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OLIVIERO TOSCANI: “CON SALVINI E MELONI AL GOVERNO AVREMMO LE PEZZE AL CULO, SONO DUE CHE NON SANNO FARE NULLA, OLTRE A SPARLARE”

Gennaio 30th, 2021 Riccardo Fucile

“I NO VAX SONO TROGLODITI, IL VACCINO DOVREBBE ESSERE OBBLIGATORIO, CHI SI RIFIUTA DI FARLO E’ UN DELINQUENTE”

“Con Salvini e Meloni al governo avremmo le pezze al culo”. Oliviero Toscani non usa giri di parole per esprimere il suo pensiero sull’eventualità  che questa crisi di governo si risolva con la nascita di un nuovo esecutivo di centrodestra guidato dai leader di Lega e Fratelli d’Italia, Matteo Salvini e Giorgia Meloni.
Intervistato ai microfoni de La Zanzara su Radio 24, il fotografo ha commentato le principali notizie di attualità , dal caos politico, appunto, fino alla pandemia di Covid e alla campagna vaccinale.
“Se al governo ci fossero Salvini e la Meloni mamma mia, avremmo le pezze al culo…”, ha detto Toscani. E alla domanda: “Ci sarebbero più morti per Covid?”, ha risposto: “Sicuro. Sarebbe un disastro, sono due che non sanno fare niente. Sparlano e basta. Avrebbero fatto gli errori di Trump e Boris Johnson”.
E ancora: “Chi vota per la Meloni e Fratelli d’Italia come li definisci?” “Poco istruiti, un po’ ignoranti, sì, sì…”.
Il fotografo ha sparato a zero anche su chi nega l’efficacia dei vaccini: “I no vax sono trogloditi e uomini delle caverne. Il vaccino contro il Covid è la cosa più civile del mondo. Deve essere obbligatorio come quando alle elementari era obbligatorio quello contro il vaiolo. Chi non vuole farlo è un cretino e un incosciente, bisogna farlo per educazione verso se stesso e gli altri”, ha spiegato. “La gente deve fare il vaccino — ha aggiunto — come deve pagare le tasse. Se non lo fai sei un delinquente. Chi non lo vuole fare è un delinquente”.
“Viviamo in una società  — ha proseguito — e non sei libero di fare quello che vuoi. Ci sono dei paletti”. E quando il conduttore, Giuseppe Cruciani, gli ha detto di non volersi vaccinare, Toscani ha risposto ironico: “Verremo lì, ti leghiamo e ti portiamo a fare il vaccino. Io non farei entrare un non vaccinato — ha concluso — in alcun posto pubblico, nemmeno in un negozio. Non sei libero di non fare il vaccino, come quando vai per strada non sei libero di viaggiare sulla sinistra. Non vaccinarsi è un omicidio”.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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GLI ULTIMI DEMOCRISTIANI AL CENTRO DELLA SCENA

Gennaio 29th, 2021 Riccardo Fucile

RENZI, L’APOSTATA… CONTE, IL CONVERTITO… CASINI, LA RISERVA DELLA REPUBBLICA… TABACCI, IL FEDERATORE… FRANCESCHINI, LO STABILIZZATORE

