Destra di Popolo.net

LA SANTA ALLEANZA FRA ALEMANNO E LA CURIA: LA CHIESA DICE NO A MARINO

Maggio 30th, 2013 Riccardo Fucile

VALLINI E FISICHELLA OFFRONO AIUTO E CONSIGLI AL SINDACO… INCONTRO NEGATO AL CHIRURGO PD

Se vuoi un miracolo, terreno, non puoi che bussare in Vaticano.
E il privilegio di cui gode Gianni Alemanno, il sindaco uscente, non è poco rilevante: non deve bussare ai portoni santi perchè quei portoni, già  aperti per il primo turno, sono spalancati per il ballottaggio con Ignazio Marino, cattolico adulto, troppo per essere un interlocutore affidabile.
Non è un mistero, e di trasparenze spesse il Vaticano si ammanta, che Alemanno (giorni fa) abbia incontrato il cardinale Agostino Vallini, plenipotenziario per la diocesi di Roma e monsignor Rino Fisichella, presidente del Consiglio pontificio per la nuova evangelizzazione: strategie, consigli, rassicurazioni.
E non stupisce che la stessa Santa Sede, che osserva con tensione e timore la caduta di Alemanno, abbia rifiutato qualsiasi contatto con il chirurgo, qualsiasi colloquio, seppur diplomatico e formale, che il candidato democratico ha chiesto nelle scorse settimane.
In questi dieci giorni abbondanti che separano la capitale dal prossimo sindaco, il Vaticano è mobilitato, non sono rassegnati, non sono schiacciati dal peso di una rimonta numericamente improbabile, se non proprio impossibile: 12 punti di distacco, il doppio rispetto al primo turno con Rutelli di cinque anni fa, ma Alemanno ci crede, “ce la faremo”.
Un aiuto santo può servire: “Non possiamo consentire la vittoria di Marino, un uomo che vuole secolarizzare la società  italiana. Le parrocchie, i sacerdoti e persino le suore sono chiamate a svolgere un ruolo di protezione”, dicono con enfasi dentro le mura leonine.
Marino ha cominciato la compagna elettorale con quel tratto laico, e non laicista, di un medico che si definisce un cattolico praticante.
Ha promesso il testamento biologico e le unioni civili, temi che fanno inorridire la curia romana: voleva rimarcare i suoi principi, quasi rompere la tradizione che spinge il Campidoglio verso il Vaticano per cancellarne le distanze.
I sondaggi (e il pragmatismo) hanno persuaso Marino: meglio dare segnali distensivi, meglio allargare i confini.
Si è concesso persino un saluto in udienza pubblica con papa Francesco.
E così, mentre Alemanno reggeva lo striscione durante la “Marcia per la vita”, il chirurgo ha smussato, precisato, finanche emanato segnali di comprensione e vicinanza al movimento ultracattolico: “Non partecipo perchè non voglio strumentalizzare politicamente un’iniziativa giusta. Io sono per la difesa della vita in ogni suo stadio, ma non si può prendere parte alla marcia solo perchè le elezioni comunali sono vicine. L’impegno deve essere quotidiano e lontano dai riflettori mediatici”.
Non è bastato, però, per il candidato che vuole condizionare, parole sue, “il governo nazionale istituendo un registro per le coppie omosessuali”.
I collaboratori di Alemanno, per agire in simbiosi e sincrono con la Chiesa, preparano l’offensiva: cartelloni e manifesti per dire che soltanto Gianni può garantire la famiglia tradizionale.
Il sindaco ha recuperato le varie incomprensioni con il cardinale Vallini e, caso più unico che raro, riesce a mettere insieme, fra i suoi grandi elettori, anche Tarcisio Bertone, il segretario di Stato e monsignor Georg Ganswein, assistente personale di Benedetto XVI e asse portante fra il papa emerito e papa Francesco.
L’arcivescovo Rino Fisichella, che conosce la politica e ne espiava i peccati quando era cappellano di Montecitorio, fa da raccordo fra il Campidoglio e il Vaticano, fra Alemanno e i curiali.
Per riconoscenza e ammirazione, il sindaco di Roma — unico amministratore assieme al collega di Brescia, Adriano Paroli — lo scorso gennaio è andato in pellegrinaggio in Terra Santa proprio con Fisichella.
La conferenza episcopale, attraverso il quotidiano Avvenire, non ha coperto le sue posizioni: Marino significa pericolo.
L’ex ministro nel governo di Berlusconi, discepolo non fedelissimo di Gianfranco Fini, ha piazzato capolista l’ex assessore per la famiglia, Gianluigi De Palo, politico di origine ruiniana, nel senso del cardinale Camillo Ruini e del suo metodo pratico di affrontare le istituzioni.
Nè Ignazio Marino nè Alfio Marchini hanno ricevuto ospitalità  dal Vaticano e pensare che Alemanno, per il funerale di Pino Rauti (suocero) ha convocato a Roma Giovanni D’Ercole, vescovo ausiliare a L’Aquila.
D’Ercole, fra i saluti romani, si è dovuto giustificare: “Sono qui per amicizia con Gianni”.

