Dicembre 21st, 2013 Riccardo Fucile
DUE SCUDERIE UFFICIALI IN LITE PERENNE E TROPPI CAVALLI DA SOMA DOPATI… NECESSITA ROTTAMARE GLI AF-FONDATORI (FRATELLI, SORELLE E CONGIUNTI COMPRESI) E INIZIARE UN NUOVO CICLO CON IDEE NUOVE E FANTINI CHE SAPPIANO STARE IN SELLA
Da giorni il potenziale elettore della “destra che non c’e'” legge resoconti alienanti sul cammino della sedicente “destra italiana” verso una presunta unificazione delle varie “anime” che la compongono.
Con una caratteristica: che se un tempo i congressi di area finivano a seggiolate, ma perlomeno ciò aveva come motivazione le divisioni sulle idee, sui valori di riferimento, sui ceti sociali cui ci si intendeva rivolgere, i messaggio da trasmettere, il fascino del confronto culturale, oggi si viene quasi alle mani per un patrimonio.
Non di idee, sia chiaro, ma di vile denaro, quello della Fondazione An.
E dobbiamo leggere, noi, non oso dire ideologicamente impostati, ma almeno culturalmente sobri, di un raggruppamento del 2% che scippa il simbolo di An ad un altro dell’1,3%.
Per usarlo? No, perchè non lo utilizzino gli altri.
Ci tocca ascoltare una sacerdotessa con le stigmate da fotoshop che agita il tricolore ma che avrebbe fatto volentieri un ticket con un clandestino come Tosi, profugo dalla Padania.
La stessa che invoca le primarie non rendendosi neanche conto che vi sarebbero meno votanti che clienti al mercato della Garbatella o a quello di Porta Portese.
Qualcuno oggi scrive “passano i giorni, le ore e la frattura, nel mondo ex An, è sempre più forte. Forse irrimediabile e non più ricomponibile”: ma magari fosse vero, magari si rendessero conto che il problema sono loro, la loro mancanza di credibilità .
Perchè si dovrebbe ricostruire An, portandola in processione come nelle feste di Paese?
Per dare spazio al cognato di Rampelli o a quello della Meloni?
Per dare credibilità a un partitino di otto deputati, già spaccato a metà ?
Per concorrere a far incassare a qualcuno i rimborsi elettorali?
Per garantire uno stipendio ai tre già designati capilista Alemanno, Scurria e Fidanza?
Perbacco che cavali di razza, che scuderia di prim’ordine, che parentopoli passata e futura “unita nella lotta”.
E qualcuno pensa che vi sia una “base militonta” disposta a remare per non farli schiantare contro lo scoglio del 4%?
E quale sarebbe, se vi fosse, il progetto politico che starebbe alla base dell’operazione? Quello di portare in dote al Cavaliere disarcionato un 3% totale che gli permetta di sollevarsi dalla polvere della pista?
Dov’è l’ambizione di costruire dalla base una nuova destra moderna ed europea?
Dov’è la radice culturale di una destra della legalità e del senso delo Stato, dell’etica e della solidarietà sociale?
Dove sono il ricambio generazionale e il passo indietro promesso?
Allora si abbia il coraggio di prendere atto che è si chiuso un ciclo e che un altro se ne deve aprire, con programmi nuovi e con una nuova classe dirigente che non potrà nascere finchè si continuerà nei giochi correntizi da basso impero.
Ma ci rendiamo conto che questi hanno dissipato un 12-15% di consensi in pochi anni?
Che non hanno saputo interpretare i cambiamenti del Paese, l’evoluzione della società civile, i bisogni degli Italiani, la rabbia dei giovani?
Che sono diventati ministri, sindaci, presidenti di regione e non hanno cambiato di una virgola il destino della destra italiana? Anzi l’hanno spesso pure sputtanata, imbarcando parenti e serpenti, per finire spesso cacciati per aver malgovernato?
In tutta coscienza, affidereste mai il futuro della destra italiana a costoro?
Vogliono rendere un servizio al nostro mondo politico?
Facciano un passo indietro tutti e da subito, si sciolgano, trascorrano un periodo di tempo all’estero a studiare le moderne destre europee, frequentino i mercati, ascoltino le esigenze del popolo italiano, non bussino alle porte dei potenti ma a quelle della povera gente che stenta a sopravvivere.
Lo facciano con l’umiltà di chi deve imparare, non con l’arroganza di chi ha avuto una chance e l’ha buttata via.
E si affidi la costruzione di un nuovo movimento a una nuova generazione, a una nuova classe dirigente, a un nuovo leader che emergerà naturalmente.
Un partito che tagli con il passato, una struttura politica centrale con una miriade di associazioni intorno che, penetrando nel tessuto sociale e culturale del Paese, garantiscano e selezionino i cervelli migliori da inserire gradualmente nelle strutture del nuovo partito.
Con due primi atti liberatori: rinunciare al patrimonio di An e devolverlo a strutture sociali, respingere con fermezza ogni contributo o alleanza con il Cavaliere.
Altro che Grillo, sarebbe il segnale che è nata una destra vera che non scende a compromessi e che non è pilotata da guru con libero accesso alle ambasciate straniere.
