Destra di Popolo.net

“NON RINCHIUDERTI PARTITO NELLE TUE STANZE, RESTA AMICO DEI RAGAZZI DI STRADA”

Aprile 16th, 2011 Riccardo Fucile

EFFETTO PENNACCHI IN PUGLIA, A NARDO’ NASCE IL “POLO NERETINO” CONTRO LE CRICCHE DEGLI AFFARISTI E PER IL BENE DELLA CITTA’…I GIOVANI DI DESTRA DI “PIAZZA PULITA PER NARDO”, IDV E PD INSIEME CONTRO I VECCHI SCHEMI…AUTONOMIA, LEGALITA’ E PASSIONE A FIANCO DEL POPOLO

Un polo trasversale per il bene della città  e contro cricche ed affaristi.
Anche in Salento, a Nardò, alle prossime amministrative si assisterà  ad una sperimentazione, con una coalizione chiamata Polo Neretino, al cui interno vi è una lista civica Piazza pulita per Nardò (composta da elementi di Azione Giovani) accanto a Pd e Ivd: uniti per le esigenze del territorio ed oltre vecchi schemi.
Nella lista è presente Azione Giovani, movimento giovanile eretico, ribelle, “orfano di padre politico”.
Che ha deciso di abbandonare i riferimenti locali di An prima e di Pdl poi, per fare “la nostra politica, rigorosamente autofinanziata e libera”.
Un movimento che negli ultimi anni ha portato avanti numerose battaglie.
Come l’aver sostenuto Le radici ca tieni del gruppo reggae salentino Sud Sound System ad Atreju, festa nazionale di Azione Giovani; per aver ideato manifesti di un noto calciatore di colore con addosso la maglia della nazionale, accompagnandolo con lo slogan “un movimento per chi ha l’Italia nel cuore!”.
Senza dimenticare il viso di Giovanni Falcone ripreso come icona Pop in contraltare al murales ritraente Matteo Messina Denaro; e l’immagine di Paolo Borsellino in versione Che, così come spesso appare su bandiere e magliette.
E poi Peppino Impastato, icona dell’antimafia di sinistra, raffigurato in un manifesto, con sotto la celebre massima del poeta cubofuturista russo, Vladimir Majakovsij: “Non rinchiuderti partito nelle tue stanze, resta amico dei ragazzi di strada”.
Un cammino verso le elezioni amministrative caratterizzato dalla profonda indipendenza, rivendica Pippi Mellone, ma anche dall’autonomia, dalla legalità  e della passione.
Un nome, Polo Neretino, che significa più di una semplice sigla elettorale, perchè intende racchiudere in un unico concetto i valori di aggregazione e trasversalità  come dimostrato dal fatto che ne fanno parte neritini di centro, di centro-sinistra e di centro-destra, comprese componenti provenienti da Azione Giovani.
Un progetto che si caratterizza per una forte discontinuità  rispetto ad esperienze passate, con in lista gli stessi individui che in passato, ad esempio, avevano chiesto maggiore trasparenza sul bilancio ed una diversa gestione della macchina amministrativa e dirigenziale.
Sono stati proprio questi temi a rappresentare la prima occasione di incontro tra la coalizione delle civiche ed il Pd.

(da “Il Futurista”)

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SONDAGGIO ELEZIONI COMUNALI A BOLOGNA: CROLLA IL PDL DAL 25% AL 16%, IL CANDIDATO DEL CENTROSINISTRA SI AVVICINA AL 51%, IL TERZO POLO INTORNO AL 10%

Aprile 16th, 2011 Riccardo Fucile

TRA GLI ALTRI PARTITI, STABILE IL PD, CRESCE LA LEGA MA NON RECUPERA I VOTI PERSI DAL PDL…PERDONO QUALCHE PUNTO I GRILLINI E L’IDV, CRESCE IL TERZO POLO

