Novembre 13th, 2017 Riccardo Fucile
IL CLIMATOLOGO AL CONVEGNO SULL’EMERGENZA IDRICA
«Uno dei problemi è l’aumento della popolazione mondiale. Si diano soldi per migliorare gli acquedotti piuttosto che incentivi alle coppie per fare figli».
È la provocazione lanciata questa mattina ad Acqui Terme da Luca Mercalli.
Il climatologo è intervenuto a un convegno sull’emergenza idrica nel Basso Piemonte, organizzato dall’Amag di Alessandria, spiegando quanto le risorse di acqua dolce si stiano assottigliando e quanto gravi saranno le conseguenze senza un’inversione di rotta.
Per salvare la Valle Bormida e l’intera provincia di Alessandria da crisi idriche gravi come quella del 2017 servirà una pioggia di milioni.
E visto che i soldi a disposizione sono quelli che sono si dovrà procedere per gradi, come ha spiegato l’assessore regionale all’Ambiente del Piemonte, Alberto Valmaggia.
(da “La Stampa”)
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Agosto 21st, 2017 Riccardo Fucile
POLEMICA ANCHE SUL CASO SIDOLI
La faida animalista è appena cominciata e la spaccatura provocata dal partito del 5% di Michela Brambilla comincia a far sentire i suoi effetti.
Un attacco frontale all’ex ministra di Silvio Berlusconi arriva dai Verdi, ai quali Brambilla ha “sottratto” di recente Rinaldo Sidoli, già delegato nazionale alla difesa dei diritti degli animali.
I Verdi contro Brambilla.
L’accusa per la deputata forzista è di aver sostenuto in Parlamento, in linea con il suo partito, provvedimenti contrari alla tutela dell’ambiente ambiente: “Dal 2008 a oggi Brambilla ha votato per il ritorno del nucleare – tuona Angelo Bonelli, co-portavoce nazionale dei Verdi – nonchè per l’aumento dei limiti del benzopirene, sostanza cancerogena che ha provocato la mattanza nel 2010 di migliaia di pecore. Per non parlare della sua proposta da ministro del turismo di realizzare campi da golf nelle aree protette, sollevando le ire di Wwf e Legambiente. O del suo sì allo spezzettamento del Parco dello Stelvio contro il parere delle maggiori associazioni ambientaliste”.
Per Bonelli si tratta di “contraddizioni troppo evidenti, Brambilla e Berlusconi sono campioni di incoerenza, prima hanno votato le peggiori nefandezze in campo ambientale e ora prendono in giro gli elettori. È impensabile disgiungere l’animalismo dall’ambientalismo, bisogna ragionare in termini di tutela dell’intero ecosistema”.
E ricorda un ultimo fatto, precedente alla “conversione animalista” del Cavaliere: “Silvio Berlusconi, oggi socio fondatore del partito animalista, nel 2002 presentava il disegno di legge 2297 chiamato “ammazza fringuelli” e il numero 1798, che consentiva la caccia nei parchi”.
Brambilla si difende.
La presidente del Movimento animalista ribatte ai Verdi punto per punto: “Ritorno al nucleare? Mai votato. Lo spezzettamento del parco dello Stelvio sta in un comma della legge di stabilità del governo Letta. L’innalzamento dei limiti per lo sversamento del benzopirene era nel decreto Competitività di Renzi. Quanto ai campi da golf, qualsiasi eventuale iniziativa nelle aree protette, secondo la proposta di governo che non è mai andata in aula e quindi mai votata, sarebbe stata soggetta alla totale condivisione dell’ente parco”.
L’addio ai Verdi di Sidoli.
Quanto al caso Sidoli, il dirigente dei Verdi con delega agli animali passato con Brambilla, sembra che il dissidio interno fosse in atto già da alcuni mesi. Motivo dello scontro la legge sullo Ius soli.
“Da tempo gli avevamo fatto presente che le sue posizioni xenofobe, contro immigrati e Ius soli, erano incompatibili con la nostra visione ecologista della società e del mondo” afferma ancora Bonelli, che aggiunge: “È contradditorio fare una battaglia in difesa degli animali e poi non occuparsi delle persone che muoiono in mare. A questo punto è un bene che sia uscito e abbia fatto la sua scelta”.
L’ex verde però reagisce e racconta la sua versione dei fatti: “È dal 2013 che insistevo sulla necessità che i Verdi si occupassero con più impegno degli animali. Per questo, quando Michela Brambilla mi ha cercato, io ho accettato di aderire al suo movimento, che giudico veramente trasversale”.
