Maggio 7th, 2011 Riccardo Fucile
ALLENZA DA FLI A VENDOLA IN NOME DEL RITORNO ALLA LEGALITA’… PARTE DALLA SARDEGNA UN LABORATORIO CHE SPERIMENTA UN NUOVO PROGETTO… TRA I DUE SCHIERAMENTI E’ TESTA A TESTA
Le prossime amministrative di Olbia, in Sardegna, diventano un laboratorio politico dove
sperimentare il progetto della “grosse koalition” antiberlusconiana in vista, forse, di una sua esportazione in ambito nazionale. Un confronto elettorale che si prospetta assai duro fra il sindaco uscente, Gianni Giovannelli (ex Pdl), e il suo vecchio compagno di partito il deputato Settimo Nizzi, primo cittadino olbiese dal 1997 al 2007 e uomo di fiducia del premier Silvio Berlusconi, nonchè suo medico personale sull’isola.
Lacoalizione in salsa gallurese va dai “badogliani” della lista civica di Giovannelli agli ex comunisti di Vendola.
Nel mezzo ci sono la lista del Polo per l’Italia (composta da Fli, Api e elementi dell’Udc), il Pd, l’Idv, l’Upc di Antonio Satta (ex vice segretario nazionale dell’Udeur) e altre aggregazioni minori.
Alcuni dei candidati inoltre vengono dalla cosiddetta società civile legata al mondo dell’ambientalismo e al popolo viola.
“Una battaglia di legalità , per il riscatto di una città ferita e umiliata da una politica che manda avanti una campagna elettorale con false promesse su posti di lavoro o, ancor peggio, con buste della spesa consegnate in cambio del voto”.
Lo dicono a chiare lettere i militanti della Coalizione civica di Giovannelli, che candida come consiglieri due pesi massimi della politica locale: il senatore Gianpiero Scanu, capogruppo del Pd in commissione Difesa e già sindaco di Olbia per due legislature negli anni novanta, e l’eurodeputato Giommaria Uggias dell’Italia dei valori, unico rappresentante sardo nell’assemblea di Bruxelles e anch’egli ex primo cittadino del centro gallurese.
Uno schieramento di forze imponente per contrastare un avversario molto temuto e radicato sul territorio che ha dalla sua il Pdl, i Riformatori sardi, il Partito sardo d’Azione e parte dell’Udc, oltre alla Destra e ad altre liste minori. Nizzi potrà inoltre contare anche sull’aiuto diretto del presidente del Consiglio che, come già accaduto in passato, è atteso in città per dar man forte al suo candidato.
Uno scontro all’ultimo voto che può far cadere uno dei feudi sardi del centrodestra.
Il carattere nazionale della competizione elettorale non è dato solo dalla novità della coalizione antipremier, ma anche dal fatto che perdere Olbia significherebbe per Berlusconi (nominato proprio dall’allora sindaco Nizzi cittadino onorario nel 1997) prendere una sonora batosta in casa, a un tiro di schioppo dalla sua residenza estiva di Villa Certosa.
L’idea della grosse koalition ha tuttavia creato non pochi mal di pancia all’interno dell’ala più radicale del centro sinistra.
Rossomori, Comunisti italiani e Federazione della sinistra infatti sosterranno l’ex dirigente del Pd, Cristina Dessole, con la lista civica “Uniti e Liberi”.
Frattura più pesante quella che ha colpito l’Udc.
In Regione e provincia il partito di Casini è alleato del Pdl, per le comunali di Olbia invece, dopo che la segreteria regionale aveva dato libertà di apparentamento sul territorio, si è creato uno spezzatino: il simbolo sta fra le fila del centrodestra, mentre buona parte dei suoi dirigenti di punta sostengono Giovannelli.
Il sindaco uscente vinse nel 2007, contro il centrosinistra, con quasi il 67% delle preferenze.
Malgrado ciò, nei quattro anni di amministrazione, la pur ampia maggioranza ha più volte tirato il freno a mano, mettendo in luce un’aspra lotta intestina tutta interna al Pdl.
Gli argini si sono rotti definitivamente lo scorso febbraio quando il partito di Berlusconi ha fatto saltare la coalizione.
“Siamo in piena emergenza democratica – ha spiegato Giovannelli – con consiglieri comunali non liberi di agire, sempre tenuti sotto scacco e politicamente ricattati dagli alti dirigenti del Pdl locale”.
Il candidato del centrodestra non vuole incontrare in un pubblico dibattito il suo avversario.
“Con un signorotto con la pipa che ha tradito il partito, le amicizie e l’elettorato non ci può essere confronto – ha detto Nizzi – da un giorno all’altro Giovannelli è passato dall’essere ex missino, che andava in giro con catene e pugni di ferro, ad allearsi con la sinistra”.
Accuse rispedite in modo netto al mittente. “Ho fatto politica dai 15 anni ai 20, poi ho abbandonato per dedicarmi al volontariato, sempre seguendo la mia professione da imprenditore – ha spiegato Giovannelli – mi piacerebbe parlare di come amministrare la città , magari in un faccia a faccia con il mio avversario che invece parla di cose vecchie di anni, lui che da ragazzo militava in Lotta Continua”.
L’ex sindaco si chiede poi: “Se sono una persona così negativa, perchè Nizzi mi ha sempre voluto al proprio fianco tanto da designarmi come suo successore nel 2007?”.
All’ombra dello scontro elettorale fermenta da mesi un malessere sociale preoccupante.
La disoccupazione, in una realtà considerata locomotiva dello sviluppo sardo, ha superato i limiti di guardia con molte famiglie aiutate dalle organizzazioni religiose.
La valanga della crisi ha investito anche il colosso aereo Meridiana, fiore all’occhiello dell’economia della città , con centinaia di posti di lavoro messi a rischio.
C’è inoltre il settore turistico che dopo il collasso della compagnia Tirrenia ha visto salire vertiginosamente i prezzi dei biglietti navali, facendo ricredere numerosi turisti sul passare o meno le vacanze in Sardegna.
Al palo rimane poi il rilancio della zona industriale e le ripetute promesse della costruzione della quattro corsie Olbia-Sassari, dove la lista delle vittime degli incidenti si allunga ogni mese che passa.