Virginio Merola lotta per vincere al primo turno, “in bilico” nel nuovo sondaggio Ipr Marketing attorno al 51%.
Dietro di lui, ma molto staccato, Manes Bernardini per il centrodestra si piazza secondo al 33% e Stefano Aldrovandi, civico sostenuto dal Terzo polo, ha una forbice tra l’8% e il 10%.
Tra i partiti risulta in crollo il Pdl, con un 16% che rappresenta quasi dieci punti in meno rispetto alle ultime regionali.
Sorpasso del Carroccio,   che sale al 16,5%, ma non recupera la percentuale persa dal Pdl.
A un mese dal voto, la fotografia scattata da Ipr Marketing , non scioglie del tutto le riserve.
“Esiste comunque una “forchetta” nei risultati dei sondaggi – spiega il direttore di Ipr marketing, Antonio Noto – quindi anche se il risultato è 51% per Merola questo significa che le percentuali oscillano tra 49 e 53%”.
Tra i sondaggi in circolazione in questi giorni infatti ce n’è anche uno che colloca Merola in una forbice poco sotto il 50%.
Con la rilevazione effettuata tra sabato e lunedì, su un campione di 1.000 elettori selezionati per età , sesso e residenza e poi elaborati col sistema Cati, Ipr Marketing ha “scattato una fotografia della situazione a un mese dal voto”, precisa Noto.
Cioè si dà  ai candidati la “griglia di partenza” prima della corsa finale all’ultima preferenza.
Il Pd mantiene più o meno il suo ultimo risultato, con un calo contenuto (38% contro 39,9% del 2009 e 40,97% delle ultime regionali) quindi la possibilità  di passare al primo turno di Virginio Merola sono legate a doppio filo alla performance della lista di Amelia Frascaroli.
Il sondaggio Ipr le attribuisce un 7% ben oltre l’Idv (il partito di Di Pietro fermo al 4%, aveva alle regionali di due anni fa il 7,3%) superiore anche alla somma dei partiti che appoggiano la “primarista”.
Stabile la Federazione della sinistra che passa dall’1,8% del 2009 all’1% di questo sondaggio.
“Più i partiti sono piccoli e i numeri sono bassi, più è difficile calcolare la “forchetta” – dice Noto – più i numeri sono alti e maggiore è l’oscillazione”. Questa tendenza sarebbe confermata da rilevazioni nazionali dei partiti della coalizione.
Alle prossime elezioni mancano all’appello anche le liste di Bologna Città  Libera di Valerio Monteventi e la lista civica Pasquino per Bologna, un 4% di voti sempre concentrati a sinistra.
Sempre più ago della bilancia i “grillini” del Movimento 5 stelle, che non eguagliano però la performance delle ultime regionali, quando Giovanni Favia portò a casa il 9,3% a Bologna.
Oggi il candidato “debuttante” Massimo Bugani può contare sul 5,5% degli intervistati da Ipr Marketing, piazzandosi comunque quarto e con il 2% in più rispetto alle ultime amministrative.
Una crescita che “pesca” soprattutto nell’elettorato di centro sinistra e che quindi può mandare Merola al ballottaggio anche per pochissimi voti.
In caso di ballottaggio, secondo questa rilevazione, sarebbe Manes Bernardini a piazzarsi secondo col 33%.
Il partito di Bossi, che esprime anche il candidato sindaco, registra un vero e proprio boom sotto le Due Torri.
Dal’9,6% dello scorso anno alle regionali, il Carroccio vola al 16,5% di oggi, superando anche il Pdl.
Per il partito del premier una brusca frenata, che in questo caso si tradurrebbe anche in un numero molto più basso di consiglieri comunali.
Il Pdl, accreditato di un 16% aveva alle regionali a Bologna città  ottenuto il 24% e alle scorse comunali , diviso in due liste, al 25,5%.
Una perdita di quasi il 10%.
Stefano Aldrovandi, invece, civico sostenuto dal Terzo polo e appoggiato anche dall’ex sindaco Giorgio Guazzaloca,   si ferma all’8%, ma in altre rilevazioni raggiunge una percentuale maggiore, oltre il 10%.
Va considerato che l’Udc qua non raggiungeva il 4% alle scorse regionali.
Ma resta un mese tutto da giocare, la campagna elettorale adesso entra nel vivo.

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GLI EFFETTI DELLA CULTURA LEGHISTA: A COMO SPUTI, INSULTI E TENTATA AGGRESSIONE SU UNA GIOVANE CESTISTA DI COLORE

Aprile 9th, 2011 Riccardo Fucile

ABIOLA WABARA, ITALIANA, FIGLIA DI NIGERIANI, TESSERATA PER LA GEAS (SERIE A), E’ STATA BERSAGLIATA DA 15 COGLIONI RAZZISTI   DELLA FORMAZIONE DI CASA….MA L’ARBITRO NON HA SOSPESO LA PARTITA E NESSUNO HA ISOLATO QUELLA FECCIA CHE AVREBBE DOVUTO ESSERE ARRESTATA IN FLAGRANZA DI REATO

Sputi, insulti, cori razzisti rivolti all’indirizzo di una giocatrice italiana di origine nigeriane.
L’episodio due sere fa nel corso di Comense-Geas Sesto San Giovanni, gara di cartello per la serie A femminile di basket.
Durante l’incontro un gruppo di tifosi della squadra locale ha preso di mira Abiola Wabara, 29enne ragazza di colore che indossa anche la maglia azzurra.
Ogni volta che il pallone era nelle sue mani, dagli spalti arrivavano fischi ululati. Più volte il presidente della Geas, Mario Mazzoleni, ha chiesto all’arbitro di sospendere la partita, come è previsto dal regolamento, ma la gara è proseguita fino al termine.
Alla fine del match, quando le squadre stavano tornando negli spogliatoi, il gruppo di tifosi ha avvicinato l’ala bersagliandola con una raffica di sputi.
Solo grazie all’intervento dei dirigenti delle due squadre la situazione non è sfociata in qualcosa di peggio.
“Sono dispiaciuta per quanto accaduto, ma sono una sportiva e penso a giocare. Quanto è successo appartiene già  al passato”, si limita a dire Wabara.
“E’ un peccato che una bella partita sia rovinata dalla presenza di gente così becera, che con lo sport non c’entra nulla. La partita andava sospesa. Non farlo è stato un errore”, ribadisce il presidente della squadra milanese.
Per il momento l’episodio è stato segnalato alla giustizia sportiva, ma presto il fascicolo potrebbe finire sulla scrivania della magistratura ordinaria.
Nel frattempo sono in corso accertamenti da parte delle forze dell’ordine per individuare il gruppo composto da 15 persone che ha pesantemente insultato la giocatrice e ha poi cercato anche lo scontro fisico.
Ci chiediamo:chissa’ cosa ci voleva ad intervenire subito (in un luogo chiuso)   ed arrestare quei 15 coglioni visto la somma di reati commessi, in primis l’istigazione all’odio razziale.
Evidentemente la cultura razzista che si sta diffondendo nel nostro Paese sta facendo dimenticare a qualcuno il profilo giuridico di certi reati.
Sarebbe meglio che qualcuno rileggesse il codice penale e soprattutto lo applicasse anche in padagna.