Carlo Tecce
(da “il Fatto Quotidiano“)

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MENIA INVITA A VOTARE ALEMANNO: ORA AVETE UNA BUONA RAGIONE PER STARVENE A CASA

Maggio 29th, 2013 Riccardo Fucile

IL LIQUIDATORE DI FLI PORTERA’ CERTAMENTE ALL’EX SOCIALE I 120.000 EX VOTO NECESSARI PER LA SANTIFICAZIONE DELLA DESTRA PARENTALE

Roberto Menia, liquidatore di Futuro e Libertà , ha “indicato la rotta” a quello che resta dell’arcipelago finiano: “A Roma votiamo al ballottaggio Alemanno”.
Il novello Schettino, dove aver coordinato Fli dalla battigia, assistendo inerte e complice all’annegamento dei valori del manifesto di Bastia Umbra, ora ha deciso di dare un contributo letale al naufragio della “destra parentale” dell’ex sociale, puntando dritto sugli scogli del “tengo famiglia”.
Da grande stratega, lui che aveva votato contro la liquefazione di An nel bollitore Pdl, salvo poi coerentemente conservare la poltrona di parlamentare Pdl con relative prebende, invece che limitarsi a fare l’esecutore testamentario di Fli sta perseguendo il sogno-delirio della riunificazione della becerodestra italiana.
I maligni dicono per aspirare a una poltrona di parlamentare europeo e per “controllare da vicino” il patrimonio milionario dell’ex Fondazione An, i più buonisti pensano semplicemente che per lui si tratti di un ritorno a casa o caserma che sia.
Con chi dovrebbe allearsi infatti questa “destra riunificata” se non con i responsabili dello sfascio morale della destra politica italiana da venti anni a questa parte?
Quelli che fino a ieri erano indicati da Menia come esempio di malcostume e malgoverno?
Molti si chiedono chi abbia deciso questa nuova linea politica e in nome di chi.
Se Fli non esiste più, Menia a che titolo parla?
Non certo degli ex iscritti o militanti che sul web sono incazzati per il suo pronunciamento a favore di un bollito misto irrancidito.
Come si permette di far compiere a un partito che mai avrebbe votato Alemanno una totale inversione di marcia, dimostrando non solo di non aver rispetto di sè, ma neanche della storia di Fli?
Se Menia ama il libero mercato, si metta pure in vendita, ma lo faccia a titolo personale.
Saremo anche in una politica da caserma, ma preferiamo umili trombettieri con degli ideali a vecchi tromboni trombati .

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IL PD FA RESUSCITARE ANCHE ALEMANNO: MENO DI TRE PUNTI LO DIVIDONO DA MARINO

Maggio 12th, 2013 Riccardo Fucile

LARGHE INTESE E BEGHE DI CORRENTI, LA SFIDA AZZOPPATA PER LA CAPITALE…CON ALEMANNO CHE PROMETTE DI TUTTO, IN PURO STILE WANNA MARCHI