Del marchio berlusconiano impresso al partito degli animali, non sembra preoccuparsene: “Berlusconi per me è sempre stato un avversario, ma qualunque politico si può ravvedere. Anche la foto con l’agnellino in braccio è stata sì un’operazione mediatica, ma ha convinto molte persone a non mangiare carne di agnello a Pasqua”.
Quanto alle accuse di xenofobia, Sidoli le respinge al mittente: “Le ritengo infamanti – risponde ancora il neodirigente del Movimento animalista, originario della Bolivia e adottato da una famiglia italiana quando aveva 5 anni – sono per l’accoglienza ai profughi, ma non penso che a farsene carico debba essere solo l’Italia.
(da “La Repubblica”)
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Agosto 13th, 2017 Riccardo Fucile
ERA STATA CATTURATA, CHE SENSO AVEVA UCCIDERLA?… LE ASSOCIAZIONI ANIMALISTE DENUNCIANO IL SOLITO PRESIDENTE DELLA PROVINCIA DI TRENTO, ESPERTO IN ESECUZIONI
Per questo l’orsa KJ2 è stata uccisa dagli agenti del Corpo forestale della Provincia autonoma di
Trento in ottemperanza dell’ordinanza emessa dal presidente della Provincia, Ugo Rossi, per garantire la sicurezza delle persone.
Per dare la caccia all’orso, dopo che aveva aggredito un idraulico settantenne, erano stati impiegati trenta forestali, che per la gestione del caso hanno dovuto seguire regole molto complicate.
Il fatto risale alla fine di luglio: l’uomo stava facendo una passeggiata in un bosco in zona laghi di Lamar con il suo cane quando si è imbattuto nell’orso.
Sarebbe stata proprio la reazione del cane alla vista dell’orso a scatenare l’ira di KJ2.
Cercando di difendersi, l’uomo ha riportato ferite al braccio e alla gamba e per salvarsi si era gettato in un dirupo ed era stato soccorso dai vigili del fuoco.
A comunicare la morte dell’orsa è stata la Provincia autonoma di Trento. L’uccisione è avvenuta dopo l’identificazione genetica e la successiva cattura dell’animale.
L`ordinanza aveva anche disposto la soppressione di kj2 “nel più breve tempo possibile”. “Sempre in funzione della prioritaria sicurezza delle persone – ha infine precisato la provincia autonoma di trento- continueranno in maniera intensiva tutte le attività condotte per ridurre il rischio di incidenti: informazione, comunicazione, prevenzione, monitoraggio e presenza sul territorio”.
LE REAZIONI
Immediate le proteste delle associazioni animaliste. “Eravamo preoccupati per la vita dell’orsa KJ2 e purtroppo puntualmente quello che avevamo pensato si è avverato, gli assassini hanno colpito ancora e ieri sera hanno ucciso KJ2 l’orsa che rappresentava a loro dire un pericolo per la comunità umana”, scrive l’Aidaa, Associazione italiana in difesa di animali e ambiente, che “sospende tutte le attività associative in segno di lutto per quanto accaduto e invita tutti gli italiani al boicottare da subito i prodotti trentini, ed a disdire le vacanze o i soggiorni programmati nella provincia autonoma di Trento”.
Ricorda la vicenda dell’orsa Daniza, il consigliere provinciale M5S Filippo Degasperi: “La scelta di uccidere l’orsa KJ2 palesa una grossolana incapacità e chiarisce al mondo che la Provincia Autonoma di Trento non è in grado di gestire positivamente il progetto di ripopolamento tanto decantato negli anni. L’inadeguatezza della Provincia è riuscita a trasformare una risorsa in un problema, la cui unica soluzione è l’eliminazione fisica”.
Anche Michela Vittoria Brambilla, presidente del Movimento animalista, fa riferimento all’episodio del 2014: “Non è bastato il caso dell’orsa Daniza, uccisa dall’anestesia mentre tentavano di catturarla. Nonostante gli appelli, gli avvertimenti, gli ammonimenti, i ricorsi, l’amministrazione provinciale di Trento ancora una volta ha dato prova di prepotenza e crudeltà , dichiarando e portando fino in fondo una guerra all’orsa KJ2 terminata, come purtroppo avevamo previsto, con la morte dell’animale. Va da sè – prosegue l’ex ministro – che invocheremo chiarezza in tutte le sedi, politiche e giudiziarie, e non cesseremo di farlo finchè non sapremo tutto quello che c’è da sapere, finchè non saranno individuati i responsabili, finchè i responsabili non pagheranno. Nulla, però, potrà restituire la vita a KJ2, rea di essere se stessa, un animale selvatico che reagisce alle ‘offese’ dell’uomo con le unghie e con i denti. La responsabilità di questa morte ricade interamente su chi l’ha voluta e preordinata, ben sapendo che non era necessaria”.
