Marzo 25th, 2014 Riccardo Fucile
LA STORIA DI KLEPETAN E MALENA
Ogni anno, ai primi di marzo, Klepetan lascia il Sudafrica e intraprende un viaggio di tredicimila chilometri per incontrare Malena.
La storia va avanti da dodici anni, da quando i due amanti vivevano insieme nel villaggio croato di Brodski Varos.
Un cecchino sparò a Malena e la colpì in una zona vitale, costringendola per sempre su una poltrona.
Klepetan avrebbe voluto restare con lei, ma la vita lo reclamava in Sudafrica e lui non aveva i mezzi per portarla con sè.
Così la condusse dall’unica persona di cui si fidava, un bidello in pensione di nome Stiejepan Vokic, che da allora ospita Malena nella sua piccola mansarda.
Klepetan però non è scappato dall’amore e tantomeno lo ha dimenticato.
Ogni anno, da dodici anni, con il sopraggiungere della primavera si prende una vacanza.
E pur non avendo altro sostegno materiale che il desiderio, attraversa l’Africa e l’Adriatico con le proprie forze, fino a raggiungere il villaggio croato e bussare alla porta della mansarda.
Malena è lì che lo aspetta sulla poltrona, impaziente.
Ogni anno, da dodici anni.
I due si sfiorano e, mentre il bidello si allontana con una scusa qualsiasi, con grande naturalezza fanno l’amore.
Esauriti i giorni dell’estasi, Klepetan ritorna in Sudafrica, dando appuntamento a Malena per l’anno successivo.
Non ha mai tradito la promessa, pur essendo un maschio.
E lei non gli ha mai fatto scenate, pur essendo una femmina.
Si amano, senza complessi nè rimpianti.
Hanno trovato un senso alla parola eternità .
Può darsi che li favorisca il fatto di non essere umani, ma cicogne.
Massimo Gramellini
(da “la Stampa”)
argomento: Animali | Commenta »
Febbraio 8th, 2014 Riccardo Fucile
“E’ SOLO QUESTIONE DI BUSINESS, LE AZIENDE NE FAREBBERO VOLENTIERI A MENO”… COSTI ELEVATI E TEMPI LUNGHI, LE BUONE RAGIONI PER PASSARE AI METODI ALTERNATIVI
Le aziende farmaceutiche – perlomeno quelle che sostengono in proprio i costi della ricerca – hanno tutto l’interesse ad abbandonare la sperimentazione animale. Se non proprio per una questione di etica, quanto meno per un discorso di business. Perchè sperimentare sugli animali comporta costi e tempi lunghi che male si combinano con il mercato — perchè i farmaci salvano la vita, ma sono pur sempre prodotti commerciali e con il mercato si devono necessariamente confrontare — e con la rapidità di cambiamento che esso oggi richiede.
Thomas Hartung non ne ha alcun dubbio. Professore alla Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health di Baltimora, fra il 2002 e il 2008 è stato a capo del Centro europeo per la convalida dei metodi alternative (Ecvam) della Commissione Europea. «Basterebbe un dato — spiega Hartung -: fra il 2005 e il 2008 in tutta l’Ue il ricorso alla sperimentazione animale nell’industria farmaceutica è calato motu proprio del 25%. Ogni volta che le aziende possono passare ai metodi alternativi, semplicemente lo fanno». Perchè sono convenienti. Perchè danno risultati più efficaci. E perchè li danno in tempi più stretti. Lui sgombra subito il campo da ogni possibile equivoco e spiega che a suo parere, «bisognerebbe sempre avere validi motivi per sacrificare esseri viventi». E che «visto che i metodi alternativi esistono è doveroso utilizzarli».
Professor Hartung, i metodi alternativi sono visti spesso come pretesto per una battaglia solo etica o ideologica. Perchè farvi ricorso?
«Perchè la sperimentazione animale non dà risposte abbastanza rilevanti per l’applicazione sull’uomo. Nel mio campo, la tossicologia, gli esperimenti su topi e ratti danno ad esempio una capacità predittiva su se stessi del 6o%; sull’uomo, per gli effetti delle droghe, del 43%. Troppo poco per compiere valutazioni efficaci. Ma questo non è il solo aspetto. Ce ne sono altri due a cui le aziende farmaceutiche sono particolarmente sensibili: costi e tempi».
Vale a dire?
