SCUOLA, MELONI TAGLIA 7.000 POSTI TRA DOCENTI E ATA MA REGALA BONUS ALLE PARITARIE: E’IL GOVERNO DELLA DESTRA ASOCIALE
BLOCCO ANCHE DEL TURN OVER NEGLI ATENEI… AI TEMPO DEL MSI I MILITANTI VI AVREBBERO INSEGUITO CON I FORCONI
Quasi 7mila dipendenti scolastici in meno nelle dotazioni organiche dal prossimo anno: la goccia
del governo, che scava nel solco della denatalità e del dimensionamento scolastico, con questo Ddl di Bilancio raggiunge un nuovo strato di erosione. Il testo e la relativa relazione tecnica certificano per il 2027 e il 2028 una riduzione di 4.925 posti dell’organico dell’autonomia dei docenti e di 2.049 unità del personale Ata. Se si tiene conto che la manovra 2025 aveva già previsto la riduzione di 5.660 docenti quest’anno e di 2.174 posti Ata il successivo, si arriva a quota 14.808 posti in meno in due manovre: 10.585 docenti e 4.223 Ata.
La sforbiciata alla scuola – presente nell’articolo 66, che si occupa pure di tagliare la sostituzione dei pensionati (turn over) nel pubblico impiego – secondo la relazione tecnica garantirà un risparmio di 83,9 milioni nel 2027 e di 251,7 milioni annui dal 2028, a cui si aggiungono 33,3 milioni dalle università, 6,9 dagli enti pubblici di ricerca e 0,7 da accademie e conservatori. Altri 130,5 milioni arrivano invece dalla riduzione del turn over nei ministeri, a Palazzo Chigi e negli enti pubblici non economici. Là dove dovrebbe esserci il segno “più”, come per la Sanità, continuano a esserci risparmi. La scusa del governo è sempre quella del calo demografico che, però, non dovrebbe essere un alibi per tagliare bensì, come spiega la Flc Cgil, “l’occasione per migliorare la qualità, aumentare il tempo a scuola, ridurre gli alunni per classe e garantire una rete scolastica degna di un Paese europeo”. Invece viene anche prorogato per il 2027 il buono da 1.500 euro per le famiglie che iscrivono i figli nelle scuole paritarie, che costa 20 milioni.
Zero euro anche per il recupero del potere d’acquisto di chi lavora nel comparto. Giovedì il sindacato ha presentato un dossier sul tema: entro il 2027 ogni lavoratore della scuola avrà accumulato una perdita media stimata di 21.507 euro di potere d’acquisto rispetto al valore reale della retribuzione del 2021. Solo l’anno prossimo, spiega sempre Flc Cgil, mancheranno all’appello 4.129 euro lordi annui a lavoratore in un comparto con 302mila precari, personale senza buoni pasto e, per gli insegnanti fuori sede, un affitto che può assorbire fino al 65% dello stipendio netto.
A una prima lettura del testo della manovra, emerge anche una stretta per le università, che a differenza della scuola rientrano nel blocco del turn over al 75% assieme a buona parte della Pubblica amministrazione, dai ministeri a Palazzo Chigi, agenzie ed enti pubblici non economici, autorità indipendenti, camere di commercio e autorità portuali. Questo significa che nel 2027 gli atenei statali potranno assumere a tempo indeterminato spendendo non più del 75% della spesa del personale cessato l’anno precedente. Lo stesso taglio del 25% delle capacità di assunzioni interessa gli enti pubblici di ricerca ma non i ricercatori degli atenei. Per accademie e conservatori è previsto dal 2027/2028.
L’articolo 108 modifica invece le regole di finanziamento delle università senza prevedere risorse aggiuntive. Diversi stanziamenti già esistenti vengono riuniti nel Fondo di finanziamento ordinario (Ffo) e cambiano le regole per calcolare le spese del personale: gli atenei potranno escludere dal conteggio alcune spese coperte da finanziamenti esterni, pubblici o privati, anche di durata inferiore a 15 anni. Se però questi finanziamenti termineranno, le università dovranno coprire i costi del personale assunto a tempo indeterminato utilizzando le proprie risorse disponibili per le assunzioni. Infine, la (nuova) riduzione della spesa corrente: per il ministero dell’Istruzione e del Merito ammonta a 6,46 milioni nel 2027 e 8,25 milioni nel 2028, per salire a 25,85 milioni annui dal 2029 (anno in cui 21,5 milioni sono imputati a reclutamento e aggiornamento del personale scolastico). Per il ministero dell’Università arriva a 15,89 milioni nel 2027, 16,62 nel 2028 e 16,83 milioni annui dal 2029. Tra le voci interessate, ricerca scientifica e diritto allo studio.
(da ilfattoquotidiano.it)
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