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SIENA RICCA, ROSSA E IMMOBILE: IL PD E’ SEMPRE DAVANTI A TUTTI, MA IL TERZO POLO SOGNA IL COLPO

Aprile 8th, 2011 Riccardo Fucile

UN SONDAGGIO DA’ IL 40% AL CANDIDATO DELLA SINISTRA CECCUZZI, IL 29% A CORRADI   DEL TERZO POLO, SOLO IL 20% A NANNINI DI PDL-LEGA… IL TERZO POLO CONTRO IL GRANDE ABBRACCIO SENESE TRA POLITICA, CAPITALISMO, MASSONERIA, OPUS DEI E MONTE DEI PASCHI

“Un groviglio armonioso”.
Cosl, con immagine vagamente esoterica come gli compete, Stefano Bisi, presidente del Collegio dei Venerabili della Toscana –110 Logge e 3 mila massoni del Grande Oriente d’Italia – definisce Siena, che in maggio va alle urne con altri 27 capoluoghi italiani per eleggere il nuovo sindaco.
«Un groviglio sl, ma bituminoso», controbatte Claudio Martelli, ex vicepresidente del Consiglio, ex ministro, exvicesegretario del Psi con Bettino Craxi, che, redivivo dopo molti lustri, a 67 anni si candida capolista di una formazione che porta il nome del candidato sindaco Gabriele Corradi, padre dell’attaccante dell’Udinese, insieme all’Udc, a Fli e all’Api, di Casini, Fini e Rutelli.
Il Nuovo Polo – «attenzione non Terzo» awerte lo storico ex sindaco comunista Pierluigi Piccini, che ha contribuito a metterlo insieme–promette di scardinare quel blocco di potere che vede qui uniti da decenni in un grande abbraccio politica, capitalismo, Chiesa, Opus Dei e massoneria, sotto l’ala benefica del Monte dei Paschi, terzo gruppo bancario d’Italia che si fregia del titolo di più antica banca del mondo.
In nome dell’arcidiacono Sallustio Antonio Bandini che «la dottrina della libertà  economica insegnò prima per la prosperità », come recita l’iscrizione ai piedi della statua che svetta davanti al castellare duecentesco dei Salimbeni, dove ha sede il Monte.
Città -banca, o, se volete, banca-città  o addirittura città -Stato, che Giuseppe   Mussari, assiso da presidente nella rocca sotto l’affresco della Madonna della misericordia dipinto da Benvenuto di Giovanni del Guasta, traduce in «centralità  millenaria», costruita intorno al Monte, che nei secoli passati ebbe potere di vita e di morte non solo sui dipendenti, ma anche sui clienti.
Quel che a Roma Berlusconi divide, qui il Monte e la massoneria uniscono, persino in un segreto afflato d’amorosi sensi tra il Pd, che governa da decenni nelle sua varie incarnazioni, e il Pdl.
I senesi, si sa, sono gente di contrada, un po’ anarchici, un po’ spocchiosi e anche parecchio smaliziati.
Come togliere a molti di loro dalla testa che il candidato sindaco berlusconiano Alessandro Nannini, expilotaautomobilistico, fratello della cantante Gianna e continuatore delle pasticcerie paterne, non troppo quotato politicamente, sia stato scelto da Denis Verdini che, nonostante i guai giudiziari della Cricca P3 e della sua ex banchetta fiorentina, qui comanda ancora, per favorire Franco Ceccuzzi, deputato, ex segretario del Pd locale e candidato del centrosinistra? Gli equilibri vanno preservati.
Perchè, come ci ha spiegato il sindaco uscente Maurizio Cenni con incantevole sfoggio di senesità : «Noi qui, bonini bonini, abbiamo due o tre cose su cui non ci si divide mai tra destra e sinistra: la banca, il Palio e la nostra indipendenza». Non a caso, Ceccuzzi e Nannini hanno usato quasi le stesse parole contro il ministro Michela Brambilla, la rossa pasionaria berlusconiana che aveva attaccato il Palio: «farneticante» l’uno, «insensata» l’altro.
Nella banca, in fondazione e in consiglio d’amministrazione, sono tutti equamente rappresentati su designazione della politica e tutti hanno il loro tornaconto piccolo o grande di potere.
I partiti, la Chiesa, la massoneria che qui, al tempo stesso, è partito della borghesia, come diceva Gramsci, e del ceto medio impiegatizio commerciale, come sosteneva Croce.
Tutti rappresentati tranne i gay, i quali infatti più di una volta hanno pubblicamente protestato: «A Siena siamo più noi dei cattolici, perchè la curia ha un posto in fondazione per il signor Alessandro Grifoni e noi no?».
Ma oggi la politica è moribonda, la massoneria, che il presidente della regione pd Enrico Rossi ha appena definito un benemerito centro di «spiritualità  laica», è scossa dalla guerra in corso contro il Gran Maestro del Goi Gustavo Raffi, e anche la banca non sta tanto bene.
Per non dire dell’università , altra istituzione-cardine cittadina, con 15 mila iscritti, che il ministro Tremonti vorrebbe chiudere perchè ha messo insieme qualcosa come 250 milioni di buco.
Il Maestro Bisi, assai vicino al Gran Maestro Raffi, protesta che bisogna smetterla di denigrare, come fanno la squadra nuovopolista di Corradi-Martelli-Piccini e la candidata della Sinistra per Siena Laura Vigni.
La città  è da un decennio ai primi posti in Italia per qualità  della vita,’ ottava nel reddito pro-capite (28.620 euro) e, con serena armonia, fa passeggiare dalla mattina alla sera i suoi cittadini in un circuito topo-nomastico massonico che va da Giovanni Amendola a Silvio Gigli, da Goffredo Mameli a Artemio Franchi, da Camillo Benso di Cavour a Luciano Bianchi, ex sindaco ed ex presidente del Monte, icona della convergenza di poteri, come Bisi documenta in un libro intitolato Stradario massonico di Siena, che fa il paio con La carica dei 101 e più, medaglioni dei senesi illustri di oggi.
Naturalmente, in percentuale quasi bulgara sono dirigenti, dipendenti, ex dipendenti e pensionati del Monte.
Che dal 2007 ha perso il 70 per cento del valore in Borsa e fatica ancora a digerire il boccone dell’Antonveneta, presa per 9 miliardi, più ammennicoli, dopo la saga dei furbetti del quartierino.
La Banca d’Italia ora vuole un aumento di capitale di almeno 2 miliardi, che cambierebbe gli equilibri senesi se la fondazione dovesse perdere la maggioranza, che sarà  difesa a oltranza.
A fare il controcanto, la voce solitaria di uno scrittore locale che sforna in continuazione libri di denuncia.
Si chiama Stefano Ascheri, ha collezionato un cesto di querele raccontando gli scandali senesi.
La lista è lunga: dal mega-aeroporto che si vorrebbe ad Ampugnano, a un tiro di schioppo dal centro, per il quale è indagato per concorso in turbativa d’asta il presidente del Monte, all’intervento senese per ripianare 3 milioni di scoperto di Denis Verdini nella sua ex banchetta fiorentina, dall’inchiesta sul presidente dell’Antonveneta Andrea Pisaneschi, ai presunti brogli nell’elezione del rettore dell’università , sui quali è stata interrogata anche il ministro Maria Stella Gel-mini, fino agli interessi della famiglia Monti-Riffeser, proprietaria della Nazione, del Carlino e del Giorno, che punta a una speculazione edilizia nella tenuta di Bagnaia, dove convolarono a nozze Pierferdinando Casini e Azzurra Caltagirone, figlia di Franco, vicepresidente del Monte.
Ma la vicenda più sulfurea è quella dell’incendio all’interno della curia vescovile per il quale il pm Nicola Marini ha accusato monsignor Giuseppe Acampa, quarantenne economo della diocesi, legato all’arcivescovo Antonio Buoncristiani, difeso da Mussari, che, oltre ad essere presidente del Monte, fa l’avvocato penalista.
Se fu Acampa davvero ad appiccare l’incendio, perchè lo fece se non per far sparire documenti sulla gestione di lasciti e beni della Chiesa?
E qui entra in scena anche un industriale delle scarpe del Nord-Est, Renè Caovilla, che sarebbe stato favorito dal monsignore nell’acquisto del complesso immobiliare del Commendone, ricevuto in eredità  dalla Chiesa.
Armoniosi grovigli.
«Quanto basta–secondo Martelli–per spiegare perchè, con il 45 per cento alle regionali, il primo partito di Siena è ormai quello degli astenuti, che non ne possono più di un sistema che vede complici centrosinistra, centrodestra, massoneria, potere bancario e religioso. Nulla ho contro la massoneria, se è alla luce del sole, ma qui l’intrico di poteri ha poco di trasparente».
Le ambizioni del Nuovo Polo sono superlative.
Martelli, in coro con Piccini, si dice certo che al ballottaggio andrà  il loro candidato   e non il berlusconiano Nannini, anche lui proveniente da sinistra, ed esibiscono un sondaggio che dà  il Pd Ceccuzzi a140, loro al 29 e Pdl più Lega al 20.
Velleitarie aspirazioni terzopoliste?
O davvero c’era una volta Siena la rossa col suo groviglio armonioso?

