Febbraio 7th, 2017 Riccardo Fucile
IL GIP ARCHIVIA 113 POSIZIONI, COMPRESO ZINGARETTI PER TURBATIVA D’ASTA… ALEMANNO ESULTA MA FAREBBE BENE AD ASPETTARE LA FINE DEL PROCESSO CHE LO VEDE ANCORA IMPUTATO
La Procura di Roma aveva chiesto l’archiviazione di 116 posizioni nell’ambito dell’inchiesta Mafiar Capitale e oggi il gip ha accolto l’istanza per tutti inclusi l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno e il presidente del Lazio, Nicola Zingaretti,
Sono 113 le archiviazioni recepite.
In molte delle posizioni il giudice per le indagini preliminari motiva l’archiviazione scrivendo di “elementi inidonei a sostenere l’accusa in giudizio”.
L’archiviazione era stata chiesta, tra gli altri, per il presidente della Region dopo un’indagine per i reati di corruzione e turbativa d’asta partita da alcune dichiarazioni di Buzzi sulle quali i pm non avevano trovato riscontri.
Archiviata anche la posizione dell’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno dalle accuse di associazione di stampo mafioso, mentre è ancora in corso il processo per corruzione e finanziamento illecito
Il gip di Roma Flavia Costantini ha archiviato anche la posizione l’ex capo di gabinetto Maurizio Venafro, indagato per corruzione e già assolto a luglio da un’accusa di turbativa d’asta in uno dei filoni dell’inchiesta.
Archiviate anche alcune fattispecie di reato contestate a soggetti sotto processo, come Massimo Carminati, Salvatore Buzzi e Mirko Coratti. Cadute le accuse per Ernesto Diotallevi, Luca Parnasi, Gennaro Mokbel, Eugenio Patanè, Alessandro Cochi.
Ottiene l’archiviazione anche la ex presidente del primo municipio della capitale, Sabrina Alfonsi (indagata per concorso in corruzione), l’ex consigliere comunale della lista Marchini, Alessandro Onorato (concorso in corruzione), Vincenzo Piso, ex Popolo della Libertà ed attualmente iscritto al gruppo Misto, indagato per finanziamento illecito; Daniele Leodori, presidente del Consiglio Regionale (turbativa d’asta); Alessandro Cochi, ex delegato allo sport della giunta Alemanno (turbativa d’asta), e Riccardo Mancini e Antonio Lucarelli stretti collaboratori dell’ex sindaco di Roma, entrambi indagati per associazione mafiosa.
La gip Flavia Costantini ha respinto la richiesta di archiviazione solo per tre delle 116 richieste arrivate dai pm titolari dell’indagine: l’imprenditore Salvatore Forlenza, l’ex consigliere comunale (lista civica Marino sindaco) Luca Giansanti, e Alfredo Ferrari ex presidente della commissione bilancio del Comune (Pd).
Nell’elenco delle posizioni archiviate figurano anche i nomi degli imprenditori Luca Parnasi (corruzione) e Gennaro Mokbel (riciclaggio), e di Ernesto Diotallevi, in passato coinvolto in indagini sulla Banda della Magliana. Archiviazione anche per gli avvocati penalisti Paolo Dell’Anno, Domenico Leto e Michelangelo Curti, finiti nel registro degli indagati per associazione mafiosa.
Le motivazioni.
“Gli elementi acquisiti nel corso delle indagini non risultano idonei a sostenere l’accusa in giudizio nei confronti di Gianni Alemanno con particolare riguardo all’elemento soggettivo del reato (l’articolo 416 bis cp) in merito al ruolo di partecipe nel reato associativo” spiega il gip Flavia Costantini. Nel provvedimento di archiviazione, il giudice dimostra come fosse evidente dalle “risultanze investigative” che “alla base dell’aggiudicazione degli appalti pubblici alle cooperative riconducibili a Buzzi vi sia stata la diffusa opera corruttiva, elevata a ‘modus operandi’ e che proprio con l’elezione di Alemanno a sindaco di Roma, le stesse avessero moltiplicato il volume d’affari grazie alla ‘ramificazione’ delle ‘conoscenze’ in seno alla pubblica amministrazione”.