Per l’Ente nazionale protezione animali (Enpa) ‘abbattimento dell’orsa “è un vero e proprio delitto, un crimine contro gli animali, la natura, la biodiversità e in spregio ai milioni di cittadini italiani che hanno chiesto di lasciare in pace l’orsa, per chiarire le dinamiche dell’incidente in cui l’orsa sembra essere stata vittima di una aggressione e trovare soluzioni alternative alla troppo facile deriva dell’abbattimento”. E lancia anche una sorta di campagna di boicottaggio nei confronti del Trentino e della sua economia.
Si dicono sconvolti dalla conclusione della vicenda i rappresentanti di Lav: “Si tratta di un verdetto di condanna vergognoso, una sentenza senza processo, emesso sulla spinta emotiva e irrazionale di un’amministrazione provinciale che vuole pieno diritto di vita e di morte sugli orsi e dove la possibilità di cattura era solamente un alibi per nascondere una chiara intenzione”.
Lav lamenta che in Trentino “non vi è stata un’educazione alla convivenza e al rispetto reciproco.
Dopo l’uccisione camuffata di Daniza, l’assassinio di KJ2 è una presa di posizione diretta contro gli animali e contro l’ambiente e una chiara espressione dell’incapacità della Provincia di Trento di gestire il piano di salvaguardia dell’orso bruno”.
(da agenxie)
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Agosto 11th, 2017 Riccardo Fucile
IL 40% DELLE ACQUE “FORTEMENTE INQUINATE”… MAGLIA NERA PER LAZIO E IL SUD
Anno dopo anno cambia poco nei mari italiani, che in alcuni punti restano “malati cronici”,
come li definisce Legambiente.
Oggi sono stati diffusi i risultati della campagna di Goletta Verde, l’imbarcazione dell’associazione ambientalista che raccoglie e analizza campioni delle acque del nostro mare.
Su 260 campioni di acqua analizzati in tutta Italia, in più di un terzo, cioè nel 40 per cento, sono state riscontrate cariche batteriche elevate.
Molte tra le nostre regioni hanno problemi nella depurazione delle acque, tanto che l’Italia è agli ultimi posti per la presenza di impianti per filtrare gli scarichi a mare. I litorali di Lazio, Calabria, Campania e Sicilia, inoltre, dopo 5 anni di segnalazioni non hanno migliorato la loro situazione.
Altre problema su cui Goletta Verde pone l’accento sono i rifiuti in mare, per il 96 per cento costituito da plastiche e perciò destinato a rimanere a lungo anche in forma di microresidui. Il viaggio di Goletta Verde ha coperto 7.412 chilometri di costa, alla fine del quale sono stati presentati alle Capitanerie di Porto 11 esposti e segnalati 38 punti critici, per chiedere approfondimenti e interventi sugli scarichi inquinanti che ancora oggi si riversano in mare
Preoccupa poi che le situazioni più critiche perdurino in alcune località , a riprova che nonostante le campagne e le denunce nulla viene fatto: “Si tratta di punti – sottolinea Legambiente – che sono risultati inquinati mediamente negli ultimi 5 anni e che si concentrano soprattutto nel Lazio (8), in Calabria (7), in Campania e Sicilia (5)”.
I parametri indagati dalla Goletta sono microbiologici (enterococchi intestinali, Escherichia coli) e i tecnici hanno considerato come inquinati i risultati che superano i valori limite previsti dalla normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia (Dlgs 116/2008 e decreto attuativo del 30 marzo 2010) e fortemente inquinati quelli che superano di più del doppio tali valori. Dei 105 campioni di acqua risultati con cariche batteriche elevate, ben 86 (ovvero l’82 per cento) registrano un giudizio di “fortemente inquinato”.
L’87 per cento dei punti inquinati e fortemente inquinati sono stati prelevati alle foci di fiumi, torrenti, canali, fiumare, fossi o nei pressi di scarichi che si confermano i nemici numero uno del nostro mare.
Mentre il 13 per cento sono stati prelevati presso spiagge affollate di turisti. La situazione migliore anche quest’anno in Sardegna, che si distingue con sole 5 situazioni critiche rilevate in corrispondenza di foci di fiumi, fossi e canali.