Statera Alberto
(da “La Repubblica“)

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COMPRARE CASA? ORMAI CI VOGLIONO 18 ANNI DI STIPENDIO

Aprile 5th, 2011 Riccardo Fucile

PREZZI E AFFITTI ALLE STELLE, COSTI DI MANUTENZIONE TRIPLICATI…IN DIECI ANNI AUMENTI DA 241 A 707 EURO AL MESE… ALLARME DELL’ASSOCIAZIONE CONSUMATORI…MA LE CASE PER LE GIOVANI COPPIE, PROMESSE NEL PROGRAMMA DI PDL E LEGA, DOVE SONO FINITE?

Case sempre più care, affitti alle stelle e costi di manutenzione che sono triplicati in dieci anni.
Ormai per comprare un’abitazione media, 90 metri quadrati in zona semicentrale di una grande area metropolitana, bisogna mettere da parte più di 18 anni di stipendi.
Sempre dal 2001 a oggi i costi per la casa, dalle bollette alle tasse, dai canoni di locazione ai mutui, sono aumentati di 241 euro al mese per una casa di proprietà  e di 707 euro per un’abitazione in affitto.
A fare i calcoli sono le associazioni dei consumatori Federconsumatori e Adusbef.
In particolare l’Osservatorio Nazionale della Federconsumatori, che ha elaborato i dati, evidenzia che dal 2001 al 2011, ci sono stati aumenti vertiginosi in tutte le voci di uscita della casa: dalla manutenzione (+308% per una casa in affitto e +260% per una casa in proprietà ) al condominio (+87% in entrambi i casi), dalla nettezza urbana al riscaldamento.
Solo le spese per il telefono hanno visto in dieci anni un calo: -9% (però dal 2010 al 2011 sono aumentate del 7%).
«Lo studio conferma che i costi relativi alla casa – sottolineano Federconsumatori e Adusbef – continuano a pesare fortemente sui bilanci familiari».
Ad aggravare la situazione – proseguono le associazioni guidate da Rosario Trefiletti e Elio Lannutti – contribuiscono gli ulteriori rincari previsti per le spese connesse alla casa: dalla luce al riscaldamento, dal gas alla nettezza urbana. In media, rispetto al 2010, vi sarà  un aggravio del +4%, pari a 57,80 euro al mese, per chi ha un appartamento in affitto, del +7%, pari a 64,90 euro al mese, per chi ha un appartamento di proprietà .
«Il confronto appare impressionante – rilevano ancora le associazioni dei consumatori – spostando il termine di paragone al 2001: per la casa in affitto i costi sono cresciuti dell’83%, ovvero +707,15 euro al mese, pari a 8.485,80 euro l’anno; per la casa di proprietà  i costi sono aumentati del 33%, ovvero +241,35 euro al mese, pari a 2.896,20 euro l’anno».
Le due associazioni sollecitano allora «urgenti provvedimenti rivolti da un lato a ridurre il costo dell’abitazione, soprattutto per i ceti più deboli, dotando il Paese di un serio piano per l’edilizia residenziale e, dall’altro, a sostenere il potere di acquisto delle famiglie, attraverso una detassazione per il reddito fisso».
Nel famoso programma del centrodestra, spesse volte citato a sproposito dai suoi massimi esponenti, sarebbe interessante chiedersi che fine abbia fatto l’impegno di costruire appartamenti a prezzo agevolato e sociale per le giovani coppie.