Riaggiorniamo le correnti Dc. . E scopriamo che oggi gli ultimi democristiani non sono stati affatto marginali. Procediamo con lo schema a ripartizioni stagne.
Matteo Renzi, l’apostata.
Colui che ha aperto la crisi, rinnega di essere mai stato Dc. In realtà  il suo primo intervento politico fu la richiesta di licenziare Forlani da segretario dc. Lo scrisse sul giornalino liceale, poi il suo futuro sarebbe stato in Ppi e Margherita, come tutti i democristiani di sinistra. Un Dc che nega di essere democristiano, un classico.
Giuseppe Conte, il convertito.
Mai stato dc, il premier, e mai stato un politico, prima del battesimo del fuoco di governo. Ma in tutti gli interventi pubblici si inchina al cattolicesimo politico, invoca ‘la democrazia dei cristiani’ di Pietro Scoppola, cita Moro e loda De Gasperi. È sospettato di voler lanciare una propria lista che definisce ‘popolare ed europea’, e questa è la vera ragione per cui Renzi vuole disarcionarlo.
Pier Ferdinando Casini, la riserva della Repubblica.
Si muove felpato, l’ex presidente della Camera, ultima riserva della Repubblica di marca democristiana doc. Il suo nome gira per il Quirinale, per la guida di un Governo istituzionale, ma lui è il più esperto di tutti e sa che i ruotismi della politica possono spingerti al Colle ma anche fuori dal Parlamento. E dunque esorta Renzi alla prudenza, inutilmente.
Bruno Tabacci, il federatore.
A 74 anni suonati è il più vitale e dinamico dei democristiani protagonisti della crisi: ha federato un gruppo parlamentare destinato a crescere ancora, sposa l’idea della lista di Conte, ma le imprime il dna che gli piace di più, ossia quello popolare contaminato da quel tanto di ‘azionismo’ che connotà³ la sinistra lombarda della Dc. Se si farà  un governo, sarà  ministro, se non si farà  lo rivedremo certamente nel prossimo Parlamento.
Franceschini, lo stabilizzatore.
Chiamato in causa da molti come possibile successore del premier, Dario gioca la parte dello ‘stabilizzatore’, indossa il gessato più forlaniano del suo guardaroba, e scopre che gli calza a pennello. Potrebbe venir bene per il Quirinale, che Arnaldo -quello vero – mancà³ per un soffio.
Aggiungendo doverosamente Rosato e Guerini, protagonisti del toto ministri col secondo addirittura possibile premier, la schiatta democristiana del Parlamento finisce qui.
Pende su di essa la diagnosi del più intelligente dei vecchi democristiani, il compianto Carlo Bernini, ultimo doge Veneto della Balena Bianca: “gli ultimi democristiani, più che a rifare la Dc, si sono applicati a completare la loro carriera”.

(da “Huffingtonpost”)

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MA ELENA BONETTI NON ERA TORNATA A INSEGNARE ALL’UNIVERSITA’?

Gennaio 28th, 2021 Riccardo Fucile

LA RENZIANA E’ ANCORA FUORI MONTECITORIO A RILASCIARE INTERVISTE…   AVRA’ PRESO A MODELLO COLUI CHE “SE PERDO IL REFERENDUM, MI RITIRO DALLA POLITICA”

In quel di Italia Viva ci deve essere un problema nel mantenere le promesse.
Prendendo spunto dal proprio leader Matteo Renzi che disse «se perdo il referendum, mi ritiro dalla politica», anche l’ex Ministra per le Pari Opportunità  e la Famiglia sembra non voler mantenere fede ai propri impegni.
Ed è così che dopo l’annuncio «torno a insegnare all’Università », Elena Bonetti è ancora fuori da Montecitorio a rilasciare interviste sui piani del suo partito in vista delle consultazioni con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella
Ed è proprio Italia Viva, attraverso i suoi canali social, a riprendere e condividere le parole di Elena Bonetti al Tg2.
L’ex Ministra di Italia Viva non è una parlamentare e non è stata eletta alle Politiche del 4 marzo 2018. Venne scelta da Matteo Renzi e proposta (accettata da Pd, Movimento 5 Stelle e LeU) alla formazione del governo giallorosso. Insomma, quando l’ex segretario del Pd faceva ancora parte del Partito Democratico.
Eppure Matteo Renzi, nel giorno delle dimissioni, l’aveva salutata così: «Quando Elena Bonetti fa ritorno all’università  lasciando il Parlamento, compie un atto enorme, che nella storia repubblicana non veniva fatto, da una squadra, dal 1990! E andate a studiare la storia e chi erano quei Ministri che si dimisero».
Per ora, però, la politica è ancora al centro e l’Analisi Matematica non è ancora una soluzione.