Non ultimo c’è da sanare lo smacco del G8 della Maddalena, scippato da Berlusconi poche settimane prima del suo avvio per portarlo fra le tendopoli aquilane.
I sondaggi danno Giovannelli e Nizzi sul testa a testa e l’aria tesa che, in questi giorni si respira a Olbia, lo conferma pienamente.
Pietro Calvisi
(da “La Repubblica“)
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Maggio 6th, 2011 Riccardo Fucile
DIETRO A CHI ASPIRA A DIVENTARE SINDACO SI MUOVE UNA PICCOLA SCHIERA DI CANDIDATI IMPRESENTABILI, IN RELAZIONE CON I BOSS… SONO NUMEROSI I CANDIDATI DALLE CATTIVE FREQUENTAZIONI: ECCONE ALCUNI
Il capolista del Pdl a Milano è Silvio Berlusconi, che ha deciso di sovrapporre la sua faccia a
quella di Letizia Moratti, per cercare di scongiurare una sconfitta del centrodestra che sarebbe disastrosa.
Sono note la sua storia giudiziaria, le prescrizioni, le indagini e i processi.
Meno note le storie degli altri candidati.
Giulio Gallera è capogruppo del Pdl al comune e terzo nella lista del partito. Durissimo oppositore in Consiglio della commissione comunale antimafia, fatta naufragare nel 2009 dalla maggioranza, è citato nell’ordinanza antimafia “Parco sud”, firmata dal gip Giuseppe Gennari, che porta in carcere tra il 2009 e il 2010 due personaggi con cui Gallera è in contatto: Michele Iannuzzi, consigliere comunale del Pdl a Trezzano sul Naviglio, e Alfredo Iorio, uomo d’affari e presidente della società Kreiamo, con sede in via Montenapoleone.
La Kreiamo è considerata il braccio finanziario del clan Papalia-Barbaro, originario di Platì, in Calabria, ma operativo a Buccinasco.
L’uomo che dice “Speriamo che muoia come un cane” è Marco Clemente, candidato nella lista Pdl, molto vicino a Ignazio La Russa.
È un nuovo acquisto della politica: finora ha fatto l’imprenditore, è socio di maggioranza della discoteca milanese Lime light.
Ha contatti ravvicinati con gli uomini della ‘ndrangheta: il 17 febbraio 2008 viene intercettato all’interno della discoteca Babylon, mentre parla con Giuseppe Amato, in seguito arrestato per associazione mafiosa con l’accusa di essere il luogotenente del boss Pepè Flachi per la riscossione del pizzo nei locali notturni. Amato era il terrore degli “after hour”: taglieggiava sistematicamente gli organizzatori, minacciando chi si rifiutava di pagare.
“Due settimane e non fanno più after, la prossima volta che si permettono, che fanno, gli spacco tutto”, dice a Clemente, che poi, riferendosi a Bartolo Quattrocchi della discoteca Pulp, pesantemente minacciato dal clan, sbotta: “Speriamo che muoia come un cane”.
Due informative di polizia del 2008 aggiungono che Clemente avrebbe attivato contatti con il giovane boss di Buccinasco Salvatore Barbaro.
“Il deputato Ignazio La Russa”, si legge nella prima informativa, “attraverso un suo diretto familiare e tale Clemente, socio di una nota discoteca, avrebbe fatto contattare Salvatore Barbaro al quale i due avrebbero chiesto un intervento della sua famiglia su tutta la comunità calabrese presente in provincia di Milano, al fine di far votare alle prossime consultazioni elettorali la lista del Pdl (…). Salvatore Barbaro si sarebbe impegnato attivamente (…) garantendo che i voti sarebbero andati sicuramente alla lista”.
Dopo le elezioni dell’aprile 2008, vinte dal Pdl, i boss si presentano a riscuotere il compenso per il loro sostegno.
Lo afferma la seconda informativa, che racconta un incontro in un ristorante milanese tra Marco Clemente e Salvatore Barbaro, il quale si presenta in compagnia di Domenico Papalia (figlio del superboss all’ergastolo Antonio Papalia), considerato il nuovo referente della ‘Ndrangheta in Lombardia.
I due giovani delfini delle cosche chiedono a Marco Clemente “informazioni sugli appalti promessi prima delle elezioni in cambio di un sostegno elettorale”.
Il nome di Clemente è presente anche nelle carte dell’inchiesta “Infinito” che nel luglio 2010 ha portato in carcere 169 presunti mafiosi impiantati in Lombardia.
I carabinieri di Monza intercettano il padrone del Lime light mentre parla al telefono con Loris Grancini, capo ultrà dei Viking della Juventus e campione di poker, considerato vicino a Cosa Nostra.
Grancini nel novembre 2008 era all’opera “per tentare di far ottenere dei benefici carcerari a Giovanni Lamarmore”, il padre del capo della “locale” di ‘ndrangheta di Limbiate.
Nelle telefonate, annotano gli investigatori, i due dicono che “sfruttando conoscenze di personaggi politici che gravitano nell’area di An hanno fatto recapitare una lettera al direttore del carcere di San Gimignano… Lamarmore è rimasto contento per questo intervento e vuole sdebitarsi scrivendo una lettera a Clemente”.
In coppia con Clemente si muove Marco Osnato, candidato Pdl.
È il “famigliare di La Russa” citato nell’informativa del 2008: ha infatti sposato la figlia di Romano La Russa, fratello di Ignazio.
Osnato avrebbe avuto, con Clemente, contatti con Salvatore Barbaro, a cui avrebbe chiesto i voti della comunità calabrese.
“In cambio”, si legge nell’informativa, “il familiare di La Russa avrebbe garantito a Barbaro che dal 2009 in poi ci saranno numerosi appalti da assegnare e se le elezioni dovessero essere vinte dal Pdl i lavori più consistenti li commissionerebbero a una società pulita e di copertura che a sua volta li subappalterebbe a lui e ad altri calabresi”.
Osnato è ben conosciuto anche da Iannuzzi e Iorio, i due della Kreiamo poi finiti in galera.
In un’intercettazione dopo le elezioni del 2008, il primo dice al secondo, riferendosi proprio a Osnato: “Quando lo vado a trovare, prepariamo un elenco di tutti i vari comuni dove noi abbiamo portato dei voti, così li vanno a verificare. E poi andiamo da lui con la lista della spesa”.
