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L’AVVISO DEI CENTRISTI: “SE SALTIAMO NOI, IL GOVERNO CADE”

Giugno 12th, 2015 Riccardo Fucile

E BERLUSCONI CHIAMA I SENATORI ALFANIANI: “LASCIATE RENZI, RIUNIAMO IL CENTRODESTRA”

Senato, mercoledì sera. Come un pugile suonato, così il Nuovo centrodestra sbanda sul ring.
«Non possiamo restare immobili, nè continuare a subire passivamente — scandisce Gaetano Quagliariello — Quanto dobbiamo ancora farci aggredire? Dobbiamo essere noi, piuttosto, ad aggredire il governo! E, nel frattempo, ricostruire il centrodestra ».
Rancori e faide ministeriali, inchieste e senatori pronti a tutto: benvenuti nel caos centrista, ventre molle della maggioranza, nuovo incubo di Palazzo Chigi.
E’ qui, tra i banchi degli esuli del berlusconismo, che rischia di andare a sbattere Matteo Renzi.
Non tanto per volontà  ribaltonista, piuttosto per l’estrema confusione di cui è preda Ncd. E se ai piani alti del Pd l’allerta è tornata a crescere, Silvio Berlusconi ha fiutato l’odore del sangue.
L’ex Cavaliere ripreso a telefonare con una certa insistenza ai senatori di Alfano: «Se mollate il governo, io rompo con Salvini per ricostruire assieme a voi il centrodestra ».
A mettere in fila i problemi si consumano in fretta le righe.
La doppia batosta giudiziaria è il colpo più visibile e più recente. «Ma vi pare che noi dobbiamo accettare che Orfini chieda l’arresto di Azzollini senza conoscere le carte? — domanda Guido Viceconte — Neanche ai tempi di Stalin e delle sue purghe. Questo è un plotone d’esecuzione, altrochè!».
Il ministro dell’Interno, però, ha già  deciso la linea: guerra senza quartiere per difendere Giuseppe Castiglione — potente sottosegretario a lui legato da incrollabile sodalizio — barricate di cartone per il presidente della commissione Bilancio. Non a caso, due big del calibro di Maurizio Lupi e Renato Schifani mettono le mani avanti: «Azzollini? La tenuta dell’esecutivo non si discute»
In realtà  si discute, eccome se si discute.
Per il pressing insistente di Berlusconi, innanzitutto.
Perchè una fetta di senatori Ncd (si parla di un paio di calabresi, di un campano e di un lucano) valutano di passare con Denis Verdini, aumentando la confusione interna al gruppo.
E perchè il prezzo da pagare per sostenere il governo schiaccia il futuro dei centristi.
«C’è spazio per ricostruire il centrodestra, lontani dagli estremismi di Salvini», è la linea illustrata da Quagliariello ai senatori.
«Rompere prima che sia troppo tardi», soffiano sul fuoco Maurizio Sacconi e Carlo Giovanardi. Il problema, insomma, è soprattutto quello di capire come e quando staccarsi dall’attuale esecutivo. «Abbiamo sempre detto che la collaborazione con il Pd è temporanea — ricorda Roberto Formigoni — e forse Renzi, a volte, dimentica di riconoscere il nostro ruolo. A un certo punto è ovvio che ci sarà  uno sganciamento, ma non penso prima del referendum costituzionale ».
E però stavolta calcoli e prudenze rischiano di non bastare.
Non tutto si può controllare, quando la casa scricchiola e non sai se reggerà .
L’ala filo- dem, capitanata dal ministro Beatrice Lorenzin, è già  di casa al Nazareno.
I berlusconiani di ritorno dialogano con Nunzia De Girolamo e cercano di rientrare nelle grazie di Arcore.
Qualche senatore, sottovoce, spera addirittura che Alfano usi il pugno di ferro sciogliendo presto il consiglio comunale di Roma per scatenare l’inferno nel Pd. Poi ci sono gli appetiti ministeriali.
Ad entrare al governo al posto di Lupi mira Quagliariello.
Ci punterebbe anche Renato Schifani, a dire il vero, e per questo difende a spada tratta l’esecutivo. Il premier, però, è stato chiaro: «Voglio una donna al governo».
Promozione per la deputata Dorina Bianchi, dunque? Apriti cielo. «Perchè non una senatrice, allora?», hanno tuonato nel corso della riunione di mercoledì Laura Bianconi e Federica Chiavaroli. Senatrici, naturalmente.
La verità  è che in cima alle preoccupazioni centriste c’è questa benedetta (maledetta?) legge elettorale.
Con l’Italicum l’Ncd trema e l’ex Cavaliere ha gioco facile a tentare i vecchi compagni di strada: «Renzi alla fine vi scaricherà ».
Difficilmente, in effetti, il Pd potrà  ospitare i centristi nelle liste dem. Per questo Lupi e Quagliariello si sono messi in testa di sponsorizzare la linea autonomista, puntando tutto sulla ricostruzione del centrodestra.
I tempi, quelli li deciderà  la politica.
«L’unica cosa certa — ammette Aldo Di Biagio — tutto si regge solo per assenze di alternative ».

Tommaso Ciriaco
(da “La Repubblica“)

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ALFANO NON SI IMMOLA PER AZZOLLINI E DENTRO NCD PARTE LA FRONDA

Giugno 11th, 2015 Riccardo Fucile

L’ACCUSA: “LO HA SCARICATO PER SALVARE CASTIGLIONE”