(da agenzie)

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SALUTI ROMANI DURANTE IL CONSIGLIO COMUNALE A COGOLETO: DUE AUTORI DEL GESTO SONO DELLA LEGA E DI FRATELLI D’ITALIA

Gennaio 28th, 2021 Riccardo Fucile

ORMAI SIAMO ALL’AVANSPETTACOLO, IL REGIME AVREBBE CHIESTO I DANNI

Durante la seduta del Consiglio Comunale di Cogoleto alcuni consiglieri della minoranza, un leghista, uno di FdI e un indipendente, si sono ripetutamente esibiti nel saluto romano proprio durante la Giornata della Memoria.
Il fatto è avvenuto durante l’approvazione del bilancio, dove al posto di alzare la mano per votare, hanno fatto il saluto fascista.
A denunciare il fatto con un post su Facebook il sindaco Paolo Bruzzone, che scrive: “Mi preme condannare con forza tale gesto che evoca valori politici di intolleranza, odio e discriminazione razziale. Mai, fino ad oggi, i dibattiti politici si erano dimostrati così estremi”.
Forte la condanna da parte degli utenti sui social. E i consiglieri rischiano il ricorso alle autorità : il saluto romano è vietato in Italia dalla legge n. 645 del 20 giugno 1952   e può essere punito con la reclusione fino a due anni e con multe fino a 500 euro. Questo, ovviamente, se sussiste la fattispecie di reato.
E il sindaco conclude: “Gesti come quelli di ieri, che mi auguro non si ripetano più in alcun modo, sono da stigmatizzare aspramente, ancor di più se commessi da rappresentati delle istituzioni, in giornate così importanti e cariche di significato, come quella della Memoria”
(da agenzie)

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ALTRO CHE DIMISSIONI DI CONTE, L’ITALIA FREME DI FRONTE A QUELLE MINACCIATE DA AMEDEUS

Gennaio 28th, 2021 Riccardo Fucile

IL CONDUTTORE DI SANREMO VUOLE I FIGURANTI IN SALA E CHIEDE ALLA RAI COMPATTEZZA SULLA SUA RICHIESTA O MOLLA TUTTO: QUESTI SONO I VERI PROBLEMI DEL PAESE, ALTRO CHE CRISI DI GOVERNO E PANDEMIA

Il tweet del Ministro Dario Franceschini ha scatenato un putiferio in Rai al punto che Amadeus sta pensando di lasciare la conduzione del festival. Il presentatore, infatti, sta chiedendo alla Rai di essere compatti su quello che riguarda il festival altrimenti sarebbe anche disposto a mollare tutto.
Questa mattina il Ministro della Cultura Dario Franceschini ha postato un tweet in cui spiegava che Sanremo era come un teatro e per questo valevano le regole che stanno seguendo tutti, ovvero che il pubblico non poteva esserci, neanche se fosse stato di figuranti: “Il Teatro Ariston di #Sanremo è un teatro come tutti gli altri e quindi, come ha chiarito ieri il ministro @robersperanza, il pubblico, pagante, gratuito o di figuranti, potrà  tornare solo quando le norme lo consentiranno per tutti i teatri e cinema. Speriamo il prima possibile”. Amadeus ha deciso, quindi, di tentare il tutto per tutto e di giocarsi il tutto per tutto mettendo sul tavolo Rai le proprie dimissioni.
La richiesta da parte del conduttore è di unità  anche all’interno della Rai, un’unità  d’intenti che dovrebbe portare l’amministratore della Rai Fabrizio Salini a chiarire la Ministro che essendo Sanremo un programma tv, andrebbe trattato come tale.
Amadeus, inoltre, si sarebbe anche confrontato con Fiorello, per tenere una linea univoca sulla questione. Insomma, la rai dovrebbe mostrarsi compatta in difesa del suo prodotto di punta, sia per quanto riguarda gli ascolti che per quanto riguarda la questione economica.
Da giorni attorno al festival si sono scatenate polemiche per quanto riguarda la possibilità  che si svolga con il pubblico o meno e si era arrivati a pensare a dei figuranti, trattando il festival come un programma televisivo. E come tale potrebbe utilizzare, stando alla legge, un pubblico di figuranti, sempre, ovviamente, nel rispetto delle leggi vigenti. Il direttore di Rai1 Stefano Coletta aveva ribadito, come riporta Ansa: “Andrà  in onda uno show dall’Ariston e sarà  protocollato come evento televisivo”
Insomma basta un protocollo per trasformare un teatro in evento televisivo, alla faccia dei teatri che rimangono chiusi.

