Dicembre 3rd, 2010 Riccardo Fucile
PER LA SUCCESSIONE I NOMI DI LETTA, TREMONTI E ALFANO….IL SENATUR FURIOSO: “ORA BERLUSCONI CI DEVE DIRE CHI SAREBBERO I FINIANI PRONTI A SOSTENERLO”….CONFALONIERI E MARINA: UN TRACOLLO METTEREBBE A RISCHIO MEDIASET
Ora i conti non tornano più. 
Ora che anche le colombe finiane firmano la mozione di sfiducia, ora che la “dichiarazione di guerra” viene depositata alla Camera con 85 firme in calce, ora che il premier Berlusconi guida un governo di minoranza (309 voti contro 317), adesso Umberto Bossi non si fida più del Cavaliere.
Un presidente del Consiglio fiaccato di minuto in minuto dalle banderillas dei dossier WikiLeaks, costretto sulla difensiva, a rintuzzare una rivelazione dopo l’altra.
E infine a correggere a distanza le tabelle che gli ex “colonnelli” gli avevano girato sulla tenuta della maggioranza.
“Dove sono i 320 di cui si diceva certo? Adesso deve chiarire, chi sono questi di Fli disposti ancora a votargli la fiducia?” è stato lo sfogo del Senatur raccolto da uomini di governo leghisti.
Attende Berlusconi al varco, Umberto Bossi, al rientro dalla lunga missione internazionale.
Proverà a “farlo ragionare: avevamo ragione noi, bisogna sedersi al tavolo e trattare con Fini”.
La mediazione che anche nelle ultime 48 ore ha portato avanti Gianni Letta col presidente della Camera, aprendo sulla riforma della legge elettorale, non ha sortito i risultati sperati.
Adesso i leghisti vogliono che sia il premier ad aprire un confronto coi “nemici”.
Tentare così l’unica via d’uscita ormai possibile: dimissioni e Berlusconi-bis. Dato che, per dirla con Roberto Castelli, “facendo i conti della serva, la maggioranza non c’è più”.
Ma ci sono altre pressioni che il presidente del Consiglio subisce già da qualche giorno.
Sono quelle del presidente Mediaset Fedele Confalonieri.
L’amico di una vita si è fatto portavoce del pensiero e delle preoccupazioni dei figli di Berlusconi, Marina e Pier Silvio, invitandolo a muoversi con maggiore cautela.
Perchè incaponirsi?, è stato il ragionamento: un tracollo politico metterebbe “a rischio la tenuta del gruppo”.
Il suggerimento insistente è quello di cedere lo scettro a un uomo di fiducia, sia Gianni Letta o Giulio Tremonti o Angelino Alfano.
Purchè “Silvio” si tiri fuori da un gioco che si fa “pericoloso”.
Ma sono consigli non richiesti e già cestinati.
Non appena, in serata, i tre capoversi della mozione di sfiducia sono messi a punto, il premier chiama da Astana Verdini e Alfano e detta la controffensiva. “Nessun accordo con Fli e Udc per un Berlusconi-bis” dichiara il coordinatore pdl, “il presidente non si dimette” annuncia il Guardasigilli.
Si va alla guerra, insomma.
Nel vertice mattutino nella stanza del presidente della Camera, Fini, Casini, Rutelli, Lombardo e Tanoni la sfiducia la danno ormai per scontata.
Si soffermano sul dopo. Confidano ancora in prudenti dimissioni del premier prima del voto in aula.
Reincarico a Berlusconi? “Decide il capo dello Stato, non noi” risponde Pier Ferdinando Casini a chi gli chiede.
Il fatto è che un B-bis viene escluso da tutti i big del nuovo polo.
“E ho elementi abbastanza solidi che mi inducono ad escludere le elezioni anticipate” ripete loro Gianfranco Fini.
Il nome di Gianni Letta è l’unico fatto tra i cinque quale possibile alternativa per un governo di centrodestra allargato all’Udc. “Ma non ci sono preclusioni su altri nomi che dovessero essere indicati dal premier” hanno ripetuto.
Il governo d’emergenza da affidare a un tecnico sarebbe l’ultimo passaggio, appena accennato nel vertice in presidenza.
“Ma se qui si parla solo di sfiducia io mi alzo e vado, pensavo si parlasse di terzo polo” sbotta il libdem Tanoni, che rappresenta la Melchiorre e il rientrante (dopo la fuga) Grassano.
“È chiaro che qui si pongono le basi per la costruzione della futura alleanza elettorale” è la riflessione di Rutelli sulla quale tutti concordano.
Ma prima ci sarà la mozione da approvare.