Il partito di Alfano assomiglia alla più classica maionese impazzita, attorno al frullatore delle inchieste.
E il “caso Azzollini” sta già  producendo ancora più grumi.
Il segnale di ciò che potrà  accadere è nella risposta di Renato Schifani a domanda se ci saranno ripercussioni del governo sull’arresto di Azzollini: “Sono due piani diversi, non ci sono collegamenti, qui si discute della libertà  di una persona”.
Il che significa che Angelino Alfano ha già  dato garanzie di tenuta della maggioranza. Certo difenderà  il suo senatore, ma non drammatizzerà  fino a mettere in difficoltà  Renzi e non si immolerà  sull’altare della difesa del presidente della Commissione Bilancio.
Ed è proprio attorno a questa manovra del ministro dell’interno tesa a non spezzare l’asse che lo lega a Renzi che aumentano i grumi della maionese.
E non è un caso che ieri alla riunione dei senatori di Ncd Alfano non abbia partecipato, rimandando la sua presenza alla riunione di martedì prossimi.
E non è un caso che, negli ultimi giorni, sulla scuola e non solo la maggioranza sia andata sotto per colpa di assenze “mirate” di senatori di Ncd.
E non è un caso nemmeno che ormai i rapporti tra Alfano e Quagliariello si sono così incrinati che ormai il mite ex ministro alle Riforme viene descritto “in rotta con Angelino”.
Al Senato il partito centrista è diviso in tre bande. E, delle tre, aumenta di consistenza quella di chi, come Quagliariello, pensa che “così non si può andare avanti”, e dunque o si negozia un “patto complessivo” con Renzi oppure si finirà  per arrivare a una lenta e inesorabile estinzione.
Dove nel patto complessivo c’è tutto: dalle riforme, compresa la modifica della legge elettorale, alla difesa di Castiglione e Azzollini.
Tra questi c’è Schifani e il vicepresidente del Copasir Giuseppe Esposito, uno che parla poco, ma quando parla manda segnali molto chiari: “Marino e Zingaretti — ha scritto in una nota – dovrebbero dimettersi il prima possibile. Se dal punto di vista giudiziario vale per tutti la presunzione di innocenza, in chiave politica non è possibile lasciar passare che il sindaco della capitale e il governatore del Lazio siano stati eletti anche grazie ai voti ottenuti per effetto di connivenze tra il malaffare e il proprio partito. Per molto meno ministri, sottosegretari e presidenti di Regione hanno dovuto compiere un passo indietro”.
E c’è un motivo se il warning è già  scattato a palazzo Chigi.
Dove è tangibile una certa tensione, e da dove è partito l’ordine di scuderia di non giocare col fuoco.
Perchè basta un attimo e scoppia l’incendio. E per questo Orfini dopo aver dichiarato inevitabile il voto “sull’arresto di Azzollini” uscito da palazzo Chigi ha dichiarato che certo “le carte vanno lette”.
Il nervosismo riguarda tutto, ma nel tutto il timore che la gamba di centro della maggioranza possa franare è concreto.
Avanza nel gruppo al Senato una certa insofferenza verso la linea Alfano per cui, dicono in parecchi, “Lupi e Azzollini pari sono” purchè resti salda la sua posizione al Viminale, mentre non si dice nulla su Marino e Roma.
E soprattutto il sacrificio di Azzollini, attraverso una finta difesa, viene visto come la mossa di Alfano per avere da Renzi una difesa vera di Castiglione: “Io — dice un senatore di Ncd — le carte su Azzollini le ho lette e c’è poco. La vicenda Castiglione è politicamente rilevante, ma Castiglione è Alfano. E Angelino pensa che difendendo Castiglione difende se stesso, secondo me sbagliando, perchè così tiene il Viminale al centro dell’attenzione. Ma evidentemente non può permettersi di scaricarlo”.
Ma non ci sono solo gli insofferenti che dicono “o patto o rottura”.
Ci sono quelli — sette, otto senatori – che ormai si sentono “renziani” e che vorrebbero direttamente entrare nel Pd e il cui punto di riferimento è Beatrice Lorenzin, come Chiavaroli, Bianconi, Langella.
E c’è un gruppo che oscilla, come quello dei calabresi, tra le sirene di Verdini e la suggestione di un nuovo centro-destra.
Su 35 senatori, stando ai ben informati, di fedelissimi, il ministro dell’Interno ne conta 7-8. La Lorenzin su una linea filo Pd altrettanti. Gli altri venti, tra critici e dubbiosi, sono una ventina.
Le elezioni anticipate non le vuole nessuno ma al Senato si balla.

(da “Huffingtonpost”)

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“CASTIGLIONE FECE VINCERE LA GARA SUL CARA DI MINEO A CHI VOLEVA”