La rimonta del sindaco che ne ha fatte e sbagliate di tutti i colori è possibile, secondo i sondaggi.
La paura del Pd romano è certa, stando a dichiarazioni ufficiali e ufficiose.
Perchè nella partita del Campidoglio, con primo tempo il 26 maggio, Gianni Alemanno guadagna metri su Ignazio Marino, giocando di contropiede sui mille guai dei Democratici: dalle correnti che non smettono di farsi la guerra ai dirigenti che diffondono perplessità  sul chirurgo “troppo di sinistra e troppo civico”, sino ai ricaschi del governissimo su una base infuriata.
E allora, invertendo o meno i fattori il prodotto resta quello: il rischio concreto di regalare di nuovo il Comune ad Alemanno.
Lo stesso candidato che un paio di mesi fa sembrava bollito anche a Berlusconi, tanto che l’ex premier pensava di lanciare al suo posto Giorgia Meloni.
Ma ora tutti i sondaggi raccontano che l’ex missino è a pochi passi da Marino.
Ieri Datamonitor su Affaritaliani.it   dava l’esponente Pd al 35 per cento e Alemanno al 32,4.
Distanza identica per Euromedia sul Messaggero.it  , con Marino al 37,4 per cento e il sindaco al 34,8.
Le cifre parlano anche di un calo di Marcello De Vito (Cinque Stelle) e di una crescita di Alfio Marchini: convinto di poter salire ancora, per il voto disgiunto.
Ma a colpire è soprattutto un dato: in tutti i sondaggi, Marino prende minori consensi della sua coalizione (in media, il 2,5 per cento in meno).
Segnale fosco in vista delle amministrative, dove l’obiettivo è sempre avere il candidato più alto della somma di partiti e liste che lo sostengono.
“Il Pd al 26 per cento a Roma non è neanche male, a fronte delle stime che danno il partito nazionale al 22: è il candidato che non marcia” cannoneggiava ieri un anonimo dirigente.
Eppure sino a una settimana fa il distacco tra Marino e Alemanno era di 6-7 punti. Cosa è cambiato?
Forse hanno inciso anche gli annunci in puro stile Berlusconi di Alemanno: che prima ha lanciato un referendum anti-Equitalia (in sintesi: “Preferite che sia questa società  a riscuotere i tributi o il Comune? ”), sancendo poi l’affidamento della riscossione al Campidoglio con una delibera.
Poi ha riempito Roma di manifesti per annunciare la cancellazione dell’Imu per 376 mila famiglie, “grazie alla revisione delle rendite catastali”.
Certo, il passaggio della riscossione al Comune dal 1° luglio era già  previsto da una legge statale, e la revisione delle rendite catastali è tutt’altro che certa (“Potrebbe approvarla solo l’assemblea capitolina” sostiene Alessandro Onorato, Lista Marchini). Ma l’effetto annuncio paga.
Il volano di Alemanno però rimane la tendenza del Pd a farsi del male, sempre e comunque.
Anche a Roma, dove il partito è acefalo da fine aprile, dopo che il Comitato dei garanti ha dichiarato “decaduto” il segretario Miccoli: ufficialmente, perchè parlamentare.
Il resto lo stanno facendo dichiarazioni e spifferi in serie contro Marino, fortemente voluto da Goffredo Bettini e Nicola Zingaretti.
Marco Follini l’ha detto chiaramente: “Voterò Marchini”.
Al renziano Paolo Gentiloni, sconfitto alle primarie per il Comune, il Corriere della Sera attribuiva la seguente formula: “A Marino potremmo dare un sostegno distaccato”.
Sempre il Corsera, ieri, ha disseminato aneddoti su un comitato Marino chiuso a doppia mandata ad aiuti esterni.
Il portavoce di Zingaretti, inviato a supporto dal governatore, avrebbe lasciato perdere dopo una sola riunione.
C’è chi ha scritto di una rissa interna.
Dal comitato replicano: “Siamo aperti a tutti, pochi giorni fa qui si è tenuta una riunione convocata da Eugenio Patanè (il reggente del partito romano, ndr) a cui c’erano Zingaretti, il segretario regionale Gasbarra, dirigenti e candidati. Non siamo affatto isolati. Per il resto, non commentiamo indiscrezioni anonime”.
I sondaggi però sono nero su bianco: “I nostri danno Marino avanti sempre con un margine tra i 5 e gli 8 punti”.
Ma la preoccupazione rimane.
Ieri sul Messaggero Roberto Morassut, ex assessore con Veltroni, lamentava “asfitticità ”, chiedendo a Marino di “allargare il respiro del suo messaggio”.
E il comitato Alemanno ha subito infierito: “Marino è asfittico, lo dicono anche esponenti del suo partito”.
Controreplica di Morassut: “Comitato Alemanno ridicolo”.
Al Fatto, il deputato precisa: “Il mio non era un giudizio su Marino, parlavo della proposta politica del centrosinistra, che deve essere più incisiva”.
Sullo sfondo, la nota dei segretari dei circoli Pd romani: “Nel partito le regole sono frequentemente aggirate e ignorate, e la lotta tra correnti e cordate ha raggiunto livelli patologici: da parte di iscritti ed elettori c’è sfiducia e distacco”.

Luca De Carolis
(da “il Fatto Quotidiano“)

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LA ROMA DI ALEMANNO COME ROMANZO CRIMINALE

Aprile 16th, 2013 Riccardo Fucile

L’INCHIESTA DI REPORT: AFFARI E CRESTE, CRIMINE ORGANIZZATO E APPALTI… ALEMANNO QUERELA: “MENZOGNE”