“Mozione costruttiva”, la definisce Bocchino.
Nel senso che servirà a costruire il nuovo governo senza Berlusconi. Raccogliere le firme non è stato facile, Fini ha dovuto riunire tutto il suo gruppo, è lì che si annidavano gli ultimi incerti.
Unico assente ingiustificato, e ormai “ex”, Giampiero Catone.
Gli altri danno battaglia, da Menia a Consolo, perplessi per l’accelerazione “eccessiva”. Patarino, Moffa e Polidori firmano solo in un secondo momento, ma alla fine lo fanno tutti. Le sigle Fli sono 35.
Forte del risultato, Fini incontra più sereno Montezemolo.
Il presidente della Ferrari gli conferma, prima del convegno Telethon, che per ora non ha alcuna intenzione di fare un passo avanti in politica.
Quindi, Pisanu, ancora una volta. Il senatore voterà la fiducia.
Entrerà in gioco con altri colleghi Pdl dopo l’eventuale caduta di Berlusconi alla Camera.
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica“)
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Dicembre 2nd, 2010 Riccardo Fucile
FINI: “BERLUSCONI SI DIMETTA PRIMA DEL 14″…LA DECISIONE DOPO UN INCONTRO TRA FINI, CASINI E RUTELLI E UNA RIUNIONE DI FUTURO E LIBERTA’: “SIAMO A QUOTA 317 FIRME”… LE CONDIZIONI DI FINI E LA MEDIAZIONE DI LETTA
Il terzo polo esce allo scoperto e mette in chiaro la mozione comune per la sfiducia al
governo Berlusconi.
Dopo oltre due ore nello studio del presidente della Camera, l’esito del vertice tra Gianfranco Fini, Pier Ferdinando Casini, Francesco Rutelli ai quali dopo un’ora si sono aggiunti anche Raffaele Lombardo (Mpa) e Italo Tanoni (Libdem) la mozione a firma Udc, Fli, Api, Mpa e Libdem è cosa fatta.
Siamo a quota 317, sommando le firme della nuova mozione di sfiducia, alla mozione già presentata da Pd e Idv” dice il capogruppo Fli, Italo Bocchino. “L’esecutivo è inadeguato, Berlusconi si dimetta” si legge in un comunicato. Una mossa che Silvio Berlusconi giudica “irresponsabile”.
Ma Gianfranco Fini taglia corto: “Le firme dimostrano che la fiducia non c’è, mi auguro che non si arrivi al 14”.
L’affondo del presidente della Camera è netto. “La mozione non è un atto irresponsabile. Il voto anticipato lo escludo ma se dovesse accadere Berlusconi non vince”
Dalla maggioranza Ignazio La Russa alza un muro. ‘Escludo che Berlusconi possa dimettersi prima del 14″ .
A favore della mozione si è già detto anche Di Pietro: “L’Idv ribadisce che appoggerà qualsiasi partito presenti una mozione di sfiducia, purchè sfiduci Berlusconi”, ha detto.
Dello stesso avviso anche Giorgio La Malfa, deputato del Pri eletto nel Pdl: “Firmerò e voterò la mozione di sfiducia al governo Berlusconi”, annuncia l’esponente repubblicano aggiungendo che anche “l’onorevole Paolo Guzzanti del gruppo misto voterà la sfiducia al governo”.
Ai 36 deputati di Futuro e Libertà (escluso Gianfranco Fini presidente della Camera) si aggiungono i 35 voti dell’Udc di Pier Ferdinando Casini, i 6 dell’Api di Francesco Rutelli, i 5 dell’Mpa guidati dal governatore Raffaele Lombardo e i 3 Liberaldemocratici di Italo Tanoni (complessivamente sono 85).
A questi, poi, sommando i due deputati del gruppo misto, che hanno dichiarato di votare la sfiducia, si arriva a un totale di 87.
Cerchiamo di aggiungere qualche notizia che dimostra il clima di “resa dei conti” tra gli schieramenti in campo.
Gli uomini più vicini al premier hanno cercato nelle scorse ore di convincerlo ad trattare con Fini.
Gianni Letta lo ha avvisato a muso duro: “Devi trattare, Napoltano non darà mai le elezioni e la crisi economica non permette al Paese di andare al voto”.
Berlusconi ha ribadito: “Non tratto con Fini” e ha continua a vaneggiare: “Griderò al complotto, altro che due milioni, scenderanno in piazza tutti gli italiani”. Pare che neanche l’intervento di Confalonieri che pensa alle aziende sia servito a qualcosa.
