Luglio 31st, 2011 Riccardo Fucile
FINI, CASINI E RUTELLI ALL’ATTACCO: “ALFANO COMPIA UN ATTO DI CORAGGIO PER APRIRE UNA FASE NUOVA E SI ARRIVI ALLA NOMINA DI UN NUOVO PREMIER DI ALTO PROFILO E CON UN PROGRAMMA FORTE”… D’ALEMA SCHIERA IL PD: “NOI CI STIAMO”…IL PDL SI CHIUDE IN BAGNO
Costringere Berlusconi alle dimissioni per realizzare un nuovo governo di unità nazionale sostenuto da una maggioranza bipartisan.
Il Terzo Polo schiera i suoi tre leader per far arrivare il suo messaggio a chi nel Pdl voglia aprire una nuova stagione senza il Cavaliere.
In tre interviste pubblicate stamattina su tre quotidiani, Casini, Fini e Rutelli chiedono all’unisono un “armistizio fra l’attuale maggioranza e le forze più responsabili delle opposizioni”.
Una proposta che trova, nel Pd, l’adesione di Massimo D’Alema, mentre viene respinta in maniera compatta dal Pdl.
Parlando con il Corriere della Sera, Pier Ferdinando Casini vede nella pace tra maggioranza e l’opposizione più responsabile la possibilità per il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di nominare al più presto un nuovo premier .
Un nuovo leader che sia “politico e non tecnico”, ha spiegato Casini.
Gli ha fatto eco dalle colonne del Quotidiano nazionale Francesco Rutelli, aggiungendo che il nuovo leader sarà anche “di alto profilo e con un programma forte”, oltre che sostenuto da una “maggioranza bipartisan di unità nazionale”, con il compito di mettere in campo nuove misure contro la crisi e tentare la riforma della legge elettorale.
Quindi Fini, sul Messaggero, bolla come “da irresponsabili a fronte della più che legittima richiesta al premier dei gruppi di opposizione di riferire subito in Parlamento sulla crisi, tanto più dopo un allarme comune delle parti sociali di cui non ho memoria di precedenti, che Berlusconi e il governo facciano finta di niente e per ora preferiscano andare in vacanza come se niente fosse”.
I tre leader terzopolisti si rivolgono esplicitamente e in particolare a un interlocutore: Angelino Alfano, il nuovo segretario del Pdl e il solo in grado di fare “un atto di coraggio per aprire la fase nuova, indispensabile per la drammatica situazione del Paese in crisi”.
In cambio, e senza essere “una sua penalizzazione”, ha incalzato in particolare Casini, è necessaria “l’uscita di Berlusconi da Palazzo Chigi”.
Uno scenario al quale aderisce, sul fronte del Pd, Massimo D’Alema: “Tutti – ha detto il presidente del Copasir – dovrebbero capire che Berlusconi porta alla rovina. Non soltanto l’economia ma anche il sistema democratico”. Secondo D’Alema ora “anche nella destra c’è chi comincia a capirlo.
Si facciano coraggio prima che sia troppo tardi”. In ogni caso “noi siamo pronti a prenderci le nostre responsabilità “.
Qulla del Terzo Polo è una “buona idea” anche secondo il democratico Giorgio Merlo, vicepresidente Commissione Vigilanza Rai.
“Dall’onorevole Casini arriva oggi una proposta seria per uscire dall’impasse in cui versa il nostro Paese e, soprattutto, il governo. Visto che, nell’opposizione, non rientriamo tra coloro che lavorano tenacemente per il ‘tanto peggio tanto meglio’, la soluzione di Casini può rappresentare un’utile opportunità , e realmente percorribile, per fare uscire il Paese dal pantano in cui si è cacciato dopo tre anni di governo del centro destra”, afferma in una nota.
Apparentemente compatto il rifiuto del Pdl: “Non ci sarà nessun suicidio assistito, nè defezioni nei numeri della maggioranza: governo e premier non cambieranno fino al termine della legislatura”, hanno replicato il capogruppo Fabrizio Cicchitto e i ministri Altero Matteoli, Anna Maria Bernini, Saverio Romano, Gianfranco Rotondi.
Secondo Cicchitto, i tre leader sono uniti solo da una pregiudiziale anti Berlusconi.
Secondo il vicepresidente dei deputati del Pdl, Napoli, “drammatizzano la situazione”.