È Massimo Carminati, il “nero” di Romanza criminale (che racconta la Banda della Magliana), il nome che tuona nell’inchiesta di Report “Romanzo Capitale”.
Domenica la trasmissione di Milena Gabanelli ha raccontato la collisione tra l’amministrazione comunale e mafie romane.
Che adesso entrano negli appalti pubblici, anche nell’affare metro C.
Si tratta di una torta dal costo totale di 3,5 miliardi di euro, troppo appetitosa per non attrarre interessi.
Ed è in questo ambito che un imprenditore, rimasto anonimo, racconta a Report i rapporti tra Riccardo Mancini (ex Avanguardia Nazionale), braccio destro di Alemanno, ora in carcere, e Carminati, ritenuto il capo più rispettato della criminalità  organizzata a Roma.
Carminati all’età  di 55 anni non ha conti in sospeso con la giustizia.
Accusato dell’omicidio Pecorelli (poi assolto) e arrestato per decide di rapine e omicidi, del passato porta un segno indelebile: un colpo di pistola esploso a distanza ravvicinata da un carabiniere, che gli è valso il soprannome di “Cecato”.
“Nel 2008 — racconta la fonte a Report- Mancini si mette al tavolo con le imprese e spartisce subappalti per realizzare la metro C. In cambio chiedeva dal 5 al 7%”.
E ancora: “ Ci sono tanti giri di criminalità  intorno alla metro C. Anche se Carminati lo si trova di più nel ramo “dimissioni del patrimonio del Comune”, che vuol dire anche le rimesse nell’Atac e alcune caserme che 3 anni fa sono tornate di proprietà  del campidoglio”.
Nel 2006 a vincere il bando per la metro C è il consorzio costituito da Astaldi, Vianini Lavori (del gruppo Caltagirone), Ansaldo Sts e il consorzio cooperative costruzioni. Poi Mancini avrebbe spartito i subappalti tra diverse aziende.
Tra queste il Consorzio Stabile Roma Duemila che, in Ati con la Marcantonio Spa, ha ottenuto appalti per 16 milioni di euro.
Presidente del Consorzio è Maurizio Marronaro, della stessa famiglia di Lorenzo Marronaro, (ex calciatore della Lazio e del Bologna), socio in affari con Marco Iannilli, commercialista di Lorenzo Cola, indagato per le tangenti dell’appalto romano sui filobus affidato a Finmeccanica.
“Il gruppo -continua l’imprenditore- subaffitta poi forniture alle società  Fravesa, La Palma, Tripodi Trasporti. Tutte escluse per mafia ma solo dopo aver preso i lavori”. La Fravesa è di proprietà  dell’imprenditore calabrese Giovanni Tripodi di Melito Porto Salvo. Nel 2010, a lavoro già  affidato, riceve un’informativa interdittiva della Prefettura di Roma.
La Palma srl invece dall’Ati Marcantonio-Consorzio ottiene tre appalti. Poi riceverà  anche questa una misura interdittiva.
Ma c’è di più. Perchè nell’affare della metro C in totale ci sono state 5.265 richieste di informative antimafia, 12 interventi per bloccare gli appalti, 11 informative atipiche su aziende vicine ad ambienti criminali.
Ora si apre il capitolo Carminati, che con Alemanno condivide il passato nelle file dei Nar.
Proprio come molti che il sindaco ha portato nella propria amministrazione.
Da Antonio Lucarelli, portavoce di Forza Nuova, diventato poi capo della segreteria del sindaco. A Stefano Andrini, condannato nel 1989 a 3 anni e mezzo, finito a dirigere l’azienda pubblica dei rifiuti.
O anche Lattarulo, ex banda della Magliana, ora consulente per le politiche sociali. Intanto il sindaco ha già  annunciato querela contro Report e sul suo blog ha aggiunto: “La Gabanelli se vuole, si candidi. In un documento confuteremo tutte le menzogne”. La giornalista risponde: “Nella sua replica Alemanno ha espresso una critica, ma non è entrato nel merito di nessuna questione

Valeria Pacelli
(da “La Repubblica”)

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TANGENTI BUS, TERREMOTO IN CAMPIDOGLIO: L’UOMO DELLE MAZZETTE 5 ORE DAVANTI AI PM

Gennaio 26th, 2013 Riccardo Fucile

L’INTERROGATORIO DEL FACCENDIERE D’INCA’ LEVIS: “CERAUDO MI DISSE CHE LA POLITICA VOLEVA ANCORA SOLDI E CHE ERANO DESTINATI ALLA SEGRETERIA DI ALEMANNO”