«I test che oggi si compiono sono troppo costosi. Testare il cancro sugli animali costa più di un milione di euro, una cifra enorme, che non ci possiamo permettere. E poi la durata: ogni ciclo di studio degli effetti dei tumori sui topi dura circa quattro anni, ma il cambiamento dei metodi di cura è molto più veloce e richiederebbe una maggiore reattività . Soprattutto considerando la quantità di sostanze che devono essere testate e le loro innumerevoli combinazioni: basti pensare che spesso le terapie sono basate su cocktail di farmaci. Bisogna pensare a costi più bassi e tempi più stretti, soprattutto per quei prodotti di cui già conosciamo molto. I metodi alternativi, e sostanzialmente il ricorso a modelli virtuali possibili grazie alle nuove tecnologie o lo studio su cellule staminali umane che danno ottimi risultati nello studio di biologia e tossicologia, rispondono a questi criteri».
Per quale motivo allora si fa così fatica a prenderli in considerazione?
«È sempre un problema di mercato. Le diverse legislazioni nazionali prevedono test sugli animali obbligatori e i farmaci non ricevono autorizzazioni se questo passaggio viene saltato. Le aziende di conseguenza sono state costrette ad investire in questo campo. La legge purtroppo fa riferimento a metodi superati, non è stata capace di adeguarsi ai tempi».
Chi critica i metodi alternativi fa notare che è grazie ai test sugli animali che oggi esistono farmaci che salvano la vita all’uomo…
«E’ vero. La sperimentazione animale ha dato un grande contributo alla scienza e il mondo è più sicuro grazie a questi esperimenti. Ma ad esempio in tossicologia si usano gli stessi metodi di 50 anni fa, quando io ero ancora all’asilo nido. Nel frattempo molto è cambiato grazie alla tecnologia e alle conoscenze che abbiamo oggi e un tempo non avevamo. Perchè decidere di restare indietro di 20, 30 o 40 anni?».
Il mondo scientifico però non è unanime su questo punto …
«Anche a livello scientifico non vengono ancora valutati fino in fondo tutti gli aspetti delle alternative. Ad esempio non affrontiamo abbastanza i limiti degli esperimenti sugli animali. Spesso i ricercatori parlano dei risultati stupendi dei loro esperimenti, ma non degli ostacoli che incontrano. Già tra ratti e topi ci sono differenze, figuriamoci tra ratti e uomo, e per questo i risultati non sono così rilevanti. Quel che è certo è che non esiste un metodo perfetto. I metodi alternativi hanno debolezze e così quelli basati sulla sperimentazione animale. Dobbiamo immaginare una combinazione fra loro e arrivare ad utilizzare sempre meno animali. L’esempio è quello delle cellule staminali umane, con cui possiamo studiare davvero la fisiologia dell’uomo e non qualcosa che può essere simile. Il processo dipende evidentemente dalle leggi, ma riguarda anche la scienza che sempre di più deve arrivare a capire i limiti dei metodi vecchi che ha fino a qui utilizzato».
Le istituzioni sono pronte?
«Io ho lavorato con la Ue che porta avanti il programma forse più grande del mondo per lo sviluppo dei metodi alternativi. Ma bisogna ottimizzare il processo per la convalida e aiutare anche finanziariamente la crescita dei nuovi metodi. Perchè senza la forza del mercato e la standardizzazione è molto difficile introdurre qualcosa di nuovo. Ci sono grandi differenze tra Europa e Stati Uniti: da una parte e dall’altra dell’oceano si investono cifre analoghe, ma a livello europeo non c’è un coordinamento capace di razionalizzare ricerche e risultati. Negli Usa ci sono grandi agenzie che lavorano insieme ad un programma di 150 milioni di dollari per arrivare ad una concezione differente. Dall’alto si decide cosa serve, e dal basso i laboratori si mettono al lavoro per svilupparlo».
Lei vede sensibilità attorno a questo tema? Dopotutto l’empatia umana per gli animali è molto variabile. Tutti amiamo cani e gatti, ma se non si tratta di Mickey Mouse o del Remy di Ratatouille difficilmente pensiamo con simpatia ad un topo…
«Un numero sempre maggiore di persone è contraria alla sperimentazione animale e sono molti quelli che si pongono dei dubbi. Ma qui negli Usa l’aspetto etico è meno importante che da voi. Se qui si studiano i nuovi metodi per non utilizzare animali è solo perchè non si è contenti dei risultati che i vecchi metodi danno. Sono questi limiti che ci impongono di voltare pagina, non è solo un discorso di empatia per un ratto».
Quindi alla fine tutto si riduce ad un aspetto economico?
«Le ditte farmaceutiche utilizzano sempre di meno animali e sono molto competitive in questo. Lo sviluppo di una nuova medicina ora costa mediamente un miliardo e 400 milioni di euro. Fra 2005 e 2008 tutte le ditte farmaceutiche europee hanno ridotto il 25% nell’uso di animali a parità di spesa. E’ un processo molto importante, tanti studiano oggi metodi più veloci basati su cellule umane e solo alla fine introducono un po’ di sperimentazione animale».