Per il ministro Romano è ancora in piedi un complotto contro il governo mentre per il neo ministro Bernini e per il ministro Matteoli si tratta solo di “demagogia pura”.
Alle opposizioni i berlusconiani rispondono con una sfida: portare al voto a settembre una nuova mozione di sfiducia al governo e contarsi in aula alla Camera.
Mossa prevista dall’Idv che un paio di giorni fa aveva infatti presentato un suo testo. “E’ ovvio che la voteremo anche noi – ha detto Casini anticipando la posizione dell’Udc – ma non sbloccherà la situazione. Sono Pdl e Alfano a doversi muovere”.
Le vancanze dunque partono, ma sul fermo immagine di un braccio di ferro ancora del tutto immobile.
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Luglio 22nd, 2011 Riccardo Fucile
ALLA CONVENTION DEL TERZO POLO IL PRESIDENTE DELLA CAMERA CRITICO ANCHE SULLA MANOVRA: “RINVIA I NODI STRUTTURALI”
«Dobbiamo dare atto a Casini di averlo capito qualche tempo prima: dar vita ad alleanze coatte rischiava di imprigionare le energie più sane della società e di cancellare una vera democrazia dell’alternanza di cui il Paese ha bisogno».
Lo ha detto il leader di Fli Gianfranco Fini nel suo intervento all’auditorium della Conciliazione per la convention del Terzo polo, di fronte a 1.300 persone, con in prima fila Pier Ferdinando Casini, Francesco Rutelli e Raffaele Lombardo.
Fini ha sottolineato che ciò che unisce Udc, Fli, Api e Mpa «è la volontà di archiviare un bipolarismo primitivo, unico in Occidente che non sa individuare valori comuni anche se riguardano l’interesse nazionale. Un interesse – ha aggiunto – che invece non è la bandiera del centro, della destra o della sinistra ma degli italiani orgogliosi della propria storia, una bandiera che deve essere la stella polare di una politica consapevole che archiviare il bipolarismo non significa cancellare una democrazia dell’alternanza basata su valori condivisi».
Su un nuovo assetto della politica italiana che immagini il dopo-Berlusconi, Fini ha poi detto che «la maggioranza debba indicare un nuovo premier e il Terzo polo, in questo caso, non si tirerà indietro».
E ha proseguito: «La maggioranza ha il diritto-dovere di indicare un nuovo premier, sulla base di un’agenda di 2 o 3 cose da fare al più presto. Serve un uomo che archivi il libro dei sogni e serve un governo serio che si presenti in parlamento e si rivolga alle opposizioni le quali, credo, si assumeranno le loro responsabilità . Il Terzo polo – ha concluso Fini – non si tirerebbe indietro, non guarderebbe dall’altra parte».
Nel corso del suo intervento alla convention del Terzo Polo il leader di Futuro e Libertà ha criticato anche la manovra economica che «rinvia alla prossima legislatura la definizione dei nodi strutturali, mentre fa pagare oggi ai cittadini costi che rischiano di non poter pagare alla luce del drammatico impoverimento delle famiglie denunciato dall’Istat».
Fini ha sottolineato però che «se la casa brucia le opposizioni non fanno un ostruzionismo che non verrebbe capito dalla gente» ma ha anche aggiunto che «se dovranno esserci in futuro altri momento di coesione questa prova non dovrà essere chiesta soltanto alle opposizioni. Noi in questa circostanza – ha concluso Fini – abbiamo dimostrato di amare l’Italia più di quanto contrastiamo l’attuale governo».
Tranchant anche sul disegno di legge Calderoli: «L’Italia non ha bisogno del ddl Calderoli che assomiglia più a un volantino per le feste padane che non al testo del governo per ridisegnare l’architettura costituzionale», ha detto Fini.
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Giugno 28th, 2011 Riccardo Fucile
INCHIESTA P4, FINALMENTE FLI SI SVEGLIA, DECISIONE PRESA ALL’UNANIMITA’ ANCHE CON UDC E API…LA GIUNTA PER LE AUTORIZZAZIONE A PROCEDERE DECIDE MERCOLEDI’
I parlamentari del terzo polo voteranno sì all’arresto di Alfonso Papa.
La richiesta di custodia cautelare presentata dal gip di Napoli nell’ambito dell’inchiesta P4 sarà discussa dalla giunta per le autorizzazioni a procedere.
L’ex magistrato, ora deputato del Pdl, è accusato di concussione.
