CI DOVEVA SCAPPARE IL MORTO AFFINCHÉ I COLLEGHI DI CINTURRINO DENUNCIASSERO I SUOI “METODI”: IN TANTI NEL COMMISSARIATO SAPEVANO CHE L’AGENTE ERA FUORI CONTROLLO, CHE MENAVA I PUSHER E TOSSICI (PRENDENDOLI A CALCI, PUGNI, BASTONATE E MARTELLATE)
PERCHÉ NESSUN POLIZIOTTO HA MAI DENUNCIATO CINTURRINO?
Un commissariato di frontiera. L’area del bosco di Rogoredo, la zona di Ponte Lambro e il
«caldissimo» Corvetto. Un territorio difficile dove lo spaccio di droga, la microcriminalità e le occupazioni abusive sono la costante quotidiana. Poliziotti giovani, spesso soltanto di passaggio per qualche anno o al primo incarico.
Dove agenti come Carmelo Cinturrino, in servizio dal 2010 in via Quintiliano, prima nella squadra investigativa poi dal 2017 alle volanti, erano — e sono le parole di uno dei 4 poliziotti ora indagati per omissione di soccorso e favoreggiamento — «punti di riferimento per i giovani»: «Lui è sempre stato considerato come paladino o fenomeno. Dagli anziani era visto in un modo, dai giovani in un altro. I giovani facevano affidamento su di lui».
La fase 2 dell’indagine sul caso Rogoredo si sta concentrando proprio su quel che succedeva al commissariato Mecenate, sulla rete di «complicità» in cui — è il sospetto della Procura — chi portava arresti (anche se chiacchierati) godeva di una sorta di status speciale.
Le testimonianze fin qui raccolte dalla squadra Mobile e dal pm Giovanni Tarzia hanno fatto emergere un quadro aberrante: pestaggi ai pusher, spacciatori «spogliati» di droga e soldi senza lasciare traccia negli atti ufficiali. Comportamenti che «erano noti»: «Cinturrino era aggressivo, allungava le mani». Alcune di queste voci sono arrivate anche dai tanti pusher sentiti in questi giorni.
(da Corriere della Sera)
Leave a Reply