Giugno 10th, 2015 Riccardo Fucile

NELLE CARTE LE PAROLE DI BUZZI SUL SOTTOSEGRETARIO

“Era il 2012 e il sottosegretario Castiglione fece in modo che la gara per il centro di Mineo fosse vinta dal soggetto che doveva vincerla…” dice il ras delle cooperative Salvatore Buzzi in un lungo verbale reso ai pm romani.
E poi c’era un via vai da discoteca nelle solitamente impenetrabili mura del Viminale quando bisognava decidere sul CARA di Mineo.
Sindaci, spicciafaccende, segretari e sottosegretari, tutti insieme appassionatamente a disposizione dell’operativo Luca Odevaine che faceva a sua volta da tramite per capi dipartimento e sottosegretari.
Negli atti dell’inchiesta Mafia capitale 2 le dinamiche e le intercettazioni, telefoniche e ambientali relative a Mineo occupano molte centinaia di pagine.
Corredate, tra l’altro, di foto in bianco e nero risultato di pedinamenti e osservazioni. Una mole di materiale che sembra presupporre ulteriori e clamorosi sviluppi lungo l’asse giudiziario Roma-Firenze-Catania che da angoli diversi è arrivato a sollevare il coperchio del centro immigrati di Mineo.
Un appalto adesso in via di commissariamento da parte dell’Autorità  anticorruzione. E che Raffaele Cantone non ha esitato a definire “cucito su misura” o anche “gara sartoriale”. Centocinquanta milioni di euro per dare vitto e alloggio tre anni a circa tremila immigrati.
“C’avrei da parlarle di Mineo, dottore, però è competenza di Catania” dice a verbale un allusivo Salvatore Buzzi il 31 marzo nel carcere di Rebibbia dove, con il suo avvocato Alessandro Diddi, ha chiesto di rendere spontanee dichiarazioni ai pm romani.
“Faccia come crede” dicono l’aggiunto Prestipino che è lì a prendere nota con Cascini,Tescaroli, Ielo, gli unici che veramente sanno dove mai andrà  a finire la storia di Mafia Capitale.
Il ras della cooperative, socio fondatore con Carminati, della ditta “criminale” che ha scoperto il mondo il mettere in contatto e rendere utile gli uni agli altri, “il mondo di sopra” (la politica) con quello “di sotto” (criminali) non ci perde un secondo.
“Però se parlo io casca il governo” dice Buzzi con lingua velenosa. “Frasi inutili, noi facciamo i magistrati” replicano Cascini e Prestipino.
Buzzi va avanti e racconta la storia di Mineo “in base a quello che mi ha raccontato Odevaine”.
Nel 2009 il governo Berlusconi trasforma l’ex l’ex complesso militare in centro immigrati e ne affida la gestione alla Croce Rossa “per 60 euro ad immigrato quando già  noi ne prendevamo 35”.
Nel 2011 arriva la Protezione Civile che “vede questa situazione indecente e trasferiscono la competenza dal centro ai comuni locali”.
Nasce così il Consorzio Calatino Terra d’accoglienza “dove sono coinvolti tutti i comuni siciliani della zona interessata al centro di accoglienza.
Il Comune, il Consorzio, indice la gara e il Castiglione, insomma, che credo sia fortemente interessato a questa cosa, fa si che la gara venga poi aggiudicata … venga, insomma, indicato chi è il soggetto che dovesse vincere la gara. Siamo nel 2012.…”. Il soggetto interessato, spiega qualche riga più sotto Buzzi, è “un’ATI (associazione temporanea d’imprese, ndr) che era costituita tra chi faceva i servizi di accoglienza, di ristorazione …”.
La cosa funziona così bene che nel 2014 viene bandita di nuovo, “la gara sartoriale, come dice Cantone” spiega Buzzi.
Che spiega molto bene cosa vuol dire “sartoriale”: “Se tu mi prevedi un bando di gara che prevede il centro cottura a 20 km, e ce l’ho solo io il centro cottura a 20 km, solo io posso partecipare. E infatti a quella gara parteciparono solo quelli che poi vinsero”. La cooperativa La Cascina nella sua molteplici funzioni, ristorazione, assistenza etc.
Ora, questo è quello che racconta Buzzi il 31 marzo e che ha già  assunto valore di indizio visto che il procuratore di Catania Giovanni Salvi ha provveduto ad iscrivere Castiglione sul registro degli indagati.
E’ inquietante vedere cosa è successo prima.
Prima che scoppiasse Mafia Capitale. Fino a settembre 2014 quando poi l’indagine deve chiudere, stacca cimici e appostamenti per via di insistenti fughe di notizie. Stupefacente poi, quello che gli investigatori del Ros documentano negli atti a partire da metà  luglio 2014, alla vigilia cioè dell’aggiudicazione della nuova gara per il centro di Mineo indetta il 7 aprile 2014.
In premessa gli investigatori scrivono che “Luca Odevaine grazie anche alla sua fondazione InteGrazione intesseva una fitta rete di contatti con le istituzioni sia centrali che periferiche” sino a diventare nei fatti “il promotore di progetti a carattere sociale nell’ambito del settore dell’accoglienza per i migranti provenienti dal nord Africa diventando anello di congiunzione tra il ministero dell’Interno nella persona del prefetto Mario Morcone (capo dipartimento per l’Immigrazione) e Angelo Malandrino, direttore centrale per le politiche dell’asilo”.
L’azione di Odevaine, scrivono, “si estendeva sistematicamente verso tutte le possibili aperture di Centri di accoglienza nelle loro svariate forme, Cpt, Cie, Cara o Sprar”. Da Mineo a Civitavecchia, da Castelnuovo di Porto al comune di Roma.
Due episodi vengono documentati con appostamenti e intercettazioni ad esempio dell’attivismo e della centralità  di Odevaine nel sistema Mafia Capitale grazie ai rapporti instaurati con Mario (Morcone, ndr) e Peppino (Pecoraro, ex prefetto di Roma, ndr). Nessuno dei due prefetti è indagato..
Il primo è una riunione al ministero dell’Interno il 29 luglio 2014.
Sono le 10 e mezzo del mattino e Odevaine parla con i suoi collaboratori Gerardo Addeo e Marco Bruera presso gli uffici della Fondazione INteGrazione.
Annuncia che “stanno per arrivare e andranno direttamente al Viminale”.
Qui, alle 11, davanti al Caffetteria Mori si trovano (vedi fotografie) Giovanni Ferrera, direttore del Consorzio Calatino terre d’accoglienza (formato dai comuni nei pressi di Mineo), Anna Aloisi, sindaco di Mineo, Marco Aurelio Sinistra, sindaco di Vizzini, Paolo Ragusa, legale rappresentante del Consorzio cara di Mineo nonchè presidente del consorzio Sol Calatino e, quindi, nel doppio ruolo di controllore e controllato. Insieme con altri due personaggi non identificati, chiamati “Il Chiaro” e “Lo Scuro”. Odevaine va loro incontro e tutti insieme entrano al Viminale.
Perchè riunire i soggetti della gara di Mineo direttamente al ministero dell’Interno?
Il secondo episodio riguarda il vizio delle assunzioni, un posto di lavoro per facilitare appalti e aggiudicazioni. La fortunata di turno è la figlia del segretario regionale del Pd Fabio Melilli.
Il 22 luglio Gerardo Addeo, collaboratore di Odevaine, dice al suo capo: “Morcone mi ha scaricato una persona da prendere, ha detto che per il momento possiamo anche non pagarla, è la figlia di qualcuno che interessa, il segretario regionale del Pd Fabio Melilli, è stato presidente della provincia di Rieti, vicepresidente dell’Upi”.
La ragazza sarà  presa in prova.

(da “Huffingtonpost”)

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LA BOMBA CASTIGLIONE PRONTA AD ESPLODERE NEL GOVERNO

Giugno 9th, 2015 Riccardo Fucile

I DOSSIER DI MIGLIORE: “CASTIGLIONE CI STA DENTRO FINO AL COLLO”