Osnato è anche consigliere dell’Aler, l’ente che gestisce le case popolari di Milano.
In questa veste è indagato per turbativa d’asta e corruzione. In un’intercettazione, Iannuzzi dice a Iorio, sempre riferendosi a Osnato: “Mi ha chiamato ieri Marco e mi ha detto: Michele, guardi che l’hanno chiamata dei miei collaboratori perchè ci sono dei lavori all’Aler”.
Un vecchio lupo della politica è Armando Vagliati, consigliere comunale di Forza Italia dal 1997, membro della segreteria cittadina del partito e ora di nuovo in corsa con il Pdl.
Vagliati ha un rapporto stretto con i fratelli Lampada, imprenditori calabresi considerati il braccio finanziario a Milano della cosca Condello.
Francesco Lampada finisce in cella il 1 luglio 2010, coinvolto nel blitz che porta in carcere l’intero clan Valle. Giulio Lampada, il fratello delegato a tenere i rapporti con la politica, è un grande amico di Vagliati.
I due vanno spesso a cena con le rispettive mogli e più volte Lampada cita “l’Armando” nelle sue telefonate (intercettate). “Eravamo alla festa insieme ad Armando! Tutti i consiglieri comunali, provinciali, regionali. C’era pure il presidente del Parlamento europeo Mario Mauro. Eravamo nel tavolo io, lui”.
E ancora: “Siamo accreditati, c’è la fiducia, capisci cosa voglio dire. Perchè lui sa che sputazza non ne ho fatto mai e si butta a capofitto. Dice: vuoi questo, facciamo quello che cazzo ti interessa”.
“Lui” è Vagliati. “L’attività investigativa”, si legge nei rapporti dei carabinieri, “permetteva di accertare che Armando Vagliati costituiva l’elemento di riferimento dei Lampada con il comune, per la risoluzione delle diverse problematiche di ordine amministrativo”.
Dal canto suo Vagliati, secondo i carabinieri, “era a conoscenza della loro appartenenza al gruppo criminale”.
“L’Armando” nel febbraio 2010 firma un emendamento al nuovo Pgt, il Piano di governo del territorio, che propone di rendere edificabile un’area industriale in zona Ripamonti.
Una nota della polizia giudiziaria segnala poi che Giulio Lampada “starebbe acquistando in zona Ripamonti un terreno agricolo che dovrebbe ottenere il cambio di destinazione d’uso grazie all’intervento del consigliere comunale Armando Vagliati”.
L’assessore uscente Giovanni Terzi, della lista “Milano al centro” (pro-Moratti), partecipa al bar Magenta a un aperitivo con Francesco Piccolo, il luogotenente del boss della ‘ndrangheta Pepè Flachi.
Spiega Piccolo: “Deve parlare per le votazioni… Sta aiutando a tutti, poi ti spiego… È utile anche per noi!”.
Roberto Lassini è sotto inchiesta per i manifesti “Via le Br dalle Procure”.
Passi indietro, nessuno: “Se sarò eletto, resterò al mio posto”.
Poi ha confermato che l’ispirazione gli è arrivata dalle parole di Berlusconi.
Meno noto Rosario Scuteri, detto Saro, candidato in Comune nella lista “Io amo Milano” di Magdi Cristiano Allam.
Il nome di Scuteri, imparentato con la famiglia mafiosa dei Mammoliti di Oppido Mamertina, compare più volte nell’inchiesta “Parco sud”.
Compra un terreno da Iorio (quello della Kreiamo), ma si mette di mezzo la cosca dei Muià di Baggio.
A comporre i conflitti interviene allora Andrea Madaffari (vicepresidente della Kreiamo).
A questo punto, “il ringraziamento di Scuteri a Madaffari”, scrive il gip Gennari, “non è un grazie qualsiasi, ma il riconoscimento di una gratitudine che andrà sdebitata”. Da consigliere comunale?
Gianni Barbacetto e Davide Milosa
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Maggio 4th, 2011 Riccardo Fucile
IL TRIBUNALE ORDINA LA CANCELLAZIONE DAL SITO WEB DEL COMUNE VARESOTTO DELL’ARTICOLO IN CUI SI INVITAVA I RESIDENTI A NON AFFITTARE CASE AGLI EXTRACOMUNITARI… PERCHE’ MARONI NON E’ INTERVENUTO?
L’assessore leghista di Gerenzano, Cristiano Borghi, istiga i cittadini italiani a
discriminare gli extracomunitari.
Lo afferma l’ordinanza con cui il giudice Loretta Dorigo ha accolto il ricorso promosso da due associazioni contro lo stesso assessore alla Pubblica istruzione (con delega alla Sicurezza) e contro il Comune della provincia di Varese, guidato da un monocolore della Lega Nord.
Nel ricorso di chiedeva di accertare e dichiarare il carattere discriminatorio di un articolo in cui Borghi scriveva “Chi ama Gerenzano non vende e non affitta agli extracomunitari… Altrimenti avremo il paese invaso da stranieri e avremo sempre più paura a uscire di casa”.
L’articolo era stato pubblicato sul bollettino “Filodiretto coi cittadini” del Comune nel luglio 2009 ed è tuttora online sul sito di Gerenzano.
Nell’ordinanza il giudice scrive che “l’invito a non affittare agli stranieri opera quale istigazione, rivolta ai soggetti di nazionalità italiana, finalizzata a introdurre un fattore distorsivo con funzione discriminatoria nei rapporti giuridici instaurandi con cittadini extracomunitari”.
Di qui l’ordine all’assessore e al Comune di rimuovere l’articolo dal sito web entro dieci giorni dalla notifica del provvedimento.
Sarebbe da chiedersi come mai il ministro degli Interni, così attento a porsi in prima fila a favore di telecamere quando polizia e magistratura catturano un latitante, non sia intervenuto con altrettanto tempismo nei confronti di un atto palesemente razzista, commissariando un comune della sua zona di origine.
O forse nella padagna del magna magna non valgono le regole del vivere civile?
