Novembre 21st, 2010 Riccardo Fucile
SENZA ALBERTINI INVECE, MORATTI AL 37,9%, PISAPIA AL 33,5%… I PARTITI: FUTURO E LIBERTA’ SFIORA IL 5%, IL PDL PERDE IL 6%, LA LEGA IL 2% E SCENDONO AL 30% E AL 12,4%… ALBERTINI FAREBBE RADDOPPIARE I CONSENSI AL TERZO POLO E POTREBBE AMBIRE AL BALLOTTAGGIO
Secondo il sondaggio Lorien, pubblicato un paio di giorni fa, i giochi alle comunali di primavera a Milano sono tutt’altro che scontati, come riportiamo nei titoli.
Letizia Moratti è fuori di sè.
Tutto s’aspettava fuorchè di trovarsi come possibile avversario Gabriele Albertini.
L’ex sindaco, oggi eurodeputato Pdl, è seriamente intenzionato a presentarsi alle prossime amministrative milanesi, forte del sostegno dei tanti delusi della gestione Moratti e di molti partiti politici.
Dall’Udc a Futuro e Libertà , dall’Api a una buona fetta del Pdl lombardo. Persino parte del Pd è pronta a sostenere, non ufficialmente, l’ex sindaco; gli orfani di un candidato moderato che proprio non riescono a ritrovarsi in Giuliano Pisapia.
Ed è corteggiato dall’area cattolica che ha in Roberto Formigoni il faro politico e nel cardinale arcivescovo Dionigi Tettamanzi, da sempre critico dell’operato della giunta Moratti, la guida.
Albertini accomuna tutti.
Gli errori del passato, dai derivati al piano parcheggi che ha trasformato parte della città in un cantiere, sono stati già perdonati o dimenticati.
Nei milanesi sembra essere rimasta maggiormente impressa l’immagine che lo ritrae sorridente in mutande sulla passerella di Armani, piuttosto che quella del sindaco decisionista che diserta il consiglio comunale.
Insomma incarna perfettamente il “si stava meglio prima”.
Moratti lo sa bene, per questo si è rivolta direttamente a Silvio Berlusconi affinchè convinca Albertini a cambiare idea.
Ma neppure il Cavaliere può nulla.
L’eurodeputato è sempre stato uno dei pochi a non rispondere a comando alle chiamate da Arcore.
Lo scorso luglio, quando Albertini condivise pubblicamente le critiche di Gianfranco Fini sulla mancanza di dialettica nel Pdl, il presidente del Consiglio gli telefonò. “Silvio queste cose sono vere”, rispose. “Vieni ad Arcore che ne parliamo con calma”.
E lui: “Sto preparando le valigie, domani vado in vacanza; risentiamoci a settembre”, tagliò corto.
L’uomo è così, tende a smarcarsi.
E’ Casini ad aver “costruito”, insieme a Massimo Cacciari, la candidatura di Albertini. Da aprile stanno lavorando al “progetto Milano”. Poi si è aggiunto Fli.
Il diretto interessato ha inizialmente negato, pur cominciando ad attaccare Moratti. “Città malata, curiamola o muore”, disse in un’intervista a luglio, aggiungendo “sbaglia chi parla di una mia lista civica”.
Ora che Pisapia ha vinto, Albertini può puntare allo scontro diretto con Moratti al ballottaggio.
Il terzo polo dunque sembra prendere corpo a Milano.
Attorno ad Albertini, candidato più che mai trasversale.
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Novembre 20th, 2010 Riccardo Fucile
MINACCIATO DALLA CRICCA DI COSENTINO DI FARGLI MANCARE I VOTI SULLA FIDUCIA SE NON AVESSE ANNULLATO IL DECRETO CHE SOTTRAEVA LA GESTIONE RIFIUTI DI NAPOLI AI SUOI UOMINI…. LA CARFAGNA SI BATTEVA PER LA LEGALITA’ ED E’ STATA ATTACCATA PER QUELLO… E DELL’UTRI VIENE DEFINITO DAI GIUDICI “MEDIATORE E CANALE DI COLLEGAMENTO” TRA COSA NOSTRA E L’IMPRENDITORE BERLUSCONI
Inaspettatamente in un solo giorno, anzi in poche ore, emergono dal passato e dal
presente le relazioni pericolose di Silvio Berlusconi con le mafie.
La liaison allontana da lui anche la fedele e fidata Mara Carfagna.
Annuncia altri sismi per il suo governo. Apre nuove crepe nella già compromessa affidabilità del capo del governo.
Le cose, a quanto pare, vanno così.
Infuriati per la nomina a commissario per i rifiuti di Stefano Caldoro, governatore della Campania, decisa dal Consiglio dei ministri, due politici indagati per mafia Nicola Cosentino e Mario Landolfi si presentano a Palazzo Grazioli.