È stato quando nel corso dei lavori della commissione d’inchiesta sul sistema d’accoglienza è stato pronunciato il nome di Giuseppe Castiglione che è sceso il gelo. E il Pd ha preso tempo.
Alla richiesta del parlamentare di Sel Erasmo Palazzotto di una immediata audizione del sottosegretario indagato per turbativa d’asta su Cara di Mineo, il presidente Migliore ha risposto stabilendo un iter più lungo.
Prima Pignatone, poi il sottosegretario.
Tempo, perchè attorno allo scandalo di Cara Mineo aleggia un fantasma che fa davvero paura. Quello della crisi di governo.
In molti, nelle stanze che contano del Pd, hanno vissuto come profetiche le parole, minacciose, che Buzzi ha consegnato ai pm: “Mi ci dovete far pensare un attimo… perchè su Mineo casca il governo”.
E ancor più minacciose sono le notizie che arrivano da altri interrogatori. Perchè non ha iniziato a parlare uno qualunque, ma quello che dalle carte emerge come il “genio criminale” di Mafia Capitale, Luca Odevaine.
Su Roma, ma anche sulla vicenda del Cara.
Per questo attorno agli sviluppi dell’inchiesta aleggia un alone di panico. E di insofferenza.
Nel quartier generale renziano il nervosismo è palpabile. Perchè il primo a sapere che la posizione del sottosegretario è imbarazzante è Renzi.
È stato proprio Migliore un paio di settimane fa, dopo che era andato in Sicilia con la sua commissione per una verifica diretta, a consegnare al premier un giudizio assai preoccupante: “Castiglione — questo il senso del ragionamento – ci sta dentro fino al collo”.
Pochi giorni dopo è arrivata la seconda puntata di Mafia Capitale.
Il problema però è che, in questa storia, le responsabilità  di Castiglione portano alla “copertura politica” della casella più delicata del governo, quella di Angelino Alfano: “Castiglione — ripetono i renziani — è Alfano. E se salta a quel punto salta Ncd, nel senso che si sfaldano i gruppi e il governo non ha più certezza dei numeri”.
E allora, per capire l’entità  della bomba pronta ad esplodere, bisogna mettere in fila gli elementi che emergono, oltre che dalle carte dell’inchiesta, dai “dossier” politici consegnati a Migliore da parecchi che sono stati auditi dalla Commissione nel corso della sua visita siciliana. Che dal Cara di Mineo portano direttamente al titolare del Viminale.
Il sistema Castiglione
Si parte dal “sistema Castiglione”. Un sistema che nasce nel 2011, quando al governo c’era ancora Berlusconi, e ministri erano Maroni all’Interno e Alfano alla Giustizia. Nell’ambito della gestione dei profughi a Mineo viene stabilito un modello “unico” rispetto al resto d’Italia.
Mentre infatti in tutti i Cara italiani (Bari, Crotone) il soggetto attuatore è il viceprefetto vicario del capoluogo di Regione — dunque un funzionario del governo — a Mineo viene indicato non il viceprefetto di Palermo ma il presidente della provincia di Catania. E cioè Castiglione, braccio destro (e sinistro) di Alfano in Sicilia e presidente dell’Upi (unione province italiane) ruolo che gli consente di indicare Odevaine al tavolo del ministero che gestisce i flussi dei profughi.
L’unicum prosegue anche successivamente.
Perchè Castiglione resta “soggetto attuatore” anche quando non ricopre più la carica di presidente della Provincia, in una fase di transizione.
Fase in cui si procede per affidamenti diretti a quelle imprese, come “La Cascina global service”, che poi si ritrovano nell’inchiesta di Mafia Capitale e i cui manager sono finiti in carcere.
La terza tappa del “sistema” Castiglione, esempio di come a Mineo le regole si piegano al potere, è quando si arriva alla Gara d’Appalto di 100 milioni.
Anche in questo caso un unicum, rispetto al resto d’Italia.
Nel feudo siciliano del partito del ministro dell’Interno, dove raggiunge percentuali del 40 per cento un partito che su scala nazionale prende il tre per cento, accade questo: mentre in tutti i Cara d’Italia le gare d’Appalto le indice la prefettura, a Mineo viene inventato un nuovo soggetto istituzionale, il Consorzio Calatino Terre di Accoglienza, un consorzio dei comuni della zona.
E viene stabilito un regime di “convenzione” della prefettura col Consorzio per la gara d’appalto. E questo è uno snodo cruciale nel business. Perchè la convenzione, ad esempio, prevede un costo per lo Stato.
Nella convenzione è previsto che il Consorzio riceva 40 centesimi al giorno ad immigrato (dallo Stato, ovviamente senza gara) il che in tre anni corrisponde a una cifra attorno al milione e mezzo di euro, su cui la Corte dei Conti ha sollevato più di un interrogativo.
Perchè è chiaro che il sistema della “convenzione” determina un incremento dei costi per la pubblica amministrazione.
Prima ancora che penale è tutta politica la responsabilità  di Castiglione che a fronte di un fiume di denaro che arriva sul Cara di Mineo non ha mai risposto sul fatto che numerose inchieste giornalistiche (e non solo) hanno documentato che gli immigrati, di fatto, si trovano in una fogna.
E Castiglione del Consorzio è stato presidente, nella fase transitoria, per poi passare la mano ad Anna Aloisi, sindaco Ncd di Mineo, feudo di Ncd.
La prefettura, che dipende dal Viminale, ha giustificato la “convenzione” dicendo che — essendo il centro di Mineo molto grande – si rende necessario chiedere il Coinvolgimento dei comuni perchè hanno il personale necessario (geometra, ingegnere, giardiniere…).
Nella pratica, però, come in parecchi hanno raccontato a Migliore, non è mai stato utilizzato il personale dei comuni consorziati.
Castiglione e Odevaine
E non solo il personale dei Comuni non viene utilizzato, ma sulla madre di tutte le gare, quella dei cento milioni di euro, arrivano i rinforzi.