Una destra movimentista che recuperi quello che è suo, dalla difesa dei ceti più deboli alla tutela ambientale, dalla lotta spietata alla mafia ai diritti civili, dal lavoro per i giovani alla tutela delle donne.
Una destra composta da militanti che non abbiano paura di sporcarsi le scarpe di fango e di salire le scale delle case popolari, non quelle dei Palazzi del potere.
Una destra che rottami tutte le auto blu d’Italia, una destra che nasca con l’orgoglio di saper fare opposizione, non come i mendicanti da blandire con una monetina.
Una destra che rivendichi la giustizia sociale in Italia e non abbia paura di conquistare voti anche a sinistra.
Di fronte a cambiamenti epocali, occorre una classe politica che legga, che studi, che sappia ascoltare, che sappia trasmettere passione, che buchi il video, che colori le piazze, che invada il web.
Basta con il museo delle cere e gli apologeti del cerone.
La destra ritorni a sognare e a trasmettere emozioni.
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Dicembre 19th, 2013 Riccardo Fucile
ASSEMBLEA FONDAZIONE AN: LA MELONI FINTA ROTTAMATRICE E AMANTE DEL VINTAGE… FRATELLI D’ITALIA BENEFICIERA’ DEI SOLDI DEL FINANZIAMENTO PUBBLICO
“Comunisti!”è solo uno dei tanti epiteti sentiti sabato scorso all’hotel Ergife di Roma nel corso della prima
assemblea degli iscritti della Fondazione Alleanza Nazionale.
In un clima rissoso, tra “te ne vai o no”, fischi, cori inclementi e una conta disordinata dei cartellini consegnati da 290 iscritti su 680 degli aventi diritto, alla fine i votanti hanno assegnato la titolarità del simbolo a Fratelli d’Italia.
A cinque giorni dal voto sul sito www.alleanzanazionale.it non compare l’elenco dei votanti ma soltanto il link della mozione presentata da La Russa, Meloni, Alemanno, Urso e altri con la quale si autorizza il movimento Fratelli d’Italia ad usare in parte o integralmente il simbolo di An per un anno, giusto in tempo per le consultazioni europee del 2014 ed eventualmente quelle italiane, in caso di elezioni anticipate.
Altero Matteoli, ex An rimasto nella nuova Forza Italia, parla chiaramente di un voto non legittimo e annuncia un “inevitabile contenzioso” mentre Francesco Storace, che ha occupato un edificio romano dell’eredità Colleoni per la sede del suo movimento La Destra, ha dichiarato che “290 voti sono un po’ pochi per scippare un simbolo e non servono nemmeno per andare in Europa”.
La votazione ha approvato la mozione che, oltre al simbolo, farà confluire nelle casse del partito di La Russa e Giorgia Meloni i soldi del finanziamento pubblico che potrebbero incassare.
Se vorranno tenere quel tesoro o riporlo nella fondazione si vedrà .
Intanto la maggioranza nel cda (di Fratelli d’Italia) non ha ritenuto opportuno chiedere a chi la presiede, l’ex senatore Franco Mugnai, di rassegnare le dimissioni sebbene sia il principale indagato dalla procura di Roma come presidente di quel comitato di gestione che avrebbe dovuto conservare il patrimonio della disciolta An e che, secondo la denunciante Rita Marino vice presidente del comitato e già segretaria di Gianfranco Fini, sarebbe stato depauperato.
I sospetti sono su 28 milioni di euro e pochi giorni fa il pm Pisani è stato duramente invitato dal giudice per le indagini preliminari Fattori a riaprire il caso e ad approfondire le indagini sulle movimentazioni bancarie sospette secondo l’informativa della Guardia di finanza di cui abbiamo già scritto.
Visto che sul sito della fondazione non compare un verbale dell’assemblea di sabato scorso non è dato sapere se lo stesso Mugnai ha presentato i bilanci o rendiconti della gestione del centinaio di immobili frutto di donazioni e del lavoro volontario degli iscritti, oltre ai 55 milioni di euro di rimborsi elettorali che costituivano l’eredità di An.
Tutto questo mentre fuori dai palazzi cresce lo sdegno della popolazione per quei 2 miliardi di euro del contributo pubblico confluito nelle casse dei partiti della Seconda Repubblica nonostante un referendum che nel 1993 lo avesse abolito.
Fu ripristinato grazie a leggi sulle quali la Corte dei Conti ha di recente sollevato la legittimità costituzionale, leggi ovviamente appoggiate anche dagli eredi di Almirante.
Nulla di tutto ciò smuove i 15 membri del cda della fondazione An arroccati nel loro castello, divisi in fazioni in una dinasty che ci regala una puntata al giorno.
La maggioranza nel cda è dei membri di Fratelli d’Italia da quando, pochi giorni prima dell’assemblea, è arrivata provvidenzialmente anche Giorgia Meloni, la rottamatrice di destra ma evidentemente amante del vintage.
Ha perso una grande occasione per dire che intanto sarebbe bello restituire ai vecchi iscritti di An le quote delle tessere stracciate nel 2009 quando An confluì nel Pdl, magari qualche sede di partito costruita con i loro soldi, oltre a quei 55 milioni di euro di rimborsi elettorali (28 dei quali con l’alone del sospetto alimentato dall’inchiesta della magistratura).