Appalto dei bus sotto inchiesta. Nell’affaire entra anche il sindaco Alemanno.
Interrogato il faccendiere D’Incà  Levis che al gip Stefano Aprile ha parlato di una “lobby Rome”, dicendo tra l’altro: “Ceraudo mi disse che la politica voleva ancora soldi e che erano destinati alla segreteria di Alemanno. Non precisò nè io chiesi se la segreteria di Alemanno fosse destinataria di tutto o di parte delle risorse”.
E Ceraudo ha parlato: per cinque ore ha risposto alle domande del pm Paolo Lelo.
Il denaro destinato a Ceraudo per la formazione della tangente   –   spiega D’Incà  Levis, nel frattempo tornato in libertà , è “stato consegnato allo stesso da una persona indicata da un amico: io materialmente ho dato ordine alla banca di consegnare a quest’uomo la somma di 233.360,00 euro in data 16 marzo 2009 e la somma di 312 mila euro in data 24 settembre 2009, somme che Ceraudo mi ha confermato di avere ricevuto.
La terza tranche pari ad euro 204.100,00 è stata da me bonificata in data 17 luglio 2009 su un conto presso Bsi Sa Lugano indicatomi da Ceraudo.
In seguito, nonostante già  la stampa si fosse occupata della questione, sotto le pressioni di Ceraudo emisi tramite la società  inglese Rail & Traction le altre fatture”.
Replica Alemanno: “Non ho idea di chi sia il signor D’Incà  Levis e nè il sottoscritto nè la mia segreteria si sono mai occupati di interferire nelle assegnazioni di appalti di qualsiasi genere, compreso ovviamente quello riguardante l’inchiesta in questione. Escludo nella maniera più categorica che membri della mia segreteria possano essere tra i destinatari di somme in denaro per questo o per qualsiasi altro affare”.
E poi cinque ore di interrogatorio con il pm Paolo Ielo per l’amministratore di Breda Menarini, Roberto Ceraudo, accusato di corruzione e frode fiscale: sarebbe stato lui a pagare una mazzetta all’ormai ex ad di Eur Spa, Riccardo Mancini, per propiziare il subappalto per la fornitura dei filobus del corridoio della mobilità .
Un affare per cui Mancini, vicinissimo ad Alemanno, è indagato e Ceraudo è in carcere da lunedì.
La Breda Menarini è una delle società , del gruppo Finmeccanica, fornitrici dei 45 bus del comune di Roma.
Per la commessa da 20 milioni di euro di bus, mai utilizzati e destinati ad essere utilizzati nel cosiddetto “corridoio della mobilità  Laurentina”, nel 2009 sarebbe stata pagata una tangente frutto del meccanismo delle sovrafatturazioni.
E ieri il manager Ceraudo al magistrato che ha chiesto il suo arresto ha spiegato la provenienza dei 200mila euro in contanti che i finanzieri hanno trovato nella cassetta di sicurezza intestata a suo figlio: Ceraudo aveva cercato di nasconderli.
Per gli inquirenti quel denaro in contanti è parte della mazzetta da 600mila euro messa da parte, grazie a un giro di false fatture, per la “lobby Roma”.
Anche perchè le banconote che Ceraudo ha cercato di nascondere alla Fiamme Gialle sono tutte in sequenza: soldi provenienti dalla svizzera con cui il manager ha pagato se stesso e Mancini.

Maria Elena Vincenzi
(da “La Repubblica“)

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“MAZZETTA DESTINATA ALLA SEGRETERIA DI ALEMANNO”: INCHIESTA SU UNA COMMESSA DA 20 MILIONI PER 45 BUS PUBBLICI

Gennaio 26th, 2013 Riccardo Fucile

UN EX MANAGER ARRESTATO: “TANGENTE RIFERIBILE ALLO STAFF DEL SINDACO”…ALEMANNO SE NE TIRA FUORI: “DA ESCLUDERE”

Scuote i piani alti del Campidoglio l’inchiesta del pm romano Paolo Ielo su una commessa da 20 milioni di euro del 2009 per l’acquisto di 45 bus da parte di Roma Metropolitane, società  del Comune di Roma.
Appalto che sarebbe stato subordinato, secondo la procura, ad una maxi tangente da 600mila euro realizzato tramite il meccanismo delle sovraffatturazioni.
I mezzi, mai entrati in circolazione, sono destinati al corridoio della mobilità  Laurentina.
I soldi di una tangente erano “destinati alla segreteria di Alemanno” ha detto un manager (arrestato e ora di nuovo libero) durante un interrogatorio.
“Ceraudo fece riferimento alla ‘segreteria di Alemanno’ come destinataria delle risorse finanziarie. Non precisò nè io chiesi se la segreteria di Alemanno fosse destinataria di tutto o di parte delle risorse” ha affermato nel corso dell’interrogatorio davanti al gip Stefano Aprile, l’8 gennaio scorso, Edoardo D’Incà  Levis, imprenditore di 59 anni, originario di Verona ma residente a Praga, indagato nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Roma sugli appalti per una commessa di 20 milioni di euro per la fornitura di 45 bus destinati al Comune di Roma.
Il sindaco Gianni Alemanno se ne tira fuori: “Escludo nella maniera più categorica che membri della mia segreteria possano essere tra i destinatari di somme in denaro per questo o per qualsiasi altro affare. Non ho idea di chi sia il signor D’Incà  Levis e nè il sottoscritto nè la mia segreteria si sono mai occupati di interferire nelle assegnazioni di appalti di qualsiasi genere, compreso ovviamente quello riguardante l’inchiesta in questione”.
Ma la polemica politica esplode.
L’inchiesta ha portato all’arresto di Roberto Ceraudo, l’ex amministratore della Breda Menarinibus e alle dimissioni dell’ex amministratore dell’Ente Eur, Riccardo Mancini. “Ceraudo mi disse — dice nel corso dell’interrogatorio D’Incà  Levis — che la politica voleva ancora soldi; io, stupito, gli chiesi se era De Santis ed egli disse no, la politica, senza aggiungere nomi o sigle”.
“Gli accordi preliminari non scritti con Ceraudo — dice l’imprenditore al gip — erano nel senso che il compenso di tutto il lavoro da me svolto per la fornitura dei 45 filobus ammontava all’1% della fornitura di competenza della Breda Menarini. Poco dopo, sempre nel 2008, Ceraudo mi manifestò la necessita’ di ‘aiutare’ la commessa nel senso che andavano reperite risorse per un milione 200mila euro da destinare a persone della De Santis Costruzioni in grado di influire sull’assegnazione dell’appalto”.
Ed oggi Ceraudo è stato interrogato dal pm Ielo per cinque ore a Regina Coeli.
L’atto istruttorio si è tenuto a due giorni di distanza dall’interrogatorio di garanzia, avvenuto a Napoli, durante il quale il manager si era avvalso della facoltà  di non rispondere.
Oggi Ceraudo, invece, ha risposto, ma sull’esito c’è grande riserbo.
Lo stesso Mancini, all’indomani delle dimissioni dalla carica più alta dell’Ente Eur ha parlato oggi della sua gestione e ribadito la piena “fiducia nell’operato della magistratura”.
“L’anno 2009 — ha aggiunto — è stato chiuso con una perdita di 12,6 mln di euro; il bilancio dell’anno 2010, di mia piena competenza, è stato chiuso con un utile netto di 8,2 mln di euro; il bilancio dell’anno 2011 riportava un utile netto di 9,4 mln di euro mentre il bilancio del 2012 chiude con un utile previsto che sfiora i 10 mln di euro, con un incremento continuo dei ricavi e soprattutto del Margine Operativo Lordo”.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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TANGENTI, UN PENTITO SVELA LA “LOBBY DI ROMA”