La giunta, che per analizzare approfonditamente la questione, ha chiesto ai pm partenopei tutti gli atti dell’inchiesta, dovrebbe esprimersi mercoledì.
Le carte dei pm di Napoli sono arrivate lunedì alla Camera dei deputati.
Non era mai accaduto che la giunta presentasse una tale istanza, che, la settimana scorsa è stata duramente criticata dall’opposizione.
Nella prossima riunione della giunta, il vicepresidente della Giunta e relatore del caso, Francesco Paolo Sisto, svolgerà il suo intervento.
Ci sarà un dibattito, quindi il voto.
L’annuncio sulla posizione che adotteranno i parlamentari finiani e gli alleati rutelliani e dell’Udc, è stato dato da Giuseppe Consolo, al termine di una lunga riunione.
«La decisione – ha spiegato Consolo – è stata presa all’unanimità¡».
Era ora che in Fli ci si svegliasse: basta favori o astensioni a favore della cricca governativa.
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Giugno 14th, 2011 Riccardo Fucile
NELLE AMMINISTRATIVE DI IERI IL PDL HA PERSO I SINDACI…IL TERZO POLO: “E’ LA SVOLTA”…DA BAGHERIA A VITTORIA, DA NOTO A LENTINI IL PDL ESCE SCONFITTO…SU 11 COMUNI IL PDL NE PERDE 9
L’onda lunga del referendum abbatte anche il tradizionale fortino del centrodestra.
E in Sicilia Pd e Terzo Polo fanno man bassa di successi nel secondo turno delle amministrative.
Da Bagheria a Vittoria, i centri più grandi interessati dai ballottaggi, da Noto a Lentini: l’alleanza che sostiene il governo regionale vince quasi ovunque.
Conquista sei Comuni su undici, mette lo zampino nelle affermazioni di altri candidati sostenuti da liste civiche e lascia al Pdl la guida di due soli enti, Favara e Patti.
Un risultato che fa esultare Pierferdinando Casini: «Questo straordinario successo dimostra che il Terzo polo è decollato nella regione e che si possono prospettare nuove forme di collaborazione con il Pd, davanti a una pretesa di autosufficienza assai arrogante del Pdl e dei suoi alleati. Oggi è la giornata dei referendum – dice il leader dell’Udc – ma invito a riflettere su ciò che è maturato in Sicilia».
Quello di far coincidere i ballottaggi delle amministrative con il referendum, d’altronde, era stata una scelta precisa, fatta dalla giunta di Raffaele Lombardo su richiesta del Pd.
Tutti i candidati anti-berlusconiani, nell’Isola, avevano fatto campagna elettorale per se stessi e per i quattro “sì”.
L’effetto-traino, alla luce dell’esito elettorale, ha funzionato.
A cominciare da Bagheria, centro di oltre cinquantamila abitanti alle porte di Palermo, dove l’Udc ha candidato un ex consigliere provinciale del Pdl, Vincenzo Lo Meo, che al secondo turno ha trovato l’appoggio di un Pd prima diviso.
Era venuto lo stesso Casini, venerdì, a sostenere la volata finale del suo rappresentante, e mercoledì lo aveva preceduto il presidente della Camera Gianfranco Fini.
In quello che è stato il regno di Totò Cuffaro, il candidato sostenuto da Terzo Polo e Pd ha sconfitto l’ultimo erede dell’ex governatore in carcere per favoreggiamento alla mafia: Bartolo Di Salvo, un ingegnere sponsorizzato dal ministro delle Politiche agricole Saverio Romano.
Ce n’è abbastanza perchè Giampiero D’Alia, capogruppo al Senato dell’Udc, parli di «terza sberla per Berlusconi».
Anche perchè la stessa alleanza, dall’altra parte dell’Isola, a Noto, ha premiato Corrado Bonfanti, candidato di Fli vicino a Fabio Granata: «La terra del 61 aO – dice il vicepresidente della commissione Antimafia – può diventare esattamente l’opposto, ovvero terra bruciata per questo centro- destra capeggiato dal Pdl».
«Quella fra Terzo Polo e Pd è un’alleanza decisiva», dice il senatore del Pd Beppe Lumia e in tanti ora parlano di conferma del «modello Macerata», di una indicazione a favore del centrosinistra allargato che giunge dall’estremo Sud.
A Vittoria il candidato del Pd Giuseppe Nicosia ha vinto con un cartello che, al ballottaggio, si estendeva dall’Udc a Sinistra e Libertà .