Non solo, ma “molti soggetti collegati a Carminati da una comune militanza politica nella destra sociale ed eversiva ed anche in alcuni casi, da rapporti di amicizia, avevano assunto importanti responsabilità di governo e amministrative nella Capitale”.
(da agenzie)
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Gennaio 30th, 2017 Riccardo Fucile
LE DIFFERENZE CON LEGA E FDI? SE TI ASPETTI “CONTENUTI DIVERSI” RESTI DELUSO, LA RISPOSTA DI ALEMANNO E’: “NOI SIAMO PIU’ RADICATI AL SUD E PARTIAMO DAL BASSO”… MA FORSE SI RIFERIVA ALLA PERCENTUALE DI VOTI
Hanno annunciato per la seconda volta in un mese il congresso fondativo a febbraio (il 18 e 19) e un sondaggio sul web per scegliere il nome e il simbolo del nuovo partito, che nascerà dalla fusione di Azione nazionale di Gianni Alemanno e de La Destra di Francesco Storace.
L’ex sindaco di Roma si dice pronto per dare vita al “Polo sovranista”, “un presidio in difesa dell’identità italiana contro la minaccia di poteri sovranazionali”.
Se si fosse interessato ad amministrare seriamente Roma, forse sarebbe stato meglio per tutti e non dovremmo oggi sorbettarci le liti quotidiane tra Cinquestelle, ma fa nulla.
Insieme a Storace, che è ricomparso dopo essersi ripreso dalla figuraccia rimediata alle ultime amministrative romane, Alemanno informa che resta aperta solo una questione in merito al simbolo: “Se dobbiamo metterci la parola ‘destra’ oppure no”.
Fate un po’ voi, meno vi fate riconoscere e meglio è, il nostro consiglio…
A chi si rivolgeranno? “A Direzione Italia di Raffaele Fitto, la Lega e Fratelli d’Italia. Il grande tema che ci accomuna è il sovranismo responsabile, fatto di proposte concrete”. Originali…
“Quindi Forza Italia è fuori dal vostro schema di alleanze?” chiede il giornalista. “Per il momento si” è la risposta. Per il momento, poi non si sa, mai dire mai…
Fino alla domanda cruciale: “Se fate un partito, in cosa vi differenziate da Fdi e Lega?”.
Che ci sia qualche differenza sui contenuti? L’illusione dura poco: “la differenza rispetto alla Lega è che noi siamo maggiormente radicati nel Centro-Sud”…(un fatto geopolitico, capito…n.d.r.).
E da Fdi? “Rispetto a Fdi abbiamo un approccio che punta a riunire soggetti diversi dalla base di una destra diffusa nel Paese”. (questione di come approcciarsi, capito, come nel corteggiamento…)
Ovviamente sono favorevoli a un sistema maggioritario, tipico di chi è consapevole che con il proporzionale non arriverebbero al quorum.
Ultima domanda del giornalista: ” E il premio al 40%? E chi ce la fa a prenderlo?
Risposta: “Bisogna essere molto bravi”.
Ecco, appunto.
Meglio “approcciarsi” al seguito del sovrano “sovranista”, magari ci esce un cadreghino.
Ma forse è tutta colpa della Ue.
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Marzo 30th, 2016 Riccardo Fucile
ESCONO A DISTANZA DI POCHI MESI LE FATICHE LETTERARIE DEI DUE EX SINDACI DI ROMA… TRA ACCUSE E TRADIMENTI, CHE FATICA LIBERARSI DELLA MALEDIZIONE DEL CAMPIDOGLIO
Mentre la campagna elettorale per il Campidoglio entra nel vivo, arriva il momento della verità per due ex sindaci della Capitale: Ignazio Marino e Gianni Alemanno. Verità affidate a due libri, due racconti della propria esperienza sulla poltrona di primo cittadino, in uscita a distanza di meno di un mese l’uno dell’altro.