Lei sembra fiducioso…
«E’ un processo, non si può cambiare dall’oggi al domani. Ma si può accelerare. Ci sono malattie molto rare per le quali nessuna ditta può sviluppare qualcosa in modo classico perchè non ci sono abbastanza pazienti per ottenere uno sviluppo rapido. Quindi si sperimenta direttamente sui pazienti e i risultati non mancano. Questo non vuol dire mettere a repentaglio vite. Si fa ricorso al microdosing, ovvero a sostanze usate in quantità limitate che non comportano rischi, e poi via via si va oltre. Bisogna farlo laddove non possiamo permetterci di aspettare i risultati dei test animali. Più del 50% delle medicine sono anticorpi per l’uomo e non funzionano sugli animali. E viceversa ci sono sostanze che hanno effetti dannosi e non funzionano sugli animali ma sono efficaci per l’uomo. Se ci si basasse solo sui test per animali non potremmo usarle. L’esempio è quello della comune aspirina: provoca malformazioni sugli embrioni in moltissimi animali ma sull’essere umano no».
Come se ne esce?
«Non sempre facciamo le cose giuste per prendere decisioni giuste. In questo campo non esiste il concetto di bianco o nero. Bisogna aprirsi e valutare. L’importante è trovare una strada in questa nebbia».
(da “il Corriere della Sera”)
argomento: Animali | Commenta »
Dicembre 31st, 2013 Riccardo Fucile
LA DENUNCIA DI GIOVANNA: “VI SONO LOBBY CHE STRUMENTALIZZANO I MALATI COME ME PER GIUSTIFICARE LA VIVISEZIONE”
“I ricercatori vanno in televisione a dire che usano gli animali per curare noi malati, io credo che la vera ricerca dovrebbe pensare a noi malati senza sacrificare nessun animale, e in ogni caso credo che nessun animale debba morire per curare me».
Lo scrive Giovanna Bordiga, che da 65 anni combatte contro una grave malattia e si schiera contro le lobby che, denuncia, strumentalizzano i malati come lei per giustificare la sperimentazione sugli animali, riferisce una nota della Federazione italiana associazioni diritti animali e ambiente.
La paziente, di cui è stato pubblicato un videomessaggio su Youtube, racconta: «Mi chiamo Giovanna, sono spastica da itterizia da subito dopo la nascita, vivo in casa con un cane, tre gatti e cinque conigli, sono i miei compagni di vita. Ho partecipato a tutte le manifestazioni contro Green Hill, anche quando la mia salute me lo rendeva difficile. Aver visto quei cani uscire da quell’inferno e aver poi visto quel posto vuoto è stata una delle più belle gioie della mia vita. Quindi, signori vivisettori, ogni volta che dite di stare sacrificando gli animali per noi malati, non fatelo più nel mio nome».
argomento: Animali | Commenta »
Dicembre 30th, 2013 Riccardo Fucile
L’INTERVENTO DI SUSANNA PENCO, BIOLOGA PRESSO MEDICINA SPERIMENTALE DELL’UNIVERSITA’ DI GENOVA
Si è accesa in queste ore un’aspra polemica in tema di sperimentazione animale. 
Una studentessa di veterinaria dichiara su Facebook di essere viva solo grazie alla sperimentazione sugli animali ed ecco che arrivano nel post commenti violenti ed ingiuriosi di cosiddetti “animalisti” .
La grande stampa dedica molto spazio all’episodio, schierandosi a difesa della ricerca in vivo e condannando, giustamente, i toni e i contenuti di quelli che definisce genericamente “animalisti”.
In tal modo, volontariamente o no, il giudizio morale su quei pochi violenti ed esaltati che hanno attaccato la studentessa è ricaduto sul mondo animalista vero, popolato da persone che ogni giorno si battono per gli animali, per i loro diritti e troppo spesso per la loro sopravvivenza: associazioni che danno voce a chi non ce l’ha, volontari che curano e accolgono e semplici cittadini che, ad esempio, a proprie spese tamponano come e fin dove possono le falle della sfera pubblica, che ai non umani non riconosce quasi mai diritto di cittadinanza.
Pubblichiamo la testimonianza e la riflessione della biologa Susanna Penco, ricercatrice presso il dipartimento di Medicina sperimentale dell’Università di Genova, malata di sclerosi multipla.
Chissà se la stampa “libera” dalle lobbie farmaceutiche darà a Susanna lo stesso spazio dato a Caterina…
Ho appreso del clamore suscitato in rete dalle affermazioni di una studentessa malata, con la quale condivido la sfortuna di non aver avuto la salute in dotazione. Anche io convivo con una malattia che mi ha costretta a flebo di cortisone, a terapie pesanti, a rinunciare, per esempio, a vivere un sereno Capodanno, o la vigilia di Natale (se mi devo fare una puntura che mi scatena sintomi come la peggiore delle influenze è ovvio che me ne debba stare a casa), in quanto devo sottopormi cronicamente ad una cura fastidiosa, di cui alcuni lavori scientifici, tra l’altro, mettono anche in dubbio l’efficacia.