Gennaio 25th, 2013 Riccardo Fucile

MAZZETTA DA 500.000 EURO PER I BUS… SI DIMETTE L’AD DI EUR SPA, FEDELISSIMO DI ALEMANNO

C’è un pentito che da un mese parla con il pm Paolo Ielo e rischia di trascinare nel baratro quella che lui chiama la «lobby Roma».
Il sistema della Capitale.
È l’ultimo colpo di scena in una storia che dalla fine di settembre, quando ci furono le perquisizioni disposte dalla procura di Roma, a oggi, ha agitato il sindaco Alemanno e il suo entourage.
Un sistema in cui gli amici di “Gianni” fanno il buono e il cattivo tempo, indicando i parenti da assumere nelle municipalizzate e facilitando appalti in cambio di mazzette.
È il caso dei 45 filobus da fornire a Roma Metropolitane, un affare che la Breda Menarini voleva a tutti i costi (l’azienda di Bologna era in difficoltà  economiche).
E per il quale Riccardo Mancini, amministratore delegato di Eur Spa (ente che gestisce il patrimonio immobiliare del quartiere a sud di Roma) e vicinissimo al sindaco, è finito sotto inchiesta con l’accusa di corruzione e frode fiscale insieme all’amministratore delegato di Breda, Roberto Ceraudo.
Quest’ultimo avrebbe versato al manger romano una mazzetta da 500 mila euro, il prezzo da pagare perchè Mancini si facesse promotore di quell’assegnazione.
Una vicenda che a settembre era ancora poco chiara, ma che ora sembra dipanarsi, tanto che nei giorni scorsi il pm Paolo Ielo ha chiesto e ottenuto l’arresto dell’ad di Breda. Segnale che il cerchio si sta stringendo proprio intorno al sindaco e ai suoi: non sarà  un caso che proprio ieri Mancini abbia rassegnato le dimissioni dal vertice di Eur Spa.
Ma nella storia, ora, spunta una figura importante.
Il suo nome è Edoardo D’Incà  Levis, ebreo nato a Verona ma residente dalla metà  degli anni Settanta a Praga.
È stato lui il facilitatore della mazzetta, l’uomo che, addirittura, ha messo nero su bianco “il sistema Roma”.
“L’aiuto locale” che doveva essere pagato e sul quale non si potevano fare sconti.
Una “lobby” di cui il faccendiere sta, giorno dopo giorno, descrivendo confini e dettagli.
Gli inquirenti lo intercettano nel corso delle indagini: i motori per i filobus sono forniti da Breda, ma la carrozzeria è Skoda, azienda ceca, non a caso.
È lui a curare il business con Ceraudo, a prevedere una ricompensa per i “favori di Roma”.
A dicembre, D’Incà  Levis viene arrestato a Praga e a gennaio viene estradato a Roma.
È allora che inizia a raccontare agli inquietanti retroscena del sistema.
Parole che vengono confermate da una mail trovata dai finanzieri del tributario nel suo pc.
È il 10 aprile del 2008: D’Incà  Levis riassume all’ad di Breda il costo dell’affare e prevede 7mila euro di mazzetta per ognuno dei 45 mezzi.
Una voce che viene inserita nel budget con una precisazione: su quella cifra non si fanno sconti.
I piani prevedono 315 mila euro di tangente che, però, questo il parere degli investigatori, col passare del tempo lievitano, arrivando a 500/600 mila euro.
E che vengono messi da parte grazie a una serie di false fatturazioni su conti esteri poi “spallonati”, cash, in Italia.
Duecentomila euro vengono trovati, nel giorno delle perquisizioni, nella cassetta di sicurezza di Ceraudo che, tra l’altro, aveva cercato in tutti i modi di far sparire le chiavi.
Che si tratti proprio del contante della mazzetta, è più che un sospetto: i numeri delle banconote sono seriali e consecutivi.
Gli altri 300 mila dovrebbero essere finiti direttamente nelle tasche di chi aveva propiziato l’appalto da Roma: Riccardo Mancini.
Uno del “sistema Roma”, appunto.