E a Lentini, in provincia di Siracusa, il nuovo sindaco Alfio Mangiameli rappresenta una coalizione che va dal Terzo Polo all’intera Federazione della Sinistra.
In Sicilia, già nel 2009, c’erano state le avvisaglie della crisi del Pdl: Lombardo aveva rotto con i “lealisti” fedeli a Schifani e Alfano e aveva formato una giunta con i finiani, aprendo poi al Pd e all’Udc dei casiniani sopravvissuti a Cuffaro.
Una parte dei democratici ora chiede a Lombardo di contribuire alla costruzione di una alleanza ancora più vasta, con l’apporto di Idv e Sel, in vista delle future elezioni regionali.
Ma sia la sinistra che il governatore non si sono detti sinora disponibili.
Il voto di ieri può aprire nuovi scenari.
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Giugno 5th, 2011 Riccardo Fucile
PRESIDENTI DI REGIONE E PEONES, MINISTRI E PARLAMENTARI, FINIANI, SPEZZONI DEL PDL E BASE LEGHISTA….QUELLI CHE A DESTRA ANDRANNO A VOTARE COMUNQUE
Qualcuno sbandierandolo, i più senza farlo sapere troppo in giro.
Al premier, soprattutto.
Perchè i referendum saranno pure “inutili e privi di conseguenza sul governo”, come tenta di minimizzare Berlusconi per evitare il peggio.
Fatto sta che giorno dopo giorno almeno tre dei quattro quesiti esercitano una certa presa anche dentro la sua coalizione.
E così, la consultazione del 12-13 giugno rischia di mandare all’aria l’unico obiettivo che al Cavaliere sta davvero a cuore: affondare il quorum sul legittimo impedimento.
Crepe si aprono anche dentro il governo.
Non annuncia ancora il suo “sì” contro il nucleare, ma poco ci manca, il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo.
“È finita, non possiamo mica rischiare le elezioni per il nucleare. Non facciamo cazzate” incalzava a Montecitorio Tremonti e Bonaiuti il 17 marzo, a margine delle celebrazioni per il 150°, in un confronto che doveva restare riservato ma che è finito poi su tutti i giornali.
La ministra, com’è noto, è in guerra perenne col collega allo Sviluppo, e nuclearista convinto, Paolo Romani.
Ma non è solo per quello che adesso dice di “rispettare la decisione della Cassazione” sul referendum contro l’atomo.
Ancora tre giorni fa, in un’intervista al Mattino, ricordava i “molti presidenti di Regione del centrodestra che si sono pronunciati in maniera netta contro il nucleare”.
Lei stessa rivendica di essersi “battuta perchè il Pdl si pronunciasse per la libertà di voto”. Mentre resta contraria “fermamente” alla consultazione sull’acqua.
Già , i governatori.
Quello sardo Ugo Cappellacci, per esempio.
Berlusconiano doc, aveva annunciato che per costruire una centrale sull’isola avrebbero dovuto passare sul suo corpo.
A maggio i sardi hanno già anticipato un loro referendum sul nucleare, bocciandolo col 97%.
“Mi auguro venga replicato il risultato, la nostra contrarietà va dichiarata in maniera espressa, oggi e per il futuro” dice ora il presidente della Regione.
In prima linea, come lui, i governatori leghisti: Luca Zaia in Veneto e Roberto Cota in Piemonte.
“Figurarsi se ho problemi ad andare a votare per il nucleare – spiega Zaia – . Sono convinto che il 75 per cento degli italiani non condivide questa strategia. Io sono contro il nucleare, contro gli Ogm e per l’acqua pubblica. Chiaro?”.
D’altronde, lo stesso Umberto Bossi ha confessato di trovare “attraente” il quesito contro la liberalizzazione dei servizi idrici.
Suscitando tutto il disappunto che si può immaginare nel presidente del Consiglio.
Il segnale è ormai partito e gli uomini del Carroccio lo hanno subito colto.
Le amministrazioni locali del Lombardo-Veneto schierate per “la tutela dell’acqua bene comune” si sono moltiplicate in pochi giorni.
Il sindaco di Belluno Antonio Prade, ha dato vita al manifesto sui “dieci buoni motivi per votare sì al referendum”.
Qualcuno, come il sindaco di Verona Flavio Tosi, la pensa diversamente, ma il vento che tira è quello.
“L’orientamento lo decide il Senatur, ma la Lega è sempre sensibile ai temi che interessano il territorio”, racconta l’eurodeputato Mario Borghezio, che della pancia del partito esprime sempre umori e tendenze.