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Maggio 4th, 2011 Riccardo Fucile
“IN VIA IDRO SO CHE RIMANGONO, NON VADO A FARE CAMPAGNA ELETTORALE LI'”… “SONO PREVISTI ALTRI TRE CAMPI NOMADI IN ALTRI QUARTIERI”… DA UN LATO SALVINI FA LO SPOT ANTI-NOMADI , DI NASCOSTO SI COMPORTA NEL MODO OPPOSTO
Chiuso Triboniano, la polemica sui rom monta. 
L’indice è puntato contro la Lega Nord che attua la linea dura contro i campi nomadi, e ne fa uno spot in vista delle prossime elezioni.
Una campagna elettorale all’insegna del «foeura di ball».
Ma, quando si tratta di rispondere a un proprio iscritto, in via confidenziale, convinti di non essere nè visti nè sentiti, allora le cose cambiano e diventano l’opposto.
Insomma si predica in un modo e si razzola in un altro.
L’europarlamentare e consigliere comunale Matteo Salvini, infatti, rispondendo ad una simpatizzante del partito, sui campi rom dice altre cose.
E un filmato pubblicato dal “Corriere della Sera” lo incastra.
Soprattutto in merito alla questione del campo di transito di via Idro che si vuole attuare e finanziare con 5 milioni di euro.
A precisa domanda del perchè non si è voluta prendere una posizione netta, neppure sui giornali, Salvini risponde: «Ma perchè è chiaro, vado a fare la campagna sul campo di via Idro…»
E ancora: «Se in via Idro so che in ogni caso i rom rimangono, non vado a fare lì la campagna».
La simpatizzante, che abita proprio dalle parti del futuro insediamento, gli fa notare che via Idro è molto vicina a via Padova, già una polveriera, quindi perchè proprio lì e non in altri posti, magari in centro.
E la risposta è l’opposto di quanto simpatizzanti e iscritti leghisti vorrebbero sentirsi dire. «Ci saranno altri due o tre campi in altri quartieri, non sarà solo via Padova».
Dunque «via i rom» è uno slogan che va bene per la campagna elettorale, ma poi sono in programma altri tre campi in città .
«Sulla questione rom – spiega Raffaella Piccinni, presidente del comitato Riprendiamoci Milano, che ha già raccolto 10 mila firme per opporsi alla costruzione dei campi nomadi di transito – la Lega evidentemente ha due programmi, la linea dura che sbandiera in campagna elettorale, come il moderato Sakozy che lo scorso luglio ha mandato i rom “fora di ball”, e un programma occulto che prevede la costruzione di campi nomadi che definiscono “di transito”, eppure i rom di via Idro e quelli degli attuali campi sono stanziali da vent’anni. La verità è che il concetto di campo è creare di fatto un ghetto. Bisogna invece distinguere il cittadino onesto da chi delinque e quindi deve essere punito».
Che non tutto fili per il verso giusto, lo ha sottolineato anche la consigliera comunale Carmela Rozza, che ha denunciato «un grave atto intimidatorio in via Bellini 11, al Giambellino, da parte di funzionari del Comune che hanno fotografato i cartelli esposti dagli inquilini, minacciandoli di essere accusati del reato di discriminazione».
Lo scorso sabato, infatti, gli abitanti di via Bellini 11, avevano affisso alcuni manifesti con la scritta: «Hanno fatto entrare nelle case popolari a loro assegnate i rom di Triboniano. Lo hanno fatto stanotte, di nascosto, trattandoli come ladri. Per lamentele chiamare Salvini, Moratti, Maoioli e Maroni. Lo hanno deciso loro».
(da “Il Corriere della Sera“)
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Maggio 3rd, 2011 Riccardo Fucile
NEL MIRINO IL CLAN POLVERINO CHE CONTROLLA LE PIAZZE DELLO SPACCIO… SEQUESTRATI IMMOBILI, TERRENI, AUTO, MOTO E SOCIETA’… ARMANDO CHIARO, CONS. COM. PDL DI QUARTO, E’ CONSIDERATO IL PRESTANOME DELL’ORGANIZZAZIONE CRIMINALE… PER SALVATORE CAMERLINGO L’ACCUSA E’ DI SPACCIO DI DROGA E DETENZIONE ILLEGALE DI ARMI
Ci sono anche due candidati del Pdl tra le quaranta persone arrestate questa
mattina dai carabinieri nel corso del blitz che ha interessato il clan camorristico dei Polverino.
Uno dei due, in particolare, è Armando Chiaro, consigliere comunale di Quarto (Napoli) e ritenuto prestanome dell’organizzazione, già destinatario negli anni passati di un’ordinanza di custodia cautelare.
L’altro nome che figura nelle liste del Partito delle libertà è quello di Salvatore Camerlingo, cugino del boss Salvatore Liccardi.
Anche per Camerlingo sono scattate le manette: è infatti accusato di spaccio di droga e detenzione illegale di armi. In particolare, Camerlingo è considerato “uomo d’ordine del clan”.
I provvedimenti notificati questa mattina sono stati emessi su richiesta dei pm Antonello Ardituro, Marco Del Gaudio e Maria Cristina Ribera.
Le altre 38 persone arrestate sono elementi di spicco e gregari del clan attivo nell’area nord di Napoli.
Le indagini sono partite nel 2007, in collaborazione con la Guardia civil spagnola, per il traffico di droga tra Italia e Spagna.
Tra gli arrestati manca ancora il boss Giuseppe Polverino, che deve scontare due anni di casa-lavoro e che è da tempo ricercato.
Sequestrati anche con un decreto preventivo immobili, terreni, auto, moto e società .
Tutti gli arrestati rispondono a vario titolo di reati che vanno dall’associazione a delinquere di stampo mafioso, ai tentati omicidi, estorsioni, usura, traffico e spaccio di droga, trasferimento fraudolento e possesso ingiustificato di valori, riciclaggio di capitali di provenienza illecita.
I Polverino controllano anche attività commerciali tra l’Italia e la Spagna, oltre a gestire il traffico di droga che dalla penisola iberica porta sostanza stupefacente a rifornire ‘le piazze di spaccio’ gestite da altri clan napoletani.
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Maggio 2nd, 2011 Riccardo Fucile
LA FOLLE CORSA DEI CANDIDATI, DALLE GRANDI CITTA’ AI PICCOLI COMUNI: A TORINO TUTTI VOGLIONO CHIAMARSI COPPOLA, FASSINO ALLA EASTWOOD, LETIZIA CHE VOLEVA FARE LA BALLERINA, CENTENARIA IN LISTA IN FRIULI…TRASH AL POTERE NEI MANIFESTI ELETTORALI
Da una parte Moratti contro Pisapia, dall’altra il derby degli Invernizzi.