Mi sconfortano le parole offensive verso la studentessa, poichè educazione e civiltà sono valori imprescindibili.
Tuttavia, contrariamente a lei, troverei umiliante per me stessa farmi fotografare con una flebo attaccata alla vena: pertanto metto in rete una foto in cui appaio sorridente, anche se molto spesso sono tutt’altro che serena o in salute.
Detesto le strumentalizzazioni di qualsiasi genere. Siccome sono malata mi informo, e leggo ad esempio che non ci sono ancora cure per le forme progressive di sclerosi multipla: è un dato di fatto.
Grazie alle mie conoscenze scientifiche sono persuasa che, anche per le malattie più agghiacciantii, ossia delle quali non si conoscono le cause e che riducono fortemente la qualità della vita, sia proprio la sperimentazioni sugli animali ad allontanare le soluzioni e la guarigione per i malati.
Sono spesso malattie croniche, che costringono i pazienti e le loro famiglie ad una vita drammatica. Inoltre, le terapie sono molto costose per il Servizio sanitario nazionale. Se si abbandonasse un metodo fuorviante e ci si concentrasse sull’uomo, i progressi della scienza sarebbero più rapidi ed efficaci: io spero risolutivi”.
Una via per arrivarci è la donazione degli organi per la ricerca.
D’accordo con i miei parenti ho donato il cervello affinchè sia studiato dopo la mia morte. Se c’è un modo di capire le cause, e di guarire anzichè curare (guarire gioverebbe ai malati, e anche al bilancio dello Stato, della Sanità , in definitiva dei contribuenti!), dovremmo cominciare a studiare tessuti umani e anche gli organi post mortem.
La soluzione migliore è sempre la prevenzione che, finchè non sono note le cause, non è attuabile.
La dott.ssa Candida Nastrucci, biochimico clinico (DPhil, Università di Oxford, Grant Holder Fondazione Veronesi) , aggiunge che per quanto riguarda le malattie genetiche, non è possibile determinare quali tipi di terapie avremmo potuto sviluppare usando tessuti o cellule derivati da esseri umani o dallo stesso paziente.
L’uso di animali potrebbe anche aver rallentato il progresso della ricerca per trovare cure per malattie umane. Il futuro è la medicina personalizzata, che sfrutta le differenze genetiche interindividuali per capire il funzionamento delle malattie umane.
Per queste ragioni negli altri Paesi si investe sui metodi alternativi: per esempio, il National Institutes of Health (NIH) degli Stati Uniti ha finanziato con 6 milioni di dollari un progetto rivoluzionario per la mappatura del toxoma umano, con l’obiettivo di sviluppare test tossicologici per la salute umana e ridurre i test su animali. Non credo che i rimedi ai mali umani stiano nello studio fatto su esseri viventi diversi da noi: e tutto questo lo vivo sulla mia pelle.
La sperimentazione animale può essere anticamera di cocenti delusioni. Ve ne sono molti esempi, anche riguardanti farmaci in commercio.
Susanna Penco
argomento: Animali, denuncia | Commenta »
Dicembre 19th, 2013 Riccardo Fucile
ORLANDO E’ DIVENTATO UN EROE… AVREBBE DOVUTO ABBANDONARE IL SUO PADRONE A CAUSA DELL’ETA’: INTERVENGONO I SOCIAL MEDIA
È stato salutato dai media americani come l’eroe del giorno dopo aver salvato la vita del suo padrone cieco, caduto sulle rotaie della metropolitana in una stazione di Manhattan, New York. Orlando, un labrador nero di dieci anni, martedì mattina, quando ha visto Cecil Williams svenuto sui binari, non ha esitato a saltare sulle rotaie e con i suoi latrati è riuscito a fargli riprendere conoscenza e a evitargli una morte sicura.
LA CADUTA
Il sessantunenne Williams, che è cieco dal 1995 in seguito ad una meningite, di buon mattino stava andando dal dentista e come al solito era in compagnia del suo cane guida quando all’improvviso si è sentito male ed è caduto dalla piattaforma.
Non appena ha visto il suo padrone incosciente sui binari, Orlando ha cominciato ad abbaiare e poi si è lanciato verso di lui per soccorrerlo.
Il sessantunenne, dopo pochi attimi, ha ripreso conoscenza, ma era troppo tardi per alzarsi e mettersi in salvo: il treno della metropolitana stava sopraggiungendo in stazione.