Fini ha accellerato anche dopo che un sondaggio ( che dà Futuro e Libertà all’8,2%) ha rilevato che l’80% degli elettori di Fli vuole che il partito voti la sfiducia e solo 8% preferirebbe un’astensione.
Le condizioni che Fini ha posto sono le seguenti:
1) dimissioni del premier prima del 14 dicembre, poi andrebbe bene un governo presieduto da Gianni Letta
2) ridimensionamento della Lega
3) commissariamento di Tremonti che non può più decidere di testa sua
4) nuova legge elettorale con premio di maggioranza solo se una coalizione raggiunge il 45% dei consensi
5) nuovo programma di governo con priorità diverse
6) nuovo esecutivo con Casini agli Esteri, Urso allo Sviluppo economico, fuori Matteoli e soprattutto La Russa
Berlusconi vuole garanzie: se si dimette va sotto processo con la relativa mannaia della interdizione dai pubblici uffici.
Per quello spera fino all’ultimo di salvare la pelle con qualche assenza pilotata, magari tra i radicali e il gruppo misto.
Ma ormai è sempre più solo: la sua arroganza non paga più.
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Dicembre 1st, 2010 Riccardo Fucile
SECONDO I FINIANI, BERLUSCONI AVRA’ SOLO 310 VOTI A MONTECITORIO CONTRO I 316 NECESSARI… IL PREMIER MENO SICURO ORMAI DI AVERE LA MAGGIORANZA, MENTRE SONDAGGI RISERVATI DANNO IN PDL IN DISCESA LIBERA AL 25%… LA MOZIONE di FLI E UDC SARA’ FATTA FIRMARE DA TUTTI GLI 83 PARLAMENTARI
L’atto di sfiducia sarà presentato con molta probabilità giovedì 9 e sottoposto – questa la
mossa tattica – alla firma (preventiva) di tutti i deputati futuristi, Udc, Api e Mpa. Tutti. E sono 83.
Venti in più di quanto ne occorrono per la presentazione.
Nessuno – questo il ragionamento di Fini e Casini – a quel punto potrà tirarsi indietro quando il 14 dicembre il presidente del Consiglio Berlusconi si sottoporrà al responso della Camera.
Il Cavaliere, raccontano ministri e coordinatori che lo hanno visto in mattinata in Consiglio dei ministri e nel pomeriggio a Palazzo Grazioli, resta convinto di avere ancora i numeri per spuntarla.
Ma le sue certezze ieri apparivano meno solide.
Secondo i calcoli che si fanno a Palazzo Chigi, di voti certi il governo ne avrebbe non più di 312.
E i toni delle valutazioni del premier sono cambiati.
Forse anche per quei sondaggi riservati, perfino quelli della fidatissima Alessandra Ghisleri, che danno il Pdl in forte calo, vicino a quota 25 per cento.
“Sono sereno” dice. E non tanto per la fiducia tutt’altro che scontata a Montecitorio. Ma “perchè sto facendo tutto quello che potevo fare: resto convinto che alcuni finiani non mi voteranno contro e così qualche esponente
dell’opposizione”.
Ad Alfredo Biondi e al senatore Enrico Musso, entrambi con un piede fuori ma ieri ritornati a Palazzo Grazioli, ha confidato di essere intenzionato a rilanciare il partito: “Torneremo allo spirito liberale di Forza Italia nel ’94, il 14 dicembre segnerà un nuovo inizio”. A prescindere dalla fiducia.
Se poi non otterrà il via libera alla Camera, “allora si voterà a marzo. E alle urne ci andremo in ogni caso”.
Ma marzo è davvero lontano.
E da ieri, tra le file delle opposizioni e di Fli in Transatlantico il vento sembrava aver cambiato direzione.
Il presidente della Camera Fini un segnale ben preciso lo ha già lanciato lunedì sera, parlando a porte chiuse ai suoi. “Presenteremo la sfiducia, è l’unica strada”.
Alle “colombe” Menia, Moffa, Consolo (portavoce dei dubbiosi del gruppo, da Paglia a Catone), incerti su cosa bisognerà fare dopo il 14 dicembre, ha spiegato il concetto ripetendolo due volte: “Inutile ragionare ora di terzo polo e alleanze. Guardate che abbiamo elementi abbastanza precisi che ci inducono ad escludere che si vada alle elezioni anticipate”.
Il pensiero corre a quelle che, con insolita dose di “forte preoccupazione”, Gianni Letta ha definito le “turbolenze finanziarie” che rischiano di contagiare l’Italia.
Cosa accadrà nel nostro Paese tra due settimane, se Piazza Affari continuerà a perdere quota e i titoli di Stato non troveranno acquirenti sufficienti?