Affrontano Silvio Berlusconi a brutto muso minacciandolo di non votare la fiducia se non avesse annullato il decreto legge che, assegnando alla Campania 150 milioni di euro, consente al governatore anche l’adozione di “misure che prevedono poteri sostitutivi” nei confronti degli enti inadempienti. Il capo di governo che, entro il 14 dicembre, ha bisogno di voti in Parlamento come dell’aria che respira li rassicura.
Promette una rapida retromarcia.
La notizia si diffonde e il ministro Mara Carfagna – molto si è data da fare per quel decreto legge che sottrae l’emergenza all’opacità dei potentati locali – annuncia che, dopo la fiducia, lascerà il governo e il partito del presidente.
Così dunque stanno le cose.
La ricattabilità del premier è di assoluta evidenza.
La sua debolezza politica – e ormai di leadership – lo espone a ogni pressione, alle più imbarazzanti coercizioni, a umilianti inchini dinanzi a personaggi non solo discussi, ma decisamente pericolosi.
È imbarazzante l’imposizione che il capo del governo subisce da Nicola Cosentino, 51 anni, da Casal di Principe, salvato dall’arresto per mafia solo dal voto della maggioranza.
L’uomo ha il controllo pieno di quattro delle cinque Province campane (Napoli, Caserta, Salerno, Avellino).
Sono queste istituzioni che amministrano i flussi della spazzatura e governano le società di gestione che hanno sostituito i consorzi infiltrati da ogni genere di illegalità , malaffare, prepotenza criminale (il consorzio di Caserta è costato fino all’aprile scorso, 6,5 milioni di euro al mese).
Tutta la parabola politica di Cosentino si può spiegare e raccontare dentro l’emergenza rifiuti.
Quelle crisi – indotte e cicliche – hanno convogliato in quella disgraziata regione un fiume di denaro (dal 2001 al 2009 tre miliardi e 546 milioni di euro) e proprio nei consorzi – e oggi nelle società di gestione – la politica ha incontrato il potere mafioso e ha messo a punto la distribuzione di benefici, rendite, utili, organizzando un “sistema della catastrofe” che, da quella rovina, ha spremuto influenza, consenso e ricchezza.
A farla da padrone la camorra, a cominciare dalla camorra dei Casalesi. Hanno guadagnato e guadagnano sull’affitto delle aree destinate a discarica e dei terreni dove vengono stoccate le ecoballe.
Lucrano sul noleggio dei mezzi e soprattutto nei trasporti.
Nicola Cosentino rappresenta il punto di equilibrio – oscuro e ambiguissimo – di questo “sistema” che oggi appare sfidato, dentro il Popolo della Libertà , dall’asse Caldoro-Carfagna e, dentro la maggioranza, da Futuro e Libertà , in Campania diretto da Italo Bocchino.
Il decreto legge che assegna al governatore poteri commissariali può essere considerato il successo di questo schieramento.
Il passo indietro di Berlusconi ripristina ora le gerarchie di un “sistema” che ha in Cosentino il leader e nel potere intimidatorio della camorra la sua forza.
Si sapeva che l’uomo di Casale di Principe ha sempre avuto un’arma da puntare alla tempia del governo.
In qualsiasi momento poteva far saltare gli equilibri che hanno permesso a Berlusconi di rivendicare le capacità tecnocratiche di eliminare i rifiuti dalla Campania con un miracolo che ha liquidato quella disgrazia con una magia. L’illusionismo manipolatorio aveva in Cosentino il suo garante.
Un garante di cui oggi Berlusconi non può liberarsi.
Per due motivi: Cosentino gli farebbe mancare i suoi voti il 14 dicembre e, peggio, nella prossima e vicina campagna elettorale seppellirebbe l’immagine del Cavaliere sotto l’immondizia e i miasmi.
Come non può fare oggi a meno di Cosentino, il Cavaliere non ha potuto liberarsi in passato di quel Marcello Dell’Utri che, si legge nelle motivazioni della Corte d’Appello che lo ha condannato a sette anni di reclusione, fu “mediatore” e “specifico canale di collegamento” tra Cosa nostra e Silvio Berlusconi.
Dell’Utri, scrivono i giudici, è l’uomo che ha consentito ai mafiosi delle “famiglie” di Palermo di “agganciare” “una delle più promettenti realtà imprenditoriali di quel periodo che di lì a qualche anno sarebbe diventata un vero e proprio impero finanziario ed economico”.
È questa allora la scena che abbiamo sotto gli occhi.
Un capo del governo che, nella sua avventura imprenditoriale, è stato accompagnato – per lo meno fino al 1992 – dalla presenza degli uomini di Cosa Nostra e, oggi, per proteggere la maggioranza che sostiene il governo deve chinare il capo dinanzi alle pretese del politico considerato dalla magistratura il più compromesso con gli interessi dei Casalesi.
