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CARA LAUREA, MA QUANTO MI COSTI?

STUDIARE IN ITALIA OGGI: LA SCELTA   DELLA FACOLTA’ E’ LEGATA ALLE POSSIBILITA’ ECONOMICHE…AL NORD SI SPENDE IL 13% IN PIU’ RISPETTO AL RESTO DEL PAESE…CHIRURGIA L’INDIRIZZO PIU’ CARO… SALASSI PER I FUORISEDE E LE SPESE PER I TESTI… ALL’ESTERO PRESTITI PER CHI STUDIA: RESTITUITI QUANDO SI TROVA LAVORO

La mappa dell’Università  italiana illustra una realtà  dalle economie variegate, profondamente legata al territorio e ai redditi.
Una sorta di federalismo della specializzazione, con le sue peculiarità  e i suoi costi specifici.
In generale, studiare all’Università  in Italia costa caro.
Ma molto dipende da dove si ‘sceglie’ di studiare e che facoltà  intraprendere.
Scelta legata in gran parte al reddito familiare: studiare al sud in una facoltà  umanistica è infatti più accessibile che decidere di diventare chirurgo a Milano.
Le rette universitarie variano sia da regione a regione che tra diversi indirizzi universitari. Ma anche rispetto alla fascia di reddito.
Redditi e facoltà .
Generalmente sono cinque le fasce di reddito considerate, calcolate considerando dei valori di Isee fissi. la prima fascia considera un reddito sino a seimila euro, la seconda sino a 10mila, la terza sino a 20mila, la quarta sino a 30mila e la quinta il massimo, anche se è difficile fare una comparazione in quanto variano da ateneo ad ateneo.
La spesa annuale, comunque, cambia non solo in base al reddito ma anche a seconda del tipo di Facoltà : Medicina, Ingegneria, Architettura e Farmacologia risultano essere sicuramente le più care.
La speranza di avere un ingegnere in famiglia se costruita alla Federico II di Napoli costa a un padre 1432 euro l’anno, mentre mandare un figlio a Chirurgia alla Bicocca di Milano può arrivare a 3000.
Costi e città .
Gli studenti del nord pagano circa il 13% in più rispetto alla media nazionale per la prima fascia e addirittura il 32% in più se si considera l’importo massimo da versare. L’università  più cara è Parma (oltre il 70% in più rispetto alle media), seguita dalla Bicocca di Milano.
La più economica è l’Aldo Moro di Bari, seguita dall’Alma Mater di Bologna.
Secondo uno studio condotto da Federconsumatori nel 2010, le tasse universitarie annuali si aggirano intorno ai 1.000 euro con picchi che variano dai 400 agli oltre 2.000 a seconda della regione e delle scelte amministrative della struttura.
Mentre a Napoli studiare all’Orientale può costare da un minimo di 440,00 euro a un massimo di 910,00, al Politecnico di Milano si pagano anche 1.700 euro.-
Stesso discorso per chi sceglie di studiare nella Capitale.
A Tor Vergata le famiglie in ultima fascia pagano 1.300 euro e la Sapienza non è da meno.
Pur garantendo il diritto allo studio con una tassa minima di 330 euro annuali, la storica università  di Roma arriva a costare anche 2.000 per chi ha un reddito familiare alto.
Nord più caro, Sud popolare, Bologna in mezzo.
Sempre secondo la ricerca di Federconsumatori, gli atenei del Nord sono quelli più cari: del 13,13% rispetto alla media nazionale se si considera la prima fascia, e addirittura del 31,92% se si considera il massimo importo dovuto.
La media nazionale è quindi fortemente influenzata dal Nord, in quanto nel Centro e nel Sud i costi delle tasse sono quasi sempre inferiori a tale media.
La differenza è ancor più evidente tra Nord e Sud, dove il divario, per quanto concerne la prima fascia, raggiunge il 25,27%, e sale fino all’88,87% quando si prende in considerazione la fascia relativa al massimo importo dovuto.
Sono gli atenei del Sud, in termini generali, ad applicare tasse più basse, con l’Università  Aldo Moro di Bari in testa alle università  che costano meno (considerando la prima fascia), anche se bisogna sottolineare che parte dell’importo della retta è dovuta al merito: una votazione media bassa o un basso numero di crediti conseguiti, quindi, si traduce in un aumento delle tasse.
Al secondo posto tra le università  meno costose si trova l’Università  “Alma Mater” di Bologna che considera come fascia base quella che arriva a circa 20.000 euro di ISEE, soglia al di sotto della quale gli studenti pagano il 55% in meno rispetto alla media nazionale.
Parma, top class. Al contrario l’Università  più cara, sempre prendendo in considerazione la prima fascia, è quella di Parma con una retta di 865,52 Euro annui per le facoltà  scientifiche e di 740 Euro per quelle umanistiche, pari al 71% in più rispetto alla media nazionale.
Al secondo posto si trova invece, l’Università  degli studi di Milano con una retta annuale di 685 Euro per le facoltà  umanistiche e 789 Euro per le facoltà  scientifiche. La distinzione tra facoltà  scientifiche e facoltà  umanistiche non è attiva in tutte le Università , comunque generalmente le facoltà  scientifiche hanno un costo maggiore dell’8% nella maggior parte delle fasce.
Fuori sede, salasso in agguato.
E se studiare costa caro in assoluto, scegliere di cambiare citta può diventare un salasso.
Uno studente italiano “fuori sede” spende, infatti, fino a 6.958 euro annui in più rispetto ad uno che studia in sede.
In Italia, sempre secondo Federconsumatori, il 20,5% degli studenti universitari, stando ai dati Istat 2009, studia al di fuori della propria regione di residenza, inoltre, a questi andrebbero aggiunti gli studenti che, all’interno della stessa regione, si spostano in un’altra città .