Da Nord a Sud, chi lavora sul territorio ha le idee chiare su acqua e nucleare. Giuseppe Castiglione, superberlusconiano presidente dell’Unione delle Province e a capo di quella di Catania, due giorni fa ha riunito duecento amministratori per far quadrato.
E ora spiega: “L’Acqua è pubblica e deve restare tale, piuttosto si affidi la gestione alle Province, e comunque mai centrali nucleari in Sicilia, spazio alle energie rinnovabili”.
E poi in Parlamento.
Tra i pidiellini, Alessandra Mussolini è tra i referendari più convinti.
“Anche se la consultazione dovesse essere politicizzata, e spero non accada, io andrò. In quanto medico, in quanto madre, in quanto politico. L’energia? Vorrà dire che la compreremo, fosse pure dai cinesi, tanto ormai si compra tutto”.
E come lei il collega Fabio Rampelli, perchè “milioni di elettori di centrodestra sono contro le centrali e per l’acqua pubblica”.
Anche i Responsabili cedono al richiamo.
“Martedì ci riuniamo per decidere, ma io voto su acqua e nucleare” annuncia il capogruppo Luciano Sardelli.
Il loro uomo-simbolo, Domenico Scilipoti, si spinge perfino oltre: “Certamente andrò e mi esprimerò su tutti i quesiti”.
Dunque anche sul legittimo impedimento, perchè “è giusto che gli italiani vadano a votare e esprimano la loro opinione”.
Che poi è la linea decisa ieri sera dall’esecutivo della Destra di Francesco Storace: l’indicazione agli elettori è per il “si” ai due quesiti sull’acqua e a quello sul nucleare.
Una penosa retromarcia del partito dell’autista di Marchio che fino al giorno prima stva coi no.
Ora si limiterà a difendere il suo datore di lavoro solo sul legittimo impedimento.
Carmelo LoPapa
(da “La Repubblica“)
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Maggio 19th, 2011 Riccardo Fucile
UFFICIALMENTE FINI, CASINI E RUTELLI NON APPOGGERANNO IL CENTROSINISTRA AL BALLOTTAGGIO….IN REALTA’ E’ IL CONTRARIO
Piazza Montecitorio, pomeriggio assolato.
Arriva Gianfranco Fini seguito da tutto il suo entourage. Serio, schivo, non vuole giornalisti e telecamere.
Una trentina di bambini della scuola elementare Montessori di Foggia lo incrocia, lo riconosce e gli salta addosso per festeggiarlo al coro “Fini, Fini!”. Lo stesso trattamento tocca a Pier Ferdinando Casini.
La tensione è stemperata. A Francesco Rutelli poco o niente.
Ma tutti sorridono increduli.
Poco dopo è in programma la prima conferenza stampa collettiva del Terzo polo per rispondere alle domande, alle illazioni o ai semplici dubbi riguardo a cosa faranno ai ballottaggi di Milano e Napoli.
Centrosinistra o centrodestra?
Nessuno dei due, almeno ufficialmente.
A sentire loro saranno i singoli candidati a dettare la linea “sono loro che si sono spesi sul territorio, e sono loro i responsabili verso l’elettorato”, spiegano in coro.
Mentre a livello nazionale nessuno dirà niente, nessun “endorsement, per favore. Non fatemi domande nel merito”, risponde un deputato di Fli, in versione anonima.
Eppure qualcuno ha già parlato. Adolfo Urso e Andrea Ronchi hanno scelto da che parte stare: a Milano con la Moratti, a Napoli con Lettieri, e anche l’euro-deputato Potito Salatto ha fatto intendere in maniera semi-esplicita la medesima tendenza.
Ancor più accorti, ma sempre tendenti a destra Mario Baldassarri e Giuseppe Scalia. Cinque, quindi, e tutti di Fli.
Gli altri, dai falchi finiani fino all’Udc, fanno gruppo, in particolare sulla strategia ufficiosa: far cadere Berlusconi, a costo di votare Pisapia e De Magistris.
Lo dicono, o lo lasciano intendere i big a microfoni spenti; lo grida Bossi (“Hanno fatto l’accordo con il centrosinistra”), lo esplicitano (indirettamente) sia Raimondo Pasquino che Manfredi Palmeri.
Il primo risponde: “La discriminante è la legalità e che finisca la politica dell’emergenza e del miracolismo”.
