Aprile 20th, 2026 Riccardo Fucile
SOLO IL 7% DEGLI ITALIANI APPROVA L’OPERATO DEL PRESIDENTE USA, PERSINO TRA GLI ELETTORI DI CENTRODESTRA IL CONSENSO NON SUPERA IL 15%… ECCO PERCHE’ LA TRASFORMISTA HA FATTO UNA LEGGERA MARCIA INDIETRO
Le prese di distanza di Giorgia Meloni da Donald Trump non si spiegano solo con la
reazione politica e umana agli attacchi rivolti al Papa dal presidente Usa, ma anche con un elemento più oggettivo, a cui la premier guarda con crescente attenzione dal momento della sconfitta referendaria: i numeri.
Solo il 7% degli italiani, secondo l’ultimo sondaggio Youtrend per Sky, approva l’operato di Trump nel conflitto con l’Iran, persino tra gli elettori di centrodestra il consenso non supera il 15% di giudizi positivi, mentre un altro sondaggio Youtrend sulla popolarità dei leader internazionali in Italia, pubblicato a marzo su L’Espresso, assegna al leader Usa un gradimento netto del 14%. Una zavorra difficilmente sostenibile per il centrodestra in un momento storico in cui la politica estera è tornata centrale nelle dinamiche politiche.
Certo, non è con la politica internazionale che si vincono o si perdono le elezioni in questo Paese, eppure i conflitti e le tensioni geopolitiche degli ultimi anni hanno fatto irruzione improvvisa e plateale anche nel contesto più intimo del portafoglio familiare, generando un aumento dei costi e un’impennata dei prezzi di benzina e diesel che il governo ha solo potuto limitare. Non solo: gli scenari di guerra hanno inevitabilmente dominato l’agenda mediatica di questi anni. E se i media si focalizzano sulla politica internazionale, quest’ultima finisce per incidere, anche solo indirettamente, nella costruzione del consenso e negli scenari politici. Ecco, dunque, una delle ragioni della mossa di Giorgia Meloni.
Con le elezioni politiche in vista, presumibilmente nel 2027, la leader del centrodestra deve oggi risolvere diverse questioni aperte per preparare al meglio una campagna elettorale che sarà più dura rispetto alle aspettative iniziali della destra. In un contesto di conflitti globali e prezzi che volano, le risorse per varare interventi economici importanti, che un tempo avremmo definito “elettorali”,
scarseggiano, e il governo ha quindi bisogno di affrontare alcuni nodi critici sul piano del consenso. L’alleanza con Trump, che in questo nuovo mandato sembra voler intervenire anche nelle campagne elettorali dei Paesi alleati, è la prima. E la prossima potrebbe coinvolgere Netanyahu, l’impopolarissimo presidente israeliano, che ultimamente ha avuto diverse tensioni con il nostro esecutivo.
Certo, l’operazione presenta anche dei limiti e dei rischi. Se strategicamente coincide con l’abiura di un caposaldo della propria visione geopolitica, ovvero la funzione esercitata nell’ultimo anno e mezzo da Giorgia Meloni di trait d’union tra il governo americano e l’Unione Europea, il problema maggiore è legato al tempismo di questo allontanamento, che può apparire tardivo agli italiani, e chiaramente legato alla sconfitta elettorale. Il giudizio su Trump in questo Paese non è cambiato con l’attacco al Papa, il suo gradimento in Italia è sempre stato molto basso ed è da tempo ai minimi termini. La posizione della presidente del Consiglio è invece cambiata solo ora: un posizionamento corretto strategicamente ma forse intempestivo, difficile da raccontare come autentico.
Saranno mesi di strategie e pre-tattiche, e per la prima volta da decenni la politica estera e i posizionamenti geopolitici entreranno nel dibattito interno sul posizionamento delle coalizioni. Per il centrosinistra, potrebbe essere un vantaggio competitivo inatteso.
(da repubblica.it)
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Aprile 20th, 2026 Riccardo Fucile
DAL FLOP DELLA MANIFESTAZIONE LEGHISTA AI GUAI SULLE NOMINE, DALLE CANDIDATURE ALLA CRISI DI HORMUZ, SINO AI RAPPORTI CON USA ED EUROPA: LA MAGGIORANZA NELLA CONFUSIONE PIU’ TOTALE
Ok, una botta è una botta. Ma è passato ormai un mese dal referendum sulla giustizia. E trenta giorni sono sufficienti per andare oltre, per tornare a una specie di normalità, anche dopo una sconfitta che fa male.
