ORA CHE MADURO È IN MANETTE A NEW YORK, È ARRIVATO IL MOMENTO DI LIBERARE ALBERTO TRENTINI ? DI FRONTE ALL’INCAPACITA’ DEL GOVERNO C’E’ DA SPERARE NEL VATICANO
IL SEGRETARIO DI STATO PIETRO PAROLIN E’ STATO NUNZIO APOSTOLICO A CARACAS E SI MUOVE ATTRAVERSO L’ARCIVESCOVO CASTILLO… LA MELONI SOGNA LA LIBERAZIONE IN TEMPO PER METERCI IL CAPPELLO PER LA CONFERENZA STAMPA DI FINE ANNO DEL 9 GENNAIO, COME AVVENNE LO SCORSO ANNO PER LA GIORNALISTA CECILIA SALA, DETENUTA IN IRAN (E LIBERATA DOPO VENTI GIORNI)
Il sogno di Meloni è la scarcerazione di Alberto Trentini, il cooperante detenuto da
oltre un anno in Venezuela. Da ottenere, possibilmente, in tempo per la tradizionale conferenza stampa di fine anno che si terrà il 9 gennaio, come era avvenuto già lo scorso anno con Cecilia Sala, detenuta in Iran.
Sono ore cruciali. I servizi e la diplomazia si stanno adoperando per scongiurare il pericolo di ritorsioni e lavorano per convincere la presidenza, affidata a Delcy Rodriguez, che è arrivato il momento di dare un segnale di distensione liberando alcuni prigionieri, a partire da chi come Trentini non è accusato di alcun reato.
Ad essere cercati dal governo italiano, in queste ore, sono soprattutto i canali ecclesiastici.È la Chiesa, più di chiunque altro, a poter contare su una rete capillare di rapporti e di informazioni in Venezuela. A partire dal Segretario di Stato Pietro Parolin, che per anni è stato nunzio apostolico in quel Paese e che, anche per questo, ha nominato come suo sostituto per gli Affari generali Edgar Peña Parra, di nazionalità venezuelana. C’è poi la Comunità di Sant’Egidio, sempre cercata in questo genere di situazioni. E anche il presidente della Cei, il cardinale Matteo Zuppi, si mostra interessato alla vicenda chiamando la famiglia del cooperante italiano per esprimere vicinanza.
Dall’altro lato del ponte, in Venezuela, c’è l’arcivescovo di Caracas Raúl Biord Castillo. A lui è affidata la mediazione con la dittatura chavista decapitata.
Anche la Chiesa, in Venezuela, si muove però su un terreno difficile. Monsignor González de Zárate, presidente della Conferenza episcopale venezuelana, ha dovuto mantenere una posizione di freddezza di fronte all’operazione Usa di arresto di Maduro, per non incrinare i rapporti con gli uomini di potere della vecchia dittatura chavista.
E tuttavia non è semplice, come dimostra quanto avvenuto solo un mese fa all’arcivescovo emerito di Caracas, Batazar Porras, a cui le autorità venezuelane di Maduro avevano ritirato il passaporto e vietato di uscire dal Paese a causa delle sue critiche al regime.
(da La Stampa)
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