E qui si riferisce alle liste elettorali e alla presenza in campagna elettorale di ministri e del presidente del Consiglio.
E ancora: “La camorra — continua Pasquino — deve restare fuori dal palazzo e la normalità deve essere l’elemento con cui si misura la capacità di governo della città ”.
Tradotto: con il candidato piazzato da Nicola Cosentino non abbiamo niente da spartire.
Quindi Palmeri: “Noi non sosteniamo nessuno e invitiamo piuttosto entrambi, e in particolare il sindaco, a fare ciò che non hanno fatto durante la campagna elettorale, e cioè dialogare con la città ”.
Soprattutto su quali sono le strategie della Moratti riguardo l’Expò del 2015. “Vede, le nostre richieste sono lapalissiane, limpide ma ugualmente irricevibili per Pdl e Lega — spiega un altro deputato di Fli —. Noi andremo avanti così, comunque domani Italo Bocchino ha convocato un’assemblea nazionale per ratificare la scelta”.
Più che per ratificare, per mettere con le spalle al muro i dissidenti: chi non rispetta le indicazioni della maggioranza è fuori dal partito.
A Ronchi tutto ciò non interessa, lui è sulla via di Palazzo Grazioli con in mano un sottosegretariato; per Urso si tratta, come da molti mesi a questa parte. Eppure ieri lo scontro si è spostato sul web, a colpi d’insulti.
Insomma, qualcun altro resterà per strada.
E non ufficiosamente.
Alessandro Ferrucci e Sara Nicoli
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Maggio 19th, 2011 Riccardo Fucile
DIETRO ALLA POSIZIONE UFFICIALE CHE RICONOSCE AGLI ELETTORI CENTRISTI LIBERTA’ DI VOTO, SI CELA UNA MEDIAZIONE, MA ANCHE UN AIUTO AL CENTROSINISTRA
L’annuncio del vertice del Terzo polo che oggi ha dato libertà di voto ai propri elettori nei
ballottaggi, sta a significare che Casini, Fini e Rutelli si muoveranno, ove possibile, senza accordi espliciti, in aiuto al centrosinistra al secondo turno delle elezioni.
Non lo diranno mai apertamente, ed anzi difenderanno fino all’ultimo la loro ufficiale scelta di non scegliere, ma ci sono vari indizi che fanno pensare che alla fine andrà così.
Soprattutto a Milano e a Napoli, nelle due realtà dove, rispettivamente, un eventuale capovolgimento, o una conferma della tendenza manifestatasi domenica e lunedì, potrebbe consentire a Berlusconi di cancellare il brutto risultato del primo turno e proclamarsi vincitore.
Dall’interno del Fli si sono già levate le prime voci di Ronchi e Urso a favore di un ripensamento e di un appoggio ai candidati del centrodestra, ma Bocchino, premettendo che per i finiani sarebbe impossibile votare per un candidato della sinistra radicale come Pisapia, le ha subito qualificate come sortite personali.
A trattare con il vincitore, intanto, pensa Tabacci, in nome della vecchia amicizia ambrosiana, suggerendogli anche – consiglio subito accolto – di fare la prima mossa a favore del candidato sindaco terzista battuto Palmieri.
Pisapia ha aperto un canale di comunicazione anche con i grillini.
A Napoli la situazione è più complicata per le venature antipolitiche del candidato De Magistris, che ha fatto campagna contro tutti, a cominciare appunto dai terzisti, qui in gran parte ex democristiani provenienti da Margherita e Udc, e per la collocazione del partito di Casini nella giunta regionale a fianco del centrodestra.
Ma quel dieci per cento di voti raccolti attorno al nome del rettore dell’Università di Salerno Pasquino fanno troppa gola a De Magistris, che ha già pronunciato, anche lui, un appello pubblico al Terzo polo.
Seppure nei ballottaggi non è automatico che gli elettori seguano le indicazioni dei leader dei partiti di riferimento, questa serie di movimenti, sotterranei e non, viene seguita con una certa apprensione da parte del Pdl.
Lo schema di Berlusconi resta quello di spaccare il Terzo polo ed offrire a Casini la possibilità di tornare al governo con tutti gli onori.
Ma è assai difficile che il leader dell’Udc accetti oggi di seguire la strada che considerava percorribile, a certe condizioni, a novembre, e che lo stesso Cavaliere ostruì con il suo rifiuto di aprire una crisi formale per rendere più evidente il passaggio a un esecutivo rinnovato.