Repubblica anticipa alcuni passaggi di “Un marziano a Roma”, il testo di Ignazio Marino in uscita il 31 marzo.
Al centro del racconto, un atto di accusa permanente contro il presidente del Consiglio Matteo Renzi, colpevole di avere orchestrato un golpe nei suoi confronti per rimuoverlo dalla carica.
Il quotidiano riporta un passaggio in cui l’ex sindaco racconta della via d’uscita offerta dal Pd – attraverso il vicesindaco Marco Causi – per uscire di scena.
“Tu lasci Roma, vai a Filadelfia e spegni il cellulare. Così per irreperibilità del sindaco il governo dovrà nominare un commissario e sciogliere consiglio e giunta.
Marino parla anche delle Olimpiadi, definendo la decisione di presentare la candidatura “una fuga solitaria” del premier eseguita senza coinvolgere il Comune.
E a Giovanni Malagò e Luca Cordero di Montezemolo – scrive il quotidiano – “imputa di avere incentrato il dossier olimpico sulla costruzione del Villaggio di Tor Vergata per soddisfare il consorzio di imprese che su quell’aerea vantano diritti di costruzione”.
E proprio ai costruttori Marino rivolge accuse dirette.
A Francesco Gaetano Caltagirone imputa di avere “quasi sempre utilizzato i media che possiede per infangarmi”, “dei fratelli Toti o Sergio Scarpellini, ho sempre avuto l’impressione che detestassero il rischio di impresa”.
E in giornata il sindaco ha parlato anche a Radio Capital, prendendo tempo sulla sua possibile candidatura.
“Credo che in questo momento i partiti non hanno più la dignità per esprimere una candidatura in una città come Roma. Spero in un movimento e una mobilitazione civica che offra l’opportunità ad un candidato di governare la città . Io non ho detto che mi ricandido. La mia candidatura sarà tema di dibattito nelle prossime ore”, ha detto. “Non è detto che poi sarò io – ha aggiunto – In Italia abbiamo superato i 60 milioni di abitanti e sono sicuro che tra loro c’è una donna o un uomo che sono all’altezza della guida di Roma”.
Altre verità quelle che emergono dal libro di Gianni Alemanno, Verità Capitale, anticipato dal Tempo e in uscita il prossimo 28 aprile. Un racconto non privo di ammissioni di colpa:
“Ci siamo lanciati verso obiettivi difficili e impervi con una macchina con le ruote sgonfie e il volante rotto. Non potevamo non romperci l’osso del collo, anzi fin troppo è stato realizzato in queste condizioni”.
Alemanno riconosce “la debolezza e l’impreparazione della mia squadra di governo, che deriva dai miei personali errori di valutazione e dalla fragilità del movimento politico che mi ha portato a governare il Campidoglio”
Il sindaco poi sferra diverse accuse a diversi esponenti del Centrosinistra.
L’ex sindaco richiama l’attuale presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, allora numero uno della provincia di Roma, soprannominato “er saponetta”, dice per la sua abilità nello schivare problemi e difficoltà .
Fu lui, sostiene Alemanno, a “salvare Luca Odevaine” (uno dei protagonisti dell’inchiesta della Procura di Roma ndr). già vicino all’ex primo cittadino Veltroni, nominandolo capo della Polizia provinciale.