(da agenzie)

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FRANCESCHINI: “SANREMO SARA’ SENZA PUBBLICO, NEANCHE I FIGURANTI, L’ARISTON TEATRO COME GLI ALTRI, NORME NON LO CONSENTONO”

Gennaio 28th, 2021 Riccardo Fucile

GIUSTAMENTE LE REGOLE DEVONO VALERE PER TUTTI, BASTA PAGLIACCIATE PER ASSECONDARE INTERESSI ECONOMICI… AMADEUS STAREBBE PENSANDO DI LASCIARE? CERCHEREMO DI SOPRAVVIVERE LO STESSO

“Il Teatro Ariston di Sanremo è un teatro come tutti gli altri e quindi, come ha chiarito ieri il ministro robersperanza, il pubblico, pagante, gratuito o di figuranti, potrà  tornare solo quando le norme lo consentiranno per tutti i teatri e cinema. Speriamo il prima possibile”. Lo scrive su Twitter il ministro di Beni culturali e Turismo, Dario Franceschini.
Il ministro scrive la parola fine sulla querelle che riguarda l’organizzazione della kermesse. Da tempo si rincorrono le voci sulla possibile presenza di figuranti come pubblico durante le 5 serate del Festival per salvaguardare la sicurezza e attenersi alle regole anticovid. “Non ci sono eccezioni”, fa sapere tuttavia Franceschini. Pertanto anche Il Festival di Sanremo dovrà  adeguarsi e prevedere lo spettacolo senza pubblico, esattamente come tutti gli altri teatri, chiusi da tempo secondo Dpcm
Amadeus ha sempre difeso l’idea di un festival con il pubblico e la linea prevalsa finora era appunto quella di aprire la platea dell’Ariston a figuranti contrattualizzati.

(da agenzie)

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DE RITA (CENSIS): “ITALIANI IN REGRESSIONE PSICOLOGICA COLLETTIVA, SIAMO DIVENTATI PEGGIORI”

Gennaio 25th, 2021 Riccardo Fucile

“DAL RINTANAMENTO IN SE’ NASCE L’EGOISMO E DA LI’ LA CATTIVERIA”

Più paurosi, passivi, cattivi. Sono gli italiani nella pandemia, visti da Giuseppe De Rita, presidente del Censis, intervistato da ‘Libero’. “Già  nel rapporto Censis di dicembre veniva fuori che l’opinione sotterranea di molti italiani è ‘meglio sudditi che morti’. In nome della paura stiamo accettando vincoli e modi di comportamento che inibiscono la nostra vitalità  e la ricerca di obiettivi comuni. Assistiamo così a un rannicchiarsi degli italiani entro se stessi, nel proprio egoismo, da cui derivano processi, se non di degrado, almeno di regressione psicologica collettiva”.
“Ciò riguarda soprattutto la condizione di vivere quasi da popolo internato -aggiunge De Rita-. Quando parliamo di internamento, pensiamo a un carcere, un manicomio, un convento di clausura. In tutti questi casi il meccanismo interno è l’infantilizzazione. Cioè si trattano le persone come bambini, dicendo loro: questa cosa non la puoi fare, questa cosa non la puoi mettere, ti devi lavare bene.
Ovviamente non viviamo in senso stretto in internamento, però molte assonanze ci sono: l’obbligo di rispettare regole di minimale comportamento igienico, l’uso della mascherina come divisa da internato, e l’idea che non si possa uscire neanche per andare al bar sono diventati fatti normali. E questo è molto pericoloso. Dal letargo, cioè dallo stato di indolenza, sarà  più facile uscire, dall’internamento no”.
“La storia sociale di questo Paese non è mai stata pacifica. Non siamo gente tranquilla, ma persone che si sono odiate a morte, hanno fatto guerre civili. Questa tendenza si è acuita con la pandemia: ora ci sentiamo protetti solo quando siamo con noi stessi, e se c’è qualcuno intorno per noi è un pericolo. Dal rintanamento in sè nasce l’egoismo e da lì scatta la cattiveria”, conclude De Rita, secondo cui però alla fine “credo che prevarrà  la propensione alla accettazione e non alla rivolta. La bontà  del potere ci garantirà  sempre la cassa integrazione, un ecobonus, un incentivo per fare smart working. E così, anzichè contestare, accetteremo passivamente il declino”.