Una proposta così, se realizzata, avrebbe potuto moltiplicare i Fratelli d’Italia fermi a quel risicato 1,9 per cento dell’ultima elezione.
Sabrina Giannini
(da Report.time – il Corriere della Sera”)
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Dicembre 14th, 2013 Riccardo Fucile
EX AN, RISSA SFIORATA ALL’ASSEMBLEA A ROMA, IL SIMBOLO SE LO PRENDE FRATELLI D’ITALIA… DANIELE TOTO ATTACCA: “SIAMO UOMINI LIBERI, NON CI SIAMO FATTI COMPRARE, FIGURIAMOCI SE CI FACCIAMO DARE ULTIMATUM”…”AD OGNI NUOVA FINE CORRISPONDE UN NUOVO INIZIO: MERITIAMO UNA DESTRA LONTANA DALL’ARROGANZA E DALLE POLTRONE”
Rissa sfiorata all’assemblea degli ex An a Roma, riuniti all’hotel Ergife per la riunione dei soci della
Fondazione Alleanza nazionale.
Molti in platea non sono più parlamentari, ma sono membri della fondazione (come i finiani Lamorte e Digilio), altri sono tornati in Parlamento con schieramenti diversi. Gasparri e Matteoli in Forza Italia, Andrea Augello è nel Nuovo centrodestra, mentre da poco è entrata nel Cda della Fondazione la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni. E’ proprio la mozione presentata da Meloni, La Russa e Alemanno a surriscaldare il clima: il partito dei Fratelli d’Italia ha ottenuto la possibilità di utilizzare il simbolo di An alle elezioni europee del 2014, con 290 voti favorevoli.
“Una roba senza vergogna”, afferma Francesco Storace (La Destra), ”.
Maurizio Gasparri prima si sfoga su twitter: “Finale indecoroso all’assemblea fondazione An accenni di rissa in sala votazioni non possibili in condizioni legali e corrette”. Poi in una nota congiunta con Altero Matteoli dichiara: “Le modalità confuse con cui si è conclusa l’assemblea e la decisione presa, molto opinabile sia per il contenuto che per la forma, appare non
legittima anche sotto il profilo numerico, essendo stata presa da meno di un terzo degli aderenti alla fondazione”.
Da qui l’annuncio di un “inevitabile contenzioso” da parte del senatore di Forza Italia che contesta anche il fatto che abbiano votato solo 292 persone sui circa 695 persone che hanno rinnovato l’iscrizione.
Ignazio La Russa ricorda a tutti coloro che non hanno partecipato alla votazione o che erano comunque contrari a questo tipo di percorso (area Fli, Poli Bortone, lo stesso Storace) che “hanno una settimana di tempo per riflettere e valutare se aderire ad un percorso costituente da inquadrare in una segreteria generale del congresso che si dovrebbe tenere a inizio 2014″.
Ma le parole più dure su quanto avvenuto oggi sono del coordinatore nazionale di Futuro e Libertà , il leader emergente Daniele Toto: “Rifare An partendo dal simbolo è stato reso impossibile dai giannizzeri di Berlusconi e dalla meschinità dei protagonisti. Noi siamo uomini liberi, non ci siamo fatti comprare, figuriamoci se ci facciamo dare ultimatum. Ad ogni nuova fine corrisponde un nuovo inizio: meritiamo una nuova destra lontana dall’arroganza e dalle poltrone”.
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Dicembre 14th, 2013 Riccardo Fucile
SOSPETTI SUL TESORETTO, IL GIUDICE RILANCIA L’INCHIESTA: IL PRESIDENTE INDAGATO DOVRA’ PRESENTARE I BILANCI… L’ACCORDO MELONI-LA RUSSA-ALEMANNO PER L’ESPROPRIO DEL SIMBOLO RISCHIA DI RIVELARSI UN BOOMERANG
Il giudice per le indagini preliminari Anna Maria Fattori ha rovinato la festa agli eredi dell’Msi riuniscono
all’Hotel Ergife di Roma in occasione della prima assemblea della Fondazione Alleanza Nazionale, creata ad hoc per gestire il consistente patrimonio immobiliare costituito da un centinaio di immobili e da 55 milioni di rimborsi elettorali, ventotto dei quali potrebbero essere stati sottratti illecitamente dal patrimonio di An dal comitato di gestione che aveva il compito di preservarlo.
Il gip ha infatti respinto la richiesta di archiviazione del pubblico ministero Pisani invitandolo a “svolgere ulteriori indagini per il completo accertamento dei fatti” facendo riferimento all’informativa della Guardia di Finanza del 28 febbraio 2013 nella quale si evidenziavano numerosi bonifici a favore di privati e imprese dei quali non avevano indicato il nominativo per un importo complessivo di 9 milioni di euro, oltre all’emissione di “assegni circolari per un importo di 3.897.128 milioni di euro, di bonifici ricevuti dalla Camera dei Deputati per rimborsi elettorali pari a 16.364.736 euro e dal partito Pdl (quattro bonifici di cui due con causale “bonifico dall’estero”) per un importo di 28.568,247 euro”
Pisani ignorò anche la richiesta della Guardia di Finanza di procedere a ulteriori accertamenti bancari sui conti correnti gestiti dalla Fondazione An presieduta dall’ex senatore di An Franco Mugnai, che nella comunicazione agli invitati all’assemblea odierna scrive: «Avremo gli occhi di tutti puntati addosso e laddove il dibattito dovesse degenerare in una o più scomposte risse verbali avremo fatto ad An il peggiore dei servizi».