Da allora molta acqua è passata sotto i ponti, e anche per Casini, ormai, la situazione è in movimento.
Marcello Sorgi
(da “La Stampa“)
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Maggio 14th, 2011 Riccardo Fucile
INSIEME A BOLOGNA SOGNANDO UN RISULTATO A DUE CIFRE…E SUI BALLOTTAGGI NON SI SBILANCIANO….ESORDIO ELETTORALE DEL TERZO POLO ED E’ GIA BATTESIMO DEL FUOCO…DETERMINANTI AI BALLOTTAGGI
Primo test, col sogno della doppia cifra, per lanciare la sfida al Pdl su scala nazionale. 
Ma prima ancora prova di sopravvivenza per la componente di Futuro e libertà , che sulla tenuta in queste amministrative post-strappo si gioca anche la compattezza del gruppo parlamentare.
Non è passato giorno senza che Berlusconi – ieri compreso da Napoli-non li abbia`presi di mira.
Ieri i due leader «Gianfranco e Pier» si sono presentati insieme, uno al fianco dell`altro.
Maniche di camicia, alla chiusura della campagna nella loro città , Bologna, in sostegno di Stefano Aldrovandi.
Caffè insieme in centro e poi a piedi fino al conservatorio.
Va detto che i tre partiti che compongono il nuovo polo si sono presentati compatti nei 13 più grandi centri, ma in altri hanno dato vita in solitaria a talune alchimie.
Del tipo Udc con Pdl aCrotone (con la ormai ex centrista DorinaBianchi) o Flicon la Lega a Gallarate, ma anche l`Api di Rutelli col Pd, a Savona.
In ogni caso, i tre hanno un obiettivo comune, da Napoli a Torino, da Milano a Cagliari: trarre profitto elettorale dallo scontro a colpi bassissimi tra i due poli. Rutelli ne è convinto: «I toni di questa campagna produrranno voti per noi». Perchè, per dirla con Fini, «il bipolarismo non può essere solo delegittimazione e palate di fango».
Equidistanza dai poli, ma all`attacco soprattutto dei berluscones, i terzopolisti. «Il Pdl ormai è la Santanchè, la metafora del Pdl è la Santanchè, le idee del Pdl sono le sue, ovvero quelle più estreme» dice Casini.
«Il gesto compiuto dalla Moratti è il segno che da loro la linea la dà la Santanchè, la forza moderata è la Lega e tra i due partiti ne vedremo delle belle da martedi».
Ma da martedì sarà interessante capire anche con chi si schiererà il nuovo polo, invista dei ballottaggi.
A Milano, per esempio? «Se andremo ai ballottaggi valuteremo» taglia corto, piuttosto vago, il leader Udc, che però esclude un sostegno a Pisapia, perchè «non è il candidato giusto».
Quasi a lasciar presagire libertà di coscienza per i loro elettori, dato che con«l`estremista» Moratti comunque non si schiererebbero.
Fini al suo fianco è d`accordo: «Le intese si fanno con coloro che condividono un obiettivo: non ha senso chiederci con chi, semmai va chiesto per che cosa».
Sia l`uno che l`altro prendono le distanze da Berlusconi e dalla sua campagna.
«Vergognoso fermare l`abbattimento delle case abusive» attacca il centrista. Il capo di Fli mena fendenti: «Berlusconi è stato bravissimo a far si che non si parlasse dei problemi delle città su cui dovrebbe rendere conto, dato che per 8 degli ultimi 10 anni l`inquilino di Palazzo Chigi è stato lui: grida al complotto per spostare l`attenzione dai problemi reali».
A conti fatti, secondo il presidente della Camera, ha ragione Bossi: il Carroccio ormai ha davvero in mano il Paese, con la complicità del Pdl.
È il momento di dire basta alla politica alla «ok Corral», al «derby permanente» conclude Fini citando Napolitano: «Al capo dello Stato tutti plaudono, ma per fare subito dopo esattamente il contrario».
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica“)
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Maggio 4th, 2011 Riccardo Fucile
POCO PRIMA CASINI AVEVA ATTACCATO BERLUSCONI RICORDANDO CHE STRANAMENTE E’ AMICO DI TUTTI I DITTATORI DEL PIANETA, DA GHEDDAFI A BEN ALI, DA PUTIN AL PRESIDENTE DELLA BIELORUSSIA LUKASHENKO… IL MINISTRO VIENE RIPRESO MENTRE CHIEDE A UN COLLABORATORE: “MA CHI E’ QUESTO?”