A seguire anche la Puglia registra un buon risultato, confermando la performance dello scorso anno. In alto Adriatico, complice anche la forte siccità che ha colpito queste regioni, riducendo molto le portate di fiumi, fossi e canali che si riversano in mare, le situazioni migliori si riscontrano in Emilia Romagna e Veneto.
Legambiente denuncia infine che spesso le autorità preposte segnalano i divieti di balneazione, ma in proposito pochi conoscono regole e rischi.
“I cittadini – spiega Serena Carpentieri, responsabile campagne di Legambiente – continuano a navigare in un mare di disinformazione. Così come in buona parte d’Italia, stenta ancora a decollare un sistema davvero integrato tra i vari enti preposti per fornire informazioni chiare. I tecnici di Goletta Verde hanno avvistato solo 16 di questi cartelli informativi, presenti solo nel 9 per cento dei punti. Per quel che riguarda invece i cartelli di divieto di balneazione, dei 91 punti vietati alla balneazione dalle autorità competenti, solo 23 presentano un cartello di divieto di balneazione. Nel 10 per cento dei casi dove i cartelli di divieto sono assenti, troviamo una presenza media o alta di persone che, ignare, fanno il bagno”.
(da “La Repubblica”)
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Luglio 13th, 2017 Riccardo Fucile
I VERDI DENUNCIANO CHE MANCANO BREVETTI, COMPETENZE E ADEGUAMENTI TECNICI… MA ANCHE LE REGIONI HANNO LA LORO RESPONSABILITA’
Mezza Italia brucia a causa degli incendi boschivi ma i Vigili del Fuoco e i Carabinieri non riescono a sfruttare tutta la flotta dei mezzi aerei di spegnimento.
La situazione è particolarmente drammatica al Sud dove da Napoli a Palermo sono arrivate numerose richieste di intervento da parte dei Canadair dei Vigili del Fuoco e della Difesa. Ma dopo lo smembramento del Corpo Forestale, voluto dalla legge Madia, gran parte della flotta di Stato è rimasta a terra.
Perchè gli elicotteri non volano?
Per tutta la giornata di ieri gli equipaggi di Canadair ed elicotteri della flotta aerea dello Stato coordinati dal Dipartimento della Protezione Civile hanno ripreso le operazioni di spegnimento.
Complessivamente sono state quasi 50 le richieste di intervento aereo. La maggior parte proviene dalla Sicilia (17), dalla Campania (8) e da Calabria e Basilicata (6 ciascuna). Ma le chiamate sono giunte anche dall’Abruzzo (3), da Umbria e Lazio (2), mentre Sardegna, Puglia e Molise hanno fatto pervenire una sola richiesta.
Per forza di cose l’impegno dei mezzi disponibili viene concentrato nelle Regioni dove la situazione è maggiormente critica.
Il problema è che i mezzi a disposizione della flotta dello Stato non sono sufficienti a coprire tutte le aree di intervento.
Al momento sono operativi 12 Canadair CL415 due dei quali cofinanziati dalla Commissione Europea e 4 elicotteri Erickson S64F del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, a cui si aggiungono 5 elicotteri della Difesa.
La Protezione civile ricorda che la flotta dello Stato garantisce l’intervento a supporto delle attività di spegnimento assicurate dalle Regioni — tramite l’impegno delle squadre a terra e l’impiego di velivoli di 14 flotte aeree regionali, che comprendono complessivamente 34 elicotteri. In teoria dovrebbero essere le Regioni a varare i piani di intervento stagionali (gli incendi boschivi sono una costante in estate) e ha provvedere alla creazione di una flotta regionale.
Ma non tutte le regioni (Sicilia, Abruzzo, Basilicata, Marche, Molise e Umbria) lo hanno fatto e si appoggiavano, fino allo scorso anno, alla flotta dei Vigili del Fuoco e del Corpo Forestale. Con la riforma Madia e con il conseguente smembramento del Corpo Forestale uomini e mezzi sono stati ripartiti tra Carabinieri e VV.FF.
Dove sono finiti i mezzi antincendio del Corpo Forestale?
Il problema principale sono gli elicotteri: i Verdi denunciano che 16 sono stati andati ai pompieri e 16 ai Carabinieri.
Di quei 16 ieri in volo ce n’erano solamente 4. Ma mancano i brevetti e gli adeguamenti tecnici, così 28 elicotteri al momento sono a terra.
Sulla questione incide anche la scomparsa delle competenze. “Degli 8000 forestali” — scrivono i Verdi “in 360 sono andati ai Vigili del Fuoco, circa 1240 nella pubblica amministrazione e 6400 ai carabinieri”.