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UN PREMIER DA AVANSPETTACOLO: RACCONTA BARZELLETTA SCONCIA AD UN GRUPPO DI AMMINISTRATORI CAMPANI

Aprile 2nd, 2011 Riccardo Fucile

BERLUSCONI NON SA FRENARSI E PERSINO NEL SUO RUOLO ISTITUZIONALE DEVE DARE IL PEGGIO DI SE’…A PALAZZO GRAZIOLI RACCONTA UNA BARZELLETTA SQUALLIDA CHE FA RIDERE SOLO LUI E LA SUA CORTE DI MANIACI DEI GIARDINETTI

Impermeabile al nervosismo del Quirinale, al caos del Parlamento, al logorìo della maggioranza, alla guerra in Libia, ai processi milanesi, l’istrione colpisce ancora. Il presidente del Consiglio riceve in veste ufficiale i sindaci delle province di Napoli, Salerno e Caserta che chiedono lo stop agli abbattimenti delle case abusive.
E agli amministratori con la fascia tricolore si rivolge parlando come i protagonisti di “Porci con le ali”. Racconta una nuova barzelletta. Sporca naturalmente.
Interno giorno, ieri.
Siamo nella sala di Palazzo Grazioli dedicata alle riunioni del “parlamentino” Pdl.
Un emiciclo in miniatura che evoca la sostituzione delle vere aule parlamentari.
Berlusconi incontra una delegazione di sindaci campani. Promette un decreto per fermare le ruspe, riporta l’agenzia di stampa.
Nel comunicato però manca la parte migliore.
Alla fine della riunione il Cavaliere non resiste alla tentazione, vuole chiudere in bellezza.
È uno show di quasi quattro minuti.
Seduto alla scrivania, piazzata quasi al centro della stanza, da mega capo di fantozziana memoria, circondato da colonne marmoree, la prende veramente alla lontana ma non si risparmia nulla.
Il dialetto napoletano, omaggio ai natali degli ospiti, la voce in falsetto per distinguere i personaggi, il coup de theatre quando si alza in piedi e piazza la battuta finale.
Alle spalle ha la copia dell’Allegoria del buon governo di Ambrogio Lorenzetti, di fronte i sindaci schierati e composti.
La trama: un signore si reca all’ufficio brevetti.
Qui Berlusconi imita un gruppo di sfaccendati uscieri napoletani che indicano all’inventore “‘o cesso”.
Ma il protagonista ha davvero un prodotto inimitabile.
Arriva allo sportello giusto dove trova altri annoiati dipendenti. Che lo sottovalutano, lo prendono in giro, perdono un po’ di tempo.
“Qual è la sua invenzione?”. “Una mela”, risponde con la vocina chioccia il Berlusconi-Archimede, suscitando le risate dei primi cittadini.
Si può brevettare una mela?
Altri secondi preziosi vengono usati per raccontare le beffe degli impiegati, il loro darsi di gomito.
“Ma questa è una mela speciale”, insiste il signore parlando in falsetto. Speciale perchè? “Perchè sa di fica”.
Pausa scenica, tempi comici da autodidatta. Siamo vicini al dunque.
Un uomo dell’ufficio brevetti afferra la mela e la assaggia.
Berlusconi mima il morso mentre con la destra tiene un frutto immaginario.
Fa l’espressione schifata, poi la faccia di chi protesta: “Ma sa di culo”.
Berlusconi cambia ruolo, torna l’inventore.
Si alza finalmente in piedi perchè narrare una barzelletta seduti è veramente strambo.
Allunga il braccio, ruota la mano che impugna la mela, arriva al finale usando il voi come si fa a Napoli: “E giratela”.
I sindaci ridono, Berlusconi in piedi allaccia la giacca, vede che tra tanti maschi c’è anche una prima cittadina e l’avvicina.
Si capisce che si scusa per la virata maschilista, s’intuisce che ottiene il perdono e le dà  un carezza sulla guancia.
Fuori luogo per quattro minuti, galante per un secondo.