Gli occhi della Guardia di Finanza senza dubbio, soprattutto sul suo operato in qualità di presidente di quel comitato di gestione che avrebbe dovuto conservare il patrimonio della disciolta An che, secondo la denunciante Rita Marino, vice presidente del comitato e già segretaria di Gianfranco Fini, sarebbe stato depauperato.
Deve essere stato insignificante per il pm Pisani che i 55 milioni derivassero principalmente dai rimborsi elettorali.
In sintonia con lui il collega del civile, Remo Scerrato, il quale afferma nella sentenza di sole due settimane fa che “i rimborsi elettorali una volta incamerati potessero mutare destinazione, essere ceduti a terzi, cartolarizzati, destinati a costituire un ente diverso da un partito” (in linea con la scelta del prefetto di Roma Pecoraro che riconobbe la Fondazione che inghiottiva quattrini pubblici, sapendo meglio di chiunque altro che i controlli sui bilanci delle fondazioni sono formali).
Antonio Buonfiglio e Enzo Raisi, finiani passati successivamente a “Fare Italia”, non si danno per vinti e annunciano l’impugnazione della sentenza di Scerrato convinti della nullità delle determinazioni del congresso con cui fu sciolta An con successivo trasferimento del patrimonio alla fondazione.
Oggi è evidente che due magistrati hanno opinioni contrastanti sull’utilizzo di quel tesoro.
Tramite la nascita della fondazione gli immobili e i finanziamenti pubblici erano passati nelle mani degli ex di An rimasti nel Pdl dopo l’allontanamento dei finiani (12 su 14 siedono nel cda, oltre a Franco Mugnai anche Gianni Alemanno, Ignazio La Russa, Altero Matteoli e Maurizio Gasparri).
Se non si fosse messo di traverso il gip Fattori oggi avrebbero potuto festeggiare il pieno possesso dell’eredità Colleoni, delle quote dei tesserati e soprattutto dei 55 milioni di euro dei rimborsi elettorali
(da “il Corriere della Sera”)
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Dicembre 14th, 2013 Riccardo Fucile
CON 290 VOTI A FAVORE L’ORGANISMO DELLA FONDAZIONE “EREDE” DI AN HA APPROVATO UNA MOZIONE PRESENTATA DA MELONI, LA RUSSA E ALEMANNO… L’IRA DI STORACE: “UNO SCIPPO”… GASPARRI E MATTEOLI ANNUNCIANO RICORSI LEGALI
Il partito dei Fratelli d’Italia ha ottenuto la possibilità di utilizzare il simbolo di An per il 2014 nelle elezioni europee.
L’assemblea della Fondazione di Alleanza Nazionale ha infatti approvato con 290 sì la mozione di Meloni-La Russa-Alemanno per l’utilizzo del simbolo nel logo di Fratelli d’Italia.
La decisione ha scatenato la dura reazione di Francesco Storace e Maurizio Gasparri. “290 voti sono un po’ pochini per scippare un simbolo. E non servono nemmeno per andare in Europa. Dall’assemblea di ‘An’ roba senza vergogna”, afferma l’ex presidente della Regione Lazio.
L’esponente di Forza Italia, in sintonia con Altero Matteoli, minaccia invece azioni legali in quanto il tema della votazione non è considerato legittimo.
“Come previsto l’assemblea della Fondazione An ha registrato una notevole confusione e un’evidente violazione di regole statutarie”, affermano in una nota Gasparri e Matteoli.
“Alla fine – sottolineano – su oltre mille iscritti alla Fondazione, hanno rinnovato l’adesione in 695. La mozione approvata ha ottenuto 290 voti, proponendo l’uso parziale e provvisorio del simbolo An da attribuire ai Fratelli d’Italia. Il numero degli aventi diritto, 695, ma che non hanno partecipato al voto ritenendo inammissibile la mozione sull’uso del simbolo è stato quindi superiore a 400”.
L’ipotesi di rimettere in funzione il simbolo di An era caldeggiata da molti, ma sotto forme diverse: Ignazio La Russa, Gianni Alemanno, il Movimento per An di Poli Bortone, Roberto Menia e altri.
Ma ognuno con un’idea diversa di come attuare questa prospettiva.
Nella visione dell’ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che con Fdi ha dato vita all’Officina per l’Italia, non sarebbe solo il simbolo a dover rivivere politicamente ma la cosa in sè, il partito come organizzazione, struttura, militanti.
A complicare il quadro, la diaspora degli ex An.
Molti non sono più parlamentari, ma sono rappresentati nella fondazione (come i finiani Lamorte e Digilio), altri che sono tornati in Parlamento militano in formazioni diverse: Gasparri e Matteoli in Fi, ma Andrea Augello ha scelto il Nuovo centrodestra. Sullo sfondo, il rovello sulla possibilità di far leva sulle risorse della Fondazione, cosa ardua perchè i 55 milioni di euro di rimborsi elettorali e il patrimonio di 70 immobili in tutta Italia sono comunque vincolati anche a causa delle vertenze giudiziarie in corso.