Ma soprattutto è scomparsa la figura del DOS (Direttore Operatore Spegnimento) che una volta faceva a capo al Corpo Forestale e che ora non risulta essere stata rimpiazzata. Risultato elicotteri che non volano per mancanza di personale, di manutenzione o di adeguamenti tecnici (era già successo qualcosa di simile durante l’emergenza neve nelle aree terremotate).
E soprattutto richieste di intervento cui è stato risposto negativamente, come è accaduto ieri nel palermitano dove per due volte è stato richiesto l’intervento dei Canadair, ma senza successo. “Erano tutti impegnati”, ha spiegato il sindaco di Castelmola (Messina) Orlando Russo.
Ed è anche per questo motivo che per fronteggiare la situazione di emergenza è stato richiesto l’invio di tre Canadair dall’estero.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 13th, 2017 Riccardo Fucile
DA META’ GIUGNO A OGGI LE FIAMME HANNO DISTRUTTO OLTRE 26.000 ETTARI DI SUPERFICI BOSCHIVE
Solo in questo primo scorcio di estate, da metà giugno ad oggi, sono andati in fumo ben 26.024
ettari di superfici boschive, pari al 93,8% del totale della superficie bruciata in tutto il 2016.
Le Regioni italiane più colpite sono la Sicilia con 13.052 ettari distrutti dal fuoco – con uno stillicidio di roghi in quasi tutte le province -, seguita dalla Calabria con 5.826 ettari, la Campania 2.461, Lazio con 1.635, la Puglia 1.541, la Sardegna 496, l’Abruzzo 328, le Marche 264, la Toscana 200, l’Umbria 134 e la Basilicata 84.
Sono questi i numeri, aggiornati al 12 luglio, elaborati da Legambiente sulla base dei dati raccolti dalla Commissione Europea nell’ambito del progetto Copernico e che vanno a comporre il dossier incendi realizzato dall’associazione ambientalista, che fa il punto sull’emergenza roghi.
Nel dossier, Legambiente fa il punto sui roghi che stanno devastando la Penisola, analizzando nel dettaglio problemi, criticità , ritardi gestionali; facendo il punto sugli incendi appiccati dagli ecomafiosi e lanciando una serie di proposte a partire dalla definizione di una politica di adattamento ai cambiamenti climatici, rafforzando i controlli grazie anche alla nuova legge sugli ecoreati e aggiornando il catasto.
Il dato più rilevante che emerge dal report è che la gestione dell’emergenza incendi è stata segnata fino ad ora da troppi e ingiustificati ritardi a livello regionale e nazionale a partire dalle Regioni, che si sono mosse con troppa lentezza come dimostrano quelle più devastate dalle fiamme.
Ad oggi Campania e Lazio non hanno ancora approvato il Piano AIB 2017 (piano antincendio boschivo) e le relative modalità attuative per organizzare la prevenzione, il lavoro a terra, e gli accordi con i Vigili del Fuoco e con la Protezione Civile. Calabria e Sicilia lo hanno fatto in parte, con grande ritardo, e la Sicilia per altro non ancora stipulato la convenzione con il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco.
Unica eccezione la Puglia che si è mossa su entrambi i fronti per tempo, ma non si hanno notizie dell’attivazione dei Centri Operativi Provinciali (Cop).
Ma il piano AIB da solo non basta a scongiurare devastazioni e atti dolosi, se non è accompagnato da un’efficace macchina organizzativa e da politiche di gestione forestale sostenibili come dimostra la situazione reale.
(da agenzie)
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Giugno 24th, 2017 Riccardo Fucile
UN MESSAGGIO CONTRO TRUMP: “FAREMO DI NUOVO GRANDE IL NOSTRO PIANETA”
Una coppia inedita, ma unita nella tutela dell’ambiente contro la decisione di Donald Trump di ritirare gli Usa dall’accordo di Parigi sul clima.
I due sono il presidente francese Emmanuel Macron e l’ex governatore della California, alias ‘Terminator’, Arnold Schwarzenegger, che hanno registrato un video-selfie in chiave anti-Trump.
Per contestare il ritiro degli Usa dall’Accordo sul clima di Parigi, i due – entrambi convinti sostenitori delle politiche contro il surriscaldamento sul clima – hanno pubblicato un video girato in maniera improvvisata al termine di un incontro all’Eliseo, proprio sui temi green.
“Sono qui con il presidente Macron per parlare di questioni ambientali e un futuro ‘verde’”, dice Schwarzenegger, prima di passare il microfono a Macron.