È uno stato di dipendenza, di oscurità , di minorità politica che nessun arresto di latitante, confisca di bene miliardario, statistica e classifica di successi dello Stato potrà ribaltare.
Le vittorie dello Stato contro le mafie non riescono a diventare il riscatto personale di Berlusconi – e della sua storia – da quei poteri criminali con cui egli si è intrattenuto negli anni della sua impresa economica e ancora oggi si deve tener vicino per sopravvivere nel suo crepuscolo politico.
Giuseppe D’Avanzo
(da “la Repubblica“)
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Novembre 9th, 2010 Riccardo Fucile
DAL PIEMONTE ALL’ABRUZZO ALLA SARDEGNA IL CONTAGIO FLI ARRIVA NELLE GIUNTE LOCALI… NUOVE ADESIONI DA TUTTA ITALIA, DETERMINANTI A MILANO, VERCELLI, BIELLA E CAGLIARI
Partito da Roma, il contagio di Futuro e libertà dilaga in tutta Italia, facendo traballare
molte giunte targate Pdl.
E se i reduci della convention di Perugia dicono «che in molte amministrazioni locali staccheremo la spina», il vero campo di battaglia che fa tremare il Pdl è quello delle amministrative di primavera.
«Avremo mani libere – fanno sapere i vertici futuristi – presenteremo solo candidati autonomi».
Con percentuali determinanti un po’ ovunque, da Milano a Cagliari. L’operazione Fli sul territorio è partita da pochi giorni, di fatto da Perugia, ed è stata affidata al coordinatore Adolfo Urso e al deputato Luca Bellotti.
Il viceministro Urso, in missione a Dubai, risponde al telefono e racconta che siamo appena all’inizio, ma «in costante crescita» in tutto il Paese.
Tra un paio di settimane i finiani potranno fare un primo bilancio sulla loro presenza in giro per l’Italia.
Ma i numeri provvisori sono già giudicati positivi.
Come conferma Bellotti: «La mappatura completa è prematura, ma a Perugia ci sono state più di 500 adesioni di amministratori locali».
È solo la punta dell’iceberg, raccontano, perchè in molti stanno arrivando e tanti ancora si muovono nell’ombra: «Hanno paura di boicottaggi e vendette del Pdl», dicono.
Un esempio di quello che può accadere a chi si schiera con Fini arriva da Adria, Rovigo, dove il sindaco del predellino ha espulso dalla giunta i futuristi. «Ora però non riesce a rifarla, rischia di andare a casa».
Lombardia, Puglia, Trentino e Veneto i protagonisti del rompete le righe.
Nel work in progress c’è già chi inizia a fare un primo punto della situazione. In Lombardia, racconta il coordinatore Giuseppe Valditara, sono già 150 i circoli attivi e Fli conta su una schiera di consiglieri comunali in tutte le province e qualche sindaco.
In alcuni comuni, come a Legnano, dopo soli tre giorni è già determinante. Così come sarà determinante a Milano, dove in primavera ci sono le comunali.
E se i futuristi correranno da soli il candidato sindaco del Pdl non ce la farà , tanto che ieri la Moratti ha si è detta pronta ad aprire a Fli «per il bene della città ».
Stessa situazione in Puglia, dove i circoli presto saranno 180 per oltre 2.300 iscritti, un centinaio di eletti e la certezza che nelle prossime settimane «ci saranno grosse sorprese nei capoluoghi e in regione».
In Piemonte, spiega Roberto Rosso, Futuro e libertà è decisivo a Vercelli e Biella.
A Torino i consiglieri futuristi sono tre, destinati a diventare cinque per un totale di 230 amministratori.
In Sardegna Ignazio Artizzu parla di due consiglieri regionali, ma in tutta l’isola il Fli «è in grande espansione» e al momento il pallottoliere conta un centinaio di amministratori con gruppi in via di formazione in tutte le città .
A Cagliari, dove si vota in primavera, Artizzu punta al 10% ed è certo che i futuristi «saranno determinanti per l’elezione del nuovo sindaco».
In regione sono in arrivo dal Pdl adesioni di peso e proprio la Sardegna domani potrebbe regalare al Fli l’undicesimo senatore: Piergiorgio Massidda.
«Con lui arriverebbe una delegazione a livello regionale che ci renderebbe determinanti per la sopravvivenza di Cappellacci», confidano a Roma.
Così come in Abruzzo, dove in regione i finiani sono tre ma tra poco potrebbero diventare cinque, quindi decisivi.
Stesso discorso in Sicilia, dove i sette consiglieri regionali e i due assessori tecnici sono centrali per Raffaele Lombardo.
Anche nelle Marche, spiega Mario Baldassarri, «è tutto in divenire, ma arrivano tantissime adesioni dal Pdl e dalla società civile» per un totale di un’ottantina di amministratori.