Per la destra al governo, invece, è come se si fosse rotto un incantesimo. Da quel giorno sono arrivate, in rapida successione, epurazioni, liti interne alla maggioranza, clamorosi flop politici e un totale stallo dell’azione di governo.
Mettiamo in fila giusto le ultime, per rendere l’idea.
Sabato si è svolta la manifestazione dei Patrioti Europei a Milano organizzata dalla Lega e da Matteo Salvini. Doveva essere per promuovere la remigrazione e doveva prevedere ospiti e partecipazione di tutta la coalizione. Poi la Lega ha cambiato idea, e ammorbidito i toni, non graditi a Fratelli d’Italia e sopratutto a Forza Italia, in cui si registra una sempre maggiore insofferenza dei due Berlusconi. Niente da fare: in piazza non si sono visti meloniani e forzasti. E nemmeno gente sotto il palco, visto che la piazza era semivuota.
Peraltro, Salvini dal palco di Milano, è ritornato a essere uno scatenato promoter di Putin e dell’appeasement con la Russia, mentre Meloni continua a sostenere l’Ucraina e Zelensky nella loro resistenza a oltranza. Che faranno al prossimo giro di rifinanziamenti all’Ucraina e conferma delle sanzioni alla Russia? Salvini continuerà a dire una cosa e farne un’altra? Vedremo.
Mentre Salvini urlava dal palco, tuttavia, Meloni aveva altre gatte da pelare: ad esempio, quella di Giuseppina Di Foggia, attuale ad di Terna, neo nominata presidente Eni, cui spetterebbero 7,3 milioni di euro di buonuscita, da contratto. Secondo Meloni dovrebbe rinunciarvi, poiché promossa dal governo. Lei invece si appella a quel che ha firmato. Sono passati giorni, e non se ne viene a capo.
Così come la destra non viene a capo nemmeno nella scelta del candidato sindaco di Milano. Ignazio La Russa, presidente del Senato col gusto della fronda e delle dichiarazioni improvvide candida a sindaco Maurizio Lupi, leader di Noi Moderati, senza dirlo a nessuno. Meloni tace, Forza Italia e Lega, che ci avevano fatto più di un pensierino, si arrabbiano.
Nel frattempo, ci sarebbe da governare un Paese e una crisi economica in arrivo. E Meloni non si capisce che vuole fare. Rompe con Trump a causa degli “inaccettabili” attacchi al Papa, ma l’America rimane il nostro primo fornitore di gas liquido naturale, peraltro caro come il fuoco, mentre dal Qatar, che copre il 10-12% del nostro fabbisogno, hanno smesso di arrivare idrocarburi. Che si fa, quindi? Rimaniamo appesi ad Algeria, Azerbaigian e agli umori del presidente Usa, che dal giorno dello “strappo” non perdere occasione di attaccare Meloni e promette vendetta? Anche qui, non è dato sapere.
Ciliegina sulla torta, non si capisce che posizione abbia il governo sull’Europa. Meloni si è riavvicinata a Macron, Merz e Von der Leyen, oppure si sta preparando alla guerra per chiedere di buttare all’aria il nuovo patto di stabilità e crescita, da lei stessa firmato, che dovrebbe entrare in vigore quest’anno? Soprattutto: come concilia la posizione di Forza Italia, vicina a quella dei cristiano democratici tedeschi che non vogliono toccare le regole europee, e quella della Lega di Salvini, che ha preso il posto lasciato libero da Victor Orban, e che vorrebbe andare all’assalto di Bruxelles e delle sue regole? Buio totale, pure qua.
Buon ultima grana, l’emendamento contenuto nel decreto sicurezza che premia gli avvocati dei migranti che convincono i loro assistiti ad andarsene dall’Italia. Una legge che ha scatenato le proteste di giuristi e avvocati, secondo cui aiutare il governo nella remigrazione ““non rientra tra le proprie competenze istituzionali”. Ma se non altro, nel dare addosso agli stranieri, il governo è ancora unito e compatto. Almeno per ora.
(da Fanpage)
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Aprile 20th, 2026 Riccardo Fucile
FORZA ITALIA E NOI MODERATI SI SMARCANO DAL PROVVEDIMENTO, CHE RISCHIA DI ESSERE CESTINATO DA MATTARELLA… AVVOCATI, MAGISTRATI E OPPOSIZIONI VANNO ALL’ATTACCO: “LA MISURA È INCOMPATIBILE CON LA COSTITUZIONE E CON LA DEONTOLOGIA PROFESSIONALE”
Una maggioranza già tesa che si spacca, di nuovo, di fronte alla rivolta di avvocati,
magistrati e centrosinistra sull’emendamento pro-rimpatri. I tempi che stringono sulla conversione del Dl Sicurezza: che arriva da domani in aula alla Camera per il sì definitivo, e non lascia varchi alla soppressione di quella norma che prevede incentivi agli avvocati nel caso in cui i loro assistiti scelgano di tornare ai Paesi d’origine. E il faro acceso del Quirinale.