“E ci impegneremo insieme per fare il pianeta grande di nuovo”, aggiunge Macron, con un chiaro riferimento al ‘tormentone’ della campagna elettorale di Trump “Make America Great Again”.
(da “Huffingtonpost”)
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Giugno 6th, 2017 Riccardo Fucile
LA PIANA ATTORNO A CAGLIARI AVVELENATA DAGLI SCARTI INTERRATI DA UN’AZIENDA
La prova del disastro, Francesco Carboni, l’ha conservata in freezer: «Questa è la testa di uno dei miei agnelli con i denti giganti, morti di stenti a tre anni dalla nascita. Prima o poi la porterò in tribunale, per far vedere a un giudice come sono stati sterminati i nostri animali. Io ne ho persi almeno 600».
A tutte le pecore nate e cresciute in questa zona della Sardegna è toccata più o meno la stessa sorte: malformazioni, pochissima produzione di latte e poi la morte.
Per i veterinari della Asl un mistero non c’è: a uccidere gli ovini che pascolano nella grande piana intorno a Cagliari è una malattia. La fluorosi.
Sulle cause i pastori avevano già da tempo le idee chiare, ma ora è tutto scritto negli atti di un’indagine del Corpo forestale che ha già portato a 7 arresti.
Il gigante di ferro
Tra i campi e gli stagni c’è un gigante di ferro che sbuffa di continuo: si chiama Fluorsid ed è l’unica fabbrica d’Europa che estrae e lavora la fluorite.
Dall’impianto e dalle discariche dei materiali di risulta, si è levato per tanti anni un polverone bianco che ha contaminato tutto. Colture e pascoli.
Ma molto altro, a occhio nudo, non si può vedere. Nel canale che costeggia le ciminiere, e che sfocia nell’oasi faunistica di Santa Gilla, sono finiti veleni di ogni genere e nei campi tutt’intorno sono sotterrati quintali di rifiuti dannosissimi.
C’è persino traccia del micidiale “fluorosilicato”, sostanza capace di provocare la morte all’istante. «Noi questa polvere schifosa la respiriamo da anni. E andiamo a letto con gli occhi in fiamme», dice Antonio Fenu, un anziano pastore che tutte le mattine scorta un piccolo gregge nelle campagne di Assemini.
I fenicotteri, nel frattempo, sono quasi tutti scappati, per loro il rifugio sicuro è il paradiso di Molentargius, a due passi dal Poetto.
I pescatori, invece, rischiano di non vendere più le cozze e le vongole e molti contadini hanno già smantellato le loro serre.
Era una zona fertile e sempre verde, questa fetta di Campidano, ma dopo 50 anni di industrializzazione pesante le tracce della contaminazione cominciano a venir fuori. Le immagini dei satelliti mostrano una grande chiazza bianca al centro della zona industriale di Macchiareddu, ma il peggio è sottoterra.
Per verificarlo bastano quattro passi tra i pochi eucaliptus superstiti. La vegetazione non cresce più e in uno scenario lunare spuntano strane pietre che luccicano al sole: «Questi – spiegano gli investigatori della Forestale – sono i resti solidificati delle lavorazioni industriali sepolti tra gli alberi». «La situazione è molto grave, ma Fluorsid non è l’unica responsabile del grave inquinamento della zona – precisa Vincenzo Tiana di Legambiente -Accanto allo stagno, per dirne una, c’è ancora una discarica di 180 ettari di fanghi tossici portati qui dal Sulcis negli anni Ottanta».
I biologi dell’Arpas ora si concentrano sullo stagno di Santa Gilla: prelevano campioni d’acqua e di fango, ma lo stesso ente regionale nel 2014 aveva confuso le polveri di fluorite che invadevano campagne e centri abitati con fantomatiche polveri del Sahara spinte dal vento fino in Sardegna.
Il tracollo
In attesa delle analisi, il presidente del Consorzio dei 200 pescatori,Emanuele Orsatti, ha la sua certezza: «I nostri prodotti sono di ottima qualità , li facciamo controllare con la massima attenzione.
Eppure, dopo lo scandalo della Fluorsid non riusciamo più a vendere i molluschi: il calo sfiora già il 90 per cento». Le discariche clandestine, secondo il Corpo forestale, sono quattro e vaste almeno 16 ettari.
Ma definire i confini della contaminazione è quasi impossibile.«Nelle campagne sono stati sotterrati fluorsilicati, fanghi acidi, amianto, oli, rifiuti di varia natura — si legge nelle carte delle indagini — Ed è stato accertato lo sversamento di sostanze ancor più velenose, come la criolite e il cloruro».