“Con questo non voglio dire che Walter Veltroni e Nicola Zingaretti fossero consapevoli dei traffici di Odevaine, ma non posso non rilevare la profonda differenza di trattamento tra me e loro”
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 19th, 2016 Riccardo Fucile
LA MELONI AVEVA DETTO CHE ALEMANNO ERA STATO UN PESSIMO SINDACO … LUI REPLICA CITANDO I NOMI DI ESPONENTI DI FDI CON RUOLI CHIAVE NELLA SUA AMMINISTRAZIONE
«Cara Giorgia, il tuo partito ha condiviso tante scelte della mia amministrazione, devi essere prudente quando parli. Non si crea una discontinuità positiva rispetto al passato partendo dall’ipocrisia e dallo scaricabarile».
Così Gianni Alemanno si aggrappa a Giorgia Meloni e la tira giù, mentre la leader di Fratelli d’Italia è invece tutta impegnata, nell’iniziare la sua corsa per il Campidoglio, a scrollarsi di dosso ogni possibile traccia dell’ex sindaco.
«Cara Giorgia», dice Alemanno, ma per Meloni è uno schiaffo: «Sai benissimo che tutte le scelte della nostra amministrazione sono state condivise anche dagli assessori e dai consiglieri di Fratelli d’Italia».
Non ci sta Alemanno, insomma, ad accollarsi tutta la responsabilità di un’esperienza che l’ex sindaco peraltro continua a difendere, anche oltre le inchieste.
E fa notare che nella sua giunta, nelle partecipate del Comune e negli staff, tra il 2008 e il 2013, c’era un pezzo importante del mondo di Giorgia Meloni.
C’era Fabrizio Ghera, tanto per cominciare, assessore ai lavori pubblici della giunta Alemanno, uno che Buzzi diceva di non riuscire a raggiungere, ma che certo nel giudizio politico sulla giunta ha qualche responsabilità .
Ed è proprio sul giudizio politico che oggi insiste Meloni: «Non ho rapporti con Alemanno, che ha fondato un partito contro di me», ripete anche ai microfoni di Radio Anch’io, «sul tema giudiziario credo che Alemanno dimostrerà la sua estraneità ai fatti, ma sul piano politico è un dato di fatto che la sua amministrazione non è riuscita a fare repulisti di quella roba che in sessant’anni avevamo messo in piedi Dc e comunisti».
Bene. Nota allora Alemanno però che nella sua amministrazione Giorgia Meloni ha creduto fino all’ultimo giorno e anche dopo, avendolo sostenuto nella ricandidatura contro Marino.
Meloni ha creduto in Alemanno e gli ha fornito uomini di peso. Oltre a Ghera, infatti, c’era all’inizio pure l’assessore alla Scuola Laura Marsilio, oggi responsabile scuola del partito di Meloni.
E poi, quando questa ha dovuto cedere il posto per colpa di un rimpasto, è stata data in cambio alla stessa area la presidenza di Ama. E a Roma le partecipate valgono più degli assessorati.
E’ questo che farà notare Gianni Alemanno quanto – tanto per movimentare la campagna elettorale – il 28 aprile presenterà il libro con la sua versione su quegli anni, “Verità Capitale”: «Ci saranno cose interessanti da questo punto di vista», anticipano all’Espresso dallo staff dell’ex sindaco.
Si ricorderà ad esempio che è proprio su indicazione di Fratelli d’Italia che Alemanno ha nominato a capo dell’Ama, appunto, Piergiorgio Benvenuti, già consigliere provinciale e fedelissimo di Fabio Rampelli, signore delle preferenze nere a Roma e attuale spalla di Meloni.
Si occupa poi attualmente del coordinamento degli Enti Locali del partito Domenico Kappler, già senatore, e soprattutto, con Alemanno, Ad di Risorse per Roma, una delle municipalizzate più importanti in città , al centro dello scandalo parentopoli.
Più vicino al senatore Augello (altro ex Msi ma ora alfaniano) era invece Marco Clarke, già presidente di Ama, assessore in Provincia, infine presidente di Risorse per Roma e anche lui del giro degli ex camerati.
Nomi pesanti per ruoli centrali, come detto, spesso più importanti di quelli in giunta. «Troppo per fare l’imitazione delle tre scimmiette», dice Alemanno a Meloni.
