte ora un toto-nomi che, nelle intenzioni di Meloni, deve essere di alto livello, vista l’intenzione di lanciare una “fase due” del governo caratterizzata da alti profili. E tra i nomi spendibili ci sarebbe quello di Luca Zaia, oggi consigliere regionale in Veneto e il cui nome da tempo circola per “incarichi a Roma”. L’entourage dell’ex Doge per ora smentisce, ma proprio da ambienti di Fratelli d’Italia si conferma ad Open che il nome sarebbe gradito proprio a Giorgia Meloni.
(da Open)

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MA COME SI FA A CAMPARE CON 750 EURO AL MESE? SECONDO L’INPS, IN ITALIA IL 47,5% DELLE PENSIONI, OVVERO 9,7 MILIONI SU OLTRE 21,25 MILIONI, È INFERIORE A 750 EURO AL MESE

Marzo 26th, 2026 Riccardo Fucile

IL 22,4% DEI TRATTAMENTI SONO TRA I 750 E I 1.499 EURO MENTRE APPENA IL 6,5% SUPERA I TREMILA EURO AL MESE… RISPETTO AL PRIMO GENNAIO DEL 2025, NEL 2026 SI È REGISTRATO UN LIEVE AUMENTO DELLE PENSIONI (+0,6%)

Il 47,5% delle pensioni vigenti a inizio 2026, quindi 9,7 milioni su oltre 21,25 milioni di trattamenti, è inferiore a 750 euro al mese. Tra queste 4.091.750 prestazioni sono legate al reddito.
Lo si legge nell’Osservatorio Inps sulle pensioni vigenti e liquidate che da quest’anno comprende anche la gestione dei dipendenti pubblici. Per il reddito complessivo da pensione bisogna guardare non ai trattamenti ma ai beneficiari che in molti casi hanno più pensioni.
Il 22,4% dei trattamenti (4.755.025) sono tra i 750 e i 1.499,99 euro mentre appena il 6,5% (1.385.934 trattamenti) supera i i tremila euro al mese.
Per le donne le pensioni inferiori a 750 euro sono 6.367.348, il 53,7 dei trattamenti erogati alle femmine mentre per i maschi le pensioni nella fascia più bassa sono 3.336.668, il 35,5 delle prestazioni ricevute dai maschi.
Per le donne le pensioni superiori a 3mila euro sono appena il 2,4% del totale (279.155) mentre per gli uomini sono l’11,8% (1.106.779 assegni)
(da agenzie)

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