Che, come è facile immaginare, dopo un weekend improntato alla rituale e più silenziosa vigilanza, non potrà che esercitare la sua moral suasion su una misura gravata da evidenti profili di incostituzionalità. La destra fa sapere che tirerà dritto. In fondo «la norma, una volta approvata, non è applicabile subito».
FdI tiene il punto, spalleggiata dalla Lega che, secondo i rumors del Palazzo, è la vera autrice dell’emendamento che incentiva con ben 615 euro per l’avvocato, mediante una convenzione con il Consiglio nazionale forense, i rimpatri dei clienti-migranti: norma che portava la firma di tutti gli alleati. Oggi però si smarcano sia Forza Italia, che già annuncia un intervento normativo «dopo un incontro con tutte le parti»; sia Noi Moderati.
Che attraverso Gaetano Scalise annuncia «una chiara presa di distanza», parla senza mezzi termini di «forzatura normativa» e sottolinea che «la funzione dell’avvocato non può vedere la propria attività condizionata da un incentivo economico legato al risultato».
Avvocati, magistrati e opposizioni sulle barricate contro la norma, inserita nel dl sicurezza, che prevede soldi per i legali che favoriscono i rimpatri volontari. Una scelta che ha indignato i più, ma su cui il governo non sembra intenzionato ad arretrare. E il senatore Alberto Balboni di FdI riduce la polemica «ad un equivoco». L’idea, spiega, «è quella di coprire le spese stragiudiziali»
Poco importa che gli stessi avvocati abbiano bollato la norma come «incompatibile con la Carta Costituzionale e con la deontologia». Da Fratelli d’Italia nessun ripensamento e la maggioranza si spacca. Da Noi Moderati prendono le «distanze» da una «forzatura normativa che rischia di incidere in modo improprio sull’assetto e sulla funzione costituzionale della difesa tecnica».
E il responsabile giustizia del partito, Gaetano Scalise, sottolinea l’importanza di «confrontarsi con l’avvocatura» e di «rivedere, se non eliminare», il provvedimento. Strada scelta anche da Forza Italia. «Il decreto sicurezza va approvato, ma questa norma necessita di regole attuative», spiega il presidente di FI alla Camera Enrico Costa. «Presenteremo un ordine del giorno così da poter discutere con le parti in causa e intervenire laddove è necessario».
Girano voci che ci siano riserve del Quirinale. Ieri il presidente della Repubblica Sergio Mattarella era a Palermo e dal suo mondo non è uscita mezza parola, ma l’ipotesi non è da escludere. Sicurezza e immigrazione restano parole chiave per il governo.
(da agenzie)
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Aprile 20th, 2026 Riccardo Fucile
INDAGATO DEL DEO, EX N° 2 DEL DIS: PECULATO DA 5 MILIONI
Una struttura di spionaggio parallela, con pezzi dei Servizi (della vecchia gestione), imprese e politica. Alcune aziende amiche dalle ottime entrature facilitate negli appalti, a gestire le centrali di ascolto. Sono in corso perquisizioni della procura di Roma nell’ambito dell’inchiesta sulla squadra Fiore, la centrale di spionaggio abusiva che per anni avrebbe lavorato a Roma. E sulla Maticmind, società fondata dall’imprenditore Carmine Saladino, che poi lo scorso anno ha ceduto la sue quote.
L’indagine è condotta dal procuratore aggiunto Stefano Pesci e dai pm Vittorio Bonfanti e Alessia Natale. Riflettori sono puntati anche sul lavoro dell’ex numero due dell’Aisi, il servizio interno, Giuseppe Del Deo, uscito lo scorso anno dall’intelligence con un pensionamento a poco più di 50 anni e oggi altissimo dirigente di Cerved.
Secondo l’impostazione della procura di Roma, Squadra Fiore ha lavorato per anni come agenzia abusiva di informazioni grazie ai rapporti diretti proprio all’interno dei Servizi. Tra gli indagati c’è Samuele Calamucci, l’hacker che lavorava per Equalize, la centrale di spionaggio milanese con cui ci sono diversi punti di contatto.
(da Repubblica)
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