E viene assunto proprio Luca Odevaine. Un’operazione, anche questa, condotta dagli uomini di Castiglione.
Ecco cosa succede: prima della gara il direttore generale del Consorzio Calatino, Giovanni Ferrera (già  dirigente della Provincia di Catania ai tempi di Castiglione e suo uomo di fiducia) determina una modifica della dotazione organizzativa del Consorzio introducendo una nuova figura: “l’esperto di finanziamenti europei”. Incarico affidato a Luca Odevaine, prima come consulente esterno poi assunto dal consorzio.
È una casella fortemente voluta dall’uomo di fiducia di Castiglione. Che fa di tutto per far assumere Odevaine.
In un dossier consegnato a Migliore nel corso delle audizioni in Sicilia è scritto: “Prima dell’assunzione, il consiglio di amministrazione del Consorzio chiese, in una delibera, che il direttore generale verificasse se vi fossero figure professionali idonee allo scopo tra i funzionari dei comuni consorziati per poi riferire al medesimo cda che in ultima istanza si era riservato la facoltà  di esprimere l’assenso sull’assunzione. L’assunzione in questione, invece, venne disposta senza un nuovo passaggio nel cda e tale modo di procedere risulta del tutto inspiegabile.
Ciò vieppiù ove si consideri che tale forzatura è stata perpetrata pochi giorni prima della nomina della commissione della gara d’appalto necessaria all’individuazione del soggetto gestore del centro e subito dopo la sua assunzione, Odevaine è stato nominato membro di tale commissione”.
Dunque Odevaine, su volere dei colonnelli di Castiglione, viene assunto non perchè esperto di fondi europei, ma perchè esperto di immigrazione.
Da assunto e da componente del tavolo tecnico presso il ministero degli Interni che gestiva i flussi dei migranti è inserito nella commissione di gara che avrebbe dovuto aggiudicare un servizio di circa 100 milioni di euro.
La gara d’appalto “illegittima”, lo scontro con Cantone e il silenzio di Alfano
È chiaro che su questi presupposti la gara è vinta, come è scritto nell’ordinanza, dalle società  che la dovevano vincere.
Fondamentale pare essere stato il contatto tra Odevaine e Castiglione.
Nella carte si legge un episodio illuminante.
Parlando con Stefano Bravo, il suo commercialista, Odevaine racconta: “Giuseppe Castiglione… quando io ero andato giù… mi è venuto a prendere lui all’aeroporto, mi ha portato a pranzo… arriviamo al tavolo… c’era un’altra sedia vuota… dico eh chi?… e praticamente arrivai a capì che quello che veniva a pranzo con noi era quello che avrebbe dovuto vincere la gara”. È quando dopo la gara entra in campo Cantone che si manifesta in tutta la sua solidità  il legame strettissimo tra Castiglione e il ministro dell’Interno.
Il 25 febbraio 2015 Cantone firma un parere sulla gara vinta dal Consorzio comprendente la Cascina: “illegittima” perchè “in contrasto con i principi di concorrenza, proporzionalità , trasparenza, imparzialità  e economicità ”.
Parole che lasciano indifferenti la Aloisi, presidente del Consorzio, il direttore generale Ferrera, ovvero i Castiglione boys, e lasciano indifferenti anche Castiglione e il ministro dell’Interno Alfano.
Anzi, accade che il prefetto Mario Morcone, che ha un rapporto stretto col ministro dell’Interno, dice davanti ai parlamentari del comitato Schengen: “Ho qualche dubbio sulla decisione del presidente Cantone”. A quel punto i Castiglione boys, il 13 aprile, chiedono a Cantone il riesame del parere.
Cantone il 6 maggio risponde che la gara è illegittima, ma nonostante questo Ferrera firma e pubblica la determina perchè l’Anticorruzione ha solo parere consultivo.
Ecco che il 27 maggio Cantone scrive ad Alfano una lettera, come documentato dal Fatto che l’ha pubblicata.
Le domande ad Alfano che fanno tremare il governo
Ed è a questo punto, dopo la seconda retata di inizio giugno che il caso diventa una bomba per il governo.
Perchè, è la tesi di Migliore, “Castiglione c’è dentro fino al collo”, ma pure Alfano non può dirsi estraneo alla gestione politica della vicenda.
Perchè il ministro dell’Interno non può non rispondere a poche, semplici, domande. 1) Perchè tra gli arresti di Mafia Capitale 1 e Mafia Capitale 2, non spiega che a Cara di Mineo è stato creato un sistema unico, sin dall’inizio, teso a garantire un sistema di potere? 2) Perchè Alfano non spiega il perchè il Viminale fa, per tramite della prefettura, una convenzione che porta ad aumentare le spese? 3) E perchè Alfano non spiega come mai, dopo Mafia Capitale 1, e preso atto che Odevaine (arrestato) era componente della Commissione che ha aggiudicato la gara, non ha fatto alcun atto a Cara di Mineo, tipo ispezioni e controlli? 4) E perchè il ministro dell’Interno resta silente dopo che Cantone dice che la gara è illegittima? 5) E perchè non risponde alla lettera del 27 maggio di Cantone, che in sostanza chiede: che cosa ne pensa il ministro dell’Interno dell’appalto di Mineo per il quale Odevaine pretendeva mazzette di 10-20mila euro mensili, dai manager della Cascina grazie a una gara “illegittima”? 6) È possibile che al Viminale nessun funzionario lo avesse informato del ruolo di Odevaine? 7) Si sente di escludere quello che Odevaine dice nelle intercettazioni e cioè che il “sistema Castiglione” al Cara di Mineo serviva a finanziare il suo partito?   8 ) E sarebbe pronto a dire che, se fosse arrivato un solo euro direttamente o indirettamente al suo partito da “La Cascina” sarebbe pronto a dimettersi?
È in queste domande, oltre che nella posizione processuale di Castiglione, la bomba sotto il governo: “Se salta Castiglione — ripetono i bel informati – salta Ncd e al Senato si balla. E soprattutto la valanga stavolta rischia di travolgere Alfano”.

