VIAGGIO NEL PAESE DEL BERGAMASCO DOVE TUTTI HANNO LO STESSO COGNOME: “DA NOI ARRIVANO TURISTI STRANIERI, L’EURO SERVE”
“LA LEGA? PER CARITA’, A QUELLI INTERESSA SOLO LA POLTRONA”
Mi metto in marcia alle dieci del mattino verso Tomasoniland, come dieci anni fa. 
Stesso sole bergamasco, stesso freddo azzurro e ottimista, stesse montagne in rosa e in posa per le cartoline che nessu- no spedisce più.
Stessa aria sospesa di Capodanno: anche quest’anno succederà di tutto, ma non sappiamo cosa. Stesse monete in tasca. Il 1°gennaio 2002 festeggiavamo, apprensivi, il primo giorno di vita dell’euro. Il 1°gennaio 2012 dobbiamo ammettere che, finita l’infanzia, il giovanotto ci dà problemi.
Cambia la compagnia. Il figliolo – allora aveva nove anni – è in pianura, in altre faccende affaccendato; Luna la dalmata ha deciso che la temperatura non è adatta a una cagnolina di una certa età .
Cos’è rimasto uguale? La moglie, che ne approfitta per far spese; e la grinta orobica dei Tomasoni di Bratto e Dorga (comune di Castione della Presolana), che non si fanno certo spaventare da una moneta.
Seguo lo stesso itinerario, cerco le stesse persone – anzi, gli stessi Tomasoni.
Nel minimarket di Tomasoni Ines ora c’è il nipote Tomasoni Stefano, che si porta in spalla la figlia Tomasoni Rebecca, tre anni.
Dieci anni fa ero rimasto stupito dall’organizzazione: cassetto pieno di monete da 2 euro, 1 euro, 50, 20, 10, 5, 2, 1 cent. «E avevo allenato i clienti con le banconote fac-simile ritagliate dal bollettino dell’Associazione Commercianti», ricorda Stefano.
E oggi? «Il lavoro è calato, ma la colpa è della crisi, non dell’euro».
Tornare alla lira? «Scherziamo? Un disastro».
Alla Casa del Vino di Tomasoni Fabrizio regna la calma post-alcolica del primo dell’anno: c’è un tempo per brindare e un tempo per meditare, lo sanno bene i bergamaschi.
Con la moglie Dominique al fianco, ricorda: «Solo qualche anziano continua a tradurre in lire.
Tornare indietro? No.
Stanno arrivando i polacchi, sulle nostre montagne, ci sono già gli ungheresi, i francesi e i tedeschi: se vogliamo essere europei, teniamoci una moneta europea».
Avete aumentato i prezzi? Il giusto, dice il mio sguardo mentre carezza i rossi di Valcalepio.
Più sopra, al Thomas Market di Tomasoni Alberto ora c’è il figlio Tomasoni Beppe con la moglie Mea. «C’è allarmismo, sono tutti spaventati».
Danno la colpa all’euro, i suoi clienti? «No, direi di no. Certo qualcuno, ogni tanto, dice Quan gh’era la lira..! ».
Dieci anni fa, a fine mattinata, erano entrati 162 clienti; oggi sembra più tranquillo.
Al Thomas Market sono convinti di svolgere un servizio sociale: «Come può una località turistica vivere senza mini-market? Me lo dica lei».
All’uscita incontro i genitori di Federica, che nel 2002 era stata la prima cliente di Thomas Market a pagare in euro. Ora ha vent’anni, è a Bruxelles con amici: paga in euro anche lì.
omasoni Alberto ha ragione. A Tomasoniland – da Clusone al Passo della Presolana – hanno chiuso una dozzina di mini-market; e diversi negozi di elettrodomestici.
Tra questi quello di Tomasoni Franco, che ha 60 anni ed è in pensione con 45 anni di contributi.
Il 1°gennaio 2002 ero stato il suo primo cliente a pagare in euro: due lampadine € 1,08. «Com’è andata? Perdita di potere d’acquisto. E poi c’è la crisi. Dalle nostre parti è pieno di bravi operai, ma non trovano lavoro. Difficile riscuotere: la gente non ti paga». La Lega Nord qui va forte: sfrutterà il malcontento, convincerà la gente a tornare alla lira?
«La Lega? Ma per carità . Qui non siamo mica stupidi. Abbiamo capito: anche a loro interessa una cosa sola. La scragna, la seggiola».
Salutiamo la moglie del signor Tomasoni Francesco al balcone della Pizzeria Edera (chiusa da anni), e scendiamo verso la parte meridionale di Tomasoniland. Chiusi, per il Capodanno, gli Arredamenti Tomasoni di Danilo Tomasoni e F.lli; chiuso il distributore di Antonella e Claudio Tomasoni, dove l’euro festeggia il decennale a modo suo, girando vorticosamente sui contatori delle pompe self-service, tra gli improperi soffocati degli automobilisti.
Davanti al gommista Tomasoni Simone si ferma una Panda nera, e scende un ragazzo in tuta con un berretto Ski Club Presolana (probabilmente un Tomasoni): «Euro? Dieci anni? Non so niente: deve parlare con mia mamma per queste cose».
Non potendo aspettare la signora Tomasoni, torno verso casa e chiamo Tomasoni Clemente, fratello di Tomasoni Valentino.
Il 1°gennaio 2002, battesimo della nuova moneta, per tre tagli d’erba fatti in estate, chiese 7.550 (settemila cinquecento cinquanta) euro: colpa di un convertitore giapponese tarato su una misteriosa valuta orientale, scoprimmo poi. «Tranquillo eh! – mi dice -. Ho imparato».
Hanno imparato tutti, devo dire, i Tomasoni di Bratto e Dorga.
Non uno che neghi la crisi; ma nessuno che dia la colpa all’euro, nel giorno del suo decimo compleanno.
Alle messa delle 18, il barbuto Don Paolo (assai eloquente, molto atalantino), sotto gli evangelisti bonari che un po’ gli somigliano, dice: «I tempi per alcuni sono grami, per altri non così disastrosi. Chissà che non troviamo, tutti, modi nuovi e migliori di vivere. Di vivere oggi. Con le nostalgie del passato e le ansie per il futuro non si va da nessuna parte».
I Tomasoni presenti (e tutti gli altri) assentono: in montagna sono saggi, e sanno come festeggiare gli anniversari.
Beppe Severgnini
(da “Il Corriere della Sera”)
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