TAGLI ALLA SCUOLA E ALLE PENSIONI: LA MANOVRA E’ UN GRANDE IMBROGLIO
IL TESTO SVELA LA RIDUZIONE DEGLI ORGANICI SCOLASTICI… RIDOTTI PER 10 ANNI GLI ASSEGNI PREVIDENZIALI, NUOVO REGALO ALLA SANOTA’ PRIVATA E IL “TAGLIETTO” DELLE TASSE SOPRA I 50.000 EURO DI REDDITO DURA SOLO UN ANNO
Tagli alla scuola, più sanità privata a danno di quella pubblica e finto taglio delle tasse, peraltro temporaneo, al ceto medio. La manovra firmata da Giorgia Meloni e Giancarlo Giorgetti getta la maschera e mostra tutto il ghigno furbesco della destra. All’insegna dei bluff per provare a ottenere la riconferma a Palazzo Chigi della leader di Fratelli d’Italia.
Non ci sono solo bonus di piccolo cabotaggio (come i 100 euro all’anno per i nuovi nati fino a 18 anni per un plafond di 1.800 euro destinato a essere divorato dall’inflazione), ma un colpo alla spesa per i servizi pubblici. La versione di Giorgia Meloni in conferenza stampa è stata smentita dai fatti.
Bluff fiscale
Un caso clamoroso è la riduzione del secondo scaglione Irpef, ma a tempo determinato. Il testo sancisce che il taglio dell’aliquota dal 43 al 33 per cento per i redditi tra 50mila e 55mila euro sarà valido solo per il 2027. Giusto l’anno del voto. Una mancia elettorale che politicamente rappresenta un contentino last minute a Forza Italia, che fin dallo scorso anno chiedeva un taglio strutturale fino a 60mila euro. Il segretario di FI e vicepremier, Antonio Tajani, ha dovuto portare un risultato di facciata.
Ora «l’intervento coinvolge circa 3,2 milioni di contribuenti», si legge nella relazione tecnica. Un bacino da cui provare ad attingere voti in vista delle Politiche con un costo di 1,4 miliardi di euro e un beneficio economico che in media ammonta a 450 euro all’anno (circa 40 euro al mese). Ma, appunto, solo per il 2027. Una differenza sostanziale con i lavoratori autonomi con l’estensione, a regime, della flat tax per le partite Iva. «Guadagneranno in media 7.317 euro, ogni anno, dal 2027 in poi. Un diamante è per sempre», ha sottolineato la deputata del Pd, Maria Cecilia Guerra. Un impianto che conferma l’impostazione ideologica della destra.
Scuola tagliata
La scure si è abbattuta con violenza pure sulla scuola. A partire dall’anno scolastico 2027-2028, è stata prevista una riduzione di 4.925 posti dell’organico dell’autonomia e di 2.049 posti delle dotazioni organiche del personale amministrativo, tecnico e ausiliario: in totale 7mila lavoratori in meno. Messo nero su bianco nella relazione tecnica. L’iniziativa ha sollevato le proteste anche della Cisl, solitamente disponibile verso Meloni. «Servono investimenti e personale, a partire da docenti e Ata e non certamente tagli», ha detto la segretaria Daniela Fumarola.
Anche sulle pensioni, il governo ha giocato con l’effetto annuncio. In realtà non c’è alcun aumento su questo capitolo, anzi il governo fa cassa sulla previdenza per il prossimo decennio.
Prima di tutto il fondo di 850 milioni di euro, previsto in manovra per favorire l’uscita anticipata dal mondo del lavoro, è «destinato a finanziare interventi diretti a disciplinare misure di supporto in uscita dal mercato del lavoro, anche con riferimento a specifici soggetti in difficoltà e con eventuali misure in materia di ammortizzatori sociali», si legge nella relazione tecnica che accompagna la Legge di Bilancio. Dunque deve essere adottato «con successivo provvedimento legislativo».
Insomma, la quota-100 agognata dalla Lega è tutta da scrivere. Anche perché lo stanziamento potrebbe non essere sufficiente. La certezza decennale è invece scolpita nella finanziaria: viene inserita una stretta sugli assegni pensionistici che porta un risparmio strutturale di quasi un miliardo e mezzo in un anno. Il meccanismo è la revisione al ribasso delle rivalutazioni degli assegni «complessivamente superiori a quattro volte il trattamento minimo Inps».
La manovra di Meloni ha fatto un regalo al campo largo. Conte e Schlein lo sapranno sfruttare?
L’operazione tra il nuovo fondo per uscita dal lavoro e il freno alle rivalutazioni porta a un risparmio netto di oltre 600 milioni di euro nel 2027 spalle dei pensionati. Tuttavia sui dieci anni, il taglio è superiore ai 14 miliardi di euro. A conti fatti, il ministro dell’Economia Giorgetti frantuma le promesse del leader del suo partito, il vicepremier Matteo Salvini. Alla ricerca di ogni spicciolo, poi, l’esecutivo ha affondato il colpo verso le banche: ha addirittura ridotto la deducibilità delle spese di pubblicità per gli intermediari finanziari e le aziende energetiche per raggranellare appena 38,6 milioni di euro.
Uno sgarbo che colpisce l’organizzazione e il sostegno di eventi. Con un paradosso: in manovra è previsto l’ennesimo slittamento della sugar tax, la tassa sulle bevande zuccherate dannose per la salute. Un regalo ai colossi dell’industria alimentare, che costa 170 milioni di euro per soli sei mesi. Quattro volte l’attacco alle pubblicità di banche e assicurazioni.
L’unica novità sulla sanità, invece, riguarda i maggiori margini d’azioni concessi ai privati, che in Parlamento contano sulla presenza di Antonio Angelucci, deputato leghista e re delle cliniche nel Lazio.
La manovra prevede «l’incremento di 3 punti percentuali del limite di spesa per l’acquisto di prestazioni sanitarie da soggetti privati accreditati». Da qui l’attacco del co-leader di Alleanza verdi-sinistra, Angelo Bonelli: «Infermieri, operai, insegnanti e la gran parte dei pensionati non ricevono un euro. Questa legge di Bilancio è una rapina sociale». Di sicuro un manifesto della destra delle mance. Contro gli investimenti nel pubblico.
(da editorialedomani.it)
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