Maria Elena Vincenzi
(da “La Repubblica”)

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L’ESERCITO DEI MILLE CONSULENTI DI ALEMANNO: IL COMUNE DI ROMA SPENDE COSI’ 20 MILIONI

Gennaio 18th, 2013 Riccardo Fucile

E PER VERIFICARNE L’OPERATO COSA C’E’ DI MEGLIO DI NOMINARE ALTRI DUE ESTERNI?… DAI RILEVATORI DI NUMERI AGLI ESPERTI DI TRAFFICO

Non bastavano 19mila dipendenti, 6mila funzionari e 280 dirigenti superpagati per mandare avanti il pachiderma amministrativo del Comune di Roma.
Nonostante un esercito tanto nutrito il Campidoglio di Gianni Alemanno ha spalancato le porte alla carica dei consulenti: 1.020 negli ultimi due anni, costati alle tasche dei contribuenti 20,7 milioni di euro.
A dispetto del debito, del bilancio approvato con dieci mesi di ritardo e dei tagli ai servizi sociali, il Comune di Roma non ha avuto problemi a foraggiare la platea dei collaboratori.
Una prassi tanto diffusa in Campidoglio da coinvolgere persino l’ufficio incaricato di verificare la congruità  dei compensi assegnati agli esterni.
Proprio l’Organismo indipendente di valutazione, istituito nel 2010 da Alemanno e presieduto dal direttore generale del Comune, Liborio Iudicello, è guidato da due consulenti con una pluriennale esperienza nella pubblica amministrazione, Livio Barnabò e Francesco Verbaro, ai quali il Campidoglio ha riconosciuto un compenso di 40mila euro.
La loro storia è solo una goccia nel mare.
I casi clamorosi non mancano.
Uno di questi è Alexander Marco Andrew Sciarra. Nato a Londra il 21 febbraio 1973, Sciarra ha ottenuto un primo incarico dall’aprile al dicembre 2010 con un compenso di 49.959.
Il suo compito – si legge nella determinazione dirigenziale 293 del 31 marzo 2010 – era “lo studio delle nuove attività  istituzionali di cui sarà  investita l’Assemblea Capitolina (in virtù dell’attuazione della legge per Roma Capitale)”.
La Giunta Alemanno ha giustificato l’assegnazione diretta adducendo la complessità  dell’incarico e le “non comuni competenze” di Sciarra nel settore oggetto della consulenza. In realtà , scorrendo il curriculum allegato alla determinazione, l’uomo “ha conseguito una laurea in scienze della comunicazione all’università  Lumsa, un master in geopolitica e sicurezza globale all’università  La Sapienza e un diploma di liceo linguistico con buona conoscenza di lingua inglese e spagnola”.
Tante competenze gli hanno comunque assicurato il rinnovo della consulenza prima per tutto il 2011 e poi anche per il 2012.
La determinazione dirigenziale RQ/14336/2012 dell’Ufficio dell’Assemblea capitolina rivela che l’ammontare pagato a Sciarra per il solo mese di dicembre 2012 è pari a 5.596,25 euro.
A diretto supporto delle funzioni attribuite al sindaco è invece Giancarlo Del Sole che dopo un incarico da 20mila euro nel 2010, ne ha firmato un altro da 40mila per l’anno seguente, ed è stato inserito nel Comitato tecnico del piano strategico per la mobilità  sostenibile.
L’elenco è lungo, i tariffari oltre le medie di mercato e i giustificativi alle voci di spesa disparati.
Si parte dai membri delle commissioni di vigilanza dei parcheggi pubblici che dal dipartimento Mobilità  e Trasporti ricevono in media 3mila euro ciascuno, agli incarichi di rilevazione dei numeri civici nell’ambito delle indagini statistiche sulla toponomastica del Comune di Roma.
Incarichi che possono valere anche 7mila euro l’anno.
Cifre più rotonde girano nell’ufficio del “Commissario delegato all’emergenza traffico e mobilità “, carica che la presidenza del Consiglio assegna al sindaco di Roma.
A supporto della struttura ci sono 7 consulenti che costano 283.680 euro.
Tra loro il magistrato amministrativo Giuseppe Rotondo, che ha ricevuto in qualità  di “esperto” 40mila euro nel 2010 e altrettanti nel 2011, e Andrea Benedetto, che ha invece ottenuto dall’amministrazione due contratti annuali da 50mila euro ciascuno.
Tanti soldi li ha spesi anche il Dipartimento Patrimonio che per una consulenza trimestrale “sull’evoluzione del sistema di gestione del database patrimoniale” (dicembre 2010 – marzo 2011) ha riconosciuto a Sandro Incurvati 61.800 euro.
E poi ancora denari per periti, architetti, avvocati, ricercatori, geometri, insegnanti, linguisti, sedicenti esperti di comunicazione e strategie finanziarie.
Tutti con competenze che nessuno dei 25mila dipendenti del Campidoglio possiede. Possibile?