Quando militava nel Msi milanese stava sulle balle a molti militanti in quanto ritenuto un parolaio raccomandato.
La sua origine benestante lo rendeva inviso alla base che vedeva già allora una certa spocchia negli atteggiamenti del “figlio del senatore La Russa”.
Dopo un periodo da “desasparecido”, in seguito agli incidenti milanesi, ‘Gnazio riemerge grazie ai buoni uffici di donna Assunta Almirante che si era rivolta a lui per trovare occupazione a un congiunto.
Ed ecco Nosferatu scalare le posizioni all’interno del Msi, in simbiosi con l’altro paracarro finiano di allora, Maurizio Gasparri.
Uno a Milano, l’altro a Roma, creano la corrente finiana per eccellenza, quello dei “giovani vecchi” rampanti e ambiziosi che poi troveranno la consacrazione in An.
Ripuliti da vecchie nostalgie, in nome delle quali amavano vincere i congressi contro chi avrebbe voluto un moderno partito “sociale”, portabandiera del conservatorismo più becero, a contatto del Berlusca si sentono improvvisamente dei miracolati.
Chi si scopre statista, chi esperto in telecomunicazioni, chi ministro, chi capogruppo.
Il peggio non è però tanto essere arrivati a questi incarichi, è quello di credere di esserne all’altezza.
Presi da ambizione smodata e a forza di frequentare i salotti di Palazzo Grazioli, saranno loro, dopo aver fatto da servi a Fini per decenni, a tradirlo nel momento del bisogno.
Dimenticando che se hanno un posto politico al sole e non in un consiglio di circoscrizione, lo devono al Gianfri.
La quota 70-30 all’interno del Pdl permette loro di “promuovere” una corte di ex An devoti al “due di coppe” e di poter contare su una truppa di adepti da mettere sul tavolo della trattativa con Silvio.
Fino alla nomina di ‘Gnazio a triumviro e ministro della Difesa.
Ma l’ex portatore di pastore tedesco con dama bionda al seguito ai comizi missini èin fondo un tipico italiano.
Di quelli che se gli dai una divisa rischi di vederlo trasformato in generale anche nell’atteggiamento.
Se poi uno è già presuntuoso di suo, addio equilibrio.
Vedere ‘Gnazio da Santoro o da Floris è uno spasso: sguardo ieratico da invasato, atteggiamenti isterici, modo di porsi spesso arrogante, oscilla tra spocchia e vittimismo, strilli e accuse per tutti, passato e presente, difese penose e arringhe senza costrutto.
Persino controproducente per chi lo manda.
Ricordiamo la sua mitica frase prima delle Regionali, quando nel Pdl si temeva il sorpasso di Zaia in Veneto, dopo aver negato la ricandidatura a Galan: “Non ci sarà nessun sorpasso della Lega, andrò personalmente a fare campagna elettorale in Veneto”.
C’ è andato, il Pdl è crollato e la Lega è volata avanti.
In altri tempi, dopo una figura del genere, un politico si sarebbe dimesso, in altri ancora sarebbe stato cacciato.
Con Silvio no, vieni inviato a rappresentarlo a Ballarò, come ieri sera.
Ma che ti combina ‘Gnazio, profondo conoscitore della politica europea?
Di fronte ad uno scontato attacco di Casini a Berlusconi, in cui il segretario Udc si chiede come sia possibile che Silvio sia amico di tutti i dittatori, da Gheddafi a Ben Ali, da Putin a Lukashenko ( il presidente che indice elezioni farsa e che Silvio ha omaggiato durante l’unica visita ufficiale di un leader europeo in Bielorussia), il ministro prima sorride nervoso.
Poi, al rientro in studio, mentre il conduttore Giovanni Floris gli da’ la parola, ‘Gnazio viene ripreso mentre, con un collaboratore alle sue spalle, si informa sul dittatore bielorusso, evocato poco prima dal leader Udc: “Lukashenko, chi e’ questo?”, chiede il ministro.
Chissà che avrà pensato Lukashenko, stamane, leggendo le agenzie.
Forse: “La Russa? ma chi è costui?”.
Beh, si può anche informare, ma in ogni caso non ha perso niente.
argomento: AN, Berlusconi, Casini, Costume, Europa, governo, la casta, PdL, Politica, radici e valori, RAI | Commenta »