A MILANO GLI STRANIERI ORA SI FANNO L’AZIENDA E ASSUMONO GLI ITALIANI
I GIOVANI CONNAZIONALI SNOBBANO I LAVORI MANUALI “POCO DIGNITOSI”….ACCADE CHE RESTANO DISOCCUPATI E FINISCONO PER FARE I MANOVALI PER GLI IMMIGRATI
In tempo di crisi i giovani milanesi preferiscono lo stipendio fisso da lavoratore dipendente piuttosto che il rischio di impresa di un’attività autonoma.
Mentre gli immigrati, più abituati ad affrontare le difficoltà , rivelano una maggiore propensione ad assumersi dei rischi.
Ne deriva che nel mondo dell’artigianato milanese si sta assistendo a un ribaltamento del tradizionale schema dell’imprenditore italiano che assume lavoratori stranieri.
La crescita costante delle imprese con titolari stranieri che, secondo i dati ufficiali dell’Unione Artigiani, nel 2008 ha raggiunto quota 12.600 tra le aziende individuali e rappresenta ormai il 17,2% di quelle attive nella provincia di Milano, sta rendendo sempre più frequenti i casi di imprenditori stranieri che danno lavoro ad addetti italiani.
Di questo passo, dicono gli esperti, nel giro di quattro, cinque anni le imprese straniere arriveranno al 25%. Numeri alla mano, oltre un terzo ( 36,6%) delle 6.223 nuove imprese artigiane registrate nel 2008 in provincia avevano un titolare straniero.
E se l’anno scorso si è chiuso con un saldo positivo (+1,4%) pari a 1.278 aziende in più, tra nascite e cessazioni, è solo grazie al contributo degli imprenditori immigrati.
Secondo l’Unione Artigiani è tutta colpa di “un modello culturale sbagliato, diffuso sia tra i giovani che tra i loro genitori, che considera il lavoro manuale come un lavoro di serie B, che non dà soddisfazione economica e che non offre opportunità . La realtà è esattamente l’opposta, perchè nel mondo artigiano c’è la possibilità di sviluppare la propria creatività e di guadagnare bene. Ma a causa di questi pregiudizi gli spazi che ci sono vengono occupati dagli stranieri che sempre più spesso danno lavoro agli italiani in Italia”.
Lo straniero tende a mettersi in proprio dopo cinque o sei anni alle dipendenze di un artigiano italiano, dal quale imparano il lavoro.
Sono soprattutto romeni ed egiziani, che rappresentano il 25,9% e il 25,4% delle imprese individuali con titolare straniero. Seguono poi gli albanesi con il 10,7%.
Quasi tutti operano nel settore dell’edilizia e delle costruzioni che ha assorbito il 70% delle nuove imprese nate nel milanese.
Quanto ai frutti di questo spirito imprenditoriale, le imprese guidate dagli immigrati hanno un tasso di sopravvivenza a cinque anni intorno al 30%, perfettamente in linea con quello delle aziende guidate dagli italiani.
Un dato che dimostra che gli stranieri sanno cogliere meglio dei giovani italiani tale possibilità di lavoro perchè hanno più voglia di rischiare e non hanno nei confronti del lavoro artigiano quei pregiudizi che sono invece ancora radicati tra gli italiani.
Impareremo prima o poi la lezione?
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