Finiani e centristi prendono in considerazione solo due ipotesi: un nuovo governo di centrodestra allargato a loro ma con un premier diverso, pur indicato da Berlusconi (e Letta resta l'”indiziato” principale) oppure il governo di solidarietà nazionale allargato a tutti.
Ma è chiaro che a quel punto sarà il faro del Quirinale a illuminare il campo di gioco e a individuare, tanto più in una situazione di emergenza, il nuovo timoniere super partes.
Fini e Casini non lo dicono, ma non escludono nemmeno che qualora la loro mozione raccogliesse oltre 80 firme, allora il premier potrebbe presentarsi dimissionario al Colle anche prima del 14.
Incertezze sul forfait dei suoi il presidente della Camera sembra non averne più. “Sto lasciando sfogare i miei, ma quel giorno saranno tutti con me” confidava ieri pomeriggio ai libdem Tanoni e Melchiorre fermatisi a salutarlo nel corridoio di Montecitorio.
Lo show-down tra due settimane.
“Se davvero restiamo blindati – spiega Tanoni che aggiorna i conti ad horas – la sfiducia sarà votata da 319 deputati, o meglio 318 dato che il presidente Fini si astiene. Con Berlusconi restano in 310: se anche un paio di incerti non si presentano, allora è fatta”.
Oggi, intanto, quando la Camera esaminerà il decreto sicurezza, i finiani si preparano a mandare sotto il governo almeno in un paio di altre occasione, come ormai avviene quasi quotidianamente.
Carmelo Lopapa
(da “la Repubblica“)
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Novembre 26th, 2010 Riccardo Fucile
CONFALONIERI NON CONVINCE CASINI, FINI VEDE PISANU… NEL FRATTEMPO IL COORDINATORE DELLA GIOVANE ITALIA, FRANCESCO PASQUALI, LEADER DEI GIOVANI PIDIELLINI, PASSA CON FUTURO E LIBERTA’ INSIEME A QUATTRO DIRIGENTI SU SETTE: “NEL PDL NON ERAVAMO LIBERI DI FARE POLITICA”
Porte chiuse alle avances di Berlusconi. 
Pier Ferdinando Casini non cede al corteggiamento, consolida l’asse con Gianfranco Fini e insieme puntano diritto alle dimissioni del presidente del Consiglio.
Le attendono dopo il 14 dicembre, perchè i numeri che sbandiera il Cavaliere – si son detti i due ancora una volta ieri – «non stanno nè in cielo nè in terra».
La presentazione della mozione di sfiducia è data ormai quasi per certa dai rispettivi staff.
La sortita del presidente del Consiglio sulle aspirazioni personali dei due ha incattivito ancor più il clima.
Il governo andato di nuovo sotto è stato l’ennesimo avvertimento.
Ma la sfiducia non verrà ufficializzata con il faccia a faccia (allargato a Francesco Rutelli) che Casini e Fini hanno in programma per oggi.
Lo faranno solo un paio di giorni prima, «per non dare vantaggi».
«Certo che se ora agita come spauracchio il rischio che io vada a fare il premier, allora lo scenario è davvero cambiato » ragionava ieri sera il leader Udc con i suoi.
«Prima dice che andare al voto è da irresponsabili e poi invoca le elezioni, parla di autosufficienza e poi ci chiede il sostegno esterno. Silvio è davvero confuso: se ha i voti vada avanti, altrimenti si dimetta con senso di responsabilità ».
Lo ripete anche a Fedele Confalonieri, che lo raggiunge nel suo studio di Montecitorio a metà pomeriggio.
Mezzora di confronto, il presidente Mediaset che chiede lumi sulle intenzioni dell’«amico» Pier.
Concordano sulla «situazione internazionale drammatica» e sui rischi connessi a una crisi politica. Ma sul come evitarla restano ognuno sulle proprie posizioni.
«Confalonieri è un amico, parliamo spesso di politica, niente di che» minimizza Casini.
Quel che il leader centrista ribadisce a tutti è che non romperà con Fini. «E se qualcuno punta su quello vuol dire che non conosce i due e non conosce le regole della politica» racconta l’udc Roberto Rao.
Nelle stesse ore, al termine di un convegno alla Camera, Fini riceve Beppe Pisanu.
Si ripetono quel che il presidente dell’Antimafia sostiene da settimane: evitare le elezioni anticipate, dar vita a un nuovo esecutivo, anche senza Berlusconi. L’intesa tra i due sul day after è piena e viene ribadita commentando le ultime provocazioni del premier. «Con Fini c’è una convergenza sulle priorità del Paese e non da ora. Del resto, sarebbe difficile non andare d’accordo su questo» spiega all’uscita il senatore.