(da “Huffingtonpost“)

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MAFIA CAPITALE: DI COSA E’ ACCUSATO IL SOTTOSEGRETARIO NCD CASTIGLIONE

Giugno 6th, 2015 Riccardo Fucile

PER IL BRACCIO DESTRO DI ALFANO LE ACCUSE PARLANO DI TURBATIVA A GARE D’APPALTO PER IL   CARA DI MINEO

L’ex presidente della Provincia di Catania, oggi deputato nazionale e coordinatore del Nuovo centrodestra in Sicilia, sotto accusa con altre 5 persone che secondo i pm di Catania “turbavano le gare di appalto per l’affidamento della gestione del Cara di Mineo del 2011 e prevedevano gara idonee a condizionare la scelta del contraente con riferimento alla gara di appalto 2014″.
Gara da 100 milioni definita “illegittima” dall’Anticorruzione, nel silenzio del Viminale.
La gestione del Cara di Mineo, al centro dell’inchiesta della Procura di Roma su Mafia Capitale, getta la propria ombra lunga sul governo. Giuseppe Castiglione, sottosegretario all’Agricoltura ed esponente del Nuovo Centrodestra, figura tra isei indagati per turbativa d’asta nell’inchiesta della Procura diCatania sull’appalto per la gestione del Centro assistenza rifugiati e richiedenti asilo di Mineo.
La notizia, anticipata dal quotidiano La Sicilia di Catania, ha trovato riscontro nel decreto con il quale i carabinieri hanno perquisito gli uffici comunali di Mineo.
I pm di Catania, che lavorano in coordinamento con i colleghi di Roma, ipotizzano che gli indagati “turbavano le gare di appalto per l’affidamento della gestione del Cara del 2011, prorogavano reiteratamente l’affidamento e prevedevano gara idonee acondizionare la scelta del contraente con riferimento alla gara di appalto 2014“. Quella stessa gara definita illegittima dal presidente dell’Autorità  Nazionale Anticorruzione, Raffaele Cantone, i cui rilievi sono stati ignorati dal ministero dell’Interno guidato da Angelino Alfano.
Sei gli indagati nell’inchiesta siciliana sull’affare migranti, al centro delle mire della cupola romana: oltre a Castiglione, che è anche deputato nazionale e coordinatore del Ncd in Sicilia, “nella qualità  di soggetto attuatore per la gestione del Cara di Mineo”, ci sono Giovanni Ferrera, “nella qualità  di direttore generale del Consorzio tra Comuni, Calatino Terra di Accoglienza”, Paolo Ragusa, “nella qualità  di presidente della Cooperativa Sol. Calatino”, Luca Odevaine “nella qualità  di consulente del presidente del Consorzio dei Comuni”, e i sindaci di Mineo e Vizzini, Anna Aloisi e Marco Aurelio Sinatra.
L’appalto da 100 milioni di euro del 2014 per il Cara del paesino in provincia di Catania, il più grande d’Europa, è la storia più delicata politicamente e più rilevante dal punto di vista economico di Mafia Capitale.
Il Consorzio Calatino Terra di Accoglienza, che ha gestito le gare incriminate (dal 2011 a oggi) è stato guidato negli anni scorsi proprio da Castiglione, ex presidente della Provincia di Catania, che poi ha lasciato il posto alla sua compagna di partito Anna Aloisi, che di Mineo è sindaco.
Per il centro d assistenza sono finiti giovedì ai domiciliari i manager del Gruppo La Cascina, la storica cooperativa facente parte della galassia di Comunione e Liberazione.
Di Castiglione parla anche Luca Odevaine, secondo i pm il trait d’union tra la cupola e le istituzioni nella gestione degli appalti per l’accoglienza dei migranti, oggi agli arresti.
L’ex vicecapo di gabinetto di Walter Veltroni al comune di Roma ne parla il 21 marzo 2014 con il suo commercialista: inviato a Mineo da Franco Gabrielli per “fare la gara“, Odevaine   — all’epoca membro del Tavolo di coordinamento nazionale insediato presso il Ministero dell’Interno — racconta del proprio incontro con il sottosegretario in un’intercettazione captata negli uffici della Fondazione Integra/Azione: “Praticamente venne nominato sub-commissario … eh del commissario Gabrielli … il Presidente della Provincia di Catania … che era anche Presidente dell’UPI … Giuseppe Castiglione … il quale … quando io ero andato giù … mi è venuto a prendere lui all’aeroporto … mi ha portato a pranzo … arriviamo al tavolo … c’era pure un’altra sedia vuota … dico eh “chi?” … e praticamente arrivai a capì che quello che veniva a pranzo con noi era quello che avrebbe dovuto vincere la gara”.
Castiglione si professa innocente: “Tutta questa vicenda è semplicemente assurda — si difende il sottosegretario — già  sei mesi fa quando venne pubblicata la notizia sull’inchiesta a mio carico caddi dalle nuvole. Ora ci risiamo. Ma di cosa stiamo parlando poi?”.
Delle gare d’appalto per il Cara situato nella provincia di cui Castiglione è stato presidente.
“Feci una gara in piena emergenza” — racconta — quando l’ex ministro Maroni mi chiamò per l’emergenza immigrati chiamai Odevaine. In quel momento era il direttore della Polizia provinciale in carica a Roma, una persona autorevole, cosa avrei dovuto fare?”.
Qualche dubbio in merito alla gestione delle gare ce l’ha l’Anticorruzione. Il 27 maggio scorso , come anticipato da Marco Lillo sull’edizione odierna del Fatto Quotidiano, Cantone scriveva al ministro Alfano una lettera in cui definiva illegittimo l’appalto del Cara di Mineo vinto nell’aprile 2014 da un raggruppamento di imprese che comprende La Cascina.
“Tale problematica sarà  sottoposta da Anac al giudice contabile per eventuali profili di danno erariale”, scriveva ancora il presidente dell’Anac.
Tutto inizia il 25 febbraio quando Cantone firma un parere sulla gara vinta dal consorzio. La gara sembrava ritagliata su misura del consorzio che già  gestiva il Cara, quindi — scrive Cantone — è “illegittima” perchè “in contrasto con i principi di concorrenza, proporzionalità , trasparenza, im-parzialità  e economicità ”.
E il Viminale cosa dice? Nulla, anzi. Il 25 marzo davanti ai parlamentari del Comitato Schengen il prefetto Mario Morcone difende l’operato di chi gestisce il centro: “Ho qualche dubbio sulla decisione del presidente Cantone. (…) A noi hanno detto sempre che il general contractor (come quello scelto da Odevaine e compagni per il Cara di Mineo, ndr) era la soluzione e che si risparmiava e ora improvvisamente per un contratto del 2013 si è stabilito che è stata impedita la partecipazione alle piccole e medie imprese. A certe situazioni bisogna fare attenzione, perchè ci sono sicuramente aspetti di opacità , ma anche tanta gente per bene”, conclude il prefetto.
Il 6 maggio Cantone prende di nuovo carta e penna e ribadisce per iscritto il proprio parere al Consorzio Calatino: la gara è illegittima.
Ma il 15 maggio Ferrera, direttore generale del Consorzio, firma e pubblica la determina che conferma l’appalto da 100 milioni e chiude la questione anche perchè l’Anac ha solo un potere consultivo.
L’appaltone è salvo. In tutto questo, il ministro dell’Interno Angelino Alfano resta ancora in silenzio.

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MAFIA CAPITALE, INDAGATO IL SOTTOSEGRETARIO CASTIGLIONE, RENZI FA IL GARANTISTA MA E’ FURIOSO

Giugno 5th, 2015 Riccardo Fucile

IL BRACCIO DESTRO DI ALFANO RITENUTO “INDIFENDIBILE”… POTREBBE LASCIARE ENTRO 48 ORE, MA PER ALFANO SAREBBE PERDERE IL CONTROLLO DELLA SICILIA