(da “Huffingtonpost“)
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Dicembre 2nd, 2013 Riccardo Fucile
NO DEL GIP ALL’ARCHIVIAZIONE DELLE ACCUSE DELLA SEGRETARIA DI FINI: “APPROFONDIRE I GIRI DI DENARO PER MILIONI DELLA FONDAZIONE”
Decine e decine di milioni di euro di Alleanza nazionale, il giudice «obbliga» al magistrato romano di indagare.
Niente archiviazione dunque sulla gestione del patrimonio dell’ex partito di centrodestra. Anzi.
Il gip Anna Maria Fattori in sette pagine scrive nero su bianco, il 21 novembre scorso, che il pubblico ministero deve effettuare ulteriori indagini sulla destinazione delle risorse del Partito confluito nel Pdl.
Si tratta sia di denaro «liquido», 50 milioni, sia di immobili di pari valore. Quindi, 100 milioni di euro.
Per questa gestione è finito sotto inchiesta Franco Mugnai, che recentemente ha diffidato Francesco Storace dall’usare il simbolo di An.
Oltre a lui erano stati denunciati da Rita Marino anche Maurizio Leo, Francesco Biava, Roberto Petri e Pierfrancesco Gamba, quali componenti del Comitato dei Garanti, e Antonio Giordano, vicepresidente del Comitato di Gestione nominato dallo stesso Comitato dei Garanti il 28 ottobre 2010.
L’accusa di Marino: non aver conservato il patrimonio del disciolto partito An ma averlo depauperato.
Dopo una serie di indagini, però, la procura di Roma ha chiesto l’archiviazione del procedimento penale e quindi della posizione di Mugnai.
Uno stop è invece arrivato dieci giorni fa dal gip, che ha sciolto la riserva disponendo al sostituto procuratore numerose indagini.
«Appare evidente che la richiesta di archiviazione non possa essere accolta dovendo essere svolte ulteriori indagini per il completo accertamento dei fatti – scrive il gip – anche ulteriori e diversi da quelli iscritti e segnatamente in ordine alla causale dei pagamenti effettuati attraverso strumenti bancari dai comitati del disciolto partito Alleanza nazionale nel periodo successivo al suo scioglimento. I destinatari di detti pagamenti (sui cui conti bancari di cui abbiano comunque la disponibilità anche per interposta persona o ente, anche esteri, dovranno effettuarsi ulteriori attività di indagine a riscontro del percepito). Alla disponibilità di conti esteri del disciolto paritito An anche per interposta persona; sui soggetti delegati a operare su detti conti; sulla conformità delle operazioni ai deliberati assembleari; sull’individuzione di fonti di prova documentali e dichiarative sui rapporti tra gli indagati e i soggetti destinatari dei pagamenti o comunque beneficiari di atti dispositivi del patrimonio mobiliare o immobiliare del disciolto partito di An».
Insomma, il giudice per le indagini preliminari romano ha ordinato dieci giorni fa di compiere ulteriori indagini a 360 gradi. Anche sulla base di quanto avevano nei mesi scorsi evidenziato le indagini della Guardia di Finanza.
Le Fiamme Gialle, infatti, avevano consegnato al pm informative nelle quali si faceva presente la necessità di portare avanti altri accertamenti bancari.
Il 30 luglio 2012 gli investigatori hanno riferito al pm la necessità di compiere indagini su istituti bancari dislocati su tutto il territorio nazionale. Non solo.
La Finanza ha inoltre depositato un’altra informativa, era il 28 febbraio 2013, nella quale evidenziava «numerosi bonifici non solo a favore della omonima Fondazione, ma anche a favore del partito politico “Il Popolo della Libertà ” per l’importo di 8.537.187,10 euro, a favore di privati o imprese dei quali gli istituti bancari non avevano indicato il nominativo per importo complessivo di oltre 9 milioni di euro, nonchè di emissione di assegni circolari per un importo di 3.897.128,90 euro, di ricevuti bonifici dalla Camera dei ceputati per rimborsi elettorali pari a 16.364.736,69 euro e dal partito politico Popolo della Libertà (quattro bonifici di cui due con causale “bonifico dall’estero”) per un importo pari a 28.568.247,89 euro»
Il gip ha dunque chiesto una serie di indagini mirate a svelare la verità sul patrimonio di Alleanza nazionale, soprattutto attraverso esami bancari in Italia e all’estero e ha in sostanza smontato quanto sostenuto dal magistrato romano.
Secondo il pubblico ministero, infatti, «sulla base delle indagini esperite allo stato non sono emersi elementi per ritenere sussistenti singole ipotesi di appropriazioni indebite di somme di denaro da parte dei membri del Comitato dei Garanti, la sui condotta rappresenta allo stato mero illecito di natura civile per non essersi limitati a una mera attività di conservazione finalizzata alla liquidazione del disciolto partito».
Neanche un po’ secondo il giudice per le indagini preliminari.