(da “Huffingtonpost”)

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IL PARADOSSO: ALLA RICERCA DI “RESPONSABILI” NEL PAESE DELL’IRRESPONSABILITA’

Gennaio 23rd, 2021 Riccardo Fucile

LA SOGLIA MASSIMA DI IRRESPONSABILITA’ IN ITALIA L’ABBIAMO ABBONDANTEMENTE SUPERATA

Una delle parole più usate, e ovviamente abusate, in questi giorni, è “responsabilità ”. Tutti, o quasi, giudicano “irresponsabile” la mossa di Renzi, che invece si è definito addirittura un “patriota”. E “responsabili” sono detti coloro che dovrebbero far convergere sulla maggioranza i loro voti e non far cadere il governo.
L’impressione è che si parli tanto di responsabilità  perchè mai come in questo periodo ci sono tanti “irresponsabili” in giro.
Cosa è successo agli italiani? È definitivamente crollato il tessuto morale della nazione? Dovremmo “rieducarli”? Queste domande penso che un po’ tutti noi “riflessivi” ce le stiamo ponendo. Forse però c’è un errore nel fondo dei nostri ragionamenti, che è quello di legare, con qualche buona ragione ammetto, la responsabilità  in senso stretto all’individuo.
D’altronde, l’etimologia della parola sta a indicare un “prendersi carico”, o “cura”, da parte di ognuno dell’altro e del “bene comune”. Quindi è un movimento individuale. Tanto che poi, in ambito giuridico, si parla di “imputabilità ”, che è appunto l’assegnare o togliere la responsabilità  di un reato a un determinato individuo.
E, più in generale, si dice che si è responsabili se si riesce a “dar conto” delle proprie azioni (in inglese si usa il termine accountability), cioè giustificarle con argomenti (che sensatamente non dovrebbero essere meramente utilitaristici, come quelli di molti dei “responsabili” di questi giorni, nè astrusi)
Eppure, se tutto questo è vero, c’è un altro lato della questione che va considerato. Chi decostruisce esplicitamente il concetto di responsabilità , slegandolo sia da quello di individuo sia da quello di libertà  a cui solitamente è legato, è stranamente proprio un filosofo di ispirazione liberale, e cioè Benedetto Croce.
Lo fa in uno dei suoi Frammenti di etica, quello appunto dedicato alla Responsabilità  (il numero XXVIII), fra l’altro pubblicato proprio nel periodo in cui egli teorizzò il liberalismo. Ecco le parole di Croce: “non si è responsabili, ma si è fatti responsabili, e chi ci fa responsabili è la società ”.
Ovviamente questo non è affatto un “aprire le righe”, come il filosofo napoletano spiega compiutamente oltre. Nè, potremmo aggiungere noi, un deresponsabilizzante “è colpa della società ”, come argomentavano di fronte a certe cattivi comportamenti i sessantottini (Margareth Thatcher, da parte sua, arrivò a dire che la “società  non esiste”).
Significa, più banalmente, tener conto del tessuto di relazioni entro cui ci muoviamo e che, se è “malato”, rende difficili anche le buone azioni. Facendo degli “eroi” persone che in altri contesti agirebbero per abitudine in un modo “corretto”, o che comunque sarebbero sanzionati moralmente e da tutti “esclusi” se non lo facessero.
Quanti italiani indisciplinati sono diventati più disciplinati degli indigeni quando sin son trasferiti all’estero, nei cosiddetti “paesi civili” (come si diceva e forse erano un tempo gli altri europei)?
E, viceversa, quanti stranieri, giunti sul suolo patrio, si sentono autorizzati a commettere ogni sorta di nefandezza, ad esempio vandalizzare le nostre opere d’arte, atti che mai compirebbero a casa loro?
È il “contesto ambientale”, che a volte fa la differenza. E quello che in certi Paesi e momenti sembra un atto disdicevole, in altri passa nell’indifferenza o nella rassegnazione del “così fan tutti”.
La soglia massima di irresponsabilità , a me sembra, in Italia l’abbiamo già  abbondantemente superata.
Tanto che le parole non hanno più significato, e noi ormai, senza timor del ridicolo, chiamiamo responsabile anche chi palesemente sta seguendo solo il proprio personale tornaconto. Non sarebbe ora di lavorare un po’ sul contesto, e anche sulle parole?