(da “La Repubblica“)
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Ottobre 28th, 2010 Riccardo Fucile
LA GRANDE FUGA NASCE IN PROVINCIA: ORMAI NON SI CONTANO PIU’ I MOVIMENTO DI TRUPPE LOCALI DA NORD A SUD… ANCHE IN PARLAMENTO I CAPIGRUPPO DEL PDL NON RIESCONO PIU’ A FRENARE IL DISSENSO E I MALUMORI PER LA CONDUZIONE DEL PARTITO: MERCOLEDI PROSSIMO TORTOLI, BONCIANI, TOTO E ROSSO PASSANO CON FUTURO E LIBERTA’
Mercoledì una conferenza stampa sancirà il passaggio di altri tre, forse quattro deputati berlusconiani al nuovo gruppo di Futuro e Libertà , giusto alla vigilia della kermesse di Perugia che nel fine settimana sancirà il lancio in grande stile del partito di Fini.
La fuga dal Pdl è un tam tam battente, in Transatlantico, e porta dritto ai toscani della fronda anti Verdini, Alessio Bonciani e Roberto Tortoli.
Ma anche all’abruzzese Daniele Toto, già dimissionario dal coordinamento a Chieti.
A Roberto Rosso, ex sottosegretario con cinque legislature alle spalle (e scarse chance di ricandidatura).
Ancora, a Giancarlo Mazzuca, emiliano, convocato di gran carriera ieri sera da Cicchitto alla sede di Via dell’Umiltà .
Stando ai finiani saranno almeno tre di loro ad annunciare mercoledì l’adesione a Fli. Se così sarà , il gruppo scavalcherà per numero di deputati anche l’Udc, oggi entrambe le sigle a quota 35.
Coordinatori e capigruppo sono stati precettati da Berlusconi affinchè venga tentato il tutto per tutto per trattenere i malpancisti alla Camera e riportare a più miti consigli i trenta senatori riottosi che martedì sera hanno presentato al gruppo un documento polemico su Pdl e tenuta del governo. “Parlate con loro, trovate voi il modo, non voglio più sentir parlare di malumori” ha intimato il presidente del Consiglio a Cicchitto, a Gasparri, a Verdini poco prima che i coordinatori si riunissero in serata per trovare un compromesso sul nodo della “democrazia interna” invocata da più parti.
Risultato: una giunta consultiva di cinque dirigenti affiancherà i coordinatori e vice locali, d’ora in poi eletti e non più nominati. Basterà per convincere gli insoddisfatti?
Ma dalla Sicilia alla Lombardia, la “fuga” riguarda soprattutto i dirigenti locali.
Da Generazione Italia stimano in circa 2.500 gli amministratori, consiglieri per lo più, che avrebbero abbandonato il Pdl: una settantina in Piemonte, decine in Lombardia, una quarantina nella Toscana di Verdini, un centinaio in Sardegna, il boom tra Sicilia e Campania.
“Il Pdl è totalmente sfasciato anche a livello nazionale, non ha senso continuare a tenerlo cosi” infierisce da La7 il sottosegretario Gianfranco Miccichè, ideatore di “Forza del Sud”.
“Molti passeranno con noi, tre anche prima di Perugia, ci stiamo lavorando io e Italo Bocchino”, svela Fabio Granata mandando su tutte le furie i berlusconiani.
Nel frattempo i finiani annunciano che è pronto anche il simbolo, con forti richiami al tricolore e al momento senza il nome di Fini, da inserire in corsa in caso di elezioni anticipate, tanto più che i sondaggi danno il presidente della Camera a 42 punti di gradimento e il partito all’8%.
Sul simbolo non viene fornito alcun dettaglio onde evitare che qualcuno possa registarne il logo.
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Ottobre 25th, 2010 Riccardo Fucile
SUL “CORRIERE DELLA SERA” ON LINE UN VIDEO E UN REPORTAGE SU L’AQUILA PER CAPIRE A CHE PUNTO SIAMO…MACERIE MAI RIMOSSE, RICOSTRUZIONE FERMA, EFFETTI DEVASTANTI SULLA PSICHE, UN DRAMMA UMANO CHE SI VUOLE NASCONDERE PER INTERESSI POLITICI
Domenico ti fulmina con lo sguardo mentre cammina sul cumulo di macerie in cui un tempo c’era Tempera, il suo paese.
Non si è ancora rassegnato, ma l’esperienza di questi ultimi diciotto mesi gli ha fatto perdere ogni fiducia nello stato italiano.
Don Giovanni Gatto, parroco di Tempera, mentre racconta come sia riuscito a salvarsi per miracolo, indica con tristezza la montagna di pietre ed erbacce che ha presso il posto della sua chiesa.
Lungo le statali che avvolgono l’Aquila, i cartelli con i nomi di paesi e borghi fantasmi sono tanti.