E’ l’affitto la voce più costosa per uno studente “fuori sede”, che, insieme alle spese accessorie (riscaldamento, condominio, energia, ecc.), raggiunge mediamente 4.982 euro annui se sceglie di vivere in singola, e 3.756 euro annui se, invece, sceglie di condividere una stanza con altri studenti.
Dividendo l’Italia in Macro-regioni si scopre che è il Centro ad avere le spese per la casa (affitto+mantenimento) più alte, pari a 5.544 euro annui per una stanza singola e 4.194 euro annui per una stanza condivisa.
Più economico, invece, risulta il Sud con una spesa pari al 31% in meno rispetto al Centro, per quanto riguarda la stanza doppia e del 34% in meno relativamente alla singola.
Libri, che prezzi.
Di non poco conto risultano anche le spese per i libri, con una differenza tra le facoltà  umanistiche e quelle scientifiche: per le prime la spesa ammonta in media a 454 euro annui, il 17% in più rispetto a quelle scientifiche.
Ad orientare lo studente nella scelta dell’università  non è quindi solamente la qualità  della facoltà  prescelta, ma gioca un ruolo fondamentale anche il reddito della propria famiglia.
Chi non ha la possibilità  di sostenere i costi di una vita da studente fuori sede, perciò, deve accontentarsi di frequentare l’università  più vicina.
Sempre se ce n’è una.
Anche i ricchi piangono.
Mandare i figli all’università  in Italia è   una spesa non indifferente anche per una famiglia benestante.
Le nostre Università  sono infatti tra le più care in Europa.
Solo ad Amsterdam le tasse universitarie si avvicinano quelle nostrane: fino a 1.713 euro annuali.
Una spesa esorbitante se si pensa che le università  svedesi, tra le prime nella classifica mondiale, sono tutte completamente gratuite.
E nelle altre capitali europee? La Sorbona di Parigi costa al massimo 500 euro mentre alla Freit Universitat Berlin si superano a malapena i 200 euro annui.
All’estero: credito (quasi) a fondo perduto.
Tutta un’altra storia se si prendono in esame gli Atenei universitari britannici, per lo più privati. La University College London costa ad una famiglia 9.000 euro all’anno, neanche troppo in realtà , se si pensa che far studiare il proprio figlio alla Luiss di Roma costerebbe lo stesso, con l’unica differenza che il college londinese si posiziona al 4° posto tra le top 10 mondiali.
Nonostante i finanziamenti statali, a meno che non si tratti di studenti particolarmente meritevoli, studiare in un Ateneo privato in Italia costa in media 8.000 euro l’anno.
Lo sanno bene i futuri medici per ora studenti alla Cattolica di Roma o Milano, o le famiglie dei quasi economisti della Bocconi, dove la retta annuale arriva anche a 10.000 euro.
Basandosi su un sistema universitario pervalentemente privato, i paesi anglossassoni, per permettere anche alle famiglie meno abbienti di mandare i propri figli all’università , mettono a disposizione dei prestiti finanziari.
Il governo britannico paga infatti, agli studenti inglesi e europei che lo richiedono, tutte le rette universitarie previste per una laurea triennale.
A differenza di quello che accade in America però, dove gli studenti appena finita l’università  devono ripagare il debito, i giovani europei dovranno riconsegnare il denaro solo una volta trovata un’occupazione che possa permetterglielo.
Un sistema, quindi, che mette in evidenza la fiducia delle istituzioni nei confronti della preparazione e della possibilità  occupazionale offerta dalle università  del proprio paese.
Partire per studiare: i costi.  
Ma quanto costa vivere e studiare in un’altra capitale europea? I paesi europei, sono più competitivi anche sotto questo aspetto.
Se sceglie Stoccolma, uno studente dovrà  spendere in media 800 euro al mese tenendo conto di affitto, libri, tasse di residenza e divertimenti vari.
Anche Berlino risulta essere molto vantaggiosia offrendo ai propri studenti moderni studentati a prezzi vantaggiosi anche per coloro che non riescono a vincere la borsa di studio.
A Parigi, invece, la scelta più conveniente per uno studente, come consiglia il sito della Sorbona, è lo ‘studettes’, delle stanze-studio di circa 17mq situati in zone residenziali negli ultimi piani dei palazzi.
L’unico inconveniente è che non hanno l’ascensore, e i bagni sono spesso in comune, cosa che però potrebbe facilitare la conoscenza dei propri vicini.
I siti delle Università  straniere sono molto precisi al riguardo e offrono piano dettagliato sul costo complessivo di un anno di vita universitaria mentre le maggiori università  italiane, rimandano al sito del Miur ‘Study in Italy’ che non offre particolari informazione riguardo i costi e lo stile di vita che l’Italia si appresta ad offrire.
Londra, sicuramente, rimane la più cara con un budget complessivo che si aggira intorno alle 250 sterline a settimana; si sa, Londra è costosa, ma forse, in confronto ai servizi offerti dalle metropoli nostrane, ne vale veramente il sacrificio.

(da “La Repubblica“)

This entry was posted on martedì, Luglio 12th, 2011 at 04:57 and is filed under denuncia, governo, radici e valori, Università. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can leave a response, or trackback from your own site.

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