Tanto che nell’ordinanza del 21 novrembre scorso scrive: «Siffatto argomentare non può essere condiviso anche in quanto fondato su risultati di indagini incomplete e che, di contro, come segnalato dalla polizia giudiziaria» che lo scorso febbraio richiedeva ulteriori approfondimenti investigativi. Che non sarebbero stati effettuati, tanto da portare il gip a sciogliere la riserva dopo due settimane dall’udienza e disporre alla procura accertamenti più approfonditi.
A supporto di questa richiesta, anche il fatto che il giudice prende in esame anche la relazione degli ispettori nominati dal presidente del Tribunale di Roma del gennaio del 2012, nella quale «evidenziano come i Comitati transitori non solo non avevano proceduto alla liquidazione del patrimonio del partito di Allenanza nazionale ma ne avevano depauperato il patrimonio per un importo di 26 milioni di euro».
Nelle sette pagine, il gip va anche oltre, sottolineando come «giova evidenziare come in detto provvedimento non solo si rileva come le attività del Comitato di Gestione e quello dei Garanti siano state oggettivamente non liquidatorie, ma come il trasferimento dalla Fondazione dei contributi elettorali oltre che determinare la perdita di garanzia prevista dal comma 6 dell’articolo 1 della legge 157/’99 per i debiti assunti dal partito in campagna elettorale potrebbe ledere le legittime aspettative dei soggetti nei cui confronti venga accertata la legittimità di quelle somme».
La procura di Roma, adesso, ha a disposizione, per compiere le indagini richieste dal giudice, sei mesi di tempo prima di depositare le sue ulteriori conclusioni di indagine.
Augusto Parboni
(da “il Tempo”)
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Novembre 29th, 2013 Riccardo Fucile
IL GIOVANE LEADER EMERGENTE DEGLI EX AN ALL’ATTACCO: “I MILITANTI DI DESTRA CI HANNO RICORDATO CHE CI SONO VALORI DA CUI NON SI PUO’ PRESCINDERE”… “MANIFESTARE IN PIAZZA NEI MODI POSTI DA BERLUSCONI VA OLTRE LA DECENZA”…”NON SONO UN ROTTAMATORE, NON CONTA L’ETA MA LO SPESSORE DELLE IDEE: PER CHI NE HA”
Diciamo la verità , il comunicato a nome degli ex An in cui la portavoce Poli Bortone ha affermato che “come movimento per Alleanza Nazionale anche noi saremo a Roma per manifestare il nostro affetto, la nostra adesione e vicinanza al presidente Berlusconi” è sembrato un brutto autogol…
Credo che manifestare avverso una sentenza definitiva nei modi e nei termini posti da Berlusconi sia al limite dell’eversione e oltre la decenza. Inoltre il profilo di un parlamentare, capo di un partito, dovrebbe implicare rispetto assoluto per le istituzioni ed il loro funzionamento. Ritengo che le reazioni negative dei nostri simpatizzanti sulla dichiarazione siano state corrette.
Mercoledi avete riunito a Roma lo stato maggiore di Futuro e Libertà : che posizione è emersa in merito a quella dichiarazione?
La posizione di critica nei confronti della manifestazione è emersa dalle dichiarazioni del sottoscritto e di altri del partito attraverso twitter, con un evidente distinguo rispetto alla dichiarazione in oggetto
Storace ha sostenuto che “nessuno puo’ chiederci di comportarci come degli Alfano qualsiasi. In questa operazione solo i ciechi non vedono la brutalita’ di un’operazione politica da parte della sinistra”. Insomma gli ex An sempre berlusconi dipendenti? Legalità e rispetto delle decisioni della magistratura un optional?
Non toccherebbe certo a me ricordare come la legalità dovrebbe essere un valore inderogabile proprio della destra. Che non si può barattare con nulla. La decadenza di Berlusconi è prevista da una norma di legge. Il Senato non poteva che prenderne atto e così ha fatto. Il resto è noia.
Sui social network le posizioni della Poli Bortone sono state oggetto di pesanti critiche da parte della base elettorale potenziale di una “nuova destra”…
I nostri simpatizzanti non sono stati anestetizzati dalla gestione del potere e ci hanno ricordato come ci siano delle posizioni da cui non si può prescindere.
Tutti auspicavano un ricambio generazionale nella nuova Costituente, magari la scelta di un quarantenne e di un volto nuovo come portavoce e invece…
La fase costituente inizierà in primavera con un momento aggregativo formale, non con una semplice firma congiunta. Allora ci sarà spazio per un momento di confronto e non potrà non tenersi conto che gli altri partiti hanno operato un ricambio generazionale.
Lei è uno dei pochi che sta portando avanti iniziative di aggregazione concrete: è nato un “rottamatore” anche nell’area politica di destra?
Io non mi considero un rottamatore. Non ritengo, inoltre, il ricambio fine a sè stesso positivo a prescindere. L’età non incide sullo spessore delle idee. Per chi ne ha, contano quelle.
(a cura del ns. direttore)
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Novembre 11th, 2013 Riccardo Fucile
SOLDI, CASE E PROPRIETà€ DIETRO LA LOTTA PER IL SIMBOLO
Sventolano di nuovo, le bandiere di Alleanza nazionale. 