Daniele Autieri
(da “La Repubblica“)

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ALEMANNO: “UN RITORNO DI BERLUSCONI? IRRAZIONALE E IMPROPONIBILE”

Dicembre 3rd, 2012 Riccardo Fucile

“LE PRIMARIE DOBBIAMO FARLE ANCHE NOI”… “NEL PDL E’ NECESSARIO UN RICAMBIO GENERAZIONALE E UNA NUOVA FORMULA DI CENTRODESTRA”… “L’ASSE CON LA LEGA NON E’ OBBLIGATORIO”

Un ritorno del Cavaliere? “Non penso che sia riproponibile la candidatura di Berlusconi. Sarebbe un atto irrazionale, tutto il percorso che abbiamo fatto da un anno e mezzo a questa parte indica la necessità  di un ricambio generazionale, di una nuova formula per tutto il centrodestra”: ne è convinto il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che questa mattina ha parlato a ‘Un caffè con’ su SkyTg24.
Il giorno dopo il ballottaggio alle primarie del centrosinistra che ha incoronato Pier Luigi Bersani, Alemanno sottolinea che per essere competitivi è necessaria una risposta diversa.
E a Berlusconi chiede coerenza. “Non propongo strade antiberlusconiane”, ha detto, ma strade che vadano oltre questa situazione, “che poi sono le stesse che ha indicato lo stesso Berlusconi. Lui ha indicato Alfano alla segreteria del partito, ha dato l’indicazione delle primarie: deve essere coerente con sè stesso. Sono berlusconiano in questa versione” ha chiarito, “quella del superamento di questa fase. Berlusconiano di sei mesi fa”.
Primarie.
Le primarie sono uno strumento eccezionale e una spinta alla partecipazione ed il centrodestra non può farne a meno, insiste il sindaco. “Io sono invidioso di queste primarie, perchè si rivelano uno strumento eccezionale”, anche se a vincere ieri è stata la “vecchia sinistra, quella della foto di Vasto e dell’alleanza con Vendola”.
Grazie alle primarie, sottolinea Alemanno, “Bersani si può presentare come elemento quasi nuovo, nonostante la sua lunghissima storia”.
Per il 16 dicembre – data in cui in teoria si dovrebbe tenere la consultazione del centrodestra – è ormai tardi, ammette.
Meglio rilanciare per gennaio, “sperando che il governo faccia chiarezza per la data delle elezioni perchè ancora oggi navighiamo al buio, e c’è bisogno di chiarezza”.
L’appello che Alemanno lancia ad Alfano e a Berlusconi è di convocare l’ufficio di presidenza e rifissare una data delle primarie, per riprendere un percorso interrotto. “Altrimenti rischia di essere devastante per il nostro schieramento”, avverte.
Elezioni, “troppo aspettare fino ad aprile”.
Quanto al governo Monti, il sindaco di Roma si augura di non dover arrivare a staccare la spina. Il governo, però, deve dare risposte “perchè aspettare fino ad aprile è troppo”.
“Penso – ha detto ancora il sindaco – che tutto il popolo di centrodestra sia stanco di aspettare, i rinvii continui sono difficili da digerire e stanno creando un problema nelle nostre file”.
Asse con Lega? Non obbligatorio.
Per il futuro del Pdl, l’asse con la Lega non entusiasma il sindaco di Roma. “Ha fatto scelte negative per l’assetto del Paese, crea un grande problema nel centro-sud: io sinceramente mi auguro che il Pdl trovi una strada che non obblighi a una alleanza con la Lega”, dice.

(da “La Repubblica“)

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