Milano e Morterone, testa e coda dei 1345 comuni italiani che andranno al voto il 15 e 16 maggio (a cui si aggiungono 11 province e a novembre una Regione, il Molise, dati Ancitel).
Se sulla corsa a Palazzo Marino si è detto tanto, la sfida per guidare i 38 cittadini del minuscolo centro in provincia di Lecco (il più piccolo d’Italia) ha senz’altro meno aspetti noti.
Comune da gennaio in amministrazione straordinaria, due aspiranti sindaco con lo stesso cognome: Invernizzi.
Antonella, (il primo cittadino sfiduciato) ci riprova a capo di “Vivere Morterone”.
L’avversario, Riccardo, le lancia la sfida con “Rinnoviamo Morterone” e un programma di 12 punti.
Due liste e 18 candidati (esclusi loro due): un passo indietro rispetto a cinque anni fa quando il numero degli aspiranti superò addirittura quello degli aventi diritto.
Se a Morterone la competizione è targata Invernizzi, a Torino (una delle sfide principali), non ce ne vogliano gli altri candidati, ma è Coppola a farla da padrone.
L’originale è il bel Michele (il candidato del centrodestra), assessore regionale alla Cultura, incoronato dal premier come quello che ci vuole per Torino, “una scopa nuova che scopi meglio”.
Ma sulla scheda i torinesi troveranno anche la “Lista Coppola per una Torino più rosa”, che appoggia il candidato del Terzo Polo, Alberto Musy (provocando le ire di Pdl e Lega), e ancora l’aspirante sindaco Domenico Coppola (sei liste per lui, tra cui una che si chiama Forza Toro ma nessun sito ufficiale).
E dove non arriva l’anagrafe ci pensa la fantasia.
Solo la commissione elettorale ha stoppato la lista CoPoLa (Comitato Polo Latinoamerica), esclusa come le altre quattro a sostegno di Marco Di Nunzio, tra cui la lista “Bunga Bunga – Più pilo per tutti”.
Un cartello elettorale di cui fa parte anche “Forza Juve” e che sul suo sito dal nome esotico (www.intrigatropical.eu 1) annuncia ricorsi, facendo proselitismo senza andarci troppo per il sottile: “Vuoi candidarti e percepire uno stipendio? Clicca qui”.
Ben altra molla dovrà aver spinto a cimentarsi nell’agone politico Marcella Beltrame, 100 anni appena compiuti, in corsa per la lista civica a sostegno di Silvano De Bortoli, nel comune di S. Quirino (Pordenone).
Si aspettava il via libera ufficiale dopo la presentazione delle liste. Candidatura ammessa e come riporta il sito della Regione Friuli, la signora, nata il 1° aprile 1911, sarà regolarmente ai nastri di partenza.
Il Trentino Alto Adige, invece, è l’unica regione dove non sono previste votazioni.
Succede così che programma presentato nel 2005 da Renzo Anderle, ex sindaco di Pergine Valsugana (Trento), possa tornare buono per la corsa di Emanuele Cassano (Pd), in lizza nel comune barese di Palo del Colle, a 17 Km da Bari.
Plagio autorizzato dall’autore (anche lui nell’area del centrosinistra) all’insegna della circolazione delle buone idee.
A patto di fare le dovute modifiche, tagliando in primis i riferimenti alle piste da sci. Viva il fair play.
Qualcosa di simile, ma senza avvisare l’autore, aveva provato a fare Gianni Lettieri nei suoi 72 punti programmatici “copiati” in parte dai 100 di Matteo Renzi.
Scoperto, si è difeso ammettendo di aver preso il buono anche da “De Luca, Tosi e Chiamparino”.
Mentre restando sempre a Napoli salta fuori in rete come “il Futuro è mo’” slogan del candidato Pd, Mario Morcone riecheggi in dialetto napoletano “Il Futuro è adesso” di Renata PolverinI.
Ancora nel capoluogo partenopeo, 48 consiglieri dell’ultima legislatura (l’80%) hanno scelto di ricandidarsi.
Se fossero tutti eletti (con il numero tagliato da 60 a 48), non si vedrebbe nessuna faccia nuova a palazzo S. Giacomo.
Neanche il cognome del leader tanto amato dai leghisti aiuta, invece, Massimo Bossi nella sua corsa a sindaco di Gallarate (Varese).
E’ arrivato il sostegno del Pdl, ma il Carroccio gli ha messo contro un suo candidato di punta, Giovanna Bianchi Clerici.
Colpa, dicono, di alcuni manifesti con la scritta “Vota Bossi” e il simbolo dell’odiata Lega Padana lombarda, che avrebbero mandato su tutte le furie il Senatùr.
Orgoglio indipendista ma in salsa sarda per Claudia Zuncheddu, già “consigliera” regionale e tra i candidati per la poltrona di primo cittadino a Cagliari.
Nome noto, come spiega lei stessa sul suo blog, a livello nazionale e internazionale come pilota di rally.
Nel suo palmares Parigi-Dakar, Rally dei Faraoni, Parigi-Città del Capo, Rally di Tunisia, Parigi-Pechino. Nel 1986, prima donna di sempre ad entrare nelle selezioni del durissimo Camel Trophy.
Questo per i meno noti.
Ma anche i big si attrezzano per fare breccia nell’immaginario degli elettori. Piero Fassino per la sua corsa rispolvera uno degli ultimi Clint Easwood e battezza la Gran Torino.
E sul sito ufficiale salta fuori una locandina con l’ex segretario dei Ds in versione Walt Kowalski.
Si provano anche a demistificare alcuni luoghi comuni: “Contrariamente da quanto si possa supporre dal mio fisico”, scrive il candidato del centrosinistra, “mi piace mangiare e bere bene”.
Si abbandona alle confidenze anche la donna di ferro dell’amministrazione milanese, Letizia Moratti.
Tra la grana Lassini e il mantra alla “Ok il prezzo è giusto” delle 100 cose già fatte e le 100 da fare, c’è tempo anche per guardarsi indietro: “Da bambina sognavo di fare la ballerina alla Scala o l’architetto, ma la vita mi ha riservato altro”.