Williams, con a fianco il suo labrador, ha avuto la lucidità di rimanere nel fossato tra le due rotaie e ha subito solo una lieve ferita alla testa, mentre il labrador è uscito illeso dalla disavventura.
ADOZIONE
Intervistato dai media americani al St Luke’s Hospital di New York, il sessantunenne ha dichiarato: «Il cane mi ha salvato la vita. Abbaiava e mi leccava e così mi ha fatto riprendere conoscenza. Sono davvero stupito per quello che è successo. Orlando è il mio migliore amico, il mio inseparabile compagno. È sempre accanto a me, sia quando viaggio sul treno o sul bus, sia quando sono in strada. Mi protegge, è il suo lavoro».
Tuttavia Williams aveva concluso con una nota amara le sue riflessioni: all’inizio dell’anno prossimo Orlando compirà undici anni e dovrà andare in pensione.
L’assicurazione sanitaria dell’attuale padrone non coprirà i costi della sua custodia e in pratica il sessantunenne dovrà sostituirlo e darlo in adozione: «Se avessi avuto i soldi – ha concluso Williams – lo avrei tenuto di sicuro».
LA COLLETTA
Detto fatto, «la Rete», cioè quell’eterogeneo mondo che popola i social network, si è mobilitata. In poco più di 24 ore ha messo in allarme l’associazione che gestisce i cani guida, «Guiding Eyes for the Blind» e sono stati immediatamente raccolti 60.000 dollari (anche attraverso Indiegogo e GoFundMe), una cifra necessaria che permetterà a Cecil e Orlando di vivere insieme anche dopo la pensione.
Con, magari, un altro labrador a dare una mano per le incombenze di tutti i giorni. L’associazione «Guiding Eyes for the Blind» ha comunque detto che se per caso Williams non sarà in grado di gestire due cani, la famiglia originale di Orlando sarà ben felice di riaverlo indietro.
E che, se per caso Williams non avrà bisogno di quei soldi, saranno usati per preparare altri cani guida.
(da “il Corriere della Sera”)
argomento: Animali | Commenta »
Agosto 17th, 2013 Riccardo Fucile
KELLY LA NOTTE DI PASQUETTA HA FERMATO ILTRAFFICO DI UNA STRADA IN CUI, POCO DOPO, SI E’ APERTA UNA VORAGINE CHE AVREBBE POTUTO UCCIDERE DECINE DI AUTOMOBILISTI
Mia è un Golden Retriever di un anno e mezzo, tutta casa e negozio di pianoforti, cresciuta tra accordi e
lezioni di musica, abituata a un rispettoso silenzio.
Però intorno alle 2 di una notte di giugno ha cominciato ad abbaiare, raspando la porta d’ingresso.
Così i coniugi Menicagli hanno scoperto che le scale erano invase dal fumo proveniente dall’appartamento accanto.
Un vicino si era tagliato le vene, aveva aperto il gas e appiccato il fuoco.
«La palazzina di sei famiglie sarebbe potuta esplodere» racconta la padrona.
Mia è stata premiata ieri a San Rocco di Camogli, «prima inter pares», perchè altri cani si sono resi protagonisti di atti di coraggio, intelligenza e abnegazione.
Del resto, gli animali eroi sono tanti e quel monumento in piazza «all’amico fedele dell’uomo» è lì per ricordarlo.
Il Premio Internazionale Fedeltà del cane nacque nel 1962, quando Giacinto Crescini e don Carlo Giacobbe vollero così ricordare Pucci, cagnetto arrivato a San Rocco (protettore dei cani) che per 10 anni aveva accompagnato a scuola i bambini delle elementari.
Kelly e la voragine
Le storie degli eroi a quattro zampe sono toccanti. C’è Kelly, cagnolina fantasia di 14 anni che nella notte di Pasquetta a Genova, si è piantata in mezzo alla carreggiata e non c’è stato verso di spostarla, nemmeno con i clacson delle auto in coda: pochi istanti, e la strada è sprofondata aprendo una voragine che avrebbe potuto uccidere tutti.
Si chiama Kelly anche la femmina fantasia di 9 anni che sempre a Genova ha salvato la padrona dal fuoco che si stava propagando da una pentola dimenticata sui fornelli. E poi c’è Leo, meticcio di un anno arrivato da un canile di Catania fino a Varedo, in Brianza: lo scorso inverno ha cominciato ad abbaiare, correndo dalla recinzione ai padroni, ringhiando persino a loro.
Si era accorto di una diciottenne che, immobile nella neve e in stato di choc, rischiava l’assideramento.
Leon è un incrocio rottweiler-pitbull di poco più di un anno: ha cominciato a latrare ininterrottamente, una notte del giugno scorso, perchè aveva avvertito i lamenti di un’anziana vicina caduta a terra.