E coprono per un giorno le faide tra i colonnelli e le mille schegge di una galassia annientata dal berlusconismo. Partitini dello zerovirgola, rancori da record. Eppure, dietro la polvere e i veleni si intravede una cassaforte.
Cinquantacinque milioni cash e un patrimonio di settanta immobili, stimato da alcuni in 170 milioni. Vince chi trova la combinazione.
È il paradosso degli eredi di via della Scrofa. Con la Fondazione An gestiscono una fortuna di almeno 110 milioni di euro — secondo altre stime addirittura 230 milioni — ma nessuno da solo può spenderla. Duellano per il controllo del cda, ma sono rimasti senza contenitore politico.
Diciassette anni fa raccoglievano il 15,75% alle Politiche, oggi sono ridotti a inseguire la chimera del 4% alle Europee. Magari per disperazione, ma finalmente qualcosa si muove.
Il patrimonio, innanzitutto. Quando si decretò lo scioglimento di Alleanza nazionale, i gioielli di famiglia confluirono alla fine nella Fondazione. Soldi, tantissimi. E immobili di pregio che neanche alla Lotteria di Capodanno.
C’è la storica sede di via della Scrofa — a due passi da Montecitorio — quella di viaSommacampagna e via Livorno, lo stabile milanese di via Mancini. E ancora, l’immobile romano di via Paisiello, cuore pulsante dei Parioli, occupato di recente dal Giornale d’Italia della Destra di Storace.
La Fondazione è presieduta dall’ex senatore Franco Mugnai, che elenca: «C’è il Secolo d’Italia. Poi gli immobili, stimati qualche anno fa dai periti in quaranta milioni. Forse valgono una cinquantina. Circa cinquanta milioni di liquidità . E poi ci sono idieci milioni dell’Associazione ».
Già , l’associazione Alleanza nazionale, primo step per traghettare il partito nel cimitero delle forze politiche.
Ha a disposizione dieci milioni di euro, ma su di essa pende una causa civile — intentata da Antonio Buonfiglio ed Enzo Raisi — per stabilire la validità dell’ultimo congresso che ha deliberato lo scioglimento di An. Il Tribunale, nel frattempo, ha nominato i commissari liquidatori per gestire quei dieci milioni.
La partita ruota attorno al cash. Ma il terreno è politico. Conta soprattutto il simbolo, riposto in cantina a causa di un predellino.
Se lo contendono un po’ tutti, eredi legittimi e qualche parente alla lontana. Se lo contendono, ma non tutti vogliono scongelarlo. Ignazio La Russa, ad esempio, è scettico assai: «La decisione spetta ai mille soci della Fondazione. Fratelli d’Italia, comunque, è la prosecuzione di An. Io lascerei il simbolo di An alla storia e andrei avanti».
Contrarissima a riesumare il logo nato dal travaglio di Fiuggi èanche Giorgia Meloni, che non intende ospitare la prima linea dei colonnelli. Solo Gianni Alemanno ha trovato posto nel suo contenitore. Gli altri, che in pensione non ci vogliono andare, si sono organizzati.
Sabato scorso Francesco Storace (Destra) e Buonfiglio, Adriana Poli Bortone (Io Sud), Roberto Menia (Fli) e Luca Romagnoli (Fiamma tricolore) lanciano il Movimento per Alleanza nazionale.
Sostiene il leader della Destra: «Le risorse? Non voglio avvicinarmi a una materia che credo porterà qualche problema. A noi basta il simbolo. Ne ha diritto una comunità ». Storace invita anche Meloni: «Non mi vuole? Se ci sono pregiudizi verso di me, allora c’è un problema».
Ma quanto vale, questo benedetto simbolo? Secondo molti almeno l’1,5%. Addirittura il 5%, sognano i più ottimisti.
Poco importa, secondo Maurizio Gasparri: «Non aderirei alla rifondazione di An. E vedo gente che pochi mesi fa sventolava la bandiera di destra accanto a Monti. Oggi vogliono fare tutti la destra,appassionatamente…».
Il consiglio di amministrazione della Fondazione An ha in mano il timone.
È composto da quattordici membri (a breve diventeranno quindici) fra i quali La Russa e Gasparri, Alemanno e Matteoli. C’è anche il finiano Donato Lamorte, decano missino. Ed Egidio Digilio, avvistato al convegno romano di Storace e Menia.
Di recente hanno destinato un milione di euro all’anno — gli interessi dei beni — a progetti di destra.
Ma il cda resta un risiko. Veti incrociati, un forte asse tra la Russa e Alemanno, maggioranze variabili. Nessuna, comunque, favorevole a scongelare il simbolo. «Non possono bloccarlo », giura Buonfiglio. Si vedrà .
Anche perchè le anime della destra potrebbero raggiungere un’intesa per dividere immobili e cash. Una soluzione che però non convince Gasparri: «Il partito non esiste più, per me i beni vanno restituiti allo Stato. O destinati alle vittime degli anni di piombo, intitolati ai fratelli Mattei».
Gianfranco Fini, ufficialmente, resta alla finestra. Presenta il suo libro in giro per l’Italia, si dedica alla Fondazione Liberadestra.