E così dovrà insistere Giorgia Meloni su quello che si annuncia un tormentone della sua campagna elettorale.
«Si presenta a come se venisse da Marte», la accusa ad esempio Stefano Fassina, candidato sindaco di Sinistra Italiana, «ma lei ha sostenuto fino all’ultimo giorno Alemanno, suo intimo amico di partito, e tutti conosciamo i risultati di quell’amministrazione».
Si potrebbe temere, a quel punto, che con lei torni infatti in Campidoglio la classe dirigente che ha portato in Comune, insieme a Alemanno, i nomi celebri non tanto di Mafia Capitale, quanto di altre inchieste e di parentopoli.
Dovrà impegnarsi, Meloni, perchè deve riuscire a non far pensare, ad esempio, a Riccardo Mancini, arrivato a capo di Eur Spa partendo dalla militanza nel Fronte della Gioventù e in Avanguardia nazionale.
Luca Sappino
(da “L’Espresso”)
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Febbraio 2nd, 2016 Riccardo Fucile
L’EX AD DI AMA TORNA A PARLARE IN AULA PRECISANDO LE CIFRE
“Da Buzzi 200mila euro in contanti per la campagna elettorale di Visconti e Alemanno, e a sostegno della Fondazione nuova Italia”.
L’ex amministratore delegato di Ama, Franco Panzironi, torna a parlare nell’aula bunker di Rebibbia dove si tiene il maxi processo a Mafia Capitale.
Dopo le dichiarazioni spontanee di lunedì, l’ex ad dell’azienda romana dei rifiuti imputato per associazione di stampo mafioso, torna sul tema dei presunti fondi arrivati da Salvatore Buzzi alla Fondazione nuova Italia di Alemanno.
Rispetto a ieri, però, snocciola cifre.
“Tra ottobre e dicembre 2012, quando ero segretario della Fondazione nuova Italia — dice Panzironi — l’ex assessore comunale Visconti e Alemanno mi comunicarono che Buzzi voleva versare un contributo di 400mila euro per le campagne elettorali (regionali per Visconti e comunali per Alemanno) e come sostegno alla Fondazione. Successivamente circa 200mila euro vennero portati nei locali della Fondazione, in contanti e a più riprese, che Visconti o chi per lui ritirarono”.
“Volevo precisare che Buzzi — ha aggiunto Panzironi — mi fu presentato da Alemanno nella sua stanza di sindaco del comune di Roma alla fine del 2012. Lì mi accorsi che i due si conoscevano già da tempo e avevano un rapporto confidenziale”.
Panzironi ha concluso raccontando che “dopo un incontro con Buzzi, Alemanno mi disse che lo stesso Buzzi voleva elargire un contributo direttamente alla Fondazione di altri 40mila euro. Anche Buzzi mi confermò il versamento di quell’importo”.
L’ex sindaco di Roma non comparirà come imputato nel maxiprocesso alla presunta mafia capitolina capeggiata — secondo gli inquirenti — dall’ex Nar Massimo Carminati., dopo che il 21 gennaio i giudici hanno respinto l’istanza di riunificazione avanzata dalla Procura.
La prima udienza del procedimento a carico di Alemanno, a cui la procura contesta i reati di corruzione e finanziamento illecito, resta fissata al prossimo 23 marzo davanti ai giudici della II sezione così come stabilito il 18 dicembre scorso dal gup.
(da agenzie)
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Dicembre 18th, 2015 Riccardo Fucile
AVREBBE RICEVUTO 125.000 EURO “PER COMPIERE ATTI CONTRARI AI DOVERI DEL SUO UFFICIO”… L’EX SINDACO: “HO LA COSCIENZA PULITA”
Gianni Alemanno, ex sindaco di Roma, stato rinviato a giudizio nell’ambito dell’inchiesta Mafia
Capitale, per le accuse contestate di corruzione e finanziamento illecito.