Basta abbandonare l’asfalto e inoltrarsi lungo strade sterrate per assistere ad uno spettacolo agghiacciante, diventato ormai normale.
Poltrone, televisori, resti di bagni e cucine, spuntano tra i detriti per raccontare come un tempo in questi luoghi c’era la vita.
Il signor Maurizi, orgoglioso proprietario del albergo ristorante “La cabina” di Castelnuovo, si è dovuto costruire a spese sue una baracca di legno sul bordo della strada.
Il nuovo e precario bar si chiama «La cabina 2» e dista pochi passi dai resti della struttura precedente. Ora Maurizi tira a campare immerso nei debiti: il sisma ha raso al suolo i sacrifici di tre generazioni d’emigranti in America e in Germania.
Benvenuti ad un Aquila di cui tanto si è parlato e poco si è visto, diventata drammatico bottino della politica.
Nel centro storico della città abruzzese, ci si aspetta di vedere o sentire l’assordante rumore di ruspe o il movimento di camion e gru.
Invece niente, un silenzio innaturale ti accompagna mentre cammini nei vicoli di quello che rimane del bellissimo centro storico.
Le new town, piccoli quartieri di case nuove, costruite a peso d’oro, stonano con il paesaggio circostante.
Chi ha avuto la fortuna di finire in questi quartieri inizia a intuire che ci dovrà rimanere, se tutto va bene, almeno 30 anni.
Le case consegnate personalmente dal premier Berlusconi, appena ci si entra, appaiono molto diverse da come le abbiamo viste in televisione.
Sono piccole e di mura sottili.
Come spiega un terremotato «dopo mesi in tenda pure una baracca ti sarebbe sembrata una regia».
L’Aquila appare molto diversa da quella mostrata fin ora.
Le macerie non sono state rimosse, la gente vive in un clima d’angoscia crescente.
Il numero dei morti, dei suicidi, dei divorzi e dell’uso di psicofarmaci è aumentato nel silenzio generale.
Il dottor Alessandro Sirolli, direttore del centro psichiatrico diurno dell’Asl 1 dell’Aquila non ha dubbi: «Ci nascondono le cifre del disastro umano» racconta.
Gli effetti distruttivi sulla psiche umana, dopo il sisma e lo stato di crisi, sono stati devastanti.
Di ricostruzione non se ne parla più nè in consiglio regionale nè tra la gente. La speranza è ridotta al lumicino mentre un secondo inverno è alle porte.
Un dramma umano che si svolge lontano anni luce dalle aule parlamentari e dalle sedi dei partiti.
La sensazione è che l’Aquila, questo pezzo d’Italia, sia stata rimossa dall’immaginario collettivo e che il cartello posto all’ingresso di una delle centinaia di baracche di legno in cui trascorrere quel poco di vita sociale che ancora rimane – dove si legge «questa è l’Italia del si salvi chi può» – non sia frutto del qualunquismo quanto piuttosto la fotografia di una realtà con cui dovremmo fare i conti per molti decenni.
(da “il Corriere della Sera“)
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Ottobre 25th, 2010 Riccardo Fucile
INTERVISTA AD AGOSTINO MILANI, CONSIGLIERE COMUNALE DI SIENA, BANDIERA STORICA DELLA DESTRA SOCIALE SENESE.. “NESSUNA NOSTALGIA, MA UN CAMMINO PER COSTRUIRE UNA NUOVA STORIA: LIBERTA’, SOCIALITA’, COMUNITA’ LE LINEE GUIDA
Allora Milani, lei se ne è andato dal PDL per confluire nel nuovo partito di Fini, Futuro e Libertà per l’Italia. Nessun rimpianto? Nessuna perplessità ?
Considero Futuro e Libertà il partito di tutti coloro che aderiscono ad un progetto politico che vada al di là di capi più o meno carismatici: per me FLI non è solamente “il partito di Fini”.
Nessun rimpianto e nessuna perplessità : andarmene dal PDL è stata una liberazione, la fuoriuscita da un incubo, all’interno del quale non intendevo più rimanere.
Non sia così eccessivo nei confronti del suo ex partito…
No, non sono eccessivo e non nutro neppure del risentimento. Ma il permanere nel PDL contrastava con la mia storia politica e soprattutto con quei valori di partecipazione che di tale storia politica sono stati nel tempo uno dei punti fermi. A proposito di eccessivo, si figuri che qualcuno dei miei amici ha paragonato l’uscita dal PDL alla fuga di Ulisse dall’isola della maga Circe.
Paragonarsi ad Ulisse è un’immagine affascinante e al tempo stesso presuntuosa. Lei si ritrova in questa immagine?