Non scommette sulla riunificazione, ma non la ostacola. E infatti i suoi fedelissimi sono della partita. Uno è Daniele Toto, coordinatore di Fli: «Pensoche sia utile ridare fiato a una destra moderna ed europea. Ci devono entrare tutti. E serve un cambio generazionale».
E Roberto Menia ricorda: «Fui l’unico a votare contro lo scioglimento di An. Sembravo un pazzo visionario. Per punirmi, al congresso del Pdl mi fecero parlare a mezzanotte… Una diaspora spaventosa ci ha ridotto in pulviscolo, rimettiamo insieme i cocci».
Difficile basti solo un simbolo.
Tommaso Ciriaco
(da “La Repubblica“)
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Novembre 9th, 2013 Riccardo Fucile
MA ALTRI PIRATI SI CONTENDONO IL MALLOPPO: SARA’ BATTAGLIA ALL’ULTIMO DOBLONE
“Oggi si riaccende la nostra Fiamma Antica. Il Senso della Nazione e la Nostalgia dell’Avvenire. Forza, Rispetto, Tradizione. Nazione e Stato!”. Roberto Menia (triestino, ex Msi-An, con Fini contro Berlusconi, oggi coordinatore di Fli o, meglio, di quel che ne resta) ci mette la retorica.
E già qui la platea seduta nella sala dell’Hotel Parco dei Principi di Roma ‘chiamata a coorte’ per celebrare la “Rinascita di An” si fa commuovere.
Ma ancora non è niente.
Siamo solo al terzo intervento in un ‘catino’ che sarà pure la sala convegni di un hotel di lusso dei Parioli, quartiere ‘fascio’ per tradizione della Capitale, ma già ribolle di passione per la ‘Cosa Nera’.
Prima hanno parlato Domenico Nania, ex parlamentare e intellettuale, poi Luca Romagnoli a nome della Fiamma Tricolore, ma anche Oreste Tofani e Roberto Buonasorte, leader di sigle non meglio pervenute ma tutte satelliti del solo partito ‘vero’ che si è messa in testa di rifondare An.
Quel ‘La Destra’ fondata e guidata da Francesco Storace (già portavoce di Fini, colonnello di An, ministro alla Salute, governatore del Lazio, etc.) che voleva far rinascere An già a luglio, figurarsi se non vuole rifondare una nuova “Cosa Nera” proprio oggi che il Pdl sta andando in mille pezzi.
Il guaio è che pur se Storace fa la sua professione di umiltà (“sarò un militante”) tra le sigle che dovrebbero ricomporre la ‘diaspora’ post-missina (una dozzina) e che erano dieci solo a luglio, sono già solo otto.
Di ‘quel che resta’ di Fli c’è anche Antonio Buonfiglio (che dice “certo che Fini sa tutto e non ci ha vietato di venire”), ma non Bocchino nè altri.
Non c’è ‘Forza Nuova’ di Roberto Fiore, culla del neofascismo nostrano (“ed è un bene…”, ghigna Buonfiglio), ma non c’è ‘Fratelli d’Italia’.
I vari La Russa-Meloni-Corsaro-etc. (più Crosetto e altri che con la storia dell’ex-Msi/An non c’entrano nulla) se ne tengono, infatti, assai alla larga come l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, che invece con Fd’I flirta.
Non ci sono, soprattutto, tutti gli esponenti dell’ex Msi/An confluiti nel Pdl (i vari Gasparri, Matteoli, etc.), ma che restano gli uomini chiave per ‘scongelare’ beni materiali e non (oltre 550 milioni tra mobili e immobili) della Fondazione di An.
Il cui presidente, Franco Mugnai (senatore Pdl), ieri ha scritto una dura nota (“una diffida fatta via agenzie di stampa e contro un popolo non l’avevo mai vista”, chiosa Buonfiglio) contro Storace&co per ‘diffidarli’ dal tentativo di prendersi simbolo e logo di An.
Storace, però, che è uno tignoso, non demorde.
Venerdì 8 lui e i suoi amici “si sono recati dal notaio per depositare nome e statuto della ‘nuova’ An” in attesa di una causa civile che ‘sblocchi’ anche il ‘piccolo’ problema del simbolo.
Il che vorrebbe dire scongelare anche — e soprattutto – i soldi che servono assai specie in vista della campagna elettorale delle Europee 2014.
Il programma politico della ‘nuova’ An è, invece, molto semplice. “Noi non vogliamo essere di centrodestra nè guardare al centro! Noi siamo di Destra, Destra, Destra!” urla tre volte Adriana Poli Bortone (sindaco di Lecce, prima donna Msi a diventare ministro, pur se nella II Repubblica).
In prima fila, oltre a qualche intellettuale d’area e a Salvatore Tatarella, ad ascoltare compiaciuta “i miei ragazzi” c’è donna Assunta Almirante.
Vedova del leader storico dei missini italiani, si fa fotografare con i fan e tra le bandiere di An e della Fiamma Tricolore in un tripudio di nostalgia.
La presenza della vedova Almirante e la sala che letteralmente esplode (‘saluto romano’ compreso) al grido di “Giorgio, Giorgio!” indicano, però, che la gran parte del reducismo ex-Msi è assai ‘presente!’ nella nuova An.
(da “Huffington Post”)
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