(da “Huffingtonpost”)

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AMADEUS: “SANREMO A MARZO OPPURE NEL 2022, SE POSTICIPI A MAGGIO DIVENTA IL FESTIVALBAR”

Gennaio 23rd, 2021 Riccardo Fucile

“IL FESTIVAL BLINDATO NON SERVE A NULLA”… OTTIMA IDEA, SI FACCIA TRA UN ANNO, GLI ITALIANI HANNO ALTRO A CUI PENSARE

Non vuole spostare Sanremo in avanti, ad aprile o maggio. Piuttosto meglio non farlo: è questa l’opinione di Amadeus che in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera dice la sua sul festival più complicato di sempre. “O tutti uniti per marzo o nel 2022”, afferma il conduttore aggiungendo che “sarà  un Sanremo in sicurezza, con figuranti e distanziamenti. Sul palco ci sarà  anche Matilda De Angelis”.
L’idea è quella di avere un pubblico di figuranti.
“Pensiamo a figure contrattualizzate che sono parte integrante dello spettacolo nel rispetto del Dpcm. Con le giuste distanze possiamo arrivare a 380 persone in platea, mentre la galleria sarà  ovviamente chiusa. Dobbiamo offrire al pubblico a casa e agli artisti che sono sul palco la possibilità  di avere uno spettacolo vero”.
Amadeus dice di essere sempre stato chiaro: “O Sanremo si fa in sicurezza – perchè la salute viene al primo posto – oppure non si fa”. Ma posticiparlo è fuori discussione.
“Se lo posticipi a maggio non è Sanremo, ma il Festivalbar. E poi chi ci dice che a maggio avremo lasciato le mascherine e potremo abbracciarci tranquillamente? Se così fosse firmerei subito, ma a maggio probabilmente saremo più o meno nella stessa situazione. Quindi spostarlo per trovarsi con gli stessi problemi non avrebbe senso. Chiarisco una cosa: non vorrei che sembrasse che mi sono intestardito a fare Sanremo a tutti i costi. Lo deve volere la Rai, la discografia e la città  di Sanremo. Lo dobbiamo volere tutti: o siamo compatti e lavoriamo per farlo al meglio oppure ci rivediamo nel 2022”.
“Tante persone che mi chiedono di fare un grande Festival perchè la musica è in fin di vita. Il Festival blindato non serve a niente, non è uno spettacolo televisivo, passerebbe alla storia per il Sanremo del Covid, per il Sanremo della desolazione. Intorno al Festival da 70anni a oggi è sempre stato costruito uno spettacolo. Se in una partita di calcio mi togli il pubblico, mi levi le porte, riduci a 8 i giocatori e il pallone sì ma sgonfio, forse è meglio rimandare la partita”.

(da agenzie)

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