Goffredo De Marchis
(da “La Repubblica“)

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L’AQUILA DUE ANNI DOPO IL TERREMOTO: “COSI’ CI HANNO RUBATO LA CITTA'”

Aprile 2nd, 2011 Riccardo Fucile

NON C’E’ PIU’ RABBIA E SPERANZA, REGNANO SOLO RASSEGNAZIONE E DISPERAZIONE….37.733 PERSONE ANCORA ASSISTITE, DI CUI 22.989 SEMPRE NELLE C.A.S.E., 13.416 CHE SI SONO SISTEMATE IN MODO AUTONOMO, 1.077 ANCORA IN ALBERGO E 251 IN CASERMA…E LA RICOSTRUZIONE E’ FERMA

Mario Ianni, 75 anni, sta passeggiando con il suo Rocky.
“È una fortuna, avere un cane. Almeno sei costretto ad uscire di casa. Gli altri anziani stanno tutto il giorno davanti alla tv. E che dovrebbero uscire a fare? Qui è tutta una desolazione”.
New town di Bazzano, quasi duemila abitanti.
È vero, alla mattina – dopo la partenza di chi ha la fortuna di avere ancora un lavoro – in giro ci sono solo anziani che fanno fare la passeggiata al loro amico. “Io ho sempre vissuto in mezzo alla gente: per 37 anni ho avuto una bancarella in piazza Duomo. Abitavo in via Pastorelli. Ci sono tornato l’altro giorno: sulle scale e sui letti ci sono ancora i mattoni rotti, come il 6 aprile 2009. Dieci mesi in albergo a Pineto, poi un letto nella caserma Campomizzi. Da agosto sono qui, con mia moglie. In hotel e in caserma almeno stavi in compagnia. Qui devo prendere la macchina anche per andare a bere un caffè o a comprare il pane. La desolazione è grande perchè non sai quando tutto questo finirà . Alla mia età , non credo che riuscirò a tornare a casa mia”.
Tristezza e depressione.
Sono queste le parole che raccontano questo secondo anniversario del terremoto (nella notte tra il 5 e il 6 aprile ci sarà  una fiaccolata per ricordare le 309 vittime, compresa Giorgia, che avrebbe dovuto nascere proprio il giorno del sisma) molto diverso dall’anno scorso, quando c’erano ancora rabbia e speranza. E nella “città  dell’infelicità ” – così la chiama l’assessore Stefania Pezzopane – sono arrivati anche gli insulti di Forum, contro gli aquilani che “hanno tutti la villetta con giardino e garage” o vivono a sbafo negli hotel.
La realtà  – purtroppo molto diversa – è quella fotografata dall’indagine Microdis – l’Aquila, finanziata dalla Comunità  europea e realizzata dalle università  di Firenze, delle Marche e de L’Aquila.
Con quindicimila contatti, si è scoperto che per il 71% degli aquilani “la comunità  è morta assieme al terremoto”, che il 68% vorrebbe lasciare la propria abitazione attuale, e che il 43% della popolazioni soffre di stress, una percentuale che arriva al 66% per le donne. Il 73% denuncia “una totale mancanza di posti di ritrovo per la comunità “, il 50% l’assenza di servizi essenziali.
Il sindaco Massimo Cialente non è sorpreso da questi numeri. “La comunità  sta morendo perchè il sisma ha distrutto la città , non pezzi di città . In tanti non l’hanno capito. Se non si adottano misure eccezionali – come è successo nel primo anno, quando il governo ci è stato vicino – si commetterà  un omicidio: quello di un’intera comunità . Nei primi mesi, in 65 giorni, siamo riusciti a costruire i Musp, i moduli provvisori ad uso scolastico e ad aggiustare 60 scuole. Poi il nulla. Da quando, 14 mesi fa, è stata dichiarata la fine dell’emergenza, con la partenza della Protezione civile, ci sono tanti commissari e sub commissari che però affrontano i problemi in modo “normale”, senza deroghe. E così abbiamo perso 14 mesi e l’Aquila non riesce a riavere la questura e altri palazzi pubblici indispensabili, 1.200 famiglie sono ancora fuori dalle case popolari perchè per avviare i lavori ci vogliono gli appalti … Fino ad oggi non è arrivato un euro per il rilancio economico, la ricostruzione pesante – quella vera – non è ancora partita. Io venti giorni fa mi sono dimesso, volevo che la città  ricevesse una scossa. Commissari e sub commissari, a nome del governo, erano per il Comune un muro di gomma. La mia stessa maggioranza non aveva capito che la città  era in agonia. Ora sono tornato in Comune perchè il governo ha promesso che ci si metterà  tutti attorno a un tavolo per discutere le cose da fare, con lo stesso spirito che c’era nei primi giorni. Speriamo sia vero”.
Ci sono ancora i soldati, a presidiare il centro storico pieno di macerie.
“Non siamo più cittadini – dice Stefania Pezzopane – ma inquilini. C’è chi pensa che città  significhi un insieme di case e garage. Ma anche per chi ha un tetto – ci sono comunque 36.000 persone in attesa di tornare a casa loro – non c’è più quel “vivere assieme” che è l’essenza della città . La cosa che fa più male è che anche i giovani se ne vogliono andare via.”
C’erano 850 attività  commerciali, nel centro storico.
I negozi riaperti sono 20 in tutto. “Altri 70 potrebbero alzare la serranda – dice l’assessore Pezzopane – ma non lo fanno perchè in centro non ci sono abitanti. Ormai le insegne più famose dei bar e dei negozi sono state messe nelle baracche di legno che circondano il centro ed hanno occupato ogni spazio libero. La città  senza città  pone problemi anche al Comune: abbiamo 26 milioni da spendere per il ripristino della rete sociale, per costruire centri per gli anziani e luoghi per i bambini ed i ragazzi. Dove li costruiamo? Nel centro senza abitanti o nelle new town piene di gente e senza nessun servizio? Dobbiamo riflettere. Se investiamo lontano dalle antiche mura, nel cuore della città  potremo tornare solo per quelle che noi chiamiamo le passeggiate del dolore”.
C’erano 6.000 persone, nelle “domeniche della carriole” del febbraio e marzo dell’anno scorso.
Ventimila ad occupare l’autostrada a luglio.
Meno di cento persone nell’ultima iniziativa dei comitati l’altra settimana, per togliere l’erba dalla scalinata di San Bernardino.
“L’Aquila – dice Eugenio Carlomagno, direttore dell’Accademia di belle arti – più che sconfitta è rassegnata. Da due anni chi vuole tornare a vivere nella propria casa in centro si scontra con i ritardi, la burocrazia e l’assenza di scelte politiche. In centro sarà  necessario costituire fra i 300 ed i 400 consorzi per la ricostruzione, fino ad oggi ne sono nati solo 15 e ancora oggi non sappiamo a chi presentare la domanda di finanziamento. La rassegnazione non può stupire nessuno”.
Il sindaco Cialente incontrerà  la stampa estera a Roma, anche per ricordare gli impegni assunti dai Grandi al G8 e in gran parte non mantenuti.
Chiese e monumenti “adottati” sono ancora orfani.
Fra le poche eccezioni, il Giappone.
Il sindaco ha inviato un messaggio al governo giapponese, per esprimere il lutto per il terremoto che ha colpito quel paese, e i giapponesi hanno ringraziato, aggiungendo che manterranno il proprio impegno di costruire – dopo la nuova sede del conservatorio – anche un nuovo palazzetto dello sport.
Massimo Casacchia, professore di psichiatria all’ateneo e responsabile dei servizi psichiatrici all’ospedale San Salvatore, conosce la tristezza della città  sia come medico che come abitante di una new town.
“In questi ultimi mesi stanno aumentando lo scoraggiamento, la rassegnazione, la tristezza. In termini clinici, questa si chiama depressione. Nè è colpito il 40% della popolazione, forse la metà . Sono persone che hanno bisogno di colloqui con il loro medico o qui all’ospedale. Io vivo nella new town di Pagliare di Sassa. Un tetto, il caldo e nulla intorno. Se hai il tuo lavoro, te la cavi. Chi resta qui tutto il giorno non riesce a trovare un punto di incontro con gli altri, quasi tutti sconosciuti perchè il terremoto è stato come una bomba che dal centro ci ha buttati in periferia e anche più lontano. Nelle frazioni invece delle new town hanno fatto i Map, moduli di abitazione provvisoria. Qui almeno hai come vicini di appartamento quelli che abitavano accanto a te, le relazioni rinascono subito. E sappiamo che il vero antidoto al disturbo e alla malattia mentale è la rete sociale”.
Anche nella sua new town, al tramonto, si vedono solo uomini con cani al guinzaglio.