No. Innanzitutto il PDL non è l’isola di Eeana e tanto meno Berlusconi può essere paragonato alla maga Circe che comunque possedeva un suo fascino ed una dignità tragica. L’unica similitudine è che nel PDL gli uomini dopo essere stati invitati ad un banchetto, non appena assaggiate le vivande, vengono trasformati in maiali, cani, a seconda del proprio carattere e della propria natura. E’ chiaro che la trasformazione cui faccio riferimento è puramente allegorica, ma lo spogliare qualcuno -anche se consenziente- della propria dignità corrisponde per me a spogliarlo del suo essere uomo.
Vada avanti.
Non mi ritrovo nell’immagine di Ulisse. Ho amato, come tutti credo, la sua figura, ma non ne ho mai condiviso la scaltrezza elevata a valore. L’Odissea è la storia di un uomo, che attraversa il mondo per tornare alla propria piccola isola, a consumare vendetta nei confronti di coloro che gli hanno insidiato la sposa e ripristinare l’ordine che precedeva la sua partenza per Troia.
E allora cosa c’è che non va bene?
Credo che l’immagine più calzante sia fornita dall’Eneide: la storia di un popolo che abbandona la patria, distrutta ed incendiata dagli eserciti nemici, e attraversa il mare, portando sulle spalle i propri vecchi e nel cuore i propri dei, per incontrare e contaminarsi con nuovi popoli ed infine fondare Roma e costruire una nuova storia. Senza nessuna nostalgia e senza mai voltarsi indietro.
Tradotto in termini politici?
Nessuno di noi ha intenzione di ricostruire nè AN nè Forza Italia. Vorremmo costruire uno spazio dove ognuno porti il meglio della propria storia, pronto a contaminarsi con esperienze differenti. Dal passato porto addosso la volontà di costruire una comunità politica, incardinata sui valori di partecipazione e solidarietà , con una identità plurale dove le diversità costituiscono una ricchezza e le idee sono strumento di analisi e non di confronto.
Fini ha più volte ribadito la sua volontà di costruire un partito liberale europeo. Non le sembra che le sue idee, sociali e comunitarie confliggano con tale volontà ?
No! Non c’è conflitto, perchè socialità e comunità non confliggono con libertà . Non vorrei citare Gaber, ma anch’io sono convinto che “libertà è partecipazione” e la partecipazione può esistere solo in una dimensione comunitaria. L’importante è che la comunità sia aperta, inclusiva e sopra tutto disponibile al confronto ed al rispetto reciproco.
(intervista a cura di Luca Mosè Sanna)
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Ottobre 23rd, 2010 Riccardo Fucile
NON C’E’ LIMITE AL PEGGIO: A RAPPRESENTARE L’ITALIA E MILANO MANDIAMO UN CONDANNATO IN PRIMO GRADO PER LESIONI, INGIURIE E RESISTENZA A PUBBLICO UFFICIALE, ORA ANCHE INDAGATO PER TRUFFA E ABUSO D’UFFICIO AI DANNI DELLO STESSO COMUNE PER UN FINANZIAMENTO DI 580.000 EURO
Expo 2015 vola in Cina. 
C’è da presentare l’avventura milanese e presenziare al gran finale dell’esposizione universale di Shanghai.
Peccato che a guidare la delegazione del comune di Milano ci sia un condannato in primo grado e ora imputato per truffa aggravata e abuso d’ufficio ai danni dello stesso Comune.
La notizia arriva nella giornata in cui il sindaco Letizia Moratti incassa l’ok parigino con il Bie che autorizza la registrazione di Expo 2015 all’Assemblea generale del prossimo novembre.
Nell’attesa c’è da far fronte all’ennesimo pasticcio di palazzo Marino.
Pietra dello scandalo è Stefano Di Martino, ex An e vicepresidente del Consiglio comunale, partito alla volta della Cina.
Nel luglio scorso Di Martino è stato rinviato a giudizio per truffa aggravata e abuso d’ufficio.
Per il giudice avrebbe dato il via a finanziamenti pubblici per 580mila euro ad Alkeos, una onlus, nata nel 2004, con il compito di integrare la comunità cinese nel tessuto milanese.
Tanto denaro a cosa serviva?
Per iniziative, sostengono i carabinieri, che non sempre si sono realizzate. Tra le varie ed eventuali i 44mila euro stanziati per il giornaletto bilingue stampato in 4mila copie, oppure gli 80mila euro per il consultorio di ostetrica all’ospedale Buzzi, quando la struttura ospedaliera era già un punto di riferimento per la comunità cinese.
E ancora: 85mila euro per 150 questionari da distribuire.
Progetto, annotano gli inquirenti, supportato da non precisate consulenti.
Il 24 giugno scorso, lo stesso Di Martino ha incassato una condanna a nove mesi con pena sospesa per ingiuria, lesioni, resistenza a pubblico ufficiale e adunata sediziosa.
Tutti reati commessi durante la rivolta di Chinatown del 13 aprile 2007, arrivata due settimane prima dall’omicidio di due ragazzi cinesi, episodio che ha portato via Paolo Sarpi sulle prime pagine dei giornali nazionali.