Il rinvio a giudizio è stato stabilito dal gup, Nicola Di Grazia, dopo quasi tre ore di udienza e circa due di camera di consiglio.
Il processo, che si svolgerà con rito ordinario, sarà celebrato dalla seconda sezione del tribunale di Roma e inizierà il 23 marzo prossimo.
Il nome dell’ex sindaco di Roma Alemanno, rinviato oggi a giudizio per corruzione e finanzamento illecito, era spuntato con la prima ondata di arresti di Mafia Capitale nel dicembre scorso.
Nei suoi confronti i pm contestavano anche il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso, che però è stata archiviata.
All’ex primo cittadino viene contestato di aver ricevuto somme di danaro, in gran parte attraverso la fondazione Nuova Italia da lui presieduta, per il compimento di atti contrari ai doveri del suo ufficio.
Secondo l’impianto accusatorio sarebbero complessivamente 125 mila euro i fondi illeciti ricevuti tra il 2012 ed il 2014 tramite l’ex ad di Ama Franco Panzironi – uno dei principali imputati del processo di Mafia Capitale – Alemanno avrebbe ricevuto, attraverso la fondazione, 75 mila euro sotto forma di finanziamento per cene elettorali, 40 mila euro per finanziamento per la Nuova Italia e circa diecimila euro cash, questi ultimi nell’ottobre 2014, a due mesi dalla prima tranche di arresti.
“Non ho chiesto riti alternativi proprio per dimostrare pubblicamente la mia innocenza – ha commentato Alemanno – ho la coscienza pulita e per questo non ho nulla da patteggiare. Affronto quindi il rinvio a giudizio con animo sereno perchè sono fiducioso nell’operato della magistratura e convinto che al dibattimento sarà accertata e provata l’assoluta correttezza del mio operato”
(da agenzie)
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Novembre 11th, 2015 Riccardo Fucile
SCOPERTI 62.000 EURO VERSATI TRA LUGLIO 2013 E LUGLIO 2014… L’EX ASSESSORE PD CHE SI BATTEVA PER NON FAR RIMUOVERE I DIRIGENTI VICINO ALLA DESTRA
Un totale di 62mila euro, divisi in otto bonifici, sono stati versati sui conti personali di Gianni
Alemamno tra il 16 luglio 2013 e il 23 luglio 2014 dalla sua Fondazione nuova Italia.
I pagamenti, sotto la voce «saldo fattura», sono stati rintracciati dalla Finanza. L’inchiesta della Dda aveva già accertato che tra gennaio 2012 e settembre 2014, le coop di Buzzi hanno versato contributi elettorali, registrati, alla Fondazione per un totale di 265 mila euro.
Sul conto corrente intestato alla Fondazione avevano la delega ad operare i soli Alemanno e Franco Panzironi, l’ex ad di Ama oggi a processo.
Sull’ex sindaco pende invece una richiesta di giudizio per corruzione.
Alemanno ha aperto una partita Iva il 28 giugno 2013, qualche settimana dopo esser stato sconfitto alle elezioni per il Campidoglio e – scrivono i finanzieri, «le causali dei bonifici appaiono verosimili». Ma nel mondo politicamente daltonico di Mafia capitale, sponsorizzati e sponsor militavano spesso su fronti opposti.
Così l’ex sindaco Gianni Alemanno avrebbe fatto pressione sui suoi manager affinchè, nei pagamenti, privilegiassero le coop di Salvatore Buzzi, centrosinistra con tessera Pd.
«Nel periodo in cui non era più amministratore delegato Ama – ha raccontato ai pm Cascini, Ielo, Tescaroli, l’ex dg Giovanna Anelli, indagata per corruzione – Panzironi interveniva nei miei confronti, forte dei legami che si erano creati e del suo ruolo di consigliere del sindaco, per sollecitarmi dei pagamenti anche nei confronti della 29 giugno di Buzzi».