Jenner Meletti
(da “La Repubblica“)

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FINALMENTE UN VERO “RESPONSABILE”, MA DI TRUFFA! CONDANNATO A 4 ANNI L’ON. GRASSANO, UN ALTRO AMICHETTO DI SILVIO E UMBERTO

Marzo 30th, 2011 Riccardo Fucile

SI E’ FOTTUTO 750.000 EURO DEL COMUNE DI ALESSANDRIA E I “RESPONSABILI” LO HANNO PURE NOMINATO TESORIERE DEL GRUPPO…UN PASSATO NELLA LEGA, E’ SUBENTRATO A COTA: SABATO LA CONDANNA IN PRIMO GRADO A 4 ANNI CON L’INTERDIZIONE DAI PUBBLICI UFFICI E L’OBBLIGO DI RISARCIRE 850.000 EURO AL COMUNE

Finalmente un “responsabile” di nome e di fatto, in Parlamento e in tribunale. Parliamo di Maurizio Grassano, 49enne ex leghista, ora membro della gloriosa “terza gamba” del governo Berlusconi.
Sabato scorso il tribunale di Alessandria lo ha condannato a quattro anni per truffa aggravata ai danni del Comune.
Una cosa non da poco, visto che Grassano è stato per anni consigliere comunale della Lega Nord e presidente del Consiglio comunale fino al suo ingresso in Parlamento.
Il caso, lo ricordiamo, scoppia nel febbraio 2009, quando qualcuno decide di vederci chiaro sui costi a carico del Comune del presidente Grassano.
Fin dal 2003, il comune di Alessandria eroga cospicui rimborsi alla Vega Srl dell’imprenditore Sergio Cavanna, azienda di Novi Ligure attiva nel settore delle costruzioni di cui Grassano risulta dipendente.
Cifre importanti, sempre in crescita (89.000 euro nel 2004, 158.000 nel 2008, 190.000 solo nei primi mesi del 2009), versate all’azienda per rimbosare le assenze di Grassano dal lavoro, a causa dei suoi impegni istituzionali.
La magistratura apre un’inchiesta e il 25 settembre 2009 Grassano viene arrestato (un mese ai domiciliari)   per inquinamento delle prove.
Poi il processo e sabato la sentenza: condanna per truffa, con annessa interdizione dai pubblici uffici, a quattro anni di reclusione.
Il Comune avrebbe versato oltre 750.000 euro per un rapporto di lavoro inesistente, non comprovato da alcun documento o contratto.
Grassano e il titotale dell’azienda, in pratica, erano d’accordo nel far figurare stipendi d’oro al politico, al solo   scopo di ottenere i rimborsi, previsti dalla legge, da parte del Comune.
Il giudice ha disposto altresì un risarcimento di 850.000 euro (i cui 380.000 da versare immediatamente) a favore del Comune di Alessandria che si era costituito parte civile.
Dimissioni? Neanche a parlarne.
Anzi, la sua vicenda giudiziaria non gli ha impedito di essere nominato tesoriere del gruppo parlamentare di Iniziativa Responsabile.
Visto le credenziali, una scelta opportuna…
Grassano è in Parlamento dal giugno 2010, quando, da primo dei non eletti, subentrò al dimissionario Roberto Cota, presidente della Regione Piemonte.
La Lega, in cui aveva militato per anni, lo aveva espulso (ovviamente solo dopo che era intervenuta la magistratura), quindi Grassano era finito inizialmente al Gruppo Misto, poi ai Liberaldemocratici, quindi all’Alleanza di Centro di Pionati, fino ai Responsabili.
Ora è membro della Commissione Esteri, nonostante le difficoltà  nel’individuare le grandi capitali europee (impetosa fu la Zanzara di Radio24).

