IL PROSSIMO STRAPPO TRA GOVERNO E QUIRINALE SI CONSUMERÀ SUL BONUS PREVISTO PER GLI AVVOCATI CHE RIMPATRIANO I LORO CLIENTI-MIGRANTI? ALL’INTERNO DEL DECRETO SICUREZZA, IL GOVERNO HA INTRODOTTO UN EMENDAMENTO CHE INCENTIVA, CON 615 EURO, IL LEGALE CHE SI OCCUPA DEI RIMPATRI DEI MIGRANTI
FORZA ITALIA E NOI MODERATI SI SMARCANO DAL PROVVEDIMENTO, CHE RISCHIA DI ESSERE CESTINATO DA MATTARELLA… AVVOCATI, MAGISTRATI E OPPOSIZIONI VANNO ALL’ATTACCO: “LA MISURA È INCOMPATIBILE CON LA COSTITUZIONE E CON LA DEONTOLOGIA PROFESSIONALE”
Una maggioranza già tesa che si spacca, di nuovo, di fronte alla rivolta di avvocati,
magistrati e centrosinistra sull’emendamento pro-rimpatri. I tempi che stringono sulla conversione del Dl Sicurezza: che arriva da domani in aula alla Camera per il sì definitivo, e non lascia varchi alla soppressione di quella norma che prevede incentivi agli avvocati nel caso in cui i loro assistiti scelgano di tornare ai Paesi d’origine. E il faro acceso del Quirinale.
Che, come è facile immaginare, dopo un weekend improntato alla rituale e più silenziosa vigilanza, non potrà che esercitare la sua moral suasion su una misura gravata da evidenti profili di incostituzionalità. La destra fa sapere che tirerà dritto. In fondo «la norma, una volta approvata, non è applicabile subito».
FdI tiene il punto, spalleggiata dalla Lega che, secondo i rumors del Palazzo, è la vera autrice dell’emendamento che incentiva con ben 615 euro per l’avvocato, mediante una convenzione con il Consiglio nazionale forense, i rimpatri dei clienti-migranti: norma che portava la firma di tutti gli alleati. Oggi però si smarcano sia Forza Italia, che già annuncia un intervento normativo «dopo un incontro con tutte le parti»; sia Noi Moderati.
Che attraverso Gaetano Scalise annuncia «una chiara presa di distanza», parla senza mezzi termini di «forzatura normativa» e sottolinea che «la funzione dell’avvocato non può vedere la propria attività condizionata da un incentivo economico legato al risultato».
Avvocati, magistrati e opposizioni sulle barricate contro la norma, inserita nel dl sicurezza, che prevede soldi per i legali che favoriscono i rimpatri volontari. Una scelta che ha indignato i più, ma su cui il governo non sembra intenzionato ad arretrare. E il senatore Alberto Balboni di FdI riduce la polemica «ad un equivoco». L’idea, spiega, «è quella di coprire le spese stragiudiziali»
Poco importa che gli stessi avvocati abbiano bollato la norma come «incompatibile con la Carta Costituzionale e con la deontologia». Da Fratelli d’Italia nessun ripensamento e la maggioranza si spacca. Da Noi Moderati prendono le «distanze» da una «forzatura normativa che rischia di incidere in modo improprio sull’assetto e sulla funzione costituzionale della difesa tecnica».
E il responsabile giustizia del partito, Gaetano Scalise, sottolinea l’importanza di «confrontarsi con l’avvocatura» e di «rivedere, se non eliminare», il provvedimento. Strada scelta anche da Forza Italia. «Il decreto sicurezza va approvato, ma questa norma necessita di regole attuative», spiega il presidente di FI alla Camera Enrico Costa. «Presenteremo un ordine del giorno così da poter discutere con le parti in causa e intervenire laddove è necessario».
Girano voci che ci siano riserve del Quirinale. Ieri il presidente della Repubblica Sergio Mattarella era a Palermo e dal suo mondo non è uscita mezza parola, ma l’ipotesi non è da escludere. Sicurezza e immigrazione restano parole chiave per il governo.
(da agenzie)
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