Il ministero dell’Interno si trasforma in una trincea di resistenza per Angelino Alfano. A metà  pomeriggio da Palazzo Chigi è partito un tentativo di moral suasion per ottenere un passo indietro da Giuseppe Castiglione, diventato nell’immaginario collettivo già  “l’impresentabile” sul business dell’immigrazione.
Per Renzi Castiglione è “indifendibile”. Il caso è “politicamente imbarazzante”.
Però Angelino resiste: “Castiglione non si tocca”.
E a fine giornata da Palazzo Chigi trapela: “la linea è garantista, aspettiamo di vedere quello che succede”.
Ecco: da un lato Angelino Alfano. Dall’altra Renzi. Come sul caso Lupi.
La differenza, fanno notare dentro Ncd, è che Castiglione non è uno qualunque.
È il braccio destro di Alfano, colui che nelle zone dove prolifera il business dell’accoglienza rastrella un consenso del 40 per cento per Ncd.
Per un partitino come quello di Alfano, dicono i ben informati, Castiglione e suo suocero, l’ex parlamentare Firrarello, altro rastrellatore di voti, sono figure vitali.
Gli portano l’uno per cento di voti su scala nazionale grazie ai voti in quelle zone.
Per questo, per tutta la giornata i senatori siciliani di Ncd, il grosso della pattuglia, si è attaccata a telefono: “Angelino, Castiglione non si tocca, va difeso”.
Non si contano le dichiarazioni di Schifani sul “polverone mediatico” attorno al sottosegretario.
Il panico però c’è. Perchè, dicono a microfoni spenti quelli che hanno parlato con Alfano, “Castiglione è un punto di attacco che rende vulnerabile Angelino”.
E già  prevedono un “sacrificio”, magari non subito, magari tra 48 ore, per salvare la ditta. Anche perchè l’assedio è partito.
Con Sel che ha già  annunciato una mozione parlamentare “di censura” al sottosegretario.
Pure i Cinque Stelle stanno valutando una mozione di sfiducia. E l’imbarazzo dentro il Pd è tangibile. Gianni Cuperlo, ospite dell’Aria che tira, ci va giù duro. “La posizione di Castiglione è insostenibile. Penso che sia una conseguenza abbastanza logica che rimetta le sue deleghe e il suo mandato”.
Pure Civati è pronto a dare fuoco alle polveri: “Renzi — dice – non si può voltare dall’altra parte. La vicenda di Cara Mineo è grave e già  arrivare dopo la magistratura è stato un errore della politica e del governo. Ora che cosa si deve su Castiglione? Mi auguro che si dimetta immediatamente”.
Per ora i fedelissimi del ministro dell’Interno lasciano trapelare la linea del momento: Castiglione sarà  difeso fino alla morte.
Ma, al tempo stesso, si capisce che c’è un problema che riguarda lo stesso Alfano: “Avrà  la forza di difenderlo?” è la domanda che aleggia.
Perchè davvero mai il ministro è stato in una posizione così difficile. Il titolare del Viminale, responsabile della sicurezza nazionale, colui che col prefetto dovrà  gestire l’eventuale scioglimento di Roma, si ritrova indagato tutto il suo “cerchio magico”, tutto siciliano.
Simona Vicari, sottosegretaria allo Sviluppo Economico, è indagata, come rivelò il Fatto, per concorso in falso dal momento che avrebbe fatto favori all’ex presidente della Regione Sicilia, Totò Cuffaro, in carcere.
Indagato per corruzione Francesco Cascio, ex presidente dell’Ars e oggi segretario regionale del partito di Alfano.
Indagato Castiglione nell’ambito di quella che dentro Ncd viene vissuta come “la madre di tutte le inchieste”.
Nelle carte proprio attorno Castiglione si configura un intreccio stretto tra Ncd e il “sistema Odevaine”.
È stato proprio Castiglione, quando era presidente delle province italiane (Upi), a nominare Odevaine come esperto al Tavolo di coordinamento nazionale per l’emergenza Nord Africa 2011 aperto presso il ministero dell’Interno.
Fu sempre Castiglione a nominarlo consulente del centro di accoglienza di Cara Mineo. E Castiglione è indagato per turbativa d’asta e turbata libertà  del procedimento di scelta del contraente, in quanto soggetto attuatore per la gestione del Cara di Mineo.
E adesso Alfano rischia di uscire azzoppato davvero dalla vicenda. Con le opposizioni che già  gli chiedono di riferire in Aula.
Chi lo conosce dice: “Rispetto al caso Lupi dove ci fu una frizione, con Castiglione non è immaginabile. Castiglione e Alfano sono una cosa sola. Giuseppe sarà  costretto a lasciare perchè altrimenti il bersaglio diventa Alfano, ma la mossa sarà  concordata”. 48 ore. Per Renzi di più non si può andare avanti.
E dentro Ncd in parecchi scommettono che Castiglione, prima della direzione del Pd, avrà  già  mollato.

(da “Huffingtonpost”)