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CON IL DECRETO MILLE POLTRONE LA CASTA AUMENTA ASSESSORI E CONSIGLIERI A ROMA E MILANO

Marzo 27th, 2011 Riccardo Fucile

INSERITO DI SOPPIATTO NEL TESTO L’AUMENTO DEGLI ASSESSORI DA 12 a 15   E DEI CONSIGLIERI Da 48 a 60… INVECE CHE ABOLIRE LE PROVINCE, NE CREANO TRE NUOVE…I COSTI DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO RADDOPPIANO

Il decreto “Millepoltrone”, inserito di soppiatto nel testo di governo che ripristina i fondi del Fus, cancella l’aumento dei biglietti del cinema, e aumenta il costo della benzina, consentirà  alle giunte comunali di Roma e Milano di creare tre poltrone in più da assessore (diventeranno 15 più il sindaco) e altre dodici da consigliere comunale (dovevano ridursi a 48, sono tornati 60).
È l’ultimo regalo (non ancora perfezionato vista la contrarietà  già  manifestata dal Colle sia per i decreti omnibus che non hanno necessità  e urgenza sia per la norma in questione, già  infilata e poi ritirata dal milleproroghe proprio su pressione di Napolitano) che la politica si concede mentre continua ad affermare che la cinghia la devono tirare tutti, politici compresi.
Rigore, trasparenza, tagli. Quando viene presentato un qualunque bilancio di un organo dello Stato sono questi i termini che vengono adoperati . Nell’annunciare che per il 2011 la Camera dei Deputati avrebbe speso la cifra record di 1.106.340.178,86 euro, si è adoperata la formula: “Si risparmia lo 0,98% rispetto all’anno prima”.
Che è una dicitura anomala se si pensa che nell’arco del 2009 la spesa effettiva di Montecitorio era stata di 1.054 milioni di euro.
Si è risparmiato, insomma, spendendo 52 milioni di euro in più.
Certo, c’è l’inflazione, ma non si comprende come questo affannarsi sui tagli, alla fine non produca risultati in termini reali.
È lo stesso per il Senato dove gli sbandierati tagli di “35 milioni” con i mille euro in meno al mese per le competenze accessorie dei Senatori e alcune formule di risparmio sui 981 dipendenti di Palazzo Madama, non si vedono nel calderone complessivo che ammonta sempre a 594 milioni di euro, contro i 421 del 2001.
Non fa meglio la Presidenza del Consiglio, che l’anno scorso, mentre continuava a parlare di crisi economica, è riuscita a spendere il doppio di quanto immaginato per il solo funzionamento (617 milioni contro i 363 previsti), facendo anche peggio nella spesa complessiva (con un aggravio di spesa di oltre un miliardo e mezzo di euro).
Alcuni casi eclatanti riguardano le promesse elettorali.
Pensiamo ai famosi “enti inutili” che di quanto in quanto sono oggetto di sforbiciate mediatiche tranne poi conservarsi uguali a sè stessi.
Chi si ricorda della cancellazione delle Province?
Anche loro erano finite nel calderone degli enti non fondamentali: tagliare, razionalizzare, spostare competenze.
Mentre ci si decideva sul da farsi, di province ne sono nate altre tre: quella di Monza-Brianza, quella di Fermo, e quella di Bat, acronimo che racchiude i territori pugliesi di Barletta, Andria e Trani. Giusto da ieri, con decreto della Presidenza della Repubblica, le tre nuove Province sono state dotate di tre nuove Prefetture.
Per essere “enti inutili” crescono bene.
Ma non è l’unico caso.
Una delle moltiplicazioni della rappresentanza politica ha creato in un breve volgere di anni la mutazione delle vecchie “circoscrizioni” (organi prettamente amministrativi) in organi politici territoriali.
Ne sono nate nelle grandi città  come Roma e Milano, ma poi si sono estese a una larga fetta del territorio nazionale, tanto che nella finanziaria 2009 si era pensato di “limitarne” la presenza alle sole città  con oltre 250mila abitanti.
Il risultato è stato un “Comitato Nazionale Circoscrizioni” che ha chiesto deroghe più o meno locali.
Così, Forlì, che ha poco meno di 120mila abitanti, dalle amministrative del 2009 è amministrata da un sindaco, da una giunta, da un consiglio comunale, e dalle sue tre circoscrizioni che contano altri 20 consiglieri circoscrizionali ciascuna.
Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti aveva usato l’accetta, azzerando i compensi dei consiglieri e gettando nel panico una classe amministrativa che con una certa enfasi si era autodefinita, a Roma, degli “straccioni della politica”.
Adesso, con apposito decreto (è lo stesso del Fus, dei biglietti del cinema e della benzina) anche i consiglieri municipali di Roma riotterranno le loro spettanze.
Ma a quanto ammontano?
Oltre al gettone di presenza e al rimborso per le ore di lavoro mancate, la cifra per ciascuno è poco sopra i mille euro al mese.
La circostanza bizzarra è che quei 20-30mila euro al mese per il mantenimento dei consigli municipali a volte coincide con i 20-30mila euro mensilmente spesi per le attività  che la stessa circoscrizione dovrebbe fornire ai cittadini.
È un po’ come se, arrivati i soldi dello Stato, si decidesse di fare a metà : metà  ai residenti, metà  ai consiglieri.

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