L’ultimo colpo il leader di Fli lo assesta a fine giornata, provocando un terremoto nel movimento giovanile del Pdl.
Quattro dei sette dirigenti passano a Futuro e libertà .
In serata Fini riceve nel suo studio il coordinatore della Giovane Italia (ex leader dei ragazzi forzisti) Francesco Pasquali, che lascia anche il gruppo alla Regione Lazio per dar vita a quello di Fli. Con lui, a Montecitorio, il portavoce di Studenti per la libertà Pietro De Leo, il presidente della direzione dei giovani Pdl Stefano Morelli e Giovanni Basini, presidente di Alternativa studentesca: «Nel Pdl non eravamo liberi di fare politica».
Carmelo Lo Papa
(da “la Repubblica“)
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Novembre 24th, 2010 Riccardo Fucile
OGGI PRIMA FA IL CANE DA RIPORTO DI BOSSI E AUSPICA DALL’UDC “UN APPOGGIO ESTERNO”, COSI’ LA LEGA CONTINUA A COMANDARE (E CASINI LO SBEFFEGGIA)… POI CHIEDE LE DIMISSIONI DI FINI, SALVO POI FARE RETROMARCIA… QUINDI SE LA PRENDE CON MONTEZEMOLO E SI INIMICA PURE GLI IMPRENDITORI… COME RISULTATO I FINIANI BLOCCANO LA CONTESTATA RIFORMA DELL’UNIVERSITA’
Silvio Berlusconi a tutto campo.
In una conferenza stampa a Palazzo Chigi, convocata per presentare le misure a favore dei giovani, il premier non sa stare zitto e parla di tutti i temi sul tavolo della crisi di governo, con una decisa presa di posizione rispetto alla trattativa sulla possibile entrata dell’Udc nella maggioranza.
“Suggerisco loro un appoggio esterno all’esecutivo” conclude il premier, che poi si dice convinto di ottenere una “buona maggioranza” in entrambi i rami del Parlamento (vedremo…)
In caso di “ingovernabilità “, Berlusconi annuncia la sua salita al Colle per chiedere elezioni al capo dello Stato.
“Con la maggioranza alle Camere”, rimarca.
In pratica ha deciso lui (per conto di Bossi) cosa deve fare Casini e anche cosa deve fare Napolitano.
Oltre a cosa devono fare i deputati e senatori: votare per il governo, ovvio.
In pratica un partito, l’Udc, non avrebbe diritto a discutere uno straccio di programma, dovrebbe votare senza chiedere nulla e allora sarà ben accetto.
Altro che comiche finali: e il boss Bossi che si affretta a dire che lui in questo caso sarebbe d’accordo è la ciliegina finale della farsa.
E lo credo: accresce le poltrone della padagna della magna magna, continua a ricattare il premier e i servi dovrebbero pure “appoggiarlo”: d’accordo che non sta in piedi, ma almeno la badante se la paghi di tasca.
Ovvio che l’Udc abbia ribadito che Berlusconi debba dimettersi.
Poi il premier ci gratifica dell’ultimo sondaggio fatto in casa sulla sua popolarità : tutti i sondaggisti lo danno intorno al 36%, ma per lui oggi è al 54,6%.
Una settimana fa aveva detto al 60%, ieri al 56%, è tutto da ridere.
Poi tocca a Fini: “‘Io un passo indietro? Dovrebbe farlo qualcun altro. Il presidente della Camera dovrebbe essere il primo, visto che ha dato vita a un partito fondato non sui valori della maggioranza ma sulla sua persona”.
E visto che ”non è super partes, ma partes in maniera assoluta”.
In pratica Fini dovrebbe dimettersi perchè avendo osato puntare il dito contro sua Maestà , chiedendogli di discutere di linea politica e di programmi, è uscito dai “valori della mignottocrazia maschile e femminile” su cui si regge il Pdl?
Letta si sarà disperato, temendo le reazioni dei finiani e poco dopo ecco che corre Bonaiuti a cercare di tamponare: “L’invito a fare il passo indietro riguardava la posizione politica e le indicazioni, anche odierne, di alcuni esponenti di Fli di votare la sfiducia al governo”.
Insomma siamo tutti incapaci di ascoltare le parole del premier, mai richieste le dimissioni di Fini.
Nel frattempo i finiani chiedono che la riforma dell’Università , oggetto degli scontri di oggi, ritorni in Commissione per ulteriori approfondimenti.