Non solo Panzironi, tuttavia. «Analoghe richieste – mette a verbale la Anelli – mi sono pervenute direttamente da Alemanno, un paio di volte per telefono».
I bonifici alle coop buzziane erano proprio un’ossessione a destra.
Racconta ai pm Cascini, Ielo e Tescaroli, il ragioniere del Campidoglio Maurizio Salvi: «Gramazio veniva nella sua qualità di coordinatore della maggioranza comunale e evidenziava delle criticità , cui chiedeva di porre rimedio».
Anche Alemanno e il suo capo segreteria Antonio Lucarelli premevano per bonificare alle coop e a Eur spa: «Venivano da me -dice Salvi – perchè comprendessi dove erano eventuali intoppi, anche a livello di dipartimenti, perchè fossero rimossi. Io avevo una visione più generale. La disponibilità di cassa non era sempre sufficiente a far fronte alle spese e gli impegni del comune verso Eur spa erano legati non solo ad investimenti ma anche a canoni di locazione e relativi accessori. I pagamenti non erano sempre puntuali e Alemanno interveniva su questo».
Lanciate in aria da un consigliere politico, bandiere e ideali, atterravano tra le braccia del suo opposto.
In una riunione di giunta del 2014 Daniele Ozzimo (pd) sembra cavalcare a briglia sciolta la guerra liberal contro l’assenteismo dei dipendenti pubblici.
Per contenere lo spoil system di Ignazio Marino e forse anche l’eventuale danno al circuito delle coop, Ozzimo si dice contrario «alla rimozione dei dirigenti apicali (alemanniani, ndr)».
E invece si dice favorevole «al controllo sulla qualità dell’operato dei lavoratori, eventualmente anche in remoto e sul contrasto all’assenteismo».
Ilaria Sacchettoni
(da “il Corriere della Sera”)
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Novembre 9th, 2015 Riccardo Fucile
PRESENTATO IL MOVIMENTO “AZIONE NAZIONALE” PER “RIAGGREGARE LE ANIME DISPERSE DELLA DESTRA”… NELLE FIRME DELL’ATTO COSTITUTIVO LA PROVA DI CHI SONO GLI ISPIRATORI… IL PROGRAMMA E LA STRUTTURA ORGANIZZATIVA
Lo avevamo anticipato e i fatti l’hanno confermato: si chiamerà “Azione nazionale” il nuovo movimento politico “volto a riaggregare “le varie anime della diaspora della destra, partendo da una rete civica fortemente radicata nel territorio”, presentato poche ore fa a palazzo Ferrajoli, a Roma.
Il nome scelto ricalca non a caso quello di Alleanza nazionale, il partito guidato a suo tempo da Gianfranco Fini, in evidente contrasto con l’uso di Alleanza Nazionale attualmente “appaltato” al partito della Meloni.
I promotori ufficiali sono i primi firmatari della “mozione dei quarantenni” discussa all’ultima assemblea della Fondazione Alleanza nazionale e che sono stati sconfitti di qualche decina di voti all’assemblea stessa dall’alleanza Meloni-Gasparri-La Russa-Matteoli.
Se qualcuno avesse ancora dei dubbi su chi sostiene e ha ispirato la loro
iniziativa è sufficiente rinviare a chi ha depositato il simbolo all’Ufficio italiano brevetti e marchi: Marco Cerreto, fiduciario di Gianni Alemanno, Roberto Menia , braccio destro di Gianfranco Fini, e Giuseppe Scopelliti, ex governatore della Calabria.
Sempre nel consiglio direttivo ritroviamo Marco Cerreto, portavoce di Prima l’Italia, e Mario Ciampi, legato alla fondazione Liberadestra, guidata da Fini.
Questo per chi aveva dato “parziali smentite” ai giornali.
Come presidente del comitato dei promotori c’è Pasquale Viespoli, già sottosegretario in tre governi Berlusconi e ora presidente di Mezzogiorno Nazionale.