La sua padrona Anna l’ha seguito, ha aperto la porta di casa e solo allora ha sentito i flebili lamenti della vicina.
Pongo e il torrente
Pongo è un cane fantasia di tre anni. Lo scorso inverno il padrone, Domenico, a Santo Stefano d’Aveto, è precipitato in fondo a un dirupo, finendo nel torrente.
Il pericolo era grave, Pongo ha capito ed è andato a cercare un amico del padrone, convincendolo a seguirlo.
Domenico ha trascorso oltre un mese in ospedale e ha dovuto affrontare una lunga convalescenza, ma è vivo.
Rookie è stato adottato via Internet da Napoli: è un meticcio di un anno e mezzo che ha fatto fuggire i ladri abbaiando e per essere sicuro che non tornassero li ha inseguiti sotto la pioggia
Arturo e la Concordia
Accanto agli «eroi per caso», i professionisti. Wallace e Nick Carter, i cani «molecolari» del gruppo cinofilo del Soccorso Alpino di Verbania: è stato «Wally», bloodhound di 5 anni, a indicare la zona di bosco di Osiglia, nel Savonese, dove è stato poi trovato un bimbo di due anni scomparso mentre giocava e cercato inutilmente per dieci interminabili ore.
E Pluto, golden retriever di 9 anni, del Soccorso alpino del Tigullio-Val d’Aveto: cane «da scovo», ha ritrovato in 20 minuti una donna che aveva passato la notte all’addiaccio, sotto grandine e pioggia.
Infine, la commovente storia di Arturo, rottweiler di 5 anni, salvato dai pompieri di Livorno quando, a 22 giorni, era precipitato nel tubo di un acquedotto, adottato dal caposquadra Bruno Domenici che ne ha fatto un vigile del fuoco: si è dimostrato instancabile nel lavoro di recupero dei superstiti della Concordia.
Alessandra Pieracci
argomento: Animali | Commenta »
Giugno 4th, 2013 Riccardo Fucile
COSI’ IL PASTORE TEDESCO “FIGO” ESPRIME IL SUO ULTIMO ATTO D’AMORE
L’immagine ha commosso l’America.
Il fedele compagno «Figo», un pastore tedesco in forza all’unità cinofila K-9, saluta il suo padrone.
L’agente di polizia Jason Ellis, 33 anni, è stato ucciso in una sparatoria il mese scorso in Kentucky mentre era in servizio.
Ai funerali solenni nella cittadina di Chaplin hanno partecipato tutti i colleghi, gli ufficiali, i familiari e il suo partner: il fedele compagno «Figo», un pastore tedesco in forza all’unità cinofila K-9.
La foto straziante del cane che saluta per l’ultima volta il suo padrone ha commosso Internet.
Pubblicata dai media americani e cliccatissima sui social network, mostra il cane che alza la zampa e l’appoggia sulla bara dell’amico scomparso.
Lo scatto è l’ennesima testimonianza di un legame profondo, che nemmeno la morte riesce a spezzare.
«Figo e Jason erano due partner veri e propri», ha commentato all’Associated Press il capo della polizia Rick McCubbin.
Figo è stato congedato e nel frattempo affidato alla vedova e ai due figli adolescenti di Jason Ellis
Elmar Burchia
argomento: Animali | Commenta »
Maggio 4th, 2013 Riccardo Fucile
DURA CONTESTAZIONE DEGLI ANIMALISTI A CAMPO DE’ FIORI… “E’ STATA UN’AGGRESSIONE”….”NO, SOLO UN’AZIONE PACIFICA”…E ALEMANNO SI FA FOTOGRAFARE CON IL SUO GATTO
Un gruppo di animalisti ha contestato questa mattina il candidato del centrosinistra sindaco di Roma, Ignazio Marino.
Una decina di uomini e donne, a dorso nudo, ha intercettato il senatore del Pd a Campo de’ Fiori e lo ha inseguito al grido «vivisezione falsa scienza, Marino non hai coscienza».
CARTELLI E VERNICE ROSSA
Tra i cartelli esposti in piazza «No Marino, no pellicce», «Mai più vivisezione, mai più Green Hill». Alcuni degli attivisti avevano anche le mani coperte di vernice rossa a simboleggiare del sangue animale.
La protesta è stata così insistente, un vero e proprio assedio sonoro – al grido «Marino, Marino sei tu il babbuino» – che ha costretto Marino a lasciare Campo de’ Fiori per rifugiarsi in un palazzo di piazza Farnese dove tra l’altro c’è la sede dell’Ambasciata della Repubblica di Cipro.
INTERVENUTA LA POLIZIA
Il candidato sindaco ha tentato più volte di esprimere le proprie idee e di aprire un dialogo con i contestatori che però non gli hanno lasciato spazio.
È stato necessario l’intervento delle forze dell’ordine per sedare la protesta degli animalisti.