E nella casa di vetro del “mondo di Letizia” salta fuori una Moratti in versione Karen Blixen/Meryl Streep in “La mia Africa”, con una citazione, quasi obbligata, tra le canzoni del cuore per Ornella Vanoni.
Proprio la cantante milanese, infatti, inaugura la breve carrellata dei nomi noti in corsa in questa tornata.
Nel capoluogo lombardo, trova posto come aspirante consigliere assieme all’ex nazionale di rugby, Marcello Cutitta nella lista “Milano al Centro”. Conferma per Carmine Abagnale nel listino Pdl.
In lizza anche Gianni Rivera e Marco Predolin nella lista “Librandi per Milano”. Non si trova traccia, almeno in rete, dell’annunciata candidatura in Veneto di Debora Caprioglio, nelle fila dell’Alleanza di Centro di Pionati.
Altro derby sportivo a Siena, dove l’ex pilota Alessandro Nannini corre come aspirante sindaco per il centrodestra.
Tra i suoi sfidanti per il Terzo Polo, Gabriele Corradi, papà del calciatore dell’Udinese Bernardo.
Assessorato annunciato a Napoli per Fabio Cannavaro.
Parola del candidato del centrodestra, Gianni Lettieri, che molto ammicca al calcio e agli azzurri di Mazzarri nella campagna “Far vincere Napoli”.
“Solo uno spot”, ha replicato il candidato Idv, Luigi De Magistris: “noi preferiamo Cavani e Lavezzi che rappresentano il futuro”.
Diecimila euro contro venti milioni (stando alle ultime cifre accreditate).
E’ la distanza che separa la campagna low cost della stella ventenne dei grillini, Mattia Calise, da quella di Letizia Moratti (che si era fermata a 6 cinque anni fa).
Fatica ad arrivare a 1 milione il candidato del centrosinistra Giuliano Pisapia. Più equilibrata la volata bolognese, dove Virgilio Merola mette in preventivo 160 mila euro (a cui andrà sommato il conto del Pd), contro i 140mila di Daniele Corticelli, candidato civico di Bologna Capitale, i 100 mila del leghista Manes Bernardini, appaiato a Stefano Aldrovandi del Terzo Polo.
Dove non arrivano le risorse finanziarie possono, però, i social network.
Chi sarà il più bravo sul web?
Ecco una classifica in tempo reale 4 dei candidati su Twitter, che tiene conto di tweets pubblicati, presenza, followers e rapporto friends/followers). I risultati: sul podio salgono Luigi De Magistris, Virginio Merola e Manes Bernardini.
Rimandati, almeno per il momento, Guido Baldrati (Fli per la provincia di Ravenna), Franco Ceccuzzi (Pd per Siena) e Claudio (Pd per Pordenone).
E per i più nostalgici restano i tradizionali manifesti elettorali.
Tre citazioni per le trovate più audaci di questa tornata.
A Milano non fa difetto il celodurismo all’aspirante consigliere della Lega Nord Massimiliano Bastoni, che si fa ritrarre sorridente accanto alla carta napoletana da cui nasce il suo slogan: “Cala l’asso… Vota bastoni”.
Non teme di sfigurare, nonostante i 63 anni appena compiuti, Alberto Astolfi detto Bertino, in canottiera e costume come ogni bagnino che si rispetti della riviera romagnola.
Sguardo fiero verso l’orizzonte e mare Adriatico sullo sfondo, lo slogan dell’aspirante consigliere comunale di Rimini è “Senza se, senza ma, ho sempre remato per la mia città “.
Chiude il tris Gianluigi Marra detto Giangi in corsa come sindaco per la lista Azzurri Italiani a Torino: “Scopiamo?… via la vecchia politica”, si chiede sorridente con tanto di ramazza tricolore.
Due idee dal suo programma: trasformare i campi nomadi in campeggi per turisti e usare le guardie giurate per pattugliare il territorio.
Con queste premesse qualcuno potrebbe invidiare gli elettori di Gubbio: loro votano una settimana più tardi.
Tutto rimandato per la corsa dei ceri.
Pasquale Notargiacomo
(da “La Repubblica“)
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Maggio 2nd, 2011 Riccardo Fucile
DELUSI DALLA POLITICA, PRONTI A RIUNIRSI NELLE EMERGENZE: NELLA CRISI TORNA LA COESIONE….FAMIGLIA E PATRIMONIO ARTISTICO PUNTI SALDI DI RIFERIMENTO
Solo la crisi e gli attacchi portano l’Italia, paese dai mille campanili, a riscoprire l’orgoglio dell’unità
nazionale.
È quanto emerge da una ricerca condotta da Demos per Intesa San Paolo. Sul futuro del Paese permane un profondo pessimismo anche se aver conquistato 150 anni fa l’unità della nazione viene considerato:”Un fatto estremamente positivo”.
Patrimonio artistico e famiglia sono i due valori principali che attraversano l’intera società italiana.
Uniti e divisi al tempo stesso. Sembra essere il paradosso che vivono gli italiani. Una condizione non nuova per la verità , ma in forte accentuazione nell’ultima fase.
Nonostante tutto ciò, l’unità nazionale non appare in discussione.
Anzi, proprio nei momenti di tensione più intensi, quando le fratture si allargano, gli italiani sembrano rivalutare l’importanza di essere uniti. Riscoprono il valore e i valori della coesione.
Insomma, si sentono italiani.
Italiani nonostante e contro chi ne mette in discussione l’unità .
Ma anche disattenti e poco appassionati, in tempi normali. Normalmente divisi per storia e tradizione, geografia e politica.
Uniti per istinto, abitudini e pratiche sociali.
Mai come in questo momento il nesso tra unità e divisione è apparso visibile. Forse perchè il 150enario ha costretto tutti ad interrogarsi sulla questione, senza eluderla.
La società e la politica si sono trovate di fronte ad un evento che ha offerto uno spazio inedito sia alle polemiche sia alle espressioni di solidarietà e di sostegno intorno ad un tema tradizionalmente messo fra parentesi.
Lo stesso, acceso, dibattito sulla riforma federalista ha contribuito inevitabilmente a richiamare il nesso fra coesione e divisione.