Granata, nel suo intervento in aula ha sottolineato che “se non ci sono le risorse per gli scatti meritocratici di anzianità dei professori associati e per la ricerca è inutile andare avanti: meglio tornare in commissione” evidenziando che “se c’è o meno la copertura finanziaria dobbiamo saperlo adesso” perchè “andare avanti senza questa consapevolezza significherebbe solo far perdere tempo ai parlamentari”.
Alla fine della discussione Futuro e Libertà ha chiesto un’ora di sospensione dell’esame del ddl per verificare la copertura finanziaria.
Infine il premier era riuscito ad attaccare anche Luca di Montezemolo: “Parlare è facile, fare è difficile. Gli altri parlano, noi facciamo” (cosa non si sa).
Replica di Montezemolo a stretto giro: “L’one-man-show è finito e io ho il dovere di fare qualcosa per il mio Paese”.
Fine della giornata (forse): anche oggi Silvio è riuscito a fare solo danni a se stesso.
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Novembre 21st, 2010 Riccardo Fucile
SENZA ALBERTINI INVECE, MORATTI AL 37,9%, PISAPIA AL 33,5%… I PARTITI: FUTURO E LIBERTA’ SFIORA IL 5%, IL PDL PERDE IL 6%, LA LEGA IL 2% E SCENDONO AL 30% E AL 12,4%… ALBERTINI FAREBBE RADDOPPIARE I CONSENSI AL TERZO POLO E POTREBBE AMBIRE AL BALLOTTAGGIO
Secondo il sondaggio Lorien, pubblicato un paio di giorni fa, i giochi alle comunali di primavera a Milano sono tutt’altro che scontati, come riportiamo nei titoli.
Letizia Moratti è fuori di sè.
Tutto s’aspettava fuorchè di trovarsi come possibile avversario Gabriele Albertini.
L’ex sindaco, oggi eurodeputato Pdl, è seriamente intenzionato a presentarsi alle prossime amministrative milanesi, forte del sostegno dei tanti delusi della gestione Moratti e di molti partiti politici.
Dall’Udc a Futuro e Libertà , dall’Api a una buona fetta del Pdl lombardo. Persino parte del Pd è pronta a sostenere, non ufficialmente, l’ex sindaco; gli orfani di un candidato moderato che proprio non riescono a ritrovarsi in Giuliano Pisapia.
Ed è corteggiato dall’area cattolica che ha in Roberto Formigoni il faro politico e nel cardinale arcivescovo Dionigi Tettamanzi, da sempre critico dell’operato della giunta Moratti, la guida.
Albertini accomuna tutti.
Gli errori del passato, dai derivati al piano parcheggi che ha trasformato parte della città in un cantiere, sono stati già perdonati o dimenticati.
Nei milanesi sembra essere rimasta maggiormente impressa l’immagine che lo ritrae sorridente in mutande sulla passerella di Armani, piuttosto che quella del sindaco decisionista che diserta il consiglio comunale.
Insomma incarna perfettamente il “si stava meglio prima”.
Moratti lo sa bene, per questo si è rivolta direttamente a Silvio Berlusconi affinchè convinca Albertini a cambiare idea.
Ma neppure il Cavaliere può nulla.
L’eurodeputato è sempre stato uno dei pochi a non rispondere a comando alle chiamate da Arcore.
Lo scorso luglio, quando Albertini condivise pubblicamente le critiche di Gianfranco Fini sulla mancanza di dialettica nel Pdl, il presidente del Consiglio gli telefonò. “Silvio queste cose sono vere”, rispose. “Vieni ad Arcore che ne parliamo con calma”.
E lui: “Sto preparando le valigie, domani vado in vacanza; risentiamoci a settembre”, tagliò corto.
L’uomo è così, tende a smarcarsi.
E’ Casini ad aver “costruito”, insieme a Massimo Cacciari, la candidatura di Albertini. Da aprile stanno lavorando al “progetto Milano”. Poi si è aggiunto Fli.
Il diretto interessato ha inizialmente negato, pur cominciando ad attaccare Moratti. “Città malata, curiamola o muore”, disse in un’intervista a luglio, aggiungendo “sbaglia chi parla di una mia lista civica”.
Ora che Pisapia ha vinto, Albertini può puntare allo scontro diretto con Moratti al ballottaggio.
Il terzo polo dunque sembra prendere corpo a Milano.
Attorno ad Albertini, candidato più che mai trasversale.