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MAFIA CAPITALE, L’INTRECCIO TRA ODEVAINE, CL E NCD

Giugno 4th, 2015 Riccardo Fucile

TREMA IL PARTITO DI ALFANO: SUL CARA DI MENO IL RUOLO CHIAVE DI CASTIGLIONE, SOTTOSEGRETARIO E BRACCIO DESTRO DI ALFANO

La “scossa” è in una delle tante intercettazioni di Luca Odevaine, colui che costruì un business sui migranti, attraverso Tavolo di Coordinamento Nazionale sull’accoglienza.
In una telefonata con il suo commercialista Stefano Bravo parla non solo del suo ruolo di “raccordo” col Viminale, ma anche del sostegno che Comunione e Liberazione dava al partito di Alfano.
Eccola, la conversazione:
ODEVAINE: … Castiglione si è avvicinato molto a Comunione e Liberazione, insieme ad Alfano e adesso loro … Comunione e Liberazione di fatto sostiene strutturalmente tutta questa roba di Alfano e del Centro Destra…
BRAVO: Comunione e Liberazione appoggia Alfano?
ODEVAINE: si … stanno proprio finanziando … sono tra i principali finanziatori di tutta questa ..
BRAVO: apposta regge …
ODEVAINE: questa roba sì… e Lupi è … (si accavallano le voci) … e si sta dentro … Lupi … (si accavallano le voci) … e infatti è il Ministro del … del coso … delle Opere Pubbliche …
BRAVO: e si Infrastrutture …
ODEVAINE: Infrastrutture eh … e Castiglione fa il sottosegretario… all’Agricoltura … però … ed è il loro principale referente in Sicilia … cioè quello che poi gli porta i voti … perchè poi i voti loro … ce li hanno tutti in Sicilia..
Nelle carte dell’inchiesta della Terra di Mezzo c’è un filone che porta al cuore del partito del ministro dell’Interno Angelino Alfano.
In una nota, l’ufficio stampa del partito smentisce i finanziamenti: “Non abbiamo il piacere di conoscere il dott. Odevaine, ma sappiamo benissimo che Cl non ha mai finanziato il nostro partito”.
Ma a microfoni spenti l’imbarazzo è tangibile.
E riguarda il titolare del Viminale, al centro di un possibile macroscopico conflitto di interessi.
È colui che, da ministro dell’Interno, dovrà  affrontare il dossier sullo scioglimento o meno del Comune di Roma. Ed è un leader di partito che non pare immune, stando alle carte, dal “sistema Odevaine”.
Anzi gli sviluppi dell’inchiesta sia sul filone romano sia su quello siciliano che porta al sottosegretario Castiglione, uno dei fedelissimi di Alfano e uno che Odevaine lo conosceva bene, configurano un intreccio stretto tra Ncd e il “sistema Odevaine”.
È stato lo stesso Odevaine a spiegare ai magistrati il suo ruolo di “raccordo” tra la cooperativa La Cascina e il Viminale: “Quello che facevo io… era di facilitare il Ministero da una parte nella ricerca degli immobili che potessero essere messi a disposizione per l’emergenza abitativa”.
Nelle conversazioni con i manager della cooperativa, spiega meglio: il mio compito, spiega infatti ad un dipendente de La Cascina, “non è tanto stare direttamente dentro ai Centri…il lavoro che gli faccio è di collegamento con il ministero dell’Interno soprattutto per trovare…poi…la possibilità  di implementare il lavoro…e facciamo accordi sugli utili in genere…insomma ci si dividono un po’ gli utili”.
Ecco attorno a questo sistema si sviluppano gli “accordi corruttivi” Odevaine e la cooperativa vicina a Comunione e Liberazione, cuore pulsante del partito di Alfano. Al centro dell’indagine che ha portato agli arresti dei manager de La Cascina c’è appunto il “ramificato sistema di corruzione” creato per favorire un cartello di imprese interessato alla gestione dei centri di accoglienza, in grado di accedere ai consistenti finanziamenti pubblici stanziati per i flussi migratori.
È un triplice intreccio quello che emerge dalle carte.
La facilitazione tra Odevaine e il Viminale, tra Odevaine-Viminale e la Cascina, e il risultato, secondo quanto sostiene Odevaine nelle intercettazioni, è: “Si … stanno proprio finanziando … sono tra i principali finanziatori di tutta questa… (il riferimento è Ncd, ndr).
Ed è su questo terreno che dall’inchiesta romana si sviluppa un altro filone su cui stanno indagando le procure siciliane.
Quello relativo alla gara d’appalto per la gestione del Cara di Mineo, il centro richiedenti asilo più grande d’Europa.
Un affare da cento milioni, assegnato da una commissione in cui sedeva Luca Odevaine.
Una gara d’appalto che, per l’Anticorruzione, sembra “cucita addosso” ai vecchi gestori, capaci nuovamente di aggiudicarsi quel bando a nove cifre nel giugno 2014. Nell’ambito dell’inchiesta è indagato il potente sottosegretario all’Agricoltura Giuseppe Castiglione, il quale però ha sempre negato di esserlo. È certo che, come ha scritto Claudia Fusani sull’HuffPost, sulla questione dei centri d’accoglienza Ncd ha sempre avuto un’ossessiva attenzione, come quando ottenne dal governo nella scorsa legge di stabilità  altri tre milioni di euro per il Centro di Mineo.
E c’è una coincidenza tra consenso elettorale del partito di Alfano e presenza sul territorio dei centri di accoglienza attorno a cui si sviluppano le inchieste.
Alle Europee, primo test elettorale di Ncd, nel collegio della Sicilia orientale, il partito ha ottenuto il 40 per cento dei consensi. In un’interrogazione parlamentare dell’onorevole Palazzotto di Sel (leggi qui: articolo di Claudia Fusani) si legge che è stato proprio Castiglione, quando era presidente delle province italiane (Upi), a nominare Odevaine come esperto al Tavolo di coordinamento nazionale per l’emergenza Nord Africa 2011 aperto presso il ministero dell’Interno.
Dunque, Odevaine, l’uomo del business sui migranti aveva tre ruoli. E fu sempre Castiglione a nominarlo consulente del centro di accoglienza di Cara Mineo.
Proprio in questo groviglio di intrecci, dentro Ncd, in parecchi vedono la fine del partitino di Alfano nelle carte dell’inchiesta: “Se il sistema Incalza — sussurrano — è stato fatale per Lupi, qui è fatale per tutti”.
Anche perchè l’inchiesta piomba su un partito in pieno psicodramma da post voto. Perchè quando non si vota in Sicilia orientale praticamente Ncd stenta a prendere il 4 per cento.
E, quantomento politicamente, l’inchiesta tocca il ruolo di Alfano: “Che dirà  — si chiedono in molti — quando dovrà  spiegare come arrivano i finanziamenti al suo partito? Che dirà  quando la posizione di Castiglione sarà  difficile da difendere al governo? E come affronta il tema dello scioglimento di Roma?”.
Per ora tace

(da “Huffingtonpost”)

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AL GAMBRINUS IL CAMERIERE METTE ALFANO ALLA PORTA: IL PARTITO SI ERA DIMENTICATO DI PRENOTARE LA SALA

Maggio 31st, 2015 Riccardo Fucile

E IL MINISTRO DEGLI INTERNI E’ DOVUTO RIMANERE ALL’ESTERNO

Imprevisto per Angelino Alfano a Napoli.
Secondo quanto racconta il Fatto Quotidiano, il ministro degli Interni si sarebbe presentato al famoso bar Gambrinus senza avere prenotato.
Il ministro giunto nel capoluogo partenopeo per una manifestazione ha deciso di fermarsi al bar a pochi passi da piazza del Plebiscito.
Il caffè però alle 5 del pomeriggio ha tutti i tavoli già  occupati.
Così il direttore si rivolge al ministro e chiede: “Scusi, avete prenotato?”
Pasquale Sommese, assessore di Caldoro, ammette: “Me ne sono dimenticato”.
A questo punto arriva la risposta gelida del titolare del bar: “Allora mi dispiace, non potete entrare”.
Così Alfano ha dovuto ripiegare su un altro bar a pochi passi dal Teatro San Carlo.

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L’ALFANO ESPIATORIO

Maggio 22nd, 2015 Riccardo Fucile

NON PASSA GIORNO CHE QUALCUNO CHIEDA LE SUE DIMISSIONI… PER UN MOTIVO O PER IL MOTIVO OPPOSTO

Nel volgere di poche ore, l’opposizione ha chiesto le dimissioni di Alfano due volte e per motivi opposti.
Prima perchè avrebbe lasciato entrare in Italia un giovane marocchino senza accorgersi che era un terrorista dell’Isis.
E poi perchè lo avrebbe messo in galera nonostante fosse improbabile che si trattasse di un terrorista dell’Isis.
Alfano ovviamente non ha fatto una piega. Ci è abituato. Da anni non passa giorno senza che qualcuno non chieda le sue dimissioni.
Anch’io, nel mio piccolo, le ho reclamate in un paio di occasioni: la vicenda Shalabayeva e il divieto ai prefetti di trascrivere i matrimoni gay.
Ma tutti ricorderete la faccia abbastanza spaventosa di Salvini mentre intima la cacciata del ministro dopo i disordini del primo maggio all’Expo, la devastazione di piazza di Spagna da parte dei tifosi olandesi, i ritardi nei soccorsi agli alluvionati di Genova e qualsiasi altra calamità  naturale o umana abbia attraversato questo martoriato Paese.
Come il Malaussène della saga di Pennac, Alfano sembra disegnato apposta per il ruolo di capro espiatorio. Un capretto, più che altro.
Poco ingombrante ma inamovibile, anche se sempre in discussione.
Di Renzi le opposizioni (e parte della maggioranza) dicono le peggio cose, eppure nessuno si sogna di chiederne le dimissioni.
E’ lui semmai che ogni tanto le minaccia, ovviamente per finta.
Alfano invece non finge: è sinceramente attaccato a una poltrona che occupa però con impalpabile discrezione.
Al punto che, il giorno in cui si dimettesse davvero, nessuno se ne accorgerebbe e tutti continueremmo a chiedere le sue dimissioni.

Massimo Gramellini
(da “La Stampa”)

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