Fra appartenenza nazionale e sentimento localista.
L’indecisione che ha accompagnato la decisione di proclamare il 17 marzo scorso giorno di festa (nazionale) è la testimonianza di questo clima incerto sul riconoscimento dei valori connessi alla questione nazionale.
In questo scenario il territorio è diventato un fattore sempre più forte nelle dinamiche rivendicative.
Ed è utilizzato ormai non solo dalla Lega Nord, ma anche da altre formazioni politiche che ne hanno fatto una bandiera per dare spessore a identità , interessi e istanze particolari.
È come se unità e divisioni si tenessero insieme, nel “carattere nazionale”. Tutto ciò è possibile osservarlo anche attraverso i sondaggi di opinione, che rilevano gli orientamenti dei cittadini, quindi i loro giudizi e pregiudizi.
In questa numero di LiMes facciamo riferimento alla ricerca “Gli italiani e l’Italia” svolta recentemente da Demos per Intesa Sanpaolo.
Quando si chiede agli italiani a quale area territoriale si sentano emotivamente più vicini gli orientamenti appaiono piuttosto sfrangiati.
Il contesto sub-nazionale raccoglie quasi la metà delle indicazioni (47%) che si dividono tra la città dove vivono (17%), la regione (12%) o la macroarea (Nord, Centro, Sud: 18%).
Il legame con il contesto nazionale, l’Italia, viene segnalato dal 28% degli intervistati.
Un’identità sovranazionale e di tipo cosmopolita segna invece un cittadino su quattro.
Ma se consideriamo il totale delle due risposte che gli intervistati potevano indicare, emerge in modo piuttosto chiaro che il riferimento nazionale, l’Italia, è quello più segnalato in assoluto.
Metà dei cittadini (49%) afferma di provare un legame forte, al punto che se non lo indica come primo lo esplicita come secondo.
Il localismo non costituisce dunque un’identità oppositiva alla dimensione nazionale.
Anzi, negli orientamenti dei cittadini è largamente diffusa la tendenza a riassumere l’identità locale nella cornice di quella nazionale.
L’Italia diventa così il principale dei contenitori di significato.
Per cui in Italia non ci si dice romani, vicentini, urbinati, torinesi, veneti, siciliani, napoletani, lombardi, milanesi, toscani, fiorentini, pugliesi… o italiani. Ma e italiani. Milanesi e italiani. Napoletani e italiani. Bolognesi e italiani. Marchigiani e italiani.
Oppure, viceversa, italiani e romani, … e catanesi, … e milanesi.
Al tempo stesso. Senza contraddizione.
Ma il sentimento di appartenenza è qualcosa di ben più complesso di una semplice identificazione di tipo territoriale.
Il territorio assume significato perchè è il luogo delle relazioni, delle tradizioni, della cultura.
È l’ambito in cui operano le istituzioni dello Stato.
Ma la dimensione politico-istituzionale continua, nel suo insieme, ad essere un riferimento debole per l’identità nazionale.
Offre, cioè, solo agganci marginali all’idea del “noi”.
Se osserviamo la graduatoria dei caratteri che secondo gli intervistati distinguono meglio gli italiani rispetto agli altri popoli emerge un profilo ormai noto.
La famiglia (43%), il patrimonio artistico (35%), l’arte di arrangiarsi (28%), la tradizione cattolica (23%) e la creatività nel campo dell’arte e dell’economia (20%).
Scivolano verso il basso della classifica quei riferimenti che costituiscono le basi di una comunità politica, come l’adesione ai principi della democrazia (10%), il civismo e la fiducia nello Stato (6%).
L’orgoglio nazionale si indirizza, oggi ancor più che in passato, su aspetti che riguardano le tradizioni sociali e locali. La cultura e l’arte.
Infatti, gli italiani si sentono “molto” orgogliosi del patrimonio artistico (75%), delle bellezze del territorio o della cucina (71%).
Anche dell’Inno e del Tricolore (67%). Molto meno – anzi, quasi per nulla – della politica e dei politici (3%).
Insomma, gli italiani si sentono uniti dalla loro capacità di “fare” e inventare, di reagire alle difficoltà .
Ma da soli. Insieme ai loro familiari, al loro piccolo mondo locale.
Una nazione fatta di città , di paesi e di famiglie. Lontana dallo Stato e senza le istituzioni.
Di cui si apprezza la storia, non il presente. Il Risorgimento, ad esempio, per l’86% degli italiani ha lasciato un segno positivo nella storia del Paese.
E poi, soprattutto, il grande valore assegnato alla Ricostruzione degli anni ’50 e ’60 (85%).
Un periodo emblematico, quasi una bandiera.
L’epoca in cui il Paese riuscì a risollevarsi dal baratro in cui l’aveva gettato la guerra. A “ricostruire”, o meglio, a “costruire” un’economia che prima non esisteva.
A conquistare lo sviluppo, prima, il benessere, poi.
In altri termini: a inventare un futuro nuovo e diverso rispetto al passato.
L’indagine rileva come nove cittadini su dieci ritengono che l’unità d’Italia, avvenuta 150 anni fa, sia stata un avvenimento positivo.
Così un popolo che ha sicuramente motivi di divisione ha però trovato anche gli spunti per alimentare il sentimento unitario.
La ragione di un orientamento così positivo, nonostante le polemiche, probabilmente, sta proprio nelle polemiche.
Nel dibattito acceso – e continuo – suscitato negli ultimi mesi intorno all’unità e ai suoi simboli.
Ma è anche il risultato di un lavoro lungo, di riscoperta della memoria nazionale, dei suoi miti, dei suoi riti, dei suoi protagonisti, che normalmente non esiste.
Detto altrimenti: gli italiani “diventano” più italiani quando si profila una minaccia all’orizzonte.
Anche perchè in tale situazione, per una volta, ricordano e valorizzano queste radici.
E se si sentono frustrati dal presente e dal passato recente. Se il futuro è fuggito. Allora si rifugiano nel privato, nella famiglia.
Nella memoria e nei miti della storia.
Questo Paese disincantato e disilluso. E, nonostante tutto, unito.
Questo Paese di “italiani nonostante”.
Malgrado tutto, italiani.