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Novembre 18th, 2010 Riccardo Fucile
IN CALO LA LEGA AL 10,1%, SALGONO UDC AL 6,7%, IDV AL 6,8%, SINISTRA E LIBERTA’ AL 6,6%…PER LA PRIMA VOLTA SI PROFILA UN RIBALTAMENTO DEI RAPPORTI TRA DESTRA E SINISTRA: CENTROSINISTRA 40,2%, TERZO POLO 16%, CENTRODESTRA 37,3%
I dati dell’Atlante Politico, realizzato da Demos, e pubblicati oggi segnalano come i giudizi positivi sull’esecutivo, in netta flessione dopo l’estate, siano rimasti sui livelli di settembre (30%).
Si è invece ulteriormente contratto (- 5 punti) il gradimento del premier, ampiamente superato, nel suo stesso schieramento, da Tremonti (46%).
In caso di caduta del governo, la maggioranza degli elettori chiede un ritorno immediato alle urne (49%).
Per una porzione non trascurabile del campione intervistato, tuttavia, sarebbe preferibile formare un altro governo (39%).
L’esito di eventuali elezioni anticipate appare oggi meno scontato rispetto alle previsioni espresse, ripetutamente, negli ultimi due anni.
Quasi metà degli intervistati ritiene ancora probabile una vittoria del centrodestra, ma un terzo del campione intravvede possibilità di successo per il centrosinistra.
Questi cambiamenti non si traducono per ora in una crescita delle intenzioni di voto per il Pd (24,8%), mentre crescono i consensi per i suoi alleati: l’Idv (6,8%) e, soprattutto, Sinistra e libertà (6,6%).
La progressione del partito di Vendola, che peraltro guida la classifica dei politici più apprezzati (48%), mantiene aperti i problemi sulla leadership della coalizione, caratterizzata proprio dalla competizione tra il segretario del Pd e il governatore pugliese, con quest’ultimo in vantaggio di qualche punto. Interrogata sulla strategia delle alleanze, la maggioranza degli elettori di centrosinistra opta per un fronte elettorale ampio, che spazi dalle forze di centro fino a quelle della sinistra radicale (54%).
Ottengono minori preferenze sia l’ipotesi di una coalizione proiettata (esclusivamente) verso sinistra (29%), sia un progetto di alleanze limitato al centro (16%).
La possibile costituzione di un polo autonomo di centro – soluzione particolarmente gradita, peraltro, agli elettori dei partiti che si riconoscono in quest’area – sembra rendere lo spazio elettorale molto più concorrenziale.
Le quotazioni della nuova formazione guidata da Fini appaiono in continua ascesa (dal 6,1% di settembre all’8,1%), attraendo ex-elettori del Pdl ma anche significativi consensi provenienti da altre aree politiche. Complessivamente (considerando anche Udc, Mpa e Api), l’ipotetico “terzo polo” raggiungerebbe oggi il 16%, con un incremento di tre punti negli ultimi due mesi.
Ciò determinerebbe, indirettamente, il sorpasso del centro-sinistra (40,2%) ai danni del centro-destra (37,3%).
Si tratta, naturalmente, di somme di intenzioni di voto per partiti appartenenti alle stesse aree: il quadro potrebbe cambiare in prossimità del voto, in relazione al tipo di coalizioni e ai leader che si confronteranno.
Ma è la prima volta, da diversi anni, che si profila un cambiamento nei rapporti di forza fra le coalizioni.
Vediamo il trend dei principali partiti.
Il Pdl crolla in due mesi dal 29,8% al 23,6%, la Lega Nord scende dall’ 11% al 10,4%.
Futuro e Libertà sale in due mesi dal 6,1% all’ 8,1% e l’Udc dal 6,3% al 6,7%.
Vediamo la situazione a sinistra.
Il Pd scende dal 26,5% al 24,8%, ma diventerebbe lo stesso il primo partito.
L’Idv sale dal 5,5% al 6,8%, Sinistra e Libertà dal 4,7% al 6,6%.
Stabili Prc-Pdci al 2% e Movimento 5 Stelle al 3,6%.
Nella corsa a ritroso a chi perde di più, rispetto alle politiche 2008, il Pdl lascerebbe per strada il 14% di consensi, mentre il Pd l’8%.
Guadagnerrebbero 1 punto l’Udc, 2 la Lega, 2,5 l’Idv, 3 Sinistra e Libertà .
Non erano presenti nel 2008 nè Futuro e Libertà nè i grillini.
