UOMO-DONNA: UGUAGLIANZA PER LEGGE, MA NON NELLA REALTA’
ESISTONO ANCORA DISCRIMINAZIONI NEI FATTI: IN EUROPA LAVORA IL 57,2% DELLE DONNE, CONTRO IL 71,6% DEGLI UOMINI… L’ITALIA E’ LA NAZIONE EUROPEA CON LA PIU’ BASSA PERCENTUALE DI DONNE AL LAVORO (46,3%), PEGGIO SOLO MALTA….NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE LE DIRIGENTI SONO SOLO IL 27%, A FRONTE DI UN 48% DI DIPENDENTI UOMINI
Formalmente l’uguaglianza tra uomo e donna è un valore fondante dell’Unione Europea dal 1957, quando il trattato che istituiva la Comunità sancì, con l’art. 141, il principio della parità di retribuzione.
La sostanza è diversa e la evidenzia il Rapporto annuale che la Commissione Europea dedica all’uguaglianza tra uomini e donne. Dati che rivelano il permanere in Europa di forti discriminazioni.
Nell’Ue lavora il 57,2% delle donne contro il 71,6% degli uomini. Esclusa Malta, l’Italia è la nazione europea con la più bassa percentuale di donne al lavoro. Appena il 46,3% contro il 70,5% degli uomini.
All’estremo opposto, la Svezia ha un tasso di occupazione femminile del 70,7% che comunque è sotto di 5 punti a quello dei maschi.
In Europa le donne, nonostante le leggi, hanno una paga oraria inferiore del 15% a quella dei colleghi maschi.
Lo conferma l’indagine 2007 di AlmaLaurea, secondo la quale gli uomini guadagnano il 16% in più nel privato e il 4% in più nel pubblico.
In politica è dal 2004 che la media europea delle parlamentari non supera la soglia del 23%, con un massimo del 48% in Svezia e un minimo del 9% a Malta.
In Italia le parlamentari sono appena il 17% alla Camera e il 13,5% al Senato. In Europa siamo al sest’ultimo posto. Peggio fanno solo Cipro, Slovenia, Romania, Ungheria e Malta. Anche nella Pubblica Amministrazione le posizioni di vertice registrano un pesante gap uomo-donna: a fronte di un 48% di donne tra i dipendenti, le dirigenti sono solo il 27% e le dirigenti generali il 15%.
Non va meglio nel privato, ove la quota europea di donne manager è del 32,6%, neppure un terzo dei colleghi uomini.
Nella scuola il rapporto è a favore delle donne,in quanto la presenza femminile supera il 75%, ma basta entrare all’Università e il rapporto si capovolge ( le docenti sono appena il 20%).
L’indagine Istat “Essere madri in Italia” rileva che una donna su cinque, quando diventa mamma, smette di lavorare. Perchè non ha dove lasciare o chi le possa tenere il bambino.
Poi c’è il problema dell’orario di lavoro: le donne, oltre i figli, devono speso accudire anche la casa e i parenti anziani.
Gli uomini compiono meno del 40% delle attività domestiche e solo dal 25% al 35% delle attività di custodia dei figli e dei familiari non autonomi.
Nel mercato del lavoro questo pesa, sia sulla decisione di assumere una donna, sia sul ruolo, la retribuzione e lo sviluppo della carriera.
Al di là delle normative e delle dichiarazioni di intenti, è ancora lungo il percorso per una vera uguaglianza tra uomo e donna nel campo professionale e lavorativo.
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