Luigi Ceccarini e Ilvo Diamanti
(da “La Repubblica“)
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Aprile 30th, 2011 Riccardo Fucile
UN PIANO DELLA PREFETTURA PER GARANTIRE L’ORDINE PUBBLICO, TIMORI PER INCIDENTI…SI APPRONTA UNA TASK FORCE, MENTRE GLI ENTI SI SCAMBIANO ACCUSE E 17.000 COMMERCIANTI SONO SUL PIEDE DI GUERRA
L’emergenza rifiuti diventa emergenza per l’ordine pubblico.
Vertice in Prefettura e costituzione di una task-force.
Intanto a terra ci sono ancora 2000 tonnellate e continuano le rivolte.
Ieri mattina alle 9 sacchetti sparpagliati in strada e stop alla circolazione in via dei Pellegrini, a Montecalvario.
Alle 10 disordini in via Toledo, all’altezza di piazza Dante.
I vigili intervengono e istituiscono un senso unico, perchè la strada è invasa dai rifiuti gettati dai cittadini esasperati.
Alle 13.30 in via Toledo arrivano i bobcat dell’Asia: ma cartoni, plastica e rifiuti sono sparsi per tutta la strada, fino a piazza Carità .
Alle 18, insorge via Salvator Rosa e sempre i vigili per far passare le auto raccolgono a mano i sacchetti lanciati sulla carreggiata.
«Siamo preoccupati. Stiamo giocando con l’immagine di una città e con la vita di intere famiglie», commenta il presidente del centro commerciale Toledo di Confcommercio, Rosario Ferrara.
Protestano i 12 mila commercianti Ascom e i 5.500 di Confesercenti: «Se continua così andiamo a Roma, chiederemo aiuto a Napolitano».
I “Bus rossi” dei turisti si organizzano con una macchina staffetta che precede i tour per evitare ai turisti i luoghi più sporchi o a rischio.
E la Prefettura crea una task force composta dalle forze dell’ordine, dalla polizia municipale e provinciale per vigilare nelle aree più critiche per prevenire manifestazioni di protesta e blocchi alla circolazione.
Il prefetto, Andrea De Martino, lo ha deciso dopo la riunione del Comitato per l’ordine pubblico a cui hanno partecipato il presidente della Provincia, Luigi Cesaro, gli assessori all’Ambiente della Regione, della Provincia e del Comune, Romano, Caliendo e Giacomelli, i responsabili Sapna e Asia e i vertici di forze dell’ordine e vigili del fuoco.
Asia precisa inoltre di non aver causato problemi a centraline Enel nè ai cavi della linea elettrica. «I problemi legati alla fornitura di energia – si legge in una nota – non possono essere imputati alle attività operative di Asia, ci risulta che Enel stia procedendo a interventi di manutenzione che hanno causato una temporanea interruzione del servizio».
Sul presunto caso Tarsu intanto Cesaro precisa: «Girano cifre prive di fondamento. Ad oggi nessuna decisione è stata presa. Per la determinazione della Tarsu la Provincia interviene solo per il 27 per cento, mentre il 73 per cento è competenza dei comuni».
E mentre i cittadini di Napoli Est organizzano un corteo al Centro Direzionale contro l’inceneritore e i siti di trasferenza, situazioni difficili anche a Portici (1600 tonnellate non raccolte) e Quarto (1200).
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Aprile 29th, 2011 Riccardo Fucile
NELL’INCHIESTA ALER FINISCE ANCHE MARCO OSNATO, CONSIGLIERE COMUNALE USCENTE E IN LISTA CON LA MORATTI ALLE PROSSIME ELEZIONI…ACCUSATO DI CORRUZIONE E TURBATIVA D’ASTA
Turbativa d’asta e corruzione. Tra gli almeno sei indagati dalla procura di Milano sugli appalti per i lavori di pulizie e gestione del verde del patrimonio immobiliare Aler, figurano il direttore generale Aler, Domenico Ippolito, e il direttore dell’area gestionale dell’Aler, Marco Osnato, genero di Romano La Russa, consigliere comunale uscente e candidato alle prossime amministrative nella lista di Letizia Moratti sindaco e coordinatore vicario del Pdl milanese.
A riportare la notizia è il Corriere della Sera in un articolo di Luigi Ferrarella nelle pagine della cronaca cittadina.
Nell’inchiesta anche l’avvocato che guida l’ufficio legale e appalti dell’ente, Irene Comizzoli; la responsabile dell’ufficio di segreteria del presidente Loris Zaffra nonchè componente del gruppo tutela patrimonio dell’ente in chiave anti-abusivismo, Anna Bubbico; e due amministrato di centinaia di alloggi Aler, Antonio De Luca (marito della Bubbico) e Luca Bellisomo.
Secondo quanto riporta il quotidiano di via Solferino, “alcuni di questi nomi erano già stati evocati nell’esposto che il 19 marzo dell’anno scorso l’associazione Sos Racket e usura di Frediano Manzi aveva presentato in Procura, allegando anche la registrazione di una conversazione con ‘un ingegnere che ha lavorato per anni partecipando a bandi e gare d’appalto per l’Aler’ e che accreditava l’esistenza di una prassi tangentizia in seno all’ente”.
I pm Antonio Sangermano e Maurizio Romanelli, stanno valutando, scrive Ferrarella, la delibera dell’Aler con la quale si sperimentava nella provincia milanese una sorta di autogestione degli amministratori di condominio, affiancati da alcuni individuati funzionari Aler, nella scelta dei modi e delle aziende con i quali assicurare i servizi di pulizie e di gestione del verde.
Ma il dubbio degli inquirenti “pare essere che dietro questo meccanismo vi sia stata la volontà di evitare gare d’appalto attraverso il frazionamento dei lavori in piccoli lotti, in modo da consentire a taluni amministratori degli stabili, ritenuti politicamente più ‘vicini’ ad alcuni dirigenti Aler, di poterli assegnare a trattativa privata ad aziende di fiducia, con qualche genere di ‘ritorno’ economico che traspare dalla contestazione di corruzione”, scrive ancora il Corriere.
Così, dopo l’inchiesta sulle firme false del listino di Roberto Formigoni e il caso dei manifesti “Via le Br dalle Procure” di Roberto Lassini candidato nella lista Moratti alle comunali, arriva la terza inchiesta che coinvolge esponenti del Pdl.
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