Poche settimane dopo, il rinvio a giudizio.
Che Di Martino condivide con Guido Manca, ex assessore e presidente del Cda di Metroweb, azienda partecipata dalla municipalizzata A2A.
E manco a farlo apposta lo stesso Manca tra pochi giorni si unirà alla pattuglia morattiana in visita a Shanghai.
Contro Manca e Di Martino, il Comune di Milano si è costituito parte civile come si capisce leggendo la delibera di giunta dell’8 ottobre scorso.
Nel processo penale si presenterà anche la psicologa milanese Emanuela Troisi, già presidente della onlus Alkeos.
Secondo il pm Grazia Pradella, avrebbe incassato i 580mila euro in due tranche tra il 2004 e il 2005.
Una terza tranche da 200mila euro sarà invece bloccata dalla stessa Moratti pochi mesi dopo il suo insediamento nel 2006.
Fondata nel 2004, la Onlus con sede in piazza Gramsci a due passi da via Paolo Sarpi e dal cuore di Chinatown, nel tempo ha avviato corsi di lingua cinese, rapporti con l’Asl o iniziative sociali come il concorso di Miss China in Italy.
La richiesta di finanziamenti parte in quello stesso 2004 quando però l’associazione non è ancora nata.
Nonostante questo, Emanuele Troisi con il supporto di Stefano Di Martino, allora presidente della commissione Sicurezza, inizia un’istruttoria formale. Qui la palla passa a Manca. Il quale, secondo quanto scrive il pm, pur conoscendo la situazione, presenta due delibere per 580mila euro.
In tutto questo non mancano le implicazioni politiche. Di una politica, quella milanese e di maggioranza, sempre più arroccata in correnti.
Un conto che a donna Letizia potrebbe risultare salato in vista dello stesso Expo e della complicata situazione del nuovo Piano di governo del territorio.
Ma era proprio necessario mandare come capodelegazione un soggetto del genere?
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Ottobre 18th, 2010 Riccardo Fucile
INUTILIZZATE 19 CASETTE COSTRUITE PER ALLOGGIARE I TERREMOTATI… A MAGGIO IL TAGLIO DEL NASTRO, HANNO MOBILI E CONFORT PER OSPITARE 80 PERSONE, MA NESSUNO CI ABITA… E GLI SFOLLATI SONO ANCORA IN ALBERGO A CARICO DELL STATO
Diciannove moduli abitati provvisori (Map), inaugurati lo scorso 22 maggio, sono ancora vuoti, mentre cinque famiglie di Montorio ad un anno e mezzo dal terremoto sono ancora in albergo.
Ecco gli sprechi del terremoto.
Il caso Montorio è stato denunciato dal quotidiano locale “Centro” prima dell’estate, ma non è cambiato nulla.
Lo spreco di soldi pubblici continua
Dei 57 Map realizzati nel comune alle porte del Parco, costati quanto una casa in muratura e cioè oltre 1000 euro al metro quadrato, contando gli oneri di urbanizzazione, gli allacci delle utenze domestiche e l’arredo completo, ne resta un terzo inoccupato.
Eppure cinque famiglie montoriesi, per un totale di dodici persone, vivono ancora in albergo e costano allo Stato circa 50 euro pro capite al giorno. Potrebbero usufruire di quei map vuoti, ma la burocrazia li fa restare in hotel.
Sono famiglie che rientrano nei casi di tipologie di danno classificate come “B” e”C”, ovvero la loro abitazione è temporaneamente inagibile o parzialmente inagibile, per cui non possono occupare i moduli, secondo quanto spiegato dal sindaco di Montorio.
I Map vuoti sono così tornati nelle “mani” della Protezione Civile prima e poi in quelle del commissario per la ricostruzione Gianni Chiodi, e sono a disposizione di chi ne facesse richiesta.
Ma il bando per l’assegnazione, scaduto lo scorso maggio, è andato quasi deserto.
Nessun terremotato dell’Aquila si è voluto spostare nella cittadina dell’entroterra teramano, se non due famiglie residenti nel comune di Crognaleto.
«Ho sollecitato più volte gli organi competenti sulla questione», ha detto il sindaco Di Giambattista, «e ho anche proposto di spostare gli sfollati, che vivono ancora negli alberghi, nelle casette. Ma allo stato attuale delle cose, mi è stato risposto che ciò non è possibile. Attualmente i map vuoti non sono più nella disposizione del nostro Comune».
Ma il primo cittadino non si arrende: «Spero», aggiunge, «che questa situazione possa sbloccarsi al più presto come da noi prospettato».
Secondo quanto dichiarato dagli uffici comunali occorre un ulteriore decreto per poter assegnare i Map a chi ha danni minori, poichè i moduli sarebbero destinati a chi abitava in edifici catalogati totalmente inagibili (tipologie “E” ed “F”).
