OMICIDIO ROGOREDO, UN’AMICA DI MANSOURI: “CINTURRINO AVEVA MINACCIATO ZACK DI MORTE, NON AGIVA MAI DA SOLO”
“NON SI COMPORTAVA COME UN POLIZIOTTO, E’ UN OMICIDIO PREMEDITATO”
“Questo omicidio per me rimane premeditato”. Lo dice senza mezzi termini una donna che ben conosceva Abderrahim Mansouri, il 28enne che lo scorso 26 gennaio ha perso la vita dopo che l’agente di polizia Carmelo Cinturrino, oggi in carcere con l’accusa di omicidio volontario e reo confesso, gli ha sparato durante un controllo antidroga vicino al bosco di Rogoredo, a sud di Milano.
“Ci aveva detto che Luca [così era conosciuto Cinturrino nei quartieri Corvetto e Rogoredo, ndr] lo minacciava di morte, lo voleva far fuori – dice a Fanpage.it l’amica di Mansouri, che chiede l’anonimato -, però dal parlare ai fatti c’è un abisso. Nessuno si sarebbe mai aspettato una cosa così”. La Procura di Milano prosegue con le indagini e sta verificando tutti gli elementi che in questi giorni stanno emergendo e tutti i racconti di testimoni, amici e parenti.
Cinturino conosceva bene Zack?
“Eh hai voglia? Sì sì sì. Lo conosceva molto bene, sapeva tutto”.
Da quanto tempo si conoscevano, Cinturrino sapeva i suoi spostamenti, i suoi orari?
“Saranno anni, non so dire esattamente quanti. Per quanto riguarda i suoi spostamenti, non era difficile, cioè si vede: magari lui veniva in zona il mattino e se Zack non c’era tornava la sera e sicuro lo trovava”
Che tipo era, Cinturrino?
“Io so solamente che Cinturrino, Luca, faceva azioni non da agente di polizia. Qualsiasi persona che lui si trovava davanti, l’ammazzava di botte, prendeva i soldi alle persone che per andare a prendersi la droga chiedevano l’elemosina e quei pochi spicci lui li prendeva”.
Persone che conosci ti hanno riferito del pizzo chiesto da Cinturrino?
“In poche parole, sì”.
E Cinturrino, che tu sappia, operava da solo?
“No, non girava mai da solo, c’era sempre un collega, che io chiamavo il ‘braccio destro’, il ‘cane’ di Luca. Era un agente più giovane, ma da quanto mi hanno detto faceva le stesse cose che faceva Cinturrino, si comportava allo stesso modo”.
Conoscevi bene l’agente Cinturrino?
“Non più di tanto, ma lo vedevo spesso. Ricordo che una volta ero sul treno per andare verso Lodi e l’ho incrociato insieme al suo collega e un altro signore che credo fosse un tossicodipendente. Cinturrino in quell’occasione aveva in mano un martello”.
In che rapporti eri con Abderrahim?
“Dopo che era stato in carcere l’avevano mandato in comunità, poi è uscito ed è venuto a casa mia, da lì siamo stati sempre amici. Tra le cose che mi fanno rabbia c’è il dolore della sua famiglia, della moglie, che ho sentito dal Marocco: con me ha avuto un mezzo sfogo, mi ha detto di averlo salutato per l’ultima volta in aeroporto e che poi è ritornato dentro una bara chiusa, senza che lei potesse più vederlo”.
Qual è il tuo pensiero su questa vicenda?
“Abderrahim purtroppo non torna indietro però giustizia deve essere fatta, la verità deve saltare fuori. Qualcosa è saltato fuori, ma secondo me è solamente la punta dell’iceberg”.
(da Fanpage)
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