L’inquinamento qui era una precisa strategia per risparmiare. Il Gip che ha ordinato gli arresti, lo dice senza giri di parole: «Le scelte aziendali erano orientate a far prevalere il profitto a discapito dell’ambiente». E i nove indagati per il disastro ambientale se lo ripetevano come un monito, anche quando erano intercettati: «Qui se pensi all’ambiente non fai produzione».
E a furia di produrre si è provocato il disastro. Riccardo Carboni aveva le sue serre a due passi dalla montagna bianca di Terrasili, una zona in cui la Fluorsid ha accumulato decine di tonnellate di scarti di lavorazione.
«Col vento i campi e gli ortaggi sono ricoperti da questa sostanza luccicante. Le mie verdure finivano sul mercato con alcune foglie bruciate, i committenti non le hanno volute. Ora è tutto fermo». Salvatore Pireddu e il fratello Fedele continuano ad allevare e a mungere più di 900 pecore nei terreni accanto: «Le pecore sono malate ma il latte non è avvelenato».
(da “La Stampa”)
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Giugno 3rd, 2017 Riccardo Fucile
VATICANO: “DISASTRO PER L’UMANITA'”
“Sono stato eletto dai cittadini di Pittsburgh, non da quelli di Parigi”, aveva scandito giovedì Donald
Trump annunciando l’uscita degli Stati Uniti dall’accordo sul clima firmato nel 2015 nella capitale francese e usando la città della Pennsylvania come simbolo dell’America profonda che il 9 novembre lo ha voluto alla Casa Bianca. Ma poche ore più tardi è la stessa Pittsburgh a ribellarsi alla decisione del presidente degli Stati Uniti.
“Uscire dall’accordo di Parigi non solo è un male per l’economia ma indebolisce l’America — ha detto il sindaco Bill Peduto, promettendo “di seguire le linee guida dell’accordo per la nostra gente, la nostra economia e il nostro futuro”.
Una mini-rivolta che dà la stura alla protesta cui hanno aderito decine di città e Stati dalla East alla West Coast.
Alimentata anche dal segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres e appoggiata dal Vaticano e dalle associazioni di medici e scienziati statunitensi.
La conferenza dei sindaci americani, molti dei quali tra i 464 primi cittadini di tutto il mondo che nel dicembre del 2015 volarono a Parigi in sostegno dell’accordo, “sostiene con forza la necessità di affrontare i cambiamenti climatici e l’accordo di Parigi”, ha dichiarato il sindaco di Phoenix, Greg Stanton.
E subito dopo la dichiarazione di Trump, decine tra sindaci e governatori si sono dichiarati “pronti alla battaglia” contro “la folle azione” di Trump, come ha dichiarato il governatore della California, Jerry Brown.
Al suo fianco il governatore dello Stato di New York, Andrew Cuomo, che ha firmato oggi un ordine esecutivo per aderire alla New United States climate Alliance, una coalizione che unirà gli Stati che si impegnano a mantenere l’accordo.
Ad opporsi al presidente ci sono 61 sindaci, rappresentanti di circa 36 milioni di cittadini . Le amministrazioni di Los Angeles, New York, Boston e Chicago, spiegano in una lettera aperta che si “proseguirà per la nostra strada”, con una serie di “trasformazioni verso le energie rinnovabili e l’efficientamento energetico”.
I ribelli si impegnano a “comprare e creare domanda per auto e camion elettrici”, a “ridurre le emissioni” e a “creare una economia pulita”, per “difendere la giustizia ambientale”.
“Se il presidente ha intenzione di rompere le promesse fatte ai nostri alleati, consacrate dallo storico accordo di Parigi, noi invece costruiremo e rafforzeremo relazioni in tutto il mondo per proteggere il pianeta da devastanti rischi climatici”, si legge ancora nella lettera.
Reazioni estremamente allarmate sono arrivate anche dalle associazioni di medici, specialisti e scienziati americani: si è formato persino il nuovo consorzio “sulla salute e il clima”.
L’uscita Usa dall’accordo “aumenta decisamente le probabilità che gli sforzi globali degli altri paesi per ridurre le emissioni di monossido di carbonio non siano sufficienti ad evitare conseguenze catastrofiche per la salute umana”, ha affermato Jack Ende, presidente dell”American College of physician’.
L’APA, in una nota, ricorda inoltre che le malattie respiratorie, le minacce alla sicurezza alimentare, la diffusione di malattie portate dagli insetti nonchè i disastri naturali “colpiscono particolarmente gli anziani, i bambini e la popolazione più vulnerabile”.