Fausto Orsomarso (consigliere regionale in Calabria, emenazione di Scoppellitti, è il portavoce per i primi tre mesi, gli altri “quarantenni” (Sabina Bonelli, Alessandro Urzì, Michele Facci, Andrea Santoro, Gianluca Vignale) sono nel consiglio direttivo.
Programma
Oltre a ritornare sulla priorità di selezionare gli amministratori attraverso le primarie, sono sei i temi ritenuti prioritari: la centralità della Nazione e il rispetto della sovranità , il senso dello Stato, la solidarietà comunitaria, la promozione del Made in Italy e del lavoro italiano, la partecipazione dei cittadini e dei lavoratori e i valori non negoziabili della persona.
L’obiettivo è quello di ripartire dalla Destra come “spazio libero e autonomo” dagli altri partiti dell’attuale centrodestra.
Modello Cinquestelle
Il nuovo movimento-partito, utilizzerà la rete per decidere su temi cruciale: “si doterà di un blog e di una piattaforma per votare online su tutte le decisioni essenziali che riguardano la vita del Movimento”
Struttura
Azione nazionale prevede circoli locali aperti alla partecipazione, mentre a livello regionale l’organizzazione sarà autonoma, in base alle esigenze dei territori, rispettando direttive e linee di programma nazionali. A fianco del movimento opererà una confederazione di liste civiche e locali.
Gli aderenti ad Azione nazionale potranno essere contemporaneamente iscritti ad altro partito o associazione di centrodestra: ciò a conferma del carattere movimentista della struttura.
Azione nazionale potrebbe porsi come un vero partito, con statuto da registrare, e in prospettiva potrebbe pure presentarsi alle elezioni.
Da segnalare che Fratelli d’Italia ha già reagito annunciando espulsioni: ““Gli iscritti di Fratelli d’Italia che aderiranno a percorsi non concordati con il nostro movimento se ne chiamano fuori per sempre”.
Sullo sfondo la battaglia per ottenere finanziamenti dalla Fondazione An a cui c’è chi attinge e chi no (facile immaginare chi sì e chi no).
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Ottobre 25th, 2015 Riccardo Fucile
LA REAZIONE DELL’EX SINDACO AL TENTATIVO DI FRATELLI D’ITALIA “DI RIFARSI UNA VERGINITA'”… PER LA FICTION: “C’ERAVAMO TANTO AMATI”
“Voglio ricordare a Giorgia Meloni che fino all’ultimo giorno della mia amministrazione ne ha
fatto parte con numerosi esponenti di Fratelli d’Italia: un assessore con deleghe molto importanti, il presidente di Ama, l’amministratore delegato di Risorse per Roma e, fino a qualche tempo prima, anche il presidente di Atac insieme a tanti altri.”: Alemanno non ci sta al maldestro tentativo della ledaer di Fratelli d’Italia a volersi accreditare come “il nuovo” a Roma, smarcandosi anche dal proprio passato e dalle relative responsabilità politiche.
Ricorda l’ex sindaco: “Aggiungo che nell’elezione del 2013 la lista di Fdi col mio nome cubitale scritto nel simbolo era schierata nella mia coalizione ottenendo peraltro un buon risultato. Quindi, se ho amministrato male, lei e il suo gruppo dirigente se ne sono accorti solo il giorno dopo oppure hanno preferito continuare a occupare poltrone importanti fino all’ultimo momento. Dal punto di vista politico è sbagliato e ingiustificabile, e mi rivolgo anche a tutti gli altri che insieme a me hanno governato Roma, esibire verginità sparando contro tutta la nostra esperienza amministrativa di cui si è stata parte integrante.
Alemanno conclude: “Solo ricostruendo la verità sul passato con il giusto equilibrio si possono costruire nel futuro nuove esperienze di governo credibili agli occhi dei romani”.
Per la serie “C’eravamo tanto amati”.
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