Poliziotti e carabinieri hanno allontanato il gruppo di attivisti che stava assediando il portone con urla e slogan aspettando l’uscita del senatore del Pd.
Durante l’inseguimentò fatto a Marino al mercato di Campo de’ Fiori alcuni animalisti hanno travolto dei banchetti di commercianti.
«Hanno buttato giù il tavolo di quello che vendeva i carciofi – ha raccontato una signora – Il titolare si è ovviamente arrabbiato e di lì è nato un diverbio. Qualche spintone e parolaccia”.
Secondo quanto si apprende alcune persone aggredite dai manifestanti si sarebbero recate in commissariato per sporgere denuncia.
«SI’ A CONFRONTO, NO AD AGGRESSIONE»
«Sono pronto a un confronto sul tema della ricerca scientifica e delle cure mediche, non a una aggressione fisica, con vestiti macchiati e addirittura una ragazza buttata a terra e che si è fatta male a una spalla. Non è questo il modo civile di affrontare una discussione così importante».
Così Ignazio Marino ha commentato subito dopo l’accaduto.
E più tardi sulla sua pagina Facebook scrive: «Sono sempre stato per il dialogo e il confronto, ma quello di oggi è solo un atto di violenza e intimidazione».
Quella di sabato mattina, aggiunge il candidato sindaco, «è stata un’aggressione da parte di fantomatici animalisti che con modi violenti si sono posti al di fuori di qualunque logica di confronto democratico e civile. Modi che arrecano danno all’immagine degli animalisti, ai diritti degli animali e a quelli della ricerca scientifica destinata a curare».
Gli aggressori, aveva spiegato Marino «appartengono a una cultura di alcune decine di anni fa e non sono informate. Non sanno ad esempio che la Asts (American society of transplant surgeons) di cui faccio parte ha annunciato che siamo già riusciti a realizzare un rene di topo con tecniche della bioingegneria e presto faremo lo stesso con altri organi. La fase dell’utilizzo di animali per la sperimentazione è ormai arrivata al crepuscolo grazie al lavoro degli scienziati».
«TUTELA ANIMALI»
Marino poi rilancia: «Se sarò eletto sindaco istituirò una consulta per la tutela dei diritti degli animali». E spiega: «Ci sarà così una costante attenzione ai loro diritti poi ci sarà anche un rafforzamento dei canili e dei gattili municipali e infine stiamo pensando al trasferimento delle botticelle che potranno girare solo nei parchi o in zone dove i cavalli non soffrano. Sicuramente non andranno più nel traffico».
SOLO UNA CONTESTAZIONE
«Noi smentiamo in modo categorico le notizie uscite finora. Non c’è stata nessuna tensione, nessuno spintonamento e soprattutto nessun ferito. È stata una normale contestazione».
Così Loredana Pronio, presidente di FederFida che insieme ad Animalisti italiani ha organizzato la protesta contro Marino.
«Non abbiamo mai fatto azioni violente – ha aggiunto – non ci appartiene proprio. Volevamo solo manifestare il nostro dissenso contro un candidato sindaco vivisettore. A questo punto visto che sono state dette falsità richiediamo il referto medico delle persone ferite».
E a chi le chiede il perchè non hanno voluto aprire un dialogo con Marino ha risposto: «Ha già fatto in passato le sue dichiarazioni e fanno rabbrividire. Sappiamo già come la pensa».
(da “il Corriere della Sera”)
argomento: Animali, Roma | Commenta »
Ottobre 30th, 2012 Riccardo Fucile
MOBILITA’ SOSTENIBILE E POLEMICHE ANIMALISTE: NON CI SARA’ L’ADDIO AI CAVALLI… IL COMUNE GETTA ALLE ORTICHE I PROTOTIPI FINANZIATI CON DENARO PUBBLICO
Cavalli sotto sforzo per il brusco calo di temperature, ma paradossalmente la fine del caldo
farà star meglio i quadrupedi della Capitale, proprio mentre tramonta il progetto delle botticelle elettriche commissionate dal Comune di Roma al centro universitario della Sapienza dedicato alla ricerca per la mobilità sostenibile ( Pomos).
Nella sede di Cisterna di Latina, giacciono in un capannone i prototipi: definitivamente accantonati. Eppure pagati a caro prezzo.
L’addio al progetto lo ha confermato il sindaco di Roma Gianni Alemanno che, in una intervista radiofonica, ha chiarito come l’idea fosse stata «scartata dai vetturini», ed ha annunciato invece che il prossimo intervento sulle carrozze sarà l’inserimento di un piccolo motore elettrico «che aiuta la botticella ad andare avanti e non sforza il cavallo».
Una scelta fortemente contestata dagli animalisti.