Così, per un intoppo burocratico, le diciannove casette con giardino e posto auto, dotate di cucina, salotto, camere da letto, bagni arredati, televisore e tendaggi restano vuote mentre lo Stato continua a pagare gli alberghi, a chi è ormai stanco di vivere in spazi angusti.
(da il Centro)
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Ottobre 14th, 2010 Riccardo Fucile
INCASTRATO A PALERMO DA UNA MICROSPIA MENTRE DIVIDE GLI AFFITTI DI ALCUNI IMMOBILI CON UN CASSIERE DEL CLAN ACQUASANTA… E’ DEPUTATO REGIONALE E VICECAPOGRUPPO DI “FORZA DEL SUD”, IL NUOVO PARTITO BERLUSCONIANO FONDATO DA MICCICHE’
Lo storico clan del rione Acquasanta avrebbe potuto contare su un insospettabile prestanome per gestire le proprie ricchezze: Franco Mineo, deputato regionale eletto nella lista del Popolo delle libertà , uno dei grandi sostenitori del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianfranco Miccichè.
Questa mattina, gli agenti del centro operativo Dia di Palermo gli hanno notificato un decreto di sequestro per tre immobili, firmato dal gip Piergiorgio Morosini su richiesta del procuratore aggiunto Antonio Ingroia e dei sostituti Pierangelo Padova e Dario Scaletta.
Mineo è indagato per trasferimento faudolento di valori, con l’aggravante di aver favorito l’organizzazione Cosa nostra.
Stamattina è scattata la perquisizione nell’abitazione del deputato e nel suo ufficio dell’Assemblea regionale a Palazzo dei Normanni.
A metterlo nei guai sono state le intercettazioni disposte dalla Direzione distrettuale antimafia: una cimice, piazzata nell’agenzia di assicurazione gestita dal deputato, avrebbe registrato più di un dialogo imbarazzante. Periodicamente, Mineo divideva gli affitti dei tre immobili con Angelo Galatolo, ufficialmente solo un usciere dell’azienda sanitaria 6 di Palermo, in realtà ritenuto dagli inquirenti il cassiere del clan dell’Acquasanta.
“Mineo e Galatolo erano in società occulta”, questa l’accusa contenuta nel decreto di sequestro preventivo.
“Solo, solo che partner che c’hai – dice il deputato regionale all’esponente mafioso, non sospettando affatto di essere intercettato – guarda, un assegno di 3450 euro…”.
Angelo, figlio del boss Gaetano Galatolo, era stato arrestato alcuni anni fa, per estorsione: le dichiarazioni dei pentiti lo chiamavano in causa come il volto pulito del clan. Ma poi fu assolto.
Nel 2002, gli furono trovati a casa due lingotti d’oro, 32 mila euro in contanti e 81 mila euro di assegni: davvero troppo per un usciere.
E così, gli furono sequestrati i beni.
Adesso, l’indagine della Dia chiama in causa Franco Mineo, che da qualche giorno è al centro del dibattito politico per la nascita di “Forza del Sud”. Mineo è vicecapogruppo all’Assemblea regionale siciliana della nuova formazione filo berlusconiana cerata da Gianfranco Miccichè.
Il nome del deputato regionale oggi indagato era già emerso nei mesi scorsi per alcuni strani contatti con un mafioso in particolare dell’Acquasanta, Gaetano Scotto, l’uomo al centro dei misteri nella strage Borsellino.
Nel 1992, Mineo e Scotto si sentivano spesso al telefono, così accertò l’allora consulente della Procura di Caltanissetta, Gioacchino Genchi.
Ma cosa avevano da dirsi?
Nel maggio scorso, Repubblica lo chiese a Mineo. La sua risposta fu netta: “All’epoca, Scotto non aveva alcuna pendenza giudiziaria e io da 28 anni sono assicuratore. Nel mio quartiere tutti si rivolgono a me per una polizza. Anche Scotto l’ha fatto. Non c’è alcun mistero”.
Forse, pure Angelo Galatolo sarà stato uno dei clienti del deputato-assicuratore Franco Mineo.
Questa volta, però, non ci sono soltanto i tabulati telefonici ad accusare il politico del Pdl. Ma le sue stesse parole.
La cimice della Dia ha registrato persino i pesanti giudizi di Mineo su un collaboratore di giustizia, Angelo Fontana, l’unico del clan Galatolo ad essersi pentito: “I Fontana con voi non hanno niente a che fare – diceva il deputato ad Angelo Galatolo – non hanno la storia tua”.
Storia di mafia antica.
All’Acquasanta, i Galatolo sono diventati ricchi e potenti imponendo il ricatto all’interno dei Cantieri navali.
L’ennesimo personaggio imbarazzante eletto nelle file del Pdl.
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