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Novembre 11th, 2010 Riccardo Fucile
IL PD AL 23,4%, STABILI LEGA 11,6%, IDV 7,6%, UDC 5,8%…5 STELLE AL 4%, RIFONDAZIONE 2,5%, LA DESTRA 1,4%…TRA I LEADER IL PREMIER PERDE 3 PUNTI IN 10 GIORNI E SCENDE AL 37% DI FIDUCIA, FINI SALE DI 2 PUNTI E ARRIVA AL 48%… IN CASO DI UNA NUOVA COALIZIONE DI GRANDE CENTRO : CENTROSINISTRA AL 37%, PDL, LEGA E LA DESTRA AL 36%, E A SORPRESA UN GRANDE CENTRO AL 22%
Nel corso di “Ballarò”, il consueto sondaggio di Pagnoncelli sulle intenzioni di voto degli
italiani, oltre a rilevare la solita alta percentuale di indecisi, ha indicato una trend interessante, soprattutto se si paragonano i dati alle precedenti rilevazioni del 26 ottobre e del 2 novembre scorso, a cura dello stesso istituto Ipsos.
Il Pdl in due settimane è sceso dal 29% al 26,5% e la Lega dall’ 11,8% all’11,6%, mentre la Destra è ferma all’1,4%.
Futuro e Libertà è volata invece in 15 giorni dal 5,3% al 7,7%.
A Sinistra invece il Pd è calato dal 24,2% al 23,4% e l’Idv dall’8,3% al 7,6%.
Balzo in avanti di Sinistra e Libertà di Vendola, dal 6,1% al 7%, del Movimento 5 Stelle di Grillo dal 3,7% al 4%.
Stabili Prc-Pdci al 2,5% e Udc al 5,8%.
Pagnoncelli ha sondato anche la fiducia degli italiani nei leader, con i seguenti risultati: Napolitano 82%, Tremonti 50% (+1%), Montezemolo 50% (+2%), Marcegaglia 50% (+2%), Fini 48% (+2%), Vendola 42%, Draghi 44%, Bersani 43%, Casini 40%, Berlusconi 37% (-3%), Marchionne 40%, Grillo 38%, Di Pietro 36%, Schifani 32%, Bossi 29%.
Infine Pagnoncelli ha testato le intenzioni di voto nel caso gli italiani si trovassero di fronte a un “terzo polo” composto per ora da Fini, Casini, Rutelli e Mpa siciliano, in contrapposizione agli altri due blocchi.
Ed ecco la sopresa: vincerebbe con il 37% la coalizione di centrosinistra, Pdl, Lega e la Destra arriverebbero solo al 36%. Mentre il terzo polo che sulla base della somma dei singoli partiti non avrebbe dovuto superare il 15% arriverebbe addirittura al 22%, erodendo voti sia a destra che a sinistra.
Insomma molti italiani vorrebbero trovare nuovi punti di riferimento.
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Novembre 5th, 2010 Riccardo Fucile
LEGA STABILE AL 13,5%, IDV AL 5,8%, UDC AL 6,2%, SINISTRA E LIBERTA’ AL 4,8%, 5 STELLE AL 2,2%, LA DESTRA AL 2,4%, RIFOND. E C.I. ALL’ 1,4%, RADICALI ALL’ 1%…. LA FIDUCIA IN BERLUSCONI SCENDE DAL 40% al 37% , QUELLA NEL GOVERNO DAL 40% AL 38%
Futuro e Libertà festeggia il suo simbolo con un risultato di tutto rispetto: l’8%, in aumento rispetto al 7,6% di una settimana fa.
E’ quanto rivela il consueto Osservatorio Settimanale realizzato da Crespi Ricerche .
Continua il trend discendente del Popolo della Libertà , che crolla al 27%, rispetto al 27,8% precedente, tallonato dal PD, a quota 24,5%, in calo rispetto al 25% che aveva sette giorni fa.
Stabile la Lega al 13,5% (stessa percentuale).
In leggero aumento l’Udc al 6,2% ( aveva il 6%), tallonata da Di Pietro che guadagna quasi un punto in una settimana e si ferma al 5,8% (aveva il 5%).
Continua invece la marcia di Sinistra Ecologia e Libertà , che sale a quota 4,8 (rispetto al 4,5%).
Scendono al 2,2% il Movimento 5 stelle (aveva il 2,5%) e al 2,4% La Destra di Storace (dal 2,6%).
Primo partito d’Italia sempre quello degli indecisi, con il 39%.
Crolla la fiducia in Silvio Berlusconi, a quota 37% (aveva una settimana fa il 40%), distante ben tre punti dal governo al 40%, che comunque perde il 2% in una sola settimana.
E il caso Ruby deve ancora farsi sentire.
E’ invece Gianfranco Fini a guidare la classifica di fiducia nei politici italiani.
Il Presidente della Camera è a quota 41%.
Molto più indietro Nichi Vendola (32%), Pierferdinando Casini e Pierluigi Bersani al 31%.
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