“Se il cambio di clima non verrà invertito si perderanno decenni di miglioramenti medici per la salute”, ha aggiunto il direttore dell’Associazione sulle malattie polmonari, Harold Wimmer. “Il cambio del clima è già in corso, la salute umana sta peggiorando e le conseguenze saranno ancora più drammatiche senza l’accordo di Parigi”, ha messo in guardia il nuovo Consorzio Medico sulla Salute e il Clima, che include le associazoni Usa dei pediatri, degli allergologi e dei medici.
A incoraggiare la protesta intervengono anche le Nazioni Unite: “Il riscaldamento climatico è innegabile, ed è una delle minacce più grandi nel mondo attuale e per il futuro del nostro pianeta — è il monito del segretario generale Guterres — invito i governi di tutto il mondo a rimanere impegnati nell’attuazione dell’intesa e per quanto riguarda gli Usa sono convinto che gli Stati, le città , il mondo dell’industria e la società civile scommetteranno sull’economia verde, che è l’economia del futuro”.
Un giudizio negativo arriva anche dallo Stato del Vaticano: “Un disastro per l’umanità e per il pianeta”, è il giudizio di monsignor Marcelo Sanchez Sorondo, cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze.
Una “decisione terribile” vista l’importanza dell’America che potrebbe dare il cattivo esempio ad altre nazioni, sottolinea Sorondo secondo cui “quello che muove il presidente statunitense sono i gruppi petrolieri che lo hanno appoggiato nella campagna elettorale e che hanno influenza su di lui. Gruppi che già accusavano il Papa su questi temi e a cui non interessa il clima. Qui c’è una scelta che non è razionale, nel senso che non è scientifica e che viene fatta solo per interesse economico”.
“Il mondo è una casa comune, una dimora per tutti i membri della famiglia umana. Pertanto, nessuna persona, nazione o popolo può imporre in modo esclusivo la propria comprensione del pianeta”, ha ribadito il Vaticano nel messaggio inviato a tutti i musulmani in occasione del Ramadan e firmato dal cardinale Jean Louis Tauran e da monsignor Miguel Angel Ayuso Guixot, presidente e segretario del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso. Un messaggio che si ispira all’enciclica di Papa Francesco Laudato si in cui si ricorda che il Pontefice “attira l’attenzione sui danni causati all’ambiente, a noi stessi e ai nostri simili, dai nostri stili di vita e dalle nostre decisioni”.
Direttamente interessata dalla decisione è la Russia. In mattinata era stato Andrei Belusov a preparare il terreno: “E’ assolutamente evidente che senza la partecipazione degli Usa gli accordi di Parigi saranno inattuabili“, aveva detto il consigliere del Cremlino. Poco dopo è arrivato l’intervento di Vladimir Putin in persona: “L’accordo di Parigi è un buon documento, ma la Russia non l’ha ancora ratificato perchè sta aspettando che vengano sistemati alcuni dettagli tecnici”, ha detto il presidente russo parlando al forum economico di San Pietroburgo.
“Io adesso non vorrei giudicare il presidente Trump”, ha proseguito Putin, ma “secondo me poteva evitare di uscire dagli accordi perchè si tratta di un’intesa di massima e difatti avrebbe potuto cambiare gli obblighi degli Stati Uniti nel quadro degli accordi di Parigi”.
A neanche 24 ore dall’annuncio del presidente, l’amministrazione dirama una nota che corregge parzialmente il tiro: “L’America resta impegnata sul fronte dell’alleanza transatlantica e degli sforzi per proteggere l’ambiente“, è la rassicurazione — spiega la Casa Bianca — che Trump ha dato ad Angela Merkel, Emmanuel Macron, Theresa May e Justin Trudeau nei colloqui telefonici avuti dopo la decisione di ritirare gli Usa dall’accordo di Parigi. “I leader si sono detti d’accordo nel continuare il dialogo e nel rafforzare la cooperazione sulle questioni ambientali e su altri temi”, si legge nel comunicato.
Anche il segretario di Stato, Rex Tillerson, cerca di minimizzare il clamoroso strappo del presidente americano spiegando che Washington non interromperà gli sforzi per ridurre i gas serra. “Gli Stati Uniti hanno uno straordinario record in materia di riduzione di emissioni, è qualcosa di cui possiamo essere orgogliosi e che abbiamo fatto in assenza dell’accordo di Parigi”, ha detto Tillerson che fino all’ultimo ha cercato di convincere Trump a non uscire dall’accordo.
(da “la Repubblica”)
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