SOLDI PUBBLICI BUTTATI
L’addio al progetto elettrico viene vistop come un tradimento delle promesse fatte dal sindaco, ma soprattutto come l’ennesimo spreco di denaro pubblico: soldi buttati. Quasi 300 mila euro spesi per lasciare nei capannoni del centro di ricerca la botticella del futuro, quella che, secondo alcuni, avrebbe cancellato la tradizione.
Il progetto deve aver fatto non poca paura alla lobby dei vetturini: il risultato ottenuto, un ibrido tra carrozza ed automobile, un oggetto di design dal gusto retrò che non sfigurerebbe come nuovo mezzo di trasporto turistico, viene così tenuto lontano dalla Capitale.
Forse per evitare che qualcuno se ne innamori…
Il professor Frattale Mascioli nella rimessa di Cisterna con una delle botticelle elettriche Il professor Frattale Mascioli nella rimessa di Cisterna con una delle botticelle elettrich
TRAZIONE ELETTRICA ADDIO
«Non si capisce come mai il Comune di Roma, dopo aver affidato l’incarico, si sia completamente disinteressato», dice il responsabile del Pomos Fabio Massimo Frattale Mascioli. «La prima fase consisteva della realizzazione delle vetture: una è stata completata, la seconda è pronta per essere assemblata – dice il professore. Dopo la realizzazione della piccola flotta ci sarebbe stato il secondo passaggio: le infrastrutture di ricarica e gestione, ma non se n’è fatto più nulla», conferma il responsabile
La botticella ecologica può portare fino a 5 persone, raggiungendo la velocità tipica di una carrozza a cavallo, 25 chilometri orari, con un’autonomia di 30 chilometri.
Ma Alemanno ha detto chiaramente proponendo il nuovo progetto: «la tradizione deve andare avanti ma deve esserci rispetto e tutela per gli animali».
«BASTA CARROZZE»
Anche la consigliera del Pd capitolino Monica Cirinnà (già delegata alla tutela degli animali nella precedente giunta) si è mobilitata, rilanciando sulla battaglia alla carrozze: «Non si comprende come mai il Campidoglio abbia dimenticato nei capannoni di Cisterna di Latina le macchinette sostitutive delle botticelle».
E annuncia: «Ho presentato in proposito una interrogazione urgente al sindaco per conoscere l’intenzione dell’amministrazione comunale circa l’uso e l’entrata in servizio dei nuovi veicoli. Infine torno a sollecitare nuovamente la discussione in aula della delibera di soppressione del servizio pubblico con traino animale».
CAVALLI E POLEMICHE
In una città in cui, da qualche tempo, un tour operator organizza gite per turisti con mezzi alternativi a bus e botticelle – vale a dire apette, vecchie Fiat cinquecento e Vespa Piaggio – il Comune difende a spada tratta le tanto amate carrozze, i suoi conduttori (ridotti ad una ventina) ed il loro corposo business: già perchè un giro a cavallo può costare sino a 600 euro
Niente ultima corsa per il Nestore di sordiana memoria (Alberto Sordi dedicò un film alla professione), ma un aiutino per fare meno fatica forse arriverà : ultima delle invenzioni per andare incontro alle esigenze degli animali senza mortificare tradizione ed affari connessi, spiega il Campidoglio.
LE REGOLE DA APPLICARE
Restano intanto da far rispettare con rigore le regole che il Comune – sotto la pressione di un’opinione pubblica sempre meno disposta a tollerare maltrattamenti agli equini – ha stabilito con apposite ordinanze: non troppi turisti a bordo, niente corse con temperature sopra i 35 gradi, ed in ultimo persino la proposta di risarcire i botticellari durante le ondate straordinarie di caldo.
Se ne riparlerà , a questo punto la prossima estate.
Ma il tema della tutela dei cavalli resta tra i più sentiti: come dimenticare la rissa tra animalisti e vetturini dell’agosto scorso, quando venne scoperta una botticella che portava sei turisti con un cavallo stremato? Tre, alla fine, furono gli arresti.
PEZZO DA MUSEO
Appare dunque difficile che il Campidoglio torni sui propri passi e rispolveri il progetto delle botticelle ecologiche.
A questo punto, al centro di ricerca universitario non resta che provare a piazzare il prodotto di mobilità alternativa che potrebbe arricchire l’offerta turistica a Roma in qualche altra città .
Ma al Pomos sono riluttanti: «Non siamo venditori d’auto», fanno sapere i ricercatori. L’eco-botticella sembra destinata a diventare un pezzo da museo, oltre che un piccolo monumento allo spreco di denaro pubblico e alla conservazione di vecchi interessi corporativi.
Michele Marangon
(da “Il Corriere della Sera“)
argomento: Alemanno, Animali, sprechi | Commenta »